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yannis 03 novembre 2009 20:22
Strasburgo che fino ad oggi si scervellata per stabilire il raggio di curvatura delle banane, i vari colri delel susin eed altr cavolate del genere come puoi pensare che possa legiferare seriamente. Poteva soltanto fare l'ennesimafesseria che fino ad oggi ha caratterizzato la sua esistenza.
Quello che più dovrebbe preoccupare sono gli sciacalli de noantri che già con la bava alla bocca si son fatti portatori della nuova novella.
Quessto è lo schifo che dibbiamo sopportatre per una minoranza che ci ammorba. Io sono ateo ma un crocefiso non mi ha mai disturbato anche perchè se c'è è perchè qualcuno ha un credo, la nostra società ha delle tradizioni anche religiose che possono essere anche non condivise ma non per questo occorre osteggiarle.
Ettore Chiacchio 03 novembre 2009 23:40
Quale sarebbe la "vostra cultura" che io, che voglio che sparisca il crocifisso, odierei?
A me sembra di amare la cultura, quella vera, in tutte le sue forme possibili!
Adesso che la sentenza diventa definitiva, CON IL MIO LIBRO CHE STO TERMINANDO sui cristi fasulli vari, e con l'altro che preparo raccogliendo tutti i miei scritti passati sulla crocifissione, FACCIO UN MAZZO COSì A TUTTI GLI UFFICI PUBBLICI CHE NON LO VOGLIONO TOGLIERE!
In che modo?
1)richiedo la rimozione, a seguito della sentenza della Corte Europea e dei miei 2 libri (che metto a disposizione anche di altri gratuitamente) dei crocifissi
2)il "governo si rifiuta": richiesta di risarcimento danni alla Corte Europea CONTRO lo stato italiano! Un simbolo CHE HA CAUSATO 500.000.000 DI MORTI AMMAZZATI NELLA STORIA, e che io percepisco correttamente perchè so cos'è per i miei studi, A ME DISTURBA MOLTO PIU' DI QUANTO UNA SVASTICA NAZISTA DISTURBEREBBE UN EBREO!
3)con un po' di risarcimenti danni (a me ed ad altri che seguono la mia strada) L'ARROGANZA DEL GOVERNO (e la vostra che ostentate in modo così abbietto) SAREBBE PUNITA ALLA GRANDE!
4) vedi quando è obbligato a sganciare soldi se non rimuove quello scopettino di cesso fatto a forma di più con inchiodato sopra un criminale di guerra esseno zelota!
Io sono pronto!
Non aspettavo altro che una sentenza così PER FARE UN MAZZO QUADRATO ALL'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE FATTA DA UN PEDO PAPA ED UN PEDO NANO!
Risolleverò questo paese anche a costo di doverlo fare da solo!
Ma quale cultura avete voi?
Non sapete un cazzo! Nemmeno CHI sta inchiodato come uno stronzo su quel pezzo di legno di merda da 2000 criminali vergognosi anni!
Viva l'EUROPA! (Almeno in questa circostanza!)
Ettore Chiacchio
Computer Guru - Libero Pensatore
manar 04 novembre 2009 01:18
La Corte di Strasburgo ha accolto un ricorso isolato di una persona che ha ravvisato che l'esposizione del crocifisso limita la libertà di educare i figli; ebbene questa limitazione si potrebbe ravvisare anche al contrario, ossia la non esposizione del crocifisso, simbolo ormai consolidato della nostra cultura e del credo di MILIONI di italiani, limita la libertà di educare i figli. Chi ha ragione?
Se queste milioni di persone presentassero un contro ricorso alla sentenza cosa succederebbe?
francescomangascia 04 novembre 2009 07:42
Strasburgo, oltretutto, ha torto, poiché non certo io, che devo privarmi di qualcosa, poiché a un altro non piace: e infatti non impone nulla oltre al pagamento di 5mila eurini. Non può imporre nulla, e come potrebbe?
yannis 04 novembre 2009 09:37
Adesso come la mettiamo con la Croce Rossa? Dovranno cambiare simbolo. Per gli incroci stradali si faranno dei cavalcavia. Meno male che la Svizzera si è tenuta fuori da quel circo equestre che è l'UE altrimenti avrebbe dovuto cambiare il simbolo nella sua bandiera. Se invece di fare tutti questi cambi si cacciassero i burocrati di Strasburgo? non sarebbe una gran cosa accompagnata anche da un notevole risparmio di soldi?
Ettore Chiacchio 04 novembre 2009 10:11
Yannis & mangascia...inutile rispondere tanto o siete tanto bravi a far finta di non capire o davvero non capite...
scegliete voi
Vediamo di sgombrare il campo dalle idiozie copiose che avete tirato fuori...
1)la Corte Europea ha stabilito un principio, che fa giurisprudenza. E', per il momento un caso isolato, ma ciò vuol dire che tutti i ricorsi analoghi /tra cui i miei, ne ho già in mente almeno 4) si evolveranno allo stesso modo.
2)Quindi, anche se 5000 eurini lo stato italiano li paga, moltiplica i 5000 eurini per tutti quelli che fanno casino e vedrai
3)secondo te, con questo precendente, non arriveranno a pioggia da parte degli avvocati nei tribunali le richieste di rimuovere il crocifisso perchè, "in quanto violazione della serenità dell'imputato, obbligandolo a essere giudicato sotto un simbolo di morte, distruzione e falsificazione, messo lì per salvaguardare il potere della più grande associazione a delinquere della storia, ne inficia il diritto di difesa"? Se stato oppone arrogante rifiuto a rimuoverli dalle aule di tribunale tutti questi processi (penali) saranno annllati dalla corte europea in quanto violano il principio del "giusto processo". Allora lo stato italiano che fa? ur di dar il culo al dominatore vaticano s fa distruggere, peggio di quello che è, l'intera amministrazione della giustizia penale? Penso proprio di no...Calasse la testa il sodalizio pedo_nano&pedo_papa...stavolta hanno preso una batosta non indifferente!
4) inutile girare attorno ai "5000 eurini", la sentenza è stata una svolta epocale che ci consentirà di rimuovere tutti i simboli religiosi senza avvantaggiarne nessuno in particolare.
