Sophia
07 novembre 2009 12:50
Il ruolo dei consulenti Fininvest poi promossi all'Eni
di Fabrizio d'Esposito e Gianmaria Pica
venerdì, 6 novembre 2009
La sentenza Mesiano che riconosce alla Cir un risarcimento di 750 milioni di euro.
Per la fenomenologia dell'imprenditore-premier Silvio Berlusconi e del suo conflitto d'interessi, la lettura della sentenza del Tribunale civile di Milano sul lodo Mondadori è indispensabile.
I fatti sono noti: il giudice monocratico Raimondo Mesiano ha riconosciuto alla Cir un risarcimento di 749.955.611,93 euro.
La cifra è indicata verso la fine di 146 pagine che sono un macigno per la Fininvest e mettono a nudo i metodi senza scrupoli seguiti dal Cavaliere per mettere le mani sulla corazzata Mondadori. Senza contare che nel frattempo l'esecutività della sentenza è stata sospesa e il giudice Mesiano è stato linciato da un servizio confezionato da una tv del padrone.
Tra la fine degli anni ottanta e l'inizio dei novanta, Berlusconi mosse la cosidetta guerra di Segrate su ordine di Bettino Craxi. Era la Prima repubblica e l'allora imprenditore rampante di Arcore era perfettamente inserito nel sistema politico-affaristico di quel tempo. Altro che uomo nuovo, quindi, della Seconda repubblica. Del resto, basta guardare la cronologia dei fatti. La sentenza della Corte di Appello di Roma firmata dal giudice Vittorio Metta (una sentenza già scritta) che favorì la Fininvest è del gennaio 1991. Due anni dopo il Cavaliere prepara la discesa in campo. Insomma, il lodo Mondadori è il prequel del film infinito del conflitto d'interessi e contiene in nuce tutti gli elementi nocivi del berlusconismo. Uno su tutti: la corruzione, da cui l'attuale premier si salvò soltanto grazie alla prescrizione. Si legge a pagina 12: «L'avv. Vittorio Ripa di Meana (difensore della Cir) ha dichiarato nel corso della sua testimonianza in sede penale che, durante le vacanze natalizie 1990-1991 si trovò a parlare col dott. Bruno Pazzi, allora presidente della Consob, presso la sede della medesima e che lo stesso gli riferì che l'esito della sentenza sarebbe stato sfavorevole alla Cir. Ha dichiarato infatti il citato teste: “Lui mi rispose, con mio grande stupore che la sentenza era già stata decisa e che quindi ci era sfavorevole. Espressi molto stupore, sia per la notizia, sia per il fatto che lui me la desse”».
Questo grazie al ruolo cruciale dell'avvocato Cesare Previti, il cui studio legale a Roma viene identificato di fatto come una «seconda sede della Fininvest». Corruttore di giudici con i quali aveva «rapporti di confidenza», Previti in un primo momento, quando Berlusconi vinse le elezioni del '94, era stato designato alla funzione di Guardasigilli. Poi si “accontentò” della Difesa. Pagina 93, sui «rapporti tra gli imputati secondo le dichiarazioni di Stefania Ariosto». La teste «aveva conosciuto Cesare Previti negli anni ottanta, attraverso Giorgio Casoli, magistrato, amico di famiglia fin dagli anni Settanta. Era diventata buona amica di Previti, che la invitava spesso a casa per ricevimenti e cene o colazioni, e che le aveva confidato di avere fondi illimitati messi a disposizione da Silvio Berlusconi per corrompere magistrati».
Poi arriva «l'atto corruttivo» di Vittorio Metta. Il giudice Mesiano nella sentenza con cui ha condannato la Fininvest a risarcire con circa 750 milioni di euro la Cir debenedettiana ha ritenuto «che nella presente causa civile sia provata, in termini di rilevante probabilità» la circostanza che i 400 milioni di lire in contanti utilizzati da Metta per comprare un appartamento a Roma, in via Casal de Merode, «provengano dalla provvista di 2,732 miliardi di dollari» bonificati nel febbraio 1991 «dalla Fininvest di Silvio Berlusconi a Cesare Previti» e che dunque «rappresentino il prezzo, o quanto meno una parte di esso, promesso e pagato a Metta per la decisione favorevole a Fininvest della controversia Mondadori».
