Sophia
17 novembre 2009 18:15
Come finirono le querele a LUTTAZZI, TRAVAGLIO e RAI per quella trasmissione del 2001 in cui fu presentato il libro "L'odore dei soldi" (quello che ha venduto 350 mila copie e provocato pochi mesi dopo, l’epurazione dalla Rai di Biagi, Santoro e Luttazzi)?
Leggo su wikipedia:
"Dopo la messa in onda dell'ultima trasmissione di Satyricon, Luttazzi, Travaglio, la RAI, il direttore di rete Carlo Freccero e il produttore Bibi Ballandi vengono querelati dai legali di Silvio Berlusconi, della Fininvest, di Mediaset, di Forza Italia e dell'ex-ministro Giulio Tremonti, per un totale di dieci cause di risarcimento. Oggetto del contendere l'intervista a Marco Travaglio. In particolare Berlusconi con la causa civile n. 28984/2001 contestava le associazioni tra il suo nome e la mafia.
La richiesta di Berlusconi per 20 miliardi di lire di danni è stata rigettata nell'ottobre 2005.
Il 14 gennaio 2005 il tribunale di Roma, nella persona del giudice unico Massimo Corrias, emette sentenza di assoluzione per i vari imputati (Luttazzi, Travaglio ecc.), poiché i fatti contestati sono REALI e non costituiscono diffamazione, e condanna Silvio Berlusconi in sede civile al risarcimento di circa 17.000 euro di spese processuali per ciascuno dei quattro imputati.
Luttazzi ha vinto anche le cause intentategli da Mediaset, Fininvest e Forza Italia. "L'intervista a Travaglio potrebbe essere ritrasmessa oggi." (Luttazzi a Radio Città Futura, 24 novembre 2006)"
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Qualcuno l'ha mai sentito raccontare nei media?
Sophia
17 novembre 2009 18:33
Aggiornamento Processo Mediaset: si riparte a gennaio ... forse ... il forse è d'obbligo in questo caso ...
http://www.youtube.com/watch?v=Z4nnKFqZ-3U
E' ripreso oggi a Milano, dopo oltre un anno di stop, imposto dal "fu lodo-Alfano", il processo sui fondi neri Mediaset.
Testo del video servizio
Nessun legittimo impedimento. I legali di Silvio Berlusconi fanno marcia indietro e ritirano la richiesta formulata per chiedere il rinvio dell'udienza a causa del vertice FAO che si apre oggi a Roma.
Dopo un anno di stop a causa del Lodo Alfano, infatti, è ripreso a Milano il processo che vede alla sbarra 12 imputati, tra i quali, Silvio Berlusconi accusato di frode fiscale.
Secondo l'accusa, attraverso la compravendita dei diritti televisivi per programmi, sitcom e film, avrebbe accumulato un patrimonio di fondi neri sottratti all'imposizione fiscale.
Mentre le accuse di falso in bilancio ed appropriazione indebita sono già cadute per via della prescrizione questo è uno dei quattro procedimenti ancora pendenti a carico del Presidente del Consiglio.
.
Il Presidente della prima sezione penale del Tribunale di Milano, Edoardo D'Avossa, ha fatto presente agli avvocati del Premier che quella di oggi sarebbe stata un'udienza dedicata al superamento di alcune questioni procedurali ottenendo così un differimento della richiesta.
"Dovremo valutare di volta" ha quindi affermato Ghedini specificando che in caso di udienze per l'audizione o contro esame di testimoni l'imputato Berlusconi intende partecipare, dunque la Corte dovrà tenere conto degli impegni già fissati.
Una tesi che non convince l'accusa. Il PM Fabio De Pasquale ha fatto notare ai Giudici che la sentenza della Corte Costituzionale numero 451 del 2005, pur riconoscendo il diritto di partecipazione alle udienze con riguardo ai casi di "legittimo impedimento", non può consentire la comunicazione unilaterale delle date in cui l'imputato è disponibile.
Secondo una comunicazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, depositata alla Corte da Ghedini, sarebbero - ad oggi - solo due date libere da impegni istituzionali per Berlusconi.
Si tratta delle giornate di lunedì 18 e 25 gennaio 2010.
Si corre dunque il rischio che sia sempre e solo il Premier a dettare l'agenda di questo processo.
Rimane anche il nodo relativo alla ripresa, il 27 novembre, del processo per la corruzione di Mills. Come si farà con così poche date libere?
La Corte ha poi comunicato che nella prossima udienza verrà disposta l'unificazione di questo procedimento con quello a carico di Fedele Confalonieri,accusato degli stessi reati, ma fino ad oggi processato separatamente.
Rimane il nodo delle rogatorie. Alcuni testimoni risiedono nel Principato di Monaco ed ancora, con stupore del PM e della Corte, non sono stati ascoltati. Nell'attesa il PM, nell'udienza del 30 novembre, dovrà comunicare l'ordine con il quale intende ascoltare gli altri testimoni.
Un'ultima udienza a dicembre, poi il processo entrerà nel vivo a Gennaio. Dopo diversi anni, Silvio Berlusconi potrebbe tornare in aula, ancora da imputato.
Nel frattempo il Parlamento potrebbe prendere nuovamente a cuore le sorti giudiziarie del Premier.
yannis
17 novembre 2009 18:33
Andò a finire come è andata a finire. C'è scritto da qualche parte che la giustizia in Italia sia immune da errori? Poi c'è sempre, per fortuna chi è aggiornato. a proposito per quanto riguarda le giovani verginelle di cui approfittava Berlusconi, tutti racconti da lavatoio pubblico come è andata a finire? C'è qualche giudice che si è mosso? Il popolo aspetta che l'oracolo si pronunci.
Sophia
17 novembre 2009 18:40
Yannis si chiede: "C'è scritto da qualche parte che la giustizia in Italia sia immune da errori?"
No, nessuno lo pensa. Quando alcuni giudici si fecero corrompere da lui per il tramite ora di Previti ora da Mills ... commise degli errori molto gravi che stiamo pagando noi tutti.
Sophia
17 novembre 2009 18:41
e siccome siamo stanchi di pagare gli errori di giudici corrotti ... ora la terremo d'cchio passo dopo passo.
Sophia
17 novembre 2009 18:52
A che punto è arrivato il Processo Impregilo-Bassolino sugli impianti truccati???
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Pubblico il video ed il testo del servizio di un inviato all'udienza del processo Impregilo-Bassolino di mercoledì 11 novembre per raccontarcelo.
http://www.youtube.com/watch?v= FgeA-PAbW4Y
Testo del video servizio.
Le anomalie nel trattamento dei rifiuti solidi urbani, l'alterazione del CDR, combustibile da rifiuti, nel quale secondo l'accusa ci finiva dentro di tutto, continuano ad essere all'attenzione del Collegio giudicante della quinta sezione penale del Tribunale di Napoli, presieduto da Maria Adele Scaramella, che giudica 27 imputati tra i quali il Governatore della Campania, Antonio Bassolino, per una serie di reati che vanno dal falso alla truffa ai danni dello Stato fino all'abuso d'ufficio.
Il processo "Romiti+altri" ha messo alla sbarra anche i vertici di Impregilo e Fibe. Due gruppi industriali, questa una delle accuse da dimostrare, che vincendo la gara per la realizzazione di un sistema integrato di trattamento dei rifiuti solidi urbani della regione Campania avrebbero successivamente falsato alcuni passaggi della lavorazione. Venendo così meno alle prescrizioni del capitolato di gara, da un lato e provocato un danno ambientale di proporzioni enormi, dall'altro.
Oggi hanno deposto, in qualità di testi, due consulenti dei PM Noviello e Sirleo. I chimici industriali Mauro Sanna e Massimo Falleni.
Che si sono occupati di redigere tre diverse consulenze e svolgere un sopralluogo presso ciascuno dei sette impianti oggetto del dibattimento e di valutare anche gli atti amministrativi e la cornice normativa che regolava il bando di gara originario e le successive modifiche.
Sottoposto alle domande del PM Paolo Sirleo, è stato Sanna a spiegare come già dalla lettura degli atti sarebbe emersa la circostanza di un aggiramento del capitolato di gara da parte di Impregilo-Fibe, vincitrici dell'appalto.
Nell'ambito del decreto ministeriale 52/98 sono state esaminate le ordinanze 2774/98 e 391/2002. La prima "metteva le basi per la realizzazione degli impianti ed i principi alla base del capitolato di gara". Successivamente, ad appalto concluso, la seconda ordinanza - secondo il consulente - "cambiava le regole del gioco a partita cominciata".
