francesco9244
03 giugno 2013 10:45
03 06 2013 - ANNO II ERA MASSON-BOLSCEVICA
Alla sig.ra Boldrini non lo so; alla grembiulina BILDERBERG non gliene può fregare di meno: a detta loggia masson-sionista contro l'uomo, i cui sicari prevalgono in questi loro ultimi due governi fantocci, i diritti umani non generano alcun profitto, anzi!
Non bisogna dimenticare che nell'ultima riunione a Roma di questa criminale consorteria, era stato invitato l'affiliato Letta, già allora designato a loro emissario da questi reali BURATTINAI dei nostri papponi: ill Gargamella doveva aprire le farse d'avanspettacolo con la spalla Grillo di detti BURATTIN-PAPPONI x preparare l'entrata in scena del duo fra masson Monti-Letta e comparse accodate, come poi di fatto è successo!
W litaglia MASSON-BOLSCEVICA E LA SUA PROSTITUZIONE "LA + BELLA DEL MONDO" X DETTI MARAMALDI!
Marco Goglia
03 giugno 2013 11:42
Estendiamo anche l'invito al nostro ministro degli interni Alfano.
Se non sbaglio gli agenti della Digos sono dipendenti pubblici del ministero degli interni,pagati da noi cittadini.
francescomangascia
03 giugno 2013 17:12
Marco Goglia, hai ragione e oltre che ad Alfano, anche al ministro della giustizia del governo Letta dal 28 aprile 2013 Anna Maria Cancellieri.
Marco Goglia
03 giugno 2013 19:17
Giusto.
A tutti, nessuno escluso.
Siamo noi a pagare tutto con le nostre tasse...
Inutile fare o parlare di grandi sistemi, di diritti, se gli stessi vengono violati da gente che ha appartenenze a strani "corporazioni"...
Marco Goglia
03 giugno 2013 19:17
Strane..pardon.
francesco9244
04 giugno 2013 09:01
Strane corporazioni?
Anche chiamarle criminali, sarebbe ancora un eufemismo!
francescomangascia
05 giugno 2013 18:04
Roma, fermate ed espulse la moglie e la figlia di un oppositore al regime kazako
Mukhtar Ablyazov, marito della donna e padre della bambina, è il principale avversario del regime dittatoriale di Nursultan Nazarbayev, detenuto e torturato secondo due diversi rapporti di Amnesty. Gli avvocati: "Si tratta di extraordinary rendition, ossia cattura illegale". Ma il ministro della Giustizia Cancellieri risponde: "Procedura perfetta"
“Tra il 29 e il 31 maggio a Roma si è verificata un’operazione di “extraordinary rendition” (azione illegale di cattura, ndr) nei confronti di una donna e di una bambina di sei anni, prelevate a casa e poi costrette, contro ogni convenzione nazionale e internazionale, a imbarcarsi su un aereo che le ha portate in Kazakistan“. Questa la versione degli avvocati difensori, secondo cui le due sono state condotte nel Paese dove Mukhtar Ablyazov, marito della donna e padre della bambina, è il principale oppositore del regime dittatoriale di Nursultan Nazarbayev, e per questo detenuto e torturato secondo la ricostruzione di due diversi report di Amnesty international risalenti al 2003 e al 2004 e da dove è riuscito a scappare nel 2009, rifugiandosi prima a Londra e poi, probabilmente, in Italia.
“Mi sono subito informata, le procedure sono state perfette, tutto in regola e secondo legge”, ha replicato il ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri. La questione era finita anche sul tavolo del ministro dell’Interno Angelino Alfano che rispondendo ai giornalisti al termine della visita a Casal del Marmo, ha ribattuto: “Non possiamo che prenderne atto”.
Il passaporto della moglie di Mukhtar Ablyazov, Alma Shalabayeva
La riconduzione della donna e della bambina verso un Paese in cui non vi è alcuna richiesta di estradizione pendente nei loro confronti – spiegano gli avvocati – rischia di apparire un atto illegale, e di aprire numerosi interrogativi sul perché il governo italiano si sia adoperato con così tanta celerità nel consegnare la famiglia di un oppositore politico nelle mani del suo principale avversario. Il cui unico merito è governare in maniera dispotica un territorio ricchissimo di risorse naturali, di cui l’Eni è uno dei principali partner commerciali.
