FABRIZIO
26 ottobre 2005 00:00
Nei primi anni 60, gli americani fecero un film (in bianco e nero), si chiamava:
"A prova di errore".
Non so se qualcuno l'ha mai visto, ma tratta di un computer che, da solo, per errore, ordina ai bombardieri perennemente in volo (al tempo non c'era ancora un simile spiegamento missilistico) di bombardare Mosca con ordigni nucleari.
Per tutto il film, il presidente USA non riesce nè a fermare il comandante della spedizione (che ha ordine di ignorare gli ordini eventuali del presidente) né ad abbatterli (a prova di errore, appunto).
Alla fine, dopo un interminabile bocca a bocca tra lui ed il premier Russo (sul telefono rosso), per convincerlo della sua buona fede ed evitare una ritorsione nucleare su scala globale, il presidente USA comunica al premie che ordinerà ad altri bombardieri di bombardare Washington come contropartita in offerta.
Il film finisce con Mosca e Washington polverizzati e con una scritta che campeggia al posto del classico "THE END":
la scritta é:
"A prova di errore"
Appunto !
Ricordo di averlo visto in una replica di circa 20 anni fa.
Forse andrebbe riproposto.
Lucio Musto
27 ottobre 2005 00:00
X Fabrizio
Non ricordo di aver visto né sentito mai parlare del film che citi, anche se, da sempre appassionato di fantascienza, non me ne sono fatti scappare molti, di film del genere.
Mi piacerebbe vederlo, e mi piacerebbe rivederne molti altri, ormai offuscati nella mia vecchia memoria.
Chissà che un giorno non riesca ad entrare in qualche club di nostalgici appassionati… ma sono tante le cose che vorrei fare, ed il tempo è breve!
Questo doveva essere un film dell’età dell’oro, quando i computer erano liberi e potevano fare quello che gli pareva!
Prima che venisse il solito ebreo a dettare le sue leggi…
per carità! non intendevo urtare la suscettibilità di nessuno!... Mi riferivo solo ad Isaac Asimov ed al suo racconto “CIRCOLO VIZIOSO” nel quale ha enunciava per la prima volta le celebri “tre leggi” della robotica!
Anni ’60. Il “mio” primo calcolatore: IBM 604. A valvole!
Ho scritto una serie di ricordi di allora: una piccola collana col sottotitolo “Quando il byte già esisteva, ma non sapeva ancora di chiamarsi così!”. “Randomize” è uno di quei piccoli scritti.
Me l’hanno lasciato mettere come discussione sul forum non perché ci sia molto da discutere, ma perché qui sono molto aperti.
Grazie ADUC
orlandofurioso
27 ottobre 2005 00:00
Se vogliamo fare del colore sui computer, facciamolo e divertiamoci un pò; ma se non vogliamo fare della disinformazione diciamo che il computer è e resta una macchina deterministica, tant'è che l'istruzione RND richiede un input da cui cominciare a creare numeri casuali, che però tanto casuali non sono, poichè che se si dà in input lo stesso numero esce sempre la stessa serie. Quindi il problema si sposta al programmatore che deve dare lui per primo un numero pseudocasuale, limitandosi RND a trasformarlo in un numero compreso in un certo intervallo scelto.
La randomizzazione esiste dagli albori del computer, generalmente per praticare le simulazioni od i metodi di calcolo basati sul metodo Montecarlo (la parola dice già in che consista tale metodo)
Lucio Musto
27 ottobre 2005 00:00
Calmati, OrlandoFurioso, le sappiamo bene, le cose che dici: Noi, ci abbiamo lavorato!, non venire a fare il saputello ed insegnarci l'acqua calda! Questo, NON è un simposium tecnico, ma un salotto di ricordi!
Raccontaci invece qualcosa di carino, un aneddoto strano che ti è capitato, dicci di quella volta quando LUI, lo "Spectrum" dimostrò di essere più in gamba del 360 che avevi in ufficio... o cose del genere!
Noi, siamo in pensione!
Paolo
27 ottobre 2005 00:00
La ritorsione avvenne su New York, non su Washington.
Il Presidente sara' il comandante in capo, ma non e' scemo.