5) che cazzo centra la croce rossa? La croce mica è un simbolo ad appannaggio dei cristiani. Anche se alcune croci vanno a braccetto (crocifisso e croce celtica ad esempio) laddove tale simbolo non sia di natura religiosa, o politica, e non violi, in maniera illeggittima, la sensibilità di alcuno, credo che nessuno vorrà estendere "ad altre croci in quanto tali", la portata della sentenza
6)i crocifissi ben presto faranno la fine degli scopettini dei cessi come avrebbero meritato da 2000 anni di vergognosa storia criminale di cui sono stati ispiratori! O volete negare anche questo?
questo il mio ultimo commento qui per voi...tanto il crocifisso vi è stato messo nel culo da questa sentenza e lì rimane....e se vi agitate, otterrete solo di far arrizzare e godere di più il pupazzo-feticcio chiodato sopra!
Magari piace anche a voi come piace a pedo_Nazinger la cui omosessualità è ormai diventata il segreto di pulcinella (ne parlano perfino riviste ad argomento religioso con links che ho già fornito, con articoli di preti che riportano testimonianze di altri preti sul fatto!)
Ettore Chiacchio
Computer Guru - Libero Pensatore
luisa vei 04 novembre 2009 10:22
Se alla signora finlandese non va che ci siano i crocifissi nelle scuole, che ritorni al suo paese.
Così pure quelle persone che vogliono girare liberamente in Italia con il burka. Provate ad andare nei loro paesi e non seguire le loro leggi...
yannis 04 novembre 2009 11:05
per Ettore chiacchio,
se non hai capito nulla del senso del post questo non è un valido motivo per dire scemenze. Usa la bocca per mangiare e per sbadigliare ma non per parlare e stai lontano dalla tastiera. fai più bella figura.
Ettore Chiacchio 04 novembre 2009 11:18
@luisa vei
anche a me non va che ci siano i crocifissi
e questo è IL MIO PAESE
dove le PERSONE INTELLIGENTI, come la "signora finlandese" sono sempre MIE GRADITE OSPITI!
Se a vi non sta bene che si è scoperto che cosa c'è dietro quel "pezzo di legno con pupazzo inchiodato simbolo di morte", siete voi liberi di chiedere la cittadinanza nello stato dittatoriale teocratico nazista città del vaticano
Così fate una bella riunione tra escort e trans! Voi e quel ricchione riconosciuto (ormai lo ammettono pure i preti) di pedo_Nazinger, il "santo frocione padre di tutte le stronzate". Il burka toglietelo di dosso a lui che lo indossa a troppo tempo insieme alla mitra del doppio pesce!
E' inutile per voi...
Vi è stato messo in culo un crocifisso delle dimensioni di quello della cattedrale di merida...attenti a muovervi troppo, potreste farlo godere!
Ettore Chiacchio
Computer Guru - Libero Pensatore
francescomangascia 04 novembre 2009 12:13
Mister Chiacchio, da http://www.loccidentale.it/articolo/l%27europa+nega+la+sua+identit%C3%A0+e+pretende+che+anche+gli+stati+membri+lo+facciano.0080995 di Cristina Vivenzio
La sentenza è la prima in assoluto in materia di esposizione dei simboli religiosi nelle aule scolastiche e siamo certi che farà discutere a lungo. “Di fatto – sostiene Nicolò Zanon, costituzionalista – Strasburgo condanna lo stato al risarcimento dei danni morali ma la sentenza, che arriva dopo tutti i gradi di giudizio, non costituisce un ordine di rimozione. L'unico effetto che ha è un risarcimento monetario ma non caducatorio o di legge”.
Da IlTempo invece
L'iniziativa de Il Tempo. L'appello: giù le mani dal Crocifisso
http://iltempo.ilsole24ore.com/interni_esteri/2009/11/04/1089501-appello_mani_crocifisso.shtml
http://iltempo.ilsole24ore.com/politica/2009/11/04/1089488-giudici_europei_vogliono_toglierci_crocifisso.shtml
L'iniziativa de Il Tempo L'appello: giù le mani dal Crocifisso
Il Parlamento metta fine allo scandalo
La sentenza della Corte dei Diritti dell'Uomo: "Via dalle scuole, non è un simbolo universale". Pronto il ricorso del governo italiano.
Parte la raccolta di firme a difesa del simbolo. Per aderire CLICCA QUI cioè scrivi a
[email protected]
Oggetto Giù le mani dal Crocifisso
Ettore Chiacchio 04 novembre 2009 14:05
@mangascia
li mantenessoro allora e ho trovato il modo di farmi ricco alla faccia dei gonzi arroganti inculatori di bambini!
Ettore Chiacchio
Cmputer Guru - Libero Pensatore
giuseppe 04 novembre 2009 14:48
Come la mettiamo, Ettore? Alla fine la pensiamo (quasi) allo stesso modo...
Come te, non apprezzo i gonzi (ce ne sono di tanti tipi, di destra e di sinistra, clericali e anticlericali, ma tutti si bevono tutto quello che suffraga le loro... teorie, il loro senso di appartenenza); al pari di te non amo gli arroganti, soprattutto quelli che sono pieni di certezze frutto della loro sicumera o, meglio, presunta sapienza (ne conosco uno, anticlericale feroce, tuttologo, che a costo di non dar ragione a un suo interlocutore è disposto a sostenere che ha sempre "esaltato" i valori del cristianesimo). A parte poi sostenere con rabbiosa indignazione:
"Ma quale cultura avete voi? Non sapete un cazzo (sa tutto lui, infatti - n.d.r.)! Nemmeno CHI sta inchiodato come uno stronzo su quel pezzo di legno di merda da 2000 criminali vergognosi anni!"
Per inciso, è riuscito a legare ad arte nello stesso ragionamento termini come "cazzo" "stronzo" "merda"
Infine anche io, come te, pur senza necessità di proclamarlo a ogni pie' sospinto, disprezzo i pedofili (a differenza di te, se proprio vogliamo trovare una leggera differenza, io li disprezzo tutti, e non solo i pedofili clericali). A meno che anche tu non li disprezzi tutti, ma proprio tutti (se è così, perché npn mi resti il dubbio, mi basta che lo dici in una delle tue prossime esternazioni).
yannis 04 novembre 2009 17:34
per giuseppe e ettore,
m come stile, classe ed educazione non andate mica male fate solo schifo. per le vostre idee cosa dire, fanno solo vomitare. Se sapete dire solo coglionate risparmiate tempo, magari usatelo per sbattere la vostra testa vuota in un sacco pieno di m..... Siete una vergogna.
lucillafiaccola1796 04 novembre 2009 19:05
Yannis... e vatte akkukkà... nun te la pija la Coca Ina... che a te te fa mmmmmmmale!
pine_tree 04 novembre 2009 23:50
Giuseppe,
la Chiesa protegge i pedofili cattolici, e la passa liscia, qui sta la diferenza.
