Commenti
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Supervik 22 marzo 2009 00:00
Se fosse vero almeno si risolverebbero gli endemici problemi del Mezzogiorno d'Italia che e' sempre a secco con tubature che riescono a perdere il doppio dell'acqua che consegnano.... Io vivo in una Nazione dove e' impossibile bere l'acqua di rubinetto e le bottiglie di acqua minerale costano un terzo di quello che costano in Italia... Per legge dello Stato...
mah 23 marzo 2009 00:00
e dove sta lo scandalo? è giusto invece che l'acqua stia in mano ai soliti politici che occupano i soliti posti?

nell'energia elettrica, nel gas, ecc è stata introdotta la concorrenza. qui non va bene perchè lo fa berlusconi?
se l'avesso fatto bersani ci sarebbero stati monumenti a lui dedicati per le "liberalizzazioni"?
leonardo 23 marzo 2009 00:00
Sinceramente non ho capito una cosa. L'acqua fino ad oggi era gratis? Devo denunciare il Comune vhe furbescamente mi ha messo il contatore e spillato un bel mucchi di soldi? Se non è così allora non strappiamoci le vesti, cero se il provvedimento fosse stato preso da Prodi era un'altra cosa era sicuramente ben fatto e dovuto. Quel Berlusca ne combina sempre una per metterlo in quel posto, invece Prodi ha introdotto solo 65 nuove tasse e tutti i pecoroni sono stati zitti.
Sophia 17 novembre 2009 16:44
Prima di aaprire un nuovo thread ho provato a vedere con la funziona TROVA se ce n'erano di già aperti e ho trovato questo. Dunque posto qui un articolo che mi sembra in tema
La svendita dell' acqua pubblica
Repubblica — 05 novembre 2009
di PAOLO RUMIZ
CON le reti idriche allo sfascio, l' Italia accelera la privatizzazione dell' acqua. Il Parlamento sta discutendo la legge che obbliga a mettere in gara i servizi e ridurre a quote minoritarie la mano pubblica nella gestione, ma nessuno sa dove trovare le risorse per ricuperare questo pazzesco "gap" infrastrutturale. ILAVORI necessari ammontano a 62 miliardi di euro: una cifra enorme, come dieci ponti sullo Stretto. Questo mentre 8 milioni di cittadini non hanno accesso all' acqua potabile, 18 milioni bevono acqua non depurata e le perdite del sistema sono salite al 37%, con punte apocalittiche al Sud. Sono più di vent' anni che si investe al lumicino, non si costruiscono acquedotti e la manutenzione di quelli esistenti è quasi scomparsa dai bilanci. Un quadro da Terzo Mondo. Il rischio è di lasciare in eredità ai nostri figli un patrimonio di acqua inquinata da industrie, residui fognari, chimica, arsenico o metalli pesanti. Di fronte a questo allarme concreto sembra sollevarsi nient' altro che il solito polverone. Uno scontro di "teologie": con una maggioranza che crede nell' efficacia salvifica della gara d' appaltoe della quotazione in Borsa,e una minoranza che invoca il principio assoluto dell' acqua "bene comune". In mezzo a tutto questo, schiacciata fra le scorrerie dei partiti e gli appetiti finanziari dei privati, una miriade di Comuni virtuosi che finora hanno gestito i servizi a basso costo e in modo eccellente, e non intendono alienare "l' acqua del sindaco", intesa come ultima trincea del governo pubblico del territorio. Nell' agosto 2007 Tremonti aveva già sparato un decreto per la privatizzazione, ma si era rivelato cos? carente che non era stato possibile emanare i regolamenti. Oggi si tenta il bis, con una spinta in più versoi privati. Stavoltaè d' accordo anche la Lega: la quota della mano pubblica dovrà scendere al 30%. Insomma, che i Comuni in bolletta vendano tutto quello che possono. Facciano cassa, subito. E non fa niente se qualcuno grida al furto e il Contratto mondiale per l' acqua - ultima trincea del pubblico servizio - minaccia fuoco e fiamme. «In nessun' altra parte d' Europa - attacca il presidente Emilio Molinari - si vieta alla mano pubblica di conservare la maggioranza azionaria. Il rischio è che tutto finisca in mano delle grandi Spa e alle multinazionali. E se il servizio non funziona, invece che al tuo sindaco dovrai rivolgerti a un call center». Contro il provvedimento s' è scatenata una guerra di resistenza. In Puglia il presidente della regione Niki Vendola s' è messo in collisione con gli alleati del Pd, ed ha non ha solo annunciato di voler far ricorso contro la privatizzazione, ma ha deciso di ripubblicizzare l' acquedotto pugliese, il più grande e malfamato d' Europa (si dice che abbia dato più da... mangiare che da bere ai pugliesi). Al grido di "l' acqua è una cosa pubblica" ora si tenta la storica marcia indietro, anche se non si ha la più pallida idea di chi (la Regione?) pagherà i debiti del carrozzone. Intanto si moltiplicano le assemblee: Verona, Bari, Udine, Savona, Potenza, Rieti. Da Milano arrivano segnali di preoccupazione, a difesa di un' azienda comunale totalmente pubblica che finora ha mantenuto tariffe tra le più basse d' Italia. Il malumore cresce nei Comuni di montagna. In Carnia anche quelli della Lega sono ai ferri corti con la giunta regionale di centrodestra. Già hanno dovuto affidare i loro servizi a una Spa-carrozzone che fa acqua da tutte le parti e alza le tariffe senza fare investimenti; ora non vogliono che questo preluda al passaggio a un' azienda con sede a Milano, Roma o magari all' estero. A Mezzana Montaldo (Biella) dove si gestiscono la loro rete in modo ineccepibile da oltre un secolo, non ci pensano nemmeno a mollare l' acqua ad altri. «? la fine del federalismo e dei valori del territorio persino nelle regioni a statuto speciale» osserva Marco Job del C.m.a di Udine. «Facevamo tutto da soli - ghigna il carnico Franceschino Barazzutti dalle mie parti il sindaco guidava il trattore, e se necessario aggiustava lui stesso la conduttura tra il paese e la sorgente. Oggi devi chiamare i tecnici a Udine, con tempi maggiori e costi più alti. E se devi segnalare un