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IVAN. 26 gennaio 2012 22:52
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Ciao Lucio. Chi non muore si rivede (parlo di me, obv).
Vado subito al sodo (magari semplificando le risposte, ma non ho voglia di postare papironi).
• 1) «Esiste in questa nostra libera italia anche un "Dovere di Sciopero"?»
Formalmente no (e questo già lo sapevi); ufficiosamente invece possono essere circostanze in cui vengono esercitate pressioni sui riottosi (vedi il boicottaggio subìto dagli eventuali crumiri, per esempio).
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• 2) «Quali sono i limiti entro cui la "libertà di sciopero e di manifestazione" può legittimamente estrinsecarsi, e dove diventa abuso?»
Secondo me qui la questione è mal posta.
Per sua stessa natura, uno sciopero DEVE arrecare disagio alla libertà di persone “innocenti”.
Così abbiamo che la “Libertà di scioperare” dei trasportatori va a ledere la “Libertà di guidare” degli automobilisti. E' inevitabile.
Quindi, potremmo concludere che uno sciopero è una forma di “abuso autorizzato”. Sempre e comunque. Per cui non può “diventare” abuso, essendolo già di suo per definizione; semmai, bisognerebbe stabilire i parametri entro i quali diventa “abuso dell'abuso” (perdonami l'ossimoro linguistico, ma credo che renda l'idea...)
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• 3) «Le "libertà" di alcuni, possono invadere ed annullare le libertà di altri?»
Certamente sì, in particolar modo quando le “Libertà” vengono stabilite PER LEGGE e non dal comun buonsenso.
Le leggi si contraddicono spesso l'un l'altra (soprattutto quando vengono emanate come coi “Lego”, cioè un mattoncino dopo l'altro senza tener conto dei precedenti).
Vedi l'esempio sopra: un traspostatore ha la “libertà” di scipoerare, e un automobilista ha la “libertà” di andare dove gli pare. Sono due Libertà che si neutralizzano a vicenda.
In questo caso, la contrapposizione di due eguali “libertà” è evidente...ma esistono molti ALTRI casi in cui la contraddizione delle libertà concesse per Legge è molto più ambigua.
Inoltre una legge è INTERPRETABILE, mentre una Libertà non lo è (o perlomeno non “dovrebbe” esserlo).
Naturalmente, finché deleghiamo ai Codici il compito di stabilire quali debbano essere le nostre Libertà, non saremo stimolati a scoprire quali siano le Libertà intrinseche della nostra natura di Uomini. (Ma questo è un altro discorso.)
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• 4) «Se ci fosse un "abuso di libertà", come i cittadini vengono tutelati, contro tale abuso?»
Nessuna “tutela” individuale; si procede con la revoca generalizzata della Libertà di cui si è abusato.
Basta vedere ciò che è accaduto a questo stesso forum, dove qualche bischero aveva confuso il concetto di “Libertà d'espressione” con “Libertà di scrivere impunemente tutto quel cazzo che si vuole”.
Non ci voleva un genio per capire che, alla lunga, questo scellerato atteggiamento avrebbe attirato drastici provvedimenti da parte del padrone di casa (la Aduc) per mettere un freno all'andazzo di chi abusava delle libertà concesse per devastare lo Spazio Comune.
Solo che le misure restrittive sono ricadute sulle spalle di TUTTI QUANTI, anche su coloro che adottavano un più coscienzioso utilizzo della “libertà d'espressione” concessa.
Lo stesso meccanismo sociale si verifica anche a livello nazionale: con la scusa di mettere in riga quattro coglioni irresponsabili, vengono adottate misure restrittive della Libertà all'INTERA popolazione (incolpevole dei casi in questione).
Ciò che i cialtroni non riescono mai a comprendere da soli (e spesso nemmeno a spiegarglielo) è che una Libertà esiste solo in un DATO MOMENTO; non è una facoltà permanente, e si fa molto presto a PERDERLA.
