LA BECERA ARTE DELLA PROVOCAZIONE
LA BECERA ARTE DELLA PROVOCAZIONE MONDOCANE
Non si dovrebbe tralasciare di ricordare - e lo farò, con altri, all'infinito - cosa si trova nel nido dell'imperialismo, da quale uovo è sgusciato l'avvoltoio. Per fare all'America Latina e, prima, all'Iraq, all'Afghanistan, e via via a tutto il mondo, quello che gli Usa e i loro famigli europei hanno fatto e vanno facendo, occorreva solo una grande, una formidabile idea. Quasi quasi pari all'invenzione di dio. Un'idea trasudante tanto sangue e tanta morte da far ammutolire, paralizzare, robotizzarsi, l'intera società umana (ma ci sono solo riusciti con noi, i cittadini della "Comunità internazionale", il 7% dell'umanità, quella con le tv): gli attentati alle Torri Gemelle e al Pentagono, Osama Bin Laden, gli islamici tutti terroristi, Londra, Madrid, Casablanca, Amman, Bali, fino ai farlocchi sugli aerei cui avevano riempito le scarpe o le mutande di polvere da mortaretti. E fino, giù giù, a Maurizio Belpietro, salvato da un'eroica scorta dal tentato assassinio di uno proveniente dalle file -scommettiamo? - degli islamici, o degli anarcoinsurrezionalisti dai legami con la Fiom. Quando le patacche sono vernacolari Già, Belpietro, sorridente e soddisfatto nella bambagia di un coro universale (attenzione: unanimità vuol dire "destra") di inorridita e indignata solidarietà. Belpietro tranquillo e sereno in casa sua, a meditare per la prossima edizione di "Libero" sulle palle di veleno da sparare nei coglioni al primo antiberlusconiano tra i piedi. E fuori, nella tromba delle scale, la mortale minaccia che incombe sull'ignara preda: il giornalista onesto, trasparente e libero, impegnato a battere (è il termine) il marciapiedi delle virtù civili e professionali. Ma la scorta, oh quanto opportuna!, veglia sulla vittima predestinata. Impedisce il sacrilegio e il sacrificio. Uno di loro, tutto solo sulle scale, "sente un clic e spara a"...boh. Spara tre volte, ma da iperaddestrato cecchino delle forze speciali, manca tre volte il bersaglio. Che svanisce nella notte. Forse ancora stupefatto che uno sconosciuto gli abbia sparato sulle scale, mentre andava a trovare un amico. Sempre che questo spettro abbia corpo. Il caposcorta lo ha visto solo lui, gli è bastato un "clic" per sparare addosso a una persona che da esperto tiratore non ha beccato, che gli è sfuggita sotto al naso, che non ha potuto uscire dal portone perchè vigilato, che avrebbe dovuto saltare dal 4° piano e poi superare un alto muro fiancheggiato da una siepe che risulta...neanche sfiorata. Miracoli di un gorilla venuto alla notorietà per un presunto attentato al giudice D'Ambrosio, mai esistito e, quindi, promosso e investito della protezione del combattente per la libertà Belpietro. Un film che avrebbe fatto sganasciare dalle risate il tristissimo Buster Keaton. Ma l'arte della provocazione pataccara funzona. Non tanto per il pataccaro, quanto per l'imperturbabile dabbenaggine di chi gli crede, o comunque gli va appresso. Insomma, nel tripudio dei solidaristi, non riesce a farsi largo neanche il più misurato dei dubbi. Proprio come quando occludono lo sguardo se si tratta di sprofondarlo nelle voragini della storiella dell'11/9 e seguenti. Oppure su una storiaccina che fa acqua da tutte le parti, compresa la logica del cui prodest, da non trascurare dove i cattivi e i carnefici hanno imparato a farsi passare per buoni e per vittime, specialmente quando hanno commesso qualche nefandezza, o si trovano in penuria di consenso. Il capostipite moderno è Israele. Ma anche Berlusconi, con quella statuetta del duomo, da buon apprendista stregone, ha imparato. E anche Maurizio Belpietro. Tramutato da pitbull, addestrato a terminare nemici, in pecorella sacrificale. I creduloni - e gli opportunisti - lastricano la strada alle puttanate. SODOMIZZATI E CONTENTI. Tranquilli. Aspettiamoci di peggio. I minchioni dell'anti-complottismo gli lastricano la strada. Troveranno una cacca del topo di casa Belpietro a casa vostra, o a casa mia.
