Gianni
25 febbraio 2009 00:00
Evviva Harakiri, mi pare sufficiente.
Gianni
pinetree
25 febbraio 2009 00:00
Che li frega a Berlusconi dei problemi che avremmo nel futuro, lui di sicuro non sarà vivo per vederli in funzione, intanto ci lucrerà fino alla sua nomina di Santo.
Supervik
25 febbraio 2009 00:00
W IL NUCLEARE.... W IL BERLUSCA....
ЛЕНЬ
25 febbraio 2009 00:00
Sei il solito pessimista, Harakiri...Impara a vedere i lati positivi delle cose.
Ad esempio: da quando ho preso un avvelenamento da radiazioni, del cancro ai polmoni non me ne frega più niente.
<h1>GRAZIE SCAJOLA!</h1>
mah
26 febbraio 2009 00:00
quale sarebbe il futuro? quattro mulini a vento che bastano per tutti? tra l'altro una cosa non esclude l'altra, non basteranno le centrali nucleari a renderci indipendenti così come non basteranno le altre fonti.
ma intanto in questi anni ci abbiamo solo perso. ed a parte il fatto che gli altri paesi il nucleare lo stanno ancora studiando (quindi non è roba vecchia) non hanno costruito altre centrali perchè ne hanno già! siamo noi quelli senza, e compriamo l'energia da chi la fabbrica con le centrali nucleari!!! già, perchè noi siamo "verdi".
e non facendo niente abbiamo perso tempo. quantomeno ora delle decisioni sono state prese, assumendosene la responsabilità.
Sergio
26 febbraio 2009 00:00
Carissimo Harakiri,
quando ho letto il titolo di questa nuova discussione mi sono predisposto a sguainare la mia spada polemica.
Poi ho letto il nome dell’autore e subito mi è tornato l’umore buono; e infine anche il sorriso dopo aver letto il tuo sarcastico intervento.
Ritengo non sia utile aggiungere sarcasmo a sarcasmo; intervengo, allora, per esplicitare il ragionamento che tu proponi.
Vorrei favorire un confronto sereno poiché non ho alcuna oltranzista preclusione verso il nucleare, e credo che anche tu, Gianni e il nostro “pigro” amico cirillico, per quel che ho compreso di voi, non siate aprioristicamente contrari al nucleare.
Ironicamente tu scrivi torniamo al nucleare perché finalmente sono stati risolti i problemi della passata (ma ancora presente) avventura nucleare.
Vediamoli allora in breve questi problemi.
I conti.
Si è sempre affermato che il kW prodotto con il nucleare è meno costoso rispetto a quello prodotto con fonti tradizionali. Bisogna allora analizzare questi conti.
Il costo del kW prodotto dal nucleare è essenzialmente legato ai costi di costruzione della centrale. Una componente importante del costo è il tempo necessario per arrivare alla fatidica messa in esercizio.
Nel passato i tempi e i costi sono sempre stati sforati alla grande: Caorso costò 7 volte la cifra preventivata, Montalto 6 volte.
Nel calcolo del costo di produzione del kW nucleare non entravano (e non entrano neanche nel nuovo piano italo-francese) i costi di gestione delle scorie, di gestione passiva della centrale (cioè i costi che si sostengono a centrale esaurita; Caorso costa attualmente 150mila euro al giorno), di smantellamento della centrale (andate a vedere i compensi riconosciuti alla SOGIN).
I benefici economici sono calcolati sulla base del funzionamento a regime, senza tener conto di fermi tecnici ordinari e straordinari: Caorso non funzionò mai a pieno regime, Trino restò ferma per 6 anni su 20 di attività.
I tempi di costruzione previsti erano irreali se semplicemente si confrontavano con quelli impiegati in Paesi tradizionalmente più efficienti del nostro; infatti, furono sempre sforati.
Infatti, già Confindustria invita ad accelerare l’iter anche cambiando se necessario il Titolo V della Costituzione. E già, oggi il quadro decisionale nei rapporti tra Stato ed Enti Locali è più complesso di allora.
Le scorie
Fu un problema mai risolto e anche il passato governo Berlusconi fallì quando cercò di risolvere il problema individuando il sito nazionale di stoccaggio. La popolazione locale insorse e il bravo Berlusconi dovette inviare le scorie all’estero con costi di gran lunga superiori. Oggi, come allora, su questo problema non c’è alcuna risposta. Il sindaco dimissionario di Trino (centro-destra) ha già dichiarato prima si risolvano i problemi del passato poi si pensi al nuovo.
La sicurezza
Non esistevano piani di evacuazione e di gestione delle emergenze in caso di mancato funzionamento dei sistemi di sicurezza della centrale o di errore umano. Un incidente a Trino o a Carso era in grado di compromettere per decenni l’intero sistema idrico della Padania, tanto cara a Bossi, perché tutto il sistema idrico è interconnesso al Po.
