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minotauro5801 15 ottobre 2012 12:21
Un ex poliziotto della Questura di Gorizia - poi trasferito a Verona - accusato di alcuni episodi di cessioni di modiche quantita' di hascisc e cocaina, ha patteggiato oggi una pena, sospesa, a sei mesi di reclusione e 1.800 euro di multa.
L'accordo e' stato trovato oggi davanti al giudice del tribunale di Udine. L'uomo 35enne non indossera' piu' la divisa e passera' invece nei servizi civili interni.
minotauro5801 15 ottobre 2012 13:04
Sono 25 su 300 gli agenti accusati dei pestaggi della Diaz. In oltre dieci anni, alcuni di loro sono stati condannati per le violenze commesse nella scuola che, durante il G8 di Genova, era diventata quartier generale di attivisti e manifestanti. Poliziotti che hanno fatto carriera, sono stati promossi, nonostante le accuse.
I VERTICI - Nel 2001, Giovanni Luperi, era vicedirettore dell'Ugicos, ora capo del dipartimento analisi dell'Aisi, ex Sisde. Era stato accusato di falso aggravato, arresto arbitrario e calunnia. I primi due reati sono andati in prescrizione. Per il secondo è stato condannato in secondo grado e 4 anni. Stesse accuse, stessi reati, stesse condanne e stesse prescizioni per Francesco Gratteri. Nel 2001 era Direttore Servizio Centrale Operativo (Sco), ora è a capo della direzione centrale anticrimine (Dca). Gilberto Caldarozzi, vicedirettore centrale dello Sco, ora direttore. Accusato di falso aggravato (3 anni e 8 mesi) e arresto arbitrario. Quest'ultimo prescritto.
LA MOBILE- Stesse sorti per Filippo Ferri, capo della Mobile della Spezia ora trasferito a Firenze. Per Fabio Ciccimmarra, commissario capo a Napoli, ora alla Mobile dell'Aquila. Per Nando Dominici, capo della Mobile di Genova. E per Carlo di Sarro, vice capo Digos di Genova, ora commissario a Rapallo. Per Massimo Mazzoni, Renzo Cherchi e Davide Di Novi, tutti ispettori dello Sco. Stessa condanna anche per Spartaco Mortola, il capo della Digos di Genova che meno di un mese fa è stato nominato a capo della Polfer. Massimo Di Bernardini era vicequestore della Mobile di Roma: è stato condannato per falso aggravato a tre anni è otto mesi. È stato riformato dalla polizia dopo un grave incidente in moto.
IL VII NUCLEO- Vincenzo Canterini, allora comandante VII Nucleo speciale Mobile, è il poliziotto che è stato condannato a più anni: 5. Ha lasciato per limiti di età, l'accusa rimasta in piedi è per falso. A quattro anni sono stati condannati, per lesioni gravi, Fabrizio Basili, Ciro Tucci, Carlo Lucaroli, Emiliano Zaccaria, Angelo Cenni, Fabrizio Ledoti, Pietro Stranieri, Vincenzo Compagnone. Tutti erano all'interno del VII Nucleo, poi sciolto dopo i fatti della Diaz. Tre anni e otto mesi per Massimo Nucera e Salvatore Gava che poi ha lasciato la polizia. Pietro Troiani, vicequestore addetto alla logistica della Mobile di Roma, è stato condannato a 3 anni e 9 mesi, per detenzione armi da guerra (molotov) e calunnia.
minotauro5801 19 ottobre 2012 11:22
Presunto stupro in camera di sicurezza, tre carabinieri rischiano il processo
Era stata sorpresa sul fatto a rubare in un supermercato e per questo era stata fermata e portata in una caserma del Quadraro, a Roma, costretta a trascorrere la notte in camera di sicurezza.
Un posto sicuro, dunque, in attesa che la giustizia facesse il suo corso. Quella nottata, invece, per la ladruncola di 33 anni, si è trasformata in un incubo. E per questo, ora, tre carabinieri e un vigile urbano rischiano il processo. Il procuratore aggiunto Maria Monteleone e il pm Eugenio Albamonte, infatti, ritengono che i quattro abbiano approfittato della donna, costringendola a subire le loro attenzioni sessuali. I magistrati hanno depositato gli atti dell’indagine, il passaggio che generalmente precede la richiesta di rinvio a giudizio.
Era la notte tra il 23 e il 24 febbraio del 2011. Per i pm i carabinieri Alessio Lo Bartolo, Leonardo Pizzarelli e Vincenzo Cosimo Stano e il vigile urbano Francesco Carrara avrebbero partecipato allo stupro con ruoli diversi dopo aver costretto la donna a bere alcolici mentre si trovava nella camera di sicurezza. L’accusa da cui rischiano di doversi difendere in un’aula di giustizia è quella di violenza sessuale. Una violenza, scrivono i pm negli atti della chiusa inchiesta, commessa «su persona sottoposta a limitazione della libertà personale e con l’aggravante dell’abuso dei poteri e doveri inerenti a una funzione pubblica e dell’uso di sostanze alcoliche». A Pizzarelli, quella sera piantone di turno, la Procura contesta l’aggravante di non aver impedito l’evento che, per il codice penale, equivale a causarlo.
lucillafiaccola1796 21 ottobre 2012 19:31
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