disservizio, devi andare a Tolmezzo o Udine, mentre prima era tutto sotto casa. E' tutto chiaro: hanno fatto una Spa pubblica solo per poi passare la mano ai privati». Privatizzare è l' ultima speranza di adeguarci all' Europa, puntualizza il governo. Ma qui viene il bello. ? proprio l' enormità dei costi di questo adeguamento a falsare la gara. «Senza certezza sul futuro del servizio e con simili costi fissi nessuna banca al mondo finanzierà le piccole imprese, e cos? finiranno per vincere le grandi aziende quotate, capaci di autofinanziarsi e di imporsi semplicemente con la forza del nome», spiega Antonio Massarutto dell' università di Udine. Altra cosa che pu? falsare i giochi è la mancanza di garanzie sul rispetto delle regole. «Siamo in Italia» brontola Roberto Passino, presidente del Coviri, Comitato vigilanza risorse idriche: «Prima si lamentavano perché non funzionavamo, e ora che abbiamo rimesso le cose a posto, tutti si lamentano perché funzioniamo». Un problema di comportamento, insomma. Di cultura e responsabilità. Pubblico o privato? «Non importa chei gatti siano bianchio neri - scherza Passino citando Marx - l' importante è che mangino i topi». Quello che conta è il controllo. In Inghilterra l' azienda pubblica è stata privatizzata al cento per cento, ma la Spa che ha vinto la gara ora ha sul collo il fiato di un' authority ventiquattrore su ventiquattro. Le modifiche del contratto sono impossibili. Ogni cinque anni le tariffe vanno discusse daccapo. Massarutto: «L' anomalia italiana è che ci si illude che la gara basti a lavare più bianco. Nonè vero niente. Serve uno strumento di controllo e garanzia che impedisca furbateo fughe speculative». Figurarsi se poi l' azienda firma un contratto che include non solo la gestione, ma anche gli investimenti immensi che il settore richiede. Altra anomalia: abbiamo le tariffe più basse d' Europa. Questo perché - a differenza di Francia o Germania- finora nessuno ha osato scaricare sulle tariffe il costo di questo immenso arretrato di lavori. Viviamo in uno strano Paese, dove si protesta per le bollette dell' acqua, ma non si osa dir nulla su quelle del gas e dell' elettricità, che invece sono - udite - le più alte del Continente. Dire che gli acquedotti si debbano pagare con le tasse è quantomeno spericolato, osserva Giuseppe Altamore autore di grandi libri sulla questione idrica in Italia: «Non vedo cosa ci sia di giusto nel fatto che io debba pagare il servizio idrico anche per gli evasori fiscali». Nell' incertezza sul futuro, il ritardo aumenta, e sulle nostre spalle cresce la previsione di una batosta stimata per ora sui 115 euro pro-capite l' anno.
Sophia 17 novembre 2009 17:18
da Comunicati ADUC
6 novembre 2009 9:43
Acqua. Pubblica o privata?
E' in discussione al Senato, la conversione del decreto legge del Governo (n.135/09) sulla privatizzazione dei servizi pubblici locali. Il provvedimento prevede l'affidamento del servizio idrico a societa' private o a partecipazione mista pubblica e privata con capitale privato non inferiore al 40%. Si e' parlato di privatizzazione dell'acqua ma non e' proprio cosi'. Si avranno, quindi, societa' private o a partecipazione mista, che gestiranno il servizio idrico, non la proprieta' dell'acqua. Che l'acqua sia un "bene" e' evidente, occorre sovrapporre il "diritto". In Italia si svolge un'analoga discussione che parte dal "bene" alla gestione. Il principio di considerare l'acqua un bene comune e' ampiamente condiviso. Dobbiamo porci il problema se una gestione pubblica sia efficiente per gestire questo bene comune. La cosiddetta legge Galli (n.36/94) nasceva con l'obiettivo di smantellare una vecchia logica clientelare di gestione degli acquedotti che erano diventati carrozzoni partitocratrici clientelari. Negli anni e' stata applicata con modalita' che hanno tradito in parte l'obiettivo. La protesta, che nasce in alcune parti d'Italia, riguarda il fatto che dove c'e' stata una forte privatizzazione si e' avuto un aumento delle bollette e scarsi investimenti. In pratica c'e' stata una privatizzazione all'italiana. Il massimo vantaggio per il privato e il minimo per il consumatore e l'utenza. C'e' chi sostiene che l'acqua deve essere gestita solo da aziende totalmente pubbliche e che deve essere eliminata la possibilita' di ricorso anche alle Spa pubbliche. E' evidente che le liberalizzazioni fanno bene all'economia e aumentano il benessere dei cittadini-consumatori. Cio' e' confermato proprio dall'Antitrust che ha rilevato come nelle regioni piu' aperte alla concorrenza l'aumento dei prezzi e' stato inferiore a quelle che hanno una regolamentazione piu' rigida. Il modello della proprieta' pubblica della risorsa e della gestione privata, che consenta di avere la priorita' del servizio sul profitto, non ha avuto grande successo. Dobbiamo quindi ripensare il modello di gestione e soprattutto dobbiamo ripensarne agli usi. L'81% viene utilizzata per usi irrigui (agricoltura), industriali ed energetici e solo la parte restante per usi civili, dei quali pochissimi per uso potabile. Anche i prezzi devono essere bassi per l'uso civile e piu' alti per le restanti attivita'. Posto che l'uso dell'acqua deve essere garantito, resta il problema del "come fare" e, contestualmente, assicurare efficienza. Abbiamo assistito a carrozzoni che hanno fatto la fortuna di alcuni e, guarda caso, il disastro dei bilanci della collettivita', che si pagano in termini di aumento della spesa pubblica. Per il decreto legge gli affidamenti "in house" dovranno terminare entro il 2011. A nostro parere doveva attivarsi il sistema concorrenziale dal quale ottenere il massimo dei servizi e il minimo dei costi. Pubblico, privato o misto dovrebbero concorrere in competizione. Purtroppo mancano nel nostro Paese le vere liberalizzazioni.
