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paolo 14 maggio 2005 00:00
Me la sono persa quasta cosa...
Spiega un pò.
Giuseppe P. 14 maggio 2005 00:00
Il documento, stilato del ministero delle Attività Produttive e reso noto da RaiNews24 (quanti italiani possono riceverlo?) sull'importanza per l' Italia di andare in Iraq anche per tutelare gli interessi nazionali nell'approvvigionamento del petrolio.

E non sarebbe nemmeno un caso che i nostri militari siano stati dislocati a Nassirya e non altrove, perché il capoluogo della provincia sciita di Dhi Qar era proprio il posto in cui volevamo essere mandati.

Qualche dubbio lo insinua lo studio commissionato dal ministero per le Attività produttive, ben sei mesi prima dello scoppio della guerra, al professor Giuseppe Cassano, docente di statistica economica all'università di Teramo. Un dossier nel quale si conferma che non dobbiamo lasciarci scappare l'occasione in caso di guerra di basarci a Nassiriya, "se non vogliamo perdere - scrive Cassano - un affare di 300 miliardi di dollari".

Certo, bastava ammetterlo - e rispondere alle interrogazioni parlamentari in materia senza nascondersi dietro formule di circostanza. Ammettere che in realtà la ragione petrolio era tanto più importante di quella umanitaria: "Ho cercato di occuparmi di progetti di ricostruzione - denuncia Marco Calamai, che ha lavorato con il governatore di Nassiriya per un periodo - ma la ricostruzione non è mai veramente partita. L'America esporta la democrazia a parole, in effetti ne ha impedito la crescita dal basso".

I nostri carabinieri hanno pertanto scortato barili di petrolio e sorvegliato oleodotti. E la strage di Nassiriya, come ha scritto il corrispondente del Sole24 Ore Claudio Gatti all'indomani dell'attentato, non era diretta contro il nostro contingente militare, ma contro l'Eni.

D'altronde, l'Iraq è la vera cassaforte petrolifera del pianeta. Con scorte che secondo Benito Livigni, ex manager dell'americana Gulf Oil Company e successivamente dell'Eni, sarebbero superiori a quelle dell'Arabia Saudita: "Secondo una stima le riserve dell'Iraq ammonterebbero a 400 miliardi di barili di petrolio, e non i 116 dei quali si è sempre parlato. Nel Paese ci sono vaste zone desertiche non sfruttate".
paolo 15 maggio 2005 00:00
Le motivazioni cosi come le portano ancora avanti già puzzavano da tempo, ma che anche l'Italia fosse legata al petrolio manco mi passava per la testa:pensavo più alla collusione americana.
Tutto come sempre allora, grandi e nobili interessi morali che ci nobilitano come Italiani.

Grazie per la spiegazione.
vi manderei tutti in corea... 15 maggio 2005 00:00
del "nord" naturalmente.......e..anche se fosse....che oltre agli aiuti alla popolazione....ci fosse un certo interesse per l'oro nero o quantomeno evitare futuri "casini" ad ISRAELE accerchiata (che per fortuna è autonoma in tutto!!!! e sa' difendersi da SOLA!!!)........Naturalmente il nostro tenore di vita non dev'essere intaccato...tutti contro i capitalisti...e poi tutti gran "RADIKAL SCIK"!!!!!!! con uba bella tasca a DESTRA per il PORTAFOGLIO...ma il CUORE PULSA FORTE E NOSTALGICO A SINISTRA.......pensate un po' a quello che fa' "MOSCA"......quanto a pulizie...........
Giuseppe P. 16 maggio 2005 00:00
Si, ma che problemi avevano nell'ammetterlo?
Mi sa che hai piu esperienza tu di "stato non cristallino".

La democrazia presuppone trasparenza e chiarezza nella gestione della cosa pubblica, proprio perche non stiamo in Corea del Nord.

Se non pensi questo, hai fatto tu formazione in Corea.
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