Ma da dove provenivano questi soldi? Si parte da una data: il 13 febbraio 1991, appena venti giorni dopo la pubblicazione della sentenza Metta. Il sotto-conto in dollari del c/c n.Q5 - 772077 2010 denominato All Iberian (accesso presso la banda Sbs di Lugano) registrò un addebito di 2,732 miliardi di dollari: la stessa cifra poi ricevuta da Previti. Dalla documentazione risulta che l'apertura del conto All Iberian fu richiesta da Candia Camaggi e il beneficiario economico viene indicato nel «Gruppo Fininvest c/o Fininvest Service SA» con sede in Svizzera.
Altro conflitto d'interessi del presidente del Consiglio. Anzi tre in un solo colpo. Perché proprio sotto il secondo governo Berlusconi, il suo ministro dell'Economia Giulio Tremonti escogitò una misura per far rientrare in Italia i capitali illegali detenuti all'estero: lo scudo fiscale. Oggi siamo alla terza edizione del condono valutario. Le norme con cui si può organizzare un corridoio preferenziale tra i paradisi fiscali e il nostro paese sono state ideate proprio da Tremonti nel 2001 e nel 2003, anni in cui lo scudo fiscale era coperto anche dal cosiddetto condono tombale. Tradotto significa che lo Stato fa leggi per far rientrare in patria i soldi evasi, il truffatore-evasore paga una piccolissima aliquota sulla somma, ma poi può stare certo che non verserà, per il resto della sua vita, all'Erario un euro sulla somma illegale rimpatriata. Ma con la nuova edizione dello scudo c'è di più. Infatti, nella circolare dell'Agenzia delle entrate con cui si rende operativo il condono c'è scritto espressamente che le persone «politicamente esposte» residenti in Italia possono usufruire dello scudo fiscale nello stesso regime di segretezza di tutti gli altri. Onorevoli state tranquilli: «Ghe pensi mi».
Il pagamento Fininvest dei 750 milioni di euro alla Cir di Carlo De Benedetti è stato sospeso in attesa della sentenza d'appello. E proprio sul ricorso Fininvest si è consumato l'ennesimo conflitto d'interessi di Berlusconi. Alcuni osservatori hanno notato che insieme al ricorso sono stati presentati due documenti con cui si “smonta” la ricostruzione di Mesiano. Chi c'è tra i firmatari dei documenti? Il professor Roberto Poli: presidente di Eni, l'azienda energetica la cui maggioranza delle azioni è posseduta dallo Stato (il ministero dell'Economia ha il 20,31 per cento e la Cassa depositi e prestiti il 9,99 per cento). Poli è stato nominato al vertice del cane a sei zampe nel 2002, con il Cavaliere a Palazzo Chigi. Poli è stato anche presidente di Publitalia - la concessionaria di pubblicità delle reti televisive del gruppo Mediaset - e consulente finanziario Fininvest. Oggi siede tra i consiglieri Mondadori e - guarda caso - nel cda Fininvest.
Sophia
07 novembre 2009 13:02
di Giuseppe Giulietti
7 novembre 2009
http://www.blitzquotidiano.it/opinioni/berlusconi-mani-su-rai-tre-via-contratto-di-servizio-142827/
Berlusconi avrà ed ha tanti difetti, ma quando si occupa di tv e dintorni è davvero il primo della classe, nel bene e nel male.
Quello che annuncia fa, non altrettanto si può invece dire dei suoi oppositori, me compreso ovviamente, che non sono mai riusciti a portare a casa uno straccio di legge né sul conflitto di interessi, né sulle norme anti trust e neppure sulla fonte di nomina del consiglio di Amministrazione della Rai.
Così, senza colpo ferire, il cavaliere si appresta a realizzare un cappotto prendendosi il controllo dell’intero polo Raiset.
Non si può dire che Berlusconi non lo sostenga
Nel frattempo tutti noi inseguiamo l’ultima agenzia di Vespa o le finte polemiche su questa o quella nomina di seconda fascia. Tra una invettiva e l’altra Berlusconi ha già ripulito il banco.
Nelle prossime ore, assistito dal direttore generale, il fedelissmo Mauro Masi, si dedicherà all’obiettivo finale il controllo e lo stravolgimento del palinsesto di Rai tre.
Contrariamente a quello che si potrebbe sospettare, il presidente editore non è interessato tanto al nome del futuro direttore quanto alla devastazione sostanziale della autonomia ideativa, editoriale e produttiva della rete.
