Reset
10 ottobre 2005 00:00
Condivido in pieno!
Enrico Falcinelli
11 ottobre 2005 00:00
Gentile signora Annapaola,
la signora Bonafede, sicuramente rende onore al suo nome nelle sue obiezioni nei confronti della cristianità cattolica e non si avrebbe nulla da obiettare riguardo l'apertura che auspica nei confronti della totalità delle persone, in quanto uomini, necessitanti quindi di quella attenzione reciproca che è peculiare dei fondamenti del messaggio di Cristo. Però, come lei saprà, la cristianità Valdese vive una dualità nel rapporto religioso secondo la quale la propria morale religiosa si distacca dalla carnalità dell'essere e aleggia su di essa senza interazione.
Non è così la cristianità cattolica che prende forma proprio dall'umanità del Cristo, nel senso carnale della parola. Cristo non ha senso se non è per l'uomo in tutto, anima e corpo, spirito e mente. Nel cristianesimo non aleggia niente, tutto e concretezza, dal momento che posiamo i pedi per terra al mattino, dalla prima all'ultima azione della giornata.
Ecco che, proprio perchè il cristianesimo va vissuto nella carne - altrimenti sarebbe solo sentimento - i cristiani hanno il sacrosanto dovere di viverlo in tutte le cose della loro vita, a costo della vita stessa, perchè altrimenti vita non sarebbe!
La vita del cristiano non è il gioco delle farfalline che le suorine fanno fare ai bambini cantando "Alleluia, alleluia!" ma impegno concreto nella vita sociale perchè la società ha bisogno della società e non di individualismo.
In quanto l'uomo si rivela incapace di mantenersi retto nonostante tutti gli indiscutibili buoni propositi, occorre una linea per la propria vita che ricordi l'essenzialità del proprio agire e che tutto sia "no, no" o "si, si", senza compromessi che non siano giustificati dal riconoscimento della propria fallacità e se non addirittura, purtroppo, inconsistenza.
Ecco perché la Chiesa cattolica punta sul suo apporto allo Stato ed è questo che deve fare nella sua missione, nel bene e nel male al quale anch'essa, nella sua carnalità umana, è soggetta.
Di cattolicità, poi, è intrisa la nostra tradizione. Abbiamo un'esperienza culturale che ci suggerisce una saggezza nel vivere che non appartiene ad altri popoli e non possiamo misconoscerla.
Il nostro Stato fonda la sua Costituzione su principi che esaltano la famiglia nel senso nucleale del termine e non è possibile abiurare senza farsi mancare il suolo sotto i piedi.
L'unione matrimoniale al livello testimoniale-societario porta a livelli di consapevolezza dell'azione compiuta che non è possibile paragonare una qualsivoglia convivenza ad uno stato matrimoniale in cui spesso addirittura l'aspetto sessuale-convivenziale resta quasi opzionale se non totalmente mortificato a causa di malattia e tant'é che esso regge.
L'accrescimento e l'educazione dei figli non dev'esser preso come una soddisfazione personale se non in seconda battuta dinanzi al fatto del riconoscimento che in realtà non t'appartengono, nella loro individualità ma ne sei primariamente madre e tutrice, padre e mentore e la soddisfazione dovrà essere nell'aver compiuto quello che la natura stessa umana richiede, cioé, il creare degli uomini che vivano con serietà la vita.
E' per questo che credo fermamente che l'impegno di noi cattolici sia quello di favorire tutte le cause di convivenza di quegli uomini con le loro donne che intendono coronare il loro stare insieme e l'umano legittimo desiderio di felicità nella loro unione, non creando "facilities" che non impegnano a fondo nel senso umano della persona ma facilitazioni ed aiuti concreti da parte della società e dello Stato nella direzione della creazione di stabili nuclei familiari in cui il primario compito sia dare il proprio apporto per una società che non si fondi sull'individualismo e sul relativismo.
E' in questo senso che dobbiamo impegnarci nell'umano aiuto a chi vuole che la sua vita sia vita, nella soddisfazione delle proprie aspettative pretendendo quelle strutture di appoggio per creare quelle possibilità che sono responsabilità di chi si pone a nostra tutela (e mi viene un po' da ridere) ma anche responsabilità nostra, con tutto il limite che la condizione di cittadini italiani comporta. Oggi più che mai il mondo intero ha bisogno di uomini, quando chi ci governa si comporta da mezza cartuccia ed ha timore di ferire il pensiero opposto.
Concorderà con me, spero, contro l'ipocrisia di alcuni atei-devoti, che del loro fervore ne fanno strumento velleitario personale ma cerchiamo di riconoscere coloro che pur nel loro ateismo riconoscono il valore di un'esperienza comune di secoli di storia; non bisogna essere per forza cristiani per riconoscere ciò che più è conveniente.
Vivo in Umbria: sa che in questa regione siamo arrivati a 2 fallimenti su 3 matrimoni? Lavoro nella Comunicazione Sociale da 25 anni ed individuo le motivazioni primarie di questi "crash" nella esaltata forma individualistica delle persone coinvolte; manca la volonta della totale donazione reciproca e si resta insieme in una sorta di patteggio finchè esso resiste.
Sono sposato ed ho famiglia e ho capito che un rapporto di donazione totale non vuole stanze segrete o porte chiuse ed i figli hanno bisogno e l'umano diritto di vivere e crescere nell'ambiente più idoneo che possano desiderare senza il pregiudizio e la malafede come scandalo.
Come cristiano gli unici compromessi che sono disposto a vivere sono quelli miranti alla costruzione di qualcosa che posi sulla roccia, cercando, nonostante i miei limiti, di favorire ciò che più è dignitoso per l'uomo, guardando la luce di quell'unico faro che si è proposto con tutto il presentimento del vero, che e Cristo; e Cristo non ammette interpretazioni. Così come siamo, senza perfezione, magari tardi nella vita o dopo aver compiuto mille infamie, si è con lui, o senza di lui.
Chiedo scusa per la lunghezza del testo, ma capirà quanto ancora ci sarebbe da scrivere!
La ringrazio caldamente per avermi dato l'opportunità di dire la mia.
La saluto caramente, Enrico Falcinelli.
ANNAPAOLA LALDI
11 ottobre 2005 00:00
Per il signor Falcinelli.
Sono molto lieta che la mia segnalazione Le abbia reso posisbile dire la Sua.
