sergio2
07 novembre 2009 12:41
Scrive Lucio: "Aspetterà che qualcuno contesti anche la bandiera europea?... "
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Francamente mi sembra un argomentare debole, semplicistico e per certi versi offensivo nei confronti delle Chiese Cristiane.
Vero è che troviamo tanti stemmi dei comuni italiani o di organizzazioni nazionali o internazionali (la Croce Rossa, per esempio) che hanno all’interno la croce o altri elementi religiosi. Ma nessuno contesta ciò.
Lo stemma del comune di Milano, per esempio, reca al suo interno una croce sormontata da una corona e rami di alloro e quercia alla base. E’ stato deliberato da un organo legittimato, esistono procedure per modificarlo, ha un significato simbolico univoco: è lo stemma del comune.
La stessa affermazione non può essere sostenuta per il crocifisso, al quale ciascuno è libero di dare il significato che più ritiene corretto.
E’ indiscutibilmente uno dei principali simboli religiosi di tutte (almeno così mi pare) le Chiese Cristiane, è per molti una immagine abusata dalle Chiese Cristiane non sempre ritenute nei loro comportamenti, presenti e passati, coerenti con i principi vissuti e rappresentati dal Cristo crocifisso; può anche essere assunto a simbolo dei valori laici della Costituzione italiana, ma nessuno ha mai deliberato ciò, non se ne trova traccia nella nostra Costituzione ed è quindi una rispettabile valutazione soggettiva e niente più.
Da cosa un’autorità amministrativa deriverebbe la legittimità di imporre il crocifisso come emblema dei valori civili fondanti della nostra comunità?
Quindi, un conto è l’inserimento in uno stemma di un elemento grafico determinato (la croce, per esempio) altra cosa è imporre per via amministrativa un simbolo religioso specifico (il crocifisso) che è incontestabilmente di carattere confessionale, anche se possono essergli attribuiti altri significati.
Ma attribuiti da chi e in base a quale disposizione di legge questo qualcuno sarebbe legittimato a tale attribuzione?
Questo è il punto.
Non reggono i paralleli tra simboli civili con elementi religiosi e il crocifisso, o meglio l’obbligo di esposizione del crocifisso.
Perché di ciò si è occupata la Corte di Strasburgo: dell'obbligo di esposizione del crocifisso.
Nessuno contesta la liceità di un simbolo con immagini religiose, se tale simbolo, scelto con procedure e regole trasparenti, assume un significato univoco (che non significa incontestato), pubblico. Nessuno vieta a una classe di poter affiggere uma immagine sacra, se vi è accordo di tutti.
Anche il simbolo potrà essere contestato, lo è persino la bandiera italiana, ma nessuno potrà mai adire le vie giudiziarie per contestare la liceità di esporre il tricolore come emblema della nazione.
Se il crocifisso fosse un simbolo dei valori della laicità dello Stato italiano, e solo in subordine un simbolo religioso, potrei scendere in piazza a bruciare crocifissi, poiché non c’è norma di legge che stabilisce questo valore simbolico del crocifisso.
Brucio il crocifisso perché ritengo che lo Stato italiano non si comporta coerentemente con i valori fondanti della laicità costituzionale.
Se il crocifisso rappresentasse i valori dello Stato Italiano, allora io aborrirei il crocifisso e non vorrei vederne più uno!
Brucio il crocifisso perché ritengo che il reato di immigrazione clandestina non sia “cristiano”, così come i respingimenti.
Brucio il crocifisso perché ritengo che la discriminazione nei confronti delle donne e degli omosessuali non sono comportamenti cristiani.
Brucio il crocifisso perché la politica italiana sta bruciando i valori fondanti della nostra comunità nazionale trasformando il Paese in un enorme cesso di Villa Certosa.
No, non brucio alcun crocifisso perché rispetto Cristo, ciò che lo raffigura e il sentimento religioso di tanti.
Ma per favore smettiamola con questi ragionamenti totalmente infondati e illogici: i primi repsonsabili di questa sentenza di Strasburgo sono i governi italiani che della faccenda si sono occupati in questi anni con cialtroneria, stupidità, incapacità, insipienza giuridica.
Lucio Musto
07 novembre 2009 16:27
@ sergio2
come benissimo sai, la croce della croce rossa non ha nulla a che vedere col simbolo del cristianesimo, ma dall'inversione dei colori della bandiera della Svizzera già all'epoca (1864...?) nazione neutrale per eccellenza.
Tanto premesso, vado a leggere il seguito del tuo intervento
Cordialmente
Lucio Musto
Lucio Musto
07 novembre 2009 16:32
@ Sergio 2
ho letto il resto del tuo intervento.
