francescomangascia
17 dicembre 2010 07:46
PROVE, cioè FONTI
I pacifisti di Wikileaks danno una mano ai talebani
Tags: Afghanistan, Assange, guerre di pace, Hamid-karzai, pacifisti, talebni, Times, wikileaks2 commenti Bolognese, 47 anni, ha seguito tutte le missioni italiane degli ultimi 20 anni. Dirige Analisi Difesa ed è opinionista del Giornale Radio RAI. Ha scritto "Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane".
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Julian Assange, Wikileaks
Non è certo la prima volta che su questo blog definiamo i pacifisti “amici dei nemici” ma nel caso dei rapporti segreti del Pentagono resi noti nei giorni scorsi da Wikileaks si può davvero parlare di un aiuto militare concreto reso ai talebani.
I files pubblicati dall’organizzazione guidata da Julian Assange non contengono veri e propri segreti militari né informazioni che non siano già state fornite in passato dai media ma su molti rapporti compaiono nomi, indirizzi e riferimenti a informatori afghani che svolgono un lavoro prezioso e pericoloso per le forze alleate nelle aree più calde del Paese.
Il primo a puntare il dito contro Assange per aver messo in pericolo la vita di molti cittadini afghani è stato il quotidiano Times che ha spulciato i 92 mila documenti riservati trovando i nomi di molti afghani che cooperano con le truppe della coalizione.
“In sole 2 ore di ricerca nell’archivio di Wikileaks, abbiamo trovato dozzine di nomi di afghani accreditati come informatori delle forze Usa. Vengono svelati i nomi delle città in cui vivono e in molti casi anche quelle in cui risiedono i loro genitori” scrive il Times. In un commento il giornale londinese rimprovera Washington per la negligenza dimostrata nel proteggere i segreti riguardanti i suoi alleati afghani ma accusa Assange di aver compiuto un atto “egotistical, immature, hypocritical and colossally irresponsible”.
Il fondatore di Wikileaks aveva dichiarato lunedì di non aver pubblicato altri 15 mila documenti “perché menzionavano nomi di afghani” ma tra i files on line i nomi degli informatori abbondano e ieri ha difeso il suo operato dichiarando di “non temere di venire arrestato”.
Secondo Robert Riegle, ex dirigente della Homeland Security statunitense, “qualcuno potrebbe essere ucciso nei prossimi giorni “ paventando una lista di proscrizione talebana ricavata dai nomi raccolti semplicemente su Internet.
Una previsione che trova conferma nelle dichiarazioni rese a Channel 4 News dal portavoce dei Talebani, Zabihullah Mujahid. “ Stiamo studiando i rapporti, sappiamo delle spie e delle persone che collaborano con le forze statunitensi e se le persone indicate sono veramente spie sapremo come punirle”. I Talebani sono soliti uccidere le persone accusate di collaborare con le forze della coalizione con pubbliche impiccagioni, decapitazioni o esecuzioni con un colpo alla nuca.
Reazioni indignate contro Wikileaks anche a Kabul dove il presidente Hamid Karzai ha definito “irresponsabile e shockante’” la diffusione di documenti con “ i nomi di alcuni afgani che hanno cooperato con la Nato. Le loro vite sono in pericolo”.
Consapevolmente o no, ancora una volta i pacifisti si dimostrano ben poco neutrali e del resto, fondando Wikileaks nel 2006, Assange la definì “un’organizzazione che si oppone alla politica americana in Afghanistan”. Tra opporsi a chi combatte i talebani e sostenere i talebani il passo pare davvero breve. Grazie a Wikileaks in Afghanistan sarà ancora più difficile per gli alleati “conquistare cuori e menti” e trovare persone pronte a collaborare . Un ulteriore aiuto ai talebani.
