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yoyo 24 agosto 2005 00:00
Concordo sul problema, una cosa è tassare gli interessi un'altra applicare il capital gain, è stato un disastro annunciato ma che è sotto silenzio, perchè è una tassa occulta di cui le persone non hanno percezione.
Infatti nelle transazioni c'è sempre uno che compra ed uno che vende, e quindi uno che guadagna ed uno che perde.
La tassazione del capital gain dovrebbe essere una tassa neutra a gettito zero, ma non è così.
Chi guadagna paga subito, chi perde accantona minusvalenze da compensare entro i 4 anni con plusvalenze successive.
Il risultato è che quando i mercati tirano lo stato incassa moltissimo, quando invece i mkt scendono e si chiudono le posizioni in perdita si accumulano minusvalenze, che però se non compensate entro i 4 anni non sono più utilizzabile.
In questi anni stà succedendo che le minusvalenze degli anni 2000 e 2001 vanno perse e la gente non se ne accorge.
Sono milioni di euro di diritti acquisiti che vanno in fumo, ovvero non vengono onorati.
Gravissimo poi che nei casi di default o di riduzione di un debito obbligazionario non si sia intervenuti, come minimo ad allungare a dismisura la possibilità di compensazione.
E' stato creato un mostro finanziario, e la demagogia ed il malgoverno portano a ipotesi di inasprimento di questo meccanismo, per incrementarne il gettito, mentre bisognerebbe avere il coraggio di studiare un rimedio che porti all'abolizione di quest'iniquità.
Se poi si vogliono colpire i vari Ricucci, Gnutti ecc. ecc. ci sono altri sistemi.
Mi auguro che le associazioni dei consumatori evidenzino il problema, visto che i vari Alemanno, Bertinotti e da parte sindacale Pezzotta ne stanno già chiedendo l'inasprimento.
FABRIZIO 24 agosto 2005 00:00
Le proposte di Alba mi trovano d'accordo.

Già in diversi paesi europei le rendite finanziarie sono tassate sulla dichiarazione dei redditi come qualunque altro reddito.

Basterebbe che le banche presentassero periodicamente una sorta di modello "101" (per analogia ai modelli dei reddito da lavoro dipendente), da allegare al modello Unico quale certificazione dei guadagni o delle perdite.

Solo che non lo farei solo al momento della vendita ma, anno per anno, suul valore fotografato del patrimonio posseduto, ai valori dei listini ufficiali di borsa.

Il problema sta casomai sulle minusvalenze, dato che per assurdo, se uno, a causa di cattivi investimenti, perdesse cifre considerevoli, magari superiori al suo debito irpef, non so fino a che punto lo stato sarebbe disposto a scontargli il credito sul debito irpef.

Lo stato, si sa, se guadagnate, vuole la sua parte, ma, se perdete, ...... sono affaracci vostri !

Basta pensare che, fino a poco tempo, fa si dovevano pagare le tasse anche sugli affitti non percepiti (per morosità od altro), figuratevi se lo stato é disposto ad accollarsi le vostre perdite in borsa.
E questo non solo in teoria a causa di un abbassamento del valore del titolo ma anche, per assurdo, per il semplice fatto che voi, vendendo, ci avete perso, ma un altro ci avrà guadagnato (e da quest'ultimo lo stato vorrà puntualmente riscuotere quanto dovuto).

Quando lo stato tassa l'acuisto di un bene con l'IVA, in pratica si prende il 20% del valore del bene prodotto.
Lo fa una volta sola (solitamente) dato che il bene o si consuma, o va al macero, o comunque difficilmente, dal consumatore finale, ritorna in commercio.

Le rendite finanziarie invece no, qui lo stato guadagna ad ogni passaggio con conseguente incremento di valore.

E' vero che ci sono le minusvalenze, ma in pratica si può dire, facendo un discorso molto allargato, che lo stato guadagna sull'incremneto di valore delle imprese e quindi, in pratica, tassa quello che rappresenta lo sviluppo e la crescita del paese.

Chiaro che se il paese va giù e con lui anche il valore complessivo delle imprese (e della borsa) lo stato ci rimette.

Ecco perché non so fino a quanto sarebbe disposto a rimetterci !

Comunque sono d'accordo su un modello stile tedesco, con tassazione sul modello Unico, ma anche detassazone se le mie azioni hanno perso e quindi ho perso soldi !

