TUTTI I VIVENTI HANNO DIRITTO ALLA VITA E AL RIFIUTO DEL DOLORE
01.11.2011….http://fulviogrimaldi.blogspot.com/..
RIASSUNTO….
TUTTI I VIVENTI HANNO DIRITTO ALLA VITA E AL RIFIUTO DEL DOLORE. Nessun picchiatore sa combattere un avversario qualsivoglia, la sua dimensione è quella del fucilatore nazisionista di fronte al bambino con il sasso. G.8 Carlo Giuliani. uniformati e con le stellette del servizio al popolo che infierivano su inermi, stesi, contorti e nudi di tutto. Con ferri gommati, calci, pugni, caschi, calci di fucile, a esaurimento, per minuti. Diaz e Bolzaneto. Visto lì e visto, o saputo, cento altre volte, ché di terremotati o pensionati, di balordi o irregolari, di migranti o detenuti, alla mercé di uniformati, formati alla tortura. Sempre inermi, balocchi di sadici, immuni e impuniti per legge del signore. E così che vogliono affrontarti, così che sanno prevalere. Alla pari, da mercenari la cui lealtà e il cui impegno durano quanto i 30 denari percepiti, fuggono come topi. La cupola dei licantropi così li vuole e così li forma (Full Metal Jacket) a sua guardia pretoriana. Sfruttare, esaltare il necrofilo orgasmo da violenza sui deboli, storia lunga millenni e soprattutto storia nostra, cristiana. Nessun picchiatore sa combattere un avversario qualsivoglia, la sua dimensione è quella del fucilatore nazisionista di fronte al bambino con il sasso. E’ PER QUESTO, PER RENDERTI PREDA FACILE, CHE TI DISARMANO A FORZA DI LITURGIE DELLA “NON-VIOLENZA” (TUA, NON LORO). Fenomenologia planetaria, da Israele a Piazza San Giovanni in Roma all'ora dell'autodifesa per sopravvivere, da Santiago o Atene a Valdisusa, da Wall Street a Londra o Parigi. Da Bengasi a Tripoli. MUAMMAR GHEDDAFI, arabo, africano, libico. Quanto basta per renderlo inviso a loro, PREZIOSO A NOI E COMPAGNO DELLE VITTIME CHE CI INFLIGGONO DA PORTELLA DELLE GINESTRE E DA PIAZZA FONTANA. LE VITTIME DEGLI DEI SONO TUTTE SORELLE. I carnefici e i loro mandanti sono tutti gli stessi. Nostra progenie. Nostro peccato originale. Li avete visti, i torturatori, all’opera sul corpo inerme di UN COMBATTENTE FINO ALLA FINE PER IL GIUSTO, PER IL BENE. E’ il suo eroismo, la sua capacità di amore, la sua forza, che hanno fatto ribollire subconsci e alimentato la furia cannibalesca degli impotenti. E’ perché mi specchio orrido nella tua bellezza che ti penetro con un tubo di ferro, ti scotenno, ti strascino e sbatto e colpisco, ti lacero le carni, ti annichilisco nel mio urlo a Dio, Allah u Akbar, ti perforo con il piombo. Ai suoi seviziatori, MUTASSIM, il figlio, ha tirato sberleffi e ai loro uncini ha risposto nel momento della morte, “Le mie ferite sono le mie medaglie”. Talis pater… OGGI UN ALTRO FIGLIO, SEIF AL ISLAM, GUIDA LA RESISTENZA. SU TUTTO QUESTO IL CNT DEI FELLONI HA CERCATO DI STENDERE IL VELO, LISO E INTRISO DI VELENO, DELLA MENZOGNA E DELL’UMILIAZIONE. "Gheddafi ferito da pallottola vagante e tosto trasportato in ospedale, morto all’arrivo"; "Gheddafi rintanato in un tubo", reminiscente del buco nel quale i bollettini del Pentagono hanno infilato il SADDAM virtuale, MENTRE QUELLO VERO SPARAVA CONTRO IL NEMICO LE ULTIME MUNIZIONI.
DI INVENTIVA NE HANNO POCA. DI IMPUNITÀ MEDIATICA, TANTISSIMA.
