Umberto46
23 agosto 2009 00:00
ma sto direttore nun è lo stesso che scriveva che ar G8 de genova li manifestanti s'ereno menati da soli?
Che alla scola A.Diaz la polizia, quelli che stavano all'interno a dormì, nun l'aveva manco toccati e che s'ereno tutti sgrugnati pe esse caduti pe le scale? che li computer sereno tutti rotti perchè cjavevano er virus?
E' proprio vero che in italia più sei fregnacciaro e più fai cariera!
so sicuro che presto diventerà pure onorevole.
Supervik
23 agosto 2009 00:00
mamma mia che pppalle! Troppo lungo per leggere tutto l'articolo..... Me lo stampo e lo leggo quando sono sulla tazza del cesso! Poi se per caso la carta igienica e' finita....
GIUSEPPE D'AVANZO
23 agosto 2009 00:00
SI E' insediato ieri alla direzione del Giornale della famiglia Berlusconi, Vittorio Feltri, un tipo che - a quanto dice di se stesso - "non ha la stoffa del cortigiano". Lo dimostra subito.
Feltri scatena, fin dal primo editoriale, un violentissimo, sbalorditivo assalto a Silvio Berlusconi, suo editore e capo del governo. Per dimostrare che, nel lavoro che lo attende, non sarà né ugola obbediente né sgherro libellista, il neo-direttore sceglie un astuto espediente. Le canta a nuora perché suocera intenda. O, fuor di metafora, ad Agnelli (morto) perché Berlusconi (vivo) capisca e si prepari.
Feltri si dice stupefatto per "quanto sta avvenendo sul fronte fiscale". Trasecola per quel che si dice abbia combinato in vita Gianni Agnelli che "avrebbe esportato o costituito capitali all'estero sui quali non sarebbero state pagate le tasse". Decide di liberarsi una buona volta di quell'inutile fardello che è il garantismo, favola buona soltanto per il Capo e gli amici del Capo, e picchia duro, durissimo.
Questo "furfante" di un Agnelli, scrive Feltri, "ha sottratto soldi al fisco", e quindi "ha procurato un danno allo Stato", "ai cittadini che le tasse le pagano"; ha saccheggiato "per montagne di quattrini neri" le casse di società quotate in Borsa, "derubando gli azionisti". E allora, si chiede, è più grave "rubare al popolo o toccare il sedere a una ragazza cui va a genio di farselo toccare"? Conclude quel diavolo di un Feltri: "Ne riparleremo".
E' l'impegno che Feltri assume dinanzi ai suoi lettori e la minaccia che il neo-direttore del Giornale riserva, nel primo giorno, al suo povero editore. Feltri non è ingenuo e non è uno sprovveduto. E' un professionista tostissimo e soprattutto ha memoria lunga. E statene certi - questo annuncia il suo editoriale - parlerà presto di quel "furfante" del suo editore. Gli getterà in faccia, senza sconti, le 64 società off-shore "All Iberian" che Berlusconi si è creato all'estero, governandole direttamente e con mano ferma.
Gli ricorderà, e lo ricorderà ai suoi lettori, come lungo i sentieri del "group B very discreet della Fininvest" siano transitati quasi mille miliardi di lire di fondi neri, sottratti al fisco con danno di chi paga le tasse; i 21 miliardi che hanno ricompensato Bettino Craxi per l'approvazione della legge Mammì; i 91 miliardi (trasformati in Cct) destinati non si sa a chi (se non si vuole dar credito a un testimone che ha riferito come "i politici costano molto... ed è in discussione la legge Mammì").
E ancora, la proprietà abusiva di Tele+ (violava le norme antitrust italiane, per nasconderla furono corrotte le "fiamme gialle" ); il controllo illegale dell'86 per cento di Telecinco (in disprezzo delle leggi spagnole); l'acquisto fittizio di azioni per conto del tycoon Leo Kirch contrario alle leggi antitrust tedesche; le risorse destinate poi da Cesare Previti alla corruzione dei giudici di Roma che hanno messo nelle mani del capo del governo la Mondadori; gli acquisti di pacchetti azionari che, in violazione delle regole di mercato e in spregio dei risparmiatori, favorirono le scalate a Standa, Mondadori, Rinascente.