Non ho la competenza teologica e filosofica che mi pare alla base del Suo intervento, però, per quello che so e capisco trovo molto più umana l'interpretazione del messaggio di Gesù fatta da Bonafede rispetto a quella degli attuali vertici della chiesa cattolica. Del resto, credo che anche Lei si renda conto che la teologia e la politica rappresentata attualmente da detti vertici cattolici non è affatto l'unica teologia e l'unica politica "ortodossa " catttolica. Altri prelati, altri preti e altri laici ne praticano altre tutte ugialmente valide e corrette sul piano della dottrina cattolica.
Per quanto riguarda la Sua interpretazione del valdismo, non posso fare altro che girare il Suo intervento alla stessa Maria Bonafede, che ho visto proprio ieri a Roma, e alla quale ho mostrato il sito dell'ADUC, invitandola a farvi attenzione proprio perché vi circolano interventi degni di attenzione da parte di una confessione religiosa.
Lucio Musto
11 ottobre 2005 00:00
Signor Falcinelli
tutta la mia più genuina, furibonda invidia! bravo! questo vuol dire saper usare la penna!
Il suo sui Valdesi è di gran lunga il miglior intervento che abbia letto da quando, quattro mesi fa. ho cominciato a frequentare il Forum.
E’ vero che la signora Laldi le ha servito un magnifico argomento pescandolo con consumata maestria dal mare di mediocrità che si trova nel web, ma lei ne ha saputo profittare alla grande, con parole di pari levatura e chiarezza, giudizi sereni e meritevoli sia se condivisibili che quando opinabili, indagandone ogni contenuto senza pedanteria ma con grazia e signorilità.
Ne ha tirata fuori una ricca fonte di spunti morali e culturali, una preziosa lezione di costruttivo confronto.
Ce ne fossero tanti, come lei, ad insegnarci come stare composti in un civile simposio, come ci piacerebbe fosse questo forum!
Grazie
Lucio Musto
11 ottobre 2005 00:00
PS
Si,si No,no (1973)
"L'essenziale di oggi"
Città Nuova Ed. 1978
enrico falcinelli
11 ottobre 2005 00:00
Signor Lucio, la ringrazio di cuore ma la mia gratificazione è poter condividere quella che è l'esperienza più bella della mia vita con chi possa capirla e non sono nemmeno lontanamente in cerca di consensi diversi. Se così fosse continuerei a stare con gli "amici della parrocchietta", quelli che non ti dicono mai di no e che ti danno sempre ragione, mentre invece preferisco buttarmi nel carnaio. Bisogna evitare che la ragione diventi scontata, perchè nella realtà combattiamo ogni giorno per accrescerla nel senso della consapevolezza di quello che veramente siamo.
Ripeto alla signora Annapaola, che per il suoi impegni è stata costretta a liquidare in poche righe l'argomento con me, che quando si parla di Cristo non si fa né cultura, né filosofia. Codeste sono fatte a misura d'uomo e con la stessa misura tendono a misurare il tutto. Capisce da solo che così facendo i limiti ce li creiamo da soli. La cristianità è per tutti ed ancor più comprensibile per chi ha la semplicità della mente oltre che del cuore, proprio perchè privo della misura del pregiudizio. L'invito spassionato è appunto quello di abbandonare il nostro metro: la verità nuova del Cristo ha un metro che arriva infinitamente più lontano e dalla nostra cultura ne trae saggezza, senza la quale essa resta mero nozionismo.
Avremo modo di riparlarne in qualche sezione di questi forum, spero.
Un abbraccio amichevole, Enrico Falcinelli.
Maria Bonafede
12 ottobre 2005 00:00
Grazie, signora Laldi, per avermi girato la lettera del signor Falcinelli. Prtroppo ho pochissimo tempo e quindi non entro nel dibattito: rispetto le posizioni del signor Falcinelli anche se non le condivido. Vorrei soltanto correggere una sua affermazione errata, ritenendo di far cosa utile per l'informazione anzitutto del Signor Falcinelli che scrive e poi per i lettori del sito.
La Chiesa Valdese è una chiesa cristiana di tipo riformato, cioè che vive la propria fede come le chiese nate dalla Riforma Protestante del '500 pur essendo più antica poichè il movimento valdese nasce all'incirca nel 1200. Non ha un pensiero dualista in cui corpo e spirito vivono paralleli e senza interazione. Ha una teologia cristiana in tutto e per tutto e per tanto è consapevolissima che l'umanità è peccatrice ed ha bisogno di redenzione e di salvezza, e appunto crede che soltanto in Cristo è possibile all'umanità riconoscere la salvezza che Dio dona agli uomini. I valdesi, come tutti i cristiani si confrontano con l'umanità di Cristo e con la sua divinità, vivono la loro fede nella concretezza della loro umanità che riconoscono come umanità fallace e bisognosa di salvezza. La differenza è che i valdesi, come tutti i protestanti storici, ritengono che la morale scaturisca dalla lettura biblica, dalla riflessione della chiesa sui sacri testi, dalla preghiera e dal confronto delle idee dentro e fuori la chiesa, non da una gerarchia che dice ai suoi fedeli cosa devono pensare e fare per essere cristiani. In più, i valdesi ritengono che quand'anche la chiesa cristiana ritenga utile avere delle regole condivise dai credenti e per i credenti e nate appunto da quella flessione, esse non possono e non devono essere imposte a chi ha un altro modo di vedere la vita e tanto meno allo Stato. Crediamo invece che sia necessario che la chiesa sia chiesa e lo stato sia stato, e che i cittadini con tutta la loro umanità, la loro fede, se ce l'hanno, il loro pensiero e la loro cultura possano e debbano concorrere alla formazione del pensiero, ispirare con il loro contributo le leggi dello stato, in piena libertà e rispetto delle idee degli altri, senza divieti preconcetti e senza ricatti morali. E' più difficile, ma crediamo, ci guadagnino la maturità delle persone e la libertà di coscienza.
