savpg8801
08 giugno 2010 13:52
Bell'articolo, degno di Rifkin, tuttavia le belle idee risparmiose e i buoni propositi conditi con strategie che tutti possono ipotizzare, ma che nessuno(o quasi) mette in atto, restano pietre filosofali.
Peraltro non se ne può più di tutte queste parole che vengono sempre e maniacalmente proferite come interiezioni fini a se stesse. Non si capisce mai nel contesto di ogni discorso cosa realmente significhino al proposito. Basta dire: eco-solidale, eco-compatibile, sostenibile, equo, bio di qua e bio di la, energia pulita o verde quando per produrla si inquina forse di più, ecc.ecc.
Insomma chi dice ad ogni virgola tali parole, viene ascoltato(?) come un onesto, socialmente utile e bravo "evangelizzatore", basta che metta ovunque questi inflazionati lemmi, spesso senza sapere neppure come spiegarli; basta spararli e si conquistano gli altari.
Un po' come ora sia di moda mettere dappertutto quell'"assolutamente si" o "assolutamente no", per dare un inutile senso di rafforzamento personalizzato usando termini che già sono assoluti di per se.
Quando sento l'aggettivo "sostenibile" mi viene da chiedere: sostenibile quanto, dove, come, perchè, a che proposito, con quali mezzi e fini, con quali soluzioni, con quali programmi, rispetto a quali paramentri ecc.
Almeno, per dare maggior importanza e senso alle esposizioni, certi organi informativi potrebbero usare sinonimi talvolta anche più significativi ed esplicativi che non fermarsi alla semplice magica parolina-sentenza.
Lucio Musto
08 giugno 2010 23:33
Sicuramente un bell'articolo,se visto nel contesto in cui è pubblicato. "Teatronaturale" non può prescindere dal suo palcoscenico, tal quale come qualunque paladino di una qualunque altra causa.
Ma tocca a chi ascolta, giudica e commenta, ascoltare i bei periodi con serenità di giudizio!
Vediamo:
forse lo spazio di una fonderia potrebbe non essere trasformabile "con relativamente bassa spesa" in verde pubblico. Forse quel terreno è parecchio isterilito dal precedente utilizzo, e forse proprio in quel caso può essere conveniente ricoprirlo con pannelli solari e lasciarlo così com'è, sterile ed improduttivo.
Anche perché nella nostra splendida Italia molti altri terreni, ben fertili e produttivi vengono dismessi dall'agricoltura, perché non economicamente convenienti!... infatti non è la mancanza di spazi coltivabili che ammazza la nostra agricoltura, ma la non competitività con i prodotti importati. E le campagne si spopolano, e gli zuccherifici chiudono o si riconvertono... a produzioni che diano almeno un margine di guadagno.
Perché è vero che tutti noi sentiamo il bisogno di un riavvicinamento alla terra, ma ci vorremmo andare in portantina imbottita!
Non contesto quindi l'esigenza dell'articolista di avere qualche "comodità" per la cittadina del suo esempio, ma voglio solo far presente che sono ben altre delle "logiche ambientali" e le esigenze di relax e socializzazione a determinare le scelte commerciali.
Perché sognare è meraviglioso, ma lo si può far bene solo a pancia ragionevolmente piena.
E ben lo sa il contadino che rinuncia al suo splendido agrumeto per mettersi a produrre puzzolente etanolo!
Cordialmente
Lucio Musto 8 giugno 2010
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