In particolare aumentando la soglia massima di umidità del CDR da incenerire, di fatto se ne riduceva la portata energetica ed allo stesso tempo venivano ridotte cura e perizia nel trattamento dell'umido da destinare al compostaggio.
Per non parlare di quelle clausole che "garantivano" alle imprese aggiudicatarie dell'appalto una quantità notevole e garantita di rifiuti solidi urbani da incenerire a prescindere dalla raccolta differenziata.
Sempre Sanna ha affermato che "in alcuni casi usciva più di quello che entrava" con riferimento alla quantità di materiale destinato all'incenerimento. Il CDR prodotto, talvolta, era superiore a quello di progetto e gli scarti inferiori. Un paradosso".
Un paradosso di cui era bene a conoscenza il commissario straordinario per l'emergenza rifiuti dell'epoca che risponde al nome di Antonio Bassolino.
Le testimonianze, rese su consulenze svolte anche 9 anni fa, questo va detto, hanno però smesso di brillare al momento del contro esame da parte della difesa. E' bastato porre la domanda su quanto sia durato ciascun sopralluogo in ogni impianto, i consulenti hanno detto di averne controllati 7 in un solo giorno, per provocare un evidente imbarazzo nelle risposte dei due tecnici. L'avvocato Andrea Garaventa difende 7 dei 27 imputati totali.
La Corte ha fissato il calendario delle udienze fino al 30 giugno 2010 nonostante i tempi della prescrizione corrano spediti a fronte di oltre 450 testi ancora da ascoltare.
Le telecamere e - incomprensibilmente - anche i registratori si fermano qui. Ai giornalisti vengono sottratti anche computer e telefoni cellulari, perché le udienze si svolgono all'interno dell'aula bunker di Poggioreale. Era previsto che venissero riportate nelle aule del Centro Direzionale ma il Presidente Scaramella ha spiegato che per "precisa disposizione del presidente del Tribunale" il processo continuerà a celebrarsi dentro la piccionaia di Poggioreale.
yannis
17 novembre 2009 19:24
non mi sarei aspettato che "l'Oracolo" cadesse su una buccia di banana; può sempre capitatre specialmente a chi pensa di essere la 1° della classe: Premesso che Mills non ha subito i tre, DICONSI 3° gradi di giudizio previsti in Italia, almeno che nel frattempo le cose non siano cambiate, per essere definito "colpevole". La sentenza emessa sembra molto più nebbiosa di quella emessa a carico di Andreotti: addirittura si posticipa il reato e si ricorre ad un principio mai apparso sul nostro codice. ma di che oracolo stiamo parlando di quello che ha in testa solo l'antiberlusconismo ? Se è così forse non ha senso neanche rispondergli.
yannis
17 novembre 2009 19:28
Dimenticaqvo una cosa importante. io abito tra la A1 e la via Francigena ed in questi ultimi giorni è un continuo intasamento di mezzi diretti a Roma per la mondiale manifestazione contro Berlusconi del 5 p.v. Abbiate almeno pietà per colro che abitano vicino a tali arterie poiche è tale il traffico che non si riesce nemmeno a dormire. C'è gente che arriva, anche a piedi da Londra e da Parigi.
Sophia
18 novembre 2009 11:55
Il caso Andreotti come andò a finire?
Fu assolto come qualche impostore ha ancora la faccia tosta di andare in giro a dire o stabilì che Andreotti aveva «commesso» il «reato di partecipazione all'associazione per delinquere» (Cosa Nostra), «concretamente ravvisabile fino alla primavera 1980», reato però «estinto per prescrizione».
Leggiamo cosa recita la sentenza dei Giudici:
da wikipedia
Rapporti con la mafia
Andreotti è stato sottoposto a giudizio a Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa. Mentre la sentenza di primo grado, emessa il 23 ottobre 1999, lo aveva assolto perché il fatto non sussiste, la sentenza di appello, emessa il 2 maggio 2003, distinguendo il giudizio tra i fatti fino al 1980 e quelli successivi, stabilì che Andreotti aveva «commesso» il «reato di partecipazione all'associazione per delinquere» (Cosa Nostra), «concretamente ravvisabile fino alla primavera 1980», reato però «estinto per prescrizione». Per i fatti successivi alla primavera del 1980 Andreotti è stato invece assolto.
L' obiter dicta (parte di una sentenza che non "fa diritto") della sentenza della Corte di Appello di Palermo del 2 maggio 2003, parla di «un'autentica, stabile ed amichevole disponibilità dell'imputato verso i mafiosi fino alla primavera del 1980».
Interrogato dalla procura di Palermo il 19 maggio 1993, il sovraintendente capo della polizia Francesco Stramandino, dichiarò di aver assistito il 19 agosto 1985, in qualità di responsabile della sicurezza dell'allora ministro degli Esteri Andreotti, ad un incontro tra lo stesso politico e quello che solo successivamente sarà identificato come boss Andrea Manciaracina, all'epoca sorvegliato speciale e uomo di fiducia di Totò Riina.
Lo stesso Andreotti ammise in aula l'incontro con Manciaracina, spiegando che il colloquio ebbe a che fare con problemi relativi alla legislazione sulla pesca.
La sentenza di primo grado definì «inverosimile» la «ricostruzione dell'episodio offerta dall'imputato». Pur confermando che Andreotti incontrò uomini appartenenti a Cosa Nostra anche dopo la primavera del 1980, il tribunale stabilì che mancava «qualsiasi elemento che consentisse di ricostruire il contenuto del colloquio». La versione fornita dall'onorevole Andreotti, secondo il tribunale, potrebbe essere dovuta «al suo intento di non offuscare la propria immagine pubblica ammettendo di avere incontrato un soggetto strettamente collegato alla criminalità organizzata e di avere conferito con lui in modo assolutamente riservato».
Sia l'accusa sia la difesa presentarono ricorso in Cassazione, l'una contro la parte assolutiva, e l'altra per cercare di rifiutare la prescrizione e consentire di indagare a fondo (come poté fare solo il giudice di primo grado). Tuttavia la Corte di Cassazione il 15 ottobre 2004 rigettò la richiesta di poter rifiutare la prescrizione (possibile solo nel processo civile) confermando la prescrizione per qualsiasi ipotesi di reato prima del 1980 e l'assoluzione per il resto.
Nella motivazione della sentenza di appello confermata dalla cassazione si legge (a pagina 211):
« Quindi la sentenza impugnata, al di là delle sue affermazioni teoriche, ha ravvisato la partecipazione nel reato associativo non nei termini riduttivi di una mera disponibilità, ma in quelli più ampi e giuridicamente significativi di una concreta collaborazione. »
Se la sentenza definitiva fosse arrivata entro il 20 dicembre 2002 (termine per la prescrizione), Andreotti sarebbe potuto essere condannato in base all'articolo 416, cioè all'associazione "semplice", poiché quella aggravata di stampo mafioso (416-bis) fu introdotta nel codice penale soltanto nel 1982, grazie ai relatori Virginio Rognoni (Dc) e Pio La Torre (Pci).
Nel dettaglio, il giudice di legittimità, scrive:
« Pertanto la Corte palermitana non si è limitata ad affermare la generica e astratta disponibilità di Andreotti nei confronti di Cosa Nostra e di alcuni dei suoi vertici, ma ne ha sottolineato i rapporti con i suoi referenti siciliani (del resto in armonia con quanto ritenuto dal Tribunale), individuati in Salvo Lima, nei cugini Salvo e, sia pure con maggiori limitazioni temporali, in Vito Ciancimino, per poi ritenere (in ciò distaccandosi dal primo giudice) l’imputato compartecipe dei rapporti da costoro sicuramente intrattenuti con Cosa Nostra, rapporti che, nel convincimento della Corte territoriale, sarebbero stati dall’imputato coltivati anche personalmente (con Badalamenti e, soprattutto, con Bontate) e che sarebbero stati per lui forieri di qualche vantaggio elettorale (certamente sperato, solo parzialmente conseguito) e di interventi extra ordinem, sinallagmaticamente collegati alla sua disponibilità ad incontri e ad interazioni (il riferimento della Corte territoriale è alla questione Mattarella), oltre che alla rinunzia a denunciare i fatti gravi di cui era venuto a conoscenza. »
Sophia
18 novembre 2009 12:04
Il caso MILLS: a che punto siamo? Che hanno detto i giudici nella sentenza?
