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VOCE VALDESE 05 aprile 2005 00:00
Tratto da NEV - Notizie evangeliche
del 23 marzo 2005

Dichiarazione del moderatore della Tavola Valdese per le affermazioni del card. Ruini in merito ai referendum sulla procreazione medicalmente assistita.

SORPRENDENTE LA RICHIESTA DI RUINI AI NON CATTOLICI

"Si astengano anche i non cattolici" è quanto afferma oggi su tutti i giornali il presidente della Conferenza episcopale italiana (CEI), il cardinale Ruini, in riferimento ai referendum sulla Procreazione medicalmente assistita. "Sorprendente l'invito di Ruini" risponde il moderatore della Tavola valdese, il pastore Gianni Genre. Per lui la chiesa cattolica italiana impone una visione della fede cristiana che è quella dell'obbedienza: "Una visione che credevo superata, ma evidentemente mi sbagliavo". Di seguito pubblichiamo la dichiarazione che ha rilasciato all'Agenzia NEV:

Il fatto che ogni quattro o cinque giorni la gerarchia cattolica debba uscire con dichiarazioni sempre più pesanti in merito ai referendum, quasi che ci fosse una mancanza di fiducia nei propri fedeli, denota una loro difficoltà oggettiva. Oggi tirano in ballo addirittura i laici: un fatto davvero sorprendente! Possibile che Ruini rivendichi ora anche un potere giurisdizionale su persone non cattoliche?

Il mio pensiero va in primo luogo agli amici cattolici credenti, e ne ho tanti, che vedono la loro autonomia di giudizio letteralmente calpestata. Questo dato di fatto mi riempie di tristezza. Ma il dibattito su questi temi mi conduce a porre la domanda della centralità della fede cristiana, e cioè: "Che cosa produce la fede cristiana? Qual è l'annunzio del Vangelo?".
Il protestantesimo e la Riforma affermano un rapporto diretto con Dio, che chiunque può avere, esso non è prerogativa di nessuno. Un rapporto che richiede fatica, ma che porta a fare delle scelte autonome, indipendenti. In questa prospettiva la fede cristiana crea libertà e responsabilità; chiama la coscienza umana a diventare adulta.

Ruini propone e impone una visione cattolica delle fede cristiana che credevo superata: cioè il rapporto mediato tra il credente e Dio. Solo attraverso la mediazione di Ruini si può arrivare alla volontà di Dio. Ma così facendo si perde la nozione di quanto è veramente importante. Centrale diventa l'obbedienza al mediatore, alla gerarchia ecclesiastica. Non più il rapporto tra credente e Dio. L'obbedienza per sua stessa natura crea però dipendenza, non libertà. Ruini vuole dei servi obbedienti. E li trova. Non ultimo il senatore a vita Giulio Andreotti che recentemente ha dichiarato alla stampa "obbedisco, non andrò a votare".

So invece per certo che questa non è la visione di molti amici cattolici, che la Parola di Dio ha reso liberi. "Se perseverate nella mia parola, siete veramente miei discepoli; e conoscerete la verità, e la verità vi farà liberi" (Giovanni 8,31-32). Crediamo che sia questo il centro della fede cristiana. L'Evangelo porta alla libertà, non all'obbedienza. Mi auguro che su queste tematiche si possa presto avere un dibattito pubblico, teologico e biblico tra Ruini e chi la pensa diversamente da lui.

Personalmente intendo aderire quanto prima all'Associazione "Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica", perché credo che la fede cristiana ci chiami ad agire in questo modo.
VOCE VALDESE 10 maggio 2005 00:00
Dal sito della Chiesa valdese e metodista
www.chiesavaldese.org

Documento di studio sulla procreazione assistita della Commissione per la bioetica della Tavola Valdese – dicembre 2003
IN MERITO ALLA LEGGE SULLA PROCREAZIONE ASSISTITA

La Commissione per la bioetica della Tavola Valdese osserva:

che la legge appena approvata sulla procreazione medicalmente assistita è destinata a deludere proprio le attese delle persone interessate ad una razionale disciplina dei metodi e delle tecniche utili a soddisfare la naturale esigenza di filiazione;

che non è eticamente accettabile la completa subordinazione delle aspettative delle persone ad astratti diritti di un organismo vitale che ancora persona non è (come avviene attraverso il divieto di creare un numero di embrioni superiori a tre e con l'obbligo di un unico e contemporaneo impianto);

che in aperta contraddizione con la vocazione antiabortista dei promotori la legge costringe la donna a ricorrere a pratiche abortive nel caso di patologie che colpiscono l'embrione;

che la legge favorirà quei cittadini che per soddisfare comunque il loro desiderio di genitorialità si potranno permettere costosi viaggi all'estero;

che la legge, anziché disciplinare il contributo della medicina nell'assistere le persone infertili o impossibilitate a riprodursi, impedisce drasticamente – in nome di astratte ispirazioni ideologiche e religiose – l'esperienza della filiazione al di fuori del matrimonio e della convivenza (in modo particolare vietando l'uso a fini procreativi di gameti di soggetti estranei alla coppia richiedente);

