lucillafiaccola1796
12 giugno 2010 19:31
Hanno dato la terra altrui ai piagnoni... perché non darla anche agli zinagri... magari quella di tutti? Perché la TERRA è di TUTTI NOI! Non capisco lo scopo di questa presa di posizione verso una donna specifica... questa pietas... mi rende scettica...chissà che c'è sotto...! Magari matite colorate...!
francescomangascia
12 giugno 2010 19:52
Lucilla, le matite colorate di cui parli sono quelle degli umanisti di Rai3nazionale, quella dei compagnucoli, che nelle proprie edizioni hanno dato risalto all'aggressione subita da due ragazzi gay, e ignorato quanto subìto da Jorgovanka, e anche da quel bambino che non nascerà.Che brutta la gente che si traveste da difensore dei diritti umani, mentre dentro cova odio.
lucillafiaccola1796
13 giugno 2010 20:43
Chi semina "Odd'io" raccoglie "O'ddio"...! Ed attenti ai.. D'...OGM!
Annapaola Laldi
13 giugno 2010 21:06
Un'aggressione è un'aggressione, chiunque ne sia la vittima. Non mi sembra il caso di fare dei distinguo. Ma certamente, nel caso della donna rom, la maggiore gravità è data dal fatto che ha perso il bambino, e quindi la colpa e il reato dell'aggressore sono duplici. Spero anch'io che questa persona abietta sia associata quanto prima alle patrie galere, senza sconti di alcun genere, e vada presto davanti a un giudice onesto.
francescomangascia
13 giugno 2010 23:25
Annapaola Laldi, vede se ho fatto dei distinguo l' ho fatto,perché l'informazione non può usare questa o quella vittima a seconda dell'aria che tira.
Quanto subìto da quella ragazza doveva finire in prima pagina su tutti i maggior quotidiani enon per far odiare l'ggressore ma per svegliare dal torpore tamasico quell molte, troppe coscienze dei tanti cittadini italiano, ormai in letargo. Altrimenti, quel giornalismo che ha il potere di proporre in front page si risparmiasse quelle scritte col Say No To Racism. Quel Racism lo stesso razzismo di cui son rimasti vittime quegli altri due ragazzi, è ciò che ha ucciso un bambino, uno zingarello, morto prima di poter veder il sole. Magari, visto come si vive non si è perso nulla, ma ciò non nega che non è stato partorito, poiché la madre era invisa, innanzitutto, al suo aggressore, a livello etnico. Dunque Signora Laldi, chi non ha esaltato quell'accaduto,oltre a essere una persona assai leggera, dovrebbe autocompatirsi per quanto è in basso il suo cuore.
Lucio Musto
14 giugno 2010 00:23
Per quanto riguarda la madre, concordo con la signora Laldi. "Una aggressione è sempre una aggressione e va punita, duramente punita".
Per quanto riguarda il bambino, tutto il mio dolore.
Lo stesso identico dolore che provo per tutti gli altri bambini ammazzati senza scrupoli prima di lui solo perché una legge infanticida e di comodo lo permette. Anzi, per lui un poco meno; in fondo gli hanno concesso di vivere otto mesi, è già qualcosa, anche se pochissimo, ma tanto, rispetto alle piccole vittime della 194/78!
francescomangascia
14 giugno 2010 08:31
Il colèpveole è stato arrestato è accusato di aborto preterintenzionale.
La ragazza, che in seguito alle botte, ha perso un bimbo di 8 mesi, accusa:
è stato un omicidio, voglio giustizia
NICCOLO' ZANCAN
http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/243372/
Annapaola Laldi
14 giugno 2010 08:39
Per il signor Francesco Mangascià. Avevo intuito ciò che adesso ha esplicitato meglio, e trovo che ha ragione a lamentare il sistema dei due pesi e due misure che, in questi casi di intolleranza/odio di chi è diverso, è ancor più iniquo del solito. Quello che ho voluto sottolineare io, però, è che non si può dire "se non mettete questo sul giornale, allora neanche quello!", bensì, come del resto ha scritto Lei adesso, "dovete dare risalto uguale a tutti e due". E io dico, non solo per una questione di giustizia per le vittime, ma proprio, come afferma Lei, per farci vedere di che misera stoffa è fatta la nostra sedicente civiltà.
Per il signor Lucio Musto. Personalmente, provo dolore (o almeno mi illudo di provarlo) anche per le donne che, sempre con autentico, lancinante dolore (molto più autentico e lancinante, mi creda, del Suo e del mio messi insieme), si vedono costrette a interrompere la gravidanza. E a qualcuna di queste donne, nel corso della vita, sono stata anche vicina, e non a cuor leggero.
Fermo restando il dolore per ogni promessa di vita umana che non si realizza, vedo una grande differenza fra un'interruzione volontaria di gravidanza, in cui la donna prende una decisione sofferta, al termine di un percorso di chiarificazione della situazione complessiva sua e della creatura che porta in grembo (e questo la non mai abbastanza lodata 194, cerca di assicurare, pur con tutti i limiti umani, a cui ogni umana azione è vincolata), e la barbarie di chi per puro odio massacra una donna (vistosamente) incinta, forse anche, chissà, per praticare una limitazione delle nascite fai da te rispetto a un gruppo umano che trova spregevole.