Sophia 17 novembre 2009 17:27
da il Corriere
Le Regioni nel risiko della privatizzazione
Gli enti locali e la norma sull'acqua contenuta nel decreto Ronchi
17 novembre 2009
ROMA - Il decreto Ronchi che contiene tra le altre cose la norma sulla liberalizzazione dell'acqua, e sul quale il governo ha posto la questione di fiducia alla Camera, chiama in causa anche regioni ed enti locali, per il ruolo che svolgono nella gestione dei servizi idrici. L'articolo 15 del decreto Ronchi, ormai alle battute finali alla Camera, cambia le regole del gioco per le società che operano nel settore, prevedendo tra le altre cose che la quota di capitale in mano pubblica scenda sotto il 30%, lasciando spazio ai privati. Una novità che da una parte fa gola a molte utility, interessate ad allargare il proprio business nel settore del cosiddetto oro blu, dall'altra pone interrogativi agli enti pubblici che detengono quote nelle società.
IL CASO PUGLIA - Le reazioni politiche non sono mancate. Ma la situazione appare tutt'altro che uniforme. Chi nelle ultime settimane si è fatto portavoce di una battaglia contro la legge è stato Nichi Vendola. Il governatore della Puglia, infatti, ha già annunciato che ricorrerà alla Corte Costituzionale impugnando il provvedimento. Nel contempo i tecnici regionali appronteranno un testo che punta a trasformare la società Acquedotto pugliese da Spa a società di diritto pubblico. «La Puglia - fa notare però Renato Drusiani, direttore dell'area idrico-ambientale di Federutility, l'organizzazione che riunisce le 550 aziende che operano nell'acqua e nell'elettricità - è un caso a sè, in Italia e in Europa». Se in altre realtà regionali, infatti, operano più soggetti e sono diffuse società miste, le quote di Acp sono pressoché al 100% di proprietà della Regione Puglia (un 5% fa capo alla Basilicata). L'applicazione della nuova legge in arrivo, quindi, sconvolgerebbe l'assetto societario. Quanto alla lettura delle ricadute, dipende da che parte le si guarda. Vendola, lo ha detto chiaramente, teme un freno agli investimenti e un aumento delle tariffe.
LE ALTRE REGIONI - Situazioni simili a quella pugliese, ma solo in parte, in Calabria e Sicilia, dove è una società regionale a gestire l'acqua. Ma la quota in mano pubblica è molto più bassa e i privati hanno già una compartecipazione. Siciliacque è al 25% delle Regione, al 75% di soci industriali. Sorical, al 53% della Regione e al 47% del colosso francese Veolia. Sulla carta, quindi, l'interesse a osteggiare la legge non c'è. Questo non vuol dire che in molti territori la nuova legge non abbia provocato reazioni politiche a livello locale. Tre giorni fa duemila persone hanno partecipato a Menfi, in provincia di Agrigento, al consiglio comunale «aperto» contro la privatizzazione della gestione idrica. E in Sicilia circa 90 comuni stanno facendo fronte comune contro la legge. In Molise dal Pd e da Molise Acque, azienda speciale della Regione, arrivano appelli ad impugnare il provvedimento di fronte alla Consulta. Il Pd è agguerrito anche in Friuli Venezia Giulia così come i Verdi in Toscana. E pochi giorni fa la giunta comunale di Bolzano ha approvato un documento contro la privatizzazione dell'acqua. In Abruzzo Rifondazione Comunista definisce il nuovo decreto una legge truffa e ha annunciato che presenterà una propria proposta di legge.
Sophia 17 novembre 2009 19:11
Editoriale di Vincenzo Donvito (Presidente ADUC) 18 novembre 2009
Acqua pubblica o privata? No, per ora solo danni agli utenti. Verso l'alternativa?
E' all'ordine del giorno la discussione sul cosiddetto mantenimento del servizio pubblico o la cessione ai privati. I partigiani di quest'ultima ipotesi dicono tutto e il contrario dello stesso: negano che si tratti di privatizzazione ma non entrano nel merito. I partigiani dell'acqua "pubblica" sembrano marziani in Terra, come se l'attuale servizio pubblico -che difendono- avesse a che fare con il bene pubblico. I modelli in corso e proposti sono quelli su cui siamo intervenuti piu' volte denunciando furberie, ladrocini, fino a truffe vere e proprie ora al vaglio dell'autorita' giudiziaria.
Noi non abbiamo una formula vincente ma, al momento, una sola preoccupazione: che a pagare, senza servizio o con un pessimo servizio, sia sempre l'anello finale, l'utente.
Una cosa e' certa: il servizio pubblico erogato fa schifo e non e' economico. Ci sono delle eccezioni, ma non schiaffeggiamo la realta' se asseriamo che mediamente e' cosi'.