che la legge, anziché promuovere l'accesso responsabile a strutture adeguate, colpevolizza il desiderio di genitorialità al di fuori dei rigidi limiti imposti con lo strumento della sanzione diffondendo così l'idea della sterilità e dell'infertilità come destino e non come malattia da prevenire, curare e superare;

che, come abbiamo sommessamente indicato con un messaggio ai gruppi parlamentari nel corso della precedente legislatura, uno stato laico e pluralista non può farsi paladino di una concezione etico-religiosa della vita e del concepimento in contrapposizione ad altre;

che, infine, solo con una legge “minima” un'attenta individuazione del livello di protezione dovuto all'embrione (attraverso, ad esempio, il divieto di pratiche di clonazione a fini procreativi) può contemperarsi con il bene primario della salute degli individui e, in particolare, della donna che sarà danneggiata dall'obbligo di sottoporsi a multiple e dolorose stimolazioni ovariche per ogni impianto embrionale.

Per questo siamo disponibili ad offrire il nostro contributo per il cambiamento o l'eventuale abrogazione delle norme che rappresentano un'aperta violazione dei diritti alla salute e alla libertà delle persone.














FABRIZIO 10 maggio 2005 00:00
Premesso che nessuno vi mette la pistola alla tempia quando vi "invitano" a fare o non fare qualcosa, credo che ognuno (chiesa compresa) abbia il sacrosanto diritto di "invitare" il prossimo esattamente come chi pubblicizza la propria "merce" invita l'altrui prossimo a a comprarla !

In fin dei conti anche le chiese vendono la loro merce e c'é chi la compra così come c'é chi dice che non vale nulla !

Siamo in uno stato di diritto dove sino a prova contraria, ognuno é libero di "invitare" chiunque (invitare non significa obbligare).

Leggo testualmente:

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"Il fatto che una chiesa possa incitare i suoi fedeli a boicottare un istituto come il referendum che regola la vita pubblica e civile di un paese democratico, è inaccettabile. (e perché ?)

Se la Chiesa cattolica non è d'accordo con i contenuti del referendum, che dica 'NO', ma il suo atteggiamento rischia di mettere a repentaglio il funzionamento delle regole democratiche della nostra Repubblica".
(se fosse così facile metterla a repentaglio mi verrebbe il dubbio di vivere a Cuba invece che in Italia)
*************************************

A questo punto, se invitare a non andare a votare significa mettere a rischio il "funzionamento della vita democratica" del paese, mi permetto di ricordare che abbiamo avuto fior fiore di politici nonché un primo ministro che, alcuni anni fa, pur di boicottare un referendum scomodo per la sua corrente politica, invitò letteralmente tutti gli italiani "ad andare al mare" invece che a votare !

Cosa che gli Italiani non si fecero ripetere due volte (vista la bella domenica di sole)e a seguito di ciò il referendum fallì senza che nessuno si scandalizzasse o gridasse che la democrazia fosse in pericolo !

Una Democrazia forte può anche permettersi di veder fallire un referendum.

Una democrazia forte non ha paura di chi invita a non votare.

Viceversa, se abbiamo bisogno di zittire le voci contrarie al nostro parere o sentiamo la necessità di tappare la bocca a qualcuno, allora significa che la democrazia é in serio pericolo !!

E il pericolo viene proprio da coloro che dicono che:

"...il tale non può dire o non deve permettersi di dire..."

Di ventenni dove "non si poteva dire" ne
abbiamo avuto uno e penso che basti !

La nostra é una democrazia forse non così matura come quella francese o quella americana, ma direi che é abbastanza robusta da sopportare anche gli "inviti" di un "ospite" territorialmente convivente, per qualcuno un pò "ingombrante", e per molti anche sgradito.

Piuttosto, impariamo invece a ragionare con la nostra testa, invece di portarla all'ammasso, come spesso facciamo !

Un saluto cordiale
VOCE DI UN CREDENTE CRISTIANO VALDESE 07 giugno 2005 00:00
Si può essere cristiani e pensarla sui referendum, specialmente sulla "personalità" dell'embrione, in un modo teologicamente fondato e tutto diverso dalla chiesa cattolica.
Trasporto qui la bella riflessione di Paolo Ricca, pastore e teologo valdese.

L'EMBRIONE, LA PERSONA, LA FEDE

di Paolo Ricca

Nessun passo della Scrittura (che io conosca) consente di rispondere alla domanda: Quand'è che l'embrione diventa persona? Non lo sa la scienza, che pure sa tante cose e ci aiuta a spiegare e capire diversi enigmi; ma non ci aiuta a spiegare questo. Non lo sa neppure il diritto, che però fa una scelta e dice: L'essere umano diventa persona con la nascita. Questa posizione la facciamo volentieri nostra, pur vedendone chiaramente tutti i limiti: le obiezioni che si possono muoverle sono tante, ma tra le varie opzioni possibili, questa sembra essere la più sensata e, in fin dei conti, la più umana. Certo di più di quella che dice: L'embrione è persona, un'equazione che mi sembra francamente improponibile, non solo sul piano della razionalità scientifica e filosofica, ma anche come affermazione della fede cristiana. Ma allora, che cosa dice questa fede? Come riesce a districarsi in questa complicata materia? Con molta umiltà data l'oggettiva difficoltà di un tema così controverso, e senza pretendere né di esaurire l'argomento e neppure di rappresentare, come mi chiede Fabbri, «la posizione protestante» (non ce n'è una sola!), credo che la fede cristiana possa dire, al riguardo, alcune cose.

