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Sophia 02 novembre 2009 11:08
Leggendo la Rassegna Stampa di Oggi ho letto un articolo in tema che mi è sembrato interessante.
Sperando di fare cosa gradita ve lo copio e incollo:
1 novembre 2009
Ecco l’ossessione di B. : tutti i piani per riuscirci “Anche se mi condannano non mi dimetterò mai”
Non mi dimetterò. Mai. Neppure in caso di condanna. Parola di Silvio Berlusconi. Le pagine alle quali il Cavaliere affida l’ennesima sfida alla Giustizia italiana sono quelle del libro di Bruno Vespa, Donne di cuori, in uscita prossimamente ma da giorni oggetto di anticipazioni. “Ho ancora fiducia di magistrati seri che pronunciano sentenze serie basate sui fatti. Se ci fosse una condanna basata su fatti come questi, saremmo di fronte a un tale sovvertimento della realtà che a maggior ragione sentirei il dovere di resistere al mio posto per difendere la democrazia e lo stato di diritto”. Le sentenze, quando sono di condanna, non contano per chi si sente al di sopra della legge. Resistere, resistere, resistere, è il nuovo slogan del Cavaliere. Contro i giudici “comunisti”, le toghe rosse che da anni lo perseguitano. L'unico giudizio che conta è quello del “popolo”. Lo ha detto tante volte Berlusconi: sono stato eletto, quindi solo un nuovo voto potrà mandarmi a casa, altrimenti siamo di fronte ad un “sovvertimento” della realtà. Ma l’avvocato Mills, ricorda Vespa, è stato condannato anche in appello. Berlusconi non fa una piega, “quella sentenza – dice sicuro – sarà certamente annullata dalla Cassazione”.
“È una prova di grande sensibilità... “ è il caustico commento di Pierluigi Bersani. “Marrazzo si è dimesso senza essere non diciamo condannato ma neppure indagato. Il presidente del Consiglio ha invece annunciato che non si dimetterà neppure in caso di condanna. Quelli che hanno legittimamente chiesto le dimissioni di Marrazzo avranno ora il coraggio civile di far sentire almeno un pizzico di sdegno per le affermazioni eversive di Berlusconi oppure fingeranno di non aver sentito?”, si domanda Giuseppe Giulietti, deputato e animatore di Articolo21. Parole nette, quelle del capo del governo, che disegnano una strategia di chiara opposizione ad ogni sentenza e di contrapposizione dura con la magistratura. I grimaldelli dell’operazione sono quelli di sempre: riforma del sistema giudiziario e demolizione degli ultimi residui di autonomia della magistratura e dei suoi organi di autogoverno. Ma l’attenzione delle teste d'uovo del Cavaliere da giorni, da quando il Lodo Alfano è stato bocciato dalla Consulta, si è concentrata tutta sulla ricerca di una soluzione alternativa. Spostare tutti i processi che riguardino le alte cariche istituzionali a Roma. È questa l’ultima trovata dell’avvocato del premier Nicolò Ghedini, che però raccoglie molte perplessità in diversi settori del Pdl e della maggioranza. In sintesi si tratterebbe di assestare un colpo ai processi Mills e Mediaset cancellando, di fatto, il concetto del giudice naturale. Una via d’uscita secondaria che non piace all’Associazione nazionale magistrati. Nell’ultima assemblea dell’Anm il presidente Luca Palamara ha detto che i giudici “non possono andare dietro a questi annunci. La giustizia ha bisogno di riforme urgenti e non di soluzioni punitive contro i magistrati”.
L’esatto contrario di quello che la maggioranza di governo si appresta a fare: legge sulle intercettazioni, nuove norme ad personam, ritocchi al ribasso sui tempi della prescrizione processuale e colpo d’ascia su Csm e organismi di garanzia.
Sophia 02 novembre 2009 11:44
Anche questa intervista Giuseppe Cascini, presidente ANM, mi sembra significativa dei problemi sociali che si verranno a creare con una Riforma della Giustizia fatta per risolvere unicamente i problemi personali del premier e non certo quella dei cittadini:
"C'è un problema istituzionale e uno di cultura politica nel nostro paese. C'è una idea di prevalenza assoluta del potere attribuito agli organi eletti, quasi che l'unica fonte di legittimazione del potere sia ormai quella della elezione diretta. Una idea giacobina e pre moderna dei sistemi di governo che è largamente superata da tutte le costituzioni attuali che individuano l'elemento vitale della democrazia proprio nella esistenza dei poteri di controllo sia di carattere istituzionale, come la magistratura, sia di carattere politico sociale, come i sindacati e i partiti di opposizione, ma anche e soprattutto dal punto di vista dell'informazione e del controllo dei media." Così Giuseppe Cascini, presidente ANM commenta le ultime vicende che hanno visto nuovamente la magistratura sotto attacco.
Ci sono state assemblee dei magistrati in tutta Italia. Nel manifesto in cui spiegate le ragioni della protesta dite, tra le altre cose, che un parlamento non fa riforme contro un altro potere dello stato. L'attuale riforma della giustizia è eversiva?
Noi non abbiamo un quadro preciso delle riforme, abbiamo indicazioni date ai media dal capo del governo che sono preoccupanti, che si muovono verso una riduzione dell'indipendenza della magistratura e vanno verso una alterazione dell'equilibrio tra i poteri dello Stato, quindi vanno in una direzione contraria al modello costituzionale disegnato nel 1948.
Il Presidente Napolitano ha detto che la Costituzione non è intoccabile ma che le riforme istituzionali devono essere condivise. Che cosa impedisce ai magistrati di trattare con la maggioranza una riforma che rispetti i principi inviolabili della Costituzione?
Non tutte le parti della Costituzione possono essere modificate. Per esempio non i principi fondamentali. Le costituzioni si modificano per migliorarle, per aggiornarle. Non pensiamo che ogni modifica si una cosa buona. La riduzione dell' indipendenza e dell'autonomia della magistratura è un danno per il paese. Gli aspetti più preoccupanti della riforma riguardano la separazione del pm dall'ordine giudiziario, la creazione di un organismo di governo del pm separato dalla magistratura e legato direttamente o indirettamente al potere politico. Ma ci preoccupa anche l'idea di spostare la direzione delle indagini dalla magistratura alla polizia giudiziaria, che dipende dal ministero dell'Interno. Si tratta di riforme che non servono a migliorare il funzionamento della giustizia, servono al governo ad aumentare il controllo sulle procure.
Lei pensa che anche l'informazione sia sottoposta alla stessa "intensità di fuoco" da parte dell'esecutivo?
C'è un problema istituzionale e uno di cultura politica nel nostro paese. C'è una idea di prevalenza assoluta del potere attribuito agli organi eletti, quasi che l'unica fonte di legittimazione del potere sia ormai quella della elezione diretta. Una idea giacobina e pre moderna dei sistemi di governo che è largamente superata da tutte le costituzioni attuali che individuano l'elemento vitale della democrazia proprio nella esistenza dei poteri di controllo sia di carattere istituzionale, come la magistratura, sia di carattere politico sociale, come i sindacati e i partiti di opposizione, ma anche e soprattutto dal punto di vista dell'informazione e del controllo dei media. Questa attuale insofferenza del potere politico verso tutti i poteri di controllo crea una situazione di sofferenza in tutti i poteri terzi, siano essi istituzionali o no.
Articolo 21 lancia l'idea di una mobilitazione di giornalisti e magistrati che metta insieme le categorie anche per superare il pregiudizio diffuso che a scendere in piazza siano delle corporazioni. Non pensa che l'opinione pubblica capirebbe meglio che si tratta di un problema di diritti e non della difesa di privilegi di casta?
Noi sentiamo forte la solidarietà nei confronti di tutti coloro che in questo momento soffrono e subiscono aggressioni per la voglia di continuare a esercitare in maniera libera e indipendente la propria funzione, ma per ragioni legate alla particolarità del nostro ruolo come Associazione nazionale magistrati non partecipiamo a manifestazioni di piazza, lo facciamo per mantenere un certo riserbo istituzionale legato proprio alla nostra funzione che ci impone di partecipare e aderire solo come singoli cittadini.
Cascini siete pronti allo sciopero?
La decisione sullo sciopero non è per ora all'ordine del giorno, noi siamo preoccupati per la situazione che si é creata e seguiremo con attenzione le iniziative legislative.
Sophia 02 novembre 2009 13:27
Anna Finocchiaro: "Giustizia? Prima ci spieghino cosa vogliono. Ad esempio sulla prescrizione"
«Anche oggi il ministro Alfano è tornato sul tema della riforma della giustizia. E anche oggi al di là di frasi generiche e della solita propaganda nessuno ha capito quali siano i capitoli di questa benedetta riforma. La sede del confronto per qualsiasi riforma è, in ogni caso, il Parlamento. Governo e maggioranza presentino dei testi e ne discuteremo». Lo dichiara la capogruppo del Pd al Senato, Anna Finocchiaro che aggiunge: «Noi abbiamo già presentato le nostre proposte in materia di giustizia, per renderla più efficace e più vicina agli interessi dei cittadini. Questo deve essere il senso di qualsivoglia riforma».
«Riforme che fanno gli interessi di poche persone -prosegue la senatrice Democratica- non ci interessano e troveranno la nostra più ferma opposizione. Da questo punto di vista sarebbe opportuno che la maggioranza chiarisca in fretta se è vero quello che qualche quotidiano stamattina scrive. E cioè che sta per arrivare in Senato un provvedimento che riguarda la cosiddetta 'prescrizione brevè. Se fosse vero sarebbe una scelta grave e sarebbe l'ennesima forzatura compiuta da questo governo e da questa maggioranza che si assumerebbero la responsabilità di un ulteriore vulnus che renderebbe impossibile qualsiasi confronto parlamentare. Alfano e il Pdl ci dicano la verità: se sono queste le scelte che vogliono fare in materia di giustizia sappiano che diremo di no».
«E non ci spaventano certo -aggiunge Finocchiaro- i moniti del ministro o le minacce di Capezzone. Non sarebbe una novità se la
maggioranza, nonostante i continui appelli a riforme condivise che vengono dal Capo dello Stato, andasse avanti da sola. È stato così sul Lodo Alfano e non ci meraviglieremmo fosse così anche ora. Noi a riformare la giustizia ci stiamo. Ad ennesime forzature per gli interessi di pochi no. Intanto -conclude- aspettiamo dalla maggioranza parole chiare sulla prescrizione breve».