I problemi centrali sono quattro e, non a caso, legati all'assenza di mercato:
1 – le societa' erogatrici dei servizi sono si' private ma con -prevalente o meno- capitale pubblico, cosiddette societa' miste;
2 – lo Stato (o altro ente pubblico) che dovrebbe controllare, di conseguenza, e' in palese conflitto di interessi, dovendo controllare se stesso;
3 – la concorrenza territoriale non esiste, perche' l'utente ha a disposizione sempre e solo un erogatore del servizio. Che, di conseguenza, non agisce con logiche di mercato per avere nuove adesioni al proprio servizio, ma e' dedito solo al piu' intenso sfruttamento dei propri sudditi, con la costante minaccia di interruzione di un servizio a cui nessuno, in quanto unico, puo' rinunciare;
4 – non esiste un mercato e un business del settore, se non transitando nei meandri delle amministrazioni e dei partiti che le gestiscono, dovendo genuflettersi agli stessi e, quindi, senza possibilita' di offrire alternative.
Una realta' con la quale occorre confrontarsi perche' va superata.
L'attuale assetto del servizio pubblico e' un danno per gli utenti e per le casse dello Stato. Un ipotetico assetto ancora piu' centralistico e monopolista non e' realizzabile visto il contesto e gli impegni economici del nostro Paese in sede Ue e viste le disastrose esperienze passate la cui eredita' e' la principale responsabile del presente.
Noi nel frattempo siamo dalla parte dell'utente, per difenderlo dai soprusi della quotidianita'. Facciamo "riduzione del danno". E ne facciamo tesoro per capire e partecipare con idee e proposte verso un nuovo assetto che abbia al centro l'utente e un binomio: il diritto al servizio e la liberta' di scelta dello stesso.
yannis 18 novembre 2009 17:15
Se si ha il coraggio di dire che la gestione e/o il srvizio dell'acqua oggi è accettabile allora significa proprio avere cei preconcetti, avere un secchio in testa ed è inutile discutere.
Basti pensare che olmeno 1/3 dell'acqua viene persa in condutture rotte causa gli anni o rotte per fottere, abbiamo tariffe stratosferiche e, purtroppo, anche un mare di persone che per qualche ignoto motivo si dimenticano di pagare la bolletta o questa non arriva. Mai nessuno si è accorto che già da tempo molti comuni hanno affidato il servizio idrico a terzi? Allora non facciamo i finti tonti, svegliamoci, apriamo gli occhi su un servizo che non funziona e invece di criticare subito i provvedimenti poroposti civilmente si discutano, sicuramente saranno da migliorare ma bocciarli per partito preso non è indice di serietà, di civiltà ed è manifestazione di stupida supponenza. forse un abella bevura di vino a volte riesec a schiarire le idee ma ad alcuni poccorre una botte.
Sophia 18 novembre 2009 17:44
Ieri mi è capitato di vedere una trasmissione alla quale hanno partecipato rappresentanti del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua
http://www.acquabenecomune.org/spip.php?article=6137
hanno raccontato di aver consegnato già due anni fa una loro proposta di legge per ridurre gli sprechi e rendere più efficiente il servizio idrico senza svenderlo per due euro agli amici ... ma pare che nessuno se li sia filati ...
come mai ora in quattro quattr'otto vorrebbero la fiducia su un pacchetto mai discusso e che presenta gravi anomalie (lo stato si tiene la sfiga dei debiti da pagare per la manutenzione mentre agli amici solo il profitto)?
Come mai tutta questa fretta con due anni di tempo che avevano per parlarne più approfonditamente in parlamento?
qualcosa mi dice che i ddl blindati puzzano di fregatura per i cittaadini ...
yannis 18 novembre 2009 18:09
Un'idea per iSe possibile vorrei dare il mio modesto contributo a chi si tormenta affinchè in Italia ci sia più equità. Tormento giusto ma spesso e volentieri addomesticato alle proprie esigenze. Ora c'è stata la scoperta dell'acqua calda come se fino ad oggi tale bene fosse gratis e non superpagato, ma la speculazione politica non conosce confini. Bene, quello che pongo all'attenzione dei volenterosi è il prezzo del gpl in bomboloni per uso domestico. Circa il 7-8 % della polazione invece del metano usa il gpl in quanto, abitando in campagna o in zone montuose, la metanizzazione è una chimera. Premesso che parte di costoro, circa il 5 % sono dei benestanti in quanto abitano in ville, tutti gli altri sono o contadini o operai. Qualcuno si è mai chiesto quanto costa il gpl? Nell'anno in corso il costo di 1mc di metano è costato mediamente, applicando le varie tariffe, tasse e tutto il ben di Dio che compare nella bolletta, circa 0,65 €/mc. Il gpl che ,viene al 90% pagato a mc, costa dalle 0,65 €/mc a 1 €/mc. Il tutto dipende dalla capacità contrattuiale del cliente. Ultima chicca sapete quando dovrebbe costare , fatti i dovuti calcoli fico- energetici 1mc di gpl per essere alla pari del metano, cioè per le calorie che si hanno ai fornelli? Dal 22 al 25% in meno del litro di metano. Di certo non sono stato con le mani in mano c'è andata di mezzo una CCIA ed un paio di ditte. Se i difensori del popolo vogliono fare qualcosa si rimbocchino seriamente le maniche, lascino stare le fregnacce perchè tante cose serie aspettano di essere affrontate. volenterosi
Sophia 18 novembre 2009 18:30
ma cosa c'entra il gpl in un topic riservato a discutere il problema dell'acqua?
mah ... cosa vuol dire girare coi secchi in testa ... si sbaglia pure il topic da aprire oltre che a ragionare ...
yannis 18 novembre 2009 19:34
Qualcuno ha fatto un buco nell'acqua. Un aparte del parlamento ha approvato.basta metterci una pezza.
yannis 18 novembre 2009 19:34
Qualcuno ha fatto un buco nell'acqua. Un aparte del parlamento ha approvato.basta metterci una pezza.
Sophia 18 novembre 2009 19:49
Ottimo, motivo in più per scendere in piazza a protestare contro chi usa la FINTA FRETTA dei ddl blindati pur di non discutere le proposte dei FORUM di cittadini per i cittadini che giacevano da due anni nei cassetti del parlamento!!!
