mah
08 maggio 2009 00:00
in effetti...
Miranda
08 maggio 2009 00:00
Ti sbagli, si chiedono ai genitori le genralità loro e dei figli che iscrivono, il titolo di studio straniero tradotto, si fa una prova per capire i livelli di partenza. Gli si chiede tutto ciò che viene abitualmente chiesto ad un bambino italiano. L'unica cosa che non viene chiesta è se ha il permesso di soggiorno o meno. La scuola italiana è una scuola di formazione non di polizia.
mah
08 maggio 2009 00:00
sì ma nel paese le leggi si rispettano! e si è tutti "schedati" all'anagrafe. tranne i clandestini, che evidentemente non devono seguire le leggi del nostro paese.
si chiedono ai genitori le genralità loro e dei figli che iscrivono
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e cosa rispondono? ajeje brazorf? che documento attesta le generalità?
Miranda
09 maggio 2009 00:00
Ma che dici! I documenti sono ufficiali con i timbri dell'ambasciata o del consolato. I certificati di nascita sono autentici. I "presidi - spia" si preoccupano di contattare i consolati per la traduzione e l'autenticità dei documenti ma non denunciano.
La scuola italiana è una scuola di formazione non una scuola di polizia.
Supervik
09 maggio 2009 00:00
per Miranda:
se uno straniero ha i documenti in regola non e' un clandestino.... Secondo te un clandestino ha i documenti del consolato e della sua ambasciata? Non hanno neanche uno straccio di carta d'identita' per evitare che i carabinieri scoprano che sono ricercati chissa' per quale motivo nel loro paese.... Di che documenti parli? Del decreto di espulsione? Del permesso di soggiorno? Se hanno il permesso di soggiorno non sono clandestini..... Stiamo parlando di uno che dice di chiamarsi abbu abbas ma non ha documenti di nessun genere....
Paolo 1
09 maggio 2009 00:00
Su questo tema, e su questioni analoghe, si vede come le tesi degli amici degli immigrati siano tirate per i capelli.
Nessuno nega che tutti gli esseri umani, siano essi europei o extraeuropei, siano adulti o bambini, abbiano tutti quei diritti che vengono elencati nella Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e del cittadino, quei diritti li hanno. Quello che non esiste e' l'obbligo del nostro governo di assicurare loro quei diritti, perche' sono i loro governi che devono fornire loro istruzione, assistenza medica, lavoro, pensioni, etc etc, non il nostro, che quei diritti li deve garantire si', ma solo ai cittadini italiani.
Qualcuno sostiene che ci sono dei trattati internazionali per cui bisogna curare e/o istruire quegli stranieri di cui il loro governo se ne infischia. Non so se simili trattati eisistano davvero, ma se esistessero sarebbero ingiusti e andrebbero eliminati.
E non si dica che certi paesi sono poveri e non possono fare questo o quello. Non ci sono paesi poveri, persino nei paesi arabi e nell'Africa nera ci sono ricchi e ricchezze, se ci sono ingiustizie sociali che se la sbroglino tra di loro, non e' giusto che cerchino di scaricarci sul groppone i loro poveri e i loro ammalati, ne abbiamo gia' abbastanza dei nostri.
Paolo
per miranda
09 maggio 2009 00:00
scuola di formazione, MA PER CHI? PER CHIUNQUE METTA PIEDE SUL TERRITORIO????? Tu sei fuori di testa...
Miranda
09 maggio 2009 00:00
Veramente io non sono fuori ma dentro la scuola e mi risulta con certezza che nessuno viene iscritto a scuola senza documenti. In quanto alla formazione, come per la cultura, non esistono confini se non quelli che si creano artificialmente con la diffidenza e l'intolleranza. Ricordiamoci che il nostro è un popolo di emigranti e non tutti senza macchia. I mafiosi americani hanno tutti un cognome italiano. Questo non vuol dire che dobbiamo accettare i delinquenti che vanno rispediti a casa o messi in galera. Chi viene per lavorare, e io ne conosco molti, spesso sta qui in nero e contribuisce all'economia del paese.
mah
10 maggio 2009 00:00
La scuola italiana è una scuola di formazione non una scuola di polizia.
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lo puoi ripetere all'infinito ma non c'entra nulla!
la legalità deve essere alla base di tutto.
se questi sono clandestini non hanno un lavoro regolare e quindi non pagano le tasse, pesano sulla società (per sanità, istruzione ed assistenza). e poi magari gli diamo anche le case popolari?
facciamo che provvedi tu a casa tua? tanto mica sei poliziotta...
Miranda
10 maggio 2009 00:00
Alla casa non debbo provvedere né io né tu. Pagano affitti salati per topaie malsane con i quattro soldi del lavoro in nero.
Ma voi fate una battaglia di retroguardia. Le migrazioni di popoli, spinti dal bisogno, non le ha mai fermate nessuno fin dall'antichità. Sarebbe meglio gestire il fenomeno in modo intelligente per non venirne travolti.
