Commenti
Prima volta? Registrati in un minuto
Sophia 13 novembre 2009 13:41
ops ... ho aperto per sbaglio questo topic ... pensando che fosse un TOPIC per chi ha memoria.
Visto che ci sono copio qui il link ad un articolo che ho letto oggi tratto dal corriere
http://www.corriere.it/politica/09_novembre_13/verderami-lite-brunetta-tremonti_6a6888d2-d021-11de-a0b4-00144f02aabc.shtml
quando sarà pronto il mio blog lascerò solo il link .... ma visto che qui spesso i link non prendono ... copio pure il testo .... non fosse mai che chi non ha memoria se lo perdesse
"Il Corriere della Sera"
Non c'era bisogno che parlasse, infatti non ha parlato. Ma l'immagine che Berlusconi ha offerto ieri in Consiglio dei ministri - lo sguardo spento, il volto sofferente, un senso di estraniamento durante tutta la riunione - rendeva l'idea del distacco del premier.
Il premier aveva lasciato fuori da Palazzo Chigi i timori di quello che considera il «nuovo complotto» ordito contro di lui dalla magistratura, le tensioni familiari che «mi stanno togliendo il sonno», e l'ira verso Fini con cui si è consumato un altro strappo. Era presente, ma era come se non ci fosse, assorto fino a dare l'impressione di essersi assopito, apriva gli occhi solo quando i ministri riempivano la stanza con urla e parole grosse. Le mani sul viso o tra i capelli, solo in un'occasione ha dato voce al proprio fastidio: «Dài, rinviamo. Se c'è un problema si risolve la prossima volta».
Un problema invece andava risolto subito, perché è vero che il Consiglio aveva approvato in pochi secondi l'atteso decreto sulla riduzione delle tasse per fine anno. Il punto era che nell'esecutivo tutti pensavano si trattasse di sgravi per le imprese, del taglio degli acconti sull'Ires e soprattutto sull'Irap, balzello che Berlusconi un mese fa aveva anticipato di voler abolire.
Tutto sembrava pronto, il comunicato del governo di martedì aveva preannunciato la decisione. E alcuni ministri ieri giuravano di aver letto bene il provvedimento presentato alla riunione. Invece il taglio ha riguardato l'Ire, la vecchia Irpef.
Ma allora cos'è stato votato in Consiglio? Non è chiaro se si sia trattato solo di un «misunderstandig», e se questo abbia dato origine a una commedia degli equivoci. È certo che dopo il Consiglio sono passate ore prima della nota ufficiale alla stampa. Ed è altrettanto certo che in quel lasso di tempo si è svolto un incontro riservato tra Berlusconi, Letta e Tremonti.
E lì che al decreto sarebbe stata data una «registrata», e si sarebbe deciso di tagliare l'imposta sui redditi «per una ragione di giustizia e di equità sociale», come sostiene il titolare dell'Economia. Il quale ha fatto presente al premier le pressioni dei sindacati, «perché Cisl e Uil sono pronte allo sciopero generale se concedessimo sconti fiscali solo alle imprese. Invece con l'Ire ne beneficiano tutti», anche i lavoratori dipendenti che a Natale avranno più soldi in busta paga. Per l'Irap se ne riparlerà chissà quando.
Resta il fatto che tutti gli altri ministri avevano inteso diversamente. Chissà, forse hanno frainteso. Ma non è una novità che in Consiglio si parlino lingue diverse, e che per capirsi si ricorra a gesti e parolacce. Come è successo ieri tra Tremonti e Brunetta, che presentava un altro pezzo della riforma sulla Pubblica amministrazione. Il «professor Giulio» non ha esitato a bocciare il «professor Renato»: «Non si fa la semplificazione con una nuova regolamentazione », ha iniziato a ripetere dando sulla voce del collega.
Si è scatenato il parapiglia, e per una volta Letta è intervenuto a sostegno di Tremonti. Alla fine, dopo ripetuti colpi sotto la cintura, Brunetta si è alzato e ha teso la mano al ministro dell'Economia, che non ha contraccambiato, anzi: «Non ti avvicinare, altrimenti ti prendo a calci in...».
Con la Prestigiacomo solo i toni sono stati diversi. Perché quando la titolare dell'Ambiente - dopo aver illustrato il progetto da 1.250 milioni per gli interventi a difesa del suolo - ha chiesto cinque milioni per controllare il piano di interventi con tre nuove strutture ministeriali, Tremonti si è messo di traverso: «Cara Stefania, questo modo siciliano che hai di ragionare... ».