Leggo infatti nei giornali:
"La mossa del governo ha suscitato la reazione immediata di Cittadinanzattiva, che ha promesso l'inizio di una raccolta firme per chiedere un referendum.
"Il governo si è bevuto la fiducia dei cittadini", ha dichiarato Teresa Petrangolini, segretario generale di Cittadinanzattiva.
"Blindando l'acqua nel decreto Ronchi, l'esecutivo ha dimostrato di essere più preoccupato di assecondare gli interessi dei gruppi industriali privati che di regolamentare un settore vitale per la società con la costituzione di una Autorità", ha proseguito.
Secondo le associazioni dei consumatori, la liberalizzazione dell'acqua prevista dal decreto peserà sulle tasche degli italiani con aumenti a due cifre, compresi tra il 30 e il 40 per cento.
Per il Codacons, ad esempio, "si profila una vera e propria stangata". "Se consideriamo in 3 anni il tempo necessario perchè il nuovo sistema vada a regime, alla fine di questo processo il rischio concreto è quello di un aumento medio del 30 per cento delle tariffe dell'acqua".
Ancora più drastico il parere del responsabile dei servizi a rete del Movimento Difesa del Cittadino (Mdc), secondo il quale "gli aumenti in bolletta supereranno il 40 per cento", visto che "si aggiungerà la necessità dei profitto delle Spa con inevitabili conseguenze sulle tariffe".
Parole di amarezza arrivano anche dal presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani. "Ancora una volta, viene meno la collaborazione e il rispetto delle competenze regionali", ha detto Errani a proposito del dl Ronchi, aggiungendo: "Appena il decreto verrà approvato, la Regione Emilia Romagna valuterà tutti i profili costituzionali per decidere quale iniziativa assumere". Secondo il governatore dell'Emilia Romagna, infatti, "siamo di fronte a una forzatura che non convince nel metodo. La prossima settimana assumeremo una posizione nell'ambito della Conferenza delle Regioni".
Sophia 18 novembre 2009 20:09
povero Silvio ... proprio non sembra capire che più pensa di avere a che fare con sudditi in caserma e alle sue dipendenze ... e più scatena le reazioni rivolta dei cittadini a cui non piace esser trattaticome povere marionette ... ora ha fatto incacchiare pure Bonelli ....
18/11/2009 - 18.49
ACQUA: BONELLI, DAL 5 DICEMBRE RACCOGLIEREMO FIRME PER REFERENDUM


(IRIS) - ROMA, 18 NOV - "L'unica strada percorribile contro la privatizzazione dell'acqua, che il governo Berlusconi vuole imporre con l'ennesimo colpo di fiducia, è il referendum" il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, annuncia la mobilitazione contro la norma contenuta dal dl Ronchi. "Già dalla manifestazione del 5 dicembre cominceremo la raccolta delle pre-adesioni a sostegno delle raccolta firme per i referendum. Con questo provvedimento si socializzano le perdite e si privatizzano i profitti. Mentre nessuno si occuperà della rete idrica nazionale che si perde il 40% dell'acqua potabile e che avrebbe bisogno di investimenti strutturali e forti. Inoltre con questa privatizzazione si decuplicheranno le tariffe a tutto danno dei cittadini" aggiunge il leader del 'Sole che ride'. "L'atteggiamento della Lega, che con i suoi ministri sostiene il provvedimento e poi lo critica alla Camera dimostra una fortissima incoerenza. Su una materia così delicata come l'acqua bene comune non basta un semplice ordine del giorno" conclude Bonelli.
Sophia 18 novembre 2009 20:15
per curiosità mi sono andata a vedere che dicono i sondaggi del SOLE24ORE in tema di privatizzazione acqua:
Risultati di:Decreto Ronchi e la liberalizzazione delle società dell'acqua

Siete d'accordo o no sulla possibilità di privatizzare le società che gestiscono l'acqua?


10%
No
90%
yannis 19 novembre 2009 14:38
Con il nuovo provvedimento come faranno certe amministrazioni furbesche? Per ora gridano all'ingiustizia, poi taceranno per la vegogna.
fatti & misfatti 20 novembre 2009 12:07
Tratto da www.disinformazione.it
Ci hanno rubato anche l’acqua!
Marcello Pamio - 20 novembre 2009
Mercoledì 4 novembre scorso, dopo solo due giorni di discussione, è stato approvato il decreto-legge 25 settembre 2009, nr.135: “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee”, pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 223.
Il voto in Senato è la conclusione di un iter parlamentare che dura da 2 anni, infatti il governo Berlusconi, con l’articolo 23 bis della legge 133/2008, aveva provveduto a regolamentare la gestione del servizio idrico integrato che prevedeva, in via ordinaria, il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali a imprenditori o società, mediante il rinvio a gara, entro il 31 dicembre 2010.[1]
Quella legge è stata approvata il 6 agosto 2008, mentre l’Italia era casualmente in vacanza!
Un anno dopo, precisamente il 9 settembre 2009, il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto-legge (l’accordo Fitto- Calderoli), il cui articolo 15, modificando l’articolo 23 bis, muove passi ancora più decisivi verso la privatizzazione dei servizi idrici.[2] Il Pd, che è sempre stato piuttosto favorevole alla privatizzazione dell’acqua, ha proposto nella persona del senatore Bubbico, un emendamento compromesso: l’acqua potrebbe essere gestita dai privati, ma la proprietà resterebbe pubblica…[3]
Tale vergognoso decreto, passato con la fiducia ieri, da effettivamente il via libera alla privatizzazione dei servizi pubblici locali.
”Leggendo (neanche troppo attentamente) la “causale” del ddl, ci si accorge di essere di fronte all’ennesima “rapina di Stato” che, sotto il vessillo della “privatizzazione forzata” imposta dalla Ue, in realtà nasconde un bisogno di energie economiche per far quadrare i debiti con l’Europa”. [4]
“Le disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari... si traducono in bisogno di denaro per il governo italiano. Nessun diktat europeo impone la privatizzazione dell’acqua, anzi...”