Cordialmente
maria bonafede
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12 ottobre 2005 00:00
Rispondo ad Enrico Falcinelli. Quello che lei ha scritto, indubbiamente rivela una conoscenza teologica molto profonda e di ciò mi complimento. Anch'io approvo, in parte, il suo discorso. Il problema, però, sollevato dal topic, nasce da un dato di fatto incontrovertibile: la mancanza di una assoluta dicotomia fra le leggi laiche di questo Stato, che condizionano la vita quotidiana di noi tutti, e l'aspetto teologico-religioso del nostro comune credo cristiano-cattolico. Non vi è dubbio che se le prime fossero in completa asintonia con il secondo, non vi sarebbe motivo di introdurre i PACS o quant'altro, dato che è nella morale civile moderna, riconoscere come giuste molte delle richieste che vengono avanzate proprio attraverso l'istituzione di questa "figura" istituzionale. L'unico scoglio, è rappresentato dal tipo di legame esistente fra due persone che decidono di convivere: per la Chiesa cattolica e per lo Stato Italiano, non esiste altro legame se non il matrimonio. Esso è la pietra angolare della nostra società e, pertanto, dev'essere preservato e preferito di fronte a qualsivoglia altra professione d'intenti. La vita quotidiana, però, c'insegna e ci dimostra che, ormai, un numero sempre crescente di matrimoni naufraga miseramente. Le ragioni di questo fenomeno sono variegate e multiformi e sarebbe fuori tema il parlarne in questo spazio specificamente dedicato. Fatto è che due persone che sono state sposate, separandosi volontariamente, perdono molti dei propri diritti, di fronte allo Stato e di fronte alla Chiesa, e ne acquisiscono altri, accanto a molti doveri, dettati prevalentemente da giudici e tribunali, quasi fossero rei di chissà quale colpa o di quale delitto. Diritti e doveri non sempre ritenuti, e a ragione, giusti e condivisibili. Questa discriminazione mi sembra fuori luogo ed anacronistica, oltre che lesiva della dignità individuale. Ci sarebbe molto da disquisire sul fatto, per esempio, che ai separati ed ai divorziati, la nostra Chiesa ufficiale, nega l'accesso ai sacramenti, definendo ciò, addirittura, blasfemo (mi viene la pelle d'oca a pensare alle volte in cui l'ostia sacramentale è stata, in justitia legis, accolta da chissà quante madri assassine o mogli fedigrafe ma nel pieno diritto perchè all'interno di un "regolare" matrimonio). Come, nel contempo, non capisco la discriminazione che lo Stato attua fra due persone che convivono da anni, semmai con figli a carico, in tema di pensioni, affitti, agevolazioni fiscali e quant'altro e due persone civilmente sposate. Potrebbe essere, come sempre, una questione di scelte: ad una coppia, ad esempio, non potrebbero sembrare giuste le imposizioni della legge in tema di mantenimento del coniuge o dei figli, per esempio, se separati dopo civile matrimonio o quant'altro. Perciò, ricollegandomi al discorso di Anna Paola, trovo molto più "cristiano" e molto più "civile" l'atteggiamento della Chiesa Valdese, rispetto alla "nostra" Chiesa cristiana e del nostro Stato "laico". E', come sempre, una questione di punti di vista.
ANNAPAOLA LALDI
12 ottobre 2005 00:00
Ringrazio Maria Bonafede per la prontezza con cui ha accolto la mia segnalazione; so infatti che il compito di MODERATORA della TAVOLA VALDESE (il massimo incarico della sua chiesa)è particolarmente denso di impegni e responsabilità, e quindi alquanto riranno in fatto di tempo.
Al Signor Falcinelli dico questo. Non ho inteso affatto "liquidare" il suo intervento. Anzi, l'ho letto e accolto con il massimo rispetto; il rispetto che si deve a una testimonianza di vita.
Là però dove la testimonianza di vita diventa generalizzazione, cioè pretesa che anche gli altri vedano le cose allo stesso modo, io, naturalmente, prendo le distanze, e affermo la validità e la legittimità della mia visione delle cose.
Siamo persone diverse, poste in luoghi (non solo fisici) diversi, che quindi vedono la realtà da prospettive differenti. E' come quando si disegna o fotografa un soggetto qualunque. Le diverse angolazioni da cui quel soggetto è ripreso possono, a volte, farlo apparire una cosa completamente diversa e possono far dire a qualcuno che l'immagine dell'altro non rappresenta quello stesso soggetto. E invece non è così: il soggetto è il medesimo, ma visto da lati differenti. Pensiamo alla fotografia di una persona di faccia o di spalle o di profilo...
Ecco il motivo per il quale evito il più possibile ogni discussione. Infatti, come trovo illecito negare la mia visione delle cose, trovo altrettanto illecito mettere in dubbio la visione che ha l'altro. Al quale però dico con grande rispetto, ma altrettanto grande fermezza: per cortesia, non interferire con il rapporto che io ho con la vita.
Per me, per la mia esperienza, l'unico modo che possiamo avere di rapportarci è quello di PRENDERCI RECIPROCAMENTE SUL SERIO. Al signor Falcinelli rivolgo una domanda: è sicuro di prendermi sul serio (col bagaglio non indifferente della mia vita ormai al tramonto) con la sua pretesa che io debba fare mie le asserzioni che per lui sono fondamentali? Perché pretende che io veda a suo modo, quando testimonio di un'altra visione?
Concludo dicendo che le mie segnalazioni di interventi soprattutto della Chiesa valdese intendono far conoscere una prospettiva religiosa e non solo, per me altrettanto nobile di quella cattolica, che fa parte della nostra società italiana e ha dato linfa alla nostra cultura, anche se la chiesa cattolica l'ha sempre avversata e perseguitata... E di fronte a questa realtà di persecuzioni con cui la chiesa cattolica ha trattato chi non la pensava come lei, non so quanto sia sottoscrivibile la seconda parte dell'affermazione del signor Falcinelli, che adesso riporto: "Di cattolicità, poi, è intrisa la nostra tradizione. Abbiamo un'esperienza culturale che ci suggerisce una saggezza nel vivere che non appartiene ad altri popoli e non possiamo misconoscerla". E' davvero segno di saggezza perseguitare chi ha idee e fedi diverse? E' davvero segno di saggezza gettare discredito, come si continua fare oggi da parte della chiesa cattolica, su visioni diverse ed esperienze diverse della vita? Se è così, di quella saggezza, faccio volentieri a meno.
Enrico Falcinelli
13 ottobre 2005 00:00
Signora Annapaola! Ma davvero pensa che io abbia preteso di cambiare la sua vita con queste poche righe?
Ma un cambiamento del genere nella vita avviene solo per l'incontro concreto con l'avvenimento che cambia, non con due righe scritte in un forum!
Fatto è che le persone percepiscono i significati degli stimoli secondo la propria esperienza, quindi, secondo il proprio metro che è proprio quello che definisce il nostro limite.
Dalla sua risposta al mio intervento sembra che le sia capitato questo
quando di pungere qualcuno non ne ho avuto mai la minima intenzione!