Da grande conoscitore della tv, Berlusconi non sopporta che possa esistere una rete riottosa al suo comando e capace di creare opinione attraverso una serie di appuntamenti seriali, che si protraggono nel tempo e che si fondano sul recupero della memoria, sul libero esercizio della satira e della critica, sulla apertura a temi, questioni, protagonisti che, altrove, sono stati letteralmente cancellati.
Da qui i ripetuti e non casuali attacchi nominativi a Fabio Fazio, a Milena Gabanelli, a Lucarelli, a Bertolino, a Serena Dandini, a programmi quali Blob o Ballarò o Presa diretta, promossi con grande successo di critica e di pubblico dalla rete guidata con grande equilibrio e con grande rigore professionale da Paolo Ruffini, giornalista universalmente stimato per la sua moderazione e per la sua allergia ad ogni forma di estremismo.
Sin dal primo momento Berlusconi e i suoi fedelissmi hanno chiesto non solo e non tanto la decapitazione professionale di Ruffini, quanto la decapitazione di questo patrimonio professionale.
Sino ad oggi non ci sono riusciti, ma ci proveranno e contano di riuscirci entro la prossima settimana.
Per essere sicuri di non avere brutte sorprese stanno tentando di predefinire, fuori dalle stanze della Rai, il nuovo palinsesto. Come? Attraverso il contratto di servizio attualmente all’esame del ministero competente. Non casualmente nella bozza già predisposta torna l’obbligo per la concessionaria di regionalizzare o di accentuare la regionalizzazione di una rete.
Quale? Rai tre, naturalmente…
In questo modo sarà possibile tirare il guinzaglio al nuovo direttore, interferire sulle sue scelte, spezzare la programmazione, rendere obbligatorio quanto dovrebbe derivare da una ordinaria scelta aziendale e da un confronto tra i responsabili delle diverse strutture.
In questo modo il prossimo direttore, a prescindere dalla improbabile riconferma di Ruffini, sarà messo preventivamente sotto tutela e dovrà pagare pegno facendosi rifilare qualche ospite eccellente da piazzare nelle prime serate di Rai tre, magari qualche vecchio arnese che non disturbi troppo nè i sonni del presidente furioso nè i precari ascolti delle sue reti.
Fanta politica? Gossip antiberliusconiano di maniera?
Staremo a vedere, basterà aspettare qualche giorno persapere come andrà a finire l’ultimo assalto alla diligenza.
Se dovesse andare a finire bene per Berlusconi avrà colto due obiettivi: mettere sotto tutela l’ultima piazza mediatica sfuggita al suo controllo e aver messo ginocchio una rete che cresceva troppo negli ascolti.
Quello che non ha fatto il centro sinistra lo sta facendo Berlusconi: il conflitto di interessi,infatti, sta per diventare un ricordo: tutti gli interessi in contrasto con il suo saranno eliminati per decreto e, se non bastasse, si potrà sempre ricorrere ad un contratto di servizio, non sarà servizio pubblico, ma più al servizio di così proprio non si può.
Qualche mese fa aveva annunciato l’intenzione di prendersi tutte le principlai piazze mediatiche ed infatti ha già piazzato gli uomini chiave nelle postazioni chiave, quelle dove si controllano i palinsesti e le risorse. La prossima settimana chiuderà il cerchio mettendo alla testa della Sipra un suo fedelissimo: l’ex deputato Antonio Martusciello.
In questo modo Pubblitalia e Sipra daranno vita al polo unico della raccolta pubblicitaria, con tutte le immaginabili conseguenze sull’intero mercato,carta stampata compresa.
yannis
07 novembre 2009 19:44
E' inutile nasconderlo, i più evoluti se ne sono accorti da tempo: è in atto l'inizio di una dittatura. Di fatti che lo dimostrano sono tanti e sotto gli occhi di tutti, anzi sotto i secchi che taluni si tengono ben calati in testa. L'ultimo fatto è stato l'acquisto da parte di Berlusconi dell'Ocse ,la quale ha annunciato che l'Italia sta uscendoi dalla crisi. Cosa ci capisce tale Organizzazione, Franceschini era ed è la fonte della verità come lo sono tutti coloro che soltanto a sentir parlare di Berlusconi si agitano, straparlano, si rintorcinano e vanno a cercare una riga su una pagina, una parola su una rifga per architettare tutta una serie di amene fesserie. Me vien da ridere. Berlusca fa venire il prurito a molti; consiglio la vaccinazione che per i più colpiti è del tutto gratuita. Perchè ragionare e guardare obiettivamnete i fatti è tanto difficile eppure d'alema aveva detto che siete la parte migliore del paese. che intedesse dire la parte migliore da buttar via?