gianandrea gaiani
Lunedì 2 Agosto 2010
francescomangascia
17 dicembre 2010 07:47
Analisi Difesa anno 11 numero 110
013 - COMMENTI
WIKILEAKS SVELA POCHI SEGRETI MA MOLTI NOMI DI INFORMATORI AFGHANI DEGLI ALLEATI
di Gianandrea Gaiani
2 agosto - C'è molto di strano di strano nella vicenda dei rapporti segreti del Pentagono giunti in possesso di Wikileaks e pubblicati da New York Times, Guardian e Der Spiegel. La mole di rapporti dei reparti operativi, delle forze speciali e dell'intelligence sfuggiti al controllo stride con l’assenza di dimissioni nei vertici del Pentagono. Possibile che ben 92 mila documenti escano dal Dipartimento della Difesa senza che nessuno ne risponda? Un numero senza precedenti che non può essere liquidato parlando di semplice fuga di notizie ma che dovrebbe mettere in discussione la carriera dei vertici politici e militari del Pentagono. I sospetti sul 22 enne Bardley Manning, l'analista intelligence dell'Us Armyg (già in carcere da maggio per aver consegnato a Wikileaks un video che mostrava il raid di un elicottero che a Baghdad provocò la morte di numerosi civili e di un cameraman dell'agenzia Reuters) fanno sorridere. Possibile che un giovane soldato possa appropriarsi di files riservati senza che i suoi superiori lo scoprano? Se è così il Pentagono si è davvero trasformato nel quartier generale dell’Armata Brancaleone e potrebbe tranquillamente ambientare una nuova serie di film del colonnello Buttiglione.Il portavoce della Casa Bianca, Robert Gibbs, ha dichiarato lunedì’ che il presidente Barack Obama era stato informato ''già la settimana scorsa'' che alcuni media avrebbero pubblicato documenti segreti rivelati da Wikileaks aggiungendo che "è già stata avviata un'indagine sulla fuga di notizie che risale alla fine della settimana scorsa". Quindi i rapporti sarebbero stati sottratti al Pentagono quando Bardeley si trovava da tempo in carcere. La pubblicazione dei rapporti militari è stata giudicata un “crimine” dalla Casa Bianca mentre per il consigliere per la sicurezza nazionale, il generale James Jones, poteva “mettere a rischio la vita degli americani e dei nostri alleati, e minacciare la nostra sicurezza nazionale”. Se così fosse stato la più colossale fuga di notizie della storia avrebbe portato alla rimozione del stesso numero del Pentagono, il Segretario alla Difesa Robert Gates. In fondo il generale Stanley McChrystal è stato cacciato da Obama per molto meno e dal suo ufficio saranno uscite opinioni imbarazzanti per l’Amministrazione ma non certo segreti militari. Il 27 luglio, due giorni dopo la pubblicazione dei file, il Pentagono e lo stesso Obama hanno iniziato a minimizzare la portata delle rivelazioni di WikiLeaks e l’importanza dei documenti “perduti” sostenendo che non contenevano informazioni di grande rilievo. David Lapan, vice segretario della Difesa per i rapporti con i media, ha detto alla Nbc che la diffusione dei documenti in questione non minaccia la sicurezza degli Stati Uniti o dei soldati sul campo. Secondo Lapan i files non erano nemmeno stati classificati come "segreti". Andrew Exum, uno studioso del Center for a New American Security, è della stessa opinione in un suo editoriale sul New York Times afferma di “non aver visto nulla nei documenti che mi abbia sorpreso o detto qualcosa di significativo”.