Ma i nostri governanti, secondo voi, ci staranno ?
Pier Giorgio 24 agosto 2005 00:00
Mi piacerebbe sapere come vanno in fumo anche le minusvalenze su gestioni di fondi comuni o fondi comuni stessi. D'accordo che se ho minus (es.Argentina venduta a 30%) posso compensare con le prossime operazioni aventi "plus" entro i 4 anni ma così sono costretto a fare tantissime altre operazioni di c/v magari recuperando pochissimo e solo in caso di guadagno, per cui non riuscirò, praticamente, a recuperare tutto. Chi recupera commissioni sulle c/v è, invece,l'intermediario(banche ecc.)ma sul capitale, per cui il beneficio del titolare di minus viene a ridursi notevolmente. A mio parere, visto che oggi si fanno molte gestioni, forme assicurative, gestioni di fondi e tanti "zero coupon" a medio-lungo, il recupero delle minus risulta alquanto aleatorio.
Il mio parere è che il gap temporale del recupero venga allungato e che Pezzotta-Alemanno-Bertinotti e compagnia bella vengano fatti zittire!
Paolo 25 agosto 2005 00:00
Per varie ragioni sono contrario a ulteriori imposte sui risparmi.
Gia', perche' quello che Siniscalco definisce "rendita finanziaria", con un termine che appioppa una connotazione negativa, spesso e' il risparmio, che dovrebbe essere tutelato come previsto dalla Costituzione, e questo soprattutto in tempi in cui la rete di sicurezza dello stato sociale si riduce sempre piu', e in cui a volte l'unico modo per sopravvivere e' avere dei risparmi.
Altri in DLT ADUC hanno gia' sollevato perplessita' sulla giustizia di certe norme sui guadagni e sulle perdite in azioni e fondi. Effettivamente lo Stato esige imposte quando si guadagna, ma e' molto restio a pagare (i quattro anni entro cui far valere le minusvalenze) quando si perde. Addirittura in certi casi lo Stato pretende che si considerino tra i redditi gli interessi da titoli di Stato come se fossero tutti decennali, e non sugli interessi effettivi, che spesso sono piu' bassi. Insomma mette imposte su redditi mai conseguiti.
Oltre alle azioni ci sono le obbligazioni, tra cui i titoli di Stato, anche italiani, e qui di porcate ne hanno gia' fatte parecchie. Quando dicono che su BOT CCT BTP CTZ etc si paga "solo" il 12,5% di imposta, non e' esatto, perche' lo Stato oltre ad essere riuscito chissa' come a far scendere in modo enorme gli interessi sui propri titoli (il che tra l'altro non e' servito affatto a ridurre il debito pubblico, che continua ad aumentare), alcuni anni fa con la dematerializzazione dei titoli di Stato (provvedimento in se' apprezzabile, cosi' non si avevano piu' i rischi e/o i costi relativi alla custodia dei propri propri titoli che allora erano dei veri e propri certificati su carta speciale) intanto proibi' di acquistare direttamente titoli dalle filiali della Banca di Italia, il che aveva fino allora permesso di non avere i costi di chi si voleva servire delle banche, poi impose l'obbligo di aprire un conto titoli prresso una banca o altro intermediario, dove i prezzi li facevano loro, e per di piu' poiche' le banche imponevano l'apertura di un conto corrente o per lo meno di un libretto a risparmio (e li' la frottola della concorrenza si rivela per quello che e', le banche si comportavano tutte allo stesso modo e non c'era modo di sottrarsi a queste imposizioni, le associazioni dei consumatori non hanno fatto praticamente nulla a parte intascare le quote annuali), e su questi conti c'era dal 1984 il famigerato bollo annuale di 48500 lire, di recente aumentato. Insomma una serie di spese imposte da Governo e banche che insieme ai bassi tassi di interesse riducono quasi a zero, o talvolta a meno di zero gli interessi ricavati dai titoli di Stato.
E un aspetto gravissimo e secondo me illegale della faccenda e' che le norme che modificano rapporti gia' in atto in pratica sono retroattive, il che non e' legale, e si dovrebbe essere per lo meno liberi di recedere. In altri termini, se acquisto un BTP con un interesse del 4% e poi prima della scadenza mi impongono un sacco di spese (aprire un conto in banca, pagare bolli, etc etc) questo non e' giuridicamente ammissibile, e' una specie di violazione di contratto, quando si modificano le condizioni si deve essere liberi per lo meno di recedere. Il che e' reso difficile dall'obbligo di servirsi, e pagare, degli intermediari. Ma di fronte a un'ulteriore aumento delle spese e/o imposte sui titoli di Stato, si potrebbe trasferirli in banche straniere, per lo meno della UE, a condizioni migliori, ma, indipendentemente dalle condizioni che potremmo spuntare, il solo fatto che a mangiarsi su sarebbero altri Stati e altre banche e non quelli italiani potrebbe essere un deterrente a non aumentare le imposte sul risparmio.
Per inciso, con la introduzione dell'ISEE, indicatore della "ricchezza" personale, e con il suo perverso meccanismo che tiene conto non solo dei redditi, ma anche del "patrimonio" (risparmi e case, e l'80% degli Italiani possiede una casa), lo Stato ha una scusa per non fornire piu' certe prestazioni (nella progressista Emilia-Romagna di Errani chi ha un ISEE superiore a 15.000 euro non puo' nemmeno andare dal dentista della AUSL, neppure pagando il ticket o la prestazione per intero, deve andare da un dentista privato che fa i prezzi che vuole (verrebbe da andare tutti per qualche anno in Slovenia o Croazia, dove costa molto meno, il che ci ripaga il viaggio, poi parlano tutti anche italiano, finche' questi speculatori saranno costretti a fare marcia indietro)), in pratica uno dovrebbe mangiarsi i risparmi (che sono il quarto tipo di pensione, quello non affidato a nessuno) e la casa per pagarsi le cure mediche o cose del genere! E anche questa e' una altra forma di imposta sul risparmio.
Quindi non mi sembra proprio sia il caso di metterne altre, di imposte!
Paolo
franco 26 agosto 2005 00:00
L'idea di aumentare le imposte sulle rendite rendite finanziarie accomuna un folto gruppo di parlamentari sia a sinistra, tradizionalmente ostile a qualsiasi forma di accumulo di capitale/risparmio che a destra (Alemanno e c.).
Segno che siamo alla ... frutta!!

Anzichè tagliarsi i loro stipendi esagerati, fanno proposte demagogiche !!

Questi signori evidentemente non conoscono la realtà dei mercati finanziari!!
Una cosa è la rendita finanziaria e un'altra cosa è il cosiddetto "capital gain" il guadagno sull'incremento di valore del titolo.

Voler ulteriormente tassare le cedole di obbligazioni che hanno un rendimento da "zerovirgola" mi sembra un idea assurda e demagogica!!

Altra cosa è invece tassare il capital gain che il più delle volte è associato a operazioni speculative e su cui in linea di massima si potrebbe essere d'accordo.

Ma su questo ci dovrebbe essere un etica del Fisco!!
Perchè secondo me il limite di 4 anni per compensare le minus valenze è decisamente poco, dovrebbe essere almeno di 10 anni.
FABRIZIO 26 agosto 2005 00:00
Paolo cita l'ISEE,

a proposito di ISEE, l'università di mio figlio considera come contribuenti alla formazione dell'ISEE, oltre ai redditi (lordi e quindi prima che ci paghiate le tasse) anche il 20% dei vostri risparmi.

Come se tali risparmi dessero una rendita del 20 % !!!!!!

Non vi pare una stortura o meglio, un furto ?

C'é chi i soldi se li sputtana oppure chi magari li butta in auto, moto, barche, gioielli, ecc. (tutta roba che sfugge).

C'é invece che li mette da parte e li investe per il domani.

Perché colpire così il risparmio ?