Lucio Musto
14 giugno 2010 10:03
@ Annapaola Laldi
naturalmente condivido con lei il dolore e lo strazio per la donna violentata, per quella brutalizzata e per quella psicologicamente violentata a tradire la sua più alta funzione, quella di madre.
Mi scuserà se invece non riesco a differenziare questo strazio pubblico e rumoroso da quello del bambino che muore in silenzio, perché non ha voce per strillare, ammazzato nelle asettiche sale operatorie, né mi fa effetto diverso la vistosità di un pancione rispetto al segreto di una piccolezza altrettanto preziosa.
Ma non so nemmeno valutare (o forse non voglio) la barbarie di un odio violento e razzista che apertamente esplode rispetto all'identica barbarie che vigliaccamente si nasconde sotto la coltre di una "legge mai abbastanza lodata" come lei dice.
Quasi che la responsabilità di questa barbarie, a differenza della responsabilità di quella, possa essere delegata ad altri.
L'omicidio può essere autorizzato per legge, come ben sappiamo per i moltissimi esempi passati e presenti, ma sempre omicidio è.
Per mia coerenza personale io sto sempre dalla parte della vittima, colei a cui la vita viene tolta. Sempre, non secondo opportunità!
Con immutata stima
Distintamente
Lucio Musto 14 giugno 2010
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Annapaola Laldi
14 giugno 2010 16:33
Ma chi è la vittima, quando c'è una tensione forte fra due "interessi" (uso questo termine sapendo che è assolutamente improprio qui), che non si può sciogliere in modo pacifico? Non è una domanda retorica. E' una domanda vera.
Ma se le vittime sono due, come lo sono in questi casi, perché non accettare di accettare questa tensione scomoda, severa, e stare accanto a tutte e due?
Sono sicura che Lei è sincero, e proprio per questo Le chiedo: ma con codesto atteggiamento quanto spazio dà alle donne in età feconda, a cui vuole bene, per confidare in Lei e confidarsi con Lei nel caso deprecato e deprecabile, in cui a una di loro accadesse di dover far ricorso all'interruzione volontaria di gravidanza? E non ci fosse verso di farla recedere da quella decisione. Che cosa farebbe, signor Musto? Forse scoprirebbe che la 194 garantisce almeno alla donna un accompagnamento e un intervento medico, che non ne mette a repentaglio la vita come accadrebbe con l'aborto clandestino. Ameno che, in quest'ultimo caso, non sia praticato a caro prezzo, nella massima segretezza, in cliniche privatissime magari anche sedicenti cattoliche.
Il mio augurio è di scoprirlo subito, e basterebbe entrare in contatto con le donne che chiedono soltanto di essere comprese -sia pure austeramente- in un passo così arduo.
Annapaola Laldi
14 giugno 2010 16:34
Ringrazio Francesco per l'aggiornamento.
lucillafiaccola1796
14 giugno 2010 19:19
giove c'è... p'io anche... manca allah...! Dateve da fa...!
Lucio Musto
14 giugno 2010 19:22
Signora Laldi,
naturalmente le vittime possono essere due, o tre, o molte. E non mi scandalizza affatto la parola interesse, che trovo invece assai appropriata, nella sua accezione di massimo respiro; ma la risposta che le devo dare, mi perdoni, è banale.
"La vittima più grande è quella che perde di più. E per ogni vivente, in quanto tale, il massimo da poter perdere è appunto la vita"
Stabilito questo, condivido assolutamente tutto il resto che lei dice; la solidarietà umana, la comprensione, la condivisione, l'omicidio... tutto!
"mors tua vita mea" si diceva in latino, ed il conte Ugolino ha anche lui, la sua giustificazione... ma sempre antropofago è, anche se in carcere non ci va.
E se poi il mio capoufficio lo faccio fuori personalmente sparandogli in piazza, o lo faccio segretamente sopprimere dal killer professionista, (o magari se proprio ci tiene a mettere in pentola il cattolicesimo lo faccio accoppare dal sagrestano), molti avvenimenti possono essere poi diversi... ma l'assassino rimango sempre io, e la vittima comunque il povero capoufficio
non condivide?
Io le donne potrei capirle, forse, nella difficoltà del loro passo, ma del piccolo che ne facciamo?... ce ne freghiamo, perché non sappiamo comprenderlo... e lo facciamo fuori?...
Ha ragione, signora Laldi. Mi aspetto tutto il suo sostegno, per quando farò fuori il mio incomprensibile capoufficio!
Distintamente
Lucio Musto 14 giugno 2010
lucillafiaccola1796
14 giugno 2010 20:05
giove c'è, p'io anche, manca alla'... Dateve da fa'...!
Annapaola Laldi
14 giugno 2010 21:24
Signor Musto,
La ringrazio del civile scambio di convinzioni che non sono poi tanto distanti come potrebbe apparire a prima vista. Mi auguro e Le auguro tanta capacità di ascolto anche delle dissonanze purtroppo presenti nella nostra vita sul nostro pianeta.
Al prossimo incontro.
Lucio Musto
15 giugno 2010 00:26
Grazie a lei, Signora Laldi, alla prossima!