02 novembre 2009
Gianni 02 novembre 2009 15:04
Ci sono molti casi in ci la legge va interpretata, prima di applicarla, comunque questo è un aspetto secondario della questione.
La prima riforma della giustizia sarebbe quella che le leggi non vanno fatte per salvare qualcuno perchè personaggio politicamente importante.
Eleggere il consiglio superiore della magistratura con pubbliche elezioni, così come i pubblici ministeri, mi sembra una utopia in questo paese, dove non c'è la possibilità di eleggere liberamente i nostri rappresentanti al parlamento, ma si deve fare riferimento ad un lista di persone scelte da altri e non da chi va a votare. Alla faccia della democrazia.
Il resto di quanto proposto per la riforma della giustizia, per farla funzionare, mi pare un po' semplicistico e anche un po' demenziale.
Sophia 02 novembre 2009 15:17
«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
Vi lascio il link che rimanda ad un appello che sta circolando in rete:
APPELLO ALLA PROCURA GENERALE PRESSO LA SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE ED ALLA SEZIONE DISCIPLINARE DEL CSM
http://toghe.blogspot.com/2009/10/appello-alla-procura-generale-presso-la.html
Sophia 02 novembre 2009 16:00
Gianni scrive: "Eleggere il consiglio superiore della magistratura con pubbliche elezioni, così come i pubblici ministeri, mi sembra una utopia in questo paese, dove non c'è la possibilità di eleggere liberamente i nostri rappresentanti al parlamento, ma si deve fare riferimento ad un lista di persone scelte da altri e non da chi va a votare. Alla faccia della democrazia"
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a me sembra poco opportuno in questo momento pensare a questo genere di Riforme quando abbiamo ancora una MAFIA in grado di convogliare i voti da Andreotti a Craxi per passarli a Mr ALFA per il tramite di Mr OMEGA ...
forse prima è più opportuno preoccuparci di diventare un paese "normale" senza condannati per mafia in PARLAMENTO
e solo poi possiamo anche preoccuparci dell'elezione diretta del Consiglio superiore
Gianni 02 novembre 2009 16:31
@Sophia
Sono perfettamente d'accordo che sarebbe opportuno diventare un paese normale, in tal caso non sarebbe necessario la riforma della giustizia.
Inoltre preciso che non mi pare ne fattibile ne utile, agli effetti della riforma della giustizia, l'elezione pubblica di componenti del consiglio superiore della magistratura.
Sophia 09 novembre 2009 14:12
Invito tutti gli interessati alla questione "GIUSTIZIA e RIFORME" a seguire la diretta di Travaglio:
http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/
Sophia 10 novembre 2009 12:54
da Il Corriere
10 novembre 2009
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Il retroscena - Napolitano sarebbe «preoccupatissimo» per le ipotesi di riforma della prescrizione.
I dubbi del Colle e una firma non scontata

In caso di processi spostati a Roma possibile il conflitto davanti alla Consulta
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ROMA — «Il presidente è preoccu­patissimo ». Non c’erano giri di parole o toni minimizzatori in chi descrive­va nei giorni scorsi gli umori di Gior­gio Napolitano davanti alle ipotesi di una frettolosa leggina sulla giustizia messa in cantiere dal governo dopo la bocciatura del lodo Alfano. Le diverse formule per abbreviare i termini di prescrizione sulle quali è all’opera il consigliere giuridico e avvocato del premier, nonché parlamentare del Pdl, Niccolò Ghedini, rischiano di ave­re un pesante impatto su migliaia di processi. Ne estinguerebbe addirittu­ra 600 mila, secondo alcune valutazio­ni. Effetti che, se da un lato salvereb­bero Berlusconi dai dibattimenti in cui è imputato per corruzione (il caso Mills) e per frode fiscale (la vicenda Mediaset sui diritti tv), dall’altro lato potrebbero tradursi in una sorta di amnistia mascherata, com’è stato det­to da più parti. Uno scenario molto preoccupante per il Quirinale.
Insomma, Palazzo Chigi si sta muo­vendo su un terreno più che scivolo­so, pericoloso. E il via libera del Colle a un provvedimento così delicato e controverso dipenderà dalle soluzio­ni tecniche che emergeranno a fine percorso. Al momento, dunque, la fir­ma di ratifica del capo dello Stato ri­sulta tutt’altro che scontata. E Napoli­tano l’ha già fatto sapere al governo.
Un’incertezza che, del resto, vale an­che per l’accordo con gli altri leader della maggioranza, Bossi e Fini, chia­mati oggi a esprimere un impegno vincolante davanti al Cavaliere. Le va­riabili attorno alle quali ruota l’esame del mondo politico, ma soprattutto del capo dello Stato, riguardano le modalità per accorciare i tempi dei processi e far sì che siano davvero «ra­gionevoli ». Questo, almeno, è quanto dichiarato dai proponenti.
Ma sembra un obiettivo difficile da raggiungere se la legge non sarà ac­compagnata da un congiunto piano di risorse, necessarie per restituire ef­ficienza al sistema giudiziario. Altri­menti tutto potrebbe tramutarsi, di fatto, in una resa dello Stato, con la conclamata dimostrazione dell’impos­sibilità di fare i processi e di punire i colpevoli e garantire giustizia a tutti.
Napolitano ha denunciato davanti allo stesso Consiglio superiore della magistratura che «una crisi della giu­stizia c’è» e ha chiesto a più riprese, e l’ultima volta la scorsa settimana, che le riforme annunciate «non siano oc­casionali o di corto respiro». Traducia­mo (raccogliendo il suo vecchio invi­to a non attribuirgli in questa materia «alcuna salomonica equidistanza»): riforme non ritorsive nei confronti della magistratura e non costruite su misura per alzare uno scudo protetti­vo su una persona sola.
Ora, se non dovesse risultare digeri­bile dall’intero centrodestra la «taglio­la » sulla prescrizione studiata da Ghe­dini (che ha lavorato di bulino su co­me ridurre la sospensione al tempo di «assenza giustificata» dell’imputato dal processo), ben più lacerante sareb­be l’eventuale recupero di un’idea fat­ta circolare da ambienti del governo nelle settimane scorse. L’idea cioè di un provvedimento che sposti a Roma «per competenza funzionale» tutti i processi per le quattro Alte cariche dello Stato, ed è inutile ricordare che Silvio Berlusconi ne sarebbe l’unico beneficiario.
In questo caso, il «no» presidenzia­le sarebbe certo. Anzi, se il governo, dopo la prevedibile bocciatura del Col­le, si azzardasse a rivotarlo tale e qua­le imponendone la promulgazione al capo dello Stato (come prevede l’arti­colo 74 della Carta costituzionale), ri­schieremmo di assistere a uno scon­tro tra poteri senza precedenti. In dot­trina, infatti, si discute se il presiden­te della Repubblica non potrebbe — e si ritiene appunto che potrebbe — ri­fiutare la controfirma e sollevare un conflitto di attribuzioni davanti alla Consulta. Perché una norma del gene­re finirebbe per ledere un principio in­derogabile della Costituzione: quello dell’uguaglianza dei cittadini di fron­te alla legge.
vincenzoaliasilconta 10 novembre 2009 13:19
GIUSTIZIA IN AGONIA E INTA MUNNEZZA BELLA?
Premesso che se fosse un criminale non solo debba scontare i suoi giorni in galera, visto che non ce la pena di morte o il taglio delle mani all’Ahmadinejad, vostro Kompagnuzzo resistente: ma guarda caso “ il solito reato per fottere qualcuno “ associazione esterno alla Camorra “ Prima era abusato dalla Giustizia a Palermo con danni alle persone vedi Andò, Mannino eccetera: che, prima si sputtana, una persona, carriera si distrugge la vita, poi grazie a questi fanno carriera e mai accusati o mandati in galera per “ associazione esterno alla mala Giustizia? In poche parole mai saputo che per questo scempio del Diritto che la Magistratura riceve il 15 per cento di consenso dai cittadini e non allarma il Capo dello Stato di Usare la clava come il licenziamento in tronco di certi Magistrati che danneggiano l’immagine della Giustizia e stessa magistratura? Napolitano in qualità di presidente Csm agisca come negli Stati Uniti con Decreto Presidenziale e li licenzia quei Magistrati che usano il proprio Ufficio ad uso Politico, ecco come può riscattarsi nel dire che il muro è caduto, ma intanto lui era ancora Comunista ancora per diversi anni: ecco dal 1981 al 1986, durante l'VIII e la IX legislatura, è presidente del gruppo dei Deputati del PCI alla Camera dei Deputati, dal 1989 al 1992, Parlamentare Europeo. Nel 1985 affermava che il riformismo europeo è “ il punto di approdo del PCI ”. Nel luglio del 1989 è Ministro degli Esteri nel Governo ombra del PCI. Nel 1991 facendo un viaggio in Israele, riportando le posizioni del Partito Comunista. In poche parole: Comunista! Ora o mai signor Presidente, più la Democrazia e non GIUSTIZIALISMO in questo Paese! Ecco perché, se Cosentino o altri sono complici contro lo Stato siano carcerati buttando la chiave! http://forum.panorama.it/f16/giustizia-in-agonia-e-inta-munnezza-bella-t16168/
http://www.youtube.com/watch?v=zHezGPLBvt8
ERRORE GIUDIZIARIO - UNA VITA DIETRO LE SBARRE
Assolto in primo e secondo grado fu condannato nel terzo processo disposto dalla Corte di Cassazione Riconosciuto innocente dopo 30 anni di carcere Piero Mannironi
Riconosciuto innocente dopo 30 anni di carcere
la Nuova Sardegna — 16 novembre 2008 pagina 02 sezione: FATTO DEL GIORNO
SIENA. L’inferno può essere fatto di sbarre che sembrano imprigionare perfino il cielo, di muri spessi e grigi e di cancelli di ferro che rinchiudono in uno spazio immobile e claustrofobico anche i sogni e il dolore. Ma l’inferno è soprattutto nella lucida consapevolezza di essere vittima del furto più atroce, quello della libertà. E di vivere l’interminabile divenire di giorni grigi, sempre uguali, al posto di qualcun altro. Questa è la storia del calvario di un uomo che ha vissuto trent’anni all’inferno prima di vedersi restituiti, in nome del popolo italiano, la dignità e l’onore. Ma è anche la storia di una donna, sua moglie, che gli ha sempre creduto e che ha combattuto con una forza sovrumana una battaglia che sembrava impossibile. Questa è la storia di Melchiorre Contena, pastore di Orune, e di sua moglie Miracolosa Goddi. Il 18 luglio scorso la corte d’assise d’appello di Ancona ha messo fine a un incubo durato trent’anni, spazzando via l’accusa terribile di sequestro di persona e omicidio che aveva sprofondato Melchiorre Contena nel buio universo chiuso del carcere. E’ l’epilogo di una complicata e contradditoria storia giudiziaria che ha visto pronunciarsi per quattro volte i giudici di merito e per due quelli di legittimità. Senza contare due pronunce in risposta alla richiesta di revisione del processo. La sentenza finale, quella che stabilisce che Melchiorre Contena è innocente, arriva però quando l’orologio del tempo ha scandito anche l’ultimo giorno della pena. http://ricerca.gelocal.it/lanuovasardegna/archivio/lanuovasardegna/2008/11/16/SF1PO_SF101.html
http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/Riconosciuto-innocente-dopo-30-anni-di-carcere/2049579
Roma, 27 feb. - (Adnkronos) - "Bisogna fare luce su uno dei piu' grandi casi di malagiustizia. Chiediamo di riaprire il caso del serial killer delle vecchiette e che il procuratore generale di Lecce si appelli alla sentenza di assoluzione emessa nei confronti del reoconfesso Ezzedine Sebai. Sentenza di cui siamo in attesa di leggere le motivazioni". Ad affermarlo all'ADNKRONOS e' l'avvocato Claudio Defilippi, legale di Davide Nardelli, Arcangela Tinelli, Carmina Palmisano, Francesco Orlandi, Vincenzo Faiuolo e Giuseppe Tinelli, che sono stati arrestati per i diversi omicidi di 15 anziane uccise in Puglia negli anni '90. Per alcuni degli omicidi fu arrestata anche una settima persona, Vincenzo Donvito, che si poi e' suicidato. "Ezzedine Sebai ha confessato di essere l'assassino, e' stato rinviato a giudizio con rito abbreviato ma e' stato assolto il 13 febbraio scorso - racconta il legale - Due pm su tre ne hanno chiesto l'assoluzione e sono gli stessi che gia' in passato si erano occupati del caso, facendo condannare i miei assistiti. Sebai dice la verita', non e' un mitomane eppure e' stato assolto. Degli innocenti pagano ingiustamente e si rischia di lasciare reclusi a vita Faiuolo e Tinelli, che da anni stanno ingiustamente scontando la pena in carcere".