Oggi, tantissime famiglie "normali" hanno da parte 100 milioni in banca, ma per questo non sono certo ricche.

Perchè per l'ISEE questi 100 milioni equivalgono ad una rendita da 20 milioni da sommare al proprio imponibile esattamente come se fossero soldi che vi entrano ?

Mi vogliono dire questi signori dove posso investirli per avere anche solo la metà ?

E non mi sidica che basta non denunciarli.
Infatti, costoro, pretendono le dichiarazioni firmate dalle banche dove avete i conti.
Paolo 31 agosto 2005 00:00
Aggiungo:
- nei primi anni Novanta, epoca di privatizzazioni, Governo e banche abbassano i tassi sui tds e spingono verso l'acquisto di azioni e fondi, che sono piu' a rischio. Cirio e Parmalat cominciano da li', non sono dei fulmini a ciel sereno. E per far questo le banche distribuivano depliant in cui sostenevano il contrario di quanto avevano sempre, e giustamente, sostenuto: investire nelle aziende (azioni e corporate bond) ed esporsi a rischi, e inoltre "uno Stato che vende i gioielli di famiglia (=privatizzazioni) e' piu' affidabile, perche' dimostra di voler saldare i debiti (e me risulta che quando uno vende i gioielli di famiglia vuol dire che e' sull'orlo della bancarotta, e che e' meglio non prestargli nulla)e questo avrebbe spiegato la discesa dei rendimenti dei tds
-la proposta di mettere anche i tds e le obbligazioni e le azioni nella tassazione ordinaria e' una ipotesi come un0'altra, che si puo' discutere, attenti pero' che all'interno di una proposta ragionevole e presentata in termini persuasivi non si celi una grossa fregatura, in pratica la cosa sarebbe fattibile solo escludendo tutti i titoli etc in corso, fino alla loro scadenza, altrimenti sarebbe una illecita modifica delle condizioni contrattuali prima della scadenza (se un BOT e' tassato al 12,5% e per questo ha un determinato prezzo, e poi me lo mettono insieme a tutti gli altri redditi e me lo tassano oltre il 20%, non ci siamo)
-sommando ai redditi da lavoro o pensione anche gli interessi di BOT etc, quasi certamente si aumenterebbe di scaglione, e le imposte sarebbero ancora piu' gravose.
Insomma una proposta che nasconde grossi rischi.
Paolo
Alex 31 agosto 2005 00:00
Se lo scopo è quello di colpire le speculazioni un aumento generalizzato dell'imposta sostitutiva (o l'inserimento degli interessi nella dichiarazione dei redditi) provocherebbe solo danni al risparmiatore senza colpire di fatto lo speculatore. Il risparmio va tutelato (lo dice anche la Costituzione), non attaccato.
Consideriamo inoltre che con tassi talmente bassi in realtà invece di guadagnare ci si perde. Escludendo tutte le spese accessorie (tenuta conto, bolli) un Bot rende circa il 2% lordo; ovvero dopo un anno mi ritrovo, in termini reali (cioè tenendo conto dell'inflazione), praticamente gli stessi soldi. Eppure mi ritrovo a pagare le imposte su un guadagno che non ho avuto; lo stesso avviene con gli altri titoli a breve. Con i titoli a lungo termine ho comunque un guadagno ma le imposte le pago anche sulla perdita di potere d'acquisto del capitale investito. Ecco che l'inflazione si è trasformata in una tassa, fino a mangiarsi tutta la rivalutazione, ed anche di più (nel caso dei Bot). Il rendimento reale dei Bot da tempo è negativo, e nonostante tutto si pagano anche le imposte sullo scarto di emissione.

ps: Paolo, riguardo ai tassi dei titoli di stato, questi sono dettati dal mercato e non da chi li emette; infatti vengono assegnati mediante asta (competitiva o marginale a seconda dello strumento). Pertanto, ad esempio, il tasso d'interesse di facciata dei Btp non è determinante, il prezzo di assegnazione dipenderà dal mercato ed il rendimento effettivo varierà di conseguenza. I Bot vengono tassati al momento del loro acquisto e rimborsati al valore nominale, quindi una variazione di tassazione non ha incidenza alcuna.
Le tasse pero' non sono condizioni contrattuali, quindi se cambiassero.... peggio per noi! (tanto dovremmo esserci abituati, quando mai le riforme vanno a vantaggio??)

Fabrizio, ma nell'Isee il tasso per il patrimonio non è di circa il 4%? Forse l'università adotta regole tutte sue e chiama Isee il suo arbitrario indicatore. Le tasse scolastiche le pagano sempre gli stessi, chi spreca i soldi o li fa sparire abilmente come al solito viene premiato.
ps: e tutti i soldi investiti tramite polizze assicurative, magari utilizzando prestanome, verranno mai dichiarati?
FABRIZIO 31 agosto 2005 00:00
Per Alex:

Magari fosse stato il 4% del patrimonio !

Ti confermo che il politecnico di Milano, ma anche altre università che adottano l'ISEE, danno un modulo da compilare dove vanno messi:

- Tutti i redditi LORDI dei componenti della famiglia

- Tutti i redditi catastali o reali degli immobili posseduti dalla famigli ad esclusione della sola 1^ casa.

- Tutti i patrimoni posseduti e che vengono assommati alle voci di cui sopra nella misura del 20% !!!!

Per questo che ho chiesto se mi dicono dove posso farli fruttare anche la metà glieli dèò a loro da gestire !!!!!