danilo
07 novembre 2009 22:14
Sophia, in merito alla sentenza CIR leggo sull'editoriale a pag 6 di Panorama n°42 del 15 ottobre, a firma di Giorgio Mulè :
" Leggendo la sentenza a me è parso di giocare a Monopoli o di essere un concorrente del quiz ' chi vuol esser milionario ' di Gerry Scotti. Vi rendete conto che il giudice basa la sua decisione sulle "probabilità" che i fatti siano accaduti come li immagina? Vi rendete conto che anche l'ammontare del risarcimento ( ripeto,750 milioni di euro ) è stabilito in base al calcolo delle probabilità che una certa sentenza fosse più o meno a favore di una parte? Badare bene, non stò forzando le motivazioni e invito tutti a leggerle per smentirmi. "
come ho già detto, questo non è un editoriale scritto su... che sò... " italia chiama italia" o altra iniziativa editoriale sconosciuta ma su Panorama.
Ed è in palese antitesi con quanto scritto da Fabrizio d'Esposito e Gianmaria Pica, probabilmente su " il riformista", da te citato.
Quindi,sulla base dell'interrogativo che poni in apertura di questo topic, mi chiedo a mia volta come possiamo noi, comuni cittadini e lettori,essere coscienti e certi dell'esistenza dei cosiddetti "conflitti di interessi",quando tutti possono dire tutto ed il contrario di tutto in assenza pressochè totale di clamorose smentite.
una cosa è certa:che nessuno si azzardi più a dire che in Italia non c'è libertà di stampa.
danilo.
vincenzoaliasilconta
08 novembre 2009 19:15
MAI CONFLITTO MAGISTRATURA - POLITICA?
LE TOGHE GETTANO LA MASCHERA E PREPARANO IL RIBALTONE:ATTENTATO ALLO STATO?
I Pilastri dello Stato crollati per colpa del Giustizialismo, “ Non poteva non sapere “ e “ Associazione esterna alla mafia “ due killer in seno alla Giustizia senza ricercare la verità e che, la dice lunga di Marx processi per fini elettorali e non ricercare i colpevoli di mafia e stroncarla! La prima picconata alla Giustizia, fu di offrire giustamente più poteri alla Magistratura nel periodo, guarda caso sempre Rosso, del terrorismo che guarda caso, questi colpevoli rifugiatosi nei paradisi Rossi Francesi ed America Latina, ma possiamo definirla pure “ latrina di Democrazia ” come se il mondo Democratico, si fosse fermato per l’arrivo dei i “ nuovi mostri ” come Lula, autorizzare di sparare nelle favelas o del palloso e pomposo venezuelano Chavez, pericoloso dittatoriello che alla fine, arrecherà più danni di Pinocet agli Argentini, anche se per i Kompagnuzzi, i dittatori Rossi sono più buoni di quelli neri: invece, sono come gli estremi che detto in siculo “ uguali sugni ” ove questi regnano usano maniere forti per malattie, l’analfabetismo, la malnutrizione, la povertà è veicolo collante, meglio del Saratoga! Infatti, al Sud gioco facile alla ex Dc con l’80 per cento di analfabetismo e chi aveva istruzione era guardato come se fosse il profeta dalla gente e dalla Chiesa, cosi la grande Balena ebbe gioco facile con “ padri “ come Emilio Colombo che, lui scendeva in elicottero, mentre il popolo Lucano abitava in con fruscoli, senza servizi igienici, ma guardiamoci in faccia “ fabbro, fatti, fare, felice, fortuna “ sigla di Dante Alighieri, per chi sta ricchezza? Sempre ai soliti ignoti : chi si fa la barca, chi il leasing, chi diventa pannolone, e altri Presidenti, mentre il Sud Isole comprese la Basilicata che le resta cambiato il nome in” Lucania “ non suo, per farla apparire ricca e bella o, chi scendendo dal Monte nero di Bisaccia, accumula 80mld£ in c/c, case e palazzi, ma cosa ha guadagnato “ o Sud ” visto che da Fini all’ultimo Politico straparlano “ ‘O Sud! ‘ O Sud! “ in ogni caso da sessanta anni, questi sono diventati onorevoli e, il popolo arranca per arrivare la fine del mese con la pensione o stipendio: chi doveva proteggerli si sono fatti Partito e dote, oltre a vedere che chi si proclamava” era prigioniero Politico “ anziché, essere fucilati, ora sono Onorevoli. Giudici che in Nome del Popolo Italiano agiscono per te, ma chi li mai votati e dato mandato condannare ed assolvere? Disse Berlusconi che alcuni Magistrati, era la metastasi del diritto: a me sembra che si sia ritornato al tempo di Roma, quando i dittatori col pollice sopprimevano una vita: ecco perché, via i crocifissi, e tante cose stranite! Io occorre che bisogna fare subito chiarezza dei poteri e, che siano chiari e precisi con pene anche dure, come quella, “ attentato allo Stato “: oggi alcuni Magistrati hanno superato il Rubicone e come a Teano: si ristabiliscono i ruoli! Obbedisco! Sì, al Parlamento! http://forum.panorama.it/f16/le-toghe-gettano-la-maschera-e-preparano-il-ribaltone-attentato-allo-stato-t16125/
