Sophia
10 novembre 2009 18:19
Fotografiamo la nostra Economia dal lato della PRODUZIONE
da IL SOLE 24 ORE
10 novembre 2009
ISTAT: A settembre 2009 l'indice della produzione industriale destagionalizzato ha segnato un calo del 5,3% rispetto ad agosto (calo maggiore dal 1990).
Lo rende noto l'Istat secondo cui, inoltre, la variazione congiunturale della media degli ultimi tre mesi, rispetto a quella dei tre mesi precedenti, è pari a 4%.
L'indice grezzo, invece, risulta in calo del 15,3% rispetto a settembre 2008 mentre l'indice corretto per gli effetti di calendario scende del 15,7% annuo. Nel confronto tendenziale, l'indice grezzo relativo al periodo gennaio-settembre 2009 é in diminuzione del 20,5% e del 20,3% al netto degli effetti di calendario. Rivisto al ribasso il dato di agosto, con un rialzo congiunturale dello 5,8% rispetto al +7% già comunicato.
Guardando ai principali raggruppamenti di industrie, l'Istat segnala variazioni congiunturali negative del dato destagionalizzato per i beni intermedi (-7,9%), per i beni strumentali (-5,6%), per i beni di consumo (-4,1%), per l'energia (-3,9%). Considerando la dinamica tendenziale su settembre 2008 i dati corretti per gli effetti di calendario segnalano un calo del 21,2% per i beni intermedi, del 20,4% per i beni strumentali, del 10,5% per l'energia e del 5,5% per i beni di consumo.
A livello dei singoli settori di attività economica, l'indice della produzione industriale corretto per gli effetti del calendario ha registrato, rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, variazioni tendenziali positive per i prodotti farmaceutici (+5,9%) e per le industrie alimentari, bevande e tabacchi (+0,2%). Le diminuzioni maggiori si registrano per i macchinari e attrezzature n.c.a. (-27,5%), per la metallurgia e prodotti in metallo (-25,2%) e per i mezzi di trasporto (-20,2%). Nel confronto tra i primi nove mesi del 2009 e il corrispondente periodo del 2008 le diminuzioni più ampie hanno riguardato la metallurgia e i prodotti in metallo (-32,1%) e i macchinari e attrezzature. (-31,8%). L'unica variazione positiva ha riguardato i prodotti farmaceutici (+2,5%).
Il rallentamento della produzione riguarda anche il settore automobilistico. A settembre, l'Istat comunica che il dato corretto per gli effetti di calendario ha segnato una flessione del 7,9% (dato grezzo -7,6%) su base annua, mentre il dato relativo ai primi nove mesi ha segnato un calo del 29% (-29,5% dato grezzo).
Sophia
10 novembre 2009 18:28
QUESTO è PER GLI ASINI che non sanno leggere i DATI
http://www.agoravox.it/Italia-6o-paese-piu-ricco-al-mondo.html
Italia 6° paese più ricco al mondo: cchiù PIL per tutti
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Cosa ci si poteva aspettare da un uomo che ha fatto dell’apparire e della capacità di vendere e sapersi vendere la fonte di tutti i suoi successi? Nient’altro che annunci, parole, fumo, e poco importa che poi nulla si concretizzi. L’obiettivo finale non è quello di mostrare ciò che si è fatto, ma quello di far credere che si stia mostrando ciò che si è fatto!
E un così abile venditore poteva mai perdere l’occasione di sfruttare una dichiarazione positiva di un organismo internazionale per far credere ai suoi tele-elettori che tutto sia quasi risolto grazie a chissà quale suo provvidenziale intervento? Certo che no, ed è comprensibile.
Meno comprensibile, però, è il fatto che, come sempre, nessun giornalista né alcun esponente dell’opposizione abbiano completato la notizia celebrata dal presidente del consiglio con altre informazioni che possono aiutare a capire che da festeggiare, tutto sommato, c’è ben poco.
È notizia di ieri il trionfale annuncio del presidente del consiglio Silvio Berlusconi: «Noi il sesto Paese più ricco»
Ocse: c’è ripresa, Italia al top
«Noi il sesto Paese più ricco»
Berlusconi: «Superata la Gran Bretagna, siamo i sesti più ricchi al mondo». Tremonti: «Tempo galantuomo»
ROMA - L’Italia ha ormai sorpassato la Gran Bretagna per prodotto interno lordo (Pil) e quindi è ormai la sesta nazione più ricca tra i Paesi industrializzati dal mondo. (da Corriere.it)
Notizia da incorniciare, no? Un risultato eccellente!
