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alfonso scala lombardo 09 febbraio 2009 00:00
SErgio, al punto in cui siamo ho un' altra preoccupazione, mi sorge un dubbio. Ho il timore che le vicende che ci vedono coinvolti (Eluana-non Eluana; eutanasia-suicidio assistito, testamento biologico-disciplina di fine vita, decrto-non decreto)ì e via discorrendo) dei quali sono pieni non solo tanti forum, ma giornali, altri media,pubblicazioni e via dicendo, non finiscano per divenire strumentali ad altri meno nobili e più pericolosi disegni. Il bailamme che ne viene fuori,servirebbe di proposito ad addormentare, a distrarre le coscienze. Non avverti anche tu che l'autoritarismo fin qui solo strisciante, stia chiudendo il cerchio approfittando, anzi provocando ad arte fatti e discussioni al fine di eliminare altri tipi di riflessioni, che si tenti di addormentare le coscienze distogliendole da ben altri temi opportunamente tenuti da parte quasi a "non far sapere al contadino..! Non è che si tema l'ormai vicino pronunciamente della C.Costituzionale?
Sergio 09 febbraio 2009 00:00
Caro Alfonso, pronunciamento della Corte Costituzionale su che cosa?
Ti riferisci al lodo Alfano?
O ad altri pronunciamenti attesi su altre materie?
Se è al lodo Alfano che fai riferimento, il mio pronostico è che supererà il vaglio della Corte.

Rispetto alle altre quetioni che poni, la mia risposta è affermativa.
Sì, si sta scivolando verso una nuova forma di autoritarismo fondato sulla creazione di false contrapposizioni, tifoserie urlanti incapaci di confrontarsi sulle cose, eserciti l'un contro l'altro armato, al fine di consolidare le posizioni di potere senza alcun riguardo per i temi prioritari per la cittadinanza, senza alcun riguardo per i problemi reali del vivere, senza alcun riguardo per i diritti del cittadino e per i principi cardini dell'ordinamento democratico.
Per raggiungere questo scopo va bene tutto, anche usare strumentalmente e cinicamente la sofferenza altrui.

La discussione sul "decreto per Eluana" è un caso da manuale di questa dinamica che ho delineato.

La vicenda Eluana è da anni di dominio pubblico.
Per oltre 10 anni il tutore si è battuto nelle aule dei tribunali perché gli fosse riconosciuto il diritto di sospendere il trattamento di alimentazione forzata.
Almeno da quando il suo ricorso in Appello, per la riforma della sentenza di primo grado, è stato accolto - dicembre 2006 - era evidente che, come in ogni causa, ci potesse essere un riconoscimento delle ragioni del tutore di Eluana.
Come giustamente ha rilevato il presidente Napolitano e come dovrebbe concludere ogni persona di buon senso che abbia a cuore il rispetto delle istituzioni e dell'ordinamento democratico, non si può attendere il momento in cui una struttura sanitaria offre la propria disponibilità per l'esecuzione di una sentenza definitiva, e quindi immodificabile, per agitarsi tanto e proporre un decreto.
Nessun elemento nuovo è avvenuto, ma semplicemente quello che in uno Stato di diritto era atteso: l'esercizio di una facoltà riconosciuta da una sentenza inappellabile.
L'eventuale approvazione del decreto non avrebbe affatto annullato il dispositivo della sentenza: Englaro sarebbe comunque rimasto titolare di un diritto perché quanto riconosciuto da una sentenza definitiva non può nel nostro ordinamento essere annullato da un provvedimento legislativo intervenuto a posteriori. Si sarebbe quindi aperto un nuovo conflitto tra poteri dello Stato; conflitto dagli esiti imprevedibili.
Grazie di cuore a Napolitano che ha difeso i valori costituzionali mettendo da parte i convinciemnti personali e facendo prevalere il dovere istituzionale.

Tanto più che contro quella sentenza c'era stato il ricorso della Procura di Milano, giustamente respinto per mancanza di legittimazione, il tentativo di aprire un ricorso per conflitto di potere tra organi dello Stato, anche questo respinto dalla Corte Costituzionale, e infine la sentenza del TAR che ha ritenuto "inidoneo" l'atto d'indirizzo del ministro Sacconi e bocciato le disposizione di Formigoni, presidente della Lombardia.
Dopo una valanga simile di sentenze e pronuciamenti dei più alti organi della magistratura, dopo anni di silenzio e colpevole indifferenza si è preteso di azzerare tutto con un ignobile decreto.