Quindi AUTOregolamentarsi non è una LIMITAZIONE alla propria Libertà, bensì - proprio al contrario - un modo per evitare di farsi attirare addosso fastidiose regolamentazioni DALL'ESTERNO.
Purtroppo ci vuole un minimo di Autoregolamentazione per comprendere i vantaggi dell'Autoregolamentazione...per cui è un circolo vizioso. (Discorso déjà vu, comunque.)
Fine del mio modesto contributo. Ti saluto, Utente Emerito.
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Lucio Musto 27 gennaio 2012 21:27
Ti ringrazio IVAN per il tuo intervento, garbato e cortese come sempre nel tuo stile.
Ma ti ringrazio soprattutto perché, rispondendo come anche altri, in altri forum, mi hai convinto che sono stato io a porre le domande in modo sbagliato, permettendo che si equivocasse sull’ovvietà della risposta. Naturalmente, tu mi conosci!, non era mia intenzione essere banale, ma ahimè ho scoperto il fianco alle risposte semplici e sussieguose.
Ed allora mi tocca un nuovo giro, per cercare di chiarirmi meglio, anche a costo di annoiare i miei piccolo ma forse anche volutamente poco attento contraddittorio.
1) Tornando a quel primo punto io volevo spiegarmi se chi si sente in suo pieno diritto nello scioperare considera altrettanto lecito violentare un altro che invece scioperare non vorrebbe a seguirlo nella sua azione. Bravo, hai citato i crumiri.
Il lavoratore che esplica la sua democraticità nel diritto di sciopero, si sente altrettanto democratico nel boicottare un altro lavoratore nell’esercizio dello stesso diritto?
2) Qui, siamo sul “de Genesi et origine” dello sciopero, sul che credo che siamo tutti ben informati; ma la domanda (giustamente mal posta, come rilevi) era più sottile, ed assai più impegnativa!
Io chiedo “quali” persone possono subire disagio dallo sciopero, e di “quali” disagi si tratti!
ed attenzione alle risposte vaghe!... perché se cominciamo a “tollerare” molto, ci troviamo presto a dover accettare l’intollerabile!...
Se parliamo di disagio derivante direttamente dall’azione di sciopero, siamo subito d’accordo (se scioperano i fornai non c’è pane, e se scioperano i maestri non c’è istruzione, e se scioperano i tramvieri si va a piedi…); ma se travalichiamo questi limiti senza porre paletti molto precisi… finiamo in un terreno minato!... molto pericoloso e difficilmente gestibile!
Se infatti scioperano i fornai e per DOVEROSAMENTE arrecare disagio agli “innocenti” bruciano i distributori di benzina, o se scioperano i maestri ed assaltano i supermercati, ed i tranvieri in lotta sodomizzano le crocerossine… disagio lo arrecano senz’altro agli “innocenti” che dici tu, ma non so fino a che punto la loro protesta la si possa considerare uno strumento di lotta costituzionalmente prevista e garantita!...
Lo so bene che col mio esempio ho estremizzato, ma la domanda è “dove e chi” mette i paletti fra il lecito e l’illecito?... chi è che decide a priori (e non a posteriori, lì siamo maestri tutti!) se è più letale un sampietrino o un manganello, un estintore o una pallottola?
3) E questo punto non voleva essere che un approfondimento del precedente.
Stavamo parlando di sciopero e limitiamoci a questo.
Se è tua libertà incrociare le braccia sul tuo lavoro, è ragionevole che questo impedisca a me di fare una attività che col tuo incrociare le braccia non ha proprio alcun punto in comune?
E come potrebbe configurarsi una mia reazione a questo tuo voler violentare tale mia libertà completamente scollegata dalla tua… forse legittima difesa?
Mi sembra evidente che se alcuno offende un altro con una gratuita violenza dovrebbe considerare legittima una reazione di pari ed opposta violenza!
Ma poiché non esiste un bilancino universale per misurare violenze e ritorsioni ed ognuno fa pendere un po’ l’ago dalla sua parte, ecco che o abbiamo legittimato un regime di oppressori e di vittime o abbiamo istigato il disordine e la guerriglia urbana. Probabilmente entrambe le cose, a seconda delle forze che sono in ballo.