Così sembrerebbe, ma questo è solo ciò che si vuole far credere, eliminando dalla notizia integrale ogni altro elemento che la completi. Non siamo poi così tanto più ricchi rispetto a prima, in quanto ci sono diversi aspetti da considerare.
Il primo, il più evidente per tutti, è che basta mettere le mani in tasca per accorgersi di quanta ricchezza in più abbiamo. E questo è tanto più evidente per le migliaia di precari a 800-1000 Euro al mese, per le altre migliaia di persone che il lavoro, precario o meno, lo stanno perdendo o l’hanno perso già, per i 400 mila lavoratori che stanno per perdere la cassa integrazione ordinaria, eccetera eccetera.
Ma bisogna andare più nello specifico per capire perché la notizia tanto esaltata da tutti i tg sia, in realtà, carente.
In primo luogo, occorre osservare come il sorpasso effettuato dall’Italia sull’Inghilterra non sia frutto di un risultato particolarmente eccellente conseguito dalla nostra economia, quanto di un peggioramento delle condizioni di quella britannica. In particolare, infatti, la crescita nelle stime del PIL è dovuta agli effetti del cambio euro-sterlina.
"Le ultime rilevazioni effettuate dalla BCE, infatti, martedì ponevano l’euro al valore di 0,89360 sterline, mentre mercoledì il valore è aumentato a 0,91855. Facendo i dovuti calcoli, risulta così che il PIL italiano del 2007 è più alto di quello inglese dello 0,7%". (Fonte: Businessonline)
Un po’ come esultare per un sorpasso della nostra auto preferita al rivale uscito fuori strada.
Qui, tra l’altro, andrebbe aperto un enorme dibattito con tutti quei detrattori dell’ingresso dell’Italia nell’Euro, opera diabolica attribuita all’odiato Prodi che, in realtà, sta consentendo al nostro Paese di resistere alla crisi forse molto più di quanto non avrebbe potuto fare con una moneta debole come la Lira.
A ciò, comunque, vanno aggiunti anche altri elementi.
Bisogna, infatti, considerare il potere d’acquisto, che è poi ciò con cui maggiormente ci si scontra nella vita di tutti i giorni. Se si considera il livello dei prezzi, l’Italia pur superando ancora l’Inghilterra, si assesta in decima posizione rispetto alle altre potenze mondiali.
È poi un ulteriore dato di fatto il crescente divario tra ricchi e poveri: se qualcuno si sta arricchendo, forse è proprio chi ha già un lauto conto in banca. Così come è un dato di fatto la mancanza di mobilità sociale: "la probabilità di un povero di arricchirsi nel giro di una generazione o di un ricco di perdere il proprio benessere economico è più ridotta rispetto a quella di altre nazioni".
E i salari? Una tragedia!
È dello scorso maggio la notizia che i salari italiani sono in media inferiori del 17% rispetto alla media OCSE, dato che ci classifica al 23° posto su 30. (Fonte: Corriere.it)
C’è poi un debito pubblicosempre più ampio ("l’ultimo Bollettino Statistico di Bankitalia, invece, rileva che il debito pubblico, nel periodo da gennaio a maggio del 2009, è cresciuto del 5,4%, ovverosia di quasi 90 miliardi di euro. In particolare, alla fine dello scorso mese di maggio il deficit dello Stato ha raggiunto la nuova quota record di 1.752,188 miliardi di euro" Fonte: FinanzaLive.com) e c’è anche una pressione fiscale che, nonostante le promesse di portarla al di sotto del 40 %, oggi ha raggiunto nuovi livelli record ("Il 2009 registrerà un calo del gettito fiscale del 2,2% ma, per effetto della riduzione della crescita, ci sarà un aumento della pressione fiscale che tornerà dal 43% del 2008 al 43,3%, cioè al picco registrato nel 2007 con il precedente Governo, raggiungendo così il livello più alto se si esclude il 1997, cioè l’anno dell’eurotassa nel quale toccò il 43,7%. La pressione fiscale, cioè il rapporto tra le tasse incassate e la ricchezza prodotta dal paese, tornerà a scendere sotto la soglia del 43% solo nel 2013 (42,9%)" Fonte: Il Sole 24 Ore).