Ancora oggi non esistono i piani di sicurezza previsti dal DL 230/1995 e successive modifiche. Già, le centrali sono ferme ma il rischio permane. E oggi, cosa si pensa di fare per la sicurezza? Siamo in grado di fare almeno quel che per legge già da tempo sarebbe stato necessario fare? Se si decide di collocare una centrale al Nord, come si risolve il rilevante rischio idrico? Quali mezzi e risorse sono necessari? O ci affidiamo alla speranza che tutto vada bene?
A prescindere da tutto ciò, ci aspetteremmo un’analisi attenta delle varie opzioni in campo, vista la delicatezza del problema energetico e le ingenti somme messe sul piatto.
Tanto più che la realizzazione è prevista a partire dal 2020 e intanto che si fa? Se tutto fila liscio inizieranno a funzionare intorno al 2025 e daranno non più del 5% del fabbisogno energetico complessivo del Paese; siamo sicuri che sia un buon affare?
Certamente sì per il partner francese a corto di commesse in un’Europa che si sta ritirando da questa obsoleta tecnologia nucleare che sarà pure di terza generazione ma non differisce poi tanto dalla seconda.
Ci aspetteremmo una valutazione seria di cosa si potrebbe ottenere spendendo in energie rinnovabili la bella sommetta di 20miliardi di euro, che certamente sarà alla fine molto di più.
Ci aspetteremmo, se vogliamo fare valutazioni economiche, che si faccia una stima di tutti i costi che invece oggi come allora si continua a fingere che non esistano.
Ci aspetteremmo un coinvolgimento delle popolazioni locali, spiegando perché questa è la scelta giusta, illustrando le modalità di scelta dei siti che s’intendono seguire (o vogliamo continuare a costruire centrali senza fare nemmeno una verifica geologica dei siti?), come saranno affrontati i problemi indissolubilmente connessi al nucleare (scorie e sicurezza), quali le regole di trasparenza negli appalti (per evitare di cadere nelle fauci dei soliti corrotti e corruttori), quali i sistemi di controllo durante le fasi realizzative, possibilmente affidate a organi tecnici indipendenti e non esclusivamente scritte sui capitolati senza verifica di corrispondenza (cosa che avviene regolarmente nell’edilizia pubblica).
Visto il modo in cui si sta imboccando nuovamente la via del nucleare, mi sembra che l’unica certezza al momento sia che il nucleare è un interessante e lucroso business.
Se a tutto ciò aggiungo che ancora si racconta la menzogna che ormai ci siamo lasciati alle spalle il clima emotivo dei referendum del 1987 che portarono all’uscita dal nucleare (più o meno è questo il ritornello falso del ministro Scajola)… allora la conclusione è solo una: interessa il business e niente più.
No, ci ho ripensato.
C’è almeno un’altra possibilità: interessa sbandierare la propria immagine di modernizzatori del Paese a fini elettorali e se non si raggiungerà alcun risultato la colpa sarà sempre dei soliti comunisti e dei signori del “no”.
Se invece a farvi muovere in questa direzione e in questo modo, signori del Governo, è la vostra profonda e onesta convinzione, dopo attente valutazioni, che il nucleare sia la strada giusta per il Paese, allora state sbagliando tutto.
Con questo modo di procedere, senza aver prima affrontato i problemi del passato che si riproporranno pari pari, senza aver prima analizzato e risolto il problema della localizzazione delle centrali, senza aver spiegato all’opinione pubblica perché avete sbagliato nel recente passato (ministro Marzano, governo Berlusconi) e perché il nucleare sia la scelta migliore, otterrete i risultati di:
> allontanare da voi l’opinione pubblica possibilista;
> ricompattare le frange oltranziste senza se e senza ma;
> esporvi al potere contrattuale degli enti locali che giocheranno al rialzo per non creare ostacoli;
> allungare inesorabilmente i tempi di realizzazione con conseguente lievitazione dei costi.
Quindi, anche se mi disponessi a riconoscervi serietà e onestà intellettuale, ottimi propositi e attenzione ai problemi del Paese, giungo a una conclusione: state sbagliando se non nella scelta nei modi.
Gianni
26 febbraio 2009 00:00
Ancora una volta si presenta agli Italiani, come una soluzione al problema energetico, con grande propaganda, la costruzione di centrali nucleari, quella che non è una soluzione ma solo per poter dire, "vedete che manteniamo le promesse elettorali".
Basta documentarsi un po' sui problemi e costi che riguardano la produzione di energia elettrica con centrali nucleari per cominciare ad avere seri dubbi sulla convenienza.
Propongo solo alcuni dei motivi che ne sconsigliano la costruzione:
Costi elevati e lunghi tempi di costruzione. Occorre garantire una sicurezza di funzionamento che altri impianti non necessitano e per questo anche i tempi per la realizzazione si allungano, ed i costi sono altissimi.
Costo di smantellamento dell'impianto alla fine della vita operativa, attualmente stimata in circa venti anni, che a seguito della acquisita radioattività di componenti della centrale ne complicano lo smantellamento.
