leonardo
09 febbraio 2009 00:00
Preg. Signor Vincenzo,
quello che più stupisce non sono le strampellerie che Uolter e compari e compagni, copresi quelli dei "valori" che forse sono quei valori nascosti nella famosa scatola di scarpe ma soprattutto stupisce il seguito che costoro hanno.E' impensabile che dopo 65 anni si dia credito a chi credette in Stalin.
Leonard Cecca
09 febbraio 2009 00:00
Preg. Signor Vincenzo,
Lei dice che guardano Mosca, allora che dire di quando osannavano il "Migliore"? Racconto due fatterelli di cui i "compagni" dovrebbero vergognarsi e chiedere pubblicamente scusa. 1)Quando iniziò , anche nell'Urss, la "pulizia etnica" orchestrata anche da Togliatti, "il migliore" che considerava indispensabile "liberare definitivamente il movimento operaio dal lerciume trotzkista", e le condanne a morte cominciarono a fioccare, non con l'accusa di trotzkismo, ma per altre di pura fantasia, gli anarchici europei insorsero e chiesero che fossero rese pubbliche le prove di accusa. La risposta che diede Togliatti con una lettrera alle organizzazioni anarchiche fu la seguente:"per noi comunisti la questione delle prove è una questione che non si pone. E', anzi, una questione stupida. Chiedere le prove significa che ogni atto del governo deve essere sottoposto a un controllo pubblico". 2) Nel 1943 a Enzo Bianco, funzionario del Cominter e poi a Botteghe Oscure ed all'Unità, che gli chiedeva di intercedere a favore delle migliaia di prigionieri italiani in Russia, Togliatti rispose:" se un buon numero di prigionieri morirà in conseguenza delle dure condizioni di fatto, non trovo assolutamente nulla da dire. Anzi, il fatto che per migliaia e migliaia di famiglie la guerra di Mussolini e soprattutto la spedizione in Russia si concludano con una tragedia, con un lutto personale, è il migliore, il più efficace degli antidoti". Se questa è la moralità di quello che consideravano il "Migliore" figuriamoci quella degli altri e di quelli che fin da piccoli sono andati a bottega in via Botteghe Oscure.