Segreti ben noti
Wikileaks sarebbe in possesso di altri 15.000 documenti sottratti al Pentagono finora non pubblicati ma è sorprendente che tra i 92 mila resi noti nessuno contenesse informazioni che non fossero già note. L'aspetto più strano di questi segreti è infatti rappresentato dal fatto che tali non sono. Non c'è rivelazione di Wikileaks che non fosse stata già pubblicata dai media. Sul ruolo a dir poco ambiguo dei servizi segreti militari pachistani (Isi) a supporto di talebani e al-Qaeda sono stati scritti centinaia di articoli e decine di libri e in più occasioni la questione ha portato ai ferri corti i rapporti diplomatici tra Washington e Islamabad. La stessa cosa si può affermare a proposito delle vittime civili provocate dal fuoco alleato ai check-points, durante i combattimenti o nei raids delle forze speciali. "Segreti" che riempiono le pagine dei giornali ormai da anni. Neppure i rapporti sulle task force di reparti speciali incaricate di eliminare i capi talebani sono una novità dal momento che da almeno tre anni ne parlano diffusamente i reportage dall'Afghanistan inclusi quelli di Analisi Difesa che hanno anche riferito dell'intensificazione delle incursioni compiute con i velivoli teleguidati Reaper contro i santuari talebani e di al-Qaeda nell'Area Tribale pakistana. Anche il ruolo dei pasdaran iraniani nel fornire armi e addestramento ai talebani non è certo una novità poiché è stato più volte denunciato pubblicamente dagli ultimi tre comandanti alleati a Kabul; i generali Dan McNeil, David McKiernan e Stanley McChrystal. Proprio alle forniture di armi iraniane è attribuito il probabile arrivo di nuovi ed efficienti missili terra aria portatili nelle mani dei talebani. A rivelare nel 2009 le preoccupazioni dell'intelligence per la minaccia rappresentata da queste armi (in particolare il modello russo Sa-18) fu il Sunday Times. Dei vecchi e poco affidabili missili antiaerei Stinger, forniti negli anni '80 dalla Cia ai mujhaiddin per combattere i sovietici, i media si occuparono fin dall'inizio del conflitto afghano anche perché nel dicembre 2001, quando era in pieno svolgimento l'operazione Enduring Freedom che cacciò i talebani da Kabul, i miliziani ne lanciarono senza successo almeno un paio contro aerei cargo americani. Successivamente gli statunitensi recuperarono alcuni degli Stinger ancora presenti in Afghanistan offrendo a chi li avesse consegnati 500 dollari per ogni esemplare.
Ma Wikileaks aiuterà Obama
Inutile quindi cercare "scoop" nelle rivelazioni di WikiLeaks nelle quali abbondano invece le drammatiche descrizioni della prima linea, i dettagli sui combattimenti, i danni collaterali e i soldati colpiti dal "fuoco amico". Dettagli utili a impressionare l'opinione pubblica con il preciso obiettivo di "dimostrare che la natura della guerra deve cambiare'' e ''modificare l'opinione pubblica e far cambiare la posizione di chi ha influenza politica e diplomatica'' come ha dichiarato Julian Assange, l'hacker australiano che fondò ne 2006 WikiLeaks definendola "un'organizzazione che si oppone alla politica americana in Afghanistan". C’è quindi aria di sceneggiata. nell’inedito scontro tra l’hacker pacifista e il presidente Premio Nobel per la Pace e per vederci più chiaro basta forse chiedersi chi guadagnerà dalla diffusione dei rapporti dall’Afghanistan. Il New York Times ha evidenziato che lo scoop di WikiLeaks rischia di far aumentare le già forti resistenze da parte della sinistra liberal del Partito Democratico a rifinanziare il conflitto afghano. Secondo un funzionario dell’Amministrazione Obama dovrà “cercare di convincere il Congresso e gli americani che la strategia in Afghanistan deve continuare oppure decidere in fretta per una presenza militare molto più limitata”. Un sondaggio della CBS ha rivelato a metà luglio che per la prima volta il numero di americani che disapprova la guerra in Afghanistan (44 per cento) è superiore a quanti la sostengono (43 per cento). Le rivelazioni di Wikileaks e i caduti alleati in Afghanistan che hanno raggiunto quota 400 dall’inizio dell’anno aumenteranno la voglia di exit-strategy nell’opinione pubblica che potrebbe avvantaggiare i democratici. A tre mesi dalle elezioni di Mid-term Obama può ancora strizzare l’occhio al voto pacifista contando paradossalmente su un’opinione pubblica sempre più stanca di guerra. In fondo lui, a differenza dei “falchi” repubblicani che a Kabul vogliono la vittoria, ha già annunciato che il ritiro delle truppe dall’Afghanistan inizierà l’anno prossimo e si completerà nel 2014.