Io non ho mai visto l'ordine dei medici proteggere un loro iscritto pedofilo, figuriamoci se si permettono di nasconderlo da qualche parte.
giuseppe 05 novembre 2009 08:43
yannis, cosa ti manca per essere sereno?
Mi pare che ti manchi quello che comunemente viene difinito raziocinio.
giuseppe 05 novembre 2009 08:45
pinetree, la Chiesa sbaglia a proteggere i preti pedofili. Sbaglia perché in questo modo la piaga non viene sanata e si espande.
La soluzione?
Essere noi che dal basso moralizziamo chi non e morale.
pine_tree 05 novembre 2009 13:54
Giuseppe dice:
"La soluzione?
Essere noi che dal basso moralizziamo chi non e morale."
Rispondo:
Sono d'accordo, ma poi aggiungi il fatto che siamo sommersi da post di cattolici che accettino senza critica l'operato in tale senso dei vertice della chiesa e questo fa imbestialire alcuni.
Quindi trovi persone come Ettore che tenta di mantenere vivo il scandalo denunciandolo ripetutamente.
Per questo lo ammiro, un coraggio non da tutti.
Non apprezzo il suo linguaggio che anche se apparentemente giustificabile, ha un utile solo per le sue emozioni, ma è un serio ostacolo per il proseguimento della sua missione che si è imposta.
Dovrebbe saperlo ormai che anche un solo errore può vanificare 100 pregi.
giuseppe 05 novembre 2009 13:59
Anch'io, su Ettore, la penso come te. Se fa passare non il linguaggio ma le idee può risultare... micidiale e utile alla causa.
Annapaola Laldi 05 novembre 2009 14:56
Ma il governo attuale il Crocifisso (quello vero)l'ha già rimosso almeno quando ha posto in essere la legge che rende reato la condizione dell'immigrato clandestino. Alla faccia di quanto scritto nel Vangelo sui veri seguaci del Signore: "Avevo fame e mi avete dato da mangiare...". Ergo, ritengo la difesa di quel pezzetto di legno o plastica attaccato alle pareti da parte del presidente del consiglio e della maggioranza del tutto pretestuosa e ipocrita.
francescomangascia 09 novembre 2009 08:48
La malafede dei giudici sul Crocifisso
http://iltempo.ilsole24ore.com/politica/2009/11/09/1091422-revisione_concordato_dell_lascia_ampia_liberta_quindi.shtml
La Corte di Strasburgo cerca di vietare un obbligo che non c'è: la revisione del Concordato dell'84 già lascia ampia libertà.
Per i credenti, vale la massima di Tommaso Moro: fare di tutto per restar fedeli alle leggi, finché sono compatibili con la propria coscienza; ma quando è necessario rendere testimonianza, farlo. A qualunque costo. Per tutti i cittadini, per tutti gli uomini liberi, vale il principio: io non condivido in nulla il tuo credo, ma sono disposto a qualunque rischio affinché tu continui ad esser libero di professarlo.
Ero a Parigi alcuni mesi fa, quando scattò la legge che vietava di portare negli edifici pubblici il hijab, cioè il "velo" che protegge simbolicamente il pudore delle musulmane coprendo capelli e collo e che, lasciando scoperto il volto, non impedisce l'identificazione di chi lo porta. Ricordo ancora con commozione un piccolo, agguerrito gruppo di studentesse trotzkiste di solito fedeli a scollature e a minigonne: quel giorno, si presentarono compatte nell'istituto dove lavoravo in compostissimi abiti scuri e abbigliate con un foulard che copriva loro i capelli.
Non condividevano affatto la fede delle loro colleghe musulmane: ma stavano difendendo, in quel momento, la libertà e la dignità di tutti. So bene che, nei confronti del crocifisso, esiste un'antica repulsione da parte di ebrei e di musulmani: motivata anzitutto dal divieto presso di loro di rappresentare la figura umana, quindi dal loro atteggiamento dinanzi a Gesù, ormai per moltissimi ebrei grande Maestro della loro tradizione da recuperare ad essa e per i musulmani santo profeta, ma non effettivamente morto sull'odioso patibolo della croce. Non pretendo certo che essi esibiscano un crocifisso per solidarietà con i cristiani: ma chiedo loro di comprendere che la difesa della libertà di esibirlo in pubblico riguarda la loro stessa libertà.

La proibizione di esibire un qualunque simbolo religioso rappresenta sempre un pericoloso precedente. L'Alta Corte europea, domani, potrebbe pretendere di legiferare anche su stella di David e su «mano di Fathma», su menorah e mezzaluna. Ai laici, chiedo di meditare sul modello offerto da un oscuro professore toscano di scuola media, anarchico ed ateo: il quale, durante uno dei tanti dibattiti televisivi sull'argomento, dichiarava di temere un domani nel quale ai giovani l'immagine di quell'uomo agonizzante su un patibolo di legno, tanto importante per la nostra arte, la nostra cultura e il nostro senso profondo di umanità e di solidarietà, fosse divenuta ormai estranea e incomprensibile.
Il crocifisso è il simbolo di una fede: ma non comporta di per sé alcuna imposizione, alcun obbligo di adesione a Chiese e dogmi storici. Reimposto in Italia nel '23 e sancito come obbligatorio nei pubblici uffici col concordato del '29, ai tempi della «religione di stato», la revisione concordataria dell'84 ne ha abolito l'obbligatorietà: ha lasciato spazio tuttavia alla sua presenza là dove essa sia sentita come un'esigenza condivisa dai cittadini, e alla sua assenza là dove prevalga un parere opposto. Ma nessuno può credere che il crocifisso sia davvero lesivo per la libertà oppure offensivo per la coscienza di chicchessia: solo in malafede si potrebbe sostenerlo. Da secoli siamo accompagnati dall'immagine di quel giovane morente appeso a quel legno: assiste chi nasce e chi muore. E' l'immagine dell'amore inerme, disinteressato e totale.