Costo per il trattamento e la collocazione dei rifiuti radioattivi, compreso i resti della centrale smantellata. Problema che non è stato risolto in maniera definitiva in nessuna parte del mondo, ci sono siti di stoccaggio provvisori sparsi con progetti ipotizzati di collocazione nella profondità di miniere fuori uso in territori geologicamente sicuri.
Collocazione della centrarle nucleare in posti che siano esenti da calamità naturali specie terremoti, e il più lontano possibile da centri abitati.
Costo e disponibilità di uranio. In Italia non ce n'è e la disponibilità mondiale è molto limitata, le miniere si trovano in pochi paesi e con l'attuale sfruttamento si parla di circa settanta anni per l'esaurimento, il prezzo sta aumentando molto velocemente.
Perché l'uranio possa essere utilizzato deve essere arricchito. Ci vogliono appositi impianti che in origine sono costruiti per scopi militari perché costosissimi, infatti sono solo in nazioni che dispongono di armamento nucleare.
In Italia non disponiamo di tale impianto, al costo dell'uranio l'Italia dovrebbe pagare all'estero anche il costo dell'arricchimento, se troviamo chi ce lo fa.
Le quattro centrali che si vogliono costruire in Italia, che se va tutto bene saranno disponibili nel 2020, poi produrranno solo una minima parte dell'energia che necessita, non saranno certo la soluzione dei problemi energetici. Basti pensare che quando si iniziarono a costruire le prime centrali nucleari in Italia, prima che il referendum le bloccasse, l'Enel stimava in 200 le centrali occorrenti.
Nel mondo quasi tutte le nazioni che possiedono centrali nucleari non stanno rinnovando gli impianti, proprio per il costo e per lo smaltimento, i più vecchi pur se ancora funzionanti sono stati dismessi per questioni di sicurezza.
Mentre gli altri tornano indietro noi invece intraprendiamo la strada del nucleare, ma solo per soddisfare la vanità e la arroganza di qualcuno.
Gianni
Topesio
26 febbraio 2009 00:00
Credo sia inutile stare qui a tentare di spiegare a questi 4 imbecilli la totale inutilità delle centrali nucleari.
D'altra parte costoro non capiscono un emerito cazzo di problemi molto più banali, figuriamoci di questi!
Fa pena doverlo constatare, ma d'altra parte questo è il livello di gran parte degli italioti...
Andrea
26 febbraio 2009 00:00
Il nucleare, ricordate il referendum ?
Il popolo ha detto di NO
Obama parla delle energie alternative mentre qui del nucleare.
Il nucleare è un' altra distrazione di massa mentre la casta fà la legge per imbavagliare internet.........
Ma che strano, nessuno parla del processo Mills. Si vuole proteggere il corruttore ?
Harakiri
27 febbraio 2009 00:00
X Mah
Il problema che pongo non è se le centrali si debbano o non si debbano fare ma il modo in cui si prende una decisione così importante e vincolante per il futuro.
Le stesse persone che non sono state capaci di risolvere i problemi delle scorie vogliono produrre ancora scorie.
Certo che si studia l'argomento nucleare, per giungere a quelle di 4^ generazione che risolvono il problema uranio e scorie. Quelle che vogliono fare in Italia sono quelle di 3^ in pratica identiche a quelle di 2^ ; centrali che saranno già superate il giorno in cui entreranno in funzione.
Spagna e Germania hanno deciso di uscire da questo nucleare. In USA non si costruisce più una centrale di questo tipo da quasi 30anni. Nella stessa Francia si sta costruendo una centrale dopo 20 anni che non si faceva più nulla (forse per non far fallire qualche azienda visto che il portafoglio ordini è vuoto). Tieni presente che in Francia presto molte centrali andranno a esaurirsi e non ci sono piani per sostituirle; non ti dice nulla ciò?
E Austria, Polonia, Regno Unito... io questa Europa tutta slanciata verso questo vecchio sistema nucleare proprio non lo vedo.
Voglio ripetermi: potrebbe anche essere una soluzione ottima quella che hanno scelto ma allora perchè non ci spiegano che non assisteremo di nuovo a tanti casi Scanzano Jonico?
Perchè non ci spiegano che cosa non ha funzionato allora quando una centrale costò 7 volte quello che era stato previsto?
Come facciamo a fidarci che quei problemi non si ripeteranno?
Finiamola di vivere con le bende agli occhi e i tappi alle orecchie impariamo a valutare quel che ci viene propinato.
Tu, caro Mah, che sembri così entusiasta mi sai spiegare come sceglieranno i siti dove costruire le centrali?
Come ci garantiranno che i 20miliardi di spesa non diventino 40,60,80?
E sulle scorie mi sai dire qualcosa?
E sui costi che mi racconti?
Facile dire che col nucleare il KW costa poco... basta truccare i conti e non calcolare una serie di costi.
Lo sai che in Francia i costi delle scorie e dello smantellamento è a carico dello Stato, cioè dei contribuenti?