Della vicenda si è occupato anche il Consiglio italiano per i rifugiati (Cir) il cui direttore Christopher Hein ha dichiarato: “Se la procedura sorprende per la modalità con cui si è realizzata, la cosa che ci preoccupa in maniera fortissima è la possibilità che la signora Shalabayeva possa subire nel suo Paese trattamenti disumani o violazioni dei suoi diritti umani. Questo è secondo noi un rischio molto concreto”. Il Cir ha poi comunicato di aver coinvolto il ministro degli Esteri Emma Bonino in modo da raccogliere informazioni più dettagliate sull’accaduto e preparare interventi appropriati.
Ma ricostruiamo i fatti. Tutto comincia la notte del 29 maggio, quando una cinquantina di uomini armati della Digos fanno irruzione in una villa di Casal Palocco, una zona dell’Agro romano. Un’operazione in grande stile. Eppure, trovano solo una signora che presenta un passaporto diplomatico della Repubblica Centro Africana, subito sospettato di essere falso. La signora è Alma Shalabayeva, moglie di Ablyazov, che in assenza di un valido titolo di soggiorno è quindi immediatamente trasferita nel Centro di identificazione ed esplulsione (Cie) di Ponte Galeria sulla base di un decreto prefettizio di espulsione. Con una celerità burocratica che gli avvocati della donna definiscono “sospetta”, proprio mentre i legali discutono del provvedimento di custodia nel Cie, a Ciampino arriva l’aereo che permette l’immediata esecuzione del decreto di espulsione, nonostante i rischi concreti che la donna corre nel territorio kazako e di cui le autorità sono al corrente a causa dell’attività politica del marito. Inoltre, senza considerare che il Kazakhstan è uno Stato che a parere di molte Ong e della Corte Edu non tutela i diritti umani, Alma Shalabayeva nel giro di 48 ore è accompagnata all’aeroporto di Ciampino dove la aspetta in pista il jet pronto a trasportarla in Kazakistan. Configurando così una possibile violazione dall’art 19 del testo unico sull’immigrazione per cui “in nessun caso può disporsi l’espulsione o il respingimento verso uno stato in cui lo straniero possa essere oggetto di persecuzione (…)”
Ma non è finita qui. Di mezzo c’è anche la figlia della donna: una bambina di sei anni, che frequentava la scuola in Italia, e che il 31 maggio è prelevata nella stessa villa dalle mani della zia, contro la volontà della famiglia, e portata all’aeroporto di Ciampino, dove è imbarcata con la madre per il Kazakistan. Un atto necessario per rimpatriatala madre stessa in osservanza alle convenzioni internazionali che tutelano i diritti dei minori. “Un fatto di una gravità inaudita – spiega l’avvocato Riccardo Olivo, legale della donna insieme con colleghi dello studio Vassalli – la signora Shalabayeva non ha commesso alcun illecito e ora insieme alla figlia si trovano esposte all’elevatissimo rischio trattamenti disumani, analoghi a quelli cui fu sottoposto il marito in patria”.
Un necessario passo indietro. Sul banchiere Mukhtar Ablyazov pendono mandati di cattura sia in patria che in Russia (di cui il Kazakistan di Nazarbayev è uno dei più fedeli alleati). E anche nel Regno Unito, dove Ablyazov si è rifugiato nel 2009, è stato condannato a pagare oltre un miliardo di sterline per diverse frodi finanziarie. Proprio il Regno Unito gli ha concesso asilo politico nel 2011, ma l’ufficio del procuratore generale kazako l’anno scorso ha avanzato formale richiesta di estradizione, cui le autorità britanniche non hanno ancora risposto.
Il giorno che moglie e figlia sono state spedite dall’Italia al Kazakistan, Ablyazov ha scritto sul proprio profilo Facebook: “Il rapimento della mia famiglia è stato ordinato dal presidente Nazarbayev, che ha cambiato strategia e dalla repressione politica è passato a sequestrare ostaggi”. Nurdaulet Suindikov, portavoce della Procura generale kazaka ha risposto ringraziando le autorità italiane e ha detto che la signora Alma Shalabayeva è ai domiciliari nella sua residenza di Almaty, sotto inchiesta per avere corrotto ufficiali kazaki per ottenere passaporti falsi per sé e per la famiglia.