Il processo d’appello a David Mills si è concluso con una conferma della condanna di primo grado per corruzione in atti giudiziari.
Ma la prescrizione in Cassazione appare uno scenario molto probabile.
E’ ovvio che la sentenza di primo grado dovrebbe sospendere la prescrizione o, per contrarre i tempi, si dovrebbero ridurre a due i gradi di giudizio. Ma non è questo il governo giusto per parlare di riforme che assicurino più agevolmente i delinquenti alla giustizia, dunque rimando questo tipo di considerazioni a maggioranze future e più “pulite”.
Quello che torniamo a ribadire è che esiste un corrotto, e dunque esiste un corruttore. Questo corruttore è Silvio Berlusconi che è anche Presidente del Consiglio. Berlusconi ha corrotto Mills per falsare le sue testimonianze in due processi: All Iberian (per finanziamenti illeciti ai partiti) e corruzione alla Guardia di Fiananza (per evitare accertamenti di evasione fiscale).
Il fatto che Berlusconi non verrà mai processato e condannato per aver corrotto Mills lo deve alla prescrizione matematicamente regalata del lodo Alfano, un cadeau gratuito anche se la legge è stata rigettata al mittente.
Ascolta il video:
http://www.youtube.com/watch? v=M_3OlsTSAT4
Testo del servizio
Confermata la condanna a 4 anni e 6 mesi di reclusione per l’avvocato inglese David Mills.
Dopo quattro ore di camera di consiglio il Presidente della seconda sezione della Corte d’Appello di Milano, Flavio Lapertosa, ha letto il dispositivo della sentenza, firmata assieme ai Giudici a latere Rosario Spina, relatore, e Marco Maria Maiga, che conferma integralmente quanto deciso lo scorso febbraio dal Tribunale di Milano ovvero la commissione del reato di Corruzione in atti giudiziari da parte di David Mills.
Questi ricevette 600mila dollari in cambio delle sue false dichiarazioni nell’ambito dei processi “All Iberian” e “Guardia di Finanza” che vedevano imputato Silvio Berlusconi.
I soldi provenivano da fondi neri Finivest e furono elargiti al consulente legale tramite Carlo Bernasconi. Un altro stretto collaboratore di Berlusconi.
David Mills, artefice e gestore del sistema di società off-shore che permetteva al gruppo Finivest di evadere il fisco ed all’attuale Premier di disporre di denaro liquido per finanziare, all’epoca, il PSI di Bettino Craxi, ammise la sua corruzione in una lettera rivolta al suo commercialista.
“Con le mie dichiarazioni ho tenuto Mr. B fuori da un mare di guai” aveva scritto. Il commercialista segnalò i fatti all’autorità giudiziaria inglese che informò quella italiana aprendo il fascicolo.
Contro le richieste del Procuratore Generale Laura Bertolé Viale a nulla sono valse le argomentazioni della difesa che ha tentato di dimostrare, in prima battuta, l’assoluta inesistenza sia di un accordo corruttivo che di un trasferimento di denaro riconducibile a Berlusconi o alle sue società in favore di Mills.
Rigettata anche le richieste in subordine di riconoscere, ove commesso, il reato come corruzione semplice o susseguente, quanto alle dichiarazioni reticenti e di riciclaggio quanto ai fondi trasferiti. Una richiesta che se accolta avrebbe comportato una pronuncia di “non doversi procedere” per intervenuta prescrizione.
Anche nel corso delle repliche di quest’ultima udienza accusa e difesa si sono scontrate su questo punto. Il reato – secondo la tesi dell’accusa, accolta dalla Corte d’Appello – è stato commesso nel 2000, quindi è ancora punibile.
Diversa la posizione per Silvio Berlusconi. Anche se questa sentenza, confermando l’assunto del Tribunale, accerta implicitamente la veste di “corruttore” per Berlusconi i tempi per l’inizio del processo a suo carico, dopo la bocciatura del Lodo Alfano da parte della Consulta, sono ancora incerti favorendo le condizioni per la prescrizione a cui non rinuncerà.
La difesa di Mills, adesso, si gioca tutto davanti alla Corte di Cassazione.
sugar magnolia
18 novembre 2009 13:32
SOFI
i potenti, i veri potenti (Andreotti, S.B., etc.) NON VENGONO CONDANNATI, e se lo sono lo sono senza conseguenze reali.
Mettiamocelo in testa, che sia giusto e' un altro discorso, ma e' cosi', da che mondo e mondo.
Sophia
18 novembre 2009 13:40
Lo so Sugar. Anche se non ci crederai ... sono molto per la Realpolitik ... basta almeno dirselo molto onestamente fra di noi ...
Ciononostante trovo utile che le informazioni distorte dagli impostori come yannis che vanno in giro a raccontare il falso (andreotti assolto) vengano rettificate dalla REALTA' dei FATTI (=parole testuali del giudice)
Sophia
18 novembre 2009 18:08
Come è andata a finire la storia del PEDINAMENTO del CALZINO TURCHESE del Giudice Mesiano?
Leggo da Il Fatto Quotidiano del 18 novembre 2009
Il pedinamento in video del giudice Raimondo Mesiano ha fatto battere un colpo finalmente all’ordine dei giornalisti. Almeno a quello della Lombardia. Ha aperto un procedimento disciplinare nei confronti di Claudio Brachino, direttore di Videonews, (testata di Canale 5), e conduttore di Mattino 5. Il giornalista è stato messo sotto accusa per il servizio sul giudice di Milano, trasmesso il 14 ottobre e definito dalla federazione nazionale della stampa un “pestaggio mediatico”.
Il Fatto ha letto quello che si chiama capo d’incolpazione, con il quale si contesta a Brachino di “essersi reso responsabile di fatti non conformi al decoro e alla dignità professionali” e di aver rotto la doverosa fiducia tra giornalisti e telespettatori, amplificando una notizia che non era tale.
Avrebbe così violato l’articolo 137 della legge sulla privacy e l’articolo 6 del codice deontologico dei giornalisti. Per capire meglio di cosa dovrà rispondere Brachino, riassumiamo il contenuto del servizio. Si vede Mesiano che fuma davanti al negozio di un barbiere, fuori campo la giornalista ( precaria con contratto in scadenza), commenta: il giudice è nervoso e “va avanti e indietro, avanti e indietro”. Poi, cambio di scena, Mesiano è seduto su una panchina di un parco, la cronista deride i calzini turchesi. Secondo l’Ordine quel filmato non poteva e non doveva andare in onda perché nulla di quanto trasmesso ha a che vedere con la funzione pubblica di Mesiano, ovvero quella di giudice. Cosa diversa sarebbe stata se Mesiano fosse stato ripreso, per mera ipotesi, mentre brindava alla condanna di un suo imputato, in quel caso sarebbe stato diritto di cronaca. Invece sono stati documentati atteggiamenti di vita del magistrato che attengono strettamente alla sua vita privata. Inoltre per l’Ordine della Lombardia è ancora più grave che il servizio sia andato in onda su una televisione di Berlusconi, proprietario della Fininvest, cioè dell’azienda che in base alla sentenza di Mesiano deve pagare 750 milioni di euro alla Cir di De Benedetti, come risarcimento per la perdita della Mondadori. Nel capo di incolpazione si legge che il servizio aveva come finalità quella di “screditare la reputazione” di Mesiano e “delegittimare”, davanti ai telespettatori, il giudice che “aveva in precedenza emanato (la sentenza, ndr) e che aveva visto soccombente la società Fininvest, persona giuridica cui è riconducibile la rete televisiva per la quale Brachino lavora”.
Intorno a metà dicembre il direttore di Videonews dovrà presentarsi a Milano davanti ai nove consiglieri dell’Ordine. Già alla fine di quella audizione potrebbe esserci la decisione. In caso di condanna le sanzioni previste sono avvertimento, censura, sospensione, (da due mesi a un anno), o radiazione dall’albo.
yannis
18 novembre 2009 19:43
Ho una questione aperta con una assicurazione. Può essere di interesse? Certo rispetto ad altre questioni è molto più seria ed interessante. Che faccio la espongo?
Sophia
18 novembre 2009 19:58
A che punto è arrivato il Processo Dell'Utri?
Riporto il servizio girato dell'ultima udienza del processo d'Appello a Marcello Dell'Utri di venerdì 6 novembre 2009.
http://www.youtube.com/watch? v=pH7IOhjQjr4
Testo del video servizio
Mancano le trascrizioni integrali delle dichiarazioni rese dal neo collaborante Gaspare Spatuzza ai magistrati della Procura di Caltanissetta e l'udienza odierna del Processo a carico del senatore Marcello Dell'Utri si conclude con un nulla di fatto.