1) La prima è che crediamo in Dio nostro creatore. Lo dice stupendamente il Salmo 139: «Sei tu che hai formato le mie reni, che mi hai intessuto nel seno di mia madre (...) I tuoi occhi videro la massa informe del mio corpo, e nel tuo libro erano tutti scritti i giorni che m'erano destinati, quando nessuno d'essi era sorto ancora. Oh, quanto mi sono preziosi i tuoi pensieri, o Dio!» (vv. 13, 16-17). Lutero gli fa eco nella sua spiegazione del Credo, sottolineando proprio, nel Piccolo Catechismo, l'aspetto personale della fede nel Dio creatore. Credere nel Dio creatore significa, per Lutero, credere «che Dio mi ha creato assieme a tutte le creature, che mi ha dato e ancora conserva corpo e anima, occhi, orecchi e tutte le membra, ragione e tutti i sensi, inoltre mi ha dato vestiti e scarpe, mangiare e bere, casa, moglie, figlio, campo, bestiame e tutti i beni (...) e tutto questo senza merito né dignità alcuna da parte mia ma per pura, paterna, divina bontà e misericordia. Per tutto questo devo ringraziarlo e lodarlo, servirlo e ubbidirgli. Certa è questa parola».

2) Credere nel Dio creatore significa dunque (il commento di Lutero lo mette chiaramente in luce) ricevere la vita come dono, come invenzione e creazione di Dio e non nostra, come «opera delle sue mani». Come le mani di un'esperta tessitrice compongono la trama di un tessuto e lo creano, così le mani di Dio tessono la trama della nostra vita già nel grembo di nostra madre, e poi nel più grande grembo del mondo. Proprio perché la fede crede in questa miracolosa «tessitura» del nostro corpo nel corpo materno, essa è fondamentalmente contraria all'aborto, pur essendo favorevole alla legge che lo legalizza (per combattere la piaga dell'aborto clandestino), pur considerando moralmente lecito l'aborto terapeutico, e pur affermando senza mezzi termini che l'ultima parola, quella decisiva, in materia di aborto, ce l'ha la donna.

3) Credere nel Dio creatore significa credere che egli è il creatore del corpo e dell'anima. Questo è illustrato molto bene nel racconto della Genesi: dopo aver modellato il corpo umano «dalla polvere della terra» come lo scultore modella una statua, Dio «gli soffiò nelle narici un alito vitale e l'uomo divenne un'anima vivente» (Genesi 2/7). Qui é chiarissimo che l'uomo è un'unità profonda di anima e corpo che, certo, devono essere distinti ma non separati, come è purtroppo accaduto nella teologia cristiana quando ha in parte abbandonato il terreno biblico e ha subito l'influenza determinante della filosofia greca. Nella Bibbia l'uomo non «ha» un corpo, «è» un corpo; non «ha» un'anima, «è» un'anima. Non è metà corpo e metà anima ma integralmente corpo e integralmente anima. L'uomo, potremmo dire, è un corpo animato, oppure, se si preferisce, un'anima corporea. Ma come il corpo non vive senz'anima, così l'anima non esiste senza corpo. Francamente non credo che l'anima «entri» o «esca» dal corpo, come se il corpo fosse il nido e l'anima la rondine che ne fa per un tempo la sua dimora, e poi lo abbandona, al momento di migrare. Secondo me (e non pretendo, ovviamente, di rappresentare tutto il pensiero protestante) l'anima non «entra» nel corpo a un certo punto del suo sviluppo, ma si forma lentamente con esso e in esso, cresce progressivamente nella creatura umana anzitutto come coscienza di sé, poi come coscienza di sé in rapporto agli altri e al mondo e infine, là dove interviene la fede, come coscienza di sé in rapporto a Dio. L'anima è il centro dell'autocoscienza e delle relazioni dell'io, è ciò che caratterizza l'uomo come essere personale e relazionale. L'uomo è persona, l'uomo è relazione. Grande è il mistero della persona umana ed è, credo, impossibile individuare con certezza ciò che fa di un essere umano una persona. Possiamo tutt'al più avvicinarci a questo «pruno ardente», analogo a quello davanti al quale Mosè si dovette fermare, e togliersi i calzari; il pruno ardente dal quale una voce diceva: «Io sono». Era la voce di Dio (Esodo 3/14). Anche l'uomo, ogni uomo, può dire e dice: «Io sono», e così si afferma come persona. Ma nell'io dell'altro pruno ardente umano non possiamo entrare, dobbiamo fermarci prima. Ecco perché la persona resta un mistero (anche rispetto alla persona che noi stessi siamo: siamo, in fondo, un mistero a noi stessi!), possiamo tentare di circoscriverlo, non riusciamo a svelarlo. Nel tentativo di circoscriverlo possiamo dire due cose: la prima è che c'è persona dove c'è o c'è stata coscienza di sé; la seconda è che c'è persona dove c'è o c'è stata capacità di relazioni (e l'embrione, credo, non ha ne l'una ne l'altra).

