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? 20 giugno 2009 00:00

ma come fa uno che chiede sicurezza a non chiedere sicurezza dai delinquenti che abbiamo in parlamento?
Giancarlo Caselli 20 giugno 2009 00:00

ascolta quel ch edice Caselli a questo proposito

http://www.youtube.com/watch?v=Fjo0Qt0icMc
Saramago 22 giugno 2009 00:00
Saramago: “La corruzione non importa a nessuno”

Il quotidiano spagnolo El Mundo intervista José Saramago.


José Saramago ha raccolto gli articoli pubblicati durante i primi sei mesi della sua attività da blogger ne “Il Quaderno”, un libro che in Italia è stato censurato da Silvio Berlusconi e che riflette lo spirito critico del suo autore. “La corruzione non importa a nessuno”, sostiene l’autore in un’intervista realizzata via e-mail in occasione della pubblicazione de “Il Quaderno” (Edizioni Alfaguara).

Il libro, i cui incassi saranno devoluti alla Fondazione José Saramago che ospita il blog dello scrittore, sarà presentato dall’ottantaseienne Premio Nobel portoghese in un incontro con i blogger e aperto a tutti gli internauti del mondo, che si terrà il prossimo 25 [giugno, N.d.T.] a Lisbona.

Domanda.- La casa editrice italiana Einaudi, proprietà di Silvio Berlusconi, non pubblicherà “Il Quaderno” in quanto contiene critiche dirette al primo ministro italiano e magnate della comunicazione. Cosa ne pensa di questa decisione?

Risposta.- Prima o poi sarebbe dovuto accadere. Berlusconi è padrone e signore di Einaudi, era scontato che avrebbero preso una decisione contro l’impertinente scrittore che gli crea seccature. Bisogna ammettere che gli editori non potevano far altro che obbedire agli “ordini” del despota. I loro posti di lavoro sarebbero stati in pericolo se avessero deciso di pubblicare “il Quaderno”. Come minimo il giorno dopo si sarebbero ritrovati in mezzo a una strada.

D.- Cosa accadrà con l’edizione italiana de “Il Quaderno”?

R.- “Il Quaderno” sarà pubblicato in Italia dalla casa editrice Bollati Boringhieri che, grazie alla sua disponibilità, è diventata la mia nuova casa editrice. Per quanto riguarda Einaudi, non ho nulla contro gli editori, piuttosto contro il proprietario dell’azienda.

D.- Che conseguenze ha per la democrazia italiana il fatto che Berlusconi associ potere politico, economico e mediatico?

R.- Qualcuno ha detto che una metà della popolazione lavora per Berlusconi e che l’altra metà sogna di farlo. Questa è una delle cause del problema. L’altra, forse ancora più importante, è che la corruzione non importa a nessuno. Proprio adesso in Spagna un partito come il PP, minato dalla corruzione, è uscito incolume dalle elezioni europee.

D.- Come è possibile che la maggioranza degli italiani sostenga Berlusconi?

R.- La corruzione non è solo materiale, è anche morale. La perdita di valori è un fenomeno di massa. Probabilmente il fenomeno di massa che caratterizza questi tempi.

D.- Come sta andando l’avventura da blogger che ha intrapreso lo scorso mese di settembre?

R.- Meglio di quanto avrei potuto immaginare. Mi colpisce in particolare la velocità di risposta dei lettori e la sincerità che esprimono, come se fossimo tra colleghi…

D.- Che sensazione prova nel vedere raccolti ne “Il Quaderno” i testi che ha scritto per il suo blog?

R.- Mi risulta un po’ strano. Io non stavo scrivendo un libro, ed ecco che il libro appare, fatto e finito come se fosse stato progettato. La sensazione è che un’altra persona, che non sono io, abbia scritto queste pagine. Anche se quando le leggo non solo le sento mie ma penso anche che, come ho scritto sulla quarta di copertina, abbiano in qualche modo illuminato il cammino di giorno in giorno.

D.- In questi mesi lei ha commentato i principali fatti d’attualità internazionale. Ha scritto sulla crisi economica e sulla vittoria di Barack Obama. Come è cambiato il mondo in questo periodo?