Si fa alla svelta ad arrivare al massimo e a pagare circa 3300 euro di tasse all'anno !
Alex 31 agosto 2005 00:00
Suggerimento per Fabrizio (così si incazza ancora di più): vai a controllare in che fascia risultano i figli degli artigiani o degli agricoltori..... ti incazzi, lo so che ti incazzi... (te lo dico per esperienza diretta in quell'istituto)
antonio lucenti 01 settembre 2005 00:00
mi pare che con il 12,5% di tasse sugli interessi, la tassazione non sia male, considerando che viene applicata su quel che resta dopo averci pagato tutte le altre tasse.
questo per i risparmiatori.
per i soci rilevanti la tassazione è già ben più elevata.
la proprietà immobiliare è già massacrata di tasse, e così il reddito che ne proviene.

i nostri politici chiacchierano forse senza sapere di cosa stanno parlando?
se solo una volta definissero cosa intendono per "rendite", sarebbe un bel passo avanti per capire qualcosa di più, ma bisogna vedere se lo sanno loro.....
Paolo 01 settembre 2005 00:00
Per Alex 310805
Ah, le tasse non sarebbero condizioni contrattuali? Perche' quando firmi un contratto per l'acquisto di BTP o altro e sopra c'e' scritto imposta al 12,5% questa non e' una condizione contrattuale? E se con una nuova legge ti impongono nuove spese o imposte, forse formalmente queste non saranno condizioni contrattuali perche' non stanno nel contratto di acquisto, ma sostanzialmente si', soprattutto quando si parla di titoli "di Stato".
Quanto al modo "strano" in cui hanno fatto abbassare i tassi di interesse dei tds la stranezza e' proprio che in teoria dovrebbe dipendere dal mercato, ma che i tassi scendano proprio quando lo Stato e' sull'orlo della bancarotta, dopo che per la prima volta si era parlato di congelare il debito pubblico (=non restituire i soldi), mentre con le privatizzazioni si vendevano i gioielli di famiglia allo scopo dichiarato di ridure il debito, in una situazione insomma in cui si dovrebbe abbassare il rating dell'Italia e quindi aumentare i tassi in corrispondenza a un maggior rischio, beh questo secondo te non e' un po' strano?
Ciao
Paolo
Paolo 01 settembre 2005 00:00
Oggi 010905 Bersani dei DS, dopo la dichiarazione di Prodi dell'altro giorno che vuole aumentare le imposte sulle rendite finanziarie (alias risparmio), dice che se i titoli di Stato sono tassati al 12,5% e i depositi bancari al 33%, occorre trovare una soluzione intermedia. Il furbacchione fa finta di non sapere che sui conti bancari ci si tiene pochissimo denaro, visto i bassi o nulli rendimenti, il grosso, anche dei piccoli risparmiatori, e' altrove, quindi "fare una media" e' solo un modo di aumentare le imposte.
Paolo 02 settembre 2005 00:00
Colpire il risparmio con aumenti di imposte sulle cosidette "rendite" finanziarie e' non solo un modo di fare cassa (come ammette Bersani) (e direi un modo illegale), ma serve insieme a tante altre mosse a spingere i risparmiatori verso "investimenti" piu' rischiosi, come quelli azionari. Con la bolla speculativa, che aveva fatto alzare di molto il valore delle azioni, con il ridurre il rendimento dei titoli di Stato, etc, si spinge il parco buoi (i risparmiatori da spennare) sul campo minato delle azioni. Insomma un vero e proprio attacco al risparmio, anche da parte di chi come il Governo dovrebbe tutelarlo.
pHIL 06 settembre 2005 00:00
RISPARMIO E FISCO





I REDDITI da INVESTIMENTO FINANZIARIO, plusvalenze, dividendi e interessi, sono redditi da LAVORO, e non rendite. Il termine “rendita” nelle scienze economiche ha tutt’altro significato, definisce il guadagno che deriva dalla proprietà della terra. Oggi tale termine viene usato volutamente in modo errato e ipocrita per suggerire l’idea che i percettori di redditi finanziari, i risparmiatori, siano dei ricchi parassiti immersi nell’ozio, che vivono, appunto, “di rendita”, e non producono nulla. La realtà è ben diversa. Chi oggi non dedica tempo, lavoro, energie e soldi nella personale ricerca del miglior investimento finanziario, e investe a caso, sicuramente non sta guadagnando niente, anzi sta rimettendoci. Chi si affida alla gestione altrui non arricchisce, ma fa arricchire il gestore. Se oggi si vuole tirare fuori dagli investimenti finanziari qualche euro, occorre divenire dei trader, almeno a livello semiprofessionale. Il lavoro di investimento finanziario è un lavoro durissimo, senza orari né ferie, ad altissimo rischio (soprattutto in Italia, dove sono carenti o inesistenti delle reali protezioni per i risparmiatori), lavoro che richiede una preparazione e un impegno enormi, continui, impensabili.

Perché allora si continua ad usare l’errato termine “rendite”, dipingendo i risparmiatori come ricchi oziosi, come parassiti da tartassare? La risposta è molto semplice: gli industriali hanno ottenuto l’eliminazione di un’imposta gravante su di loro, l’IRAP. Se gli industriali non pagano più l’IRAP al fisco, lo stato ha meno entrate, e qualcun altro deve pagare di più, oppure lo stato deve tagliare le spese per un importo corrispondente. L’opzione più comoda è che qualcunaltro paghi più tasse. Su chi gli industriali vorrebbero scaricare tale aumento di tasse? Sui risparmiatori, ovvero su tutti gli altri cittadini, visto che qualsiasi Italiano ha qualche euro da parte.

Tutto il gran parlare che si fa, tutta la manfrina sulle “rendite” finanziarie, è opera di certi industriali i quali mirano a pagare meno tasse e a tassare di più gli altri Italiani.







Esaminiamo innanzitutto sinteticamente quali sono i redditi da investimento finanziario,

DIVIDENDI: parte degli utili di una società distribuita agli azionisti. Il risparmiatore che investe acquistando azioni di una società diviene comproprietario pro quota di quella società.

PLUSVALENZE o CAPITAL GAINS: differenza tra il prezzo di acquisto e quello di vendita di uno strumento finanziario, azione, obbligazione, future, ecc.. Il risparmiatore, con un difficile lavoro di trading, cerca di guadagnare sulla differenza di prezzo, rischiando però molto seriamente di perdere.

INTERESSI: remunerazione del capitale prestato. Il risparmiatore, investendo in (cioè comprando) obbligazioni (bond) emesse o da stati (BTP, BOT, Bund…) o da società private (corporate), presta loro soldi, rischiando di non riaverli indietro (bond Cirio, bond argentini), e in cambio riceve un interesse. Non rendono più quasi nulla, invece, depositi e conti correnti, anzi questi ultimi spesso generano costi netti per il correntista.