Lo sai che esiste una notevole area grigia su chi risponderà dei costi di eventuali emergenze?
Nessuna azienda privata potrebbe sostenere il costo di bonifica in caso di disastro nucleare.
La Metropolitan Edison, la società che gestiva la centrale di Three Mile Island, fallì a causa dell'incidente del 1979 non potendo sostenere le spese di decontaminazione dell'area e i risarcimenti da pagare: ancora oggi non si conoscono le conseguenze di questo incidente in termini di patologie e morti.
In questa totale mancanza di trasparenza sui processi decisionali, oggi esattamente come ieri, io sento solo odore di soldi e mi sembra di vedere tanti piccoli PdP con il simbolo dell'euro al posto delle pupille.
Harakiri
27 febbraio 2009 00:00
X Topesio
OK però con questo tuo atteggiamento non sei di aiuto.
Mi spieghi a che cazzo serve intervenire per dire che tanto gli altri non capiscono un cazzo?
Topesio, Cristo! Prendi un aspetto del problema e sforzati di dare qualche spiegazione che possa aiutare a comprendere, a riflettere.
Possibile che non ci si renda conto che se vogliamo che qualcosa cambi bisogna sforzarsi non di convincere ma di portare le persone a riflettere, a indagare, a documentarsi: non credere a quel che dico ma verifica se ciò che dico è corretto, se risponde a verità.
Se tu gli dai solo le mazzate provocherai per reazione le solite schifezze di polemiche.
Porca puttana! Ma è così difficile capire queste cose elementari?
Pensi che cambierà qualcosa se continueremo a scontrarci dandoci del porco comunista e dello sporco fascista?
Cazzo! Cerchiamo di crescere.
Harakiri
27 febbraio 2009 00:00
Gianni, vedi che sai fare meglio quando rinunci alle invettive?
Fratello bradipo, prova a sviluppare un punto: chi possiede l'uranio? Quali i Paesi produttori?
Un invito: non cadere anche tu nella trappola dei referndum che bloccarono la costruzione delle centrali.
I referendum riguardavano:
1) la partecipazione dell’ENEL (azienda di Stato) a investimenti all’estero sul nucleare
2) le norme sulla localizzazione delle centrali
3) i contributi agli enti locali per le centrali nucleari.
Non bloccarono le centrali e non impedivano di costruirne di nuove ma solo di cambiare le regole per evitare che si costruissero le centrali su terreni alluvionali con conseguente aumento stratosferico dei costi o che si prevedesse di inviare le scorie in Friuli (cosa evitata solo grazie al terremoto del 1976).
I referendum si svolsero nel 1987; le uniche due centrali funzionanti furono fermate una, Caorso, a ottobre 1986 e l'altra, quella di Trino, un paio di mesi prima dei referendum
A dicembre 1987 il Parlamento, dopo l'esito dei referendum, deliberò una moratoria di 5 anni nella costruzione di nuove centrali.
Nel 1990 il governo Andreotti decise la chiusura definitiva delle centrali e solo nel 1999 il governo D'Alema decise di avviare le operazioni di smantellamento che poi furono perfezionate dal successivo governo Berlusconi.
Come vedi, il fermo delle centrali fu antecedente ai referendum e gli atti legislativi e amministrativi che seguirono negli anni ci dimostrano senza alcun dubbio che la decisione di chiudere la parentesi nucleare fu tutta POLITICA.
Quella stessa politica che frettolosamente si era buttata sul nucleare, frettolosamente ne uscì perchè sentì l'odore di nuovi affari altrettanto lucrosi ma con minori rischi.
Però ci raccontarono e continuano a raccontarci la barzelletta dei referendum che causarono l'uscita dal nucleare.
Perchè i politici di allora decisero di uscire dal nucleare invece di cambiare le regole?
Perchè i politici di adesso avallarono la scelta dello smantellamento quando esistevano progetti per il ripristino e la nuova messa in funzione delle centrali fermate?
A me piacerebbe sentire risposte convincenti a queste domande invece della solita litania sui referendum.
Topesio
27 febbraio 2009 00:00
Non me ne frega più niente di far capire le cose a chi non le vuole capire. Punto!
Però mi piace assai chiamare gli idioti col loro nome. Due punti!!
Aggiungo che fintanto i mezzi di cosiddetta "informazione" saranno praticamente TUTTI in mano a chi sappiamo, non sarà possibile uscire dal clima calcistico di tifoserie contrapposte. Tre punti!!!
Attendiamo pertanto che almeno la Natura faccia il suo ineluttabile corso... Amen.
Umberto46
27 febbraio 2009 00:00
Credo che al nucleare si ricorra perchè su un preventivo di spesa di 20 miliardi di euro si arriverà facilmente ai 150 200 miliardi di euro.( se parte il progetto accetto scommesse che si arriverà tranquillamente a queste somme ).
Un ben di dio da dove tutti potranno attingere e ricevere la propria parte o tangente o sgrassatura, nessuno escluso.
alfonso scala lombardo
27 febbraio 2009 00:00
SUPERVIK, abbiamo capito, vuoi diventare fosforescente. Ma non ce ne sarebbe bisogno, io so prima di te dove incontrarti.