Quando il 30 ottobre scorso la Corte ha ordinato la riapertura del dibattimento per l'assunzione della testimonianza di Spatuzza, così come richiesto dal Procuratore Generale che aveva depositato i verbali delle dichiarazioni rese a Palermo il 6 ottobre, era stata anche accolta l'istanza dei difensori di Dell'Utri volta ad ottenere anche la copia integrale delle deposizioni che, sempre Spatuzza, nell'ambito delle nuove indagini sui mandanti occulti delle stragi del 92-93, aveva reso a Caltanissetta.
Invece oggi il Procuratore Generale Nino Gatto è riuscito a depositare solo quanto materialmente era nella sua possibilità recuperare ovvero le carte presenti in Procura a Palermo. Dei verbali di Caltanissetta vi era solo una copia riassuntiva che, ad avviso della Corte, presieduta da Claudio Dall'Acqua, non era sufficiente.
E così slitta la stesura del calendario delle audizioni di Spatuzza. Che con ogni probabilità la difesa di Dell'Utri chiederà che si svolgano con la presenza in aula del collaborante e non in video-conferenza.
Spatuzza entra in gioco nel Processo d'Appello contro il Senatore del PdL Marcello Dell'Utri, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, perché avrebbe rivelato il contenuto di alcune conversazioni con i boss Giuseppe e Filippo Graviano che tra il 93 ed il 94 gli avrebbero confidato l'interesse di Cosa Nostra a spostare i propri consensi elettorali su Forza Italia attraverso la mediazione di Marcello Dell'Utri.
Prossimo appuntamento venerdì 20 novembre.
Sophia
20 novembre 2009 14:48
Aggiornamento Processo Bassolino
Pubblico il video ed il testo del servizio dell'inviato all'udienza del processo Impregilo-Bassolino di mercoledì 18 novembre scorso.
http://www.youtube.com/watch? v=E-aipxIQzV8
Testo del video servizio.
Lontano dall'attenzione dei giornali e delle tv, comprese quelle locali, è proseguito, nell'aula bunker del carcere di Poggioreale, il processo contro imprese ed amministratori che secondo l'accusa avrebbero volutamente sabotato il ciclo di raccolta, trattamento e riconversione energetica dei rifiuti prodotti in Campania negli ultimi 10 anni.
Il processo vede imputate 5 aziende e 28 persone fisiche, tra le quali Antonio Bassolino, Governatore della Campania che a lungo ha ricoperto l'incarico di Commissario di Governo per l'emergenza rifiuti.
L'accusa è quella di falso ed abuso d'ufficio. A Bassolino viene contestata una condotta omissiva, rispetto ai controlli sul rispetto delle norme e delle stesse ordinanze da lui emanate, che di fatto avrebbe favorito l'associazione temporanea di imprese costituita da IMPREGILO, FIBE, FISIA Italimpianti e Gestione Napoli spa.
La Corte della Quinta sezione penale del Tribunale di Napoli ha ascoltato alcuni testimoni le cui dichiarazioni erano in parte già state raccolte dalla Polizia Giudiziaria in fase di indagini preliminari per rendere sommarie informazioni.
Il Pubblico Ministero, Paolo Sirleo, ha depositato i verbali di SIT relativi a Pietro Parillo, Salvatore Di Nardo, Fabio Nunziante, oggi assente, Armando Zarrella, Mario Boti, Andrea Dargenio e Agostino Guarino.
A loro volta sono stati sottoposti a nuove domande e ad un breve controesame da parte delle difese.
Ciascuna di queste persone ha lavorato come capo-turno o addetto alla manutenzione negli impianti di trattamento rifiuti sparsi per la Campania. Da Battipaglia a Tufino, da Santa Maria Capua Vetere a Pianodadine, da Avellino a Giugliano.
Tutti hanno sostanzialmente affermato due cose in particolare. Che quasi quotidianamente il carico di rifiuti in ingresso superava "anche del doppio" la quantità massima prevista da ciascun impianto - che variava dalle 400 alle 1300 tonnellate - e che gli impianti per la stabilizzazione della frazione organica non funzionavano.
Inquietante la circostanza secondo la quale, tra il 2005 ed il 2006, gli impianti subirono l'installazione di un nuovo macchinario che avrebbe agevolato l'aggiunta di pneumatici al cdr.
In altre parole, per rendere maggiormente produttivo il combustibile derivato da rifiuti, che doveva essere realizzato al netto di una differenziata mai partita, lo si farciva di gomme d'automobile senza la minima cura per il danno provocato all'ambiente ed alla salute dei cittadini.
Il sovraccarico degli impianti, che costringeva a soste forzate per manutenzione straordinaria provocata dallo stress dei macchinari, l'ingresso fuori quota di rifiuti solidi urbani e l'additivazione, avvenuta solo in alcuni impianti, secondo i testimoni erano circostanze "note ai superiori", ovvero i "capi impianto" ed i "responsabili di impianto".
Molti di questi sono imputati ed oggi in aula erano presenti Pasquale Moschella, capo impianto Cdr di Casalduni e Alessandro Di Giacomo, capo impianto Cdr di Pianodardine.
Come poteva il commissario delegato dal Governo all'emergenza rifiuti non essere a conoscenza delle gravi violazione del decreto Napolitano? Ecco la versione dell'avvocato Fusco, difensore di Antonio Bassolino.
Nonostante la gestione di tipo "militare" imposta dal Governo ad alcuni impianti gli oprerai che tuttora vi lavorano a precisa domanda - "cosa è cambiato negli ultimi anni?" - hanno risposto che è rimasto tutto come prima.
L'udienza proseguirà a dicembre con l'audizione di Fabio Nunziante, Bruno Agricola, Carmine Urciuoli e Maurizio Avallone.
yannis
20 novembre 2009 15:50
per l''oracolo che tutto sa e tutto vede;
A che punto è la vertenza tra Wanda Montanelli e Di Pietro?
Mi pare che a volte subentri qualche dimenticanza.
Sophia
20 novembre 2009 15:58
Caro Yannis,
cosa ti vieta di fare la tua parte per contribuire con gli aggiornamenti?
Capisco che devi essere uno abituato ad aver serventi e che gli altri facciano le cose per te ... ma con me caschi male ...
fai la tua parte con gli aggiornamenti che credi di interesse pubblico e non rompere al tuo prossimo. grazie
yannis
20 novembre 2009 16:03
Mi rivolgo alla gentile Sophia che su questi argomenti è particolarmente ferrata e, pertanto,la supplico di fiornirmi qualche chiarimento.
Non ho ben capito la differenza tra Associazione Idv e Movimento Idv. C'è stato se non erro, ma non sono sicuro, anche il pronunciamento di un Tribunale.La faccenda è stata chiarità?
Sophia
20 novembre 2009 16:10
Caro Yannis con difficoltà di comprendonio:
ti chiarisco un concetto un'ultima volta per tutte: a me dell'idv non frega nulla. Se interessa a te informati tu e pubblica la sentenza del giudice e non le tue interpretazioni eventuali. L'importante è che non vieni a romper l'anima a me con quel che interessa a te.
Ma visto che sei così tanto interessato al personaggio pubblico Di Pietro (di cui a me, personalmente, frega poco, niente) forse è il caso rispolverare anche come andarono a finire alcuni suoi processi:
Leggo nel blog di Di Pietro
http://www.antoniodipietro.com/lamiastoria/2008/09/la_vicenda_salamone.php
Capitolo 1: la vicenda Salamone
Comincerò dalla vicenda di Fabio Salomone, di cui pubblico la “Sentenza della Sezione Disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura” n. 2/98 del 16 gennaio 1998 in cui si “dichiara il dr. Fabio Salamone responsabile della incolpazione ascrittogli al capo A - vale a dire responsabile del fatto che non si fosse astenuto dallo svolgere indagini su di me- e gli infligge la sanzione disciplinare dell’ammonimento-” (così testualmente il dispositivo).
Comincio da questo provvedimento perché riguarda proprio il magistrato della Procura della Repubblica di Brescia che indagò a ripetizione su di me formulando a mio carico una miriade di accuse, poi tutte smontate dai giudici “perché il fatto non sussiste”. Certo, alla fine ho avuto giustizia ma quelle accuse furono prese e rilanciate da altri che avevano interesse a costruirmi addosso una montagna di nefandezze che non avevo commesso, con lo scopo di non rendere credibile il lavoro che avevo fatto come magistrato e quindi – per una insana proprietà transitiva – irrilevanti le porcherie che avevo scoperto nei loro confronti.