Nessuno può sentirsene offeso. «Il crocifisso è il segno del dolore umano. Il crocifisso fa parte della storia del mondo», scriveva Natalia Ginzburg su «L'Unità» il 22 marzo del 1988 in un articolo splendido, che dovrebb'essere letto in tutte le scuole e inviato ai signori della Corte dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo. Quei signori che finora non hanno mostrato la minima preoccupazione per il fatto che, nelle scuole dell'Unione, non esiste nemmeno una traccia d'insegnamento di storia comune e condivisa della nostra patria europea; mentre adesso emettono a freddo, con burocratica astrattezza, un verdetto che rischia di resuscitare antiche divisioni e che configura una ben strana concezione dell'identità, fondata sulla negazione dei valori.
Domattina, recandomi alla mia sede universitaria, porterò con me un piccolo crocifisso, una copia di quello di San Damiano che parlò a Francesco d'Assisi: e lo attaccherò al muro dietro la mia scrivania. Non ne avevo mai sentito la necessità: la fede si porta nel cuore. Ma i signori della Corte meritano una risposta. Chi vuole, può denunziarmi.
Franco Cardini
Lucio Musto 09 novembre 2009 10:04
Signora Laldi, lei cosa propone?
che tutti i naviganti dei barconi, i clandestini di Ancona e dli altri clandestini che vengono in Italia vengano indirizzati alla Chiesa Valdese per il soddisfacimento delle loro esigenze materiali di vitto, alloggio, assistenza sociale, sanitaria, educativa, spese funerarie eccetera?
Infatti pare che i Valdesi quel crocifisso "vero" non lo abbiano rimosso, ed il Vangelo, con l'Imitazione di Cristo lo applichino alla lettera!
Dico bene così?
Grazie
sergio2 09 novembre 2009 15:21
L’intervento di Franco Cardini qui riportato è un chiaro esempio degli intellettuali che sono corresponsabili dell’esito cui è pervenuta la Corte di Strasburgo.
Corresponsabile per la sua manifesta incapacità, in buona compagnia, di “stare” sulle cose.
Il ricorso alla Corte di Strasburgo non prende le mosse dalla denuncia del Nuovo Concordato, ma dalla contestazione di un obbligo imposto per via amministrativa, vale a dire il Ministero della Pubblica Istruzione che impone l’obbligo di esposizione del crocifisso nelle classi, prima rifacendosi ai regolamenti, tuttora validi, del ’24 e del ’28, poi diramando una nuova circolare nel 2002 (a caso già aperto).
Questa imposizione è sempre stata motivata da ragioni di carattere confessionale: “il simbolo della sacra fede”. Basta leggere gli atti ministeriali per rendersene conto.
Il ministero della pubblica istruzione, che si è costituito nella procedura, autore della direttiva n. 2666 del 3 ottobre 2002 che raccomanda ai direttori scolastici di esibire il crocifisso nelle classi, sostiene la tesi che tale disposizione è in ottemperanza al regio decreto n. 965 del 1924 e all’art. 119 del regio decreto n. 1297 del 1928!
Non spiega il Ministero come mai sia disattesa la Circolare 19 ottobre 1967, n. 367/2527 che prevede oltre al crocifisso anche il ritratto del Presidente della Repubblica.
Non aggiunge nulla il ministero rispetto alla qualifica del crocifisso come “arredo” della classe.
Non indica un solo documento, analisi, ricerca, elaborazione sul significato da attribuire al crocifisso.
Si limita il ministero, in tutti questi anni, ad affermare che le norme del ’24 e del ’28 sono ancora in vigore; quindi, in base a questi regolamenti il crocifisso c’ha da essere!
Non una sola traccia che consenta di motivare questa presenza con ragioni diverse da quelle del passato: simbolo sacro della fede!
Che c’entra quindi il nuovo Concordato?
Il Ministero della Pubblica Istruzione dichiara esplicitamente che la presenza del crocifisso ha una finalità religiosa.
Scrive il ministero nella nota di accompagnamento alla direttiva 2666/2002: “sia data attuazione alle norme sopra menzionate attraverso l’adozione delle iniziative idonee ad assicurare la presenza del Crocifisso nelle aule scolastiche.” e prosegue “Perché poi, nell'ambito di ciascuna istituzione scolastica siano resi possibili, nel rispetto delle diverse convinzioni e credenze, momenti di raccoglimento e di riflessione, le SS.LL …vorranno opportunamente sensibilizzare i dirigenti scolastici a che valutino la possibilità di riservare appositi ambienti in funzione delle finalità sopra accennate”.
Servono commenti, dopo queste parole, per individuare la natura religiosa e confessionale del crocifisso?
Mai la presenza del crocifisso è stata motivata in quanto simbolo dei valori fondanti della nostra società.
Né può essere sostenuta la tesi del rigore applicativo dei regolamenti poiché lo stesso Ministero è inerte rispetto alle citate disposizioni regolamentari che prevedono l’esposizione dell’immagine del Presidente della Repubblica nelle aule scolastiche.
Scrive Cardini: “La proibizione di esibire un qualunque simbolo religioso rappresenta sempre un pericoloso precedente. L'Alta Corte europea, domani, potrebbe pretendere di legiferare anche su stella di David e su mano di Fathma, su menorah e mezzaluna”
Ancora una volta siamo fuori tema. La Corte di Strasburgo non ha vietato l’esibizione di un simbolo religioso, ma l’obbligo di esposizione che si pretende di far valere anche quando qualcuno ne contesta l’imposta presenza.
Non si può imporre un determinato simbolo religioso senza consentire alle minoranze di fare altrettanto o prevedendone la rimozione nel caso anche un solo singolo individuo ne contesti la presenza (è, per esempio, la soluzione che è stata adottata in Baviera in conseguenza di un giudizio simile a quello che ha determinato la sentenza di Strasburgo).
Proseguiamo con l’analisi di quanto scrive Cardini: “la revisione concordataria dell'84 ne ha abolito l'obbligatorietà: ha lasciato spazio tuttavia alla sua presenza là dove essa sia sentita come un'esigenza condivisa dai cittadini, e alla sua assenza là dove prevalga un parere opposto.”