Interessantissimo! e merita una disamina molto accurata.
Mi dai un poco di tempo?... sai il fine settimana per noi nonni è critico per molti impegni più umilmente familiari che non "culturali", ma più esigenti!
Grazie, e buona domenica!
sergio2
07 novembre 2009 16:34
Ciò non toglie cha la bandiera svizzera porta una croce...
Che c'entra la neutralità?
Il riferimento alla croce rossa è in ogni caso stato presentato da un fine teologo, Vito Mancuso, la Repubblica 5 novembre 2009: "E quando si chiama un'ambulanza come non urtare la sensibilità di qualcuno visto che si presenta la Croce Rossa?"
sergio2
07 novembre 2009 16:45
Lucio, mancherebbe ti do tutto il tempo che vuoi.
Anch'io ne ho preso prima di intervenire, sconcertato non dalla sentenza di Strasburgo ma dalle reazioni.
Ho letto tutte le sentenze e le memorie di parte: sono molto incazzato.
Se faccio in tempo apro una discussione specifica sulle responsabilità di quanto avvenuto.
Perchè è inutile lamentarsi per l'eccessiva prevaricazione del diritto: se non si prendono misure atte a risolvere in altra sede queste questioni, poi restano solo le aule dei tribunali. Dove i giudici dovrebbero utilizzare le armi del diritto.
Così non è stato: la sciatteria giuridica di alcuni nostri giudici è sconcertante.
La sentenza del Consiglio di Stato (preludio all'intervento di Strasburgo) sembra scritta da un gruppetto di studenti al primo anno di filosofia: non c'è un solo concetto giuridico.
La memoria difensiva del Governo Italiano alla Corte di Straburgo è imbarazzante per le affermazioni: il Governo HA CHIESTO IN SOSTANZA DI ESSERE CONDANNATO.
Ecco una perla: il crocifisso risponde all’esigenza di “trovare un compromesso con i partiti politici di ispirazione cristiana”.
In ogni caso, buon WE.
francescodeleo
07 novembre 2009 18:49
Non capisco tutto questo chiasso su questa sentenza. Già diverse volte in passato alcuni politici, e se non ricordo male anche di questo governo, avevano ipotizzato l'eliminazione del crocifisso dalla scuola perchè lo stato italiano doveva essere laico. Prontamente la Chiesa ha sempre ricordato a tutti che oltre a "diffondere" la parola di Dio è anche una organizzazione para-politica che può muovere parecchie migliaia di voti. Prontamente i sostenitori del principio di laicità tutte le volte si sono tirati indietro. Anzi, oggi gli stessi sono i difensori più accaniti del crocifisso nelle aule e nei luoghi pubblici italiani. La sentenza è più che giusta, la religione è soltanto un costume popolare antico che non ha più ragione di esistere. E' lo stesso Papa ha affermato, e mi assumo tutte le responsabilità, che Dio è gratis, e poichè l'uomo ha ricevuto in regalo Dio e non costa nulla non si vede il motivo perchè non bisogna credere. Poichè lo spazio a disposizione è poco non voglio scrivere i motivi del perchè è meglio vivere senza Dio. Dico soltanto che la presenza di Dio e delle varie religioni non hanno evitato e non evitano guerre e conflitti, non danno all'uomo quel qualcosa che gli permette di fare un salto di qualità nel vivere tra i propri simili. E' soltanto una tradizione di costume nata molto prima di duemila anni fa. Con la nascita di Cristo è cambiata solo la moda, utilizzando termini attuali, ovvero come manifestare il bisogno di alcuni uomini di credere in esseri superiori. Ognuno è libero di credere o non credere, ma bisogna sempre ricordare che la libertà di ognuno non deve calpestare la libertà dell'altro e anche se si è convinti che Dio esista, rimane solo e soltanto una convinzione assolutamente personale e che ricade nella sfera individuale delle libertà comunque garantite all'essere umano, una delle tante.
Lucio Musto
09 novembre 2009 10:31
@ Sergio 2
scusami del colpevole ritardo nella risposta; ma sono stati un paio di giorni molto impegnati, per me.
Nel frattempo vedo che anche qui, come un pò in tutto il web e sui media in generale la discussione si allarga, e sembra aumentare l'interesse per la cosa.
Ed allora mi sembra ormai superata l'esigenza di un approfondimento di una sentenza tutto sommato di limitato interesse politico, quasi inesistente interesse dottrinale, nullo interesse religioso o spirituale.
E mi sopravanza invece una preoccupazione maggiore.