FABRIZIO
27 ottobre 2005 00:00
x Lucio Musto
lascio il Randomize a chi ne sa di più (confesso che non me ne sono mai occupato).
Ricordo invece anch'io i primi "cervelli elettronici" (li chiamavamo così) fatti coi flip-flop a valvole.
Ricordo, quando facevo l'ITI (anni 60), che in laboratorio di elettronica avevamoo costruito un multivibratore bistabile a valvole (il famoso flip-flop appunto) su un telaio di alluminio piegato.
Il tutto utilizzando 2 triodi a valvola, anzi, un doppio triodo (mi sembra fosse una ECC82 o 83, non ricordo, devo averlo conservato in solaio).
Quello fu il mio primo bit autocostruito !!!
Se penso che per fare un KByte di memoria ci volevano 8192 valvole..... mi viene male solo a pensarci (quanti piani di un palazzo occupava) !!!
Il mio primo "home" solid state fu il Sinclair da 1K appunto e sembrava un gioiellino !!
Da allora sono passati "solo" (si fa per dire) 40 anni.
Non dimentichiamo però che i calcoli che gli americani hanno dovuto fare per portare 3 uomini sulla Luna e, sopratutto, per riportarli a casa, sono stati fatti in gran parte con calcolatori di potenza inferiore al famoso Sinclair !
Tornando al film, effettivamente non mi é più capitato di vederlo ma mi colpì molto perché, a differenza di tutti gli altri film "americani", questo finiva male !!!
Forse é per questo che l'hanno tolto dalla circolazione !!
Comunque se qualcuno ne avesse notizia ce lo faccia sapere, il titolo é, come già scritto: "A prova di errore" ed é in b/n.
Saluti
Lucio Musto
27 ottobre 2005 00:00
Fabrizio, sono convinto che Paolo il film ce l'ha. Chiediamogli se possiamo andare a vederlo a casa sua o se ce lo presta:
I rinfreschi li portiamo noi.
FABRIZIO
27 ottobre 2005 00:00
Per Paolo,
caspita, allora qualcuno si ricorda del film !
Sai, l'ho visto molti anni fa ed effettivamente hai ragione, infatti adesso ricordo che al telefono il presidente USA sentì sparire la comunicazione con la città americana bombardata.
E hai ragione, era New York !
Ti ricordi che al presidente Usa avevano dato una foto del Premier russo per fargli vedere il suo viso ?
C'era già il telefono rosso, ma i 2 presidenti non si vedevano in faccia !
pc
27 ottobre 2005 00:00
Ma cosa c'entra la funzione RND con i software ed in particolare il confronto Lotus/Excel?
Paolo
28 ottobre 2005 00:00
Per F e LM 271005
Ahime' ho dato disdetta dal canone RAI 8 anni fa dopo che mi si era guastato un tv in bn durato 30 anni, i videoregistratori non so nemmeno cosa siano, l'Emilia non ' cosi' ricca come dicono (infatti Tanzi ha dovuto emettere i famosi bond, altrimenti sarebbe stato un poveraccio come me).
La famosa linea rossa non e' mai stata un telefono, ma una telescrivente, anche per consentire agli interpreti di tradurre, se avessero usato i traduttori automatici di Google, Logos o Babylon la terza guerra mondiale sarebbe scoppiata e finita da un pezzo.
Quel furbone del Presidente disse su NY che li' c'era parecchia roba importante, ma nulla di indispensabile, evidentemente l'unico danno irreparabile sarebbe stato se i Russi gli avessero fatto la pelle, il resto non contava.
Grazie per i pasticcini, come mangiati
Ciao
Paolo
Enrico Falcinelli
28 ottobre 2005 00:00
Quel film con Henry Fonda mi sembra di averlo visto, molti hanni fa (è del ’64); il rifacimento è del 2000. In proposito ho trovato due bloop, come si chiamano, errori, insomma, il secondo dei quali “spiega il titolo del film”!
