francescodeleo
14 maggio 2010 17:11
In questi ultimi giorni si sta parlando del deficit sanitario di alcune regioni italiane. Diversi, come al solito, utilizzano questi dati per fini speculativi. Ma, perchè non cerchiamo di renderci conto del significato dei dati per trovare una soluzione ai problemi, problemi che ovviamente possono essere risolti solo da chi ci governa?
Per quanto riguarda la sanità, e per motivi di spazio e di tempo, ho preso come riferimento tre regioni scelte a caso, oltre alla Calabria: Calabria, Lazio, Lombardia e Veneto.
Deficit Regionale Settore Sanitario al 2009:
Calabria 1000 MLD
(di cui 120 del 2009)
Lazio 1600 MLD
(di cui 1400 del 2009)
Lombardia ===
Veneto ===
Spesa Sanitaria Pubblica nel 2007:
Calabria 3622 MLD
Lazio 10639 MLD
Lombardia 15670 MLD
Veneto 7865 MLD
Spesa Sanitaria in Italia:
2007 2009
Nord 45.49 MLD 51.1 MLD
Centro 20.74 MLD 23 MLD
Mezzogiorno 34.92 MLD 35.2 MLD
Popolazione al 1. genn 2008:
Calabria 2007707
Lazio 5561017
Lombardia 9642406
Veneto 4832340
Spesa Sanitaria 2007 Pro-Capite:
Calabria 1808
Lazio 1925
Lombardia 1633
Veneto 1638
La spesa sanitaria viene coperta principalmente dall'Irap, che colpisce le attività produttive, dai ticket, che colpiscono i cittadini nonchè dall'addizionale regionale Irpef.
Copertura in percentuale della spesa sanitaria con l'Irap - 2009:
Calabria 15,6
Lazio 37,8
Lombardia 48,4
Veneto 41,2
Gettito Irap 2009:
Calabria 0,6 MLD
Lazio 4,8 MLD
Lombardia 8,6 MLD
Veneto 3,1 MLD
Imprese, settore prevalente:
Calabria micro imprese - servizi
Lazio grande impresa - servizi
Lombardia grande impresa - servizi
Veneto media impresa - industria
Media numero addetti:
Calabria 2,52
Lazio 4,62
Lombardia 5,05
Veneto 4,36
Per quanto attiene il primo dato, il deficit sanitario della Calabria nel 2009 risulta la metà di quello che si vocifera, ma anche questo dato non lo possiamo assumere come certo. Apettiamo i dati ufficiali, ma per ora è di 1000 miliardi di euro e non di 1.800 miliardi. Da mettere in evidenza come il deficit corrente per l'anno 2009 sia di 120 miliardi di euro a cui si sono sommati i deficit degli anni dal 2006 al 2008. Per la regione Lazio il deficit complessivo è di circa 1.600 miliardi di euro di cui 1.400 del 2009. Lombardia e Veneto risultano non avere deficit sanitario.
Ovviamente la spesa sanitaria, in termini assoluti, dipende anche dalla popolazione residente ed un confronto diretto di tale dato è improponibile. Però un confronto lo si può fare analizzando i dati sulla spesa sanitaria pro capite: il confronto non ci dice nulla di rilevante per il nostro discorso in quanto i valori sono perfettamente paragonabili.
La Sanità è un settore di competenza regionale. La copertura dei suoi costi monetari avviene principalmente attraverso l'Irap. L'Irap è una imposta che colpisce in percentuale la quasi totalità delle attività produttive, con esclusione quindi dei lavoratori dipendenti. Sono anche esclusi quei lavoratori autonomi ed imprenditori che non superano determinati paletti, tra i quali il limite di reddito di 30.000 euro. Oltre all'Irap, le Regioni utilizzano i ticket pagati dai contribuenti cittadini e possono ricorrere alle addizionali Irpef, anche questa imposta grava sui redditi in misura percentuale che varia da regione a regione. Conducendo una piccola analisi sulla struttura produttiva delle regioni in questione, in Calabria prevalgono le micro imprese con un numero di dipendenti medio di 2,52 operanti nel settore terziario. Comunque è tutta la struttura produttiva della Calabria che è costituita da micro e piccole imprese. Al contrario, nelle altre regioni prevalgono le imprese di medie-grandi dimensioni. Il rapporto tra dimensione delle imprese e gettito Irap consiste in questo: più sono piccole le imprese, più il reddito degli imprenditori assume un carattere di retribuzione da lavoro personale e più sono grandi più il reddito delle imprese assume i connotati di profitti, di capitale, o comunque di entità di molto superiore al compenso che spetterebbe al solo imprenditore per la propia attività. L'Irap e l'addizionale regionale Irpef colpiscono i redditi in percentuale e quindi più è elevato il reddito dichiarato e maggiore sono le imposte pagate. Non bisogna dimenticare che in Calabria molti imprenditori e lavoratori autonomi non pagano l'Irap perchè esenti per mancanza di requisiti. Le conseguenze sono un gettito Irap basso per la Calabria e più elevato per le altre, ovvero in Calabria l'Irap può solo coprire in piccola parte la propria spesa sanitaria, ricorrendo ad altre vie per la rimanente copertura.
