NESSUNO
30 marzo 2005 00:00
Parlarne? Sì, per dire che potrebbero essere fra i soldi spesi meglio, dato che servono, a quanto mi consta,a dare pace e tranquillità a persone che non si sentono a casa propria nel corpo di cui la natura le ha dotate, e che si trovano in tutti i ceti, anche, abbastanza spesso, in quelli poco, se non meno abbienti.
Quando la legge riconobbe il diritto di usufruire del servizio sanitario, molti interessati tirarono un sospiro di sollievo, perché fino a quel momento il "cambio di sesso" era un lusso riservato a chi si poteva permettere di andare a Casablanca e posti del genere.
Detto questo, un approfondimento sull'argomento per capire meglio e avere anche i dati e le statistiche di tutti questi anni, è senz'altro benvenuto.
Giuseppe P.
30 marzo 2005 00:00
Nei termini della formazione della personalità, l'identità di genere è una delle prime, potenti, pervasive, costanti pressioni che si esercitano sul nascituro: egli è, prima di tutto, anche prima di ricevere un nome e di essere ombelicalmente separato dalla madre, o maschio e femmina, e poi tutto il resto.
Il rispetto per le differenze individuali e l’abolizione di ogni forma di discriminazione costituiscono un arricchimento culturale; è per tale ragione che il benessere di una comunità può essere assicurato soltanto laddove venga riconosciuto a ciascuno il diritto a vivere in accordo con la propria identità.
Il riconoscimento del diritto all’autodeterminazione dell’individuo e il rispetto per i diritti altrui, costituiscono la base necessaria per il realizzarsi di scelte individuali che risultino fondate, tanto sulle specifiche condizioni esistenziali dell’individuo, quanto sulle sue proprie modalità di vita e di lavoro.
La costruzione dell’identità, più precisamente dell’identità di genere, va intesa come un processo le cui radici vanno rintracciate nelle più precoci fasi di vita. Essa può essere considerata il prodotto di una rete di fattori biologici e relazionali, il cui complesso intreccio esita nella declinazione delle differenze individuali.
L’Identità di Genere è parte integrante della realtà intrapsichica, così come di quella interpersonale e sociale. Le differenti forme di disagio psicologico, derivanti da anomalie nel processo psicofisiologico di sviluppo dell’identità, possono essere affrontate, sul piano della clinica, in modo diverso. I criteri di trattamento, comunque, devono trovare un ampio consenso professionale, e quindi un’adeguata omogeneità nei differenti "luoghi di cura". Ciò garantisce la salvaguardia e il benessere delle persone, così come la possibilità di confronto e lo sviluppo della ricerca scientifica in tale campo.
Ritengo quindi che anche una persona di reddito medio-basso abbia il diritto di fare tale intervento (pagando magari il ticket) - ma a pensarci anche quelli ricchi, visto che per lo più vengono eliminati dal testamento e allontanati come appestati.
margie
04 aprile 2005 00:00
Non credo che fare un'operazione chirurgica gratuitamente risolva i problemi. Voglio dire, c'è un problema di identità forte e c'è una società che non accoglie il transex : notare che chi ha cambiato sesso ha pochi sbocchi lavorativi; o lavora nel mondo dello spettacolo o si ritrova sulla strada.
E poi, insomma, si sono create le fasce di farmaci a pagamento, il ticket per fascia di reddito e si elargisce l'operazione chirurgica per il cambio di sesso gratuitamente? Mi sembra che si passi da un estremo all'altro.
Giuseppe P.
04 aprile 2005 00:00
Si è vero, hai ragione. Solo su un punto Margie... i transessuali che hanno avuto "l'autorizzazione" (è dura averla) all'operazione ti garantisco che NON SI PROSTITUISCONO. Sulla strada ci sono travestiti (uomini). Se facessero l'operazione non lavorerebbero più ;-) (evito di essere esplicito nello spiegare le motivazioni).
E tra l'altro Margie, tieni conto che con l'operazione, la persona non PUO PIU AVERE DI FATTO ORGASMI (l'operazione non ricostruisce tutto l'apparato femminile interno, e l'apparato maschile scompare... tuttavia resta la prostata che dovrebbe offrire una "via alternativa" di piacere).
Questo è l'unico punto di perplessità personale.
Avevo cercato di documentarmi tempo fa e avevo fatto questa scoperta. Chiunque ne sapesse qualcosa si facesse sentire. Anche per confutarla.
Se però questo serve a risolvere un grosso disagio... ben contento ripeto che l'operazione sia offerta dalle strutture pubbliche, pagando il ticket.
NESSUNO
04 aprile 2005 00:00
A quello che dice Giuseppe P. va aggiunto che, prima di ammettere una persona (uomo o donna che sia all'angrafe) alle operazioni (a volte sono più di una) di cambiamento di sesso, è previsto che si proceda a una seria consulenza psicologica per verificare che una cosa così irreversibile non sia fatta con leggerezza.
Vi segnalo una cosa sull'argomento che ho trovato su internet a qu7esto indirizzo:
http://www.quaderniradicali.it/agenzia/index.php?op=read&nid=2296.
A Margie mi sento di dire che può essere vero che si passa da un estremo all'altro, ma non sta a noi cittadini contribuire alla razionalizzazione in senso restrittivo. Personalmente mi batto per il contrario, che siano mantenuti i migliori servizi al prezzo minimo, perché sulla salute non si può mercanteggiare.
NESSUNO
04 aprile 2005 00:00
Scusate il bis, ma a chi interessa il tema del transessualismo, operazioni ecc., può cercare Jole Baldaro Verde su un motore di ricerca; è una psicologa che si occupa dell'argomento da molto tempo e ha pubblicato anche libri interessanti e comprensibili.
margie
04 aprile 2005 00:00
Temo di essermi spiegata male e mi spiace. Non volevo dire che disapprovo, semplicemente volevo dire che c'è stata la fase iniziale in cui l'intervento veniva concesso troppo facilmente.
Giuseppe P.
05 aprile 2005 00:00
No no, cmq in tutto il mondo il via libera all'intervento è stato sempre subordinato a una serie di colloqui, che potevano concludersi con un "ok" o con un "no".
Proprio perche come dice NESSUNO, per verificare che una cosa così irreversibile non sia fatta con leggerezza.