IVAN
27 febbraio 2009 00:00
<b>NUCLEARE? DI' LA TUA (tanto, che ce frega?)</b>
L'Italia non ha bisogno del Nucleare: le sarebbe (condizionale) più che sufficiente una SENSATA valorizzazione delle risorse energetiche già esistenti.
Cosa intendo per “sensata”?
Semplicemente pianificare tenendo conto SOLO del bene della Comunità, in modo avulso da interessi personali e logiche corporative (ovvero, ciò che – sulla carta – prevede il concetto di “Stato”).
Ma siamo in Italia, il paese di Pulcinella, quindi a fare i piani energetici ci ritroviamo dei pregiudicati incompetenti, con un occhio alla propaganda e l'altro al proprio portafoglio.
Con queste premesse, il caos, lo spreco e il mancato sfruttamento del nostro potenziale non sono altro che una conseguenza matematica.
IVAN
27 febbraio 2009 00:00
<b>MONTY BURNS? UN DILETTANTE, MI CONSENTA!</b>
(da SERGIO:)
"<i>Ci si aspetterebbe spiegazioni su come saranno affrontati i problemi indissolubilmente connessi al nucleare (scorie e sicurezza), quali le regole di trasparenza negli appalti (per evitare di cadere nelle fauci dei soliti corrotti e corruttori), quali i sistemi di controllo durante le fasi realizzative, possibilmente affidate a organi tecnici indipendenti e non esclusivamente scritte sui capitolati senza verifica di corrispondenza (cosa che avviene regolarmente nell’edilizia pubblica).</i>"
__________________
Tanti saluti, Sergeij.
È il solito gioco delle <i>Scatole Cinesi</i>: ciò che vediamo nasconde qualcos'altro.
Supponiamo di approvare la costruzionedi una centrale.
Si fa un appalto. Alt: chi ne supervisiona la TRASPARENZA, per evitare i soliti intrallazzi sottobanco?
Ma proseguiamo. Vince l'appalto una ditta ammanicata ai soliti noti, che gioca al ribasso speculando su materiali edili e misure di sicurezza.
Patatrack. A metà dell'opera una commissione indipendente blocca i lavori perchè valuta la centrale INSICURA, e l'ecomostro va smantellato.
Risultato: milioni buttati al vento senza aver prodotto un solo volt.
Il tutto, già previsto IN ANTICIPO da quei 4-5 sciacalli che avevano promosso il progetto incuranti del parere dei soliti 58 milioni di polli da spennare.
IVAN
27 febbraio 2009 00:00
<b>IL SOLE? UN'INVENZIONE COMUNISTA, MI CONSENTA!</b>
(da SERGIO:)
"<i>Ci aspetteremmo una valutazione seria di cosa si potrebbe ottenere spendendo in energie rinnovabili la bella sommetta di 20miliardi di euro.</i>"
__________________
E parliamone. Energia solare, per esempio.
In svezia, dove c'è sole soltanto 2 giorni all'anno per sbaglio, ci sono pannelli solari in proporzione 7 volte maggiore rispetto all'Italia.
L'Austria, che non è certo un Paese "illuminato", ne ha ben 15 volte di più.
l'Italia è la Terra del Sole, anzi, ce ne sarebbe anche troppo...ma deve farneticare di energia nucleare perché...il fotovoltaico costa troppo!
E perchè costa troppo? Perché è poco diffuso.
E perché è poco diffuso? perchè costa troppo. (e grazie al cazzo!)
Così si possono tenere alti i costi dell'energia prodotta con metodi antidiluviani dai soliti noti che ne detengono il monopolio. O paghi caro, o accendi le candele.
E adesso questi <i>benefattori</i> vorrebbero propinarci il nucleare per "farci risparmiare". Ma vaffanculo.
Propongo una colletta per far montare un pannello solare sulla testa di Scajola & C.
20 milioni investiti anche solo per INIZIARE a promuovere l'energia solare ALMENO come in altri Paesi sarebbe una Rivoluzione.
Ma al solito, chi ha il potere PRATICO di rivoluzionare finge di essere <i>stupido</i>. E certo: meglio che passare per <i>sciacallo</i>.
Supervik
27 febbraio 2009 00:00
.....ehila Topodifogna come stai? Ti ricordi di me? Cmq io sono favorevole al nucleare punto. Se una centrale dovesse saltare in aria mandiamo il topodifogna a spegnerla virgola. Se qualcuno fa la divisione di quanto costeranno a cranio le quattro centrali (....20 miliardi diviso 60 milioni di abitanti...) viene un costo di circa 333,33 euro e ammesso che raddoppi con il tempo verrebbe 666,66 eurini.... Una cifra sostenibile mi pare.... Comunque i miei 666,66 euri ha detto che li mette il topodifogna.... :) .....altra cosa: un'impianto fotovoltaico attualmente costa 10/12.000 eurini.... Mi pare un tantino eccessivo per miserabili 3 Kw.... Al limite se il topodifogna vuole contribuire.... Magari al 50%.... Il resto potrei anche metterli io....