Secondo un articolo del Daily Telegraph, nel 2010 il Kazakistan aveva avvisato la Gran Bretagna che nel caso fosse stato concesso asilo politico ad Ablyazov avrebbero chiuso i lucrativi contratti con le compagnie britanniche e li avrebbero dirottati verso la Cina. Detto che l’Eni, azienda parastatale italiana attiva nell’estrazione e nel commercio di energia, petrolio e gas naturali, è una delle compagnie che maggiormente opera in Kazakistan. Attiva dal 1992, continua a stringere accordi di cooperazione con il regime di Nazarbayev di cui l’ultimo è del 2012 e si riferisce all’immenso giacimento di Karachaganak. Ora è compito della magistratura italiana e dei ministeri competenti fugare tutti i dubbi.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/05/roma-fermate-ed-espulse-moglie-e-figlia-di-oppositore-al-regime-kazako/615063/
francescomangascia
06 giugno 2013 16:06
L' ESPULSIONE E' ILLEGALE!
http://www.ilmessaggero.it/ROMA/CRONACA/arrestate_a_roma_e_rimpatriate_moglie_e_figlia_dell_oppositore_kazako/notizie/288387.shtml
assistita dagli avvocati Riccardo e Federico Olivo, ha un permesso d'asilo in tutta l'Unione europea e un passaporto diplomatico rilasciato dalla Repubblica centrafricana. Sebbene l'ambasciata centrafricana abbia riconosciuto ieri pomeriggio la validità del documento, la Questura di Roma in poche ore ha prodotto una consulenza che lo reputa falso, convincendo la procura a sbloccare il decreto di espulsione.
ROMA - Cercavano il marito, leader dell'opposizione kazaka e ex proprietario di una banca poi nazionalizzata. E alla fine hanno preso lei, la moglie Alma Shalabayeva, e la figlia di sei anni: rimpatriate ieri sera in un paese ostile, che da anni ha lanciato la caccia a tutta la famiglia Ablyazov e per anni ha tenuto in carcere e torturato il marito, Mukhtar.
È accaduto tutto nel giro di poche ore. Ieri mattina, in zona Casal Palocco, una trentina di poliziotti si sono presentati alla porta dell'abitazione in cui la donna risiede dal 2012 cercando il marito, «ricercato in campo internazionale dalle autorità del Kazakistan» per presunta truffa e associazione criminale. Leader del partito Scelta democratica ex bancario e ed ex ministro dell'economia, Ablyazov è accusato di aver organizzato una truffa milionaria attraverso la banca Bta, poi nazionalizzata dal presidente Nursultan Nazarbayev, presidente e leader dell'unico partito riconosciuto in Kazakistan.
IL RISCHIO TORTURA
Sui proventi della gestione della banca c'è anche una causa civile nel Regno unito, che gli ha comunque concesso l'asilo politico nel 2011. Anche perché già nel 2003, subito dopo la nascita del suo partito, Ablyazov fu arrestato e torturato, sulla base di un processo contestato più volte da Amnesty international e dal Parlamento europeo. La moglie, assistita dagli avvocati Riccardo e Federico Olivo, ha un permesso d'asilo in tutta l'Unione europea e un passaporto diplomatico rilasciato dalla Repubblica centrafricana. Sebbene l'ambasciata centrafricana abbia riconosciuto ieri pomeriggio la validità del documento, la Questura di Roma in poche ore ha prodotto una consulenza che lo reputa falso, convincendo la procura a sbloccare il decreto di espulsione.
«È un fatto di una gravità inaudita - ha spiegato l'avvocato Riccardo Olivo - la signora Shalabayeva non ha commesso alcun illecito ed ora è esposta all'elevatissimo rischio di trattamenti disumani, analoghi a quelli a cui fu sottoposto il marito nel 2003». La donna si era resa disponibile ad abbandonare il paese rapidamente e a spese proprie, pur di non rientrare in Kazakistan. «Siamo davanti ad un grave abuso nei confronti di cittadini stranieri innocenti», ha dichiarato la figlia maggiore della donna, Madina, residente in Svizzera.
francescomangascia
12 luglio 2013 20:10
Alma Shalabayeva , una cospirazione di forze di polizia deviate? dite chi sono i responsabili e arrestateli se è vero!!