Ha ragione riguardo il suo esempio delle angolazioni e punti di vista ma completo dicendo che avrò un'idea più veritiera della realtà quando avrò visto l'oggetto da tutte le prospettive oltre, che dal di sotto e dal di sopra, ed allora potrò forse scegliere la migliore.
Io, una miglior prospettiva di quella di Cristo e la sua Chiesa, non sono riuscito a trovarla.
Riguardo la signora Maria, con la quale condivido con sincerità l'amore di Cristo ma che non condivide le mie posizioni perché è valdese, e che si è prodigata a rinfrescarmi cosa e chi loro sono, non posso che ripetere da par mio quello che è l'annuncio cristiano, impegno che Chiesa madre ha il sacrosanto dovere di eseguire in modo esaustivo con tutti i mezzi che ha a disposizione:
cioè che Cristo è venuto nella vita degli uomini per gli uomini, e senza interazione TOTALE in tutto ed assolutamente tutti gli aspetti della vita, dal pregare all'orinare, non si vive la comunionalità con Lui.
Non esiste un momento in cui Cristo non c'entri con la vita dal primo battito del cuore nel momento del concepimento, così, per tutta l'eternità .
Come faccio a pensare a render discrete la vita politica od altro dalla vita in Cristo?!? E come posso concepire una Chiesa madre che non si prodighi in questo?
Ma poi la Chiesa chi è! "Koinonìa", "ecclesia" vogliono dire, oggi, Chiesa, cioè, comunione di fedeli.
E chi sono i fedeli, e quindi Chiesa? Io, ad esempio! Vorrebbe dirmi di restare zitto? di non interagire?
Vorrebbe vietarmi di comunicare quanto ho di più caro e bello nella vita? Se lei amasse un uomo intensamente, non avrebbe voglia di dirlo a tutti? E sarebbe per questo una criminale, una insensata, una intollerante?
Ecco la mancata interazione! Se una cosa non è vera nella totalità di tutti i fattori, essa non è vera affatto. Questo è razionale.
Per lo meno, umanamente, qualche dubbio mi verrebbe!
Al signor Reset, che ringrazio per aver considerato il mio intervento, aggiungo che non si può non essere daccordo quando si parla di disagio umano. Abbiamo il dovere tutti, Cristiani e non, in modo cosciente, di contribuire civilmente ad alleggerire i carichi (reali), specialmente nei casi più pietosi ed è per questo che occorre interazione diretta in tutta quella libertà che in realtà non abbiamo e non per via della Chiesa. Capirà quello che voglio dire.
Non essendo un legale, poi, non posso estendere il discorso su argomenti di legge senza il rischio di incorrere in bestialità, ma sono con lei nella pietà riguardo ciò che ha esposto e secondo le mie possibilità.
Vorrei terminare con un cenno degli scandali della Chiesa cattolica. Essi ci ripugnano perché ripugnanti sono realmente, ma densa di fatti ripugnanti é la nostra storia. Se dovessimo rinnegare tutto quello che contiene ripugnanza, cosa
ci resterebbe di ciò che ci appartiene? Probabilmente nemmeno noi stessi! Gesù Cristo sarebbe stato un cretino ad affidare la propria missione a quegli uomini che già dal primo istante lo avevano tradito, se l'avesse fatto nella
convinzione che da allora in poi sarebbero stati perfetti: se non ci ha condannato Lui, perché dovremmo farlo noi (a rigor di logica)? Non sarà forse che in realtà abbiamo poca pietà addirittura per noi stessi?
Sapete che nella gerarchia della Chiesa vi sono persone che non credono affatto eppure vi restano solo per la convinzione che essa debba essere diversa e in tal senso intenderebbero cambiarla?
Ma la Chiesa è fatta di uomini che sono in grado di rovinarla da soli senza che qualcuno si impegni tanto a farlo!
Quindi, andare oltre con questo ragionamento mi sembra superfluo.
D'altronde la signora Maria Bonafede potrà trovare giusta ispirazione, a riguardo, dalla parabola della gramigna!
Infine, signora Annapaola: se buttasse via la saggezza insita in una esperienza solo perché nella stessa hanno avuto luogo spiacevoli eventi e se questo lo potesse fare effettivamente, sicuramente sarebbe oggi ancora una stolta ed infantile persona, cosa che dai suoi scritti (non sono i primi che leggo) non mi senbra affatto.
Questo vuol dire che nelle esperienze è maturata ed ha accomodato il tiro secondo quanto le ha suggerito il buonsenso e l'istinto ma le sue esperienze le sono restate e le hanno portato saggezza.
Quindi credo che la sua sia solo questione di scelta di dimensione per la propria vita e può farlo come crede in quanto veramente libera.
Io, personalmente, scelgo di raccogliere i pezzi di questa Chiesa rotta e tornare pazientemente a cercar di ricostruirla,
così come tanti hanno fatto e continueranno a fare, con l'aiuto e la Grazia di Dio, in avvenire.
Concludo assicurando che ho risposto in sincerità, libero da difese e disposto a cambiare tutto della mia vita nel momento in cui scoprissi di vivere un abbaglio, incontrando una realtà più grande di quella di Cristo con la sua Chiesa e sinceramente vi abbraccio.
Enrico Falcinelli.
ANNAPAOLA LALDI
13 ottobre 2005 00:00
Il Signor Falcinelli mi dice: "Ha ragione riguardo il suo esempio delle angolazioni e punti di vista ma completo dicendo che avrò un'idea più veritiera della realtà quando avrò visto l'oggetto da tutte le prospettive oltre, che dal di sotto e dal di sopra, ed allora potrò forse scegliere la migliore. Io, una miglior prospettiva di quella di Cristo e la sua Chiesa, non sono riuscito a trovarla"
Gli domando amichevolmente: crede proprio che sia possibile a una persona sola nell'arco breve di una vita umana (poche decine di anni) vedere direttamente l'oggetto da tutte le prospettive, di sotto e di sopra? O non sarà piuttosto che la molteplicità della presenza umana sulla terra è lì a invitare tutti quanti a colloquiare, a raccontarsi ciò che vedono dalle proprie prospettive (che possono anche cambiare e allargarsi, ovviamente, ma che restano sempre limitate)e, prendendosi sul serio nei loro racconti e testimonianze abbandonare la pretesa di essere gli unici a vederci giusto e a possedere la Verità assoluta? Lei giustamente testimonia: "Io, una miglior prospettiva di quella di Cristo e la sua Chiesa, non sono riuscito a trovarla". Le ripeto, mi sta bene come Sua testimonianza di vita, ma, La prego, non insista a dire che deve essere così per tutti, e che questa propsettiva è l'unica valida al mondo.