Defilippi torna a ribadire "l'incompatibilita'" dei due pm che hanno rischiesto l'assoluzione di Sebai. "Gia' condannarono in passato i miei assistiti - spiega l'avvocato - Abbiamo fatto ricorso alla Corte di Strasburgo sia per gli innocenti in carcere che per i parenti delle vittime chiedendo un intervento a favore dell'equita' del processo". Una vicenda processuale delicata, spiega il legale, anche perche' chiudere il caso ammettendo l'errore giudiziario "costerebbe allo Stato 100 mln di euro". http://www.libero-news.it/adnkronos/view/68031
Sophia 10 novembre 2009 13:37
Gli errori giudiziari non sono ammissibili. Dunque è bene fare qualcosa per far in modo che non accadano più. E chi sbaglia deliberatamente, PAGHI.
Ma c'è qualcosa che non convince in tutta questa FRETTA del nostro PREMIER nel far approvare questa strana riforma che chiede a tutti i suoi alleati .....
Vi COPIO le parole di travaglio che mi sembrano molto indovinate per dipingere la PARODIA del MOMENTO TRAGICO COMICO che stiamo vivendo.
PRIMA PARTE
di MARCO TRAVAGLIO - 9 novembre 2009
Buongiorno a tutti. Siamo arrivati alla soluzione finale, all’ultima partita: il Cavaliere ha ordinato, ha intimato ai suoi alleati, a cominciare dai leaders interni alla sua maggioranza e al suo partito, quindi rispettivamente Bossi e Fini, con tutti i capigruppo, di vedersi al più presto in settimana e lì firmare un giuramento non di fedeltà, ma di impunità per Berlusconi stesso: chi non ci sta è fuori dalla maggioranza. Se la maggioranza non c’è più su questo provvedimento si torna a votare: non si è capito bene per quale motivo il Cavaliere sia così disperato, visto che si pensava che i suoi processi fossero tutti destinati alla prescrizione. Ma evidentemente c’è qualcosa che lui sa e che noi non sappiamo, perché non parla di altro e non pensa a altro da quando è stato bocciato il Lodo Alfano.
Sophia 10 novembre 2009 13:38
PARTE SECONDA
Ci siamo: colpo di Stato
Vorrei fare poco lo spiritoso oggi, perché credo che siamo in pieno colpo di Stato: l’aria tutt’altro che allegra che aveva il Presidente della Camera, Fini, ieri sera nella bellissima intervista che ha fatto con Fabio Fazio secondo me dimostra chiaramente la tensione e la gravità del momento, siamo di fronte a uno squilibrato o, in alternativa, a un delinquente di tali proporzioni da non riuscire più a controllarsi. Una persona che sa di averne combinate tante e tali per cui deve giocarsi il tutto per tutto, mettendo per iscritto in una legge che lui non deve essere processato, perché questo è il senso di quello che succede questa settimana: i suoi reati non esistono più, i suoi processi non esistono più per legge, con la firma degli alleati, onde evitare che qualcuno si vergogni, arrossisca e scopra dopo le conseguenze di quello che si sta facendo e si tiri indietro. E’ un momento drammatico, forse ancora più drammatico dei tanti che già ci erano sembrati drammatici nel passato, perché nel passato si tentava di coprire con uno strato di vaselina, di ipocrisia le leggi per salvare Berlusconi dai processi: c’era sempre qualcun altro disposto a firmarle, c’era sempre qualche finta ragione generale per giustificare ciò che si faceva e invece no, questa volta questo impunito, questa vergogna ambulante se ne va in giro minacciando i suoi alleati e dicendo “ la firmo io, lo presento io, la stanno scrivendo i miei Avvocati, la firmiamo noi e la firmate anche voi e c’è scritto che io non devo essere processato, anche se la Corte Costituzionale ha appena detto che devo essere processato come tutti gli altri, anche se la legge dice che io devo essere processato, anche se la Costituzione dice che devo essere processato, anche se la magistratura dice che devo essere processato. Adesso facciamo un colpo di Stato, ci costituiamo come i governi in esilio, praticamente, i governi clandestini che si danno delle regole proprie, estranee a quelle del Paese nel quale vivono e si arroccano in qualche nascondiglio, preparando la riscossa. Il problema è che questi signori, in teoria, sarebbero il governo legittimo e non devono resistere a un’invasione straniera o a un colpo di Stato interno, lo stanno facendo loro: lo sta facendo lui il colpo di Stato, il tutto in un clima spensierato.
Se leggete i giornali.. anzi, guardate, a futura memoria, così almeno se poi il golpe riesce ci ricorderemo di questi titoli di giornale; a parte le menate sull’influenza A, sulla bufala del secolo praticamente: sapete che muore più gente per l’influenza normale. Titolo su Obama, titolo sulle catacombe dell’atomo in Francia, titolino: “ il Pdl non va, c’è aria da caserma”. “Giustizia: le condizioni del patto, sì alla prescrizione breve, ma misure a tutela dei processi”; “la Lega Nord: intesa vicina; il Premier e la legge sottoscrivano tutti”, non c’è minimamente la percezione di quello che sta succedendo, sembra che stiano facendo delle riforme per abbreviare i tempi della giustizia. Il Giornale, dopo aver massacrato di botte tutti gli alleati affinché si appecoronassero agli ordini del Premier, adesso ci regala questi bei titoli: “ Niente messa per paura dell’islam”, per non parlare dei deliri di quest’altro personaggio. Questa è la situazione: vedete in televisione, ieri si sentiva il Tg1 dire “ allo studio alcune norme per rendere più sereno il compito del Premier di governare l’Italia”, così viene presentato, lo vogliono rendere più sereno e, soprattutto, vogliono sveltire i tempi della giustizia, no? Chi potrebbe essere contrario, se questo è il messaggio? In realtà c’è un colpo di Stato in atto, perché sta per essere siglata - speriamo non da tutto il centrodestra: da alcune cose dette da Fini sembrerebbe che i suoi uomini non siano disposti a firmarle, ma da alcune altre cose dette da Fini sembrerebbe che potrebbero essere disposti. Vedremo, tanto mancano pochi giorni, come al solito hanno fretta: hanno fretta evidentemente perché non basta loro neanche il fatto di sapere che i processi attualmente aperti sono destinati alla prescrizione e questo non può voler dire che una cosa, quello che dicevo prima, ossia che il delinquente sta continuando a delinquere anche dopo la data ultima scoperta dai magistrati. Per cui lui non spera nella prescrizione, che a noi invece risulta certa, perché lui sa di aver continuato a commettere reati anche dopo e che, prima o poi, si scoprirà e quindi la prescrizione verrà annullata, altrimenti non c’è motivo di modificare la prescrizione, visto che è praticamente certo che i suoi processi siano avviati in gran parte alla prescrizione.
Sophia 10 novembre 2009 13:40
PARTE TERZA
Il papello di Berlusconi
Vediamo che cosa comprende questo papello, come l’hanno chiamato alcuni giornali, di Berlusconi, che è molto peggio del papello di Riina tra l’altro, perché danneggerebbe tutti i processi ovviamente: non i processi di mafia, ma tutti i processi per reati commessi anche da mafiosi, ai quali verrebbe data un’altra cadenza di prescrizione, sia per il computo finale dei termini di prescrizione e sia per il computo parziale perché, come vedremo, vogliono fare una prescrizione per ogni grado di giudizio.