Se è vero che il responsabile del Viminale l’on Alfano,non venne informato di quanto accadeva ad una bambina di sei anni e Alma Shalabayeva rispettivamente figlia e moglie del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov , allora è chiaro che c’è stata una cospirazione estera sviluppatasi all’interno del nostro paese e messa in atto grazie a delle forze di polizia, deviate, che devono essere immediatamente identificate, arrestate e tradotte in un carcere militare e poi espulse dal corpo dove prestano servizio; il responsabile primario di questa cospirazione a favore di un paese straniero è Andrian Yelemessov, ambasciatore del Kazakistan in Italia, e come tale va salomonicamente espulso e altrettanto salomonicamente dichiarato persona non grata. Ciò che comunque non si capisce, è veramente fuori da ogni logica, un'assurdità, è di come farà l’On Alfano a far chiarezza su se stesso, durante queste indagini, visto che è ancora al vertice del Viminale.
Francesco Mangascià
francesco9244
12 luglio 2013 21:51
12 07 2013 - ANNO II ERA MASSON-BOLSCEVICA
I compari della cosca PD+L non sono altro che i prostituti della consorteria PCI ..... PD/MPS a delinquere: e quando mai gli appartenenti a questa genocida ideologia contro l'uomo hanno considerato diritti umani e altre facezie del genere?
W LitaGlia MASSON-BOLSCEVICA E LA SUA PROSTITUZIONE "LA MIGLIORE DEL MOND0" X QUESTI MARAMALDI PAPPON-BURATTINI E GUITTI DI REGIME ACCODATI!
francesco9244
12 luglio 2013 22:46
.....VERGOGNA A TUTTI QUESTI STRACCIONI ISTITUZIONALI!
NON 1 MA 10, 100, 1000, P.LI LORETO X TUTTI QUESTI MQRAMALDI PAPPONI MASSON-BOLSCEVICI E PROSTITUTI PD+L!
Di questa orripilante vicenda di questi criminali, che hanno consegnato illegalmente una donna e una bambina di sei anni nelle mani di questo despota noto torturatore, a parte il "Fatto Quotidiano", non ne ha parlato nessun altro media di regime sussidiato, figuriamoci il porcile RAI, ora presieduto da una grembiulina compagna di loggia della fra massona agli esteri!
A tanta immonda putredine partitokratika masson-bolscevica:
DUCE RISORGI, CHE TI PERDONIAMO!
francesco9244
14 luglio 2013 11:45
14 07 2013 - ANNO II ERA MASSON-BOLSCEVICA
Non era bastata la figura di m...a dei nostri partiti-istituzioni kanaglia, mafio-straccioni, che altro non sono, con la faccenda dei marò, senza arrivare a questa altra mostruosità di questo governo fantoccio delle mafie UE- PCI .... PD/MPS a delinquere, prostituti PD+L, SCELTA CINICA del fra masson Rigor Montis e sorci accodati, con l'obbrobriosa giustificazione "di non essere a conoscenza dei fatti" dI codeste inette larve istituzional-masson-bolsceviche responsabili: semplicemente - R-i-d-i-c-o-l-o - se non fossero tragiche le conseguenze di questo turpe rapimento!
... "ma il governo non sapeva": allora che c..zo ci fa ancora questo governo di mafio-masson-cialtroni?- qui siamo ben oltre il default morale-finanziario in atto!
Speriamo almeno che la grembiulina agli esteri e affiliati di loggia non ci straccino ancora i 00 con le loro farisaiche esternazioni su "diritti civili ed umani"!
Ribelliamoci contro questi lerci ed inetti servi dei burattinai delle mafie bancarie UE, prima di venire distrutti del tutto!
W QUESTA SATRAPIA MASSON-BOLSCEVICA E LA SUA PROSTITUZIONE, "LA +BELLA DEL MONDO" X LOR PAPPO-SANGUISUGHE!
a tanta putredine mafio-masson-bolscevica:
DUCE RISORGI, CHE TI PERDONIAMO!