Ebbene, credo proprio che poche persone abbiano mai saputo che il Dr. Fabio Salamone doveva astenersi dall’indagare su di me in quanto io in precedenza avevo effettuato rilevante attività di indagine a carico di suo fratello Filippo Salamone, successivamente incriminato ed arrestato in altra sede per gravi delitti. Per saperne di più sulle vicende di Filippo Salamone, basta cercare in Rete (leggi "Mafia e appalti, condanna definitiva per Filippo Salamone"). Trattasi di un imprenditore siciliano che venne individuato – anche nell’ambito dell’inchiesta Mani pulite – come uno dei terminali tra le imprese mafiose del Nord e la mafia. Infatti egli è stato alla fine condannato in via definitiva a 6 anni di carcere per concorso in associazione mafiosa (insieme a Lorenzo Panzavolta della Calcestruzzi Spa, figura di spicco nell’inchiesta Mani Pulite).
In questa sede, mi interessa però far rilevare il fatto che io ho denunciato al CSM il dr. Fabio Salamone dopo – e solo dopo – che le indagini sul mio conto si erano concluse. Non volevo che si pensasse che me la prendessi con lui per non volermi sottoporre alla Giustizia né che io volessi confondere e mischiare la sua storia personale di magistrato con quella di imprenditore cosìcosì di suo fratello Filippo. Queste cose le fa chi sa di non essere innocente.
Della storia che ho appena raccontato ne ho parlato una volta con un giornalista, Piero Colaprico, cosa che il dott. Fabio Salamone non ha gradito citandoci in giudizio entrambi per diffamazione.
Allego la sentenza numero 33125 del Tribunale di Roma che invece “rigetta la domanda” del dott Fabio Salamone in quanto “deve ritenersi, nel caso di specie, l’insussistenza di una responsabilità civile non ravvisandosi un contenuto diffamatorio punibile nelle affermazioni dell’intervistato”. Carta canta!
Sophia
20 novembre 2009 16:12
sempre dal BLOG di DI Pietro leggo:
Capitolo 2: la questione Gorrini
In questi anni, molti si sono divertiti e molti hanno avuto interesse a criminalizzarmi a seguito di un’inchiesta svolta nei miei confronti nel 1995 dai magistrati di Brescia (specie il dr. Salamone di cui ho parlato nel primo capitolo) e riguardante i miei rapporti con il dr. Gorrini, avvenuti oramai oltre 20 anni addietro. Secondo l’accusa, io avrei preteso da Gorrini:
- un prestito di 100 milioni, senza interessi;
- la cessione gratuita di una autovettura Mercedes;
- l’affidamento a mia moglie (che fa l’avvocato) di cause della Maa Assicurazione riguardante sinistri stradali;
- il ripianamento dei debiti contratti alle corse dei cavalli da Eleuterio Rea, persona che avrei pure favorito all’epoca in cui egli divenne Capo dei Vigili di Milano.
In tutti questi anni, le suddette accuse mi sono state rinfacciate in ogni occasione, come se avessi davvero commesso i reati in questione. Anzi tutti oramai le danno per acquisite.
Ebbene, pubblico la sentenza di primo grado n. 189 del 29.03.96 del GIP di Brescia (allego il documento integrale diviso in pagine: indice - 1-20 - 21-41 - 42-62 - 63-83 - 84-104 - 105-134), in cui - dopo una meticolosa ricostruzione di tutti gli avvenimenti in ben 132 pagine fitte fitte di motivazione - il giudice così conclude : “dichiaro non luogo a procedere nei confronti di Di Pietro Antonio in ordine ai reati ascritti perché i fatti non sussistono”. Per intenderci, le accuse sopra menzionate – e di cui giornalisti prezzolati e politici interessati si sono riempiti la bocca in tutti questi anni per denigrarmi – semplicemente “non sussistono”. Come a dire che – se fossi stato accusato di omicidio – il morto sarebbe in realtà vivo.
Non basta. Anche la Corte di Appello di Brescia, investita della questione dalla Procura, ha confermato senza riserve la sentenza del GIP. Pubblico la sentenza d’Appello n. 829/97 del 9 luglio 1997 della Corte di Appello di Brescia (allego il documento integrale diviso in pagine: indice - 1-20 - 21-31 - 32-42 - 43-53 - 54-64 - 65-75 - 76-86 - 87-97 - 98-107), anch’essa preceduta da una motivazione di oltre 100 pagine.
Per una più comoda lettura, invito a seguire gli appositi indici, sia della sentenza di primo grado che della sentenza d’appello dei rispettivi quel documenti.
A questo punto, vi chiederete: ma perché allora Gorrini ha accusato ingiustamente Di Pietro? Se lo è chiesto anche il Giudice ed al riguardo ha scritto l’apposito capitolo 9°, significativamente intitolato “le reticenze, gli interessi, i legami di Gorrini”. Sono ben 29 pagine di “cruda verità” (da pag. 71 a pag. 99 della prima sentenza), finora sostanzialmente inedite, che da sole dovrebbero bastare per far capire (a chi ne ha voglia ed è scevro da preconcetti di qualsiasi natura) che cosa all’epoca è stato messo in piedi – e chi lo ha fatto e perché – per fermare Mani Pulite.
Sull’analisi di queste 29 pagine di motivazione giudiziaria tornerò a parlare in uno dei prossimi capitoli di questa storia a puntate. Per ora mi basta segnalare il seguente passo della sentenza del GIP: “…scaturisce il fondato sospetto che lo stesso (Gorrini) abbia volutamente alterato i contenuti reali dei rapporti con Di Pietro, strumentalizzandoli per interessi propri e di altri personaggi inquisiti dall’ex magistrato che finalmente potevano vedere nella vesta di accusato il loro acerrimo accusatore…” (vedi pag. 84 sentenza primo grado).
Già, ma chi sarebbero questi altri personaggi? Si legge a pag. 72 della stessa sentenza: “…Gorrini…si era presentato dopo essersi rivolto nel settembre 94 a Berlusconi Paolo, imputato in vari procedimenti della c.d. Tangentopoli promossi da Di Pietro e dal Pool Mani Pulite, al Berlusconi avendo fornito copia di un promemoria datato 4.10.1994, contenente le accuse…(a Di Pietro)”.
Si legge, inoltre, a pag. 89 sempre della stessa sentenza: “…Il Gorrini ha narrato che aveva contattato Berlusconi e Cusani (quello del processo Enimont) indicati come "i due marpioni là" onde "far loro presente in quale situazione loro mi avevano coinvolto…".
Insomma, risulta per tabulas che Gorrini, prima di recarsi dagli inquirenti a raccontare una vicenda non vera, aveva in qualche modo concordato la storia con Paolo Berlusconi. Allora è forse il caso di ritornare al tipo di indagini di cui mi stavo occupando nella rovente estate del ‘94. Avevo da poco chiesto l’arresto di Paolo Berlusconi per la vicenda delle tangenti alla Guardia di Finanza…il fratello Silvio (che poi sarà inquisito pure lui per gli stessi fatti) era Capo del Governo e promulgò il decreto Biondi con cui venivano fermate le nostre indagini…io e gli altri del Pool ci appellammo al paese…nel frattempo dalla Svizzera stavano arrivando rogatorie compromettenti… proprio il giorno in cui Gorrini datava il suo promemoria accusatorio per Paolo Berlusconi, io presentavo all’udienza del processo Enimont le carte che mi erano arrivate dai colleghi Svizzeri sul conto All Iberian (che, per chi non lo ricorda, era il conto estero su cui transitò il denaro dal Gruppo Berlusconi a Craxi, anche in relazione alla vicenda per cui poi furono condannati Previti e Squillante).
Ma per oggi fermiamoci qui. La storia è troppo lunga per raccontarla in una sola volta.
yannis
20 novembre 2009 17:23
per sophia,
ma tu sai fare solo il copia ed incolla? Poi scusa se vuoi sapere su qualche fattuccio che interessa Di Pietro e qualcuno che lo ha portato davanti al giudice per qualche contenzioso vai a cercare notizie sul blog di Di Pietro? Su, cerca di crescere altrimenti che oracolo sei. Con figure come questa strada ne fai poca , perdi in credibilità.