Onore a maestri e professori che accolgono tutti i bambini per istruirli, anche se si chiamano ajeje brazorf
Supervik
10 maggio 2009 00:00
per Paolo 1:
condivido totalmente il tuo post!
per Miranda
10 maggio 2009 00:00
Ah Miranda, ora stai facendo poesia! "In quanto alla formazione, come per la cultura, non esistono confini se non quelli che si creano artificialmente con la diffidenza e l'intolleranza"; te li spiego i confini con cui bisogna scontrarsi: lavori nella pubblica istruzione, a cui fa capo un Ministero della Repubblica Italiana che ha il compito di adattare le risorse ai bisogni (altro che diffidenza ed intolleranza...si chiama SOCIETA'); se ritieni necessario impartire l'istruzione anche a chi non ha nemmeno il diritto di permanere sul territorio della Repubblica Italiana, potresti mettere su una ONLUS con quella "<i>mission</i>" e dedicarti attivamente ad essa nel tempo libero, ma pretendere di fare questo servendosi delle risorse della nazione (strutture e personale) è quantomeno pretenzioso.
mah
11 maggio 2009 00:00
Alla casa non debbo provvedere né io né tu. Pagano affitti salati per topaie malsane con i quattro soldi del lavoro in nero.
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beh a tutti i servizi provvedo anche io, visto che pago le tasse!!
se poi qualcuno li sfrutta, che venga condannato chi lo fa. ma tu accettando queste condizioni di vita accetti anche che vengano sfruttati.
ti rendi conto che predichi bene ma ottieni il contrario?
Le migrazioni di popoli, spinti dal bisogno, non le ha mai fermate nessuno fin dall'antichità. Sarebbe meglio gestire il fenomeno in modo intelligente per non venirne travolti.
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nessuno le vuole impedire, ma si possono regolamentare. per il bene di tutti.
gestire il fenomeno in maniera intelligente non vuol dire far venire tutti.
Onore a maestri e professori che accolgono tutti i bambini per istruirli, anche se si chiamano ajeje brazorf
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purtroppo non "si chiamano" ajeje brazorf ma "dicono di chiamarsi" ajeje brazorf, è diverso.
inoltre come ti ho già detto questa attività di volontariato viene fatta coi soldi di tutti ed in barba al rispetto delle leggi e della civile convivenza, perciò dovreste farla con fondi vostri aprendo una onlus, come ti hanno già detto.
mah
11 maggio 2009 00:00
Ricordiamoci che il nostro è un popolo di emigranti e non tutti senza macchia
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piccola differenza: i nostri emigravano con visto, non coi barconi in clandestinità.
giusto per non fare torto alla storia.
Chi viene per lavorare, e io ne conosco molti, spesso sta qui in nero e contribuisce all'economia del paese.
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chi lavora in nero di contributo ne da poco: porta via il lavoro ad altri, non contribuisce a pagare le tasse ma in compenso usufruisce dei servizi (scuole per i figli, sanità, assistenza, infrastrutture).
capisci che non si può pensare di accogliere chiunque abbia voglia di venire qui?
Miranda
11 maggio 2009 00:00
Ribadisco che si chiamano e non si fanno chiamare.
Dico anche, che non sono gli stranieri a non voler essere messi in regola ma è il datore di lavoro che non lo vuole fare.
La Costituzione e le leggi attuali non impediscono ai bambini, da qualunque parte vengono, di essere istruiti.
Gli insegnanti accolgono questi bambini anche perché, fortunatamente, poliziotti e carabinieri, di fronte alle situazioni difficili dei loro genitori, spesso chiudono un occhio e a volte entrambi.
I nomi dei bambini vengono inseriti nell'anagrafe scolastica che è collegata e controllata dal Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca.
Riconfermo che i delinquenti vanno rispediti a casa o messi in galera.
Infine: gli italiani sono stati e sono un popolo di emigranti anche clandestini.
Nella fase dei grandi esodi, gli italiani hanno passato le montagne e si sono imbarcati sulle navi per l’estero senza documenti e con l’aiuto di individui e reti sotterranee che avevano lo scopo di eludere i controlli, creando giri d’affari che aprivano nuove opportunità di vita, ma senza nessuna garanzia per l’incolumità della gente in fuga.
Nel “Lungo viaggio” di Leonardo Sciascia si parla di emigrati che nel tentativo di raggiungere l’America, e in particolare Trenton, «Nugioirsi», vendono tutti i loro averi e si affidano a quello che oggi chiameremmo uno scafista, un certo Sig. Melfa, un «impresario» del traffico umano. Il resto è tutto da leggere. Se volete, leggetevi anche "Angeli caduti al passo del Diavolo" o "L’orda" di Gian Antonio Stella. Oppure basta guardare i films come "Pane e cioccolata" con Nino Manfredi o "Il giorno del giudizio" con Alberto Sordi.
Vi saluto, siete troppi per le mie forze.