Sono rispettabili le posizioni di chi ritiene sbagliata la scelta di Englaro, ma i politici che hanno aperto questo ignobile fuoco di sbarramento non meritano il minimo rispetto: si sono comportati in modo irresponsabile e ipocrita per biechi interessi di potere.
Non credo minimamente alla loro buonafede, alle loro decantate istanze etiche, alla loro onestà intellettuale.

Evidente che l'iniziativa dell'esecutivo è strumentale a un risultato politico di una parte contro l'altra per ricondurre tutto a uno scontro tra tifoserie inventando un partito della vita contro un partito della morte. Ciò nella consapevolezza che, a prescindere dall'esito della vicenda, una parte potrà sempre dire di aver tentato ogni strada possibile, ma per chi ha posizioni preconcette contro l'esecutivo tutto va bene, anche la morte, pur di sconfiggere l'odiato nemico. Insomma, Eluana è morta per dare una sconfitta a Berlusconi.
Scusate, ma muoversi prima no?
Come si può dare credito alle sventolate istanze etiche quando si è dormito per anni? Quando la politica ha mostrato completo disinteresse per queste tematiche?

Gli stessi ragionamenti possono essere applicati ad altre materie: la violenza, la sicurezza, gli immigrati, la droga, l'aborto, l'omosessualità, i diritti civili in genere, la giustizia (dove diventa prioritario occuparsi delle intercettazioni), il ponte sullo stretto (qualcuno mi dovrebbe spiegare a cosa servirebbe se poi si rimane bloccati sulla Reggio-Salerno), l'energia nucleare (che fine ha fatto il programma sventolato con tanto fervore all'inizio della legislatura?)... e l'elenco potrebbe continuare.
Finchè si riesce a monopilizzare i media e l'opinione pubblica su finte contrapposizioni il potere (centrodestra o centrosinistra poco importa) avrà campo libero perché riuscirà a far aumentare lo sconcerto, l'indifferenza verso la politica, l'astensionismo... e si vincerà sempre con sempre meno voti.
Harakiri 10 febbraio 2009 00:00
Sergio, perfetto il primo intervento, assolutamente da condividere le precisazioni contenute nel secondo intervento.

Ho ripescato la discussione "La funzione dei media"; mi piacerebbe conoscere cosa ne pensi.

Ciao bradipo e avanti tutta.
Harakiri 11 febbraio 2009 00:00
Ancora una domanda, Sergio.

Come mai non hai dedicato una sola parola, almeno da quanto letto dei tuoi interventi, per commentare le posizioni della chiesa su questa faccenda?

Ricordo alcune tue discussioni che picchiavano sodo. Ti sei convertito?

Ciao, bello
L'INFORMATORE 11 febbraio 2009 00:00

Segnalo l'articolo seguente di un prete fuori dal coro ufficiale.

da: http://temi.repubblica.it/micromega-online/eluana-e-morta-eluana-ora-vive/

<b>Eluana è morta, Eluana ora vive</b>
di don Paolo Farinella


“Laudato sie, mi signore, per sora nostra morte corporale”


Ha preso tutti in contropiede e se n’è andata con un sussulto di dignità, quasi volesse scappare prima che gli avvoltoi del senato, comandati a bacchetta dal loro padrone, decidessero di condannarla all’ergastolo in uno stato di vita che vita non è, perché non umana. Se n’è andata, lontana da suo padre e da sua madre, quasi volesse risparmiargli l’ultima goccia di fiele che essi sorseggiano da diciassette anni. Se n’è andata, approvando le scelte della sua famiglia, l’unica che in questa tragedia fu ed è scevra di interessi e la sola che può vantare gratuità e amore senza ricompensa. Se n’è andata quasi a smentire un pusillanime che non ha esitato a sfregiare la vita e la morte, il Diritto e lo Stato per trarre vantaggi e benefici per sé e la sua bulimia di potere. Se n’è andata per non essere complice del sigillo diabolico tra pagani e devoti, scribi e farisei, che aggiungono pesi sulle spalle degli altri, senza mai muovere un dito per aiutare a portarli.