Questo evento gonfiato assai oltre il suo valore effettivo di incaponimento ideologico di qualcuno (non so se originato da profondo sentire spirituale o concreto obiettivo materiale), ma con altri, altrettanto risibili ed altrettanto ingigantito (vedi Marrazzo ed il suo Trans, Berlusconi e le sue passeggiatrici, i processi interminabili... e via così) è possibile che servano a coprire qualcos'altro?...
Da che cosa, quelli che tirano le fila nelle stanze dei bottoni vogliono distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica?...
Perché se tutti i maggiori problemi italiani si ritrovano in una povera ragazza crudemente ammazzata, in quattro soldati caduti in guerra, nelle mutande di un brasiliano o nel reggipetto di una mercenaria... o in una crocetta appesa al muro di ormai poche aule scolastiche... beh! direi che potremmo sentirci parecchio tranquilli!
E probabilmente tu ed io, siamo ingenue pedine involontarie di tutto questo battage!
Cordialità
Lucio Musto
PS naturalmente questa mia considerazione nulla toglie all'intelligenza concettuale del tuo intervento.
Ne riparleremo senz'altro, ma dopo che questo polverone alzato dalla "sentenza" (come qualcuno forse giustamente dice priva di conseguenze concrete) avrà smesso di annebbiare le nostre emozioni.
sergio2
09 novembre 2009 15:32
OK Lucio (e non c'è nulla di cui tu debba scusarti), condivido le tue riflessioni.
Regna il disinteresse, il pressapochismo, l’incuria, la leggerezza… e poi quando succede qualcosa, ampiamente prevedibile o in ogni caso possibile, ecco il solito infinito esercizio a chi è più bravo ed efficace nel produrre proclami altisonanti ma improduttivi e infondati.
Così, spesso dobbiamo confrontarci con analisi che all’apparenza sono profonde e sensate, ma appena scaviamo si rivelano per quello che sono: talvolta aria fritta, in altri casi patetica agitazione di problemi e temi inesistenti o immotivate ansie o autentiche turlupinature del prossimo o...
Attendere tempi migliori per approfondire?
Temo sia una pia illusione: passata la festa, gabbato lo santo.
Quanti sono gli avvenimenti che a caldo hanno suscitato forti reazioni e polemiche, e poi passato il momento sono andati a finire nel dimenticatoio?
(Anche con te in passato mi sono sul punto confrontato; ricordi Adesso ci vuole una legge?)
Per questo ho avviato una discussione (in solitaria, ma non mi preoccupo) per analizzare la vicenda: troppe insensatezze si continuano a ripetere uscendo di continuo dal seminato.
Una sentenza si critica con argomenti giuridici.
Una sentenza si apprezza per i contenuti giuridici.
Sinora, niente critiche apprezzabili sul piano culturale (che continua a porre questioni che non sono in discussione) e zero critiche giuridiche.
Alternative alla “invadenza” dei giudici?
Tantissime, ma bisogna che la cultura e la politica facciano la loro parte.
In questa discussione ho citato (e criticato) Vito Mancuso; in altra “Allarmismo inutile” mi cimento, in modo più complesso, con un articolo riportato a firma di Franco Cardini, altro intellettuale di tutto rispetto, che in un solo intervento infila un numero incredibile di granchi.
Sarà la mia presunzione e arroganza?
Può darsi, ma mi piacerebbe leggere e sentire argomenti convincenti.
Sinora così non è stato (almeno per me).
Sophia
09 novembre 2009 15:44
oggi ho letto questa riflessione di BRUNO TINTI
Ve la propongo sperando che sia di vostro gradimento. Si intitola:
LA NOSTRA CROCE
9 novembre 2009
di BRUNO TINTI
Sky Tg24 (meno male che Sky c’è) propone ogni giorno un semplice referendum: è successo questo, sei d’accordo? Sì, tasto verde; no, tasto rosso. Naturalmente non è granché come referendum, non si sa nemmeno quante sono le persone che votano; però il risultato è sempre interessante. Il giorno della sentenza della Corte europea dei Diritti dell’uomo, quella sui crocifissi, il risultato è stato: 72% contrari alla decisione della Cedu, 28% favorevoli. Mi sono stupito, così tanti i cattolici integralisti? Poi ho sentito il commento di Bersani: il buon senso sconfitto dal diritto. Allora ho incominciato a pensare.