Sophia
20 novembre 2009 17:30
detto da uno che va in giro a dire che Andreotti è stato assolto ... suona come un complimento "copiare e incollare" il numero della SENTENZA e le pagine dove potrai trovare scritto quel che dicono i giudici e non mafiosi come te ... su dai yannis da bravo ... vai a trattare con i tuoi simili
yannis
20 novembre 2009 17:39
per sophia, non ti accorgi che quando perdi le staffe dici un sacco di fesserie? Rileggi quello che scrivi altrimenti la tua credibilità, che si basa solo sul copia incolla va a gfarsi benedire. Per la questione sull'Idv non sei stata credibile in quanto non dovevi attingere notizie su quel blog, non perchè non siano esatte,ma solo , ed anche un fesso lo capisce, possoo essere benissimo di parte. Poi affermi cose che non ho mai detto e questo non ti fa onore anzi ti dovrebbe fare un pò arrossire ma non te la prendere sono cose veniali . Un suggerimento quanto ti incavoli prima di rispondere conta fino a mille, poi rinuncia a rispondere perchè la fesseria ci scappa sempre.
yannis
20 novembre 2009 17:47
Per Sophia,
riporto un mio post così risparmi tempo e leggi cose un pò più sensate di quelle che abitualmente leggi su certa stampa a volte leggendo a parole alterne altre invece a righe alterne, per saltare poi le pagine che non interessano.
Se io sono un mafioso, cosa lontana da mwe mille miglia tu cosa sei, come già detto sono un signore e non scendo in certe villanie, un lavatoio pubblico per te è già monumento.
Parlare con il senno di poi, oltre a non essere corretto, esula completamente dal mio modo di pensare e di agire, ma questa volta devo derogare dai miei principi. Confesso che la candidatura di D'Alema a ministro degli esteri dell' Europa, sostenuta da Berlusconi, non mi ha mai convinto ed ho sempre sperato che fosse bocciata. Non mi ha mai convinto, in quanto Berlusconi, checché se ne dica, sta dimostrando che oltre ad indubbie qualità manageriali ha acquisito con il tempo anche quella destrezza politica che fino ad oggi era il vanto unicamente di quelli che avevano iniziato a frequentare le sedi di partito appena usciti dalle scuole materne. Ho il vago sospetto che Berlusconi, ormai marpione politico come gli altri, mi si consenta l'arditezza, abbia voltuto mettere il PD alla prova, vedere se ha credibilttà in campo europeo. Non è che le credenziali dell'esponente del Pd fossero il massimo: non bisogna dimenticare che D'Alema come Ministro degli esteri italiano si è contraddistinto per la passeggiata a braccetto con il rappresentante degli Hezbollah ed inoltre, sempre con lui ministro, l'Italia portò a compimento lo scambio di un giornalista con dei terroristi. D'altra parte non credo che la sinistra attualmente abbia di meglio da proporre.
La notizia del siluramento del navigatore PD ha procurato delusione e rabbia ai vertici del "partito d'attacco", perché di punto in bianco scopre che in Europa non ha alleati, nenche tra i "compagni". In tali circostanze l'unica cosa da fare è il silenzio, oppure, come ha fatto D'Alema, sarebbe meglio mostrare un certo fair play. A qualcuno, però, il rospo è rimasto proprio nel gargarozzo e si è lasciato andare a dichiarazioni a dir poco scialbe. Bersani, senza fornire alcuna spiegazione, parla di "nomine di basso profilo"; vabbé parla lui che è reduce vittorioso delle primarie del PD dove i candidati non erano proprio premi Nobel. Persino Prodi ha parlato: ha espresso il suo stupore con : " Ashton? Ma chi è? non la conosco". Se prima di parlare Prodi consultasse il vecchio tavolo a tre gambe eviterebbe cattive figure.
Questo purtroppo è quello che rimane di un Pd sempre più allo sbando e senza più alcun riferimento; è mosso solo dall'astio, dal desiderio di denigrare e di considerarre nemico chi non condivide le sue idee. Ormai, più che ridimensionato, dovrebbe programmare un bel e lungo ritiro presso un'eremo lontano dalle Tv e dal gossip che sono per il momento l'unica risorsa del partito.
Sophia
20 novembre 2009 17:52
Roberto Saviano ti prenderebbe come esempio per spiegare come agisce la mafia:
diffamare "sempre" senza fornire un solo estratto di una sentenza che stabilisca il fango che tiri addosso alle persone.
Solidarietà da parte mia per chi si esprime e comporta da perfetto mafioso come te. Aiuti ad aprire gli occhi su cosa è diventato il nostro Bel Paese con Palarmentari condannati per mafia e uno per cui è stato chiesto l'arresto al CIPE.
Sophia
21 novembre 2009 09:21
Le recenti rivelazioni di importanti pentiti di mafia sulle stragi del '92-'93 probabilmente aiuteranno i magistrati delle Procure di Caltanissetta, Firenze e Palermo a fare luce sui mille punti oscuri di quegli anni. Sulla trattativa tra lo Stato e cosa nostra, sui referenti politici, il riciclaggio del denaro sporco.
La logica conseguenza di questi fatti, anche secondo L'Espresso, sarebbe l'iscrizione di Silvio Berlusconi per "concorso esterno in associazione mafiosa". La stessa accusa per la quale lui e il suo amico Marcello Dell'Utri furono prosciolti nel 1998 per insufficienza di prove.
Al processo d'appello contro Marcello Dell'Utri la Corte ha disposto l'audizione di Gaspare Spatuzza al Tribunale di Torino. Saremo presenti con il nostro inviato anche in quell'occasione per informarvi su un processo del quale si parla sempre di meno. Il TG1 di oggi concentra tutta l'attenzione su altre aule giudiziarie.
Riporto il servizio girato dell'ultima udienza del processo d'Appello a Marcello Dell'Utri di oggi ieri 20 novembre.
http://www.youtube.com/watch? v=XeYQlol7d6U
Testo del video servizio
Il neo collaborante delle Procure di Firenze, Palermo e Caltanissetta, Gaspare Spatuzza, sarà ascoltato il prossimo 4 dicembre a Torino dai Giudici della seconda sezione penale della Corte d'Appello di Palermo nell'ambito del processo per concorso esterno in associazione mafiosa a carico del senatore PDL Marcello Dell'Utri.
Con l'ordinanza del 30 ottobre scorso il Presidente Claudio Dall'Acqua aveva accolto la richiesta del Procuratore Generale di Palermo Nino Gatto che aveva depositato alcuni stralci delle dichiarazioni rese da Spatuzza ai PM della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo il 6 ottobre.
Le rivelazioni sono state giudicate rilevanti ai fini dell'accertamento della verità sui rapporti, già emersi nel processo di primo grado - costati la pesante condanna a 9 anni di reclusione, ma ancora presunti, tra Cosa Nostra e l'ideatore di Forza Italia ed amico intimo del Primo Ministro Berlusconi, Marcello Dell'Utri.
Spatuzza ha raccontato che i boss Filippo e Giuseppe Graviano avevano trovato nella nascente Forza Italia un'ampia disponibilità ad ammorbidire alcune condanne in cambio voti. Una trattativa cominciata dopo le stragi e durata, pare, fino al 2004.
La Procura Generale ha chiesto inoltre l'acquisizione dei verbali di interrogatorio resi da altri protagonisti dell'inchiesta, archiviata nel 1998, sui mandanti occulti delle stragi.
Oltre a Spatuzza si aggiungono i verbali dei mafiosi, oggi collaboranti, Cosimo Lo Nigro, Giovanni Ciaramitano, Pietro Romeo e Salvatore Grigoli.
Per quest'ultimo il PG Gatto ha anche formalizzato la richiesta di ascoltrarlo, così come disposto per Spatuzza,
Marcello Dell'Utri è stato condannato in primo grado perché ritenuto l'anello di congiunzione tra boss di Cosa Nostra ed il primo partito italiano che non avrebbe rinunciato ai voti della mafia per il proprio successo elettorale.
Nel 2001 in Sicilia in tutti i collegi uninominali fu Forza Italia a vincere.
Ma il quadro che 10 anni fa presentava molti lati oscuri si sta ricomponendo grazie al lavoro dei magistrati di Firenze, Caltanissetta e Palermo. Molti fatti, molti nomi, molte circostanze si intrecciano con la storia politica di Dell'Utri, l'ascesa di Forza Italia e di Silvio Berlusconi.