”Risoluzione europea 11 marzo 2004, “Strategia per il mercato interno, priorità 2003- 2006” , al paragrafo 5 cita: “Essendo l’acqua un bene comune dell’umanità, la gestione delle risorse idriche non deve essere assoggettata alle norme del mercato interno”.[5]
Le stesse norme verranno ribadite nel IV° forum mondiale sull’acqua nella Risoluzione europea 15 marzo 2006, che al paragrafo 1 dichiara: “l’acqua è un bene comune dell’umanità e come tale l’accesso all’acqua costituisce un diritto fondamentale della persona umana; chiede che siano esplicati tutti gli sforzi necessari a garantire l’accesso all’acqua alle popolazioni più povere entro il 2015” .
L’emendamento che prevede l’affidamento della gestione dei servizi idrici locali ai privati, è il 15.504 e vede la firma del senatore piddino Bubbico.
Malgrado Bubbico in Senato abbia osannato il successo del Pd nella firma del ddl, sostenendo: “Grazie a un emendamento del Pd è stata scongiurata la privatizzazione dell’acqua, bene indispensabile, di primaria importanza per tutti i cittadini”, leggendo lo stesso emendamento si scopre la “truffa”. “Tutte le forme di affidamento della gestione del servizio idrico integrato [...] devono avvenire nel rispetto dei principi di autonomia gestionale del soggetto gestore e di piena ed esclusiva proprietà pubblica delle risorse idriche, il cui governo spetta esclusivamente alle istituzioni pubbliche [...]”.
Che in soldoni vuol dire: servizio autonomo affidato ai privati e proprietà pubblica della risorsa, ossia l'acqua. L'emendamento 15.504, un provvedimento quindi di privatizzazione dei servizi pubblici, avallato dal Pd, è stato respinto solo dall'Italia dei Valori e da tre senatori del Partito democratico (Marinaro, Zanda e Nerozzi), voti favorevoli di Udc, Pdl, Lega Nord e Pd, in questa "originale coalizione istituzionale" fautrice del nuovo principio: l'acqua un bene privato del mercato.
I partiti hanno criminalmente reso l’acqua un bene privato!
Come vedete, gli avvoltoi, indipendentemente dal colore partitico, rimangono sempre e solo degli avvoltoi, stipendiati, in questo caso, direttamente dalla lobbies delle bollicine.
Il mercato dell’acqua in Italia è un mercato molto interessante, per via degli 11 miliardi di litri di acqua minerale bevuti ogni anno. Stiamo parlando di circa 5 miliardi di euro di fatturato per i soliti noti.
Con simili numeri è possibile corrompere e/o convincere chiunque.
Il rapporto dei prezzi tra acqua minerale in bottiglia e “l’acqua del sindaco” (da ieri non più del primo cittadino, ma dei privati) ha dell’incredibile: un litro di acqua minerale costa mediamente 0,35 - 0,40 euro, contro 0,001 euro dell'acqua del rubinetto.
La grande truffa dell’acqua in bottiglia
(tratto da www.trekking.it/it/articoli/La-grande-truffa-dell'acqua-minerale_2503.html )
Fino a qualche anno fa, le “acque minerali” dovevano comunque sgorgare da fonti certificate, monitorate, e con caratteristiche dell’acqua almeno particolari rispetto alla semplice acqua potabile.
Poco importa se, anche in questo caso, si potrebbe configurare quantomeno l’appropriazione discutibile, ancorchè tollerata dalle normative, di un bene che appartiene a tutti i cittadini, poichè le acque sotterranee fanno parte del demanio pubblico.
Le aziende private che sfruttano le falde acquifere potabili, infatti, pagano alla collettività un irrisorio “canone di coltivazione”, a fronte della concessione, spesso permanente, di un bene pubblico. In pratica, gli amministratori che dovrebbero gestire, e non svendere il patrimonio collettivo, lo hanno invece“regalato” alla speculazione delle multinazionali.
Se nella legislazione italiana “il quadro normativo stabilisce che le risorse idrominerali sono un bene pubblico, fanno parte del patrimonio indisponibile delle regioni e il loro uso deve essere improntato all'interesse pubblico”, non si capisce come sia possibile che in calce alle concessioni “regalate” ad alcuni famosi marchi di acqua minerale figuri la scritta “perpetua”: significa che alcune multinazionali accumulano miliardi vendendo l'acqua di tutti, per sempre, come la San Pellegrino (Nestlé), che fino al 2002 pagava 5 milioni e 270 mila lire all'anno per la concessione; in rapporto, quasi stupiscono i 33 milioni e 464.500 lire (sempre dati 2002) sborsati per imbottigliare la Levissima (ancora Nestlé).
Sempre Nestlè (che vende nel mondo 19 miliardi di litri d’acqua), ha in concessione lo sfruttamento delle fonti di Pejo, in Trentino, da cui estrae e imbottiglia 110 milioni di litri/anno (con un ricavo di circa 35 milioni di euro/anno), e attualmente paga al Comune di Pejo una tassa di concessione di 30.000 euro l’anno.
Oggi, almeno sulla carta, le aziende che sfruttano l’acqua sono soggette a una minima tassa di 0,0005 euro al litro, ma solo sul prodotto imbottigliato; tanto per fare un esempio, in Lombardia (la regione più ricca di fonti e sorgenti) vengono imbottigliati 3 miliardi di litri d’acqua, ma altri 7 miliardi vengono sprecati nelle fasi di lavorazione.