Le è tanto difficile parlare con una persona senza volerla catechizzare?
Perché in questo modo, Lei si precluderà la possibilità dell'ascolto e del dialogo con chi, lo ripeto, ha esperienze diverse dalle Sue.
Se poi Lei ha scritto seriamente la frase seguente:
"Signora Annapaola! Ma davvero pensa che io abbia preteso di cambiare la sua vita con queste poche righe?", bisogna che Le chieda a mia volta (e non si offenda): "Ma Lei ce l'ha un po' di senso dl ridicolo?"
Pro-teo
13 ottobre 2005 00:00
Non credo che affermare che l'esperienza di Cristo sia coinvolgente e totalizzante significhi catechizzare chi ascolta.
Se Enrico me lo permette, posso dire di riuscire cogliere ciò che ha espresso perché vivo come lui questa realtà.
E' questo il punto: possiamo discutere di tutto, senza alcuna preclusione; tuttavia, se la mia esperienza di fede, non quindi una semplice ideologia o modello umano di vita, mi permette di sentire che solo nell'amore di Cristo si realizza totalmente la vita dell'uomo, ho necessità di gridarlo e non posso tenerlo per me. Questo lo devo perché altrimenti tradirei Cristo e me stesso e la mia non sarebbe vera fede; nessuna pretesa però che gli altri accolgano, comprendano, capiscano e vivano ciò che io vivo se non lo desiderano.
Forse perché cresciuto nel cattolicesimo, reputo la Chiesa, la comunità dei credenti, la sposa di Cristo. Questo però non mi permette assolutamente di affermare che lo Spirito di Dio non soffi in tutte le direzioni e in tutti gli animi.
Tutto qui.
Cordialmente.
Enrico Falcinelli
13 ottobre 2005 00:00
Ringrazio Pro-Teo, che leggo spesso con piacere, per la piccola gratificazione che mi dà per la speranza di una crescita umana sempre migliore.
Cara signora Annapaola, forse sono io che non mi riesco a far capire da lei e sarebbe una delle rare volte che mi capita, visto che farmi capire è il mio mestiere. Non mi interessa più l'argomento in questione, badi bene; quello che volevo dire l'ho detto. Ora mi interessa lei! Mi scuso solo di dovermi esprimere in questo ambito, ma non ho la possibilità di farlo altrove.
Non capisco perchè se la prende tanto calda per quello che è stata da parte mia solo la comunicazione entusiastica di qualche cosa per me importante. Non ho problemi da questo punto di vista.
Al contrario lei qualche problema lo deve avere con il suo senso dell'infinito, visto che continua a strumentalizzare il mio discorso asserendo che io abbia fatto cose che non ho mai inteso fare, non rientrando gli intenti che mi attribuisce, nelle mie velleità; non capisce che mette in cattiva luce il suo modo di rapportarsi con le persone che intervengono nel forum? Io non ho inteso certo catechizzare nessuno, tantomeno credo sia possibile dove manca il rapporto diretto interpersonale! HO INTESO SOLO COMUNICARE CON ARDORE UN'ESPERIENZA!
Sono stato chiaro ora? O glielo devo dire in aramaico?
Ciò mi dovrebbe far capire che DI LA TUA di ADUC sia un'ipocrisia ; badi che è facile cadere in questo tranello: lei stessa ha criticato la storia che ci precede (storia fatta di uomini) eppure l'accorgersi che qualcuno vive diversamente qualche cosa (che forse le sta a cuore?) la trasforma in novella Torquemana. Si è accorta di questo? A me non stupisce ciò: sempre si cade e sempre cadremo e il riconoscerlo aiuta la pietà se non la misericordia (ma questa è grazia)verso la figura umana, ma non è possibile sopportare l’ipocrisia senza dirlo: sarebbe più sincera a dire che tra questa religione e un’altra preferisce l’altra e manda in malora questa anziché affermare che tutte sono nobili: si tratta di onestà.
Si scuota dal suo relativismo e chiami le cose con il proprio nome a costo di prendere qualche botta in testa!
Nella missiva precedente mi chiede se la prendo sul serio; può giurarci, dal momento che le dedico questo tempo e mi rivolgo con la massima franchezza, di cui non mi scuso. Lei non mi conosce: forse ho più impegni io che la signora Bonafede che son sicuro dorme più ore di me. Ma non trascurerei nessuno e non azzarderei celia neppure col più piccolo, piuttosto preferirei ritirarmi.
Esiste poi un modo più serio di rapportarsi come quello di affidarsi alla sua comprensione?
Ho a che fare con persone di ogni cultura e non è la prima volta che intervengo in forum in argomenti molto, molto più bollenti di questi, eppure non troverebbe mai nemmeno una riga in questo calibro che uso ora solo rivolgendomi a lei. Ho a che fare con gente spesso volgare e maleducata, oltre che non credente, eppure ho trovato maggiore "tolleranza", nel senso civile del termine. Eppure lei stessa che si impegna a proporre argomentazioni, cosa credeva, di trovare un popolo applaudente davanti? E' questo che la gratifica? Bene, suppongo che ciò sia la sua misura!
La sua vita, come lei scrive, è stata abbastanza lunga, dato che si giudica al tramonto; scrive che non si può avere il tempo per scegliere ma le dico che abbiamo un giudizio e una coscienza, talenti donati da Dio per farli fruttare nella vita.
Cosa mi critica, la fortuna o meglio la grazia che mi ha permesso di scegliere la mia strada? Non so cosa è per lei, perché di fatto non la conosco, ma se non fosse riuscita in questo, probabilmente a speso male i suoi talenti o non li ha spesi affatto.
Di cosa si può parlare con lei, per non turbarle l’animo; solo di poesia e cultura leggera sorseggiando un tè comodamente seduti, forse? Allora, se lei è di carta velina, non affronti certi argomenti, perché lo fa male e le fa peggio!
Infine, non creda che con tutto ciò non tolleri il suo pensiero: quello che non tollero è l’atteggiamento; siamo diversi, ne sono sonsapevole e sono abituato per mestiere non solo a “tollerare” (lo metto tra virgolette in quanto non credo alla tolleranza così come si concepisce comunemente)ma addirittura mi grazio di apprezzare tutto ciò che all’uomo appartiene esaltando il positivo che trovo e ripartendo da esso.