Apriti cielo, «Stefania» non ci ha visto più: «A me certe battute non le fai». Ed è scoppiata un'altra lite, che nemmeno l'intervento di Letta è riuscito a comporre. Così il decreto, che la Prestigiacomo voleva approvare prima di Natale è stato rinviato. E lei, furibonda ha lasciato il salone del Consiglio: «Me ne vado, sennò gli alzo le mani». Nemmeno Berlusconi ha salutato. Chissà se il Cavaliere se n'è reso conto. Perché lui c'era,ma era come se non ci fosse.
Sophia 13 novembre 2009 14:35
e guardate un po' che ho letto qui, in uno dei giornali che ruotano e difendono l'IMPUNITO-IMPUNIBILE d'Italia ...
Quelli di LIBERO si sono lasciati scappare uno scoop mica da poco ... ci fanno sapere che i figlioli di PAPI rischiano grosso “INDAGINI IN SVIZZERA. PIERSILVIO E MARINA RISCHIANO L’INIBIZIONE DALLE CARICHE”, DOVE SI RACCONTA UN PO’ DI ARNER BANK, LA MAMMA SVIZZERA DI TUTTI I SEGRETI DEL BISCIONE.
AUTORETE O MESSAGGIO?
di Franco Bechis -
Questa volta Silvio Berlusconi è davvero «circondato». Il virgolettato è d’obbligo, perché a descrivere così la sua situazione è il diretto interessato. «Sono circondato», ripete il premier da qualche mese ad ogni incontro con i suoi più diretti collaboratori e nei rari momenti che riesce a trascorrere con i vecchi amici. E circondato il Cavaliere lo è davvero come mai gli era accaduto nei quindici anni della sua nuova vita politica. Non c’è parte dove voltarsi in cui Berlusconi non trovi davanti un nemico. In politica, perfino all’interno del partito che ha fondato. Nelle istituzioni, dove pochi gli sorridono. Nel rapporto con i magistrati che stringono la tenaglia delle inchieste non solo su lui (ci è abituato), ma anche sulle persone che ha più care. A casa, se di casa si può parlare nel giorno in cui Miriam Bartolini sposata Berlusconi (e più nota con il nome d’arte Veronica Lario) ha depositato in tribunale un ricorso individuale di separazione con addebito dal marito. Non è mai stato così sotto assedio. Non ha mai corso come ora il rischio di perdere tutto l’imprenditore che ha creato dal nulla il primo gruppo televisivo privato italiano, il politico che dal nulla ha fondato e portato al successo il primo partito italiano, il patriarca abituato ad essere venerato e rispettato senza discussioni dai cinque figli, dai generi, dai nipoti da una famiglia che amava riunire appena possibile con riti celebrati sempre uguali fino alla noia e sempre immutati negli anni.
È sotto assedio, circondato, l’impero a cui Berlusconi tiene di più: quello delle aziende che ha costruito e fatto crescere in questi anni e che avrebbe voluto consegnare ai figli. Sono circondate dal fisco, che alla sola Mondadori contesta 250 milioni di euro e a Fininvest numerose altre poste (un salvagente era stato immaginato in Senato con un mini condono tributario rifiutato dal finiano Maurizio Saia, relatore della legge finanziaria). Fuori con i fucili puntati c’è Carlo De Benedetti, con in mano quella sentenza firmata dal giudice Raimondo Mesiano e al momento congelata, che rischia di portare via a Berlusconi e ai suoi figli 750 milioni di euro.
Le procure
Ci sono i bazooka delle procure che oltre a potere sbalzare il cavaliere dalla sella di palazzo Chigi, potrebbero avere l’effetto di sottrargli anche parte del patrimonio e delle aziende. E poi c’è Veronica, la madre di solo tre dei suoi 5 figli, con la causa di separazione ostile che rischia di spezzare la famiglia e anche la possibilità per Berlusconi di scegliere liberamente l’asse ereditario. Non c’è bisogno di una regia preordinata, di un complotto che veda uniti negli intenti e coordinati nelle azioni tutti i protagonisti sopra citati. La regia potrebbe essere nei fatti, indipendentemente dalla volontà degli attori.
Siamo su pure ipotesi, che nel quartiere generale del Cavaliere però sono state prese seriamente in considerazione leggendo fra le pieghe delle mosse di chi lo cinge d’assedio. C’è una azione giudiziaria, quella di Veronica, che punta a castigare il marito soprattutto sotto il profilo patrimoniale e a ridurre il perimetro aziendale e patrimoniale dei due figli di primo letto, Marina e Piersilvio a favore dei tre di secondo letto: Eleonora, Barbara e Luigi. C’è una seconda azione giudiziaria, quella della procura di Milano che se ha al centro del suo mirino il presidente del Consiglio, potrebbe avere come conseguenza indiretta lo stesso obiettivo che ha Veronica. Quel che traspare dalle carte del processo Mills e delle varie inchieste sui diritti televisivi è infatti l’ipotesi di un tesoretto non ufficiale accumulato negli anni all’estero a favore di Berlusconi e dei suoi due figli impegnati direttamente in azienda, che sono appunto quelli di primo letto.