In tutti e tre i tipi di redditi finanziari ora visti, vi è un guadagno reale solo se a fine anno l’accrescimento monetario dei soldi del risparmiatore è superiore alla perdita di valore, di potere d’acquisto dei soldi stessi, cioè se è superiore all’inflazione effettiva; altrimenti c’è una perdita reale (o rendimento reale negativo). In questi ultimi anni i guadagni monetari sono stati e sono tuttora mediamente inferiori all’inflazione effettiva, quindi i risparmiatori stanno perdendo soldi; questo ha generato la corsa all’acquisto degli immobili, con conseguente bolla speculativa immobiliare.







La tassazione dei REDDITI DA LAVORO DI INVESTIMENTO FINANZIARIO è iniqua, ottusa e controproducente per lo sviluppo del paese perché:



1. i possessori di grandi patrimoni mobiliari (tra cui molti di quegli industriali che oggi chiedono a gran voce di tartassare i risparmi) non verranno minimamente scalfiti da tale aumento della tassazione sui redditi finanziari, in quanto costoro o hanno già la residenza fiscale all’estero, o hanno messo in atto escamotage di fiscalità internazionale, quali i trust offshore, per cui già oggi non pagano all’Italia un centesimo di tasse su tali grandi capitali mobiliari, né l’Italia può e potrà fare nulla contro di loro; l’aumento della tassazione sui redditi finanziari mira a colpire quindi solo i piccoli e medi risparmiatori e trader;



2. i risparmiatori sono stati i più svantaggiati nella redistribuzione del reddito degli ultimi anni, tra rendimenti reali negativi, crollo della new economy, crack di società quotate (Parmalat, Cirio, Ferruzzi…); nel contempo i prezzi degli immobili, anche delle più scassate bicocche, sono saliti alle stelle gonfiati dai tassi ai minimi di mezzo secolo;

3. il risparmio è denaro, moneta, e come tale è soggetto ad inflazione, cioè a perdita di potere di acquisto, ovvero a perdita di valore. Questa perdita di valore va a favore dello stato, uno stato debitore in quanto è lui che emette tale moneta. Quindi l’inflazione è una tassa, come ben sanno anche i sedicenni che studiano ragioneria. Tutti sperimentiamo quotidianamente che in Italia c'è un'inflazione ben superiore a quella ufficialmente dichiarata dall'ISTAT;

4. decine di migliaia di risparmiatori nei decenni scorsi hanno ripopolato Svizzera, Montecarlo e Austria, fuggendo dall’Italia, portando via i loro sudati soldi anche quando il farlo costituiva reato, pur di difenderli e salvarli; far fuggire anche gli ultimi rimasti sicuramente non aiuta l’Italia a risalire la china dello sviluppo economico. Se verrà elevata l’aliquota sui redditi finanziari l’Italia avrà perso per tali risparmiatori l’ultima attrattiva che le era rimasta. Di paradisi fiscali sparsi per il mondo (o neanche troppo lontani) che li aspettano a braccia aperte, e già pieni di Italiani, ne trovano quanti ne vogliono. E gli anni '60 e '70 hanno ampiamente dimostrato che i capitali in fuga non possono essere fermati;

5. la diminuzione dei redditi da risparmio, annientati dalla tenaglia bassi rendimenti – aumento della tassazione, ha devastanti effetti depressivi su economia e consumi, innestando una spirale di stagnazione che può durare decenni, come è successo in Giappone;

6. la fuga dagli investimenti finanziari spingerebbe la gente ad investire ancora di più in immobili, e quindi causerebbe un ingigantirsi della bolla speculativa immobiliare, con prezzi degli immobili già ora insostenibili;

7. a livello di Scienza delle finanze, il beneficio per l'erario derivante dall’aumento della tassazione sui redditi finanziari è miserabile, irrisorio, con più svantaggi che vantaggi, mentre ne è ben chiara la creduta valenza politico-demagogica, oltretutto nettamente obsoleta in relazione all'attuale composizione del patrimonio della maggioranza degli Italiani: è finita l'epoca del "tassiamo i ricchi" per farsi amici i peones: gli Italiani sono tutti relativamente ricchi, almeno quanto a patrimoni e investimenti finanziari (tutti gli Italiani hanno qualche risparmio); il fatto che forze politiche propongano una manovra così impopolare e per la quale saranno severamente puniti dagli elettori, dimostra ancora una volta come certi partiti o partitini non hanno come primo obiettivo il conseguire consenso fra la gente o il fare gli interessi del popolo, ma l’obbedire agli ordini di chi li finanzia;



8. chi ha risparmi da investire in strumenti finanziari, ha tali risparmi perché ha messo da parte una quota dei suoi redditi: redditi già tassati dall’imposta sul reddito nei periodi fiscali in cui sono stati percepiti; i risparmi sono quindi reddito già tassato;



9. i dividendi, in quanto utili societari, sono già tassati in capo alla società, la quale li distribuisce al netto dell’imposta societaria ai risparmiatori-azionisti, i quali poi, nuovamente, pagano l’imposta sostitutiva su di essi; i dividendi sono quindi già doppiamente tassati;



10. le plusvalenze e gli interessi sono guadagni per chi li percepisce, ma perdite per chi li paga: il saldo finale per l’intera economia è zero, non vi è valore aggiunto assoggettabile equamente a tassazione, né motivi equi per cui il fisco si intrometta tra chi perde e chi guadagna;



11. se certi industriali italiani (e occidentali in generale) non sono buoni a fare profitti non è per il carico fiscale che subiscono, di fatto bassissimo: l’aliquota del 33% sul reddito d’impresa è fittizia, visto che si applica non su tutto il reddito, ma solo sul reddito imponibile, e qualsiasi commercialista è in grado di decimare l’imponibile del reddito d’impresa. Le aliquote sui redditi finanziari, invece, si applicano su tutto il reddito, fino all’ultimo centesimo, non essendovi alcuna possibilità di dedurre costi e spese dall’imponibile. Quindi il paragonare l’aliquota del 33% del reddito d’impresa a quella del 12,5% sui redditi finanziari o è idiota o è, più plausibilmente, ipocrita. Il vero problema, insormontabile, è che il costo del lavoro italiano è dieci volte quello cinese o indiano;