Non è sempre facile, come può immaginare, ma quando vengo meno mi affido all’obbedienza perché, le piaccia o non le piaccia, un’obbedienza esiste nella gerarchia dei valori della cattolicità del cristianesimo.
Detto ciò, è tutto.
Mi permetta di abbracciarla fraternamente, Enrico Falcinelli.
Andrea
13 ottobre 2005 00:00
ho seguito a grandi linee il dibattito, non leggendo del tutto i vari interventi, quindi non so se quanto sto per dire sia gia stato menzionato.
la mia riflessione si basa su parametri prettamente di logica di diritto.
a mio avviso quando si parla di matrimonio generalmente si commette una confusione tra mezzo e fine rispetto all'atto legale (inquanto regolato dal codice civile, tralasciando quelli che sono i significati religiosi) mi spiego: quando due persone hanno il "fine" di accedere ad una serie di diritti (possibilità di reversibilità della pensione, copertura legale per il consorte ecc.) e doveri, non dimentichiamolo, hanno come "mezzo" quello di rivolgersi allo Stato Italiano adempiendo ad un rito legale (sul folclore se ne può discutere, ma qualcuno lo chiama ancora il giorno più bello....) dove davanti a testimoni si sceglie di sottoscrivere un contratto. come si fa in qualsiasi altro atto legale davanti ad una autorità costituita.
i vari significati di cui nel tempo si è caricato il matrimonio hanno fatto si che oggi venga percepito come il fine e non il mezzo. cioé diviene motivazione predominante quella di essere o non essere sposato, in pratica si chiede allo Stato di fornire delle tutele legali (e quindi creare altre figure giuridiche) a persone che le possono avere oggi semplicemente sposandosi!
per usare un parallelo è come se una persona che avesse come "fine" quello di guidare la macchina pretendesse di circolare con una patente nautica (il mezzo).
penso che se si ridimensionasse quello che effettivamente significa il "contratto" di matrimonio tanti problemi si sgonfierebbero immediatamente. questo vuole essere uno spunto di riflessione.
saluti
ANNAPAOLA LALDI
14 ottobre 2005 00:00
Egregio signor Falcinelli, sono certa della bontà delle Sue intenzioni che sono alla base dei consigli e delle rampogne che mi rivolge a piene mani..... Ma, vede, se mi permette, so sbagliare da sola. E a questo ci tengo.
P.S. Il te non mi piace.
ANNAPAOLA LALDI
14 ottobre 2005 00:00
PER IL SIGNOR FALCINELLI: nell'altra risposta mi sono dimenticata la cosa più importante: NON Le permetto affatto di abbracciarmi. Ma sta scherzando?
PER ANDREA: Anche secondo me la via da praticare sul piano civile è proprio questa; prendere atto delle mutate esigenze della società e rispondere in modo adeguato alla richiesta di alcune persone (che non sono affatto poche, tra l'altro) di vedere riconosciuta e rispettata la loro volontà di stare insieme e di sostenersi vicendevolmente in vita, e di assicurare un futuro dignitoso a quella delle due che sopravviverà alla morte dell'altra.
Si tratta, in fondo, solo di prendere atto di una realtà che già esiste ed è ampiamente praticata, anche nel caso di chi ama una persona del suo stesso sesso, come bene dimostra un bel libro di Piergiorgio Paterlini, "Matrimoni", edito in primavera da Einaudi. Semmai, in questo caso, penso però che non tutti coloro che sono anche abbastanza sicuri della tenuta del rapporto possano pubblicizzarlo, perché ancora, specialmente in certi settori lavorativi e in certi ambienti, ci sono forti resistenze all'accettazione dei "diversi", e, quindi, gravi rischi di perdere il posto di lavoro o di vedersi resa impossibile la vita.
Quindi ritengo che i PACS o cose simili saranno sottoutilizzati per qualche tempo.
Lucio Musto
14 ottobre 2005 00:00
Signora Laldi,
per favore, non scada anche Lei!
Grazie.
Pro-teo
15 ottobre 2005 00:00
Signora Annapaola, non la condivido nei toni irritati rivolti al signor Falcinelli nel suo ultimo post. Mi sembrano onestamente fuori luogo, inutili per la discussione e stridenti rispetto ai modi pacati che cerca di mantenere normalmente nei suoi post.
Il rispetto che si deve a tutti, non dove portare alla lenta distruzione dell'unica vera unione, quella tra un uomo e una donna, fondata sul matrimonio, riducendola a una delle tante possibili alternative. Fino ad ora la famiglia non è mai stata granché presa in considerazione dai nostri governanti che hanno ignorato le grida di aiuto così chiare e evidenti per tanti ma non per loro.
Non riesco a capire.
Enrico Falcinelli
15 ottobre 2005 00:00
Ah! Signora Annapaola!
Mi ha stupito. Credevo che non mi avrebbe più risposto dopo l’ultima mia a lei diretta!
Sinceramente ho sentito un po’ di rimorso per quanto le ho scaricato addosso; in fondo non la conosco e questo metodo di comunicazione è così impersonale… e paragonarla a Tòmas de Torquemada… be’, quello era veramente un criminale…
Ma, vede, alla fine della sua precedente mi era rimasto sul gozzo quella frase sul “ridicolo” (che forse non ho ben capito cosa intendesse) Lei ha scritto tra parentesi di non offendermi, ma quelle parentesi hanno contenuto le parole ma non l’offesa, sicché la mia misura ha prevalso rivelandosi la mia fallacità. Solo di ciò mi compungo.
Però se in qualcosa si dovesse riconoscere, son contento di averglielo detto.
Sono sempre franco e difficilmente mento.
Lei mi dice “ …sono certa della bontà delle Sue intenzioni che sono alla base dei consigli e delle rampogne che mi rivolge a piene mani…” ;
mah, non mi sembra di essermi rivolto direttamente a lei in vena di consigli; vede, sono sposato da 16 anni (ho 44 anni) e conosco mia moglie da 19 anni; non ho cercato di cambiare nemmeno una virgola del suo essere, rispettandola; piuttosto son cambiato io. Come ha potuto anche solo immaginare che io abbia pensato di cambiare lei che non la configuro nemmeno! Eppoi, la libertà la lascia Dio, tanto più la lascio io!
Poi usa una parola: “rampogne”. Bella parola. Deriva da un frencesismo di cui ora non ne ricordo il suono ma nel significato attuale si usa per definire le “contumelie” o le “offese” o che dir si voglia. Ma in un’italiano più anziano significa anche “rampone”, “uncino”, “sostegno”, insomma. “Sostegni o appigli che io le rivolgo a piene mani”, dunque? Mi rinfaccierebbe ancora il discorso della catechizzazione, quindi? Preferisco pensare che abbia inteso significare “contumelie” e chiudere il discorso.