Immigrati e intercettazioni telefoniche sono emergenze fittizie. «L’emergenza reale è quella democratica». Parola di Antonio Ingroia, procuratore aggiunto a Palermo che sostiene- pur senza citare un nome, che chi oggi è al governo dell’Italia ha «demolito i pilastri dello Stato», che prima ha «assediato, poi assaltato e occupato per i suoi interessi privati». Di più, ha favorito per interessi privati l’invasione «di spazi della politica da parte di poteri criminali che hanno penetrato le istituzioni». Così, secondo la ricetta espressa da Ingroia a un convegno di Magistratura democratica a Roma, oggi i magistrati debbono «riuscire a ristabilire un contatto con la parte migliore della società e dell’opinione pubblica» per «ribaltare il corso degli eventi soltanto mettendo le premesse per la nascita e la crescita una politica con la P maiuscola». Parole forti, con passaggi ancora più clamorosi, che Ingroia ha pronunciato a Roma al residence di Ripetta davanti allo stato maggiore di Md, a due membri del Csm e a Stefano Rodotà. Il magistrato di Palermo che ha condotto l’indagine su Marcello dell’Utri sostiene che era meglio il rapporto fra politica e mafia all’epoca di Giulio Andreotti: «Nella cosiddetta prima trattativa c’era una politica che - uno Stato, diciamo così, che intrecciava i rapporti con pezzi dei poteri criminali per finalità - diciamo così, di ordine pubblico (quindi politici e non privati). Nella cosiddetta seconda trattativa lo Stato è scomparso e ci sono interessi privati che si siedono al tavolo degli interessi criminali per contrattare privatamente i rispettivi obiettivi». Ingroia ha esordito nel silenzio generale (e con qualche applauso) spiegando che «Noi abbiamo davanti una sistematica demolizione dei pilastri dello Stato. Cioè quello che rende le cose a mio parere particolarmente drammatiche è che noi non abbiamo una politica che vuole sottoporre la magistratura sotto il controllo della politica. Oggi non abbiamo politica. E non abbiamo Stato. Cioè il ruolo di mediazione, con tutti i difetti e le accentuazioni che la politica svolse nella prima repubblica. Semplicemente non c’è più. Lo Stato e la politica sono stati oggetto prima di un assedio, poi di un assalto, di interessi privati e quindi oggi lo Stato è occupato da interessi privati, che non fanno politica, ma realizzano soltanto i propri interessi». E ancora, scagliandosi contro le ipotesi di riforme istituzionali appena tratteggiate dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi: «noi siamo oggi senza politica, ma solo in mano di interessi privati che della politica si sono impossessati. I colpi subiti dallo stato di diritto con l’accentramento del potere dell’esecutivo non sono solo finalizzati a costruire uno Stato secondo un modello diverso da quello istituzionale costruito dalla Corte Costituzionale . Si tratta semplicemente di una scelta nella quale un nucleo di interessi personali e privati ha individuato il potere l’esecutivo come quello che gli consente di fare meglio i proprio interessi. E secondo questi interessi ha modellato un nuovo modello di Stato e un nuovo modello istituzionale». Ed ecco la ricetta del magistrato anti-Berlusconi: «Dobbiamo riuscire a ristabilire un contatto con la parte migliore della società e dell’opinione pubblica. L’opinione pubblica non c’è più, perché parte di questo disegno è distruggere l’opinione pubblica, trasformandola in soggetti sui quali viene riversato il pensiero unico, la verità unica. Il dispregio dell’opinione altrui, dei fatti: trasformare tutti i fatti in opinioni, in modo che tutto sia opinabile e nulla sia vero. Di fronte a questo quadro, che fare? Avere consapevolezza che si può ribaltare il corso degli eventi...».di Franco Bechis http://www.libero-news.it/webeditorials/view/3443
di Franco Bechis http://www.libero-news.it/webeditorials/view/3443
?