Se avete Il Fatto Quotidiano del 4 novembre, c’è un illuminante articolo di Tinti, a pagina 3, sulla porcata, anzi sulla doppia o tripla porcata che stanno tentando: innanzitutto il Cavaliere nessuno lo sapeva, ma lo si è scoperto in questi giorni, quando i suoi hanno infilato un emendamento alla Finanziaria, tramite la sua Mondadori ha un grosso contenzioso tributario da 200 milioni di Euro, dovuti e, evidentemente, non pagati. E allora che cosa sta facendo? Sta infilando un emendamento alla Finanziaria per fare in modo che, se due processi tributari arrivano in Cassazione con due sentenze conformi a favore dell’imputato, possono essere chiuse pagando solo il 5% di quello che viene contestato. Non so se è chiaro: se ti chiedono indietro soldi di tasse che non hai pagato e tu riesci a averla vinta nei primi due gradi di giudizio, alla fine, anche se ti danno torto, tu puoi pagare non quello che dovevi, ma il 5% di quello che dovevi. Se così fosse la Mondadori, se è vero che deve 200 milioni di Euro al fisco, potrebbe pagarne quanti? 10 invece di 200: capite che cosa sto dicendo, no? Che cosa è il colpo di Stato che è alle viste: deve pagare? Fa una legge in cui dice che non paga, adesso vedremo se ne fanno anche una per non risarcire il maltolto nel caso Mondadori, vedremo che cosa si inventeranno, se dovesse essere confermata anche in appello la sentenza civile del giudice Mesiano. E questo è un piccolo aspetto collaterale, dopodiché ci sono le norme sui processi: che cosa vogliono fare? Vogliono cambiare la prescrizione e introdurre la prescrizione non solo del reato, ma anche del processo: ieri sera avete sentito Gianfranco Fini dire una cosa falsa, tra le tante cose giuste che ha detto ce ne era una falsa, ossia che i processi a Berlusconi sono cominciati dopo la sua discesa in campo. Non è vero, le inchieste sulla Fininvest sono iniziate già nel 92, ne sono iniziate altre nel 93 e poi ne sono proseguite delle altre, naturalmente e ne sono iniziate di nuove, esattamente come è avvenuto per la FIAT, per l’Olivetti, per Ligresti, per l’Enel, l’IRI, l’Eni, la Montedison, tutti trattati nello stesso modo, le grandi aziende e i grandi gruppi italiani, tutti dal primo all’ultimo. Alcuni si sono arresi, hanno confessato, hanno mandato i loro managers a confessare, hanno patteggiato, hanno portato le carte, restituito il maltolto e conseguentemente, dalle indagini, sono usciti prima. Altri hanno resistito, uno in particolare: perché? Perché lui era entrato in politica apposta per salvarsi e quindi resistendo, negando, opponendosi, mentendo, negando anche l’evidenza etc. è ovvio che, nel tuo caso, i processi durano di più e che, finché non racconti tutto, sono i giudici a scoprire via via quello che hai fatto e lo scoprono, ovviamente, con i tempi che ci vogliono per scoprire le cose, altro conto è se a un certo punto, come hanno fatto altri grandi gruppi, vai, ti arrendi, consegni i tuoi managers, patteggi e restituisci il maltolto. Quindi non è vero che i processi a Berlusconi sono iniziati dopo la sua discesa in campo e chi non ci crede sa dove trovare, nei nostri libri, le sentenze che a Brescia, quando Berlusconi ha denunciato il pool di Milano proprio per averlo perseguito a causa del suo ingresso in politica, hanno risposto “ non è vero, sei tu che sei entrato in politica per perseguitare i giudici e bloccare i processi, che erano già avviati su quasi tutte le tue aziende, stavano arrivando a te e tu lo sapevi , tant’è che sei entrato in politica terrorizzato”.
Quella frase di Fini, detta così per dare lo zuccherino a Berlusconi, è falsa, come è falso in radice, logicamente, il ragionamento secondo cui, visto che i processi sono lenti e durano troppo a lungo, allora bisogna tagliare i tempi della prescrizione. Eh no! Se i processi sono lenti e durano troppo a lungo bisogna tagliare i tempi dei processi, non i tempi della prescrizione! E’ come dire che ho la coperta corta e ho freddo e per scaldarmi cosa faccio? Taglio la coperta: no, la coperta la devi allungare, oppure ti tagli le gambe se non ci stai, ma certamente non devi tagliare la coperta. Questi vogliono tagliare la coperta, dicendo che la coperta è corta: come si fa a tagliare i tempi del processo? Evidentemente facendo concorsi per aumentare il numero dei magistrati, facendo assunzioni di personale affinché nei tribunali si lavori tutto il giorno e non solo la mattina, depenalizzando certi reati, se si vuole ritenere che non debbano essere puniti penalmente, perché non ce la si fa, organizzando meglio i tribunali, chiudendo quelli piccoli e accorpandoli a quelli grandi nei capoluoghi di regione, o almeno di provincia, razionalizzando le energie, le forze, i mezzi e soprattutto dando più soldi, e poi riducendo i gradi di giudizio. E poi, se proprio si vuole agire sulla prescrizione, c’è una norma che sarebbe utilissima per accorciare automaticamente, a costo zero, i tempi dei processi: quella che c’è negli altri Paesi, ovvero bloccare la prescrizione nel momento del rinvio a giudizio, quando lo Stato ritiene di aver trovato il colpevole di un reato, da quel momento non c’è prescrizione che tenga e conseguentemente, ovviamente, l’accusato non avrà nessun interesse a tirare in lungo il suo processo: perché? Perché che duri due mesi, due anni o che duri venti anni, se è colpevole alla fine lo condannano e se è innocente alla fine lo assolvono, non è previsto il risultato x, non è previsto il pareggio nella partita. Ecco perché negli altri Paesi nessuno si mette a pagare gli Avvocati per venti anni per fare durare il suo processo venti anni: se sa di essere colpevole patteggia subito e risparmia anche un sacco di soldi in parcelle, questa è anche la ragione per cui all’estero gli Avvocati sono un decimo di quelli che abbiamo noi in Italia, la Francia ne ha circa 15 /20. 000, noi ne abbiamo più di 150. 000. Invece che cosa vogliono fare? Vogliono accorciare i termini di prescrizione, mandando in prescrizione ancora più processi di quelli che già vanno in prescrizione: tenete presente che in questo momento ogni anno vediamo andare in fumo, causa prescrizione, 200. 000 processi, 200. 000 processi con una media di un imputato vuole dire che abbiamo 200. 000 imputati che la fanno franca senza che si possa stabilire se erano colpevoli o, peggio, dopo che si è stabilito che erano colpevoli, ma lo Stato a quel punto si deve arrendere e non li può punire. Se fossero in media due gli imputati per ogni processo - e sapete che ci sono dei processi con decine di imputati - immaginate quante centinaia di migliaia di imputati la fanno franca a prescindere dalla loro colpevolezza, oppure dopo che si è già accertato che sono colpevoli o comunque che non sono innocenti, perché la prescrizione scatta anche dopo che uno è stato condannato due volte, cioè nei due gradi di merito, primo e secondo grado, già si è stabilito che sono colpevoli. Mentre si aspetta di capire se c’è qualche aspetto formale che vizia le prime due sentenze di colpevolezza conforme zac, arriva la prescrizione alla vigilia della Cassazione e quello, anche se era colpevole secondo il Tribunale della Corte d’Appello, se ne va a casa facendosi beffe delle vittime del reato! Questa è la situazione attuale.
Sophia 10 novembre 2009 13:40
QUARTA PARTE
Il Piano Ghedini per i processi del capo
Che cosa vogliono fare per la prescrizione?
Tinti l’ha ben spiegato nel suo articolo: da un lato (piano A, Ghedini) taglio di un quarto dei termini di prescrizione per i procedimenti pendenti relativi a reati di non grave entità, commessi prima del 2 maggio 2006 e con pena massima fino a 10 anni. Quindi per i reati commessi fino al 2 maggio 2006, che è il giorno in cui entrò in vigore l’indulto, e con la pena massima fino a dieci anni la prescrizione viene tagliata di un quarto: sapete che era già stata quasi dimezzata con la legge ex Cirielli, che aveva raddoppiato il numero delle prescrizioni, che erano passate da cento a 200. 000 all’anno. Con quest’altra norma è ovvio che ci saranno decine di migliaia di processi che, all’improvviso, si troveranno già prescritti anche se sono in corso, anche se stanno per finire: perché? Perché naturalmente questa porcata viene applicata ai processi in corso e perché? Perché bisogna farci rientrare il processo a Berlusconi, il processo Mills e i processi per i diritti Mediaset, essendo tutti relativi a reati che, almeno a quanto si sa o a quanto hanno scoperto i magistrati, sono stati commessi prima del 2 maggio del 2006. Dice “ ah, va beh, ma sono solo i reati di non grave entità, puniti con pene inferiori a dieci anni”: sapete quali sono i reati puniti con pena inferiore ai dieci anni? Quasi tutti, se escludete l’omicidio, la strage, il sequestro di persona a scopo di estorsione e alcuni reati di grande traffico di droga, stiamo parlando di enormi quantitativi, quasi tutti gli altri reati stanno sotto la pena massima dei dieci anni. Associazione mafiosa, peculato, corruzione, falsa testimonianza, tutte le associazioni a delinquere, mafiose e non, omicidio colposo, furto, rapina, estorsione, le truffe, le molestie sessuali, le violenze sessuali, tutto.
Praticamente questa sarebbe una gigantesca amnistia: perché? Perché già si fa fatica a fare i processi con la prescrizione attuale, figurarsi se la riducono di un altro quarto, no? Ma non sono ancora sicuri neanche con questa norma e quindi ecco il piano B: il piano B (sempre Ghedini) è questo, prescrizione del processo; che cosa vuole dire la prescrizione del processo? Hanno preso una norma fatta dal centrosinistra, quelli del centrosinistra vivono sempre sulla luna e conseguentemente presentano delle norme che sembrano scritte per la Scandinavia, cioè per i Paesi normali, dove si fanno pochi processi e ci sono tanti magistrati per farli, per cui avevano detto “ facciamo una bella legge che stabilisca quanto deve durare al massimo il processo in ogni sua fase”, le indagini già si sa, possono durare fino a un massimo di due anni, benissimo. Poi il Tribunale le può tenere al massimo per tre anni, la Corte d’Appello al massimo per due e la Corte di Cassazione al massimo per uno, altrimenti, se non rispettano ciascun grado questi tempi, il processo si prescrive anche all’interno di una singola fase: mentre oggi il processo è difficile che si prescriva in primo grado, di solito è in appello che arriva la mannaia del fattore tempo, adesso potrebbe prescriversi addirittura in Tribunale, se il Tribunale non riesce a evadere la pratica entro tre anni da quando l’ha ricevuta. Naturalmente non stiamo parlando di un processo che resta in Tribunale tre anni perché dura tre anni, stiamo parlando di un processo che magari il G.I.P., con rinvio a giudizio, manda al Tribunale oggi, il Tribunale di solito riesce a fissare la prima udienza tra un anno, tra un anno e mezzo, tra due anni. Dovrà fissare l’udienza e fare tutto il processo da quando l’ha ricevuto a quando lo manda via entro tre anni, compresi i tempi morti: cosa assolutamente impossibile. Sono queste norme assurde, tipiche di una sinistra astratta, che vive sulla luna: per fortuna poi non l’hanno approvata, anche perché una norma del genere senza dare i soldi ai tribunali per funzionare avrebbe massacrato, falcidiato tutti i processi.