Proprio per il Presidente del Consiglio, secondo alcune indiscrezioni, potrebbe addirittura verificarsi, come 11 anni fa, l'iscrizione nel registro degli indagati per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa.
In questo caso, affidarsi alla prescrizione, sarebbe inutile.
yannis
21 novembre 2009 11:49
Avete ascoltato "Radio Sophia" la voce dell'indipendenza che guarda solo da una parte, che abbia il torcicollo? Che bella l'imparzialità soprattutto se a raccontarla sono certe campane.
Sophia
23 novembre 2009 12:12
poichè quando si riporta una "voce" questa non può che essere di parte per definizione ... si ricorda i gentili lettori appassionati di questa rubrica che hanno piena facoltà di postare a loro volta tutte le altre voci del coro che ritengono opportune senza molestare gli altri poster di questo spazio. Grazie.
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e ora vi segnalo una inchiesta che io ho trovato interessante e riassuntiva dal titolo:
"18 salvacondotti in 15 anni"
(Le prime due puntate sono state pubblicate su repubblica il 18 e il 20 novembre)
Riprendiamo la storia dal 1994. In quell'estate, le cose vanno così: Berlusconi ha vinto le sue prime elezioni, è sistemato a Palazzo Chigi. In un altro angolo d'Italia, a Sciacca (Agrigento), i carabinieri friggono nel caldo d'agosto dietro le tracce lasciate da Salvatore Di Ganci, mafioso di alto grado. Il mafioso se l'è svignata sotto il loro naso. In meno di un'ora, ha abbandonato la sua scrivania di direttore della Cassa Centrale di Risparmio per farsi latitante ed evitare l'arresto. Adesso i carabinieri lo cercano e confidano che i suoi amici al telefono, prima o poi, possano dare una mano con una parola imprudente. Hanno linee telefoniche sotto controllo. Tra gli altri, anche il numero di Massimo Maria Berruti. Bel tipo, questo Berruti, ormai da tre legislature parlamentare della Repubblica (Forza Italia, PdL).
Nel 1978, da capitano della Guardia di Finanza, controlla la Edilnord (azienda del Gruppo Fininvest, all'epoca Edilnord S. a. s. di Umberto Previti & C.). Interroga Silvio Berlusconi. Che, con faccia di cuoio, gli dice di ignorare chi fossero i soci della società: "Io sono un semplice consulente". Berruti beve la frottola. Chiude il controllo. Poco dopo, lascia il Corpo e, come avvocato, prende a curare gli interessi di alcune società della Fininvest.
In quell'estate del 1994, Berruti è attivissimo come il suo telefono. L'uomo ha un problema: sa che i pubblici ministeri di Milano ronzano intorno ai militari del Nucleo tributario della Guardia di Finanza che, nel 1991, si sono messi in tasca 130 milioni di lire per chiudere gli occhi in una verifica fiscale alla Mondadori. L'8 giugno Berruti incontra, a Palazzo Chigi, Berlusconi e, nelle settimane successive, cerca un "contatto" con l'ufficiale corrotto per dirgli di tenere la bocca chiusa sulla Mondadori, se dovesse essere interrogato dai pubblici ministeri. La manovra non sfugge alla procura. Arresta il mediatore (un sottufficiale della Guardia di Finanza). Che racconta delle pressioni. Berruti sente che per lui le ore sono contate. Sarà interrogato, forse arrestato.
Ora è il 10 agosto 1994, sono le 10,29, e i carabinieri di Sciacca intercettano la conversazione di Berruti con Berlusconi. Il documento fonico, raccolto nell'indagine del mafioso Di Ganci, non potrà per legge essere utilizzato in un altro procedimento. Tuttavia, ancora oggi, quel colloquio tra Berruti e il suo Capo rivela e custodisce l'intero catalogo degli argomenti che, in quindici anni, Berlusconi utilizzerà per difendersi dal suo passato, convinto che la menzogna del potere abbia, debba avere più peso della "verità". Per lui, convincere non è altro che ingannare, null'altro.
Dunque, esordisce Berruti (chiama da casa, sa o presume di essere ascoltato): "Sono Massimo, presidente... [I pubblici ministeri] Mi vogliono parlare. Sembra che qualcuno abbia detto che io sono andato a chiedere a qualcuno di non parlare delle cose Fininvest".
Tocca a Berlusconi spiegare che cosa l'uomo deve fare e dire ai pubblici ministeri: "Vabbé, lei dice, ma voi siete pazzi... Dice, io non ho niente da nascondere. Voi fate una cosa di questo genere su un cittadino della Repubblica, voi pigliate... e lei si mette a urlare: voi siete dei pazzi, delle belve feroci, lei non può mettermi in galera, questo è sequestro di persona, eccetera... [Dell'uomo che l'accusa, dirà]: pezzo di rincoglionito che capisce lucciole per lanterne... Poi faccia dichiarazioni ai giornalisti: non se ne può più di questi matti. Faccia dichiarazioni prima di entrare dentro. [Dica] Con tutto questo non si fa altro che andare contro l'interesse del Paese, perché il Paese ha bisogno di lavorare in fiducia, in tranquillità, bisogna ricostruirlo!.. Questi [magistrati] ... sono dei nemici pubblici".
Se si sbrogliano queste frasi - le più sinceramente bugiarde che Berlusconi abbia mai detto - si ritrova, denudato, il nucleo più autentico delle ragioni che l'Egoarca oppone a una magistratura che si ritrova tra le mani le concrete evidenze di un sistema economico costruito grazie alla corruzione e la frode. Berlusconi non accetta di discutere le abitudini della sua bottega né di dimostrare che il dubbio dei pubblici ministeri sia infondato, un indizio senza certezza, un documento - in apparenza, opaco - a doppia lettura. Rifiuta alla radice la legittimità di chiedergli conto del suo comportamento. Non riconosce alcuna fondatezza e costituzionalità al lavoro della magistratura (accertare che cosa è accaduto, per responsabilità di chi). E' l'unica via di fuga che può liberarlo da contestazioni che non può affrontare. Quegli uomini in toga sono dei "pazzi".
Prima di sapere che cosa sanno o hanno raccolto o vogliono chiedere, bisogna subito urlargli contro; gridare allo scandalo, alla violenza; denunciarli come eversori che distruggono la "fiducia del Paese". Sono "nemici pubblici" che bisogna allontanare e annichilire. Pur di non rispondere di ciò che è stato, il capo del governo è disposto anche a sopportare il peggiore dei sospetti.
Ancora oggi, nella ricerca di impunità, Berlusconi si muove lungo la via che, quindici anni fa, indica a Massimo Maria Berruti. Si tiene lontano dalle aule. Arringa al "pubblico" la sua innocenza e le cattive intenzioni di quei "matti" in toga nera. Invoca il maglio dell'informazione (che controlla) per intimidirli, umiliarli, screditarli e la manipolazione dei media (che influenza) per distruggere il passato, oscurare con la menzogna i fatti, lasciar deperire - nell'opinione pubblica - la memoria. E' "la forza del potere contro la verità", come dirlo meglio? Berlusconi rivendica il suo potere per eliminare ogni accusa, ogni prova, ogni testimonianza e, insieme, degradare a funzione sottordinata ogni altro potere dello Stato che possa obbligarlo a fare i conti con la "verità". La manovra è addirittura trasparente. "Se [Silvio] non fosse entrato in politica, se non avesse fondato Forza Italia, noi [di Mediaset] oggi saremmo sotto un ponte o in galera con l'accusa di mafia", confessa Fedele Confalonieri (Repubblica, 25 giugno 2000). Berlusconi, quell'arma impropria del potere politico, l'ha agitata senza risparmio.
Delle diciotto leggi ad personam che si è scritto, otto proteggono e rafforzano i suoi affari, dieci lo tutelano dalla legge. Si è riscritto le regole del processo (i tempi della prescrizione), dei codici, della procedura (il divieto di appello del pubblico ministero per le sentenze di proscioglimento). Ha legiferato per abolire reati (il falso in bilancio), rimuovere i giudici (legittimo sospetto), annullare fonti di prova (le rogatorie). Infine, per rendersi immune (le leggi "Schifani" e "Alfano"). All'inizio, ha travestito il suo conflitto di interessi con pose umili: "Il presidente del Consiglio, che è un primus inter pares e coordina l'attività degli altri ministri, ha l'obbligo morale di astenersi quando sono sul tappeto decisioni che potrebbero riguardare anche i suoi interessi" (Corriere, 20 settembre 2000).
