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Stefano 30 giugno 2009 00:00
Ma per favore... anche se fosse davvero cosi', e ne dubito molto, ti pare che Letta vada ad ammettere certe cose sui giornali? Sei un povero plagiato.
leonardo 01 luglio 2009 00:00
siamo veramente un paese strano, oseri dire originale, perché spesso le decisioni non seguono uno sviluppo logico, ma vengono adattate all' ideologia. Quando in un partito qualcosa non va, non si cerca di scoprirne le cause per porre in atto i giusti rimedi e modificare eventualmente anche l'apparato dirigenziale, ma prevale la mania di cambiare solo il nome al partito e lasciare invariato o quasi tutto il resto con le conseguenze che è facile immaginare: tracolli a catena. Il PD è nato dalle travagliate tappe che hanno fatto seguito alla cancellazione (solo però sulla carta) della Dc e del PCI ed ha incorporato tutti i difetti di entrambi gli schieramenti, compresi i dirigenti e, soprattutto, non ha lasciato fuori dalla porta l' assurda supponenza di essere il solo legittimato a governare il Paese. Purtroppo però le cose si sono messe maluccio e le ultime elezioni fanno presagire un intervento del wwf per salvaguardarne la specie. Eppure i cattocomunisti e compari ne hanno tentate di tutte per demolire la coalizione governativa: hanno tentato di sfiduciarla, dimostrando però di non sapere fare i conti, hanno tentato, anche con l'appoggio maldestro e deplorevole della stampa amica, di intrufolarsi nelle questioni familiari dando soltanto triste spettacolo e, forse anche, perdendo qualche consenso. Persa dunque ogni speranza di capovolgere il governo, ma sempre però animati dal convincimento di non riconoscere a Berlusconi la legittimità democratica di governare che, tradotto in parole povere, significa che se se impippano di ciò che la maggioranza degli italiani ha stabilito, ora dalle diatribe interne, dai giochetti sottobanco per la scelta del nuovo leader del PD giungono suggerimenti a convincere la maggioranza a sostituire Berlusconi, a costituire un governo tecnico in quanto, in poche parole quello attuale non rispetta i principi democratici, le aspettative delle persone ed ha tutte le prerogative di una futura dittatura. Possibile che un partito che si definisce democratico si debba ridurre a dire fesserie del genere? Per democrazia cosa intendono? Che debbano per forza governare loro in quanto gli unici in possesso del "verbo"? Purtroppo hanno fatto già vedere di che pasta sono fatti: con una "maggioranza" risicata che si reggeva sull'apporto di badanti ed infermieri, costituita da un'accozzaglia di gente unita solo dall'antiberlusconismo e che forte di uno scarto di 25 mila voti (ammesso che i conteggi fossero esatti) si erano accaparrati tutto e avevano legiferato, se tale termine si può usare, in modo indecente. Ora sono a farsi la guerra interna per la nuova guida del partito, ma senza avanzare un minimo di programma, senza evidenziare i seri problemi da risolvere ed i probabili rimedi. Parlano ,ed in senso astratto, unicamente di rinnovamento e di miglioramento; solo Bersani ha avuto due uscite degne di essere menzionate : "facciamoci vedere dagli italiani che parliamo dei loro problemi" e " voglio un partito da combattimento". Sulla prima affermazione nulla da eccepire, è una cosa fondamentale; alla seconda non riesco a dare una connotazione precisa. Mi richiama alla mente i Fasci di Combattimento istituiti da Mussolini il 23/03/1919; non è che Bersani ha intenzione di costituire bande da mandare a contestare, come ha già fatto in circostanze poco consone la sinistra a Viareggio e come probabilmente farà in occasione del G 8, il Presidente del Consiglio? Sarebbe meglio se nel Pd approfittassero dell'attuale momento di seria crisi interna per mettere da parte il giochetto delle poltrone, fare un esame di coscienza e dar vita ad un partito e/o ad una coalizione degna di stare all'opposizione oggi e forse anche al Governo domani. Sarebbe auspicabile ma purtroppo, temo, non realizzabile.
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