Da questa mia piccola analisi su dati certi e visibili da chiunque, mentre per i costi nascosti non ci può fare nulla in quanto non sappiamo nè se esistono nè il loro ammontare nè escludere che non riguardi tutte le regioni, sul deficit della Calabria, presa come esempio, non emergono per me motivi che non siano prettamente economici. Non voglio con questo escludere che la Sanità non meriti una grandissima attenzione sia da chi ci comanda sia dall'opposizione affinchè la spesa sanitaria non diventi incontrollabile o un alibi per speculazioni sociali.
francescodeleo
17 maggio 2010 11:03
Come giustamente qualcuno mi ha fatto notare, c'è un refuso: i dati del deficit sanitario al 2009 e della spesa sanitaria pubblica nel 2007 e nel 2009 devono essere intesi in milioni di euro e non in miliardi, confermato dai dati della spesa sanitaria in Italia nel 2007 e 2009 indicati sotto. E' vero che la sanità è disastrata, ma non fino a questo punto. Almeno lo spero.
sugar magnolia
17 maggio 2010 11:26
Infatti era intuibile un errore, non era per fare del populismo da Bar dello Sport .....
ho postato di la' 2 articoli interessanti.
Cmq sono convinto anch'io che 'sto cazzo di Federalismo Fiscale non sara' la panacea che risolvera' tutti i mali.
I cittadini del sud continueranno a venire al nord (chi puo' farlo, non tutti, certo), ma co' che va cambiato e' il modo di amministrare la "res publica", e questo cambio di marcia deve avvenire dalla dirigenza fino giu' all'ultimo degli usceri.
Certo che decenni di rilassatezza (tanto lo Stato ripiana tutto "a pie' di lista") non si cancellano con una legge, ma in anni e anni.
Pero' e' gusto iniziare e far si' che chi ruba e smanezza paghi (e che ne siano ben coscienti), ma il malaffare nella Sanita' meridionale e' talmente "di sistema" che la vedo dura.
Innazitutto per i cittadini che abitano al sud...... per loro "in primis"
lucillafiaccola1796
18 maggio 2010 18:53
Una mia amica che si curava e preveniva, specialmente a pagamento, la cui madre è morta a 90 anni... è deceduta in 6 mesi con un tumore al cervello, dopo aver subito anche l'asportazione di un seno... Io ancora non ci posso credere...!
Alla luce di questi avvenimenti, io che già non credevo nelle medicine, non credo neanche più ai medici, anche se il mio è bravo, ma avendo tanti pazienticlienti, non ti visita più.. e magari sei tu che gli devi chieder di misurarti la pressione... Risultato... pago le tasse, i ticket se devo prendere delle "merdicine" ma NON VOGLIO USUFRUIRE della sanità "pubblica" PRIVATIZZATA a favore dei Vatic Ani & Sorci...
La Cozza&Champagne si dovrà accontentare solo delle tasse.... ma l'analisificio per quel che mi riguarda... è OFF....!!!!
sugar magnolia
19 maggio 2010 10:25
Quanti anni aveva la tua amica (se si puo' dire, altrimenti non fa nulla)??
francescodeleo
23 maggio 2010 10:51
Continuo a leggere dall'altra parte interventi deliranti. Per carità, ognuno può dire la propria, ma mi sembra che ormai sia stata innalzata una bella bandiera di parte.
Repubblica qualche giorno fa ha pubblicato il seguente articolo, giusto per restare ancora in tema:
INCHIESTA ITALIANA
Sanità, così si sprecano due miliardi all'anno
Ospedali pagano i prodotti il 30% in più
I pacemaker variano da 1.250 euro in Toscana a 1.559 in Piemonte fino a 2.324 in Emilia
Romagna, senza che ci sia una ragione apparente. Il ministro della Salute non esclude l'insidia delle "mazzette"
Questo è solo il titolo ed il sottotitolo. Per il resto leggete la testata.
blunotte
23 maggio 2010 17:46
Prima di parlare, laddove e se esistano, delle pecche del Nord, guardiamo alle travi nei nostri occhi, se vogliamo essere onesti.Non dobbiamo chiederci che cosa avvenga al Nord,ma proporci e rispondere a una serie di dur domande che riovolgerò ai miei conterranei.