Sophia
09 novembre 2009 10:49
@ Danilo
beh intanto i cittadini possono provare a capirci qualcosa organizzando le info che trovano sul tema e dandosi il tempo per verificarle e approfondirle. poi ognuno è libero di farsi e tenersi l'opinione che crede ma credo che sia sempre cosa utile provare a ragionarci insieme mettendo insieme le segnalazioni di "info" raccolte da diverse fonti.
In questo senso ringrazio sia te che vincenzo per i vostri contributi. Non gratiti sono invece gli off topic. Qualcuno sa come si fa a segnalarli a quelli dell'ADUC?
Sophia
09 novembre 2009 11:35
Danilo scrive: "una cosa è certa:che nessuno si azzardi più a dire che in Italia non c'è libertà di stampa"
Ok, Danilo, per ora NON MI AZZARDO A DIRLO, ma potrò dirlo quando il Presidente del Consiglio sarà riuscito a buttare fuori un Direttore di RAI TRE, Paolo Ruffini, che sta andando benissimo in termini di gradimento di ascolti????
Ha sentito quel che ha detto FINI a "ma che tempo che fa" di ieri?
Se ti sei perso l'intervista, la puoi rivedere qui:
Gianfranco Fini a Che tempo che fa - [8 novembre 09]
PRIMA PARTE:
http://www.youtube.com/watch?v=mq_invHNG-w
SECONDA PARTE:
http://www.youtube.com/watch?v=5meQNFyC6Ro
TERZA PARTE:
http://www.youtube.com/watch?v=gsEA58gZJDs
Se il Presidente del Consiglio nel pieno del suo conflitto di interessi riuscirà a distruggere anche l'ultima voce "critica" ... dove potrà parlare Fini che non la pensa come lui su tante cose?
Sophia
10 novembre 2009 13:23
Nel Corriere al link:
http://www.corriere.it/politica/09_novembre_09/minzolini_diretta_tv_7c9dc0dc-cd68-11de-b7a9-00144f02aabc.shtml
potrete leggere l'intervista e vedere il video dove il direttore del TG1, Minzolini,sostiene che il procuratore di Palermo Antonio Ingroia ha giudicato pericolosa la politica del governo sulla giustizia. Minzolini afferma: "Un'analisi sorprendente per un magistrato che si è dato un obiettivo ancora più improprio: quello, sono parole sue, di ribaltare il corso degli eventi. Un programma politico che Ingroia ha giustificato con la difesa della Costituzione, solo che la Costituzione che voleva salvaguardare, almeno su un punto sostanziale, non è quella originale".
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Visto che non al TG1 NON danno il diritto di REPLICA al Procuratore Ingroia .... gliela diamo NOI SU ADUC!!!!
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Procuratore Ingroia, contento di essere citato da un’editoriale del TG1?
"...Certamente no, quando il mio pensiero viene stravolto al punto di attribuirmi un programma politico, mentre le mie dichiarazioni erano semplicemente un richiamo ai princìpi fondamentali scritti nella carta costituzionale. Non mi sento schierato da nessuna parte se non con i padri costituenti e con i cittadini che pretendono verità e giustizia..". Così il magistrato risponde in esclusiva ad Articolo21 in relazione all'editoriale di ieri del direttore del tg1 . "A che ora - affermano Giuseppe Giulietti e Federico Orlando - e in quale edizione del tg1 (e la Rai nel suo complesso) garantirà il diritto di replica al giudice Ingroia e ai suoi colleghi pesantemente oltraggiati da Minzolini? Sino a quando le autorità di garanzia ptranno girarsi dall'altra parte? L'editoriale di ieri è solo il preannuncio di una offensiva contro la Costituzione e contro i poteri di controllo. Forse è davvero giunto il momento di promuovere una grande iniziativa nche metta insieme senza distinzioni di parte o di partito quanti hanno ancora a cuoere la Carta costituzionale.