R.- Abbiamo assistito alla caduta di un capitalismo che sembrava onnipotente ed eterno, di un mercato che avrebbe dovuto essere regolatore e dispensatore di benefici e democrazia. La cosa negativa è che la sinistra non ha avuto nessun ruolo in tutto questo. In questo momento il capitalismo sta cercando di salvare il salvabile, e ci riuscirà. La sinistra, invece, non sta facendo altro che dirigere la sua storica sconfitta.

D.- Gli articoli de “Il Quaderno” riportano tra l’altro la sua cronaca personale degli ultimi mesi in cui lei ha pubblicato un nuovo romanzo e ha presentato un film basato su una delle sue opere. Il blog l’ha aiutata a consolidare i rapporti con i suoi lettori?

R.- Bisognerebbe chiederlo a loro. In un certo senso nulla è cambiato nel mio lavoro. Quando scrivo non penso ai lettori, penso, si, a ciò che sto facendo e penso a farlo bene. C’è molto del lavoro di artigiano nel lavoro di scrittore.

D.- Come blogger, che funzione attribuisce ad Internet nello scambio di opinioni? Ha cambiato idea sulla rete?

R.- In questo momento credo che Internet abbia soltanto sfiorato la superficie di un auspicabile scambio di opinioni. Tutti credono di avere idee e rifiutano le gerarchie di pensiero che, lo vogliamo o no, esistono. La conclusione, quindi, è che tutto è uguale a tutto, si confondono i ruoli e il concetto di autorità. Ma si tratta di una confusione iniziale, il caos è un ordine da decifrare e anche in rete arriverà il giorno in cui si riuscirà a non confondere pan per focaccia.

D.- Lei nel suo blog è stato molto critico nei confronti di alcuni personaggi (Bush, Berlusconi, Aznar, Sarkozy), categorie professionali ( i banchieri) ed istituzioni (la Chiesa cattolica). Ha anche criticato duramente la sinistra. Durante la sua attività da blogger ha scoperto molti argomenti contro i quali bisognerebbe alzare la voce?

R.- Una vita intera non basterebbe. Dobbiamo limitarci agli argomenti verso i quali siamo più sensibili a patto di riuscire ad essere sufficientemente informati per avvalorare il nostro punto di vista. C’è troppa frivolezza in Internet, come dicevamo prima, non è necessario aggiungere anche la nostra. Effettivamente ho parlato delle persone di personaggi che non considero positivi, ma anche dei grandi del momento, di autori magnifici, di politici che come Obama rappresentano qualcosa di nuovo. E della gente che ha sacrificato parte della propria vita per renderci migliori come Rosa Park o Sigifredo López, o coloro i quali in Spagna cercano i loro morti nelle fosse comuni della Guerra Civile, o Rita Levi Montalcini, o Darwin che ha fatto in modo che capissimo meglio chi siamo.

D.- L’ultimo dei testi raccolti in questo volume è un omaggio a sua moglie, Pilar del Río, ispiratrice del blog. Come l’ha convinta ad intraprendere questa avventura in Internet?

R.- Ho resisitito giusto un po’, molto poco. Sono abituato a fidarmi delle idee di Pilar.
Salvini 22 giugno 2009 00:00
Non mi sentirei di giurare che il Ministro della Giustizia, criticando il CSM per la “lottizzazione” delle nomine a incarichi direttivi, abbia detto cose del tutto inventate.

E’ infatti ben difficile vedere un magistrato vincitore di una carica importante che non sia strettamente apparentato a una corrente, il che comporta o che i non sponsorizzati siano quasi tutti incapaci o più probabilmente che la critica colga in parte nel segno.

Questa premessa per dire che non ho un rifiuto preconcetto nei confronti delle posizioni di nessuno. Ciò forse mi dà il diritto di esprimere al Ministro che con il decreto sulle intercettazioni sta per legare il suo nome ad una legge che sembra fatta apposta per affondare quello che resta di una Giustizia che nel suo ruolo dovrebbe tutelare.