Non si dovrebbe tralasciare di ricordare - e lo farò, con altri, all'infinito - cosa si trova nel nido dell'imperialismo, da quale uovo è sgusciato l'avvoltoio. Per fare all'America Latina e, prima, all'Iraq, all'Afghanistan, e via via a tutto il mondo, quello che gli Usa e i loro famigli europei hanno fatto e vanno facendo, occorreva solo una grande, una formidabile idea. Quasi quasi pari all'invenzione di dio. Un'idea trasudante tanto sangue e tanta morte da far ammutolire, paralizzare, robotizzarsi, l'intera società umana (ma ci sono solo riusciti con noi, i cittadini della "Comunità internazionale", il 7% dell'umanità, quella con le tv): gli attentati alle Torri Gemelle e al Pentagono, Osama Bin Laden, gli islamici tutti terroristi, Londra, Madrid, Casablanca, Amman, Bali, fino ai farlocchi sugli aerei cui avevano riempito le scarpe o le mutande di polvere da mortaretti. E fino, giù giù, a Maurizio Belpietro, salvato da un'eroica scorta dal tentato assassinio di uno proveniente dalle file -scommettiamo? - degli islamici, o degli anarcoinsurrezionalisti dai legami con la Fiom. Quando le patacche sono vernacolari Già, Belpietro, sorridente e soddisfatto nella bambagia di un coro universale (attenzione: unanimità vuol dire "destra") di inorridita e indignata solidarietà. Belpietro tranquillo e sereno in casa sua, a meditare per la prossima edizione di "Libero" sulle palle di veleno da sparare nei coglioni al primo antiberlusconiano tra i piedi. E fuori, nella tromba delle scale, la mortale minaccia che incombe sull'ignara preda: il giornalista onesto, trasparente e libero, impegnato a battere (è il termine) il marciapiedi delle virtù civili e professionali. Ma la scorta, oh quanto opportuna!, veglia sulla vittima predestinata. Impedisce il sacrilegio e il sacrificio. Uno di loro, tutto solo sulle scale, "sente un clic e spara a"...boh. Spara tre volte, ma da iperaddestrato cecchino delle forze speciali, manca tre volte il bersaglio. Che svanisce nella notte. Forse ancora stupefatto che uno sconosciuto gli abbia sparato sulle scale, mentre andava a trovare un amico. Sempre che questo spettro abbia corpo. Il caposcorta lo ha visto solo lui, gli è bastato un "clic" per sparare addosso a una persona che da esperto tiratore non ha beccato, che gli è sfuggita sotto al naso, che non ha potuto uscire dal portone perchè vigilato, che avrebbe dovuto saltare dal 4° piano e poi superare un alto muro fiancheggiato da una siepe che risulta...neanche sfiorata. Miracoli di un gorilla venuto alla notorietà per un presunto attentato al giudice D'Ambrosio, mai esistito e, quindi, promosso e investito della protezione del combattente per la libertà Belpietro. Un film che avrebbe fatto sganasciare dalle risate il tristissimo Buster Keaton. Ma l'arte della provocazione pataccara funzona. Non tanto per il pataccaro, quanto per l'imperturbabile dabbenaggine di chi gli crede, o comunque gli va appresso. Insomma, nel tripudio dei solidaristi, non riesce a farsi largo neanche il più misurato dei dubbi. Proprio come quando occludono lo sguardo se si tratta di sprofondarlo nelle voragini della storiella dell'11/9 e seguenti. Oppure su una storiaccina che fa acqua da tutte le parti, compresa la logica del cui prodest, da non trascurare dove i cattivi e i carnefici hanno imparato a farsi passare per buoni e per vittime, specialmente quando hanno commesso qualche nefandezza, o si trovano in penuria di consenso. Il capostipite moderno è Israele. Ma anche Berlusconi, con quella statuetta del duomo, da buon apprendista stregone, ha imparato. E anche Maurizio Belpietro. Tramutato da pitbull, addestrato a terminare nemici, in pecorella sacrificale. I creduloni - e gli opportunisti - lastricano la strada alle puttanate. SODOMIZZATI E CONTENTI. Tranquilli. Aspettiamoci di peggio. I minchioni dell'anti-complottismo gli lastricano la strada. Troveranno una cacca del topo di casa Belpietro a casa vostra, o a casa mia.