Sophia
10 novembre 2009 18:01
Mondadori vuole querelare il Riformista
La Mondadori comunica di aver dato mandato ai propri legali di tutelare la società in sede civile e penale nei confronti del Riformista, del suo direttore responsabile Antonio Polito e dei giornalisti autori degli articoli sulla casa editrice. «Il Riformista da alcuni giorni - spiega la nota - sta conducendo una campagna denigratoria nei confronti della Mondadori e delle sue attività con informazioni reiteratamente false, manipolate e contraddittorie utilizzate per rappresentare un quadro pretestuosamente alterato». Mondadori sottolinea «la gravità del danno che da tali illegittime iniziative può derivare rispetto alla corretta informativa dei mercati e dinamica dei corsi azionari, e pertanto intende assumere ogni azione nei confronti di tutti i soggetti che a tali iniziative abbiano comunque concorso, a tutela di ogni interesse coinvolto, investendone la Consob e ogni altra autorità competente».
La risposta del Riformista. Nessuna denigrazione e nessuna falsità. Il Riformista conferma la correttezza della propria inchiesta sul conflitto di interessi del presidente del Consiglio, che continuerà nei prossimi giorni sulle altre aziende a lui collegate.
Inchiesta sul conflitto di interessi di Berlusconi / 4^ PARTE
http://www.ilriformista.it/stories/Prima%20pagina/122497/
Supermulta Mondadori. Marina vuole il Giornale
di Fabrizio d'Esposito e Gianmaria Pica
La marchetta d'autore arriva in prima serata, nel telegiornale più visto dagli italiani. Va' dove ti porta il conflitto d'interessi. Edizione serale del Tg1 di giovedì scorso. Direttore Augusto Minzolini, già collaboratore di Panorama. I telespettatori che pagano il canone e finanziano in questo modo anche lo stipendio di “Minzo” sono costretti a sorbirsi uno spot travestito da servizio giornalistico dell'ultimo numero del newsmagazine della Mondadori berlusconiana. Titolo reclamizzato da Panorama: «Guardate la malasanità: viaggio shock negli ospedali».
Ma c'è un motivo perché il conflitto d'interessi del premier-imprenditore arriva a mostrarsi in maniera così scoperta e spudorata: negli ultimi tempi gli affari di Mondadori non vanno bene. Anzi, non vanno per nulla bene. Colpa della crisi economica. Colpa, forse, di un modo di concepire i periodici fermo ancora al secolo scorso, cioè al Novecento. Fatto sta che il principale settimanale della corazzata editoriale guidata da Marina Berlusconi, primogenita del Cavaliere, senza gadget et similia, ossia in versione “nuda”, venderebbe in edicola nemmeno 50mila copie. E solo con le edizioni arricchite da dvd, libri e altro ancora arriverebbe a superare le 100mila copie effettive. Un flop tremendo.
Anche per questo le pagine di pubblicità sarebbero svendute a prezzi irrisori. Addirittura tra i 5 e i 15mila per una pagina intera. A fronte degli oltre 65mila previsti dal tariffario ufficiale. E le cose dovrebbero peggiorare nel 2010. Nel forecast presentato in questi giorni si parla di un meno 26 per cento per il prossimo anno. Cifre da brivido che hanno innescato una politica spietata di tagli. Per esempio, sugli 82 giornalisti da mandare a casa e spalmati sui 40 periodici del gruppo, circa 30 sarebbero di Panorama, oltre un terzo del totale dei redattori da prepensionare. E sempre per quanto riguarda i periodici un'altra mazzata è arrivata dall'Inpgi, l'ente di previdenza dei giornalisti, che dopo un'ispezione durata due anni ha vergato una supermulta di 3 milioni di euro per evasione contributiva dal 2005 a oggi. Lavoro nero, in un'azienda del presidente del Consiglio. La Mondadori ha impugnato il verbale davanti a una commissione amministrativa, ma il ricorso è stato respinto e adesso sono pronti i decreti ingiuntivi. Nel frattempo, però, l'Inpgi ha varato una sorta di sanatoria generale che scatterà nel 2010 e Mondadori potrebbe attutire il danno. Tutto questo rende ancora più pesante il clima nel gruppo.