4) In virtù delle considerazioni sin qui fatte possiamo concludere dicendo che per la fede cristiana evangelica (ma anche per quella cattolica classica: Tommaso d'Aquino docet!), l'embrione non è persona. Dire che lo è, come sostiene la teologia cattolica odierna, è una forzatura logica e teologica che né la Scrittura, né la ragione, né la tradizione cristiana prevalente né, soprattutto, la fede comandano. Se si vuole «difendere l'embrione», non c'è alcun bisogno di ricorrere a questi mezzi. Neppure qui il fine (buono) giustifica il mezzo (non buono). Naturalmente, dire che l'embrione non è persona non significa dire che è una cosa: non è una cosa, è una promessa. Né significa misconoscere o addirittura negare quella sorta di «diritto all'esistenza» implicito in ogni processo vitale avviato. Questo diritto, credo, va riconosciuto, affermato e rispettato, senza bisogno di sostenere che l'embrione è persona. Ciascuno di noi sa bene che se questo diritto non fosse stato rispettato quando noi eravamo embrioni (lo siamo stati tutti noi che viviamo), semplicemente non esisteremmo. Come ci ha insegnato, tra gli altri, Albert Schweitzer, la fede nel Dio creatore produce, fra le altre cose, il «rispetto per la vita». Così è abitualmente tradotta l'espressione tedesca assai più pregnante adoperata da Schweitzer: Ehrfurcht vor dem Leben, cioè, letteralmente «timore reverenziale (o riverente) davanti alla vita». Se ci fosse, nel nostro mondo ci sarebbe meno morte".

La riflessione comunque si trova a questo indirizzo:
http://www.chiesavaldese.org/pages/commenti/bioetica/embr_pers_fede.html
Alex 07 giugno 2005 00:00
Far fallire un referendum è un'arma assolutamente democratica e legittima, non vedo perchè si debba demonizzare chi la pensa in questo modo.
Chi va a votare no, con questo sistema, è masochista, rischia solo di far vincere la controparte.
Se qualcuno ha paura di non avere la maggioranza dalla sua non può pretendere che chi è contrario vada a votare no per farlo vincere! Se il sì ha il 50%+1 degli elettori dalla sua parte non ha nulla da temere. Oppure si vuole pretendere di vincere anche in minoranza?
Luca 08 giugno 2005 00:00
Il problema è che chi si astiene non avrebbe automaticamente votato NO. Il quorum e' una stupidata: il diritto di voto è di tutti, le elezioni non vengono certo invalidate per la mancanza del quorum
Annapaola 08 giugno 2005 00:00
Domenica 5 giugno, su "Repubblica" (pagine di cronaca di Firenze) c'era una bella intervista a don Fabio Masi, un prete cattolico, ordinato cinquant'anni fa, che con molta semplicità diceva che andrà alle urne per esprimere il suo voto sui vari quesiti, seguendo la voce della sua coscienza, illuminata da tutte le rfilessioni umane, ma soprattutto dal Signore. Segnalo questo fatto perché mi sembra degno di nota. Nessuno infatti, in tutto questo dibattere, ha ricordato che è dottrina della chiesa cattolica anche quella del primato della coscienza personale. Il che dà al cattolico la responsabilità di ascoltare tutte le opinioni, ma, alla fine, formarsi un proprio giudizio personale,e seguire quello.
Alex 08 giugno 2005 00:00
Attenzione, le elezioni sono necessarie per esprimere un governo del paese, votare per un referendum (peraltro solo abrogativo) non è per nulla necessario in quanto si deve solo decidere se abrogare una parte di una legge già in vigore. E poichè lo stesso viene indetto a seguito di raccolta firme è anche giusto che susciti un certo interesse. Il non voto è legittimo in quanto rifiuta lo strumento referendario per una determinata questione. Io non capisco perchè chi è tanto convinto di essere in maggioranza vuole vincere anche con pochi voti. Chi ha la maggioranza vada a votare e vinca con le proprie forze, e non si occupi di chi legittimamente decide di fare altro.
CIVIS 11 giugno 2005 00:00