Cosa voleva dunque questo 72%? Detta in maniera semplice, voleva imporre all’altro 28% il suo modo di pensare. Ti piaccia o non ti piaccia, il crocifisso resta nelle aule scolastiche perché “questa è la volontà della maggioranza”. I commenti di politici ed ecclesiastici hanno confermato questa semplificazione: il crocifisso resta nelle aule perché è il simbolo della nostra storia, dei nostri principi, della nostra religione. La parola chiave è “nostro”; secondo questo modo di pensare, la maggioranza possiede tutto, le risorse del paese, le istituzioni, i principi etici e giuridici; agli altri, a quelli che sono minoranza, non spetta nulla se non quello che la maggioranza decide di concedere. E il crocifisso non glielo concedono; nemmeno i simboli delle altre religioni accanto al crocifisso gli concedono; non sono “nostri”, non li vogliamo. E quelli che credono in un altro Dio? Si arrangino, mettano la mezzaluna o quello che è a casa loro. Ma il crocifisso invece sta nella casa di tutti, nelle aule scolastiche e di giustizia, negli uffici pubblici, negli ospedali. Certo, perché sono “nostri”.
Mi è venuto in mente un vecchio film molto bello, mi pare fosse “Nell’anno del Signore”: c’era una scena in cui gli ebrei erano portati di forza nelle chiese e obbligati a sorbirsi una predica contro il popolo giudeo, dannato perché aveva ucciso Cristo; e loro si mettevano il cotone nelle orecchie per non sentire e restavano lì, sorvegliati dalle guardie, fino a quando la predica non era finita. E ho pensato: ma che immagine date della vostra religione? Dovreste fare proseliti, create sudditi; dovreste convincere, date ordini; dovreste pacificare, create nemici. E poi ho pensato: ma questo in fondo riguarda le gerarchie ecclesiastiche; e se questa è la loro idea di religione, buon pro gli faccia.
Mi ha preoccupato di più un’altra riflessione: quanta somiglianza c’è tra questo modo di pensare e quello di Berlusconi. Il popolo è con me; e io faccio quello che voglio perché quello che il popolo vuole non si discute. Il che può anche essere vero: se il popolo (la maggioranza) vuole il Ponte di Messina, certo si farà il ponte. Ma come non capire che questo discorso non vale per il testamento biologico, per la ricerca sulle cellule staminali, per il crocifisso nelle scuole? Come non capire che la gestione del paese significa servizio, non potere; che chi governa dispone delle risorse del paese per assicurare beni e servizi ai cittadini ma non possiede le loro coscienze e i loro intelletti; che il dovere principale di chi governa è garantire la libertà di tutti, non solo quella di chi lo ha eletto; che un musulmano, un ebreo, un buddhista, ha il diritto di vedere il “suo” simbolo accanto a quello degli altri perché l’unica cosa che è davvero “nostra” è il paese in cui viviamo tutti. Infine ho pensato a Bersani. Crede davvero a quello che ha detto? Non è diverso da Berlusconi. Lo ha detto per calcoli elettorali? Non è diverso da Berlusconi. In tutti e due i casi non è il leader di cui l’opposizione e il paese hanno una disperata necessità.
Lucio Musto
09 novembre 2009 19:11
@ Sergio 2
se ti riferisci al mio "Occorre pensarci, adesso"
Non hai che da aspettare febbraio... e cominciamo da capo! (se sarò ancora vivo, cosa probabile...al 50%)
buona settimana a tutti!
sergio2
09 novembre 2009 23:37
Sì, Lucio mi riferivo proprio a quella discussione.
Come vedi di tempo ne è passato, ne passerà ancora e non mi pare che intanto l'approfondimento sulle varie questioni allora sollevate stia portando risultati: quella vicenda come questa del crocefisso sono strumentali a ben altri disegni di oppurtunismo e giochi di potere.
L'etica, la vita, il rispetto per l'altro... sono sempre i grandi assenti.
Tant'è che diventa quasi un eroe chi parla di "libertà di coscienza" dei parlamentari.
Peccato che evocando questa immaginifica formuletta si dimostra che la Costituzione è ormai carta straccia.
sergio2
10 novembre 2009 00:05
Scrive Sophia: "Infine ho pensato a Bersani. Crede davvero a quello che ha detto? Non è diverso da Berlusconi. Lo ha detto per calcoli elettorali? Non è diverso da Berlusconi. In tutti e due i casi non è il leader di cui l’opposizione e il paese hanno una disperata necessità."
Già, Sophia (intanto auguroni), ottima amara conclusione.
Se attaccare una sentenza, contro la quale non ho ancora sentito una sola critica fondata e motivata, serve a salire sul carrozzone di coloro che difendono la cristianità e così partecipare all'orgia dell'orgoglio nazionale... allora va tutto bene.
In realtà sono proprio questi difensori del piffero che hanno messo in croce il crocifisso!
In pochi altri rari casi ho assitito a una selva così fitta di idiozie.
E purtroppo tra questi creatori di idiozie ci sono molte persone che solitamente sono indicate come "intellettuali"!