E allora che cosa hanno deciso di fare? Hanno deciso di riprendere questa norma targata centrosinistra, gli Avvocati di Berlusconi e di dire “ eh, è d’accordo anche il centrosinistra, hanno fatta loro, l’hanno proposta loro”: piccolo particolare, la proposta riguardava i processi del futuro ovviamente e non i processi in corso, invece questi la vogliono calare nei processi in corso. Da quanto è in Tribunale il processo Mills? Sapete perché è in Tribunale da tanti anni il processo Mills, perché Berlusconi si è fatto una serie di leggi per non farlo mai finire: adesso usa il fatto che è rimasto in Tribunale a lungo, grazie alle leggi che si è fatto lui, dicendo “ non c’è problema, tanto sospendiamo la prescrizione e la prescrizione poi ricomincerà a decorrere quando il Presidente del Consiglio avrà finito il suo mandato e potrà, finalmente, governare. Avevano detto che è così anche in Francia, tant’è che oggi Chirac viene processato per reati commessi venti anni fa da Sindaco di Parigi, perché nel frattempo era diventato Presidente, il Presidente deve essere lasciato tranquillo e quindi la prescrizione si sospende e si ricomincia il processo dopo, questo ci era stato detto”. Lasciamo perdere che Chirac era capo dello Stato e Berlusconi no e noi la norma sul capo dello Stato ce l’abbiamo tale e quale, ma questo ci era stato detto: “ nessun danno, il processo resta lì congelato, la prescrizione non decorre, riprende a decorrere quando lui lascia la carica”, questo ci era stato detto. Adesso cosa dicono? “ Eh, è rimasto lì troppo congelato e dobbiamo stabilire dei limiti, perché non si può mica stare lì in Tribunale per troppi anni!” e chi ce l’ha fatto stare lì in Tribunale per troppi anni? Il processo era rapidissimo, erano in due gli imputati, Mills e Berlusconi, tant’è che Mills già stato ricondannato pure in appello: perché Berlusconi no? Perché ha fatto delle leggi per non farsi giudicare. Adesso usa la durata del suo processo, che ha determinato lui prima facendo lungaggini con i suoi Avvocati e poi facendo una legge che bloccava il processo, per dire “ bene, in Tribunale c’è rimasto troppo, è già prescritto”, perché? Perché in Tribunale non può rimanere più di tre anni il processo, “eh, non se ne sono accorti i giudici che l’hanno tenuto lì per quattro o cinque anni, a causa della legge che mi sono fatto io?”. Vedete la spudoratezza? Ci sarebbe da prenderli a sberle dalla mattina alla sera per la vergogna di quello che riescono a sostenere e a fare con la complicità dei giornali e delle televisioni! Questo è quello che vogliono fare: oltre alla prescrizione per il reato, che diventerebbe più breve di un quarto, vogliono pure stabilire che comunque i processi sono già chiusi, perché sia il processo Mediaset che il processo Mills, proprio a causa delle lungaggini e della sospensione del Lodo Alfano, già sono durati più di tre anni in Tribunale e quindi sono morti: è una dichiarazione di morte dei processi al Presidente del Consiglio e, naturalmente, di tutti quegli altri processi che sono arrivati più di tre anni fa nei tribunali senza esserne ancora usciti.
Guardate che questa norma andrà a salvare soprattutto, oltre a Berlusconi, gli imputati dei maxiprocessi: il maxiprocesso di mafia fatto da Falcone e Borsellino iniziò a metà degli anni 80 e finì in Cassazione nel 92: finì nel 92 e è evidente che, essendoci centinaia di imputati, era durato a lungo; era durato a lungo proprio perché c’erano molti mafiosi da processare. Adesso, laddove ci saranno molti delinquenti o presunti tali da processare, immaginate come si farà a farli in tre anni in primo grado, in due anni in appello e in un anno in Cassazione! E’ assolutamente evidente che questa norma è fatta apposta per favorire le lungaggini degli Avvocati: perché? Perché sapranno che basta loro impegnarsi allo spasimo per portare il processo oltre i tre anni in un grado, oltre i due anni in appello e oltre un anno in Cassazione e il processo è morto, anche se il reato non si è ancora prescritto. Del resto i calcoli sono semplici: Alfano, nella sua relazione allo Parlamento sullo stato della giustizia, ha detto che in Italia la durata media del processo penale è sette anni e mezzo; se tu fai una prescrizione del processo che scatta dopo tre anni in primo grado, oppure dopo due anni in secondo grado, oppure dopo un anno in Cassazione, quale è la somma di queste tre prescrizioni? Tre, più due, più uno: sei. Se stabilisci che i processi devono durare sei anni ma, nei fatti, ne durano in media sette e mezzo, è evidente che tutti i processi, stando alla media fatta da Alfano, si prescriveranno o in primo grado, o in appello, o in Cassazione. Quindi capite che cosa sono disposti a fare questi mascalzoni per salvare il Presidente del Consiglio, con il giuramento sul suo papello e lo faranno come al solito, con il sorriso sulle labbra, dicendo “ ci vuole la ragionevole durata dei processi: lo dice la nostra Costituzione, lo dice la Corte Europea, che ci condanna perché durano troppo”. Certo, accorciate i processi allora, non la prescrizione: la prescrizione accorciata vuole dire che i processi continuano a durare a lungo ma, a un certo punto, muoiono. Non è una norma che abbrevia i processi, è una norma che uccide i processi: basterebbe chiamarla con il suo nome, la ammazza processi, la salva delinquenti, la salva ladri, la salva mafiosi, la salva camorristi, la salva corrotti, la salva estorsori, sequestratori, violentatori, pedofili etc. etc.. Naturalmente non troverete molti giornali che la chiamano con il suo nome: troverete invece molti giornali che diranno che è una norma contro l’eccessiva lunghezza dei processi, per abbreviare i processi, per dare certezza ai cittadini. Dietro c’è tutto quello che vi ho raccontato.
Sophia 10 novembre 2009 13:41
QUINTA PARTE
Berlusconi come Riina
Guardate, questa è la battaglia finale: se il Cavaliere riuscirà a vincere anche questa, magari con la complicità dell’opposizione - chiamiamola così - o del Capo dello Stato - chiamiamolo così - non ci sarà più alcuna speranza, la prassi è la stessa dell’anno scorso con il Lodo Alfano, minacciare sfracelli, minacciare un disastro epocale come quello che vi ho appena illustrato, in modo da fare venire fuori o dal Quirinale o dall’opposizione qualche sherpa che si offre per una mediazione e che, alla fine, gli dice “ salviamo i processi degli altri e vediamo di metterci d’accordo per bloccare i tuoi : quanti ne hai? Due o tre? Blocchiamo solo quelli”, è la stessa cosa che è avvenuta sul Lodo Alfano, quando lui aveva in piedi la blocca processi: sta facendo nuovamente la stessa cosa! Ma guardate che minacciare sfracelli per intavolare una trattativa è ottenere quello che si vuole per sé è la stessa cosa che ha fatto Totò Riina nel 1992, quando ha cominciato a mettere le bombe, poi ha presentato il conto, cioè il papello e le bombe hanno continuato a scoppiare finché qualcuno non ha messo la sua firma, il suo giuramento sotto quel papello. I metodi di Totò Riina oggi sono i metodi delle leggi ad personam e chissà che i beneficiari di certe leggi ad personam non siano gli stessi che hanno messo la loro firma in calce al papello 16 anni fa?! Passate parola. Buona settimana.
Sophia 10 novembre 2009 17:53
Roma, 10 novembre 2009 - 17:39
GIUSTIZIA: ANM, SERVE INTERVENTO ORGANICO VEDREMO TESTI
L'Associazione nazionale magistrati ribadisce la necessita' di interventi sulla giustizia "di carattere organico e sistematico", e non di interventi "che rischiano di avere un impatto negativo sul processo". E' quanto dichiara il presidente dell'Anm Luca Palamara, interpellato in merito all'ipotesi, emersa oggi dopo l'incontro tra il premier Silvio Berlusconi e il presidente della Camera Gianfranco Fini, di un ddl sulla durata dei processi. "Restiamo in attesa - aggiunge Palamara - di conoscere le indicazioni che saranno contenute nei testi".
Sophia 11 novembre 2009 14:41
Tratto dalle news di ADUC
di Vincenzo Donvito
11 novembre 2009 13:43
Nel turbinio dei pro e contro della prospettata riforma della Giustizia che dovrebbe portare il processo ad una durata massima di sei anni, si e' anche inserito il Consiglio Superiore della Magistratura, non nel suo presidente Giorgio Napolitano (per fortuna!) ma con il vicepresidente Nicola Mancino: "finche' la norma attuale non sara' modificata, abbiamo il diritto di esprimere un parere anche se non richiesto"; "bisognera' vedere il fondamento giuridico del processo breve per gli incensurati. Non mi sembra una questione di facile soluzione".
Siamo proprio ridotti male. Povera Italia. La proposta del capo del Governo e' “ad personam” che', anche se appare giusta (chi non vorrebbe fissare un tempo massimo per un processo?), nel contesto in cui avviene, dopo la bocciatura costituzionale del cosiddetto lodo Alfano, presenta un marchiato vizio di proponente. Ma quel che piu' preoccupa e' l'intervento di Nicola Mancino, rappresentante dell'organo di autogoverno della magistratura, potere esecutivo ufficialmente in conflitto con quello legislativo. Preoccupa perche' si sta comportando proprio come il Governo, ormai impossessatosi del potere legislativo trasformano le assemblee elettive in ratificatrici delle proprie decisioni.