PER CHI VUOLE CHE IL REFERENDUM SI DECIDA COI VOTI (Sì O NO NON IMPORTA) E NON CON LE ASTENSIONI:
ANDARE A VOTARE DOMENICA MATTINA PRESTO, PRIMA DELLE 11, quando saranno fatti i primi rilevamenti delle percentuali di voto. Se saranno alti, ciò potrebbe spingere ad andare a votare anche chi vuole boicottare il referendum. E allora, secondo me, qualunque risposta prevalga, avrà vinto la democrazia e il senso civico.
Mattia 11 giugno 2005 00:00
Alex, premesso che l'astensione è leggittima.. è anche vero che l'art. 48 della costituzione definisce il voto un dovere civico: senza distinzione fra voto amministrativo,politico o referendario. Il tuo discorso sulla necessità o meno di andare a votare non sussiste.
Alex 11 giugno 2005 00:00
Mattia, però dimentichi che per il referendum (art.75) è previsto un quorum, ciò implica che si possa andare o meno a votare.
Tra l'altro non capisco perchè io debba essere trascinato alle urne per abrogare una norma già votata dal parlamento (regolarmente eletto, titolare della funzione legislativa).
Non confondiamo le cose, il referendum è una votazione (peraltro non necessaria, visto che non può essere propositivo) rischiesta da una minoranza di elettori; sta a loro dimostrare di essere maggioranza, chi è contro il referedum, per vari motivi (tra i quali i costi), ha tutto il diritto di farlo fallire.
Io davvero continuo a non capire perchè chi si sente rappresentante della maggioranza degli italiani continui ed avere paura del quorum: se sono in maggioranza, bastano i loro voti!
Alex 11 giugno 2005 00:00
Civis, la democrazia vince anche se il referendum fallisce, visto che nessuno punta la pistola alla tempia per tenere a casa gli elettori. Finiamola con questo giochino sporco di delegittimare chi fa una propria scelta consapevole. Preferisco chi sta a casa a chi va a votare senza sapere di cosa si parla!
enrico 11 giugno 2005 00:00
sono spiacente per alcuni di Voi - Non riesco a valutare se è meglio votare si o no ma sicuramente voterò per il quorum
CIVIS 13 giugno 2005 00:00
Alex, come fai ad affermare con tanta sicurezza che io, dicendo la mia opinione, faccio il "giochino sporco di deligittimare chi fa una scelta consapevole"? E credi davvero che tutti quelli che non sono andati alle urne lo abbiano fatto consapevolmente? Non fare torto alla tua intelligenza, ti prego.
Alex 13 giugno 2005 00:00
Civis, ovviamente non era un attacco alla tua persona, ma una considerazione derivata anche dagli appelli di questi giorni (soprattutto di parte radicale, che puntano solo a trovare motivi di delegittimazione di queste votazioni e di chi la pensa diversamente).
Io dico che il Italia il potere legislativo sta in capo al parlamento. Il referendum è uno strumento utile, ma è solo abrogativo ed il fatto che esista il quorum lascia anche la possibilità agli elettori di decidere di far fallire il referendum stesso, cosa che non provoca niente bisto che la legge è già in vigore.
Io credo che se qualcuno vuole cambiare leggi già esistenti (e votati da una maggioranza democraticamente eletta) deve dimostrare di essere in maggioranza, non può pretendere di vincere con il 20% dei voti favorevoli!
Il non voto si può giustificare in vari modi, di sicuro chi non è andato a votare non era per il sì.
CIVIS 13 giugno 2005 00:00
Alex, prendo atto della tua correzione di tiro, però era meglio se tu avessi mirato subito per bene. Infatti, secondo me non è corretto prendere una dichiarazione personale e dire che è ideologica o cose simili (un po' come hai fatto tu col "giochino sporco"), perché in questo modo mi pare che davvero si delegittima l'interlocutore, riducendolo a un povero fesso che segue le mode a un diabolico essere che vuole fare chissà che. Non facciamo dunque processi alle intenzioni, ma esprimiamo il nostro parere in modo positivo. Io resto dell'idea che la vanificazione del referendum con l'astensione non faccia un buon servizio alla democrazia, perché sempre per me segna un disamore verso di essa democrazia, un non dare importanza alla "partecipazione" diretta. Può darsi che mi sbagli, ma temo che alle prossime elezioni ci sarà una partecipazione più ancora più scarsa che alle precedenti. Ma così si logorano questi pur poveri strumenti della democrazia diretta, e se un giorno ci vengono tolti, ops... sarà buon gioco dire: tanto non ve ne facevate un bel niente.
Non pretendo che tu condivida le mie ragioni, ma ti prego di credere che sono molto sincere e preoccupate. Se poi fanno chissà quali giochi, sappi che anche le tue opinioni possono essere usate per scopi diversi da quelli onesti che tu dai loro.
FABRIZIO 13 giugno 2005 00:00
Chi oggi attacca in maniera furibonda il centrodestra per il fatto che si sarebbe permesso di "suggerire" agli elettori di non andare a votare per delegittimare il referendum, dimostra di avere poca memoria!

Mi sembra infatti di ricordare che più volte, da autorevoli esponenti del centrosinistra, si è "caldamente" suggerito di andare al mare, invece di votare (Craxi et Amato docet) !!

E senza andare troppo in là con gli anni, se non ricordo male, pochi mesi fa, un certo sig. Bertinotti, suggerì caldamente gli italiani di non andare a votare il referendum sull'art.18, al fine dichiarato di boicottarlo (cosa che infatti avvenne puntualmente).

Quindi, mi fanno specie i politici tutti, di destra e/o di sinistra che, prima predicano bene, e poi razzolano male, a seconda di cosa ci sia in palio !

Ultimamente, lo strumento referendario, ha perso notevolmente l'interessamento da parte degli elettori, anche perché é sempre più difficile capire con quel:
"... volete voi abrigare l'art.xxx limitatamente al paragrafo zzz e relativamente alle parole "abcdefghi" ecc. ?