L’evaporazione delle indagini non avverrà, come molti hanno già scritto, solo a causa della riduzione dei reati per cui sarà possibile intercettare e i tempi ridicolmente ristretti entro i quali ciò sarà consentito con il rischio di perseguire solo i reati meno gravi, quelli per cui le intercettazioni non servono Il danno si nasconde anche nel collasso sul piano cognitivo e organizzativo che la riforma produrrà.
Stiamo attenti. Dall’avvio del Codice attuale e cioè dal 1989 le intercettazioni in un processo sono sempre state vagliate da un Gip, un unico giudice che segue lo sviluppo di un’intera indagine, ne matura nel tempo la conoscenza dei fatti e dei soggetti coinvolti e al termine di esse quel Giudice decide se sia giusto o no emettere misure cautelari.
Questo sistema ha sempre funzionato e non è certo uno scandalo che ad autorizzare un’intercettazione sia un solo magistrato. Addirittura nei dibattimenti il giudice monocratico, anch’esso singolo, può emettere condanne sino a 10 anni.
Ma con la riforma in via di approvazione anche la semplice proroga di un’intercettazione già autorizzata passerà ad un “collegio” di tre giudici. Previsione esuberante, inutile e disastrosa sotto ogni profilo.
Sul piano organizzativo, dato che le intercettazioni non si interrompono mai, anche di domenica e nei giorni festivi, non basterà più un giudice di turno ma bisognerà formare un “collegio” di tre giudici, con difficoltà quasi insormontabili nei Tribunali che per organico non superano le dimensioni medie.
Perdipiù con il nuovo farraginoso meccanismo le intercettazioni saranno di competenza solo dei Tribunali capoluogo di provincia esautorando i Tribunali del circondario, e dovrà essere trasmesso l’intero fascicolo, non solo quella parte che si riferisce a quella specifica intercettazione
Chi porterà in tempi fulminei, essendo atti di per sé urgenti e visti gli organici del personale e degli autisti, tutti i fascicoli dai Tribunali minori a quelli di capoluogo e, in giornata, li riporterà indietro?
Non si sa.
Non dimentichiamo poi che i tre giudici ovviamente non potranno essere sempre le stesse persone fisiche. I turni e le ferie da organizzare comporteranno far ruotare nel corso di un anno molti giudici e quindi di formare in ogni Tribunale sezioni stabili addette solo alle intercettazioni, di almeno 10/12 magistrati ciascuna.
Ciò significa, e non tutti lo sanno, che costoro, avendo firmato un’intercettazione, diverranno incompatibili per legge sia come Giudici dell’Udienza Preliminare sia come giudici dei dibattimenti in aula con la conseguenza, nei Tribunali medi con organici limitati, di rendere molto difficile trovare magistrati che possano poi celebrare i giudizi.

Sul piano cognitivo, cioè quello che attiene al valutare bene e in tempi rapidi ogni singolo caso, gli effetti saranno non meno nocivi con un inevitabile caduta di professionalità.
Mentre sino ad ora un unico giudice era “responsabile dell’indagine”, cioè seguiva per mesi le intercettazioni, leggeva gli accertamenti di polizia e decideva alla fine se emettere le misure cautelari, avremo “collegi” di giudici che si occuperanno solo delle intercettazioni, un lavoro mortificante perché si tratterà di adottare una congerie di intercettazioni appartenenti ad una miriade di indagini diverse delle quali chi le adotta non sarà chiamato poi a valutarne lo sbocco e il significato complessivo.
Terminato questo lavoro frammentario e demotivante, infatti sarà un altro giudice, questa volta singolo, ad occuparsi delle misure cautelari che il PM richiede di norma sulla base delle intercettazioni.
Ma questo Giudice, e cioè il GIP, diversamente da quanto è avvenuto sinora, non tirerà le fila di un lavoro che ha seguito personalmente, non saprà nulla delle conversazioni che possono essersi svolte per un anno, soprattutto nei reati di mafia, con centinaia di incroci di circostanze, fatti, soprannomi, soggetti coinvolti.
Inizierà un lavoro da zero, non memorizzato gradualmente in precedenza, e i tempi entro i quali potrà decidere se emettere o non emettere una misura cautelare, per evitare una caduta di qualità, si allungheranno enormemente.

Mi si permetta un esempio personale.
Quando nel 2007 fui chiamato dalle richieste del P.M. a decidere se emettere o meno la misura cautelare nei confronti delle c.d. nuove Brigate Rosse, molti dei cui esponenti sono stati di recente condannati, e si trattava indubbiamente di una richiesta urgente poichè esse stavano per agire, mi fu possibile ristudiare le carte ed emettere il provvedimento in una decina di giorni grazie al fatto che come GIP da quasi 2 anni seguivo le intercettazioni e già quelle situazioni facevano parte del mio bagaglio di conoscenze.
Se mi fossero arrivate insieme alla richiesta centinaia di conversazioni importanti intercettate, poiché tante erano, che non avevo mai visto, i terroristi sarebbero rimasti liberi per molto più tempo, in attesa che io studiassi atti di cui sino a quel momento ignoravo tutto

Facendo un paragone con la Sanità è come se si imponesse per legge di operare i pazienti in un Ospedale diverso da quelle ove sono stati ricoverati e sottoposti ad esami clinici e da medici diversi da quelli che li conoscono.