Non molto tempo fa mi sono affacciato su un argomento da lei lanciato, dove in più battibeccavano dicendosene di spiacevoli. Ho sempre sdegnato i tracotanti della ragione e chi non si rivolge con contesia perché tutto si può dire con il giusto modo. Allora ho lasciato due righe in cui dissentivo dai modi e volendo intervenire non intervenni ed uscii. Riaffacciandomi il giorno dopo trovai una sua che mi invitava a partecipare e in cui si sentiva spiacente. Aggiunse che sarebbe stata felice di leggermi.
Allora, avendola notata per la sua cultura e provando una simpatia recondita forse per il suo nome, uno dei nomi femminili secondo me (in questo caso “secondo me” lo posso dire) più belli, mi ripromisi di partecipare a qualcosa di interessante del suo. Ma di fatto si è rivelato l’odioso battibecco anche in questa circostanza.
Forse le son sembrato troppo risoluto nell’esprimermi? Lei non può conoscere le motivazioni concrete di quella che è la mia esperienza; se le conoscesse capirebbe il perché tali significati non si possano esprimere cambiando la risolutezza con un “secondo me”. Se dicessi “secondo me” cambierebbe il significato di tutto un discorso non casuale perché nulla di casuale esiste dietro. Ciò non toglie la valenza del significato dell’esperienza di altri, valdesi, metoditi, induisti , zoroastriani, fascisti o comunisti che siano, e visto che lei è tra gli altri, quindi, anche della sua e per tutti voi io posso essere anche solo un cretino.
Però, come ha notato, qualcuno ha condiviso e perciò vuol dire, (forse suo malgrado?) che non sono il solo cretino oppure che tuttavia un’origine comune dietro c’é. La spaventa questo?
Se lei usa dire “secondo me” significa che quello intende e, che nel suo modo, è quello che da significato al discorso.
Non posso accontentarla nel mio caso perché se le interessasse la mia esperienza la dovrebbe percepire per quella che essa realmente è. Ed anche la mia esperienza, per lei, dovrebbe far parte di una lato di quell’oggetto che osserva nelle varie prospettive ma forse non vuol considerarla a priori, mi sembra di capire. Insomma, in breve, sono stato ospite sgradito. Mi può chiedere perché la faccio lunga e non mando tutto al diavolo e basta? Be’ le risponderei che nella vita ho fatto sempre tutto con serietà.
Ho parlato di questo qui anche se non entra con il tema del forum, perché in altro modo non potevo raggiungerla.
Non l’abbraccio, non si preoccupi, ma la saluto giovialmente
Enrico Falcinelli
Lucio Musto
15 ottobre 2005 00:00
Signor Falcinelli,
naturale che la signora Laldi le rispondesse.
Questo è lo “spazio”, il salotto della Signora e lei ed io siamo solo ospiti!.
Lei, amico mio, è stato molto deciso, forse anche un po’ rude, e la signora Annapaola, smentendo la canizie che si attribuisce, le ha risposto con molta giovanile veemenza.
Ora però che avete vivacizzato il colloquio stuzzicandovi un pochino a vicenda, smettetela tutti e due e tornate a trattare il tema che(fra i pochi di questo forum)è intelligente, utile e condotto con garbo.
E’ quello che ci interessa. Grazie.
ANNAPAOLA LALDI
15 ottobre 2005 00:00
Caro Signor Musto, questo spazio non è affatto il mio salotto. Oltre tutto Le assicuro che non sono un tipo da salotto né salottiero. Mi piace l'aria libera, assecondando "l'anima in me pellegrina" (per parafrasare un verso di Yeats); non posso stare neppure troppo al chiuso di una casa (né di mattoni né di altro genere). In casa mia, la prima cosa che si vede entrando è lo zaino davanti alla porta d'ingresso, sempre pronto all'uso, anche a quello metaforico della "partenza che non ha ritorno" di verdiana memoria.
Quindi, niente salotti, neppure qui; anzi, direi, tantomeno qui. Solo uno spazio aperto a tutti e a tutto, anche alle intemperie. Fanno parte della vita, anche se se ne farebbe volentieri a meno.
Comunque, grazie della comprensione.
Lucio Musto
16 ottobre 2005 00:00
Gentile Signora,
lungi da me attribuire alla parola “salotto” l’immagine frivola e vanesia che forse Lei
ha voluto leggervi. Per “Salotto” intendevo solo luogo pregiato e privilegiato di incontro per intelletti, simposio di cultura, convivio di idee e d’esperienze.
Una volta, per una cara amica curiosa di me e della mia storia, scrissi di mio padre e di come lui fosse per noi tutti di famiglia appunto quel “salotto buono”. Non posso riportare intera quella lettera, troppo lunga, che sono ora andato a ricercare e che un po’ mi ha commosso rileggere, ma mi consenta di trascriverne un periodo, per meglio chiarire il concetto:
«… Ecco, si. Babbo era il “salotto buono” della famiglia. Il posto dove ritirarsi, la persona a cui accompagnarti se sentivi urgenza di ordine, di serenità, di pulizia, di modestia ed eleganza. Certo dopo tanti anni che ci ha lasciato, devo averlo idealizzato, ed anche parecchio, mio padre. Ma i particolari che ricordo di lui, gli atteggiamenti, i gesti, le parole, mi fanno pensare ancora proprio solo quello che dicevo prima. Stare con babbo era stare nel “salotto buono” di casa….»
Non a prendere il the quindi, che peraltro già so non piacerle, ma trovare un’oasi, una nuvola, una corolla, una strofa o un profumo dove umanamente sfiorarsi la mente, donarsi un pensiero per riceverne uno in cambio diverso e più bello perché nuovo e perché donato, dove incontrarsi fra persone…
Senza bisogno di scontrarsi, senza l’astio che oggi impregna la gente.
Ecco, ho cercato di spiegarmi meglio, mi affido alla sua intuizione per riempire le lacune che probabilmente avrò comunque lasciato.
Anche stasera è assai tardi: mi permetta di augurarle un sereno riposo.
Lucio Musto 16 ottobre 2005 parole 278
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Enrico Falcinelli
16 ottobre 2005 00:00
Su richiesta del signor Lucio, per cui provo naturale simpatia da quando seguivo spassionatamente le vicende sul forum dedicato all’opera del Cascioli e quindi anche i suoi interventi, prima che il forum diventasse un po’ troppo confusionario, chiedo alla signora Annapaola di poter rientrare nel suo salotto.