Qualcuno dice che proprio su Panorama, Marina Berlusconi interverrà drasticamente. Nell'hinterland di Segrate si mormora che la numero uno del gruppo editoriale vorrebbe una trasformazione “funzionale”, per ripianare le perdite, del settimanale diretto da Giorgio Mulè. Si dice che a breve Panorama potrebbe passare da settimanale a mensile, con una maggiore foliazione e quindi con più pubblicità. Un primo step sarebbe la fusione tra Panorama e First. Sono solo voci, ma al Riformista risulta che le redazioni di tutti i periodici Mondadori e, in particolare, in quella del newsmagazine la tensione tra i giornalisti sarebbe molto alta. Marina Berlusconi avrebbe offerto ai redattori romani del settimanale una integrazione salariale a patto che lascino Roma per Milano. Altrimenti sarebbe licenziamento assicurato.
Alcuni raccontano che, conti alla mano, alla Mondadori non converrebbe più tenere in vita gli uffici capitolini di Panorama. Anche perché la vendita dei rami secchi dell'azienda, con la conseguente cessione di alcuni beni immobiliari legati agli asset non produttivi, darebbe una boccata d'ossigeno alla Mondadori soffocata dalla crisi economica. Infatti, nel secondo trimestre del 2009 non ha mostrato segni di ripresa e sul 2008 ha segnato una contrazione del 29 per cento. In continua diminuzione pure il mercato dei collaterali (le riviste, i gadget, i libri allegati ai periodici Mondadori) con un calo del 19 per cento. Il fatturato pubblicitario dell'azienda di Segrate ha subìto - da un anno all'altro - una flessione che supera i 50 milioni di euro: i ricavi da pubblicità sono crollati da 175 milioni di euro del 2008, ai 123 del 2009.
Da ambienti milanesi fanno sapere che Marina starebbe lavorando anche per avere, in tempi brevi, un rientro della spesa straordinaria che avrebbe fatto in favore del quotidiano di suo zio Paolo Berlusconi: nei mesi scorsi la Berlusconi avrebbe versato nelle casse del Giornale un'iniezione di liquidità di circa 60 milioni di euro per ripianare i debiti della testata. È complessa la partita sul Giornale. Sembra che il controllo della testata a breve passerà dallo zio alla nipote. Ma la vicenda è ulteriormente complicata dalle tensioni nella famiglia Berlusconi. Ai primi di agosto un'altra figlia del premier, Barbara, rilasciò un'intervista a Vanity Fair in cui rivelò di aspirare a un ruolo di primo piano proprio nella Mondadori.
Per alcuni osservatori, la crisi della pubblicità, causa prima di una tale disfatta, sarebbe originata da una struttura burocratica e ingessata, nonché impigrita dal meccanismo perverso dei centri media con gli accordi quadro annuali per la spartizione della torta pubblicitaria. Non solo. Aumenta sempre più il numero degli inserzionisti che decide di non investire più sul cartaceo e frammenta il suo budget in altre direzioni. Di qui la decisione di svendere le pagine, in una corsa al ribasso che porta anche a sconti dell'80 per cento per una singola inserzione. Una situazione completamente differente, per esempio, da quella tedesca, dove dal tariffario ufficiale si registra al massimo un discostamento del 5-10 per cento. In ogni caso, come già accennato nelle precedenti puntate della nostra inchiesta, tutte le strade portano al conflitto d'interessi. Perché nella divisione della torta pubblicitaria complessiva del nostro paese la parte del leone la fanno comunque le televisioni del Cavaliere. Insieme, Rai e Mediaset arrivano al 55 per cento, a scapito di quotidiani e rotocalchi. E all'interno del duopolio, è Mediaset a trasmettere il doppio degli spot rispetto alla Rai. Ma questa è un'altra storia.
yannis
13 novembre 2009 15:48
La sinistra quando è stata al governo mai si è interessata del conflitto di interesi. Ora, che è all'opposizione riparla di tale conflitto. Ma a chi vogliono prendere per il fondoschiena? Un pò di correttezza.