La base della nostra democrazia e' la separazione dei poteri. Anzi, lo era. Ovunque il potere ci sia, la mescolanza si manifesta. Nell'Esecutivo e nel Giudiziario.
Riforme della Giustizia, con le carceri che strabordano e la violenza che dilaga, le aule intasate con una giustizia civile da incubo, con la levata di scudi contro le sentenze della Corte Europea (vedi crocifisso)... non stiamo piu' neanche navigando a vista ma siamo alla deriva. E la storia di questo millennio, come invece era in quello passato, non prevede (per fortuna!) neanche l'ipotesi di un qualche nocchiero forte che prenda il timone e conduca meglio verso la bonaccia. Nocchiero che qualcuno crede di essere o vorrebbe diventare, ma i risultati sono questi. Avanti col prossimo tiro Mancino.
Sophia 11 novembre 2009 15:48
Tratto da IL GIORNALE
mercoledì 11 novembre 2009
Bonaiuti e l'ira del premier Accordo sulla giustizia, e i giornali scrivono di un clima teso tra Fini e Berlusconi. "I giornali scrivono sempre molto - commenta Bonaiuti - perché devono vendere e quindi massimizzano il prodotto. Ma io credo che un accordo sul processo entro sei anni sia un accordo che vale per tutti i cittadini". Può creare imbarazzi nella maggioranza il fatto che questo accordo incida su processi di Berlusconi? "Gli imbarazzi - replica Bonaiuti - credo debbano essere in chi da anni cerca di utilizzare la giustizia a fini politici per colpire un leader che è stato votato democraticamente dalla maggioranza degli italiani".
I processi del premier Il ddl è frutto dell’accordo di ieri tra il presidente del Consiglio e il presidente della Camera e dovrebbe evitare al premier di essere giudicato nei due procedimenti in corso nei suoi confronti. L’intesa prevede inoltre lo stanziamento in finanziaria di fondi "cospicui" per il funzionamento del sistema giudiziario, con cui fronteggiare l’auspicata accelerazione dei procedimenti, mentre sarebbe archiviata l’idea di accorciare i tempi di prescrizione dei reati. Secondo fonti del centrodestra, il governo sta lavorando a una legge secondo cui i processi per reati con pene non superiori a 10 anni, con l’eccezione dei reati di mafia, terrorismo o reati di grave allarme sociale, non potranno durare più di due anni per ciascuna fase, altrimenti si estinguono. Considerando i tre gradi di giudizio, il processo in tutto durerebbe non più di sei anni. La norma, che varrà anche per i procedimenti in corso, si applicherà solo agli incensurati. Rientrerebbero nella scappatoia i due processi in cui Berlusconi è imputato, quello sui diritti tv Mediaset e quello Mills, hanno detto le fonti. Non è certo, invece, se la tagliola dei processi metterà al riparo il premier da un'inchiesta su altri presunti fondi neri Mediaset, condotta sempre dalla procura di Milano e avviata alla conclusione.
La legge allo studio Maggioranza al lavoro per mettere nero su bianco il ddl sul "processo breve". I tecnici del Pdl, i componenti dell’ufficio legislativo e anche il consulente giuridico del premier Niccolò Ghedini (che fa la spola tra palazzo Grazioli e le Camere) sono impegnati negli uffici del presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri, che dovrebbe essere primo firmatario del testo. Tutti sono alle prese con un busillis di non facile soluzione: la norma transitoria che dovrebbe consentire l’applicazione delle nuove norme ai processi in corso. Per non allargare troppo la platea dei ricorrenti alla nuova prescrizione processuale, è la linea sostenuta dal presidente della Camera Fini, va stabilito che la nuova normativa possa essere estesa soltanto agli incensurati e soltanto per i processi in primo grado. Ma così facendo, analizza una fonte del Pdl esperta in diritto, chiunque si trovasse in appello, magari da sei anni, potrebbe sollevare la questione di costituzionalità di fronte alla Consulta per disparità di trattamento rispetto ad altri in giudizio, vanificando gli sforzi per avere la legge in tempo record.
Sophia 11 novembre 2009 15:55
IL COMMENTO /
il "lodo" Berlusconi-Fini è l'ennesima, scandalosa legge
che copre gli interessi di una singola persona, un patto scellerato e indecente
Lo stato d'eccezione della nostra democrazia
di MASSIMO GIANNINI
11 novembre 2009
ORA ce la racconteranno come una grande riforma "erga omnes", che tutela l'interesse di tutti i cittadini. Un compromesso sofferto e importante, che difende lo "stato di diritto" finora vulnerato da una magistratura politicizzata e inefficiente. E invece il "lodo" Berlusconi-Fini sulla giustizia è l'ennesima e scandalosa legge su misura, che copre gli interessi di una singola persona. Un patto scellerato e indecente, che conferma lo "stato di eccezione" in cui è precipitata la nostra democrazia.
I due leader erano arrivati a questo faccia a faccia in condizioni molto diverse.
Il presidente del Consiglio, scoperto dalla bocciatura del Lodo Alfano, era agito dalla necessità di risolvere ancora una volta per via legislativa le sue passate pendenze di natura giudiziaria, e di salvarsi anche dai rischi futuri. Obiettivo irrinunciabile, per non perdere il governo. Il presidente della Camera, schiacciato dalla formidabile pressione mediatica e politica della macchina da guerra berlusconiana, aveva l'opportunità di uscire dall'angolo nel quale lo stava relegando il Pdl, e di salvare anche il suo profilo istituzionale. Obiettivo raggiungibile, per non perdere la faccia. L'accordo raggiunto, anche se umilia il dettato costituzionale e distorce l'ordinamento giuridico, soddisfa le esigenze del capo del governo e della terza carica dello Stato.
Il disegno di legge che sarà presentato nei prossimi giorni (e qui sta il salvacondotto del premier e del suo avvocato Ghedini) conterrà la riforma del processo, che diventerà "breve". Non potrà durare più di sei anni, cioè due anni per ciascun grado di giudizio. Formalmente, una giusta risposta all'insopportabile lunghezza dei processi italiani, che durano mediamente sette anni e mezzo nel civile e 10 anni nel penale. Sostanzialmente, un colpo di spugna su due processi che vedono coinvolto il Cavaliere: il processo Mediaset per frode fiscale sui diritti televisivi (che con le nuove norme decade a fine novembre) e il processo Mills per corruzione in atti giudiziari (che a "riforma" approvata decade nel marzo 2010).
Ma nello stesso disegno di legge (e qui sta la via di fuga di Fini e del suo avvocato Bongiorno) non ci saranno le norme sulla prescrizione breve, che lo stesso Berlusconi avrebbe voluto inserire nel testo e Fini gli ha chiesto di espungere per non incappare nel no di Giorgio Napolitano. Questa norma, che ridurrebbe di un terzo la prescrizione dei reati la cui pena edittale è inferiore ai 10 anni, non si può proprio infilare in una "riforma", per quanto sedicente o bugiarda possa essere. Renderebbe ancora più estesa, e dunque insostenibile, la già colossale amnistia che si realizzerà con la modifica del "processo breve".
L'opinione pubblica non la capirebbe. E il Quirinale, ammesso che possa considerare costituzionalmente legittima l'abbreviazione del processo, sicuramente non firmerebbe anche l'abbreviazione della prescrizione. Meglio soprassedere, per ora. Questo è lo schema. Questo è lo "scambio". Che riproduce del resto un metodo già collaudato nelle passate legislature: Berlusconi chiede 1000, sapendo che si potrà accontentare di 100. Gli alleati glielo concedono, facendo finta di avergli tolto 900. È così. È sempre stato così. Almeno quando in gioco ci sono le due questioni cruciali, sulle quali il Cavaliere non ha mai ceduto e mai cederà: gli affari e la giustizia.
Certo, a Berlusconi avrebbe fatto più comodo portare a casa l'intero pacchetto. Il "processo breve" porta all'estinzione del processo stesso, e quindi copre il premier sul passato. La "prescrizione breve" porterebbe alla decadenza del reato, e quindi lo coprirebbe anche su eventuali inchieste future. Ma per ora gli conviene accontentarsi. Nulla vieta, magari durante il dibattito parlamentare sul ddl, di ripresentare la norma sulla prescrizione breve con un bell'emendamento intestandolo al solito, apposito peone della maggioranza (come insegna l'esperienza delle precedenti leggi-vergogna varate o tentate del premier, dalla Cirielli alla Nitto Palma, dalla Cirami alla Pittelli). Oppure, perché no, nulla vieta di tradurre subito in legge quello che ormai possiamo chiamare il "Lodo Minzolini", cioè la reintroduzione dell'immunità parlamentare, avventurosamente ma forse non casualmente suggerita dal (o al) direttore del Tg1 in un editoriale televisivo di due sere fa.
Eccolo, il "paesaggio" di questo drammatico autunno italiano. Ancora una volta, in questo Paese si straccia il contratto sociale e costituzionale, che ci vuole tutti uguali davanti alla legge. Si sospende l'applicazione dello stato di diritto, che ci vuole tutti ugualmente sottoposti alle sue regole. In nome della "volontà di potenza" di un singolo, e di un'idea plebiscitaria e populista della sua fonte di legittimazione: sono stato scelto dagli elettori, dunque i cittadini vogliono che io governi. O in nome della "ragion politica" di un sistema: non c'è altro premier all'infuori di me, dunque io e solo io devo governare.
Questo c'è, oggi, sul piatto della bilancia della nostra democrazia. Lo "stato di eccezione", appunto. Quello descritto da Carl Schmitt. Che è simbolo dell'autoritarismo poiché sempre lo "decide il sovrano". Che si presenta "come la forma legale di ciò che non può avere forma legale". Che è "la risposta immediata del potere ai conflitti interni più estremi". Che costituisce un "punto di squilibrio fra diritto pubblico e fatto politico", poiché precipita la democrazia in una "terra di nessuno".