Supervik
27 febbraio 2009 00:00
per Umberto46 : ma come cazzo sei arrivato a 200 miliardi partendo da 20 ??? Sei pessimista un tantino: raddoppiare ok ma decuplicare.....
Topesio
27 febbraio 2009 00:00
Supervik: il ritorno dei morti dementi.
Incommentabile.
Gianni
28 febbraio 2009 00:00
Se la stessa determinazione messa per la costruzione di centrali nucleari fosse messa per altre fonti di energia potrei anche accettare l'idea che qualche centrale nucleare si possa tenere in funzione, con tutte le garanzie possibili circa la collocazione.
Invece non si fa nulla o quasi per cercare di utilizzare altre fonti e di investire per la costruzione di impianti alternativi, e di studiare come migliorare del rendimento.
Per impianti alternativi intendo quelli di cui ci sono già esempi produttivi se pure su piccola scala, che elenco:
Pannelli solari per la produzione di acqua calda, hanno costi contenuti e ritorno immediato in risparmi.
Modificare le centrali tradizionali esistenti per recuperare il calore residuo con impianti di cogenerazione e teleriscaldamento per edifici, sistema complementare ai pannelli solari.
Riciclare i rifiuti utilizzando le biomasse per la produzione di metano, sistema che, oltre a produrre gas combustibile, ci aiuta ad eliminare circa metà dei rifiuti urbani, trasformandoli in compost per l'agricoltura.
La geotermia che in Italia è presente a pochi metri sottoterra. Leggevo che a Parigi si riscaldano interi quartieri con una geotermia pescata a circa 2000 metri di profondità, in Italia tale profondità si riduce mediamente di un terzo.
L'eolico che si inizia a sfruttare finalmente anche in Italia seppure in misura minore rispetto ad altri paesi. Per ridurre l'impatto ambientale si è previsto la costruzione di campi eolici in mezzo al mare.
Centrali solari con concentratori mediante specchi, progetto del Nobel Rubbia, già in costruzione in Spagna.
Pannelli fotovoltaici, tecnologia già presente anche se costosa e a basso rendimento. Ci sono stati dei miglioramenti con recenti scoperte che ne aumentano già ora in modo considerevole la capacità produttiva. Questa fonte è già sfruttata in modo notevole in paesi che non hanno un clima favorevole come il nostro per quanto riguarda l'insolazione.
Tempo fa si parlava di costruire turbine per utilizzare le maree come fonte di energia, e forse è già stato realizzato qualche impianto.
Sicuramente l'energia prodotta con queste soluzioni non è competitiva in questo momento, a livello di costo, con quella prodotta utilizzando carbone, petrolio, o gas e neanche sufficiente come quantità per soddisfare la richiesta.
Ritengo importante iniziare ad affiancare queste soluzioni a quelle ora in uso, sopratutto per ridurre la emissione di co2 che ci verrà addebitata, e nello stesso tempo per migliorare la tecnologia che consenta di aumentare il rendimento.
Se il governo trova i soldi per il nucleare a maggior ragione dovrebbe trovarli per altre soluzioni, diversificare la politica energetica per avere sempre delle alternative.
Gianni
Sergio
28 febbraio 2009 00:00
Umberto46, se ci atteniamo al dato storico è possibile che il costo arriverà a 100-140miliardi di euro.
Forse qualcosa è migliorato in Italia e allora possiamo considerarci contenti se arriveremo a 40-60miliardi di euro.
L’efficiente Finlandia (e ci sono di mezzo sempre i soliti bravi francesi) ha già sforato alla grande.
Sergio
28 febbraio 2009 00:00
Benissimo Ivan.
Abbiamo infatti in Italia notevoli risorse rinnovabili mal utilizzate perché siamo rimasti fermi all’epoca in cui l’energia era a buon mercato o perché prevalsero gli interessi delle solite cosche politico-imprenditoriali.
Stupisce (è solo un termine di cortesia, in realtà non sono affatto stupito) che non si consideri attentamente quanto si potrebbe fare con la bella cifra di 20miliardi di euro (che alla fine saranno molto di più); probabilmente 100-140 se si ripeteranno le performance del passato; 40-60 e sarà già un gran successo.
Più tutti i costi per le questioni certe (scorie, gestione passiva e smantellamento) e quelle incerte dovuti a sempre possibili costi straordinari per adeguamenti tecnici (Trino, Corso, Garigliano; Trino rimase ferma 6 anni su 20 di attività) o incidenti: chi pagherà eventuali danni per bonifiche e risarcimenti?
In Francia sono costi a carico del contribuente: secondo voi vanno sommati al costo del nucleare?
Sergio
28 febbraio 2009 00:00
Ottimo Gianni.