La truffa, però, è ben altra, e sconvolgente: oggi, spesso, nelle bottiglie di plastica in vendita sugli scaffali dei supermercati, o sui tavoli di pizzerie e ristoranti, si trova “acqua microfiltrata”, pagata a prezzo dell’acqua minerale, ma altro non è che acqua del rubinetto, la stessa che esce da quelli delle nostre case, messa in bottiglia e ricostituita con l'aggiunta di anidride carbonica e sali minerali.
Nel mondo, l'azienda leader nella vendita di “acqua del rubinetto” è la Coca Cola , che la imbottiglia soprattutto per i paesi del terzo mondo, privati dell'acqua come bene comune.
Con risvolti curiosi, se non fossero tragici: l'acqua Dasani (Coca-Cola), prelevata dall’acquedotto pubblico della contea di Kent e commercializzata in Gran Bretagna, con un aumento del prezzo di 3.166 volte rispetto al costo di origine, è stata ritirata dal mercato perchè, nonostante uscisse pura dal rubinetto, come certificato da numerose perizie, una volta imbottigliata diventava potenzialmente pericolosa perchè addizionata con una elevata percentuale di bromato, nota sostanza cancerogena.
Sophia 20 novembre 2009 14:03
Grazie fatti & misfatti!
io le apprezzo molto le segnalazioni di articoli e contributi in tema.
Sophia 20 novembre 2009 14:42
A mia volta segnalo l'ultimo Comunicato ADUC
20 novembre 2009 aggiornato alle 14:03
Assetati italiani, benvenuti nel barocco sistema idrico, attuale e futuro. La cosiddetta privatizzazione dell'acqua approvata in Parlamento e' una bufala, gia' realta' in Toscana. Non c'e' privatizzazione e mercato, ma solo un misto di pubblico e privato, con meccanismi in cui la politica continuera' a far proliferare poltrone e i privati a introitare non profitti, ma rendite.
E' un modello che gli amministratori della Toscana hanno messo in pratica fin dal 1994, con controllore e controllato che coincidono, e dove i profitti per i privati non dipendono dalla buona gestione, ma sono garantiti.
Il caso Firenze e zona.
La gestione del servizio idrico e' affidata a Publiacqua, societa' al 60% dei Comuni fiorentini e al 40% della 'privata' Acea, societa' controllata dal Comune di Roma, a sua volta partecipata da un'azienda sotto il controllo dello Stato francese.
Il controllo dell'operato di Publiacqua e' affidato all'Aato 3, una sorta di consorzio a cui partecipano tutti i Comuni in cui opera Publiacqua. Quindi controlli solo di facciata, a comandare e' Publiacqua che detta la linea all'Aato.
Utili/rendite assicurati. Ad Acea, il socio 'privato' che ha investito 70 milioni di euro, e' garantita una remunerazione del 7% annuo, oltre al recupero dell'inflazione: i privati -finti o meno- sono in fila per investire il proprio capitale in ambiti del genere, altro che Bot, Borsa, etc... Tempo fa l'Aato ha deliberato una sopratariffa a carico degli utenti per complessivi 6,2 milioni di euro, la motivazione? Conguaglio sui ricavi: e' come se la Fiat, a seguito di una perdita di esercizio, potesse inviare a tutti gli acquirenti di Punto, Bravo e Panda una lettera in cui richiede un'integrazione di prezzo.
Cosi' diventera' tutta l'Italia con la nuova legge a cui il centrosinistra si e' opposto solo perche' non l'avevano proposta loro.
Se lo Stato non esce da questo conflitto di interessi non sara' mai in grado di garantire i cittadini/utenti che il suo controllo sia per il bene pubblico.
Inoltre la privatizzazione in se', quand'anche non vedesse la partecipazione azionaria dello Stato, non garantisce il cittadino utente. Se ad Arezzo -citta' portata ad esempio per la privatizzazione che ha fatto lievitare le tariffe con miglioramento della qualita' del servizio- l'utente non puo' scegliere un fornitore rispetto ad un altro (cosi' com'e' oggi), perche' mai la societa' 'Nuove Acque' dovrebbe abbassare le tariffe e migliorare ulteriormente la qualita' visto che gli manca lo stimolo della concorrenza e le basta solo mantenersi 'caldi' i politici locali?
Se non si passera' anche alla liberalizzazione, per il cittadino utente non cambiera' nulla. Cosi' come si e' fatto (ancora in parte) per telefonia ed energia, occorre che sia l'utente finale a determinare il mercato con la propria scelta, verso i piu' meritori per qualita' e prezzo.
A questo link alcuni esempi dei danni prodotti dal barocco sistema toscano
yannis 20 novembre 2009 16:06
Se l'attuale sistema idrico nazionale ed in particolare quello del meridione perde circa 1/3 dell'acqua privatizzare l'acqua può essere uno dei tanti sistemi per poter far fronte alle riparazioni oppure faccamo fronte alle perdite aggiungendo del vino.
yannis 24 novembre 2009 15:46
A volte quante fesserie si scrivono. Leggo che il parlamentare di sinistra Vannino Chiti quando governava la Toscana ebbe a legiferare per la vendita dell'acqua e tutti i Comuni ottemperarono..... Che starno ora la sinistra osteggia la proposta della maggioranza. E' ipocrisia o dimenticanza politica. possibile che la sinistra debba cadere sempre in certe fregnacce? Sicuramente quanto ho letto non è esatto e certamente non politicamente corretto.
lucillafiaccola1796 24 novembre 2009 19:02
Il cosiddetto "capitalismo" una volta, soggiaceva al mercato e quindi alla domanda ed all'offerta. Tanta domanda caro prezzo, poca domanda basso prezzo! Questi però hanno revisionato anche il capitalismo e si giocano le partite di pallone senza avversario... che nel frattempo hanno sterminato con le loro armi... di distruzione di masse!