Ovviamente, nessuno si è azzardato a contraddire il presidente del consiglio, né tantomeno a completare l’informazione che si stava dando al proprio pubblico. E pensare che il mestiere del giornalista dovrebbe essere quello di "informare"!
Intanto i milioni di persone incollate alla tv sono stati raggiunti da un messaggio incompleto e fuorviante, lo hanno incamerato e stamattina, nel fare la spesa, si sono sentiti un po’ più felici! Forse...
wolfschanze
11 novembre 2009 14:36
E' possibile raccogliere nella campagna dei lavoratori in protesta anche i disoccupati?
Quanto ai preceri ce poca speranza, perchè se non informati essi tacciono con l'illusione che il loro contratto verrà prorogato.
Col comitato di Lentate stiamo tentando delle iniziative a domino, di problematica generale. IO penso sia necessario individuare delle forze che possano congiuntamente fare delle iniziative comuni: un sindacato, un partito prescelto, certuni movimenti che partono dal basso: ma solo con problematiche generali
Sophia
11 novembre 2009 15:11
@ wolfschanze
beh la disoccupazione è sicuramente uno dei problemi più seri di una ECONOMIA. Quindi rientra a pieno titolo tra le problematiche da affrontare e tentare di risolvere.
E' un problema che ti riguarda direttamente in prima persona?
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Dalla Rassegna stampa di oggi:
11 novembre 2009:
ECONOMIA La Commissione Europea ha pubblicato oggi la 'raccomandazione'
con la quale chiede all'Italia di tornare al di sotto del 3% entro il 2012
Almunia: "Bassa crescita in Italia
è di ostacolo al risanamento"
Sophia
12 novembre 2009 10:29
12 novembre 2009
ECONOMIA
Bce: "Importanza cruciale alle politiche per l'occupazione"
ROMA - La Banca Centrale Europea aggiorna le stime sul Pil al rialzo nel bollettino di novembre, ma mette in guardia i governi nei confronti dei rischi legati alla disoccupazione e allo squilibrio dei conti pubblici. Pertanto la Bce raccomanda soprattutto di dare "importanza cruciale a politiche che mirino a favorire l'occupazione, al fine di prevenire una disoccupazione strutturale molto più elevata nei prossimi anni".
Ma, allo stesso tempo, i governi "devono rendere note e attuare tempestivamente strategie di uscita dalle misure di stimolo e strategie di riequilibrio dei conti pubblici che siano ambiziose", altrimenti si "potrebbe rischiare seriamente di compromettere la fiducia dei cittadini nella sostenibilità delle finanze pubbliche e nella ripresa economica".
No dunque a sgravi fiscali nell'immediato: "gli sgravi
fiscali dovrebbero essere considerati solo nel medio periodo, una volta che i Paesi avranno recuperato un sufficiente margine di manovra dei bilanci".
Sophia
12 novembre 2009 10:43
Questa news che leggo è davvero curiosa. Ve la propongo sperando di fare cosa lieta a chi non è allergico alla selezione articoli dalla rassegna stampa (e se qualcuno è allergico è pregato di non aprire questo topic e di andare a rompere altrove):
da
IL SOLE24ORE.COM
La vendetta dei licenziati spaventa un executive su quattro
Secondo la dodicesima edizione dello studio Ernst & Young 2009 Global Information Security Survey, le ritorsioni da parte di dipendenti che hanno di recente lasciato (e molto più spesso, dovuto lasciare) il posto di lavoro e la mancanza di adeguati budget destinati alla sicurezza stanno diventando la maggiore preoccupazione per il management dell'Information Technology (It).
L'indagine, che ha coinvolto circa 1.900 senior executive in più di 60 paesi, ha rilevato come il 75% degli intervistati sia preoccupato per possibili reazioni da parte dei dipendenti costretti a scegliersi un altro lavoro o che per scelta hanno sbattuto la porta. A questo proposito, il 42% degli intervistati sta cercando di capire i rischi potenziali legati a questo problema mentre il 26% sta già attuando delle misure per limitarli. Questa situazione è confermata anche a livello italiano dove il 60% degli intervistati, si dice preoccupato dalle possibili minacce provenienti dagli ex dipendenti.