E' vero o non che:
un pesante e diffuso clientelismo avveleni il nostro vivere civile;che troppi furbacchioni evadano le tasse; che la raccolta differenziata (in primis quella porta a porta) sia la grande sconosciuta ai più? Rispettiamo sempre le regole dovunque e comunque;riusciamo a non parcheggiare l'auto dove ci capiti; rispettiamo o dimentichiamo le regole imposte dal CdS.; manteniamo pulite le nostre srade senza sporcarle perché bene pubblico e non privato? Amiamo gli animali da compagnia, e mai più li abbandoniamo al loro destino perché un briciolo di pena e senso di responsabilità ce lo impediscono?
Dopo aver risposto a tali "bagatelle" affrontiamo quanto di peggio si possa immaginare. Nostre sono le mafie; la criminalità organizzata nasce e vive e prospera dalle nostre parti; il voto di scambio è uno sport praticato e diffuso, quello comperato pure. Per carità di Patria mi fermo qui, ma l'esame di coscienza non è procrastinabile.alfonso scala lombardo.
francescodeleo
23 maggio 2010 17:53
Guarda, non posso risponderti poichè sei fuori tema.
lucillafiaccola1796
23 maggio 2010 18:46
A proposito di nord, di italia, di prodotti italiani, oltre le armi e gli strumenti di tortura.....
Un ascoltatore di primapagina radioraitre stamattina, intervenendo, per porre una domanda... altrimenti non ti richiamano per "dire la tua", ha fatto presente che malgrado chi di dovere abbia speso svariati milioni dei NOSTRI soldi [noi che le tasse, nolenti, le paghiamo], per allestire lo stand d'italia a Pechino... tutto quello che vi era mostrato udite udite cos'era? Qualche automobile di LUSSO, che solo i governanti "capital-comunisti" cinesi potranno permettersi...!
lucillafiaccola1796
23 maggio 2010 18:48
Pardon... ho equivocato non Pechino, ma EXPO di SHANGAI 2010
blunotte
23 maggio 2010 18:48
Ora qualcosa per il Nord, se gli amici di lassù me lo permettono. Si è parlato degli sprechi siciliani,riguardanti stipendi ed emolumenti.Giusto,ripeterlo non sarà mai di troppo, dunque, ripetiamolo: è uno scandalo.
C'è un altro dato che intendo proporre, ma riguarda il Trentino A.A. Delle altre regioni autonome (valle d'Aosta,FriuliV.G. ecc.) poc so a proposito, ma ritengo che i dati non siano dissimili.I sindaci della Regione detta,che hanno ottenuto nel 2007 aumenti del 7,05%(lordi?) e da gennaio 2010 del 7,57% quest'ultimo da aggiungere ai sottostanti emolumenti, guadagnano stipendi lordi:
a BZ € 13312; a Merano €10665; a Bressanone € 10033.
I gettoni di presenza, per tutti, vanno da 30 a 120 €. Da maggio 2010, gli amministrativi si divideranno (maggio non è ancora trascorso) ulteriori 950000 euro. Il T. concede borse di studio all'estero (60 per il 2010/11 ) senza ulteriori spese per i riceventi. I libri di testo sono gratis anche se lasciati in comodato.
Ai tempi della Cassa per il Mezzogiorno, il T.A.A. ha goduto a lungo (come il Veneto ed altre aree del nord) di prelievi dalla stessa Cassa, perché territori sottosviluppati.Ora almeno sulla Cassa del M.non pare che i conti tornitno tutti,Se ne andiamo a leggere storia e vicende troveremo più di una sorpresa.
Ma un dato mi preme di sottolineare. Sosteneva Aristotele che . In molte plaghe del sud i Governi storici (da Cavour a Giolitti, ma pure dopo)hanno dimenticato di imporre legge e giustizia e laddove manchino legge e giustizia nascono le mafie, con le quali molti colletti bianchi e molte persone cd "perbne" fanno affari e affari d'oro (pecunia non olet sosteneva un tale Vespasiano).Bisogna rendersi conto che l'uomo è spesso homini lupus, bada solo al prorio egoistico particulare, almeno così è nel gran numero degli individui. Quando al debito sanitario, quaggiù, da qualche hanno, tutti nessuno escluso,stiamo facendo il nostro dovere, di tasca nostra, come è giusto anche se doloroso che sia,senza chiedere nulla ad alcuno.
blunotte
23 maggio 2010 18:51
Franceso, non importa, rispondimi lo stesso. Saluti.
blunotte
23 maggio 2010 18:54
Chiedo scusa per una cancellazione: Sosteneva Aristotele che "l'uomo,quando vive fuori della legge e della giustizia, è il peggiore degli animali"
lucillafiaccola1796
23 maggio 2010 19:27
Io tutto sto' "culo" non lo vedo....