Le vittime afghane di Julian Assange
A ben guardare le uniche vittime dei files pubblicati da Wikileaks saranno alcune decine di afghani “sputtanati” perché sui rapporti resi noti compaiono nomi, indirizzi e riferimenti a informatori afghani che lavorano come informatori per le forze alleate nelle aree più calde dell’Afghanistan. A puntare il dito contro Assange per aver messo in pericolo la vita di molti cittadini afghani è stato il quotidiano Times che ha spulciato i 92 mila documenti riservati trovando i nomi di molti afghani che cooperano con le truppe della coalizione. “In sole 2 ore di ricerca nell'archivio di Wikileaks, abbiamo trovato dozzine di nomi di afghani accreditati come informatori delle forze Usa. Vengono svelati i nomi delle città in cui vivono e in molti casi anche quelle in cui risiedono i loro genitori”scrive il Times. In un commento il giornale londinese rimprovera Washington per la negligenza dimostrata nel proteggere i segreti riguardanti i suoi alleati afghani ma accusa Assange di aver compiuto un atto “egotistical, immature, hypocritical and colossally irresponsible”. Secondo Robert Riegle, ex dirigente della Homeland Security statunitense, “qualcuno potrebbe essere ucciso nei prossimi giorni “ paventando una lista di proscrizione talebana ricavata dai nomi raccolti semplicemente su Internet. Una previsione che trova conferma nelle dichiarazioni rese a Channel 4 News dal portavoce dei Talebani, Zabihullah Mujahid. “ Stiamo studiando i rapporti, sappiamo delle spie e delle persone che collaborano con le forze statunitensi e se le persone indicate sono veramente spie sapremo come punirle''. I Talebani in genere soliti uccidono le spie della coalizione con pubbliche impiccagioni, decapitazioni o esecuzioni. A Kabul il presidente Hamid Karzai ha definito “irresponsabile e shockante'” la diffusione di documenti con “i nomi di alcuni afgani che hanno cooperato con la Nato” sottolineando che “le loro vite sono in pericolo”. Per l’ammiraglio Mike Mullen, capo di stato maggiore interforze statunitense,Julian Assange “potrebbe già avere sulle sue mani il sangue di qualche giovane soldato e di qualche famiglia afghana”. I talebani ringraziano non solo per la “soffiata” ma anche perché da oggi in Afghanistan sarà ancora più difficile per gli alleati “conquistare cuori e menti” e trovare persone pronte a collaborare. L’aspetto più sconfortante è però che di fronte a una minaccia alla strategia statunitense in Afghanistan la Casa Bianca si limiti a “implorare” Wikileaks a non pubblicare gli altri documenti classificati del'intelligence militare americana di cui il sito web sarebbe in possesso. Intervistato dalla NBC il 30 luglio, il portavoce della Casa Bianca Robert Gibbs,.ha risposto così al giornalista che gli chiedeva cosa la Casa Bianca possa fare per fermare eventuali altre fughe di notizie: “Non possiamo fare altro che implorare le persone che hanno questi documenti ad astenersi dal pubblicarli. Non bisogna arrecare alle nostre truppe più danno di quello che è già stato fatto”. Eppure, specie dopo l’11 settembre, gli Usa dispongono di leggi per la difesa da minacce alla sicurezza nazionale che consentono azioni un po’ più dure e dignitose dell’implorazione. I casi sono due: la Casa Bianca valuta le iniziative di Wikileaks utili in vista delle elezioni oppure il “power” di Obama da “soft” è diventato flaccido.
Links
http://www.somalimemo.net/
http://igad.int/
http://www.hiiraan.com/op.htm
www.adnkronos.com
http://www.africa-union.org/root/au/auc/departments/psc/amisom/amisom.htm