Sophia
19 novembre 2009 11:40
ECONOMIA
19 novembre 2009
Ocse, allarme disoccupazione
e lo scudo fiscale sia temporaneo
L'Outlook economico. Conti pubblici in rapido deterioramento: debito al 115% del Pil nel 2009 e nel 2011 arriverà al 120%
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ROMA - Debito e deficit sempre più fuori controllo in Italia, ma a pesare sull'economia c'è anche l'aumento della disoccupazione. Secondo l'Outlook economico dell'Ocse, pubblicato stamane, il tasso di disoccupazione in Italia salirà infatti nel 2009 al 7,6% dal 6,8% del 2008, mentre nel 2010 raggiungerà l'8,5% e nel 2011 l'8,7%. A fronte di questa situazione economica, è importante preparare una buona exit strategy per quando sarà il momento e dei piani credibili di risanamento, mentre possono essere nocive misure come lo scudo fiscale approvato in Italia. "L'introduzione dello scudo fiscale per il rimpatrio dei fondi dall'estero dovrebbe essere visto dai contribuenti come una misura straordinaria, con un impegno alla trasparenza per quanto riguarda lo scambio di informazioni recentemente raggiunto. In caso contrario i contribuenti potrebbero concludere che saranno possibili altri condoni".
Debito pubblico alle stelle. Il debito pubblico dell'Italia salirà di 10 punti percentuali quest'anno al 115% del Pil e nel 2011 arriverà al 120% del Pil. Il rapporto deficit Pil si attesterà al 5,5% nel 2009, al 5,4% nel 2010 e al 5,1% nel 2011. "A causa dell'alto debito pubblico - si legge nel rapporto - l'Italia non ha introdotto stimoli su larga scala. Nonostante ciò, a causa dell'indebolimento ciclico delle entrate, il deficit supera il 5% e il debito salirà al 120% del Pil nel 2011".
Ripresa debole, performance mediocri. Gli esperti dell'Ocse si mostrano scettici sull'eventualità di una ripresa rapida in Italia: "La mediocrità delle performance economiche in Italia prima della crisi incita alla prudenza circa l'eventualità di una ripresa rapida e precoce o di un'accelerazione forte in seguito". E quindi, l'attività economica in Italia "potrebbe essere più debole del previsto nel medio termine se la situazione finanziaria mondiale migliora meno del previsto o se il miglioramento degli scambi mondiali è più contenuto". Al contrario, rileva l'organizzazione internazionale con sede a Parigi, "il forte aumento del Pil registrato nel terzo trimestre potrebbe essere più duraturo rispetto alle nostre previsioni, mentre il tasso di crescita potrebbe rafforzarsi maggiormente nel 2011 se l'influenza del miglioramento delle condizioni finanziarie è stato sottostimato".
Risanare i conti pubblici. La grave recessione che colpisce l'Italia, osserva l'Ocse, "è iniziata prima" rispetto alla maggior parte degli altri paesi. Ma l'attività "è migliorata nel terzo trimestre": il miglioramento delle condizioni finanziarie "ha contribuito a restaurare la fiducia e a spingere la domanda interna". La produzione industriale, dopo una caduta che si è conclusa nella primavera, "si è stabilizzata ad un livello basso" ma "il suo forte aumento mensile è all'origine della ripresa del pil nel terzo trimestre". Nonostante questo "la continuità di questa ripresa è incerta". Per quanto riguarda i conti pubblici l'Ocse sottolinea la necessità "di sforzi importanti di risanamento a partire dal 2011 quando la ripresa tornerà".
Preparare l'exit strategy. La situazione italiana si colloca in uno scenario che comunque procede verso il miglioramento. Infatti l'Ocse rivede al rialzo le stime sulla ripresa economica a livello globale, e sottolinea che è arrivato il momento di definire l'exit strategy. E' in atto una ripresa "largamente inaspettata solo sei mesi fa". L'economia nell'area Ocse chiuderà il 2009 con una contrazione del 3,5% per mettere a segno una ripresa dell'1,9% l'anno prossimo per consolidarsi poi nel 2011 con un tasso di espansione del 2,5%.
L'Ocse sottolinea che "ora è il momento di pianificare l'exit strategy dalla crisi, anche se la sua implementazione dovrà essere graduale". Inoltre, una "radicale azione politica sarà richiesta negli anni a venire per restaurare un solido equilibrio macroeconomico, una crescita sana e una bassa disoccupazione. Solo a quel punto potremo dire che la crisi sarà pienamente superata".