No, qui non ci siamo. In ogni caso, le norme ministeriali non prevedono che il crocifsso sia esposto o rimosso in ragione di quale sia la maggioranza che prevale.
Cardini con quel che scrive dimostra che il crocifisso non è imposto perché rappresenta i valori della nostra società, ma perché funzionale al sentire della maggioranza. Clamoroso autogol.
A parte il Concordato, sul quale ho già scritto e che non c’entra nulla, Cardini dimostra di ignorare una fitta e cospicua giurisprudenza.
In questo campo non vale il concetto di maggioranza.
Vediamo la giurisprudenza: "l’atteggiamento dello Stato non può che essere di equidistanza e imparzialità" nei confronti di ogni fede, "senza che assumano rilevanza alcuna il dato quantitativo dell’adesione più o meno diffusa a questa o a quella confessione religiosa (sentenze nn. 925 del 1988, 440 del 1995 e 329 del 1997)" (così Corte cost., 20 novembre 2000, n. 508).”
Ancora:
“(allo Stato) spetta soltanto il compito di garantire le condizioni che favoriscano l’espansione della libertà di tutti e, in questo ambito, della libertà di religione" (Corte cost., 8 ottobre 1996, n. 334); mentre "valutazioni ed apprezzamenti legislativi differenziati e differenziatori" tra le diverse fedi, con diverse intensità di tutela, verrebbero ad incidere sulla pari dignità della persona e si porrebbero "in contrasto col principio costituzionale della laicità o non-confessionalità dello Stato" (Corte cost., 14 novembre 1997, n. 329).”
Torniamo a Cardini: “nessuno può credere che il crocifisso sia davvero lesivo per la libertà oppure offensivo per la coscienza di chicchessia: solo in malafede si potrebbe sostenerlo”.
Sua rispettabile convinzione, ma niente di più. Il “nessuno può” è smentito nei fatti: infatti, qualcuno ne ha denunciato il carattere lesivo delle proprie libertà individuali. Per malafede? Liberissimo di pensarlo, come si dimostra la malafede in un caso simile?
Anche il TAR del Veneto, che nel 2005 respinse il ricorso, non poté esimersi dal rilevare “…nel nucleo centrale e costante della fede cristiana, nonostante l’inquisizione, l’antisemitismo e le crociate, si può agevolmente individuare il principio di dignità dell’uomo, di tolleranza, di libertà anche religiosa e quindi in ultima analisi il fondamento della stessa laicità dello Stato.”
Appunto, “NONOSTANTE”, e chi decide il peso da dare a tutto quel che è posto sotto questo “nonostante”?
Allo stesso modo, il giudice del TAR ricorda il tragico “motto degli sgherri nazisti "Gott mit uns" e la stessa tragica cronaca di questi anni d’inizio secolo.”! Gott mit uns, Dio è con noi!
Appunto, in base a cosa si afferma che il crocifisso non è vissuto (o non può essere vissuto) esclusivamente come simbolo religioso o addirittura confessionale?
Possiamo affermare tranquillamente che il crocifisso non turba più nessuno perché nella sua percezione prevalgono i principi cristiani universali e non l’uso politico, strumentale, sanguinario che spesso di questo simbolo è stato fatto non solo nel lontano passato ma persino all’inizio di questo terzo millennio?
E in ogni caso, che c’entrano queste considerazioni culturali, filosofiche con il compito che il giudice si è dato, ovvero (ordinanza 1110/2005 TAR Veneto) “verificare, alla luce delle norme vigenti, principalmente di rango costituzionale, se essi (i significati del crocifisso) siano o meno compatibili con la sua esposizione in una scuola pubblica”?
E perché si giunge al giudice?
Perché non c’è alcuna norma, alcuna elaborazione culturale o politica, pacifica e incontestata, che attribuisca, con certezza e trasparenza, alla presenza del crocifisso nelle aule un significato di sintesi dei valori civili posti a fondamento della nostra comunità.
Nessuno è autorizzato a mettere sullo stesso piano la bandiera nazionale o lo stemma comunale con il crocifisso o con l’uso individuale di un simbolo religioso.
Cardini cita l’intervento di Natalia Ginzburg. Bellissimo, punto di vista di una persona straordinaria e dotata di grande sensibilità.
Ma l’intervento della Ginzburg è un tantino più complesso di quanto traspare dalle citazioni di Cardini.
Ginzburg, riguardo al crocefisso, scrive: “TACE.”
Un simbolo “tace” e siamo noi a farlo parlare. E Ginzburg lo fa parlare con la sua cultura e sensibilità.
Ma in questo “noi” trova cittadinanza anche chi nel crocefisso vede il simbolo di un messaggio tradito, di un potere che spesso si è impadronito del messaggio cristiano riducendolo a pura esteriorità liturgica, ad affermazione degli interessi di una parte contro altre…
Possiamo, quindi, andare avanti all’infinito discutendo intorno al valore del crocifisso, ma rimane il dato che si tratta di un simbolo complesso che ciascuno di noi è libero di interpretare e vivere in modo differenziato e autonomo.
Rimane il fatto che non esiste alcuna norma di legge che legittimi “l’uso” del crocifisso come simbolo che incarni i nostri valori civili, culturali e sociali.
E di fronte al diniego dell’autorità amministrativa di rimuovere il crocefisso, un individuo che ritiene violato un proprio diritto non ha altra strada che ricorrere all’autorità giudiziaria, la quale dovrebbe sentenziare in forza di diritto e non di considerazioni filosofiche e culturali, rispettabili (e personalmente in larga parte le condivido), ma confutabili e contestabili.
francescomangascia 10 novembre 2009 12:01
La libertà dei figli non cresce sui divieti
La sentenza di Strasburgo. Il vero rischio per lo Stato laico è l'ignoranza dei politici che ammiccano alla Chiesa.
di
Davide Giacalone
http://iltempo.ilsole24ore.com/politica/2009/11/10/1091823-liberta_figli_cresce_divieti.shtml
La sentenza che obbliga a staccare il crocifisso, dalle aule pubbliche, resterà nella storia del diritto, perché dimostra come si possa applicare un principio giusto ottenendo una sentenza sbagliata, e pericolosa. Non ho il dono della fede. Sono convinto che lo Stato laico, casa comune per uomini con fedi e idee diverse, sia la più grande conquista della cultura occidentale. Ho anche dedicato un libro all'importante lavoro della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, che non ha nulla a che vedere con l'Unione Europea, e svolge un ruolo importante condannando, giustamente e reiteratamente, la nostra malagiustizia.