Raffinerò la tecnica ma la avverto: potrei diventare un po’ troppo pericoloso per la sua incolumità spirituale (scherzo ma relativamente)!
Anziché l’approccio semplicemente diretto, quello secondo il quale ho esposto quelle conclusioni che hanno avuto l’effetto di tentata catechizzazione, rompendo un po’ le uova nel paniere della signora Annapaola che ha altri progetti per la sua vita, senza che tale intenzione, da parte mia, ci fosse e considerando che ogni fede, nella propria forma più matura, è frutto di non semplice e immediata concretizzazione, quello che posso fare consiste nel proporre almeno qualcuno di quei temi che sono alla base del senso religioso, comuni a tutti gli esseri umani, per confrontarci poi insieme sull’esito di queste esperienze, riflessioni e approfondimenti propri per scoprire poi che strade si andrebbero a calpestare.
Capisco che le argomentazioni non sarebbero immediatamente inerenti a questo forum ma si potrebbe aprire un’ambito a sé stante (con tutte le conseguenze che il signor Lucio può immaginare; ricorda l’Italia come un pollaio?)
Al di fuori di quanto ci sia da continuare qui, da parte mia, senza voler provocare nessun fastidioso quanto sterile battibecco (e con il permesso della signora), se quanto sopra potesse interessare e interessarLe (signora Laldi) credo che sia l’unico e utile metodo per evitare effetti di “catechizzazione”, conoscersi in modo un po’ più approfondito e giungere a delle conclusioni che si possano dire “personali” e non indotte (e sarebbe la via giusta).
Comprendo, dalla menzione del suo zaino, quanto possa essere libero il suo spirito e come possa avere percepito limitante, seppure a torto, il mio dire. La capisco; anch’ io in una gioventù non troppo lontana ho sperimentato la libertà nell’avere quel peso sulle spalle, perché libero è il mio spirito. Però la mia vera libertà la trovo nella dipendenza da un “tu” che non sono “io” ed anche questo è stato un viaggio altrettanto appassionante. Il bello è che non è finito e l’avventura continua.
Vi saluto caramente, Enrico Falcinelli.
ANNAPAOLA LALDI
17 ottobre 2005 00:00
Al signor Musto.
Lei mi fa un onore grandissimo, di cui Le sono profondamente riconoscente.
Confermo però con il massimo rispetto che preferisco luoghi aperti; forse l'immagine dell'oasi, che Lei pure usa, mi è più
congeniale del "salotto", che comunque evoca quattro pareti. Ma, a parte le immagini, non penso affatto di essere quello che dice Lei.
Cordialmente.
Lucio Musto
17 ottobre 2005 00:00
Signor Falcinelli,
grazie per la stima, che spero non del tutto mal spesa e da me completamente ricambiata.
La Signora Laldi, cui va il merito anche di averci fatto incontrare, domani 18 alle 12.45 comparirà su RAI 3
L'argomento è intrigante (v. Rubrica "la pulce nell'orecchio") e certo meriterà d'essere ascoltato e commentato. Perché non procura di seguire quel programma anche lei?
Le chiedo scusa di dover comunicare tramite il Forum, ma non ho altro mezzo.
Se comunque le fosse utile, il mio indirizzo E-mail è (per ora):
[email protected]
Cordialità
Enrico Falcinelli
17 ottobre 2005 00:00
Gent. signor Lucio, le lascio il mio indirizzo domestico, quello prettamente mio personale. E' molto semplice:
[email protected]
La ringrazio per l'informazione riguardo la signora Laldi. Si lusingherà per tali attenzioni ma la sua preziosità nel non concedere facilmente assensi, attira certamente l'attenzione.
Chiederò a mia figlia di registrare il programma, se possibile, in quanto rientro a casa tardi.
I miei interventi, quando posso, sforano le 2,00 della notte ma non posso trascurare il lavoro. Già c'è chi nella speranza di ritardarci la pensione cercherà di farci lavorare vita naturaldurante...
Saluto a lei e... auguri alla signora Laldi.
NESSUNO
17 ottobre 2005 00:00
Sono d'accordo per le unioni civili anche per gli omosessuali. Mi colpisce positivamente la posizione della Chiesa valdese qui segnalata e trovo molto bella la frase finale della pastora che ci parla di amore e non di leggi e di principi.
"L'amore di Cristo è abbondante e generoso verso tutti i suoi figli e le sue figlie e l’amore non è un’ideologia, fosse anche un’ideologia cristiana, da applicare sulla realtà anche se le va così stretta. L’amore guarda alla vita vera delle persone, alle sofferenze, ai sacrifici che la vita chiede, agli spazi di umanità e di condivisione che di fatto si creano, e lì, qualunque essi siano, chiede il massimo del rispetto reciproco, del dono di sé, di esercizio della carità cristiana".
Enrico Falcinelli
18 ottobre 2005 00:00
Già belle parole! Però peccato che anche l'amore come ogni cosa è sacrificio e sopratutto dono totale di sé e questo, tanti, nonostante le belle parole non lo sopportano (statistiche!).
Pur se i valdesi non soffrono ingerenze da istituzioni ecclesiatiche, i principi li hanno ben connotati anche loro, altrimenti l'amore per Cristo che ammettono di avere sarebbe un'ipocrisia.
Ingerenze politiche a parte, se si sceglie una confessione cristiana non bisogna allontanarsi dal carisma morale di Cristo, se ci si ritiene convintamente fedeli. Altrimenti non c'è nulla di male a non appoggiarsi a nessuna religione. Tutt' al più (consiglio) si può sfruttare una confessione per ottenere i benefici del caso a seconda della posizione sociale e politica della stessa. Tanti lo fanno. Io, però, non ne sarei capace.
A dimenticavo: l'amore SECONDO ME non è una ideologia; se così fosse farebbe la fine del marxismo, del fascismo, del nazismo, del collettivismo, e così via.
Ciao, ciao!
NESSUNO
18 ottobre 2005 00:00
Falcinelli, una domanda. Chi è lei per permettersi di giudicare sulla capacità di amare del suo prossimo? Mi risponda al massimo in dieci parole.
Lucio Musto
18 ottobre 2005 00:00
1. ognun
2. dal
3. proprio
4. cuor
5. l’
6. altrui
7. misura.
8. ed
9. a
10. lei?