12. per i risparmiatori le perdite finanziarie (minusvalenze) sono deducibili dal reddito imponibile solo per quattro anni, quando i cicli economici e di borsa durano ben più di quattro anni. Esemplificando molto, se nell’arco di dieci anni il risparmiatore ha guadagnato 10 e perso 20, con un risultato finale netto negativo (perdita) di –10, ha comunque buone probabilità di pagare tasse come se avesse guadagnato +5 (può sembrare assurdo, ma è così, questa è la legge in vigore);



13. la scusa ipocrita che dobbiamo “armonizzare” la nostra tassazione a quella degli altri paesi europei è anch’essa idiota: la tassazione dei redditi finanziari (come dei profitti d'impresa) nei 25 paesi europei e' diversissima, e vi sono paesi in cui i redditi finanziari sono completamente esenti da tassazione; sulla tassazione dei redditi finanziari ogni paese va avanti per conto suo. La tendenza internazionale è per una consistente diminuzione della tassazione sui redditi finanziari al fine di attrarre i capitali indispensabili per lo sviluppo: si veda la riforma fiscale di Bush negli USA, proprio negli interessi dei (veri) industriali. In Italia certi industriali non amano finanziarsi tramite i normali canali finanziari e le Borse, e dover così rispondere del loro operato di fronte ai risparmiatori e al mercato. Certi imprenditori nostrani vogliono finanziarsi tramite i sussidi di stato, come hanno fatto per decenni; per rispondere a qualche politico poi basta invitarlo sullo yacht. Non ha quindi alcun senso parlare di armonizzazione. E poi si pagano tasse per avere dei servizi: ordine pubblico, giustizia, sanità… vogliamo paragonare i nostri servizi pubblici da quarto mondo a quelli danesi o olandesi?





La realtà è che per l’economia, per la ricchezza del nostro paese, è meglio avere investitori finanziari che fanno profitti, magari investendo e guadagnando anche in borse estere e spendendo tali guadagni in Italia, senza chiedere nulla allo stato, che certi industriali falliti i quali vogliono vivere sussidiati alle spalle dei contribuenti.

Per gli Italiani è meglio essere risparmiatori, azionisti o creditori di imprese dislocate all’estero, che operai della Fiat. Così agli Italiani vanno gli utili, la ricchezza, e all’estero va il lavoro più usurante.



La realtà, la verità , è che all’Italia non servono industrie inquinanti e manodopera importata, ma l’Italia ha, quasi unica al mondo, i requisiti di storia, arte, clima, gastronomia, ambiente per divenire la residenza stabile e/o la meta turistica dei ricchi del mondo, e che ciò può portarci ben più ricchezza di quattro fabbriche decotte gestite da certi imprenditori incapaci. Allora dobbiamo difendere il patrimonio ambientale e culturale, la qualità della vita, e attirare i ricchi, detassando tutti i redditi tipici dei ricchi, tra i quali anche quelli finanziari. Occorre cioè eliminare anche l’attuale imposta sostitutiva su plusvalenze, dividendi e interessi, per far tornare l'investimento in borsa e ridare vitalità a quel meccanismo economico di circolarita' della ricchezza che dovrebbe essere ben conosciuto da chiunque abbia fatto un minimo di studi economici, da Quesnau in poi, compreso il sopravvalutato Keynes.

A titolo di curiosità ricordo che Keynes, il teorico e fautore dell’indebitamento dello stato e della spesa pubblica ad oltranza, per questo tanto sbandierato dai nostri industriali, venne però salvato dai suoi fallimentari tentativi di investimenti finanziari da una colletta degli amici (in borsa si dice “if you are so smart, why aren’t you rich?”).

Tale meccanismo circolare della ricchezza, generato dall’investimento del risparmio, energizzato dalla speculazione finanziaria, benefica per l'economia come la pioggia per l'agricoltura, dovrebbe costituire il riferimento obbligato per chiunque non voglia pronunciare a vanvera la parola "sviluppo". Ricordo infine che la nostra Costituzione agli articoli 42 e 47 tutela la proprietà privata degli immobili e il risparmio in tutte le sue forme.

La via maestra è ridurre sprechi e spese, meno stato e più mercato, e non più tasse a questo o a quello.





Dott. Filippo Matteucci














franco 08 settembre 2005 00:00
Condivido pienamente la ricca e chiara relazione di Filippo.

Vorrei solo aggiungere che c'è un settore dove c'è una grossa evasione fiscale e nessuno osa metterci le mani, fingendo di non sapere.
Quello immobiliare !!
Gli imprenditori edili che vendono un appartamento dichiarando solo il valore catastale, quanto evadono al fisco??
Se si considera il boom immobiliare degli ultimi anni si fa presto ad arrivare a cifre iperboliche!!

Perchè si preferisce colpire il risparmio degli italiani anzichè far pagare là dove c'è vera evasione ?

Perchè non viene usata la leva fiscale per sgonfiare la bolla immobiliare che rappresenta una spada di Damocle sull'intera economia del paese?

Avremo una "generazione ipotecata" ... dai mutui trentennali e adesso anche quarantennali !!