Quindi: viva la laicità dello Stato, viva la Corte, abbasso la sentenza. Il crocifisso è certamente un simbolo religioso, destinato a ricordare il sacrificio di un uomo che, per i credenti, è divino. Segna una rottura con l'ebraismo, perché l'avvento del Cristo chiude la vecchia alleanza e apre la nuova. In passato è stato anche simbolo di guerre. La cultura occidentale, però, ha saputo imparare dai propri errori. La fede, ovviamente, influenza l'azione politica. Un cattolico è contrario sia al divorzio sia all'aborto. Ma noi abbiamo leggi che regolano entrambe le cose. La laicità, insomma, abbiamo imparato a praticarla. Lo Stato laico, però, non è lo Stato ateo. Il secondo nega la fede, il primo nega che possa essere imposta. Nello Stato laico non si stabilisce una fede per nascita, ma si difende il diritto alla fede e a praticarne i riti. Purché compatibili con la legge. Il crocifisso, da noi, non è un obbligo di legge.
Capisco il lettore che ha scritto: siamo noi cattolici, che dovremmo staccarlo. Non assecondo la secolarizzazione della società tutta, ma indico come modello (sebbene negativo) il fondamentalismo islamico. È come se dicessi: i veri fedeli sono i fondamentalisti, che sono intolleranti ed escludenti, quindi non vogliamo i loro simboli. Ma, da noi, quella roba non esiste, e si rischia di crearla. La Corte Europea ha eccepito che la presenza del crocifisso toglie ai genitori il diritto di educare la prole alla propria religione. Concetto illogico e, al tempo stesso, pericoloso. Siamo tutti, ovunque, circondati da simboli religiosi. Siamo, per ciò stesso, coartati nella nostra volontà?
E i genitori hanno diritto di educare i figli a quel che pare a loro, razzismo e martirio compresi? La cosa paradossale è che, per affermare una presunta libertà, si difenda una specie di "proprietà" parentale. Che, grazie al cielo, ci sarà ancora in talune tribù. Ho visto con sospetto, infine, la reazione di quasi tutto il mondo politico. A parte la deplorevole e ricorrente ignoranza su quale sia l'Europa di cui stiamo parlando, mi è parso che un po' tutti abbiano strizzato l'occhio alle gerarchie cattoliche, come a dire: ci pensiamo noi a difendervi. Ma quello che va difeso è, invece, lo Stato laico, quindi il diritto alla fede che non sia diritto all'imposizione.
Meglio tenerci il nostro equilibrio, aiutando gli studenti a capire i simboli dell'architettura nella quale sono immersi, la storia della cultura che, si spera, sapranno evolvere, e, già che ci siamo, anche l'indirizzo della loro casa, scuola o discoteca. San Benedetto, insomma, non è un'acqua minerale. Pretendere di laicizzare con le sentenze, invece, non solo rischia di riconfessionalizzare molti, ma è un assai poco laico modo di procedere.
Davide Giacalone
giuseppe 10 novembre 2009 12:24
Riguardo al crocifisso...
Hanno ragione tutti, cioè hanno tutti torto.
Rimuoviamolo, che problema c'è? Lasciamolo, che problema c'è?
Voglio essere libero di educare i miei figli all'ateismo senza che siano condizionati da simboli...
Il crocifisso è simbolo delle nostre radici...
Non necessariamente si deve identificare il crocifisso con la religione, è anche un simbolo laico che rappresenta l'umanità intera che soffre
e bla bla bla bla
sergio2 10 novembre 2009 14:30
Parafrasando Giacalone,
Viva la laicità dello Stato, Viva la Corte, Abbasso Giacalone!
La libertà dei figli non cresce sui divieti… e nemmeno sulle imposizioni!
A ogni imposizione corrisponde un divieto. A questo Giacalone non ci ha pensato?
Allora la questione è stabilire se un’imposizione è nell’interresse generale (per esempio utilizzare le cinture di sicurezza), se è conforme alle leggi e ai diritti costituzionalmente tutelati.
Giacalone svolge un ragionamento che potrebbe anche essere condivisibile, se non partisse da una premessa semplicistica e riduttiva che altera i termini della questione sottoposta al giudizio della la Corte.
Scrive, infatti, Giacalone: “La sentenza che obbliga a staccare il crocifisso…”
La sentenza non obbliga proprio nulla.
La sentenza afferma che l’IMPOSIZIONE del crocifisso lede i diritti individuali.
In Baviera, per esempio, il crocifisso è esposto nelle aule, ma è rimosso se qualcuno ne fa richiesta.
Non è corretto ribaltare i termini della questione.
La Corte di Strasburgo, come qualsiasi Corte, non interviene di propria iniziativa ma perché attivata da qualcuno che ritiene violato un proprio diritto.
La Corte non si occupa della presenza del crocifisso, ma di una persona che ritiene sia violato un suo diritto individuale poiché ai suoi figli è imposta la presenza del crocifisso.
Di ciò la Corte deve occuparsi verificando se un ordine, un’imposizione, una norma sono conformi ai principi giuridici statuiti, nazionali e sovranazionali.
Lo Stato è laico, e manifesta la propria laicità con l’equidistanza rispetto alle diverse religioni.
Continua Giacalone: “Il crocifisso, da noi, non è un obbligo di legge.”
No, infatti, è un obbligo regolamentare; alla contestazione della norma regolamentare che impone il crocifisso il ministero della pubblica istruzione ha risposto PICCHE!
Il crocifisso è lì perché c’è un regolamento e a noi che a qualcuno non piaccia non ce ne frega una mazza.
Questa, con minore eleganza, la posizione ministeriale, ribadita in ogni sede giudiziaria.
Strasburgo non afferma che il crocifisso non ci deve stare, ma che non può essere imposto, soprattutto quando è contestato da qualcuno.
Tra le due affermazioni c’è un abisso!
Prosegue Giacalone: “La Corte Europea ha eccepito che la presenza del crocifisso toglie ai genitori il diritto di educare la prole alla propria religione”.