Se questa è la portata della sfida, occorre che il Pd si mostri all'altezza di saperla raccogliere. Di fronte a questa nuova distorsione della civiltà repubblicana non basta rifugiarsi nella routinaria ripetizione di uno slogan generale al punto da risultare quasi generico. Sì a riforme della giustizia, no a norme salva-processi, sostiene Pierluigi Bersani. Sarebbe ora che il centrosinistra cominciasse a spiegare qual è, se esiste, la "sua" riforma della giustizia. Ma nel far questo, dovrebbe anche spiegare all'opinione pubblica, con tutta la forza responsabile di cui è capace, che quella di Berlusconi non è una riforma fatta per i cittadini, ma solo un'altra emanazione della sua "auctoritas", che ormai sovrasta ed assorbe la "potestas" dello Stato e del Parlamento.
La partita vera, a questo punto, è più alta e più impegnativa. Si può continuare a tollerare uno "stato di eccezione" sistematicamente decretato da Berlusconi? E il Pd vuol giocare fino in fondo questa partita, mobilitando su di essa la sua gente e sensibilizzando su di essa tutti gli elettori? Scrive Giorgio Agamben che quando "auctoritas" e "potestas" coincidono in una sola persona, e lo stato di eccezione in cui essi si legano diventa la regola, allora "il sistema giuridico-politico diventa una macchina letale". Il Paese sarebbe ancora in tempo per fermarla, se solo se ne rendesse conto.
Sophia 12 novembre 2009 11:28
Con il processo breve prescrizione i processi a rischio sono quelli dove gli imputati sono Fazio, Geronzi, Tanzi, Cragnotti, Bassolino
Da Parmalat a Cirio a Eternit tanti crac prossimi alla impunità
Sophia 12 novembre 2009 12:25
Il presidente dei deputati del Pdl appoggia la proposta di una normativa costituzionale per il ripristino dell'immunità parlamentare
Di Pietro annuncia referendum su riforma con la manifestazione del 5/12 a piazza Navona
La gente che farà? Scenderà in piazza? Vorrà essere governata da tanti Bassolino e Costantino non processabili o vorrà che luce venga fatta?
yannis 12 novembre 2009 14:56
Interessante l'ultima esternazione di Di Pietro:" Non si può, per il beneficio di uno, distruggere il sistema della giustizia e la certezza del diritto nel nostro Paese". Non sono del mestiere ma sembra proprio che ciò che manca nel nostro paese sia la certezza del diritto. Di Pietro invece di pronunciarsi da vestale del diritto perchè non spiega a chiare lettere perchè è ricorso all'immunità parlamentare europea e dato che c'è spieghi anche perchè è stato sospeso per qualche mese dall'Ordine Forense,come fa a non provare pò di vergogna per tale sospensione?
Sophia 12 novembre 2009 15:27
Segnalo una iniziativa nata sul web per chiedere le dimissioni del premier Berlusconi
Stanno organizzando un corteo per il 5 dicembre a Roma
La manifestazione nazionale ideata da un gruppo di blogger: "No B day", quasi 250mila adesioni
la protesta scende in in piazza
yannis 12 novembre 2009 15:59
Il 5 dicembre sarà una seconda marcia su Roma.
Da fonti attendibili si segnala una presenza di almeno 10 milioni di persone ed Alemanno per poter accogliere tale fiumana umana sta pensando di abbattere alcuni edifici, allargare piazze e strade.
Ci sarà da divertirsi a leggere le fesserie che verranno scritte sui vari striscioni, dittatura, illegalità, mancanza di libertà etc. sarà un'apocalisse.
Mi sembra di aver letto da qualche parte, ma non sono sicuro in quanto non akkulturato, che il democrazia comanda il popolo e che la fiducia degli italiani in Berlusconi nell'ultima settimana è cresciuta di altri 2 punti ed ora è ampiamente sopra il 50% e che l'operato del Governo ha un indice di fiducia di circa il 70%.
Ma quelli che voglio scendere in piazza lo fanno per sport, conoscono il motivo o lo fanno perchè hanno in testa un secchio che gli impedisce anche di vedere, questo però non è un problema hanno la cavezza.
Sophia 13 novembre 2009 19:33
da Il Fatto Quotidiano n°45 del 13 novembre 2009
Censurati e incensurati: la legge non sarà uguale per tutti.
di Bruno TINTI
Ho qualche timore nel descrivere i profili di incostituzionalità del ddl sul “processo breve”; perché possono essere eliminati con facilità: si paralizzerebbe la giustizia penale, ma questo a Berlusconi & C. non interessa nulla e, pur di portarlo a casa, magari lo modificano. Non di meno me ne occupo perché, chissà, qualcuno li fermerà prima che sia troppo tardi.
Immaginiamo che gli sponsor di Usain Bolt gli dicano: “Caro Usain, tu sei certamente in grado di correre i 100 metri in 9 secondi. Quindi fallo perché se no non ti facciamo più correre”. Ovviamente Bolt non ce la farebbe e l’atletica perderebbe un grande campione. Ecco, B&C stanno facendo proprio così: da domani i processi debbono durare 6 anni; se durano di più non si può condannare nessuno. Risultato, non si condannerà nessuno.
Nessuno? Ecco no, perché anche B&C lo sanno che questo sistema è assolutamente privo di senso; lo vogliono perché a B. serve proprio, però sanno che butteranno alle ortiche decine, forse centinaia di migliaia di processi, che un sacco di delinquenti la faranno franca e che un sacco di parti offese ce l’avranno con loro e non li voteranno più (mah?). E così cercano di limitare i danni riservando il “processo breve” a una sola categoria che, naturalmente, coincide con il prototipo originale in funzione del quale il “processo breve” è stato inventato: proprio lui, B. Si deve trattare di incensurati (B. è incensurato, 6 prescrizioni ha collezionato, è colpevole ma incensurato); si deve trattare di reati puniti con pene non superiori a 10 anni (B. è imputato di corruzione in atti giudiziari, pena massima 8 anni, e frode fiscale, pena massima 6 anni); si deve trattare di processi che siano ancora in primo grado, cioè davanti al tribunale (proprio come il processo Mills); non si deve trattare di reati di mafia (B. qualche relazione con Dell’Utri e Mangano e non so quanti altri ce l’ha, ma processi per mafia veri e propri no) o di terrorismo o di altre 6 o 7 tipologie che comunque non riguardano B. In questo modo, B&C hanno pensato, un po’ di delinquenti la faranno franca ma non proprio tutti; insomma, io speriamo che me la cavo e per non farla cavare a tutti gli altri ho fatto il possibile. Forse si sono fatti male da soli. Il problema di B&C è sempre lo stesso: la Costituzione; e più in particolare quel rompiscatole dell’articolo 3 con la sua assurda pretesa che tutti i cittadini siano uguali davanti alla legge. Sicché, se i cittadini hanno diritto al “processo breve”, come del resto dice anche l’articolo 111 della Costituzione, per quale motivo chi non è incensurato non dovrebbe godere di questo diritto? L’essere pregiudicati comporta effetti sulla pena (sei proprio incorreggibile, già condannato e continui a delinquere, ti meriti una pena più grave) ma non sul tempo necessario per accertare l’innocenza o la colpevolezza: prima della condanna, un incensurato e un pregiudicato sono entrambi presunti innocenti, non c’è nessuna differenza tra loro. Dunque un pregiudicato ha diritto di vedersi processato con gli stessi strumenti e negli stessi tempi di chiunque altro; e termini di “estinzione del processo” differenziati sono incostituzionali.
Per lo stesso motivo non si può applicare il “processo breve” solo agli imputati di reati puniti con pena inferiore ai 10 anni di reclusione: tutti, innocenti fino a prova contraria, qualunque sia il reato di cui sono imputati, hanno diritto a essere giudicati nello stesso modo. E nemmeno si può dire che un reato punito con pena superiore a 10 anni è per definizione più difficile da accertare di uno punito con pena inferiore; sicché sarebbero ragionevoli termini processuali differenziati. Tanto per parlare sempre delle stesse cose, i falsi in bilancio e le frodi fiscali di B. hanno un tasso di complessità investigativa non inferiore a quello di una indagine in materia di mafia con una decina di pentiti e 10.000 pagine di intercettazioni; eppure i primi sono puniti fino a 4 e 6 anni di reclusione e gli altri con l’ergastolo.
Ancora: che male hanno fatto gli imputati che hanno esercitato il loro diritto di proporre appello? Perché per loro il “processo breve” non deve valere?
Insomma, “processo breve” e Costituzione sono parecchio lontani tra loro. Speriamo che QUALCUNO se ne accorga.
Per finire, applichiamo tutto ciò a un possibile caso concreto.
Processo per corruzione; due imputati, per esempio B, mandante, e l’onorevole Berruti, già condannato per corruzione, esecutore materiale; passano 2 anni, il processo di primo grado non finisce (è ovvio, con B. imputato). Il giudice decreterà l’estinzione del processo per B. (incensurato) e andrà avanti fino alla condanna di Berruti (pregiudicato). Qualche tempo dopo altro processo, sempre a carico di tutti e due e di identico contenuto: B. sarà di nuovo “graziato” e Berruti di nuovo condannato. E via così.
Forse il problema si risolverà da solo; forse ci sarà una rivolta di Palazzo.
depresso 13 novembre 2009 23:05
Senza entrare nel merito della proposta di legge sull'accorciamento del tempo dei processi (su cui c'è molto da dire), intervengo sulla elegibilità dei magistrati siano essi inquirenti o giudicanti.
Personalmente, sono nettamente contrario alla loro elezione perché questo significherebbe un inevitabile condizionamento sulle decisioni che essi debbono assumere.
Immagino i magistrati che, per essere eletti e mantenersi in sella, debbano farsi propaganda, blandire ora questo ora quello, promettere anche la luna e da ultimo, una volta eletti, pagare le "cambiali".
Non è detto che tutto debba spettare al popolo sovrano. La Costituzione, nei suoi Principi Fondamentali, afferma che l'Italia è una Repubblica Democratica la cui sovranità appartiene al popolo il quale, a sua volta, la esercita nelle forme e nei limiti stabiliti dalla Costituzione stessa.
Quindi, la sovranità popolare ha dei limiti, stabiliti rigorosamente dalla legge. Se si va oltre quei limiti, non si può più parlare di sovranità popolare ma di prevaricazione populistica.
Se siamo un paese civile (nel senso di cives), dobbiamo attenerci alle leggi perché sono una risorsa della vita sociale, non una gabbia, e, in quanto risorsa, vanno interpretate.