Io ho chiesto a mio padre se avesse capito cosa c'era scritto sulle schede e lui mi ha risposto che, non avendo capito nulla, le ha ributtate nell'urna bianche !

Sono totalmente d'accordo con chi afferma che lo strumento referendario é troppo importante per sciuparlo con tutti questi quesiti complessi e la cui legislazione deve essere seguita dal parlamento (l'abbiamo messo lì apposta).

Non trovo neppure corretto abolire, come qualcuno vorrebbe, il quorum.

Infatti, non dimentichiamo che chi non va a votare un referendum abrogativo, può anche voler semplicemente dire che gli sta bene la legge così com'é e che é casomai onere chi la vuole cancellare, portare almeno il 50%+1 alle urne.

Aggiungerei che un referendum costa circa 300 miliardi di vecchie lire e che con questi soldi ci si possono costruire quasi 2 ospedali !!!

Allora, invece di sciuparli come da un pò di anni stiamo facendo, non sarebbe forse meglio costruire ospedali, o asili o case di riposo per i nostri anziani ?

Quando la finiremo di cedere ai capricci di chi non riconosce alla maggioranza (qualunque esa sia) il diritto di governare per 5 anni ?

Quando l'anno prossimo il governo finirà il suo ciclo, chi andrà su, chiunque esso sia, se non gli aggradirà la legge sulla fecondazione, sarà libero di cambiarla, ammesso che ne abbia la maggioranza.

Basta con tutti questi referendum sciupasoldi, noi non siamo svizzeri !
Giuseppe P 13 giugno 2005 00:00
Qui non era questione di centro destra o centro sinistra, più che altro di persone che cercavano di intercettare la benevolenza CEI e Vaticano.

Abolirei il quorum se la promozione del referendum interessa 10 consigli regionali o porta un numero di firme quadruplo rispetto a quelle previsto oggi.
Pulirei le liste degli aventi diritto, per chi non vota alle poltiche da 20 anni.
VIC 13 giugno 2005 00:00
Quello che posso noatre è che quando si tratta di elezioni politiche,lo stato ti dimezza anche il biglietto del viaggio per fare il buon cittadino e andare a votare,ma quando si tratta del referendum nn esiste più nulla,nè par condicio,nè sovvenzioni(ognuno si permette di dire quello che si deve faresenza pero' influenzare le coscienze,dicono...)...NIENTE!Se nn esistesse questo quorum da raggiungere e il referendum fosse stato valido per quel 25% votante sarebbe stato molto meglio!Il referendum è forse il solo strumento di espressione popolare,ma noi abbiamo dato questa dimostrazione di civiltà nn andando a votare...Il "diritto al voto" si chiama...avrei preferito un NO secco e non quest'astensionismo stupido(per dimostrare cosa poi???).Quando poi le vite di persone care sono legate ad un filo e si devono spendere soldi di cure e di VIAGGI all'estero,voglio proprio vederli gli astenuti!A meno che siano tanto ricchi da fregarsene di quelli che invece soldi non ne hanno.
Alex 14 giugno 2005 00:00
Vic, in Italia ci sono due tipi di referendum: quello confermativo (a seguito di modifiche della costituzione senza che sia stata raggiunta la maggioranza qualificata richiesta) e quello abrogativo. Quest'ultimo si limita a chidere di abrogare una norma già esistente, o parte di essa, ed è prevsito il quorum. Quindi non è assolutamente necessario andare a votare, chi rifiuta questo strumento o chi vuole mantenere le cose come stanno (una legge approvata dal parlamento) può benissimo non recarsi alle urne. Ma con che faccia si continuano ad accampare scuse quando circa il 22% degli elettori ha votato sì? E' stata una sconfitta netta del SI, ed i comitati promotori dovrebbero solo fare autocritica. Se ci fosse stata davvero una maggioranza di sì bastava che questi si fossero recati alle urne ed avrebbero vinto senza problemi, infischiandosene di voti NO o di astensioni.
Per quanto riguarda i viaggi all'estero... beh ci sono questioni etiche da affrontare, non tutto ciò che è ammesso altrove deve essere necessariamente ammesso anche da noi, altrimenti ci livelliamo verso il basso. In alcuni paesi dell'Africa è ammessa la mutilazione genitale, in altri paesi è ammessa la pena di morte, in altri ancora il turismo sessuale, altrove la lapidazione... quindi dovremmo ammettere tutto ciò anche in Italia visto che all'estero si fa?
Alex 14 giugno 2005 00:00
Civis, gli interventi dei radicali e degli altri comitati promotori, che invece di fare autocritica cercano di attacare qualcuno, di "bollare" in vari modi chi non è andato a votare, continua a farmi pensare male.
Piuttosto, ora consideriamo quanti soldi sono stati sprecati per tutti i referendum proposti (alcuni veramente del tutto inutili). I radicali dovrebbero renderci conto di questo, invece di occuparsi di delegittimare gli altri o di dire "me ne infischio dei risultati, noi andiamo avanti lo stesso": questa è lezione di democrazia? Democrazia è anche rifiutare uno strumento referendario abrogativo, che per legge necessita di un quorum per essere ritenuto valido.
Che propongano un referendum davvero utile e nella quale si riconsce la maggioranza degli italiani, e vedremo se il quorum non verrà superato.
FABRIZIO 14 giugno 2005 00:00
Vorrei fosse chiaro che la mia posizione nel merito dell'ultimo referendum é politicamente ininfluente.