Oggi, dopo la bocciatura della "legge Alfano", anche questa maschera è caduta e il capo del governo rivendica di essere "primus super pares". Se ne deve dedurre che "la legge è uguale per tutti, ma non sempre lo è la sua applicazione", in particolar modo per il capo del governo, "investito del suo ruolo dalla sovranità popolare" (Nicolò Ghedini alla Corte Costituzionale, 6 ottobre 2009). E' la pretesa di un'indivisibilità della sovranità che eclissa ogni divisione dei poteri istituzionali. Non c'è nulla di nuovo sotto il sole perché è "un'esperienza eterna" che chi ha il potere, se non trova un limite, ne abuserà. Come il Lord vicario di Shakespeare, 1604.
Stupefacente è che questo avvenga nel 2009, nell'Occidente liberale, in Italia. Dove con la leggenda di un "accanimento giudiziario" (16 processi non 106, come dice il capo del governo), anche soi disantes liberali possono sostenere che il rispetto delle regole sia più nefasto della loro violazione o, in alternativa, che per salvare la Repubblica bisogna immunizzare un solo cittadino del Paese. Con l'esito - è questo che ci attende, se Berlusconi la spunterà - di depenalizzare addirittura il reato di corruzione in una scena pubblica dove è abolita ogni distinzione tra potere legislativo, esecutivo e giudiziario con la creazione di uno "stato d'eccezione" che annulla e contraddice ogni aspetto normativo del diritto, anche quello fondamentale di essere eguali davanti alla legge. E' un paradigma di governo che invoca, in nome della sovranità, "pieni poteri" (plein pouvoirs). Come se potessimo trascurare, anche soltanto per un attimo, che l'esercizio sistematico dell'eccezione conduce necessariamente alla liquidazione della democrazia.
Sophia
23 novembre 2009 12:14
P.S.
LA SCHEDA di OGGI: Ecco le leggi che hanno aiutato Berlusconi
Qui di seguito tutte le leggi approvate dal 2001 ad oggi dai governi di centrodestra che hanno prodotto benefici effetti per Berlusconi e le sue società.
1 Legge n. 367/2001. Rogatorie internazionali. Limita l'utilizzabilità delle prove acquisite attraverso una rogatoria. La nuova disciplina ha lo scopo di coprire i movimenti illeciti sui conti svizzeri effettuati da Cesare Previti e Renato Squillante, al centro del processo "Sme-Ariosto 1" (corruzione in atti giudiziari).
2 Legge n. 383/2001 (cosiddetta "Tremonti bis"). Abolizione dell'imposta su successioni e donazioni per grandi patrimoni. (Il governo dell'Ulivo l'aveva abolita per patrimoni fino a 350 milioni di lire).
3 Legge n.61/2001 (Riforma del diritto societario). Depenalizzazione del falso in bilancio. La nuova disciplina del falso in bilancio consente a Berlusconi di essere assolto perché "il fatto non è più previsto dalla legge come reato" nei processi "All Iberian 2" e "Sme-Ariosto2".
4 Legge 248/2002 (cosiddetta "legge Cirami sul legittimo sospetto"). Introduce il "legittimo sospetto" sull'imparzialità del giudice, quale causa di ricusazione e trasferimento del processo ("In ogni stato e grado del processo di merito, quando gravi situazioni locali, tali da turbare lo svolgimento del processo e non altrimenti eliminabili, pregiudicano la libera determinazione delle persone che partecipano al processo ovvero la sicurezza o l'incolumità pubblica, o determinano motivi di legittimo sospetto, la Corte di cassazione, su richiesta motivata del procuratore generale presso la Corte di appello o del pubblico ministero presso il giudice che procede o dell'imputato, rimette il processo ad altro giudice"). La norma è sistematicamente invocata dagli avvocati di Berlusconi e Previti nei processi che li vedono imputati.
5 Decreto legge n. 282/2002 (cosiddetto "decreto salva-calcio"). Introduce una norma che consente alle società sportive (tra cui il Milan) di diluire le svalutazioni dei giocatori sui bilanci in un arco di dieci anni, con importanti benefici economici in termini fiscali.
6 Legge n. 289/2002 (Legge finanziaria 2003). Condono fiscale. A beneficiare del condono "tombale" anche le imprese del gruppo Mediaset.
7 Legge n.140/2003 (cosiddetto "Lodo Schifani"). E' il primo tentativo per rendere immune Silvio Berlusconi. Introduce ildivieto di sottomissione a processi delle cinque più altre cariche dello Stato (presidenti della Repubblica, della Corte Costituzionale, del Senato, della Camera, del Consiglio). La legge è dichiarata incostituzionale dalla sentenza della Consulta n. 13 del 2004.
8 Decreto-legge n.352/2003 (cosiddetto "Decreto-salva Rete 4"). Introduce una norma ad hoc per consentire a rete 4 di continuare a trasmettere in analogico.
9 Legge n.350/2003 (Finanziaria 2004). Legge 311/2004 (Finanziaria 2005). Nelle norme sul digitale terrestre, è introdotto un incentivo statale all'acquisto di decoder. A beneficiare in forma prevalente dell'incentivo è la società Solari. com, il principale distributore in Italia dei decoder digitali Amstrad del tipo "Mhp". La società controllata al 51 per cento da Paolo e Alessia Berlusconi.
10 Legge 112/2004 (cosiddetta "Legge Gasparri"). Riordino del sistema radiotelevisivo e delle comunicazioni. Introduce il Sistema integrato delle comunicazioni. Scriverà il capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi: "Il sistema integrato delle comunicazioni (Sic) - assunto dalla legge in esame come base di riferimento per il calcolo dei ricavi dei singoli operatori di comunicazione - potrebbe consentire, a causa della sua dimensione, a chi ne detenga il 20% di disporre di strumenti di comunicazione in misura tale da dar luogo alla formazione di posizioni dominanti".
11 Legge n.308/2004. Estensione del condono edilizio alle aree protette. Nella scia del condono edilizio introdotto dal decreto legge n. 269/2003, la nuova disciplina ammette le zone protette tra le aree condonabili. E quindi anche alle aree di Villa Certosa di proprietà della famiglia Berlusconi.
12 Legge n. 251/2005 (cosiddetta "ex Cirielli"). Introduce una riduzione dei termini di prescrizione. La norma consente l'estinzione per prescrizione dei reati di corruzione in atti giudiziari e falso in bilancio nei processi "Lodo Mondadori", "Lentini", "Diritti tv Mediaset".
13 Decreto legislativo n. 252 del 2005 (Testo unico della previdenza complementare). Nella scia della riforma della previdenza complementare, si inseriscono norme che favoriscono fiscalmente la previdenza integrativa individuale, a beneficio anche della società assicurative di proprietà della famiglia Berlusconi.
14 Legge 46/2006 (cosiddetta "legge Pecorella"). Introduce l'inappellabilità da parte del pubblico ministero per le sole sentenze di proscioglimento. La Corte Costituzionale la dichiara parzialmente incostituzionale con la sentenza n. 26 del 2007.
15 Legge n.124/2008 (cosiddetto "lodo Alfano"). Ripropone i contenuti del 2lodo Schifani". Sospende il processo penale per le alte cariche dello Stato. La nuova disciplina è emenata poco prima delle ultime udienze del processo per corruzione dell'avvocato inglese Davis Mills (testimone corrotto), in cui Berlusconi (corruttore) è coimputato. Mills sarà condannato in primo grado e in appello a quattro anni e sei mesi di carcere. La Consulta, sentenza n. 262 del 2009, dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 1 della legge per violazione degli articoli 3 e 138 della Costituzione.
16 Decreto legge n. 185/2008. Aumentata dal 10 al 20 per cento l'IVA sulla pay tv "Sky Italia", il principale competitore privato del gruppo Mediaset.
17 Aumento dal 10 al 20 per cento della quota di azione proprie che ogni società può acquistare e detenere in portafoglio. La disposizione è stata immediatamente utilizzata dalla Fininvest per aumentare il controllo su Mediaset.
18 Disegno di legge sul "processo breve". Per l'imputato incensurato, il processo non può durare più di sei anni (due anni per grado e due anni per il giudizio di legittimità). Una norma transitoria applica le nuove norme anche i processi di primo grado in corso. Berlusconi ne beneficerebbe nei processi per corruzione in atti giudiziari dell'avvocato David Mills e per reati societari nella compravendita di diritti tv Mediaset.
(23 novembre 2009)