In attesa di sapere se Agnelli sia stato o meno un "furfante", Feltri, che non è un maramaldo, ricorderà quanto sia furfantissimo il suo editore, come al fondo della fortuna di Berlusconi ci siano evasione fiscale e falso in bilancio, corruzione della politica, della Guardia di Finanza, di giudici e testimoni; manipolazione, a danno degli azionisti, delle leggi che regolano il mercato e il risparmio in Italia e in Europa.
E, giurateci, quel diavolo di Feltri non si fermerà qui. Ricorderà le diciassette leggi ad personam che hanno salvato il suo editore da condanne penali, protetto i suoi affari, alimentato i profitti delle sue imprese. Ricorderà, con il suo linguaggio concreto e asciutto, quanto quell'uomo che ci governa sia, oltre che "un furfante", un gran bugiardo.
Rammenterà ai lettori del Giornale quando Berlusconi disse: "Ho dichiarato pubblicamente, nella mia qualità di leader politico responsabile quindi di fronte agli elettori, che di questa All Iberian non conoscevo neppure l'esistenza" (Ansa, 23 novembre 1999, ore 15,17). O quando giurò sulla testa dei figli: "All Iberian? Galassia off-shore della Fininvest? Assolute falsità".
La trama dell'offensiva di Feltri contro il suo editore già fa capolino. Presto leggeremo un altro editoriale, altri editoriali all'acido muriatico. Nel solco delle menzogne diffuse dal premier che evade le tasse, Feltri ricorderà che è stato Berlusconi a mentire agli italiani negando di frequentare o di aver frequentato minorenni, giurando sulla testa dei figli di condurre una vita morigerata da buon padre di famiglia, prossima alla "santità", per intero dedicata alla fatica di governare il Paese.
Feltri concluderà che un uomo, un "furfante" che trucca bilanci, deruba i contribuenti e le casse dello Stato, si cucina legge immunitarie perché governa il Paese e per di più mente senza vergogna sull'origine della sua fortuna e sulla sua vita privata, diventata pubblica, non può essere affidabile quando parla del destino dell'Italia, qualsiasi cosa dica o prometta.
Io Sfeltro
23 agosto 2009 00:00
Ho acquistato un meraviglioso prodotto che uso per i miei golfini di purofalso vegetal kashmir: "io Sfeltro" Lo uso anche tutte le volte che sento questo co-i-gnome! Invito anche Lei e tutti i NONESTIMATORI di littorio&figli: matti ah, stef ano, ad usarlo! FUNZIONAAAAAAAHHHHHHH !
Sugar
24 agosto 2009 00:00
feltri e' un grande, in anni e anni di carriera avrea' fatto anche lui le sue cazzate ma nel complesso e' uomo di grande onesta' intellettuale (anche per chi non lo condivide).
Aspettiamo e giudichiamo dai fatti.
Topesio
24 agosto 2009 00:00
A me sembra null'altro che un grande lecchino, con l'aggravante dello sbandierare la sua (presunta) indipendenza: chiaramente una presa per il culo per chi ha il coraggio di leggerlo!
@ sugar
24 agosto 2009 00:00
... sarà come dici tu ...
a me pare che, non avendo nulla da argomentare in tema di evasione fiscale del suo padrone ... vada a cercare scheletri nell'armadio di de benedetti.
Ma che c'entra ora de benedetti?
l'argomento da lui aperto non era lo scandalo dell'evasione fiscale degli agnelli?
perchè ora sposta il problema evitando di affrontare il tema che lui steso ha aperto?
Sugar
24 agosto 2009 00:00
De Benedetti trafficava con i Sovietici materiale embargato con la complicita' dei vertici italiani (che in questo modo favorivano un'azienda italiana, PER UNA VOLTA .........)