Visto che citavi in un tuo intervento il problema dell’approvvigionamento di uranio, perché non ci racconti chi sono questi Paesi?
Vediamo se dividendoci i compiti riusciamo a fare di questa discussione un luogo di confronto civile e pacato, senza pregiudizi, sulle tante cosette interessanti che si raccontano per sostenere il nucleare.
Io, lo ribadisco, sono pronto a divenire un fautore del nucleare: mi bastano argomentazioni convincenti e documentate che finora non ho visto e sentito.
Sergio
28 febbraio 2009 00:00
Emissioni CO2.
Nonostante le centrali nucleari praticamente non producano CO2, la Francia produce una quantità pro capite di CO2 solo leggermente inferiore a quella italiana.
Il dato dovrebbe farci comprendere che l’aspetto importante non è tanto la tecnologia utilizzata per produrre energia elettrica ma l’insieme dei comportamenti che assumiamo quando consumiamo energia per qualsiasi scopo.
Ergo, l’efficienza energetica e la resa energetica dovrebbero essere maggiormente tenute in considerazione.
Il nucleare serve a produrre energia elettrica, che in Francia rappresenta il 18% dell’intero fabbisogno energetico, fabbisogno coperto con il nucleare per circa il 78%. Ne consegue che il nucleare rappresenta il 14% circa del fabbisogno energetico della Francia.
Ma ciò non ha consentito alla Francia di abbattere sensibilmente la produzione pro capite di CO2.
Sergio
28 febbraio 2009 00:00
Qualche dato sul tanto decantato modello francese.
La Francia è un paese unico al mondo per quota di produzione di energia elettrica mediante reattori nucleari.
Gli USA che hanno un notevole numero di impianti non investono più sul nucleare di 2^ o 3^ generazione da ormai trenta anni.
In Francia presto parecchi impianti termineranno il ciclo produttivo e non ci sono piani di sostituzione.
La cosa dovrebbe far riflettere.
Riguardo all’argomento super gettonato che il nucleare consente di sganciarsi dalla dipendenza dai combustibili fossili, analizzando i dati francesi appare evidente che così non è.
Piuttosto, alla dipendenza da petrolio si aggiunge la dipendenza da uranio.
Si dimentica che il nucleare serve per produrre energia elettrica e questa è solo una componente del fabbisogno energetico di un Paese.
L’energia elettrica francese è al 78% circa prodotta con il nucleare, ma rappresenta solo il 14% del fabbisogno energetico complessivo.
A riprova di ciò i dati europei dimostrano che i consumi di TEP (tonnellate equivalenti di petrolio) sono in Francia pari a 1,46 pro capite contro 1,31 dell’Italia, 1,36 della Germania, 1,33 della Gran Bretagna.
Possiamo affermare che con il nucleare la Francia ha ridotto la sua dipendenza dal petrolio?
A me pare proprio di no.
Sergio
28 febbraio 2009 00:00
Una riflessione su un aspetto curioso.
EdF ci fornisce energia elettrica prodotta con il nucleare.
EdF avrà un ruolo fondamentale nella costruzione delle centrali nucleari in Italia.
Perché EdF dovrebbe essere interessata alla nostra autonomia nella produzione di energia elettrica?
E’ presumibile attendersi che quando avremo le nuove centrali diminuiremo gli acquisti dalla Francia.
Qualcuno obietterà che non è così perché nel frattempo aumenteranno le nostre esigenze di energia elettrica e quindi gli acquisti dalla Francia resteranno stabili.
Siamo sicuri che queste previsioni di aumento del fabbisogno di energia elettrica siano corrette?
Sono confortate dall’andamento dell’ultimo decennio e di quello precedente?
Siamo sicuri che interventi mirati per il risparmio nel consumo di energia elettrica non siano sufficienti ad assorbire il modestissimo incremento della richiesta?
Documentatevi sui dati e poi ne riparliamo.
Vedrete che scoprirete belle cosette.
In fondo stiamo parlando solo di circa il 5% del nostro fabbisogno.
Torniamo all’acquisto di energia dalla Francia.
Noi compriamo a un ottimo prezzo perché la Francia ha la necessità di svendere l’energia prodotta.
Come mai?
Semplice.
La Francia produce un surplus di energia elettrica rispetto al proprio fabbisogno. La produzione di energia elettrica da nucleare è a ciclo continuo, costante lungo tutte le 24 ore della giornata.
Di notte i consumi diminuiscono sensibilmente.
L’eccesso di produzione e la costante produzione nell’arco del tempo determina la necessità di vendere l’energia a un prezzo vantaggioso.
In quel prezzo c’è un ricarico, ma è minimo perché la politica francese impone la necessità di presentare costi bassi (oltre a non essere costi trasparenti; sfido chiunque a dimostrare quale sia il costo reale di produzione francese visto che si tratta di azienda di stato e considerate le strette relazioni tra nucleare civile e nucleare militare; un po’ come il mistero di casa nostra che non riusciamo a sapere realmente cosa si produca con il canone Rai e cosa con la pubblicità).