L’eredità
Non c’è dubbio che quelle carte possano diventare interessanti anche per la causa di divorzio e per stabilire il perimetro dell’asse ereditario. Altro che assedio: diventerebbe un fuoco concentrico, per altro con evidenti parallelismi con quello che sta accadendo all’interno della famiglia Agnelli (fisco, giudici e Margherita sono saldati da un obiettivo comune).
Sulla carta dunque ci sarebbe da spartire un impero (vedasi articolo di Nino Sunseri a pagina 4) che vale oggi 7 miliardi di euro.Veronica ne vorrebbe la metà esatta, e cioè 3,5 miliardi di euro. Ma le dimensioni di quella torta potrebbero essere sensibilmente variate da due incognite: quelle della tenaglia fisco-De Benedetti che potrebbe sottrarre un miliardo di euro, e quelle della tenaglia procura di Milano- rogatorie che potrebbero svelare un perimetro nero finora ignoto.
C’è anche il fronte politico, dove gli avvenimenti sono più palesi. È chiaro a tutti ad esempio come con grande difficoltà si possa parlare ancora di un’alleanza politica (il rapporto umano è compromesso da tempo) fra Berlusconi e l’attuale presidente della Camera, Gianfranco Fini.
Ma se questo è un caso alla luce del sole, sotto traccia non manca altro. Come ha confessato in privato il leader Udc Pierferdinando Casini dopo il faccia a faccia della riconciliazione con il premier: «figurarsi, fosse stato per Silvio eravamo già lì a discutere i particolari di una nuova alleanza. Perfino i ministeri. Ma io come faccio? Chiunque dei suoi abbia incontrato non ha fatto che parlarmi del dopo. Tutti, anche suoi ministri, ragionano del dopo-Berlusconi considerando questa epoca agli sgoccioli. E io vado a costruire un’alleanza con lui proprio ora?».
yannis 13 novembre 2009 17:53
a seguito ed a completamento del post del giorno 12 u.s.in quanto l'amnesia è una brutta cosa e per non fare figure....... è bene curarla.
Il giorno 13 u.s. è stato presentato al Senato da parte di esponenti della maggioranza il DDL sulla Giustizia relativo al processo breve. L' iniziativa, che impone un tetto massimo di 24 mesi per ogni grado di giudizio, esclusi i procedimenti per mafia, terrorismo ed altri gravi reati, non poteva che sollevare pesanti critiche da parte della sinistra e dell'Associazione Nazionale Magistrati tutti concordi nel presagire, con l'entrata in vigore del DDL, "effetti devastanti sul funzionamento della giustizia"; viene spontaneo chiedersi quali effetti devastanti potranno arrecare le nuove norme quando siamo il Paese che per lentezza della giustizia fa concorrenza alla Repubblica delle banane: peggio di così non credo che si possaa andare. I richiami dell'UE in proposito, inoltre, sono numerosissimi. Se si vuole perseverare nell'attuale sistema, sorge il dubbio che qualcuno possa avere qualche interesse. Invece di caricare a testa bassa sarebbe stato più opportuno e più consono, considerato l'attuale stato della Giustizia e della sua scarsa credibilità presso il contribuente, assumere un atteggiamento diverso, più propositivo, ma si sa l' attuale opposizione è portatrice del gene della dimenticanza. Vorrei rammentarle i catastrofici e devastanti effetti derivanti dall'indulto varato nel mese di luglio del 2006 dal governicchio Prodi per risolvere l'affollamento delle carceri, dovuto anche al cattivo funzionamento della giustizia. In pochi giorni circa 15-20 mila detenuti si ritrovarono in libertà senza un minimo di percorso riabilativo e/o fonte di sostentamento. Fu una manovra sciagurata che procurò un aumento notevole di atti criminosi: alcuni detenuti tornarono a delinquere, anche consumando omicidi, appena usciti dal carcere e già dopo un anno si registrava circa il raddoppio delle rapine in banca. L'opposizione dovrebbe avere almeno il buon gusto di stare zitta oppure promuovere quelle critiche intese a migliorare il provvedimento. Per quanto riguarda i magistrati anche costoro soffrono di atroci amnesie e fingono di non capire che loro devono solo applicare le leggi che fa il Parlamento in nome del popolo. Se non hanno capito questo elementare concetto è bene che cambino mestiere. Resta ovviamente immutato il rispetto e l'apprezzamento per tutti quei magistrati, che ritengo siano la maggioranza, che svolgono il proprio lavoro con la massima dedizione e serietà senza volgere lo sguardo a questo o a quel partito e senza pensare ad uno scranno in Parlamento.
⚠ segnala contenuto inappropriato