Intanto...aderiamo all'appello di M: Travaglio... il destro che non piace, perchè dice la verità...
IL FATTO QUOTIDIANO dom 23 maggio 2010 Lasciatelo lavorare di Marco Travaglio La legge-bavaglio deve passare al più presto, e nella sua versione peggiore. Prima passa, prima verrà cancellata dalla Corte costituzionale o dalla Corte di giustizia europea o da un referendum abrogativo che rischia seriamente di raggiungere il quorum. Ogni tentativo di emendarla per “m i g l i o ra r l a ” è destinato a peggiorare le cose. Ed è davvero mortificante vedere giornalisti e presunti oppositori mendicare uno sconto di pena o di multa dai delinquenti che ci sgovernano per rendere un po’ meno inaccettabile la porcheria. Le porcherie sono inaccettabili e basta. Ma che cosa siamo diventati? Un branco di accattoni che piatisce un po’ di pietà da un regime putinian-criminale, quasi che la libertà di stampa si misurasse a centimetri come la verginità delle d e m i - v i è r ge s ? È soprattutto una questione di principio, oltreché di orgoglio e di dignità professionale: il governo e il Parlamento non possono vietare ai giornalisti di fare il proprio mestiere di informare i cittadini con notizie pubbliche e vere, punto. I politici non si devono permettere di decidere al posto nostro cosa si pubblica e cosa no, stop. Se lo fanno, verranno respinti dalla Costituzione e dalla Convenzione europea sui diritti dell’uomo, che tutelano come sacra e inviolabile la libertà di espressione e il diritto dei cittadini a essere informati. Se il capo dello Stato, impegnato nella solita felpata pantomima degli “alti moniti” e della “moral suasion” per rendere meno porca la porcata, la firmerà, sarà un’altra volta complice
di chi l’ha ideata ed esporrà l’istituzione Presidenza della Repubblica a una figuraccia, l’ennesima, non solo dinanzi alla Consulta, ma dinanzi al mondo intero. Perché questa legge vergogna, più delle altre cento e passa approvate in questi 15 anni di democrazia privatizzata, sta facendo il giro del mondo, visto chenon ha eguali nel pianeta. Ha già suscitato le reazioni indignate dell’Amministrazione americana, degli organismi internazionali da Reporters Sans Frontières a Freedom House. Ha persino costretto il Pd ad annunciare l’ostruzionismo, pratica abbandonata nel
lontano 2003 con la Cirami, a parlare di “reg ime” (meglio tardi che mai) e a evocare la Spagna franchista (naturalmente il programma elettorale del Pd del 2008 prevedeva lo stesso bavaglio alla stampa della legge Al Fano, infatti nell’aprile 2007 destra e sinistra avevano votato unanimi la legge Mastella che, quanto a bavaglio, era pure peggio della Al Fano). Ha aperto nuove crepe nel Pdl fra berlusconiani e finiani. Sta suscitando la rabbia dei cittadini, di sinistra e anche di una parte della destra, quella che si era bevuta la frottola della sicurezza e ora capisce di chi era quella sicurezza: di Berlusconi e della sua banda. Ha fatto riscoprire un minimo di orgoglio professionale alla scalcinata categoria dei giornalisti, almeno di quelli veri (persino Feltri e Sallusti sono anti-bavaglio; Belpietro, Polito El Drito e Filippo Mèches invece sono pro, infatti fanno un altro mestiere, molto antico fra l’altro). Ha destato dal letargo Anm, Csm e persino il procuratore antimafia, l’equilib ista Grasso. Ha addirittura stanato gli editori più paraculi del mondo e financo il Corr iere, che una volta tanto ha affidato i commenti non ai soliti pompieri incompetenti, ma a gente che ci capisce come Ferrarella, Sarzanini e Grevi. Appena gli atti d’inda gine saranno merce proibita, susciteranno un interesse spasmodico nell’opinione pubblica, tanto più se i magistrati convocheranno una conferenza stampa al giorno per spiegare alla gente di non poter più scoprire l’autore di questo o quel crimine a causa della nuova legge. A noi giornalisti non mancheranno i canali per la disobbedienza civile: se la gente sarà davvero interessata a informarsi, riempirà le piazze e i teatri dove, consapevoli di violare una legge criminale e criminogena, useremo la tradizione orale per raccontare ciò che non potremo più fare sui giornali, salvo condannarli al fallimento. Per una volta che Berlusconi lavora per noi e si scava la fossa, lasciamolo lavorare.
francescodeleo
23 maggio 2010 20:02
@ blunotte
In generale, non ho nulla da aggiungere. Avrei qualcosa da (ri)dire sulle mafie e criminalità organizzata, ma questa è un'altra storia.