Il mio discorso vale per tutti i referendum in generale.

Le leggi le fa il parlamento che, in base alle elezioni, gode per 5 anni (o meno) della fiducia e del mandato di coloro che lo hannno votato e che hanno consegnato nelle sue mani il diritto-dovere di governare.

Una minoranza, che non accetta queste regole e che si appella al popolo strumentalizzando, come sempre accade i quesiti, é una minoranza che non ha accettato quanto stabilito dalla maggioranza secondo i patti costituzionali.

Il referendum im Italia fu istituito per cose ben più gravi, importanti e sopratutto, "COMPRENSIBILI" a chi deve operare una scelta.

Un conto é chiedere agli italiani se vogliono il re o la repubblica, o se vogliono o no le centrali nucleari o se vogliono o no il divorzio ecc.

Ultimamente, i referendum sono stati strumentalizzati da coloro che, non riuscendo a legiferare in parlamento con maggioranze riconosciute, vorrebbero farlo strumentalizzando il popolo.

Non sono d'accordo con questo abuso di referendum; pare che l'ultimo sia costato 450 miliardi che potevano esere impiegati meglio.

Non sono neppure d'accordo con l'abolizione del quorum.

Infatti già oggi, col quorum, una legge può essere modificata anche solo dal 50%+1 del 50%+1 degli aventi diritto al voto.

Questo significa che il 25% dei cittadini può votare e decidere per il restante 75%.

Abbassare ulteriormente questa percentuale significherebbe dare uno strumento potente in mano a pochi.

Non dimentichiamo che a votare ci va sopratutto che é determinato a cancellare la legge, mentre spesso, chi non ci va é perché, tutto sommato, ritiene che le cose stiano bene così come sono, dando quindi pieno mandato al parlamento.

Smettiamo di offendere o stigmatizzare chi non é andato a votare, ricordiamoci che l'arma del boicottaggio del "non voto" é sempre stata utilizzata indifferentemente da destra e da sinistra.

Se la legge va modificata, casomai, ritengo che vada innalzato il numero di firme ad almenoil 10% dei vonati (3 o 4 milioni di firme).

E sopratutto, a referendum fallito, ne farei pagare le spese a chi l'ha provocato !

Forse é il caso di pensare a lavorare ed al paese che é sull'orlo di una bancarotta latino-sudamericana, invece che...... alle cellule staminali !

Di questo passo, i nostri figli, non si porranno neppure più il problema di come "fecondare" gli ovuli, perchè non sapranno neppure con quali soldi mantenerli (i loro figli) !

Ettore 14 giugno 2005 00:00
x Fabrizio

Sei proprio sicuro che una buona parte del 75% degli Italiani che NON è andato a votare l'abbia fatto coscientemente e non magari per pigrizia e/o menefreghismo?

Paesi come la Svizzera sono INCIVILI visto che i referendum sono all'ordine del giorno?

Sei proprio sicuro che i parlamentari Italiani siano presenti con il cuore e con il cervello quando votano certe leggi.

Non ti sorge il dubbio che MOLTISSIMI interessi di ogni tipo influenzino certe scelte?

Se il popolo E' SOVRANO in una repubblica perchè non dovrebbe esprimersi con il referendum????