francescomangascia
15 luglio 2013 12:57
Kazakistan, il diario di Alma Shalabayeva: “Così mi hanno riportato ad Astana”
Pubblichiamo alcuni estratti del resoconto scritto dalla moglie del dissidente Ablyazov e reso noto dal Financial Times. "Erano in 35. Uno di loro mi ha chiamata 'puttana russa'. E poi mi hanno rimpatriata su un aereo privato", si legge nel documento
È avvenuto tutto nella notte tra il 28 e il 29 maggio. A mezzanotte. Fui svegliata da un forte rumore. C’era gente che bussava alle finestre e alle porte. Mia sorella, mio cognato e io ci precipitammo verso la porta d’ingresso. Eravamo spaventati. Quando aprii la porta tentai di chiedere in inglese chi fossero. Mi diedero una spinta e circa 30-35 persone entrarono in casa. Un’altra ventina rimase fuori. Erano vestiti di nero e armati. Del gruppo faceva parte una donna di circa trent’anni che non mi perse mai di vista. Tra loro parlavano in italiano. Mentre ce ne stavamo nell’ingresso paralizzati dalla paura cominciarono a perquisire la casa. Capii dopo che cercavano mio marito Mukhtar Ablyazov. In quel preciso momento ebbi la certezza che ci avrebbero ucciso. Il capo del gruppo mi chiese chi ero. Non volevo fornire il vero nome mio e di mia figlia. Risposi: “Sono russa”. “Puttana russa”, mi disse uno di loro. Un italiano con una grossa catena al collo e l’aspetto da mafioso cominciò a urlare indicando la pistola. Ci chiesero i documenti. Mostrai il passaporto della Repubblica Centrafricana. Era un passaporto diplomatico. Mi mostrarono diverse foto tra cui quella di mio marito. Mi chiesero se lo conoscevo. Risposi di no. Poi nel computer che avevamo in casa trovarono la foto di mio marito e mia figlia. Alla fine mi dissero di vestirmi e seguirli. Trascinarono fuori me e mio cognato Bolat. Ci condussero in una stazione di polizia al centro di Roma. Ci costrinsero a firmare un documento in italiano. Poi ci portarono all’ufficio immigrazione. Alle 6 del mattino ci portarono in un altro posto nella zona sud-orientale di Roma. Dopo ore di attesa mi chiesero, in un inglese approssimativo, chi ero, cosa facevo in Italia e perché avevo un passaporto falso. Risposi: “Telefonate all’ambasciata della Repubblica Centrafricana: vi confermeranno che il passaporto non è falso”. Alle 21 e 30 dopo oltre 15 ore i nervi mi cedettero. Ammisi che ero del Kazakistan e che ero la moglie del capo dell’opposizione. Mi trasferirono in un centro di detenzione a Ponte Galeria. Mi rinchiusero in una cella con altre tre donne. Avevo paura. Una compagna di cella mi aiutò a fare il letto. Non ricordo quando mi addormentai.
30 maggio 2013
Il risveglio a Ponte Galeria
Al risveglio volevo chiamare mia sorella, ma non avevo il cellulare. Me lo prestò una detenuta. Chiamai mia sorella ma nessuno rispose. Temevo che avessero preso mia figlia. Intorno alle 10 mi portarono in una stanza dove un italiano che parlava russo mi disse di essere l’avvocato di quella prigione. Gli raccontai tutto quello che era accaduto. Mi rispose che potevano trattenermi al massimo 48 ore. Finalmente con il telefono di una detenuta riuscii a parlare con mia sorella che disse che gli avvocati si stavano dando da fare. Ero confusa dalla paura. Più tardi mi fecero parlare con una persona dell’ambasciata del Kazakistan. Mi disse di chiamarsi Arman e di essere il console. Mi disse che secondo le leggi del Kazakhstan non potevo avere la doppia cittadinanza. Capii che non mi avrebbe aiutato.
31 maggio 2013
Il rimpatrio ad Astana
La mattina del 31 maggio mi condussero in una stanza dove trovai un uomo e una donna. Da un porticina laterale entrarono tre miei avvocati. La donna negò di essere in possesso del mio passaporto. I miei avvocati andarono su tutte le furie ribadendo che il passaporto mi era stato tolto durante l’operazione che aveva portato al mio arresto. Dopo un’ora mi riportarono in cella. Poco dopo una donna di nome Laura, che avevo già visto all’Ufficio immigrazione, mi chiese di chiamare mia sorella per dirle di affidare mia figlia ai suoi uomini. Mi rifiutai. Era presente anche l’italiano che parlava russo. Laura mi disse che per legge non potevo telefonare al mio avvocato. Mi costrinsero a parlare con mia sorella, che mi disse che volevano portare via la bambina. “Mai senza gli avvocati”, urlai. Mia sorella singhiozzava. Poi all’improvviso mi dissero che dovevo essere trasferita altrove. Mi fecero salire su un minibus verso Ciampino. All’aeroporto riabbracciai mia figlia. Quando capii che volevano rimpatriarmi in Kazakistan risposi furibonda: “Chiedo asilo politico in Italia”. Alle 18 Laura entrò nella stanza, afferrò mia figlia, la prese in braccio e la portò via. Le corsi dietro urlando. Salì su un minibus e la seguii. Ripetei che volevo l’asilo politico. “È troppo tardi. È tutto già deciso”, mi rispose Laura. Il minibus si fermò improvvisamente. Si avvicinarono due persone del Kazakhstan. Mi dissero che dovevo lasciare la bambina a un ucraino che lavorava per noi. Dissi che preferivo portare mia figlia con me. Ci fecero salire su un aereo senza documenti né passaporto. Era un aereo privato e molto lussuoso. Dopo sei ore di volo atterrammo ad Astana.