La riforma non sacrifica solo le esigenze investigative e non riduce solo, mettendo paletti e bavagli alla stampa, il diritto dei cittadini a conoscere fenomeni criminali che interessano la collettività.

E’ contraria, in modo quasi irridente, ad ogni regola di buona organizzazione della Giustizia e di professionalità del lavoro.

Ogni Ministro è anche, o dovrebbe essere, un tecnico, il nostro Ministro di Giustizia lo è e di questa china non può fingere di non accorgersi.
Bravo Totò 22 giugno 2009 00:00

ma è vero che Riina ha fatto i nomi?

Se sì, quando usciranno?
22 giugno 2009 00:00
LA VERA STORIA DI BERLUSCONI, MANGANO E DELL'UTRI

(Ovvero: il Cavaliere, lo Stalliere e il Lucida Scarpe)

Questa è lunga storia, purtroppo anche vera.

Inizia a metà degli anni 60' quando due uomini si incontrano, uno viene da Palermo l'altro da Milano.

Si incontrano alla facoltà statale di legge, si chiamano Il Cavaliere e Marcello Dell'Utri (Il Lucida Scarpe) . Sembra strano, visti i comportamenti successivi, ma studiano legge!

Diventati buoni amici, si separano, perchè Dell'Utri torna in Sicilia, Berlusconi rimane a Milano fa il palazzinaro, con i soldi della banca dove lavora il papà di silvio (la rasini ricicla soldi di mafia e sequestri), nel 73' si fa la prima villa di una lunga serie e decide di ristrutturarla, e come segretario visto che in Lombardia non ne trovava riporta dalla Sicilia Dell'Utri, che si trasferisce ad Arcore.

Cominciati i lavori sopraggiunge l'esigenza di assumere un altro dipendente, uno stalliere. Iniziano delle selezioni che vanno, non si sa come, deserte. Strano perchè in tutta la Brianza, zona notoriamente rurale, non vi sia uno stalliere disposto a lavorare per Berlusconi, anche se offriva il doppio dello stipendio che percepiva un magistrato.

Dell'Utri gira l'Italia, fino a giungere in Sicilia, dove assume come stalliere per la villa di Berlusconi ad Arcore Vittorio Mangano (Lo Stalliere), purtroppo questi è anche un mafioso.

Mangano si trasferisce a Milano con la sua famiglia, Dell'Utri dirà successivamente ai magistrati che Mangano gli era stato presentato da un lavandaio di Palermo di nome Tanino Cinà.

Mangano ad Arcore fa di tutto tranne lo stalliere, addirittura sedeva a pranzo e cena con Berlusconi, che molto democraticamente pranzava e cenava con la servitù.

Mangano inizia a prendersi delle libertà invita ad Arcore dei suoi amici siciliani, che poi i pentiti indicheranno come mafiosi latitanti, infatti quando i magistrati a Dell'Utri domandano chi fossero, lui risponde che non erano tipi a cui fare domande! (Quindi vi lascio immaginare che tipi! )

Spariva di tutto nella villa dai quadri alla argenteria, poi sparisce anche un amico di Berlusconi, perchè viene organizzato un sequestro al termine di una cena in casa a Berlusconi, ma il rapimento fallisce perchè con la nebbia la macchina sbanda e il rapito riesce a fuggire ( si trattava del principe D'Angerio ). Le indagini della polizia dimostrano poi come Mangano fosse implicato nel rapimento.

Quindi i carabinieri informano Berlusconi che il suo stalliere per arrotondare gli rapisce gli ospiti alle cene e nonostante tutto Berlusconi non licenzia Mangano. Terrà Mangano per altri due anni, in questi due anni Mangano verrà piu volte arrestato, ma ogni volta al suo ritorno in libertà Berlusconi lo accoglierà a braccia aperte.