GIOVANNI MARTINELLI, vescovo di Tripoli e vicario del papa protagonista positivo con le sue temerarie denunce dei massacri Nato e la difesa di Gheddafi e delle sue opere è ora rientrato a Tripoli aspirando a pieni polmoni “la nuova aria di libertà nelle strade” Sempre preti sono. CI HANNO abituato a pensare in schemi binari: si, no. E’ roba U$A, sono i film western che ci hanno incastrato in un dualismo ontologico: di là il cattivo, di qua il buono, l’indiano e Custer, lo sceriffo e il il dolce sciroppo della semplificazione: il buono e il cattivo. Ci RISPARMIA DI DOVER SCARTABELLARE TRA INFORMAZIONI SU COSE LONTANE E COMPLESSE, LA CULTURA, LA STORIA, L’IMMAGINARIO, I BISOGNI, LE STRUTTURE SOCIALI, SUL PERCHÉ COSÌ E NON COME DA NOI. Dobbiamo rispondere lottando contro queste strumentali, banali e fuorvianti personalizzazioni. Quelli infatti parlano di Gheddafi e solo di Gheddafi, cane pazzo, dittatore, tiranno sanguinario, venduto all’Occidente, venduto all’Oriente. Il popolo libico è solo un affresco sul fondale della farsa. PUNTARE SUL PERSONAGGIO SERVE A NON FAR CONOSCERE UN POPOLO CHE SANGUINA, CUI SPEZZETTANO I BAMBINI, SU CUI LANCIANO TORME DI SUBUMANI, CHE AFFOGANO NELL’URANIO E BRUCIANO NEL FOSFORO, CUI POLVERIZZANO CASE, SCUOLE, OSPEDALI. E, soprattutto, un popolo che con Gheddafi stava bene. Li avete mai visti, questi libici? Si sono ammonticchiati per otto mesi e il cumulo cresce e crescerà. Chissà a quali portentose missioni giornalistiche si dedicavano a Tripoli, o Bengasi, o Misurata, i miei colleghi, per non aver mai avuto modo di vedere quel sangue, quei frantumi, quegli orrori dei mercenari (dei media e dei sinistri parleremo in un prossimo post). Forse ora, però, l’individualismo isterico che genera questa sineddoche, la parte per il tutto, trova la sua nemesi nel tutto che si riconosce nella parte. “GHEDDAFI VIVE”, non è una figura retorica. Uno che ha dedicato tutta la sua vita al popolo, ai popoli, ne ha condiviso fino all’ultimo momento la lotta e da forze necrofaghe, troppo cavernicole per essere definite demoniache, è stato straziato, diventa sangue e coscienza della sua gente. Nei tempi della storia, incommensurabilmente piccoli a metro di universo, ma decisivi per il pur breve cammino dell’uomo, della vita, Muammar Gheddafi è immortale. Gheddafi è la Libia. E l’uomo nuovo. Gheddafi è tutti noi in marcia. La comunità degli uomini ha perso un uomo, sottrattogli da ominicchi, ruffiani e quaquaraquà. Ma ha guadagnato una guida nella tempesta.
RIASSUNTO….
TUTTI I VIVENTI HANNO DIRITTO ALLA VITA E AL RIFIUTO DEL DOLORE. Nessun picchiatore sa combattere un avversario qualsivoglia, la sua dimensione è quella del fucilatore nazisionista di fronte al bambino con il sasso. G.8 Carlo Giuliani. uniformati e con le stellette del servizio al popolo che infierivano su inermi, stesi, contorti e nudi di tutto. Con ferri gommati, calci, pugni, caschi, calci di fucile, a esaurimento, per minuti. Diaz e Bolzaneto. Visto lì e visto, o saputo, cento altre volte, ché di terremotati o pensionati, di balordi o irregolari, di migranti o detenuti, alla mercé di uniformati, formati alla tortura. Sempre inermi, balocchi di sadici, immuni e impuniti per legge del signore. E così che vogliono affrontarti, così che sanno prevalere. Alla pari, da mercenari la cui lealtà e il cui impegno durano quanto i 30 denari percepiti, fuggono come topi. La cupola dei licantropi così li vuole e così li forma (Full Metal Jacket) a sua guardia pretoriana. Sfruttare, esaltare il necrofilo orgasmo da violenza sui deboli, storia lunga millenni e soprattutto storia nostra, cristiana. Nessun picchiatore sa combattere un avversario qualsivoglia, la sua dimensione è quella del fucilatore nazisionista di fronte al bambino con il sasso. E’ PER QUESTO, PER RENDERTI PREDA FACILE, CHE TI DISARMANO A FORZA DI LITURGIE DELLA “NON-VIOLENZA” (TUA, NON LORO). Fenomenologia planetaria, da Israele a Piazza San Giovanni in Roma all'ora dell'autodifesa per sopravvivere, da Santiago o Atene a Valdisusa, da Wall Street a Londra o