di Alma Shalabayeva
traduzione di Carlo Antonio Biscotto
da Il Fatto Quotidiano del 14.07.2013
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/07/14/diario-di-alma-shalabayeva-cosi-mi-hanno-rimpatriata-in-kazakistan/655453/
francesco9244
19 luglio 2013 20:15
COPIO ED INCOLLO: NEL CASO, BERLUSCONI SANTO SUBITO!
ENRICO LETTA INDAGATO PER PEDOFILIA E TRAFFICO INTERNAZIONALE DI ORGANI UMANI.
ps. (guarda caso, sarebbe il Kasakistan!)
La notizia è clamorosa, il presidente del consiglio Enrico Letta risulterebbe indagato dalla procura di Milano e dall’Interpol per Pedofilia e Traffico Internazionale di Organi Umani. Domani il Fatto Quotidiano pubblicherà le esplosive intercettazioni telefoniche che inchioderebbero il premier italiano.
Letta sarebbe a capo di una banda internazionale dedita alla produzione e vendita di materiale pedo-pornografico, le giovani vittime della gang dopo lo sfruttamento sessuale venivano regolarmente utilizzate per l’espianto degli organi poi venduti sul mercato nero internazionale attraverso collegamenti con la Nota mafia Kazaka, appena colpita dalle nostre forze dell’ordine. I corpi martoriati dei bambini venivano poi inceneriti per far sparire le prove.
Il Quirinale ha già diramato una nota nella quale pur condannando l’inaudita vicenda, si invitano le forze politiche alla responsabilità. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha dichiarato: “Si può mettere a repentaglio la continuità di questo governo, impegnato in un programma di attività ben definito, senza offrire pesanti ragioni ai più malevoli e anche interessati critici detrattori del nostro paese, pronti a proclamare l’ingovernabilità e inaffidabilità? I contraccolpi a nostro danno si vedrebbero subito e potrebbero risultare irrecuperabili“
Come non dargli torto.
Le forze politiche “più responsabili” PD, PDL e Lega Nord hanno già annunciato sostegno incondizionato al governo già minacciato da un’inaudita richiesta di verifica parlamentare da parte dei deputati del MoVimento 5 Stelle e da Sel.
Il Capogruppo della Lega Nord Massimo Bitonci ha dichiarato a “la Zanzara” di Radio 24 che “i reati in questione riguardano esclusivamente vicende personali del premier Letta e comunque siamo ancora in fase di indagine, il traffico di organi e di materiale pedo-pornografico non hanno alcun punto di contatto con l’attività di governo. Comunque il Senatore Bitonci ha assicurato che ove il premier fosse condannato in via definitiva per uno dei reati ipotizzati a suo carico , allora la Lega Nord riconsidererebbe la sua posizione”
Gli osservatori politici si dicono certi che il governo supererà agevolmente anche questo scoglio e potrà quindi proseguire nell’opera di risanamento che sta già dando i suoi frutti.
Buona Bancarotta a Tutti.
P.s. Ok me la sono inventata, Enrico Letta è un galantuomo democristiano lontano anni luce da vicende del genere. Ma dite la verità: nell’italietta di oggi “la notizia” non sembrerebbe del tutto inverosimile. Quanti di voi a metà dell’articolo ci hanno creduto?
Mi scuso fin d’ora sia con il Presidente del Consiglio Enrico Letta che con il Senatore Massimo Bitonci per la trovata satirica irriverente.
Le parole nel virgolettato attribuite al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sono le stesse da lui pronunciate in occasione della cerimonia del ventaglio in difesa del Ministro Alfano. (link)
Dedico questo post ad una giovane donna kazaka e alla sua figlioletta di 6 anni, rapite e deportate in Kazakistan dallo Stato Italiano.