In ogni caso, realizzando noi delle centrali nucleari avremmo il solo risparmio dato dalla
> differenza tra il costo di acquisto dalla Francia
e
> il costo di produzione facendo ingenti investimenti e assumendoci tutti i costi e i rischi imprenditoriali e gestionali del nucleare.
Scorie, gestione attiva e passiva, smantellamento, aumento dei costi per la sicurezza (abbiamo bisogno dell’esercito per le discariche dei rifiuti civili… cosa faremo per le centrali?) sono tutti costi certi, a cui bisognerebbe aggiungere il costo del personale tecnico-amministrativo impegnato su questo nuovo fronte.
Costi da mettere in previsione sono invece gli imprevisti in corso di costruzione e i fermi tecnici che riducono la resa delle centrali in modo significativo.
Costi straordinari non stimabili sono invece quelli relativi a eventuali incidenti.
Se calcoliamo la differenza tra il costo sbandierato per produrre da nucleare (che non è un costo reale, come minimo perché non include scorie, gestione passiva e smantellamento) e il costo di acquisto dalla Francia, ci vorranno secoli per riprenderci le somme investite.
Fatevi due conti e poi ne riparliamo.
Allora, è evidente che EdF è più interessata alle commesse per la realizzazione delle centrali rispetto alla fornitura di energia.
Se loro ci guadagnano, noi ci perdiamo salvo l’ipotesi, tutta da dimostrare, che tra 15 anni avremo un bisogno di energia elettrica talmente superiore che non basteranno i risparmi energetici, gli incrementi produttivi ottenuti con le fonti alternative e rinnovabili, le centrali nucleari… e quindi continueremo ad acquistare dalla Francia.
Cominciate a fare i conti.
A me non tornano.
Ma non credetemi, documentatevi.
IVAN
28 febbraio 2009 00:00
Haki, sei impazzito? Lo sforzo di scrivere 3 post consecutivi può essere fatale, per un Bradipo.
1°post) Non preoccuparti delle scorie; se capisci come ragionano i promotori, queste centrali non verranno MAI rese operative. A loro basterà mettere in movimento un po' di grano per il progetto iniziale, poi - manco a dirlo - saranno affari di Pantalone.
2°post) Non preoccuparti di Topesio; se gli chiedi di <u>NON</u> darti spiegazioni, vedrai che te le offrirà da solo. Stai a vedere come si fa:
<i><b>TOPESIO, <u>NON</u> INSULTARMI!</b></i>
3°post) Non preoccuparti del Referendum; era una farsa allora come lo sarebbe oggi. Le decisioni erano già state prese: è stato solo uno spreco di soldi (però i votanti erano tutti contenti per l'illusione di aver deciso loro...)
Insomma...non preoccuparti di niente, tranne di come spostare l'attenzione sul VERO nocciolo del problema energetico.
Partiamo dall'assunto che il vero stipendio di una persona saggia non è i soldi che <i>guadagna</i>, bensì quelli che <i>non spende</i>.
Allo stesso modo, non bisogna produrre più energia mantenendo il nostro cazzuto stile di vita, bensì produrre UGUALE, ma educando ad evitare gli sprechi.
Stesso risultato, nessuna emergenza (leggasi: DIPENDENZA).
Non è neppure Senso Civico; è puro <i>BUONSENSO</i>.
Se invece la poca energia che produciamo (con metodi preistorici e inquinanti) la sputtaniamo con led accesi 24 ore su 24, lampadine a filamento, semafori inutili, addobbi di Natale, lavatrici accese semivuote, ecc...per forza che poi ci mettiamo nelle mani dei primi strozzini che speculano sulla necessità di produrre più energia.
(Ciò detto, spengo il Pc. Bye.)
Gianni
28 febbraio 2009 00:00
L'uranio si trova diffuso nelle rocce di tutto il mondo ma solo in percentuali così basse che costerebbe una follia la sua strazione.
Ci sono però alcuni giacimenti sfruttabili, più ricchi di minerale di uranio in Australia in Canada e nel Kazakhstan, sono quelli che fino ad ora hanno prodotto la maggior parte dell'uranio disponibile.
Poi altri meno importanti in Russia, Namibia, Nigeria, Stati uniti, Brasile, India, e Uzbekistan. Questi ultimi al limite della convenienza.
Un difetto del nucleare che assilla la Francia è che non può adeguare la produzione di energia elettrica in base alla richiesta degli utenti. Una centrale nucleare non la si può fermare a piacimento ed è per questo che la Francia è costretta ad esportare energia. Quando ne produce troppa non può ridurre la produzione, ed è costretta ad esportarla nei paesi che possono fermare senza eccessivi problemi le centrali tradizionali, cosa che succede normalmente. Ma quando la Francia ha bisogno di più energia elettrica non riesce a sopperire alla richiesta, infatti la importa dalla Germania, sembra un paradosso ma è quello che è succede normalmente, specialmente questo inverno particolarmente freddo.
Gianni