I magistrati non interpretano, applicano la legge, mentre l'interpretazione autentica compete sempre all'organo che l'ha emanata.
Se sbagliano (nell'applicazione della legge), è giusto che se ne assumano la responsabilità anch'essa dovrà essere stabilita per legge, in ambito costituzionale. Tempo addietro si è votato, in un referendum, per la responsabilità dei magistrati ed il popolo si è espresso a favore.
In olre, non mi sta bene che il giudizio sulle mie azioni debba essere affidato a persone incompetenti o comunque condizionate.
Mi bastano i tanti incompetenti, ignoranti e marpioni che siedono in parlamento. Loro si, eletti.
A volte mi chiedo, come abbiamo fatto ad arrivare a questo punto di totale anarchia? (Con tutto il rispetto per gli anarchici che avevano solidi ideali).
Una martellante propaganda ci ha disorientati, ci fa vedere il bene, il male, il giusto, l'ingiusto il buono e il cattivo come all'interno di un caledoscopio che, a seconda di come lo giri, cambia aspetto.
sergio2 14 novembre 2009 01:39
Un produttore cinematografico può anche decidere che il film non deve durare più di novanta minuti, titoli di testa e di coda compresi.
La durata di un film è, però, diretta conseguenza di una sceneggiatura, lungo la quale si dipana la vicenda che s’intende raccontare, con fatti, dialoghi, silenzi, vuoti narrativi, dissolvenze…
Se la sceneggiatura richiede centotrenta minuti, delle due l’una
- si riscrive la sceneggiatura
- non si produce il film.
Tertium non datum.
In realtà, una terza soluzione ci sarebbe.
S’inizia a girare il film e giunti all’ottantanovesimo minuto partono i titoli di coda, incuranti del punto in cui si chiude bruscamente il racconto narrativo.
Gli attori certamente potrebbero anche non curarsi di studiare tutta la parte. Potrebbero persino ignorare la fine della storia, tanto non la conosceranno mai.
Gli spettatori saranno leggermente adirati per aver pagato un biglietto intero e aver assistito a uno spettacolo monco.
Fuor di metafora.
Il governo (il produttore) intende decidere per legge la durata del processo (il film), senza intervenire sulle procedure (la sceneggiatura) che regolano lo sviluppo del processo.
Al legislatore (allo sceneggiatore) è impedito d’intervenire sulla modifica delle procedure: deve obbedire al Governo mandante, in totale violazione delle regole di qualsiasi sistema liberale e democratico.
Il giudice e le parti professionali coinvolte nel processo (gli attori) dovranno svolgere le loro funzioni (recitare la parte) per le quali sono pagati (giudici, PM e avvocati) e svogliatamente faranno il loro inutile lavoro nell’attesa che la scritta THE END li liberi dall’imbarazzo.
La parte lesa (lo spettatore) sarà l’unica gabbata, derubata dei diritti costituzionali.
Anche in questo pornografico film che sarà girato nell’orgiastico Palazzo c’è un premiato: l’imputato impunito e impunibile, il presunto innocente che rimane tale per intervenuta interruzione del film, pardon processo.
I pornografi del Palazzo non ci faranno vedere la scena finale in cui stuprano il Popolo Sovrano: questa scena se la godono a porte chiuse.
Sophia 14 novembre 2009 09:48
Depresso scrive: "A volte mi chiedo, come abbiamo fatto ad arrivare a questo punto di totale anarchia?"
eh ... caro mio ... ci siamo arrivati per gradi ... sottovalutando un po' di fenomeni che, a mio parere, non andavano sottovalutati affatto. E lo dico con il senno del poi perchè io per prima non avevo capito tante cose che stavano accadendo intorno a me e che non avevo saputo allora leggere e inquadrare correttamente.
diciamo che tutto inizia intorno gli anni '50. I maoisti mettono a punto un sofisticato sistema per reclutare gente alla guerra, "LAVARE LORO IL CERVELLO" indottrinandoli all'obbedienza cieca.
Successivamente, gli americani scoprirono che i soldati che tornavano dal Vietnam dopo essere passati dalla prigionia erano "strani" ... le loro mogli non li riconoscevano più. Dicevano che non erano gli uomini che avevano conosciuto sposato.
La Cia cominciò a interessarsi a queste stranezze. Scoprì tante belle tecniche per "destrutturare" una personalità e costruirne una di nuova, nuova a proprio piacimento o quasi.
Paradossalmente la CIA anticomunista imparò in fretta dai comunisti in fatto di "tecniche di lavaggio del cervello" e seppe fare di "mooolto" meglio.
Finanziarono e misero le migliori università di psichiatria a studiare il cervello umano e tutti i modi possibili immaginabili in cui si può manipolare la personalità a proprio uso e consumo.
Poi, negli anni '70 unirono le conoscenze acquisite nelle scienze umaniste e in particolare psicologiche con quelle economiche e del management.
Fu così che in america nacque la scuola di economia di Chicago del premio Nobel Milton Friedman ....
mo' te la sto facendo molto breve ... in mezzo sono successe tante altre cose che non avevamo "inquadrato" o messo in relazione correttamente con altri eventi che stavano accadendo ... tipo i movimenti dei figli dei fiori e gli intellettuali di spicco che vi aderirono (e vi si fumarono il cervello) ... ma magari di quelli ne parliamo in un'altra puntata visto che determinano il nostro presente anche oggi (=FORMANO i LEADER VINCENTI TIPO IL NOSTRO PREMIER SUPERMAN)...
lucillafiaccola1796 14 novembre 2009 19:54
Le armi sono armi e se Noi, sotto tiro, riusciamo a disarmare l'assa e rivoltargli l'arma contro.... sono Zzi Sua!!!!
Ora ti fanno una massa di soprusi perché non ti conviene far loro causa... ti costerebbe troppo... e Tu subisci.... Con la riforma della giustizia, che i Fur Boni [non ho detto Fur Goni]
hanno in "mente" [mente.. non esageriamoh!!!!] la cosa potrebbe rivolrgersi anche contro i Fur Boni... Li potremmo Noi arrogantare e sbeffeggiare...., tanto non converrebbe a loro farCi causa...
Comincerò col non pagare il Pizzo al Con Dom Ignominio!!!!!!
depresso 14 novembre 2009 20:56
Condivido pienamente l’analisi di Sergio2, aggiungo soltanto che per parare il didietro ad uno solo, potrebbero andare liberi, come fringuelli, delinquenti benestanti di ogni risma.
Non è vero, come dicono, che non sarà così perché il DDL prevede che non sarà applicata la riduzione dei tempi di prescrizione solo per i seguenti casi:

oltre all’ imputato che ha già riportato una precedente condanna a pena detentiva per delitto, anche se è intervenuta la riabilitazione, o è stato dichiarato delinquente o contravventore abituale o professionale, nei processi relativi a uno dei seguenti delitti, consumati o tentati:
a) delitto di associazione per delinquere previsto dall’articolo 416 del codice penale;
b) delitto di incendio previsto dall’articolo 423 del codice penale (es. incendi boschivi);
c) delitti di pornografia minorile previsti dall’articolo 600-ter del codice penale;
d) delitto di sequestro di persona previsto dall’articolo 605 del codice penale;
e) delitto di atti persecutori previsto dall’articolo 612-bis del codice penale (Stalking)
f) delitto di furto quando ricorre la circostanza aggravante prevista dall’art.4 della
legge 8 agosto 1977, n.533, (armi,munizioni od esplosivi nelle armerie ovvero in depositi o in altri locali adibiti alla custodia di essi), o (se ricorre)taluna delle circostanze aggravanti previste dall’articolo 625 del codice penale
(Circostanze aggravanti secondo il succitato articolo:
1 ) se il colpevole, per commettere il fatto, si introduce o si trattiene in un edificio o in un altro luogo destinato ad abitazione;
2) se il colpevole usa violenza sulle cose o si vale di un qualsiasi mezzo fraudolento;
3) se il colpevole porta indosso armi o narcotici, senza farne uso;
4) se il fatto e' commesso con destrezza, ovvero strappando la cosa di mano o di dosso alla persona;
5) se il fatto e' commesso da tre o piu' persone, ovvero anche da una sola, che sia travisata o simuli la qualita' di pubblico ufficiale o d'incaricato di un pubblico servizio;
6) se il fatto e' commesso sul bagaglio dei viaggiatori in ogni specie di veicoli, nelle stazioni, negli scali o banchine, negli alberghi o in altri esercizi, ove si somministrano cibi o bevande;
7) se il fatto e' commesso su cose esistenti in uffici o stabilimenti pubblici, o sottoposte a sequestro o a pignoramento, o esposte per necessita' o per consuetudine o per destinazione alla pubblica fede, o destinate a pubblico servizio o a pubblica utilita', difesa o reverenza;
8) se il fatto e' commesso su tre o piu' capi di bestiame raccolti in gregge o in mandria, ovvero su animali bovini o equini, anche non raccolti in mandria.
Se concorrono due o piu' delle circostanze prevedute dai numeri precedenti, ovvero se una di tali circostanze concorre con altra fra quelle indicate nell'articolo 61, la pena e' della reclusione da tre a dieci anni e della multa da lire quattrocentomila a tre milioni).
(altri delitti che non rientrano nella riduzione del tempo di prescrizione)
g) delitti di furto previsti dall’articolo 624-bis del codice penale (furti in abitazioni);
h) delitto di circonvenzione di persone incapaci, previsto dall’articolo 643 del codice
penale;
i) delitti previsti dall’articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, del codice di procedura penale (reati di grave allarme sociale);
l) delitti previsti dall’articolo 407, comma 2, lettera a), del codice di procedura penale (terrorismo);
m) delitti commessi in violazione delle norme relative alla prevenzione degli infortuni e
all’igiene sul lavoro e delle norme in materia di circolazione stradale;
n) reati previsti nel testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina
dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo
25 luglio 1998, n.286;
o) delitti di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti previsti dall’art. 260, commi 1 e 2, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152.
Con il nuovo DDL possono rimanere impuniti (solo per fare qualche esempio):
gli omicidi e le lesioni personali colposi , sottrazione e trattenimento di minore all’estero, atti osceni, corruzione, frodi di qualunque tipo, falso in atti pubblici, estorsione, truffa, usura ecc.ecc.
Infine nessun intervento è previsto per i processi civili che interessano la maggior parte dei cittadini.
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