Non so, ma non credo che i Padri Fondatori, sancendo il Diritto di Sciopero intendessero questo!
Grazie per avermi letto.
Cordialità
Lucio Musto 27 gennaio 2012
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PS - Naturalmente non aggiungo nulla sul quarto punto. E’ sufficiente la tua parola : “”Nessuna tutela individuale””. Riguardo alle tutele generalizzate, sappiamo sin troppo bene come vadano le cose in Italia!
IVAN. 28 gennaio 2012 19:49
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PER CHI SUONA LA SIRENA
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Well, Lucio. Adesso l'intento delle tue questioni è un po' meno cervellotico. (Certo però che anche tu!...Ormai dovresti sapere cosa aspettarti, quando sopravvaluti l'intuitività del popolo internauta.) [smile]
Avevo già rilevato che le questioni 2 & 3 erano grossomodo consequenziali (infatti a mia volta avevo inserito lo stesso esempio in entrambe), ed anche ora ne accorperò le nuove risposte.
Anche se in verità non avrei granché da aggiungere alla tua seguente esplicazione:
• (L.M.) «Se parliamo di disagio derivante direttamente dall’azione di sciopero, siamo subito d’accordo: se scioperano i fornai non c’è pane. Ma se scioperano i fornai e per DOVEROSAMENTE arrecare disagio agli “innocenti” bruciano i distributori di benzina, o assaltano i supermercati, o sodomizzano le crocerossine...non so fino a che punto la loro protesta la si possa considerare uno strumento di lotta costituzionalmente prevista e garantita.»
Ecco, mettiamola così: Io - fornaio - entro in sciopero, e chi vuole pane rimane a digiuno finché il destinatario della mia protesta non scende a compromessi.
Ok. Questo è legittimo. E in tempi passati bastava quello (senza far scomodare le sirene della polizia. O dell'ambulanza.)

Tuttavia non siamo più nella Piotrgrad degli anni '20: oggi la possibilità di “rifornirsi di pane” (eufemismo, obv) può essere facilmente compensata, e così il tipo di sciopero da me adottato diventa inefficace.
Così, per far sentire la voce della mia protesta, mi vedo costretto ad “allargarmi” oltre i confini della legittimità, a costo di mettermi a “bruciare i distributori di benzina” et espedienti affini.
Comprensibile? Sì.
Giustificabile? No.
Lo stiamo vedendo anche adesso: i trasportatori non si limitano ad un legittimo “non trasportare le merci da un posto all'altro”, ma - come MAGGIORATIVO della loro protesta - ci aggiungono anche un ben poco legittimo blocco del traffico.
Questo non mi ispira molta “solidarietà” per la loro causa; nè dal punto di vista sociale, né dal punto di vista umano.
Ma il disagio personale non deve farci dimenticare che gli espedienti adottati in uno sciopero (legittimi o meno) sono solo l'EFFETTO ESTERIORE di un malessere sociale di fondo, e che uno non si mette a scioperare perché vorrebbe una villa con piscina, bensì solo perché vorrebbe riconosciuti i suoi semplici diritti di condurre un'esistenza dignitosa.
E su questo punto dovremmo riconoscerci tutti solidali, indipendentemente dalla “categoria” degli scioperanti di turno.
(Parafrasando un celebre poema di John Donne:)
“Non chiederti per chi suona la sirena; essa suona sempre per te”.
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(P.S:)
Una piccola corrige sulla questione 4 nel mio precedente post: rileggendomi, avrei fatto meglio ad esordire con un “di solito”.
«“Di solito” non c'è nessuna tutela individuale; “di solito” si procede con la revoca generalizzata della Libertà di cui si è abusato.»
Suona più rispondente alla realtà delle cose.
(Inoltre, non scordiamo anche la possibilità del Governo di poter PRECETTARE lo sciopero in corso, qualora esso dovesse violare le modalità previste costituzionalmente (ma magari questo esula dagli argomenti che intendevi specificatamente trattare).
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