E’ cresciuta come un virgulto sorridente davanti a Dio e come una radice nella terra arida degli avvoltoi. Non aveva apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per provare in lei diletto, perché in coma irreversibile. Disprezzata dal potere e dal fanatismo fu denudata ed esposta su pubblica piazza, quando l’uomo senza ritegno e senza valore, celiò sulla sua capacità di partorire. Donna dei dolori che ben conobbe il patire da oltre diciassette anni, Eluana ora sta davanti a noi invisibile, ma presente, promessa di vita oltre la soglia della morte, che come sorella viene ad abbracciarla per trapiantarla nell’Eden della dignità. Disprezzata dagli scribi e dai farisei, sempre contemporanei, non volle far parte del coro dei suoi difensori per partito preso perché schiavi dei loro astratti principi, e non sanno cosa sia libertà di decidere secondo coscienza, in nome di chi disse che lei è comunque e sempre superiore al sabato. Gli urlatori in difesa della vita, costi quel che costi, sono lefebvriani allo stato puro perché vogliono imporre Dio anche a chi ha scelto di non credere: come quelli sarebbero capaci di uccidere chi non si converte. Eluana è stata trafitta dalla superba protervia che cerca ragione a forza di urla; schiacciata dalla impura indecenza, ora entra nella vita che la morte annuncia e rivela, principio di risurrezione

Chi ha ballato sulla sua tomba prima ancora che morisse ha avuto anche l’impudenza di gridare “assassino” e “boia” al mite babbo, l’unico che l’ha amata senza riserve, con il coraggio di lasciarsi generare dalla figlia che lui aveva generato e anche perduto. Finalmente ora può restituirla alla dignità della morte che è l’unico modo per ridarle la vita. Nel turbinio di questo mondo pazzo e folle, Eluana, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; come agnello condotta al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca. Eluana è morta. Silenzio. Sipario.

(Nota. Intanto si sentono le rane gracidare forte, ma in diminuendo, fino al silenzio totale. Si spengono le luci in dissolvenza e il buio raddoppia il SILENZIO che tutti ascoltano senza profferire parola).


Altissimu onnipotente bon signore,
tue so le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione.
Laudato si, mi signore, per sora nostra morte corporale,
da la quale nullu homo vivente pò skappare.
(San Francesco d’Assisi, Cantico delle creature, vv. 1-2; 28-29; sec. XIII)


(9 febbraio 2009)

Sergio 11 febbraio 2009 00:00
Caro Harakiri,

perché la Chiesa ha detto qualcosa su questa vicenda?

Io non ho sentito nulla, a parte asini, rane fuori stagione e cornacchie.

Ma forse mi sono distratto.

Ti saluto e datti da fare che la primavera si avvicina.
Harakiri 12 febbraio 2009 00:00
Sergio, se non hai sentito nulla o sei sordo o sei ancora a spalare nuvole (ma mi vuoi spiegare che cazzo significa?).

Adesso ti aggiorno io, cazzo.

Dunque... non mi vengono le parole.

Forse hai ragione tu, però.
A pensarci bene, sì è vero.

La Chiesa è rimasta ai margini di tutta questa faccenda raccolta in caritatevole preghiera.

Sì, è andata così.

Cazzo, Sergio, sei illuminante e terapeutico. Meglio del mio psicanalista... ex perchè l&#39;ho fatto fuori (mi aveva preso sul serio e ha votato per Lui).
Sergio 12 febbraio 2009 00:00
Una riflessione sul ruolo dei “media” nella vicenda Englaro.

Il famigerato decreto governativo e l’analoga proposta di legge imposta al Parlamento sono stati battezzati “salva Eluana”.
Tutti i media hanno fatto rimbalzare nelle case degli italiani questa definizione.

Un professionista serio, consapevole del ruolo dell’informazione e rispettoso della propria professione, prima di fare da megafono a una definizione affibbiata a una proposta di legge, si dovrebbe chiedere se quella definizione è adeguata e corretta.

E’ pacifico che la proposta governativa non avesse la finalità di “salvare” Eluana nel senso di farla guarire (i miracoli il Cav. per antonomasia ancora non li fa), ma esclusivamente nel senso di evitare che con l’esecuzione della sentenza si giungesse alla morte certa di Eluana.

Se tutti i “media” propongono al pubblico la sintesi giornalistica “decreto salva Eluana” è plausibile che tale sintesi non sia l’infelice creazione di un giornalista, ma la definizione governativa data a un provvedimento legislativo per dichiarare, senza dubbio alcuno, la finalità del provvedimento stesso.
Un professionista che si rispetti dovrebbe, allora, interrogarsi sulla correttezza della definizione e sull’efficacia del mezzo per raggiungere il fine dichiarato.
Diversamente, svilisce il proprio ruolo a quello del reggi-microfono; si trasforma in una cassa di risonanza dei “dispacci di regime”.
Se ripropone acriticamente al pubblico una definizione rischia di offrire sostegno a un’opera di manipolazione; mentre l’informazione non dovrebbe essere manipolatoria.
Non sono in grado di valutare se si tratti sempre di manipolazione o di un comportamento dovuto a inadeguatezza professionale e inconsapevolezza della propria funzione, certo è che il risultato non cambia: si manipola l’opinione pubblica spacciando per vero ciò che con evidenza è almeno dubbio.
Nella consapevolezza che i più hanno poca dimestichezza col diritto e quindi arrivano con semplicità alla conclusione che se c’è una legge questa va rispettata, s’insinua ad arte nelle teste di tanti l’idea che ci sia qualcuno che efficacemente sta tentando di salvare Eluana e altri che vogliono farla morire “per sentenza” come ha affermato il noto giurista Alfano, nonché ministro della giustizia della Repubblica Italiana.