Parigi. Da Bengasi a Tripoli. MUAMMAR GHEDDAFI, arabo, africano, libico. Quanto basta per renderlo inviso a loro, PREZIOSO A NOI E COMPAGNO DELLE VITTIME CHE CI INFLIGGONO DA PORTELLA DELLE GINESTRE E DA PIAZZA FONTANA. LE VITTIME DEGLI DEI SONO TUTTE SORELLE. I carnefici e i loro mandanti sono tutti gli stessi. Nostra progenie. Nostro peccato originale. Li avete visti, i torturatori, all’opera sul corpo inerme di UN COMBATTENTE FINO ALLA FINE PER IL GIUSTO, PER IL BENE. E’ il suo eroismo, la sua capacità di amore, la sua forza, che hanno fatto ribollire subconsci e alimentato la furia cannibalesca degli impotenti. E’ perché mi specchio orrido nella tua bellezza che ti penetro con un tubo di ferro, ti scotenno, ti strascino e sbatto e colpisco, ti lacero le carni, ti annichilisco nel mio urlo a Dio, Allah u Akbar, ti perforo con il piombo. Ai suoi seviziatori, MUTASSIM, il figlio, ha tirato sberleffi e ai loro uncini ha risposto nel momento della morte, “Le mie ferite sono le mie medaglie”. Talis pater… OGGI UN ALTRO FIGLIO, SEIF AL ISLAM, GUIDA LA RESISTENZA. SU TUTTO QUESTO IL CNT DEI FELLONI HA CERCATO DI STENDERE IL VELO, LISO E INTRISO DI VELENO, DELLA MENZOGNA E DELL’UMILIAZIONE. "Gheddafi ferito da pallottola vagante e tosto trasportato in ospedale, morto all’arrivo"; "Gheddafi rintanato in un tubo", reminiscente del buco nel quale i bollettini del Pentagono hanno infilato il SADDAM virtuale, MENTRE QUELLO VERO SPARAVA CONTRO IL NEMICO LE ULTIME MUNIZIONI.
DI INVENTIVA NE HANNO POCA. DI IMPUNITÀ MEDIATICA, TANTISSIMA.
GIOVANNI MARTINELLI, vescovo di Tripoli e vicario del papa protagonista positivo con le sue temerarie denunce dei massacri Nato e la difesa di Gheddafi e delle sue opere è ora rientrato a Tripoli aspirando a pieni polmoni “la nuova aria di libertà nelle strade” Sempre preti sono. CI HANNO abituato a pensare in schemi binari: si, no. E’ roba U$A, sono i film western che ci hanno incastrato in un dualismo ontologico: di là il cattivo, di qua il buono, l’indiano e Custer, lo sceriffo e il il dolce sciroppo della semplificazione: il buono e il cattivo. Ci RISPARMIA DI DOVER SCARTABELLARE TRA INFORMAZIONI SU COSE LONTANE E COMPLESSE, LA CULTURA, LA STORIA, L’IMMAGINARIO, I BISOGNI, LE STRUTTURE SOCIALI, SUL PERCHÉ COSÌ E NON COME DA NOI. Dobbiamo rispondere lottando contro queste strumentali, banali e fuorvianti personalizzazioni. Quelli infatti parlano di Gheddafi e solo di Gheddafi, cane pazzo, dittatore, tiranno sanguinario, venduto all’Occidente, venduto all’Oriente. Il popolo libico è solo un affresco sul fondale della farsa. PUNTARE SUL PERSONAGGIO SERVE A NON FAR CONOSCERE UN POPOLO CHE SANGUINA, CUI SPEZZETTANO I BAMBINI, SU CUI LANCIANO TORME DI SUBUMANI, CHE AFFOGANO NELL’URANIO E BRUCIANO NEL FOSFORO, CUI POLVERIZZANO CASE, SCUOLE, OSPEDALI. E, soprattutto, un popolo che con Gheddafi stava bene. Li avete mai visti, questi libici? Si sono ammonticchiati per otto mesi e il cumulo cresce e crescerà. Chissà a quali portentose missioni giornalistiche si dedicavano a Tripoli, o Bengasi, o Misurata, i miei colleghi, per non aver mai avuto modo di vedere quel sangue, quei frantumi, quegli orrori dei mercenari (dei media e dei sinistri parleremo in un prossimo post). Forse ora, però, l’individualismo isterico che genera questa sineddoche, la parte per il tutto, trova la sua nemesi nel tutto che si riconosce nella parte. “GHEDDAFI VIVE”, non è una figura retorica. Uno che ha dedicato tutta la sua vita al popolo, ai popoli, ne ha condiviso fino all’ultimo momento la lotta e da forze necrofaghe, troppo cavernicole per essere definite demoniache, è stato straziato, diventa sangue e coscienza della sua gente. Nei tempi della storia, incommensurabilmente piccoli a metro di universo, ma decisivi per il pur breve cammino dell’uomo, della vita, Muammar Gheddafi è immortale. Gheddafi è la Libia. E l’uomo nuovo. Gheddafi è tutti noi in marcia. La comunità degli uomini ha perso un uomo, sottrattogli da ominicchi, ruffiani e quaquaraquà. Ma ha guadagnato una guida nella tempesta.