Leggete qui.
http://italia.attac.org/spip/stampa.php3?id_article=764
margie 08 settembre 2005 00:00
Per Franco : c'è un piccolo particolare. Se colui che acquista direttametne dal costruttore dichiara solo il valore catastale e non quello effettivamente pagato, lo fa a suo rischio e pericolo. In caso di fallimento del costruttore, infatti, non potrà dimostrare di aver pagato la cifra reale.
I costruttori seri dichiarano il valore reale di vendita, per non incorrere nel reato di evasione dell'Iva, oltre che di minore plusvalenza.
Pennone 15 settembre 2005 00:00
Io proporrei intanto di togliere tutto quello che abbiamo dalla Fiat(così, giusto per punira a prez.. (ehm montezzemolo) la sua sviscerata voglia di far tassare le rendite. Poi se Brodi continua a dire che le rendite vanno tassate io suggerirei uno sciopero degli investimenti invitando la popolazione a non investire più nulla e tenere i soldi sotto il mattone. Poi, se malauguratamente qualche ministraccio(a parte bertinotti, tanto lui si sa che è così) continuasse a proporre quella cosa orrenda suggerirei di disinvestire in massa fino a quando non avranno addirittura abbassato almeno della metà la tassazione vigente.
Svegliatevi!!!
Prodi ha detto è ora di tassare le rendite finanziare?!
Benissimo! IO ALLORA DICO DI FARGLI TROVARE BEN POCO DA TASSARE!!!!!
AZIONE(tassare le rendite)= REAZIONE(sbarazzarci degli investimenti)
AZIONE = REAZIONE
Lo insegnano anche in fisica, questa è l'unica cosa da fare se vogliamo vincere.
Sarà un sacrificio per molti, me ne rendo conto, MA SARA' UN SACRIFICIO VOLUTO DA NOI STESSI PER ANDARE IN CULO A QUELLO CHE VORREBBE IMPPORCI PRODI!!!!!!!
AVANTI! SPARGIAMO LA VOCE!!! FACCIAMOGLI VEDERE DI CHE PASTA SIAMO FATTI!!!!!
Kristan 18 settembre 2005 00:00
Ho letto con notevole interesse l'analisi dell'ottimo dott. Filippo Matteucci. Gli kiederei cortesemente se potesse illustrare in maniera più esaustiva il punto 10 relativo ai motivi per cui giudica iniqua la tassazione dei REDDITI DA LAVORO DI INVESTIMENTO FINANZIARIO.

Grazie per eventuale riposta
Pennone 19 settembre 2005 00:00
Purtroppo anche alemagno di an insiste che le rendite vanno tassate, l'udc pure e anche siniscalco! Per fortuna Berlusconi si oppone(per ora in futuro non ci giurerei però) e promette che non le tasserà per cui (purtroppo) l'unica speranza per noi investitori è che vinca il Berlusca. Tanto non mela danno a bere! Loro dicono che ci andranno di mezzo i grossi capitali, ma io non ci credo, lo sò come fa il governo! Ci andranno sicuramente di mezzo i piccoli risparmiatori, prendendo ancora meno i più fortunati e rimettendo qualcosa gli altri.
NO A CHI CI VUOLE RENDERE COME LA SVIZZERA!
AL DIAVOLO PRODI, PREZ..(Ehm Montezzemolo), BERTINOTTI, COSSUTTA, ALEMAGNO e tutti coloro che vogliono espropiarci dei nostri sudati risparmi!!!!!!!!!!!!!!!!
franco 19 settembre 2005 00:00
x Kristan
penso che al punto 10 del post di Filippo ci sia un errore di trascrizione
Secondo il senso della frase dovrebbe essere: "Le plusvalenze e le minusvalenze ...."

x margie

Conosci qualche costruttore onesto che dichiara tutto al fisco?
In quasi tutte le vendite fatte ai privati i valori dichiarati sono inferiori al reale, perchè la maggior parte dei privati non vuole pagare troppo.. di tasse; solo alcuni si tutelano dichiarando per intero, altrimenti come si spiegherebbe che ci sono 200.000 famigli in Italia coinvolte nei fallimenti immobiliari.

x pennone
potrebbe essere una buona idea la sua, però dimentica che una grossa fetta dei titoli di stato è acquistata dai fondi di investimento e altri enti come banche assicurazioni ecc.
il piccolo risparmiatore conta molto poco.

Un'ultima nota
ma questo governo che propone queste cose è di destra o.... di sinistra?
Queste sono proposte di Berlusconi...o di Bertinotti?... Forse di un nuovo soggetto ... Berluscotti!!
Pennone 20 settembre 2005 00:00
Purtroppo bisognerà votare Berlusconi per avere una chanche noi risparmiatori anche se non mi piace molto l'idea..
Poichè come ho detto prima c'è gente del governo di destra che vuole questa tassaccia così impopolare , ma per ora Berlusconi glielo impedisce.
Mentre se la sinistra andrà al governo la prima cosa che farà prodi sarà (indovinate cosa?) quella di tassare le rendite finanziare affinchè finiamo tutti nella spirale della povertà.
Pennone 20 settembre 2005 00:00
Ma insomma! Basta dire che non vogliamo la tassa sulle rendite! Cresciamo perdio! Se Bertinotti ha detto che devono essere tassate del 33% peer finanziare la ricerca devono essere tassate del 33%!
Mi fate ridere voi che volete conservare i vostri soldini!!!
Bisogna essere veri comunisti come Bertiotti comanda! Noi potremo avere il gelato soltanto se tutti lo possono avere! E se altri meno fortunati soffrono la misera (indipendentemente se abbiano o no sperperato i loro soldi) dobbiamo soffrirla anche noi!
Lo YATCH CELO DEVE AVERE SOLO BERTINOTTI CAPITO?!?
DIscussione chiusa!
Pennone 21 settembre 2005 00:00
Ragazzi, a parte gli scherzi, forse la situazione è più seria di quello che pensavo se ho ragione e la cosa va avanti, piano piano ci strapperanno tutti i peli del culo a uno a uno. Facciamoci sentire e diffondiamo la voce per impedire leggi assurde come al patrimoniale e la tassa sulle rendite. Quelli dell'ulivo non riescono a vedere il pericolo a cui andiamo incontro, facciamo qualcosa per impedirlo, qualunque cosa, non importa se serve a poco, noi facciamolo comunque. Ciao.
actung 21 settembre 2005 00:00
Con la sinistra al governo...emoraggia di CAPITALI...paese in DECLINO!!!!! TASSARE i CAPITALE ALLO STESSO LIVELLO DEGLI ALTRI PAESI EUROPEI!!!!! E STOP!!!!!!!!!!
Alex 21 settembre 2005 00:00
"la maggior parte dei privati non vuole pagare troppo.. di tasse"
Questo lo fanno credere i venditori ai compratori per fargli credere di aver avuto un trattamento di favore. In realtà chi compra la prima casa "risparmia" solamente il 4% di Iva, per contro rischia la revocatoria fallimentare.
Chi vende "risparmia" invece molto ma molto di più.
Margie.. se conosci qualche costruttore che dichiara tutto fammelo sapere che mi organizzo per dedicargli un monumento.
margie 22 settembre 2005 00:00
Alex, di costruttori che dichiarano il valore commerciale ne conosco molti : è sufficiente che l'acquirente pretenda di dichiarare l'intero valore pagato, cosa che è a sua tutela. Parlo per esperienza diretta : quando ho comprato dal costruttore, ho dichiarato l'intero valore anche se questo ha comportato l'esborso di maggiori imposte. E con me lo hanno fatto (e lo fanno a maggior ragione adesso che il gap tra valore catastale e valore commerciale è altissimo) molti miei amici, clienti, conoscenti.
Il costruttore non può rifiutarsi, pena la denuncia alla Gdf.
margie 22 settembre 2005 00:00
Una precisazione è doverosa : ovvio, che sto parlando di valore dichiarato nell'atto di compravendita rogitato dal notaio. Non posso certo sapere quanto dichiarano i costruttori nel loro Unico....ma su questo sfondate una porta aperta : cari amici, non è evitando di dichiarare che se la cavano, i sistemi paralegali sono altri (holding spezzettate in piccole srl, società estere di comodo, fondi dirottati nei paradisi fiscali, etc).