NO! E’ l’imposizione del crocifisso che limita la libertà di educazione. Poiché non esiste alcuna norma che consenta di attribuire al crocifisso un significato univoco (la pretesa che rappresenti i valori fondanti della nostra repubblica è solo nella testa di qualcuno ma non ha alcun fondamento giuridico), ciascuno è libero di vedere nel crocifisso quel che vuole; quindi, anche solo un simbolo confessionale.
Dal momento che non mi è riconosciuto il diritto paritetico di esporre altri simboli religiosi, quella imposizione viola i diritti individuali.
Ancora Giacalone: “Ma quello che va difeso è, invece, lo Stato laico, quindi il diritto alla fede che non sia diritto all'imposizione.”
Ma qui si capovolge tutto; gli alberi camminano, la pioggia sale…
Perché quel crocifisso è esposto nelle aule?
Per libera scelta o per imposizione regolamentare?
Una sentenza si critica con argomenti giuridici.
Se si sviluppa un ragionamento partendo da premesse inesatte, si giunge a conclusioni inconsistenti e infondate.
francescomangascia 10 novembre 2009 17:40
il blog del direttore
Se il matrimonio è civile niente preghiere
di Giancarlo Loquenzi10 Novembre 2009 .
http://www.loccidentale.it/articolo/se+il+matrimonio+%C3%A8+civile+niente+preghiere.0081385
La maggioranza degli italiani è cristiana e sceglie per i propri figli l’insegnamento della stessa religione nelle istituzioni scolastiche. Tuttavia, le cronache di questi giorni ci riferiscono la proposta di inserire l’insegnamento dei dettàmi di Maometto nelle scuole italiane.
Intanto, in diverse scuole italiane e luoghi pubblici, nonostante le proteste dei cittadini, sono stati tolti i Crocifissi in quanto, secondo alcuni, il simbolo della religione cristiana disturba i non credenti. A questo si aggiunga il fatto che in alcuni paesi per legge è stato proibito il suono delle campane.
Adesso si dà il caso che, durante un matrimonio civile, una coppia non possa manifestare il proprio sentimento religioso esprimendo pubblicamente parole di fede come l’Ave Maria. E’ avvenuto nel palazzo degli Estensi, sede del comune di Varese, martedì 29 settembre. Ero presente alla celebrazione del matrimonio di una coppia di carissimi amici, i coniugi Flor de Lourdes e Alfonso Maria. La cerimonia civile, che ha preceduto di qualche giorno quella religiosa, era officiata dal consigliere comunale arch. Franco Prevosti innanzi a circa cinquanta persone di diversa nazionalità.
All’esito della cerimonia ho preso la parola per esprimere a nome dei presenti la felicità di noi tutti. Quindi, ispirandomi al nome degli sposi e al fine di offrire una nota spirituale che conosco di loro gradimento, ho chiesto agli astanti di recitare insieme l’Ave Maria. Il celebrante mi ha interrotto immediatamente proibendo la preghiera ed eccependone l'inopportunità in quella sede. Siamo usciti tutti dall’aula attoniti e umiliati e con un senso di colpa come quello di chi abbia voluto in qualche modo tentare di profanare un tempio. Difficile spiegare l’accaduto ai partecipanti alla cerimonia, specialmente a coloro che non comprendono l’italiano. Tutti, anche gli stranieri, abbiamo recepito come incomprensibile un tale divieto, sapendo esservi in Italia e a Varese una maggioranza di religione cattolica.
Di fronte all’accaduto mi è lecito porre alcuni interrogativi: per quale motivo una preghiera semplice e popolare risulta indecente per un’aula comunale? Perché solo la nostra fede è così scandalosa? Perché le altre religioni, in particolare quella musulmana, vengono rispettate, vedi per esempio il velo non integrale delle donne, i copricapo dei musulmani, le frequenti prostrazioni in luoghi pubblici (piazze, strade, luoghi di passaggio pubblico) rivolti alla Mecca creando talvolta notevole intralcio e disturbo per le invocazioni ad alta voce e le difficoltà di transito dei passanti? Perché i musulmani si permettono di distruggere le nostre immagini e noi invece dobbiamo rispettare le loro? Perché una pacifica manifestazione del sentimento religioso come la preghiera dell’Ave Maria durante un matrimonio suscita scandalo in un luogo pubblico?
Forse che l’officiante ha agito in ossequio ad un sempre più diffuso orientamento culturale in virtù del quale si pretende di garantire la libertà di tutti negando la libertà di ciascuno? Oppure in Italia si fa strada un orientamento culturale che interpreta la laicità dello stato quale fondamento di un pensiero totalizzante e di una etica omologata? Non dovrebbe invece essere la laicità il presupposto perché ogni idea, ogni sentimento ed ogni visione del mondo possano essere manifestati nella massima estensione possibile? Si può definire laicità quell’orientamento culturale che plasma il pensiero ecumenico e che impone comportamenti atti ad evitarne ogni turbamento? Quell’orientamento culturale che in modo pavido ed ipocrita rifugge ogni occasione di dialogo o di confronto relegando la libertà delle persone in un ambito catacombale? Le nostre istituzioni non stanno forse assumendo lo stesso orientamento culturale che è stato fondamento ideologico e ragione giustificativa per quei regimi che hanno tristemente segnato il secolo trascorso?
Peppino Falvo, MCL Varese.
sergio2 11 novembre 2009 00:28
Sono proprio interventi come questo proposto, a firma del nostro amico cristiano lavoratore, che testimoniano quanto è stata lungimirante la Corte di Strasburgo.
Il crocefisso è vissuto, per diretta affermazione di tanti cattolici, esclusivamente come simbolo di fede, probabilmente spesso solo fede esteriore e liturgica.
Altro che sintesi dei valori della laicità della Repubblica Italiana, come si legge nelle sentenze italiane dedicate al caso portato innanzi alla Corte europea. Sentenze che alla luce di questo e altri interventi si rivelano per quel che sono: tesi soggettive degne di un circolo culturale.
Il percorso di “cristianizzazione” di tanti cattolici è ben lungi dall’essere compiuto e i principi (principi, non valori) del messaggio cristiano evidentemente non parlano al cuore e alla mente di tanti sedicenti ferventi cristiani.
Per costoro il crocifisso è escludente e non includente (chi vuole comprendere, se non ha già compreso, vada a leggersi la sentenza 1110\2005 del TAR del Veneto).
Costoro sono lontani dal comprendere il messaggio cristiano, figuriamoci dal digerirlo.
