danilo
12 novembre 2009 15:17
"Sempre in tema di giustizia, che dovrebbe riguardare tutte le attività, non erano Napoli e mezza Campania a essere sommerse da montagne di spazzatura fino ad un anno e mezzo fa?"
fatico a trovare un nesso.( per il fatto che si stà parlando di della giustizia dei tribunali, non quella che dovrebbe eticamente guidare le azioni umane).
danilo.
yannis
13 novembre 2009 17:55
Il giorno 13 u.s. è stato presentato al Senato da parte di esponenti della maggioranza il DDL sulla Giustizia relativo al processo breve. L' iniziativa, che impone un tetto massimo di 24 mesi per ogni grado di giudizio, esclusi i procedimenti per mafia, terrorismo ed altri gravi reati, non poteva che sollevare pesanti critiche da parte della sinistra e dell'Associazione Nazionale Magistrati tutti concordi nel presagire, con l'entrata in vigore del DDL, "effetti devastanti sul funzionamento della giustizia"; Viene spontaneo chiedersi quali effetti devastanti potranno arrecare le nuove norme quando siamo il Paese che per lentezza della giustizia fa concorrenza alla Repubblica delle banane: peggio di così non credo che si possaa andare. I richiami dell'UE in proposito, inoltre, sono numerosissimi. Se si vuole perseverare nell'attuale sistema, sorge il dubbio che qualcuno possa avere qualche interesse. Invece di caricare a testa bassa sarebbe stato più opportuno e più consono, considerato l'attuale stato della Giustizia e della sua scarsa credibilità presso il contribuente, assumere un atteggiamento diverso, più propositivo, ma si sa l' attuale opposizione è portatrice del gene della dimenticanza. Vorrei rammentarle i catastrofici e devastanti effetti derivanti dall'indulto varato nel mese di luglio del 2006 dal governicchio Prodi per risolvere l'affollamento delle carceri, dovuto anche al cattivo funzionamento della giustizia. In pochi giorni circa 15-20 mila detenuti si ritrovarono in libertà senza un minimo di percorso riabilativo e/o fonte di sostentamento. Fu una manovra sciagurata che procurò un aumento notevole di atti criminosi: alcuni detenuti tornarono a delinquere, anche consumando omicidi, appena usciti dal carcere e già dopo un anno si registrava circa il raddoppio delle rapine in banca. L'opposizione dovrebbe avere almeno il buon gusto di stare zitta oppure promuovere quelle critiche intese a migliorare il provvedimento. Per quanto riguarda i magistrati anche costoro soffrono di atroci amnesie e fingono di non capire che loro devono solo applicare le leggi che fa il Parlamento in nome del popolo. Se non hanno capito questo elementare concetto è bene che cambino mestiere. Resta ovviamente immutato il rispetto e l'apprezzamento per tutti quei magistrati, che ritengo siano la maggioranza, che svolgono il proprio lavoro con la massima dedizione e serietà senza volgere lo sguardo a questo o a quel partito e senza pensare ad uno scranno in Parlamento
sergio2
14 novembre 2009 01:37
Un produttore cinematografico può anche decidere che il film non deve durare più di novanta minuti, titoli di testa e di coda compresi.
La durata di un film è, però, diretta conseguenza di una sceneggiatura, lungo la quale si dipana la vicenda che s’intende raccontare, con fatti, dialoghi, silenzi, vuoti narrativi, dissolvenze…
Se la sceneggiatura richiede centotrenta minuti, delle due l’una
- si riscrive la sceneggiatura
- non si produce il film.
Tertium non datum.
In realtà, una terza soluzione ci sarebbe.
S’inizia a girare il film e giunti all’ottantanovesimo minuto partono i titoli di coda, incuranti del punto in cui si chiude bruscamente il racconto narrativo.
Gli attori certamente potrebbero anche non curarsi di studiare tutta la parte. Potrebbero persino ignorare la fine della storia, tanto non la conosceranno mai.
Gli spettatori saranno leggermente adirati per aver pagato un biglietto intero e aver assistito a uno spettacolo monco.
Fuor di metafora.
Il governo (il produttore) intende decidere per legge la durata del processo (il film), senza intervenire sulle procedure (la sceneggiatura) che regolano lo sviluppo del processo.
Al legislatore (allo sceneggiatore) è impedito d’intervenire sulla modifica delle procedure: deve obbedire al Governo mandante, in totale violazione delle regole di qualsiasi sistema liberale e democratico.
Il giudice e le parti professionali coinvolte nel processo (gli attori) dovranno svolgere le loro funzioni (recitare la parte) per le quali sono pagati (giudici, PM e avvocati) e svogliatamente faranno il loro inutile lavoro nell’attesa che la scritta THE END li liberi dall’imbarazzo.
La parte lesa (lo spettatore) sarà l’unica gabbata, derubata dei diritti costituzionali.
Anche in questo pornografico film che sarà girato nell’orgiastico Palazzo c’è un premiato: l’imputato impunito e impunibile, il presunto innocente che rimane tale per intervenuta interruzione del film, pardon processo.
I pornografi del Palazzo non ci faranno vedere la scena finale in cui stuprano il Popolo Sovrano: questa scena se la godono a porte chiuse.