Oggi è il 14 Luglio la nazione si è già espressa con il NON voto.....CONSAPEVOLEZZA o MENEFREGHISMO???
Pier Giorgio 14 giugno 2005 00:00
Ma, Fabrizio, abbiamo imparato dallo stesso libriccino? Stavo per intervenire su questo argomento, ma mi hai preceduto !
Questi "referendum" non fanno altro che depauperare il concetto costitutivo, nell'uso che se ne fà. ! Per di più, chi accusa la Chiesa o qualche suo esponente di ingerenza, tanto varrebbe accusare anche tutti coloro di parte opposta(radicali in primis) che hanno spinto, indotto, consigliato,obbligato fazione per fazione alle tre opzioni principali di comportamento elettorale. E poi, per la ragione che cinquecentomila firme obblighino quarantacinquemilioni di persone a dedicarsi a quella che ora è politicuncola "da quattro soldi" ed adesione forzata a problematiche incomprensibili(per i più)vedansi i 20 referendum proposti qualche anno fà tutti insieme) e di ricerca di tendenze per ispirarsi a nuove seccature di innovazioni ed invenzioni di dibattiti politici tanto per far vedere che qualcuno c'è, mi sembra alquanto ridicolo. Abbiamo cinquantamila leggi, e se ogni mattina un qualsiasi rompiscatole si alzasse per promuovere un suo referendum abrogativo, ci vorrebbero 140 anni e se si facessero anche i propositivi ? Propongo di abolirlo dalla Costituzione (ultimo referendum) così si smette di spendere euro per pagare un popolo di scrutatori, di stamperie, di allestimento di seggi, di far perdere tempo a tutti ascoltando le infinite incomprensibili spiegazioni radio-televisive, ma finalmente di veder lavorare alacremente i rappresentanti del Popolo, che altrettanto, non costano poco.!
Pier Giorgio 14 giugno 2005 00:00
Proprio perchè il Popolo è sovrano, ha deciso che per esso ci sia il Parlamento che è rappresentante del Popolo. Se io delego una terza persona a rappresentarmi, non andiamo in due a decidere, semmai revoco il mio rappresentante. Facciamo invece dei referendum abrogativi per le leggi (che sono modificabili dal Parlamento)per togliere dai posti di comando e parlamentari gli scaldasedie e gli incapaci.Ciao.
Alex 14 giugno 2005 00:00
Ettore, la Svizzera ha un sistema completamente diverso, il referendum non è solo abrogativo come da noi. Dobbiamo attenerci al sistema che abbiamo, eventualmente modificarlo, ma finchè è questo va rispettato.
Forse chi non è andato non voleva votare contro.. ma di sicuro non voleva votare a favore, se no lo avrebbe fatto! Quindi visto che già una legge c'è, non vedo perchè debba essere modificata dalla minoranza.
I cittadini hanno avuto la possibilità di esprimersi, e hanno scelto di non farlo! Ricordiamoci che il referendum è proposto da una minoranza e quindi non vedo perchè questa mi debba "costringere" ad andare alle urne per modificare una legge esistente. A meno che questa minoranza non sia maggioranza... ma non sta a chi è contrario andare a votare sì!
Quindi sottoscrivo in pieno quanto ha scritto Fabrizio.
Chiara 14 giugno 2005 00:00
alla fine della fiera il 75% dei consapevoli cittadini italiani ha riso in faccia al lusso di scegliere. un giorno vorranno scegliere e il potere riderà loro in faccia.
FABRIZIO 14 giugno 2005 00:00
Ettore mi domanda:

"Sei proprio sicuro che una buona parte del 75% degli Italiani che NON è andato a votare l'abbia fatto coscientemente e non magari per pigrizia e/o menefreghismo?"


Che sia pigrizia, menefreghismo o coscientemente, a mio avviso sono tutte ragioni che mi fanno pensare che chi non ha votato ritiene che le cose vadano bene così e non vedeva motivo per cambiarle o non voleva che cambiassero.
Comunque, si tratta di una scelta !
E' invece ovvio che chi promuove il referendum per cambiare le cose, andrà sicuramente a votare.

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"Paesi come la Svizzera sono INCIVILI visto che i referendum sono all'ordine del giorno?"

Non direi !
Semplicemente hanno un ordinamento diverso, propongono referendum più articolati e sopratutto da loro i referendum non sono solo abrogativi ma anche propositivi.
Quindi un confronto non é possibile.

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"Sei proprio sicuro che i parlamentari Italiani siano presenti con il cuore e con il cervello quando votano certe leggi.
Non ti sorge il dubbio che MOLTISSIMI interessi di ogni tipo influenzino certe scelte?"


Voglio sforzarmi di credere che i parlamentari agiscano secondo il mandato loro affidato.
E quando scopro che non è così, molto semplicemente non li voto più e li cambio!

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"Se il popolo E' SOVRANO in una repubblica perchè non dovrebbe esprimersi con il referendum????"


Perché non si possono mobilitare le masse ad ogni stormir di fronde, altrimenti il parlamento cosa l'abbiamo messo a fare ?
Il nostro é un ordinamento bicamerale e l'istituto del referendum fu voluto dai padri costituenti per garantire una arma di difesa dal cittadino che ritenesse di essere defraudato dai suoi diritti.
I nostri "parlamentucoli" lo hanno stravolto e "truiccato" per trasformarlo in uno strumentio legislativo:

Facendo abrigare una parola la, una frase qua, una virgola su e una giù hanno cercato di farlo divenatre uno strumento per mofificare le leggi.

Questo non era lo scopo per cui fu inventato quasi 60 anni fa !

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"Oggi è il 14 Luglio la nazione si è già espressa con il NON voto.....CONSAPEVOLEZZA o MENEFREGHISMO???"


A mio avviso: .... stanchezza di essere presi in giro da certi politici e di essere trattati come marionette nelle loro mani !
Avrei voluto vedere se avessero fatto un referendum per proibire il fumo nei locali pubblici:

Avremmo avuto il 100% dei votanti (almeno credo) !!!

VIC 16 giugno 2005 00:00
Alex,paragonare la fecondazione assistita alla pena di morte,alla lapidazione e altro mi sembra un po'esagerato!Cmq,sono punti di vista diversi,bisogna trovarsi in quelle situazioni.
Alex 16 giugno 2005 00:00
Vic, non le ho paragonate. Ho detto solo che se vale quel principio allora non può essere fatto valere in alcuni casi sì ed in altri no. Io ritengo che un discorso del genere non abbia alcun fondamento.
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