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cristiana vera 16 maggio 2009 00:00
sono gli italiani che hanno dimenticato di essere stati emigranti......
mah 17 maggio 2009 00:00
da: cristiana vera
data: 16 Maggio 2009
sono gli italiani che hanno dimenticato di essere stati emigranti......
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ancora con questo argomento insulso.. ma sei de coccio!!!!
gli italiani non andavano come clandestini con i gommoni ma con regolare visto di ingresso, ed in paesi in espansione che richiedevano manodopera!
le condizioni sono completamente diverse, lo vuoi capire?
tant'è che ora vi fossilizzate sul discorso "rifugiati politici": una dimostrazione in più che non stiamo parlando dello stesso fenomeno.
giovanni 17 maggio 2009 00:00
per cristiana,
se tu che hai dimenticato che prima di parlare necessita riflettere, dire fesserie non sta bene, ruguardati tutta la stora della nostra emigrazione. Di una preghiera.
cristiana vera 17 maggio 2009 00:00
prechero' per te , in fondo appariteni a colro che non sanno cosa dicono, cosa ha di diverso la nostra emigrazione, oltre a tanti bravi lavoratori e anche a qualche mafiosetto esportato all'estero?
depresso 17 maggio 2009 00:00
C'è chi interviene sempre, in tutti i forum, dispensando perle di saggezza, puntando il ditone armato contro gli altri che non la pensano allo stesso modo, fondando le proprie teorie su luoghi comuni mai verificati. Tanto per precisare da un articolo del "Corriere della Sera"
" Taluni (oggi) non conoscono niente della grande emigrazione italiana. Niente. Non sanno che larga parte dei nostri emigrati, almeno quattro milioni di persone, è stata clandestina. Lo ricordano molte copertine della Domenica del Corriere, il capolavoro di Pietro Germi “Il cammino della speranza”, decine di studi ricchi di dettagli (tra cui quello di Simonetta Tombaccini dell’Università di Nizza o quello di Sandro Rinauro sulla rivista “Altreitalie” della Fondazione Agnelli) o lo strepitoso reportage in cui Egisto Corradi raccontò sul Corriere d’Informazione del 1947 come aveva attraversato il Piccolo San Bernardo sui sentieri dei “passeur” e degli illegali.

Sepolti vivi, per anni, nei loro bugigattoli alle periferie delle città industriali. Coi genitori che, terrorizzati dalle denunce dei vicini, raccomandavano loro: non fare rumore, non ridere, non giocare, non piangere. Trentamila erano, a metà degli anni settanta, i bambini italiani clandestini in Svizzera: trentamila. Al punto che l’Ambasciata e i Consolati organizzavano attraverso le parrocchie e certe organizzazioni umanitarie addirittura delle scuole clandestine. E i nostri orfanotrofi di frontiera erano pieni di piccoli che, denunciati dalla delegazione di qualche zelante vicino di casa, erano stati portati dai genitori appena al di qua dei nostri confini e affidati al buon cuore degli assistenti: “Tenete mio figlio, vi prego, non faccio in tempo a riportarlo a casa in Italia, è troppo lontana, perderei il lavoro: vi prego, tenetelo”. Una foto del settimanale Tempo illustrato n. 7 del 1971 mostra dietro una grata alcuni figli di emigranti alla Casa del Fanciullo di Domodossola: di 120 ospiti una novantina erano “orfani di frontiera”. Bimbi clandestini espulsi. Figli nostri."

Questa era, soprattutto l'emigrazione italiana.