Fino a quando tutti i giornali iniziano a parlare di Berlusconi, che tiene un mafioso in casa, ma nonostante questo Berlusconi non vuole cacciare Mangano, è Mangano stesso che vuole andare via, anche se Dell'Utri e Berlusconi tentano di fermarlo. Il pentito Salvatore Cancemini divulgò la notizia che la compagnia FININVEST di Berlusconi, attraverso Marcello Dell'Utri e Mangano, pagò a Cosa Nostra 200 milioni di lire annualmente e in base agli accordi presi con Cancemi.

Alla fine, nel 76' Mangano lascia la villa di Arcore. Dimostra anche che è stato lui a lasciare la villa, senza la volontà di Berlusconi, perchè se cacci un mafioso non è che gli resti amico!

Infatti un mese dopo Dell'Utri viene intercettato con Mangano ad una cena di compleanno del Boss Antonino Calderone, e quando chiesero i magistrati a Dell'Utri perchè fosse li, lui rispose che aveva paura di Mangano in quanto mafioso e quindi andava ovunque lui lo portava, dicendo addirittura che a quella festa non conosceva nessuno, quindi io immagino tutti a festeggiare e in disparte un uomo solo che non conosce nessuno che consuma la sua fetta di torta!

Nel 77' Dell'Utri lascia la FININVEST perchè Berlusconi non lo vuole promuovere dirigente, e va a lavorare per Rapisarda (che ha una fedina penale ancora piu lunga di Mangano) che gli da, d'amministrare una società, ma Dell'Utri la manda in bancarotta fraudolenta in un anno (complimenti), e Rapisarda scappa in Venezuela. Dell'Utri si rifugia in casa, e sbarca in lunario in modo misterioso. Successivamente nel 80' Mangano viene arrestato da Giovanni Falcone e in quell'anno a Londra ci sono le nozze del boss internazionale Jimmy Fauci. E chi c'era in questo evento se non il nostro Dell'Utri?

Che cerca di giustificare la sua presenza, dicendo che per caso a Londra aveva incontrato il mafioso Tanino Cinà, e lo aveva condotto al matrimonio. Praticamente quest’uomo si imbuca a tutte le feste senza che nessuno lo conosce!!! Successivamente Mangano verrà condannato a 11 anni da Giovanni Falcone, mentre Berlusconi si riprende a Dell'Utri.

CONDANNE

1. Vittorio Mangano: condannato all'ergastolo per duplice omicidio, condannato per Mafia nel processo "Spatola" istituito da Falcone, successivamente venne condannato nuovamente per mafia e traffico internazionale di droga nel maxi processo istituito da Falcone e Borsellino, in questo processo non viene condannato per mafia ma solo per droga ad 11 anni, perchè è gia stato condannato prima per lo stesso reato e in Italia non si può essere condannati due volte per lo stesso reato.

2. Marcello Dell'Utri: Ha una condanna definitiva a 2 anni, una in appello a 2 anni per estorsione mafiosa, ed una in primo grado per associazione mafiosa, se una delle seguenti cause diventa definitiva Dell'Utri finirebbe in carcere, perchè queste condanne hanno l'aggravante mafiosa e non sono indultabili.

Maraerea Terrestre 24 giugno 2009 00:00
Caro Peter Gomez o Gomez Peter: non ci occorrono i fatti giudiziari per sapere con chi abbiamo a che fare! Dopo le ultime lievi fregature ma proprio livevi lievi da me prese nel giudicare le persone, sono giunta alla conclusione di ritenere che la persona che mi sta davanti sia SEMPRE un/una criminale... fino a che non mi dia PROVA PROVATA E RIPROVATA del contrario!!! Noi che abbiamo fantasia, possiamo intenderci con dei "sinonimi" e continuare a gossippare su questi "gnaccioni" e divertirci da matti finché loro MORS non ci separi!
lucillafiaccola1796 04 ottobre 2009 19:08
Ma questo Giovanni Falcone ce l'aveva proprio con questo poverso stallone...stalliere Mangano! EkkecaXXo! Nell'80, dopo l'80... era una vera e propria per-sec-uzione!
Ecco perché gli avvocati silvio e marcello non gli volevano bene!
L'Italia azzecca sempre i garbugli!
yannis 04 ottobre 2009 19:49
ci sono, specialmente dalla parte di quelli che si credono al di sopra delle parti.
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