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IL GIORNALE - 24 ago 2009
E Cossiga disse: «Caro Carlo, se non eravamo noi a farti scudo...». Cossiga è Cossiga, presidente emerito della Repubblica. Carlo è l’ingegner Carlo De Benedetti, l’imprenditore «tessera n. 1 del Partito democratico» ed editore del Gruppo l’Espresso. A raccontare le imprese dell’Olivetti, quando il marchio storico delle macchine da scrivere e poi dei computer era per l’appunto dell’Ingegnere e di Franco Debenedetti (fratelli e però diversi anche nel «de» attaccato o staccato), è Roberto Mariotti. Cinquantasei anni, uno dei massimi dirigenti dell’Olivetti a Mosca quando c’era ancora l’Unione Sovietica, condannato a 6 anni per spionaggio internazionale. Li ha scontati tutti dal 2001 (una volta rientrato dalla Russia dopo una storia d’amore finita male e una latitanza in Russia durata 11 anni).
Storie da guerra fredda, con il Muro e l’Armata rossa che era il principale nemico potenziale dell’Occidente. E quindi anche dell’Italia. Ma non dell’Olivetti che con l’Urss faceva affari d’oro. Esportando anche materiale elettronico ad alta tecnologia, sostiene Roberto Mariotti, e aggirando l’embargo imposto al regime comunista che si temeva potesse utilizzare queste forniture a scopi militari.
«Una grande ipocrisia», racconta al Giornale, «un traffico durato anni. Avveniva sotto gli occhi di tutti, solo con qualche accorgimento formale. Basti dire che da noi in Olivetti era presente anche un agente del Sismi, il servizio segreto militare. Era, o così diceva di chiamarsi, il signor Di Giovanni».
L’azienda di Ivrea si aggiudica un affare gigantesco nell’84 quando vince un contratto da 200 milioni di ecu (l’allora moneta della comunità europea, equivalente a 100 milioni di dollari) per il grande impianto di Leningrado. Qui si dovranno produrre le Cpu (Controll power unit), il «cervello» delle macchine a controllo numerico. Vince grazie alle entrature negli apparati sovietici ma anche alla capacità di fornire quanto viene richiesto. «La parte pulita cioè non soggetta alle restrizioni CoCom (ndr, era l’organismo che sovrintendeva all’embargo di merci “sensibili” verso il blocco dell’Est) formalmente veniva fornita dall’Olivetti, la parte sporca, cioè la strumentazione ad altissima tecnologia che mai e poi mai sarebbe potuta arrivare da un Paese membro della Nato come l’Italia, transitava per una società di copertura con sede a Vaduz, Liechtenstein. Si chiamava Sebato e l’amministratore era un uomo Olivetti - aggiunge l’ex manager -, Mario Guerreschi».
Il caso esplode nell’89 durante la visita del presidente della Repubblica Francesco Cossiga e del presidente del Consiglio Giulio Andreotti a Washington. Un Bush senior infuriato minaccia ritorsioni se l’Olivetti «non la smette». Non la smette di fare che? Le macchine a controllo numerico con la strumentazione fornita da Ivrea servono ai sovietici per mettere a punto il nuovo bombardiere a decollo verticale. Niente meno. E che succede? Praticamente nulla. «Caro Carlo, se non eravamo noi a farti scudo...», dirà anni dopo Cossiga.
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Non so come la vedete voi:
se non lo avessimo fatto noi, i sovietici avrebbero cmq avuto quella tecnologia da altri, almeno ha lavorato un'azienda italiana.
COSSIGA E GIULIO HANNO FATTO BENE !!!
@ supervik
24 agosto 2009 00:00
piccole dosi per piccole menti ....
leggiti alemeno un interessante estratto:
"... Feltri dimentica di spiegare come mai a richiamarlo al Giornale sia stato un signore che non possiede nemmeno un’azione del Giornale, cioè il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, scavalcando l’editore, il fratello Paolo, informato come al solito a cose fatte. Se l’è lasciato sfuggire, come se fosse un dettaglio insignificante, lo stesso Littorio l’altra sera nella rassegna di regime di Cortina Incontra: “Il 30 giugno scorso ho incontrato Silvio Berlusconi. Ogni volta che lo vedevo mi chiedeva: ‘Ma quand'è che torna al Giornale?’. E io: ‘Sto bene dove sono’. Ma quel giorno entrò subito nei dettagli, fece proposte concrete e alla fine mi ha convinto”. Materiale interessante per le Authority che dovrebbero vigilare sui conflitto d’interessi, se non fossimo in Italia"
Perchè in Italia le Authority che dovrebbero vigilare sui conflitto d’interessi non lo fanno?