giovanni 17 maggio 2009 00:00
per i bla , bla di professione che non sapendo cosa dire gli basta sparlare dell'attuale governo, che sia una forma di godimento, forse lo sarà ma è demenziale.
Riporo per sommi capi la risposta che il Capo dello Stato ha dato a chi gli ha fatto notare il rimpatrio di 544 albanesi avvenuto nel 1997. La frase "troppa retorica xenofoba" non si riferiva al disegno di legge;
-la legislazione vigente nel 1997 tendeva a conciliare accoglienzae rispetto delle regole, contrastando l'immigrazione clandestina. venivno pianificati i flussi di immigrazione da inserire legalmente e quote di ingresso annuali. Alla scadenza dei 60 giorni di "protezione umanitaria2 scattava il rimpatrio per quanti non risultassero esposti a pericoli.
Cosa c'è di tanto diverso? Poco o nulla, soltanto che ora gli "intelligenti"sono all'opposizione e sentendosi fottuti chissà per quanti anni si devono inventare coglionate. Possibile che in Italia le persone debbano, almeno gli acculturati, ragionare come gli dice il capopopolo ed il sindacato? Questo è progresso si ma solo per gli ottusi.
Topesio 17 maggio 2009 00:00
Depresso, è quello che vado ripetendo fino alla noia: questi quattro saltimbanchi non sono altro che degli IGNORANTI. che vuoi che ne sappiano della Storia o di qualsiasi altra materia o Arte? Sanno solo quello che i programmi spazzatura del nano gli somministrano (a grandi dosi, per la verità).
mah 17 maggio 2009 00:00
ancora con questo argomento insulso.. ma sei de coccio!!!!
gli italiani non andavano come clandestini con i gommoni ma con regolare visto di ingresso, ed in paesi in espansione che richiedevano manodopera!
le condizioni sono completamente diverse, lo vuoi capire?
tant'è che ora vi fossilizzate sul discorso "rifugiati politici": una dimostrazione in più che non stiamo parlando dello stesso fenomeno.

e il fatto che eventualmente in passato una piccola minoranza era clandestina cosa vuol dire? che è giusta la clandestinità?
allora siccome sono già avvenuti omicidi dobbiamo agevolare gli omicidi?
ma che ragionamento è?

ribadisco che gli italiani sono andati, con tanto di visto, in paesi in via di sviluppo che avevano grande necessità di manodopera.
qualche mela marcia ci sarà anche stata, come del resto ci sono in tutte le società anche più civili, ma non bisogna farla passare per "normalità" solo per interessi di parte.

prechero' per te
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preca per te!

oltre a tanti bravi lavoratori e anche a qualche mafiosetto esportato all'estero?
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non capisco se sei orgogliosa di aver esportato mafiosetti! siccome io mafiosetto non lo sono non ne sono nè orgoglioso nè difendo chi vuole importare nuova delinquenza.
depresso 18 maggio 2009 00:00
Le situazioni non sono per niente diverse, lo saranno per chi è abituato a guardare solo il suo ombelico. Disperati erano gli italiani che espatriavano anche clandestinamente e anche su barconi scassati (leggere "Il lungo viaggio" di Sciascia), ancora più disperate sono le condizioni di chi cerca scampo alla fame, alla sete, agli eccidi di massa. La soluzione va trovata in modo diverso, trattando con questa Europa bottegaia oltre che con un personaggio inaffidabile come Geddafi, ma per questo ci vuole un governo serio che sa farsi valere e non un governo del cucù.
che barba! 18 maggio 2009 00:00
"leonardo-auro-ecc" spera che cambiando nik non lo si riconosca lo stesso dai suoi post insulsi e ottusi. vero giovannino?
mah 18 maggio 2009 00:00
le situazioni sono estremamente diverse!!!

agli eccidi di massa
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non dalla libia!!

chi ha diritto all'asilo può chiederlo in libia, non stiamo parlando di persone che fuggono dalla libia.

inoltre paragonare questi flussi migratori con quelli dei nostri emigranti, che andavano in paesi in via di sviluppo, continua a non essere corretto.
depresso 18 maggio 2009 00:00
- Che le situazioni siano diverse è un'opinione e per quel che penso io è errata.
- La Libia è il terminale di una situazione drammatica che esiste dal Sahara, al centro e al corno d'Africa.
- La Libia non riconosce l'istituto dell'asilo politico.
- Gli italiani, anche clandestinamente, andavano in Svizzera, in Germania, in Belgio e in altri paesi d'Europa che non sono e non erano paesi in via di sviluppo.
- Ancora oggi gli italiani, non spinti dalla fame ma dalla ricerca di una fortuna migliore, vanno in aereo in America con il passaporto turistico e vi restano per anni clandestinamente.
- Gli italiani sono secondi, in questo, solo ai polacchi.
- Ciò non toglie che l'emigrazione debba essere disciplinata,
- ma un paese, cosiddetto sviluppato e civile, anche se in crisi, come il resto del mondo, dovrebbe trovare una soluzione civile all'afflusso di gente disperata.
Miranda 20 maggio 2009 00:00
Perché l'Albania non è più un problema e gli albanisi non arrivano più? Perché. un governo, considerato inefficiente, ha invece saputo fare gli accordi giusti nonstante e non solo respingimenti.
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