Per staccarci l'acqua, debbono tagliare i tubi al condominio perché il contatore e quindi l'erogazione ce l'ho dentro casa ed anche la rotella di chiusura della colonna io, per caso, ce l'ho vicino vicino! E dentro casa non possono venire.. senza mandato... io non li faccio entrare in quanto mi potrebbero piazzare una droga in casa e dire che spaccio o che mi faccio.. i fatti dei fattacci!
Attrezziamoci... boicottiamoli!
Stano licenziando tutti! Chi le pagherà le pensioni ai vecchietti deficienti e non?
Si stanno magnacciando tutto! Poi, quando la nave italia affonderà ed è lì lì, loro scapperanno all'estero e si papperanno i soldi che ci hanno rubato... ma quale mafia....!
ma quale totò riina! Questi sono solo para.venti che quando non sono più utili vengono scaricati... forse... A noi chi ce lo assicura che riina stia in carcere? In carcere qui ci stanno solo i predestinati ad essere assassinati....
Non vogliamo fare niente?
Che cazzo di uomini siamo? uomini? no bisommini e cazzabubbole!
Che skifo!
lucillafiaccola1796 24 novembre 2009 19:03
yannis... sta favola della dx e dela sx non attacca più... cambia musica... che non ti si fila nessuno....!
E bastaaaaaaaahhhhhhhhh!
ennio4531 21 gennaio 2010 18:39
La privatizzazione parziale ( ... parziale in quanto i partiti ovvero i politici potranno comunque metterci il becco ) rappresenta, finalmente, un passo in avanti per ridurre tutte quelle forme di clientelismo che consentono ai politici di usare gli enti gestori dell’acqua, così come di tutti gli altri servizi pubblici gestiti in monopolio, come discarica per piazzare amici e parenti nei consigli d’amministrazione, nei ruoli dirigenziali, impiegatizi e consulenze esterne ( … tralasciamo il capitolo degli appalti ad aziende amiche come avviene in modo netto nelle regioni ‘rosse’ ).
A molti,forse, sfugge questo aspetto al quale nessuna maggioranza politica ha saputo resistere in quanto impegnate a nominare , spesso e volentieri, persone inadeguate se non incompetenti il cui compito era ed è di occupare lo scranno, di versare al partito , su base ‘volontaria’, una percentuale dei compensi percepiti e di allargare la base elettorale con assunzioni mirate.
Il caso dell’ Ente acquedotto pugliese, a capo del quale fu posto per affinità ideologica dal presidente della regione Vendola il professor Petrella ( … ‘mistico’ dell’acqua ) , rappresenta l’emblema del fallimento di chi, pontificando sulla gestione pubblica dell’acqua , è stato incapace , come affermato dallo stesso Vendola, a tappare i buchi dell’acquedotto.
La competizione tra privato e pubblico comporterà, molto probabilmente, la riduzione dei carrozzoni partitocratrici clientelari ed una maggiore attenzione a far gestire il servizio da parte di persone le cui competenze si baseranno sul merito e non sulla tessera di partito e di ciò ne beneficerà, direttamente o indirettamente, la collettività intera.
Finalmente la classe politica, liberata dall'incombenza interessata delle nomine, avrà mano ancora più libera per attivarsi, senza condizionamenti di sorta, a sottoporre l'ente gestore a controlli e verifiche che adesso si guarda bene dal fare per non compromettere i propri protetti.
Se così sarà, la privatizzazione avrà anche una portata etica e morale che il monopolio pubblico difficilmente assicura.
Quando si scrive di ritornare alla mano pubblica ( ... le vecchie municipalizzate ), non ci si rende conto di sostenere vecchie politiche clientelari i cui risultati, troppo frequentemente, sono stati disavanzi e inefficienze e di scambiare il catastrofismo e le ossessioni per la parziale privatizzazione per profetismo.
lucillafiaccola1796 21 gennaio 2010 19:30
Ennio..... non c'è "competizione" fra pubblico e privato... c'è solo arrogante, impunita, soopraffazione del cittadino contribuente...
I privati sono sempre loro... lanzillotta, alemanno, tutta na' kriokka...!!!!
Staccassero pure i contatori... andremo alla fonte!!!! Non hanno tanti poliziotti carabinieri polmunipali guardia di finanza esercito aviazione marina per ammazzarci tutti!!!! In fin dei conti loro, insieme ai loro co-mantenuti... quanti saranno? Indaghiamo, gente, indaghiamo...!
Inoltre sono inkompetenti ed inka-paci.. bboni solo arrubbà co'limpunità...dovrebbe essere facile scojonalli.... se stiamo tutti insieme...
sugar magnolia 22 gennaio 2010 13:33
dovrebbe essere facile scojonalli.... se stiamo tutti insieme...
No, non lo e' affatto, perche' controllano le leve del potere e le liste delle elezioni.
Quindi quando voti voti solo chi hanno messo in lista loro.
E se noi volessimo riunirci per fare ns. liste manca il cash e metterebbero 1000000 bastoni tra le ruote.
Lucilla,....... non e' facile affatto.
Il potere e' come un cono, sali fino alla punta, e dalla punta controlli la base.
yannis 22 gennaio 2010 18:30
Un suggerimento: mai mettersi seduti sulla punta di un cono. Battuta a parte vorrei sapere in quale paese italiano non si paga l'acqua. Se non si paga c'è qualcosa che non va , cioè viene fottuta. E' meglio concedere un servizio a trattativa privata o tramite asta? Solo chi è abituato ad accontentare i compagni di merenda preferisce la trattativa privata. l'asta, sempre se ben condotta, non favorisce nessuno. mettere il carro davanti ai buoi cioè pensando ad aste truccate è poco serio anzi lascia pensare molto ai compagni di merenda. paghiamo tutti ed alla fin esi pagherà meno.
yannis ( se non mi cancellano io continuo)
lucillafiaccola1796 22 gennaio 2010 19:31
E chi vota? Io li vòterei TUTTI nell'uolter closet e tirerei l'acqua....
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