La cosa triste è che questo boom immobiliare sta deturpando i nostri polmoni verdi con schiere di case orrende, di cui alcune rimarrano invendute, e che consente a persone spesso arroganti e prive di cultura di arricchirsi in modo spropositato ed ottenere posizioni di prestigio in vari strati della società. Chi ritiene di investire nel mattone, lo fa a suo rischio e pericolo, ma chi acquista la sua prima casa, si troverà incravattato per almeno 30 anni.
filippo matteucci 23 settembre 2005 00:00

I SONDAGGI DI “PORTA A PORTA”





Il presente vuole essere solo uno sfogo per il disgusto sempre maggiore che provo nel vivere in questo paese.

Ieri sera, a Porta a porta, la trasmissione televisiva condotta da Bruno Vespa, ospite Fausto Bertinotti, si parlava dell’aumento della tassazione sui risparmi degli Italiani. Sono stati presentati dei sondaggi da cui risultava che la maggioranza degli Italiani era favorevole a tale aumento di tassazione.

Come tutti sanno i sondaggi hanno una loro serietà se la domanda a cui rispondono è posta correttamente. Se si chiede a qualsiasi passante sprovveduto “Vuoi aumentare le tasse sulle rendite finanziarie?” è molto probabile che quello risponda di sì. Il termine “rendite”, economicamente sbagliato e scorretto per designare i redditi finanziari, suggerisce alla mente dello sprovveduto intervistato la figura del ricco parassita che vive alle spalle altrui senza fare nulla; l’altro termine “finanziarie”, usato come aggettivo di “rendite”, evoca immagini di grandi speculatori e banchieri, i padroni della finanza, gente sicuramente ricchissima e per questo da tassare.

In realtà si stava parlando dei risparmi degli Italiani, dei soldi messi da parte dalle famiglie e dagli anziani. Se si fosse chiesto allo sprovveduto passante “Vuoi che ti aumentiamo la tassazione sui tuoi inflazionati risparmi?” penso che il risultato del sondaggio sarebbe stato ben diverso.

Ancora più diverso sarebbe stato se nella domanda del sondaggio fosse stata indicata la destinazione dei soldi “rubati” in tal modo ai risparmiatori. Ieri sera, su Alice di Rai2, Cossiga, con la sua solita franchezza, tale destinazione l’ha indicata chiaramente: il salvataggio, per l’ennesima volta, della FIAT. Per ripianare i bilanci in rosso dell’impresa della famiglia Agnelli si tolgono soldi ai piccoli e medi risparmiatori. Inutile dire che i proprietari di grandi capitali hanno già e avranno sempre a disposizione gli strumenti giuridici e finanziari, interni ed esteri, per non pagare una lira di tasse su tali loro ricchezze.

Tutti gli Italiani hanno qualche risparmio da parte, che già non rende più nulla, e ora renderà ancora meno, perché parte di tale reddito verrà preso dallo stato, dal fisco, e usato a fini privati, per salvare una o più imprese private. Questa è la pseudodemocrazia italiana, dove i cittadini, la politica, le ideologie non contano nulla. Infatti l’aumento della tassazione sui risparmi degli Italiani è proposto da comunisti e da postfascisti, da Bertinotti e da Alemanno, da ex democristiani (Margherita, Prodi, UdC), da socialisti, dai sindacati… Lo stato, il fisco, la gran parte dei politici e dei mass-media, sono quindi strumenti in mano ad alcune potenti famiglie, contro il resto dei cittadini. E’ per questo che più si ridimensiona lo stato e meglio è. Qui contano i poteri forti, i soliti, quelli da decenni “sussidiati” dallo stato. Ma queste imprese fallimentari non possono chiudere, una volta per tutte, o andarsene altrove?

E i risparmi degli Italiani chi li difende? Chi può scapperà all’estero, ma chi non può cosa farà? Cosa farà l’anziano che ha messo da parte qualche lira, per garantirsi qualcosa in un paese che non garantisce nulla? Cosa farà la famiglia dell’operaio che con sacrificio cerca di accumulare soldi, magari per comprarsi una casa, o per far studiare i figli? Dovrà sottomettersi a un fisco “privato”, perché questi sono i rapporti di potere oggi in Italia.

Certo questo non è un paese democratico e liberale. E fa schifo viverci, e abbiamo una sola vita a disposizione. Chi può, fugga altrove.



Filippo Matteucci
Pennone 23 settembre 2005 00:00
E' quello che penso anch'io, uno dovrebbe togliere tutto(impedendo allo stato di derubarlo) e fuggirsene all'estero a fare la vita da nababbo.
Io avevo pensato di andarmene in Brasile, la la vita costa dieci volte meno che da noi e con i miei pochi soldi farei una vita da nababbo(degna di un plurimiliardario italiano) Potrei campare di rendita e alla grande.
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