“La Repubblica Italiana, riconoscendo il valore della cultura religiosa…” è scritto nel nuovo concordato.
Principio conforme alla Costituzione che riconosce la libertà religiosa.
Non deve dunque stupire che chi crede in una religione diversa da quella cattolica possa avanzare richieste perché altri insegnamenti, diversi da quello cattolico, siano garantiti nella scuola pubblica. Dovremmo caso mai essere interessati a comprendere con quali mezzi e modalità.
Chi si stupisce per una richiesta simile, probabilmente vorrebbe tornare al tempo in cui la religione cattolica apostolica romana era la sola religione di Stato e le altre religioni erano tollerate, culti ammessi.
Se è vero che riconosciamo la libertà di religione, non possiamo assumere un atteggiamento confessionale e discriminatorio nei confronti delle altre religioni. Diversamente, bisognerebbe avere l’onestà di ammettere che della libertà di religione non ce ne frega una mazza e dietro queste belle parole di “libertà” nascondiamo ipocritamente il nostro unico intento di continuare a pensare esclusivamente all’interesse di una confessione specifica, alla faccia della tolleranza, del rispetto e della laicità.
L’Ave Maria in un rito civile? Certamente è una cosa impropria, non mi è mai capitato di assistere in un rito civile alla recita di preghiere. Probabilmente l’officiante non aveva alcuna voglia di sorbirsi un’Ave Maria o è stato molto ligio al protocollo o aveva fretta... In ogni caso, non ci vedo nulla di scandaloso, al massimo una scortesia alla quale si può con facilità porre rimedio.
“Perché i musulmani si permettono di distruggere le nostre immagini…”
Questa è una di quelle affermazioni che denotano totale mancanza di rispetto per gli altri.
Non mi risulta che i musulmani siano dediti a distruggere le nostre immagini; non vedo orde di musulmani che devastano chiese e ornamenti cattolici.
Perché tanta retrograda e ingiustificata intolleranza?
Chi fa affermazioni simili certamente ha compreso poco del cristianesimo e manifesta un fervore che rasenta la blasfema idolatria.
Forse, un po’ di educazione religiosa potrà recuperarlo all’essere cristiano, cosa ben più difficile del professarsi tale.
Ora et labora, caro membro del MLC.
francescomangascia 11 novembre 2009 08:54
I demagoghi anti-islam ora fanno solo danni
http://iltempo.ilsole24ore.com/politica/2009/11/10/1091821-demagoghi_anti_islam_fanno_solo_danni.shtml
Ora va di moda prendersela con l'Islam. Fino ad accuse infamanti a prescindere da qualsiasi contesto storico e religioso. Ma così si fa pura propaganda a favore dei jihadisti.
La Religione è soprattutto fede. Fede e rispetto. Ma molti, anche tra coloro che si dicono cristiani dimenticano questo. Insultano non solo le altre religioni ma soprattutto non rispettano i precetti e i dogmi di quella che ostentano come propria. Ostentazione mediatica visto che nei comportamenti sono tutt'altro che cristiani ma rappresentanti di quel mondo fariseo che proprio Gesù ha così fortemente stigmatizzato.
Ed ecco che ora va di moda prendersela con l'Islam. Fino ad accuse infamanti a prescindere da qualsiasi contesto storico e religioso. Cultura pressapochista da Reader's digest, infarcita di luoghi comuni. Duri a morire questi. L'ignoranza del resto ha sempre provocato danni e rovine. Così quella stessa ignoranza che recluta i jihadisti viene usata per fomentare odio da quest'altro fronte. Dirsi schietti perché si sostiene che Maometto era pedofilo vuole dire estrapolare la storia di quei secoli.

In Occidente Carlo Magno, imperatore cristiano del Sacro romano impero, in anni più tardi di quelli vissuti da Maometto, collezionava mogli e concubine minorenni e le ripudiava secondo il costume dell'epoca. Aisha poi è moglie prediletta del Profeta al punto che Maometto fu disposto a perdonarle anche una «fuitina». Aisha è il simbolo dell'emancipazione nelle donne dell'Islam. Invece diventa vittima nelle parole di chi sventola la propria fede di comodo per aver un titolo. Cristianesimo è anche contrizione. Eppoi quelle accuse all'Islam per la vicenda legata al «crocifisso».
Pura propaganda a favore dei jihadisti. I musulmani rispettano e onorano Gesù e aspettano la sua seconda venuta. Lo considerano uno dei più grandi messaggeri divini. Ruh Allah, spirito di Dio, è l'appellativo di Gesù nel Corano dove l'annunciazione di Maria, altro personaggio venerato nell'Islam, è riportata con parole analoghe a quelle dei Vangeli. Volere a ogni costo la guerra di religione è un altro segno di questo mondo moderno frutto del relativismo. Degenerazione tante volte sottolineata dal papa filosofo Benedetto XVI. Così in tanti, senza aver compreso il messaggio della Chiesa, vestono i panni del «crociato» per gettarsi nell'agone politico. A dispetto di santi e fede.
Maurizio Piccirilli
sergio2 11 novembre 2009 10:46
Questo intervento a firma di Piccirilli è pienamente condivisibile.
Approvo senza riserve.
Aggiungo, tanto per completare il quadro, che ancora oggi il diritto canonico della Chiesa Cattolica prevede per sposarsi il requisito minimo di 14 anni per le femmine e di 16 anni per i maschi (vado a memoria ma dovrebbe essere il canone 1083).
Se non sbaglio può anche essere concessa dispensa a questi limiti.
Nel medioevo l'età minima, se non ricordo male, era di 12 anni.
Il matrimonio combinato era una norma, diffusa in tutto il mondo sino a epoche molto recenti. Tuttora lo è in alcune aree del pianeta.
Il matrimonio era spesso e volentieri un modo per regolare gli interessi familiari e patrimoniali; tanto per i sovrani, quanto per i pastori. Lo è ancora in alcune aree del pianeta.
Non si può certo affermare che queste leggi, norme e consuetudini abbiano promosso il rispetto per il genere femminile, l'affermazione della dignità della donna.
L'omicidio d'onore, il matrimonio riparatore e lo stupro inteso come reato contro la morale pubblica hanno fatto parte del nostro armamentario culturale e giuridico sino a tempi a noi molto vicini!
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