Considerazioni sui redditi (=costi) medi dei notai italiani
Anche quest'anno i giornali hanno pubblicato i redditi medi delle libere professioni e, come al solito, i notai sono risultati di gran lunga i più “ricchi” con un reddito medio pari a 327.000 € (dati pubblicati sul Sole 24 Ore del 28 giugno).
Un reddito questo livello significa che nell'anno della peggiore crisi economica del dopoguerra un notaio "medio" ha guadagnato in un mese quello che un neolaureato in ingegneria, un ricercatore universitario od un professore di liceo hanno guadagnato nell'intero anno.
Cambiando termine di riferimento, un reddito di tale livello significa che nel 2009 un notaio "medio" ha guadagnato il triplo di quello che hanno guadagnato "mediamente" un dirigente d'azienda (ammesso che abbia conservato il posto di lavoro), un magistrato, un alto ufficiale delle forze armate, un chirurgo od un pilota d'aereo, tutti professionisti che francamente risulta difficile considerare di rango "inferiore" ai notai in termini di preparazione, competenze e responsabilità, e che però il sistema economico remunera, evidentemente, in misura clamorosamente inferiore.
Il fatto che francamente non riesco a comprendere è come possa essere così elevato il reddito “medio”: se è comprensibile che chi raggiunge livelli di eccellenza nella propria professione acceda a redditi elevati, è decisamente più difficile capire come possa accadere che tutti i membri di una intera categoria professionale risultino indistintamente baciati dalla fortuna (economicamente parlando, s'intende) e risultino così clamorosamente strapagati rispetto a chi esercita professioni equivalenti in termini di difficoltà, preparazione richiesta e responsabilità.
Che cosa ci sia di così "prezioso" nella attività svolta da un "medio" notaio di provincia da giustificare livelli di reddito così elevati continua a rimanere un mistero, a meno che non si ammetta che il notariato “sfrutta” un po’ troppo il fatto di essere contemporaneamente pubblico ufficiale e libero professionista, nonchè il “vantaggio” di esercitare la propria attività in un regime di numero chiuso strettamente controllato
Ma davvero il lavoro dei notai vale così tanto? Davvero un qualunque notaio di provincia “vale” quanto tre magistrati o quanto dieci ricercatori dell’Istituto dei Tumori messi assieme?
O piuttosto la spiegazione di certi livelli di reddito sta altrove, magari in una gestione “accorta” e “non disinteressata” (per usare un eufemismo) dell'accesso alla professione che ha portato ad avere in Italia più di 1600 sedi notarili scoperte ed un numero di notai che è la metà di quelli operanti in Francia ed in Germania?
Ferma restando la consapevolezza dell’importanza del ruolo che il notariato svolge nel nostro ordinamento (e che non voglio mettere in discussione), non è che questa gestione del numero chiuso comporta delle “rendite di posizione” i cui costi vengono scaricati sui clienti e quindi sulla collettività, dato che la prestazione notarile è obbligatoria per legge e che ogni forma di concorrenza sui costi è eliminata alla radice?
Fino a che punto è eticamente e socialmente accettabile lo sfruttamento economico esasperato della funzione di pubblico ufficiale che sta presumibilmente alla base di certi redditi?
Per il sistema Italia e per la funzione notarile stessa non sarebbe meglio avere più notai e meno “attifici”?
Un reddito questo livello significa che nell'anno della peggiore crisi economica del dopoguerra un notaio "medio" ha guadagnato in un mese quello che un neolaureato in ingegneria, un ricercatore universitario od un professore di liceo hanno guadagnato nell'intero anno.
Cambiando termine di riferimento, un reddito di tale livello significa che nel 2009 un notaio "medio" ha guadagnato il triplo di quello che hanno guadagnato "mediamente" un dirigente d'azienda (ammesso che abbia conservato il posto di lavoro), un magistrato, un alto ufficiale delle forze armate, un chirurgo od un pilota d'aereo, tutti professionisti che francamente risulta difficile considerare di rango "inferiore" ai notai in termini di preparazione, competenze e responsabilità, e che però il sistema economico remunera, evidentemente, in misura clamorosamente inferiore.
Il fatto che francamente non riesco a comprendere è come possa essere così elevato il reddito “medio”: se è comprensibile che chi raggiunge livelli di eccellenza nella propria professione acceda a redditi elevati, è decisamente più difficile capire come possa accadere che tutti i membri di una intera categoria professionale risultino indistintamente baciati dalla fortuna (economicamente parlando, s'intende) e risultino così clamorosamente strapagati rispetto a chi esercita professioni equivalenti in termini di difficoltà, preparazione richiesta e responsabilità.
Che cosa ci sia di così "prezioso" nella attività svolta da un "medio" notaio di provincia da giustificare livelli di reddito così elevati continua a rimanere un mistero, a meno che non si ammetta che il notariato “sfrutta” un po’ troppo il fatto di essere contemporaneamente pubblico ufficiale e libero professionista, nonchè il “vantaggio” di esercitare la propria attività in un regime di numero chiuso strettamente controllato
Ma davvero il lavoro dei notai vale così tanto? Davvero un qualunque notaio di provincia “vale” quanto tre magistrati o quanto dieci ricercatori dell’Istituto dei Tumori messi assieme?
O piuttosto la spiegazione di certi livelli di reddito sta altrove, magari in una gestione “accorta” e “non disinteressata” (per usare un eufemismo) dell'accesso alla professione che ha portato ad avere in Italia più di 1600 sedi notarili scoperte ed un numero di notai che è la metà di quelli operanti in Francia ed in Germania?
Ferma restando la consapevolezza dell’importanza del ruolo che il notariato svolge nel nostro ordinamento (e che non voglio mettere in discussione), non è che questa gestione del numero chiuso comporta delle “rendite di posizione” i cui costi vengono scaricati sui clienti e quindi sulla collettività, dato che la prestazione notarile è obbligatoria per legge e che ogni forma di concorrenza sui costi è eliminata alla radice?
Fino a che punto è eticamente e socialmente accettabile lo sfruttamento economico esasperato della funzione di pubblico ufficiale che sta presumibilmente alla base di certi redditi?
Per il sistema Italia e per la funzione notarile stessa non sarebbe meglio avere più notai e meno “attifici”?