Ma le cose stanno realmente così?
Quel decreto o l’analoga legge, se fosse arrivata in tempo, erano in grado di “salvare Eluana”?
Quel decreto poteva annullare una sentenza definitiva che riconosceva al tutore un diritto immediatamente esercitabile?

Ai sensi dell’art. 51 del cp, non è punibile chi esercita un diritto in forza di una norma giuridica o di un ordine legittimo.
Una sentenza definitiva è fonte di diritto scriminante; e non mi sembra esistano dubbi sulla non punibilità dell’esercizio del diritto quando il provvedimento giurisdizionale, che riconosce il diritto, consente di esercitarlo mediante quelle azioni che di norma costituirebbero reato.

Se Englaro avesse realizzato il suo proposito senza quella sentenza avrebbe commesso reato; poiché la sentenza ha riconosciuto il diritto, il reato non c’è più, c’è un comportamento non punibile perché autorizzato.
In definitiva, anche se il decreto fosse stato firmato dal presidente Napolitano, Englaro, già titolare di un diritto, avrebbe potuto proseguire nell’esercizio del diritto.
Si sarebbe solo aperto un problema istituzionale assolutamente rilevante e devastante per il nostro ordinamento.
Certamente, se si cerca, si troverebbe qualcuno disposto a sostenere la tesi opposta; rimane però il fatto che la consolidata dottrina conferma quanto ho esposto.

Nessuno dovrebbe spacciare una mossa governativa scomposta e azzardata, sotto ogni profilo la si voglia valutare, come azione efficace per raggiungere un fine quando sull’efficacia ci sono molti dubbi, se non certezze.

Il dubbio, l’interrogativo, l’analisi dovrebbe guidare l’azione di ogni operatore dell’informazione.

Allora perché il governo ha scientemente imboccato questa strada?
Perché i “media” hanno, in maggioranza, attribuito efficacia a una tesi governativa così controversa?
Perché i “media” hanno, in maggioranza, cavalcato la tesi dei due fronti contrapposti?

Azzardo qualche ipotesi di risposta, ovviamente tutte da verificare.

1) E’ interesse del potere mantenere alto lo scontro su contrapposizioni inesistenti per allontanare l’attenzione del pubblico dalle questioni vere che ogni evento o problema pone. Gli interessi politici di parte prevalgono su ogni cosa.
2) Si vuole screditare la magistratura e riportarla sotto il ferreo controllo dell’esecutivo.
3) L’informazione è in parte sotto il controllo dell’esecutivo, un’altra parte è legata da interessi corporativi ed economici all’esecutivo e una parte ancora è formata da pennivendoli che riempiono i loro articoli e servizi riprendendo i dispacci stampa diffusi dall’esecutivo, da questo o quel politico. Attraverso il controllo sui “media” si determina “l’opinione pubblica”. L’informazione indipendente è una merce rara.
4) E’ più facile fare audience con le tifoserie scalmanate riducendo tutto a un incontro di boxe, a una contrapposizione tra il partito del “pro” e il partito del “contro”, ovviamente attribuendo all’inesistente partito del “contro” tutte le peggiori infamie. L’approfondimento, invece, richiede fatica. Così è stato ed è con l’aborto, la droga, il nucleare… e adesso con i “problemi etici” come se l’etica appartenesse ai problemi e non alle persone e non fosse quindi necessario partire dalla persona.
IVAN 13 febbraio 2009 00:00
(da SERGIO:)
&quot;<i>Perché; la Chiesa ha detto qualcosa su questa vicenda? Io non ho sentito nulla (---)</i>&quot;
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A dire il vero, Papa Mazinger ha ribadito anche oggi:

&quot;LA FITA E&#39; UN PENE INDISPONIBILE&quot;

...il che è una frase al di fuori di ogni possibile contestazione.

Lapsus o furbizia? Finché non corregge il suo italiano da fante delle Sturmtruppen, può sempre dire &quot;Zono ztato frainteso, mi konzenta!&quot;

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