-Due piloti dell'aviazione giuocano a biliardo al bar della base militare il giuoco e "125" le famose 15 biglie. Ma colpiscono le biglie a casaccio con qualsiasi biglia gli venga a tiro. Qualsiasi persona che ha giuocato a "125" sa che l'unica biglia abilitata a essere colpita per mandare in buca le altre e la bianca.
- 4 caccia intercettori devono raggiungere dei bombardieri che stanno andando a bombardare Mosca per errore e lo possono fare,data la distanza e il tempo a disposizione,solo accendendo i reattori poppieri (post bruciatori) il capo squadriglia fa il countdown per l'accensione 5.4.3.2.1.via---e si vede un filmato di repertorio dove 4 caccia lanciano dei razzi. Se i piloti obbediscono cosi agli ordini ecco spiegato il titolo!
Comunque, a mio parere, l’invenzione più grandiosa dell’era dei computer, quella che rappresenta la rivalsa di tutte le frustazioni subroutinali insite nell’animo umano e che resterà insostituibilmente presente da qui all’avvenire senza soluzione di continuità è l’opzione “UNDO”. Ci pensate, poter fare quello che volete, anche uccidere la suocera e poi, alla fine del divertimento, poter premere: “UNDO”! e tutto è come prima.
Be’, a pensarci un po’ questa è anche una frustrazione… vorrà dire che lasceremo il computer acceso (per carità!!!) e la suocera la risusciteremo il giorno dopo: per lo meno allungheremmo la soddisfazione virtuale!
Un saluto a tutti, Enrico Falcinelli.
Lucio Musto
31 ottobre 2005 00:00
UNDO
Ci sono persone intelligentissime, oneste, garbate, socievoli, che a volte vorrei ammazzare, per le cose allucinanti che sono capaci di dire.
Sentite cosa ha osato scrivere ultimamente una di queste; cito testualmente:
«… l’invenzione più grandiosa dell’era dei computer, quella che rappresenta la rivalsa di tutte le frustazioni subroutinali insite nell’animo umano e che resterà insostituibilmente presente da qui all’avvenire senza soluzione di continuità è l’opzione “UNDO”. Ci pensate, poter fare quello che volete, anche uccidere la suocera e poi, alla fine del divertimento, poter premere: “UNDO”! e tutto è come prima…»!!
Avete capito?... questo signore, che si spaccia anche per mio amico (ma lo scancellerò prestissimo dalla lista) , si permette di parlar bene dell’UNDO!... dell’UNDO, dico!!
Anzi la plaude pure come l’invenzione “più grandiosa!”… io l’ammazzo!...
L’ammazzo… o forse no; il tapinello non sa cosa dice… che ne sa, lui, di computer?... quando mai ne ha veramente visto uno, lui vocato ai temi umanistici e spirituali?...
Siamo noi, ancora una volta a doverci leccare le ferite, a dover piangere sulle frustrazioni e le percosse e le umiliazioni che ci hanno dato queste macchine che amiamo come donne splendide, che odiamo come arcigne mogli, che ci sono compagne nelle ore più buie, che ci imprigionano come i più feroci aguzzini.
Noi, noi dobbiamo soffrire, noi tecnici, noi programmatori, noi analisti, noi “scienziati pazzi che parlano coi bits”, noi schedulatori, noi sistemisti, noi ormai desueti “Data Base Administrators”, noi… scalzati via dal nostro ruolo di pensatori prediletti da Dio…
Prima il calcolatore ci tolse il tempo… faceva solo operazioni semplici, tre registri e qualche accumulatore di dati… era normale, che fosse più veloce dell’uomo… noi avevamo altro a cui pensare!... Una spremutina al tasto di “single cicle” di tanto in tanto per controllare il suo semplice funzionamento da schiavo… e via.
Poi venne il “Multitasking”, e faceva tre programmi diversi contemporaneamente. Ma noi ci consolammo: «…embè? per risparmiare armadi hanno coordinato tre computer e li hanno infilati nello stesso scatolone…».
Seguì la “memoria virtuale”… una memoria che c’era e non c’era… un po’ nell’armadio e un po’ sui nuovi dischi veloci… Ne studiammo i principi e fu giocoforza adattarsi.
Ora non si riusciva più a sapere con esattezza cosa “Lui” stesse facendo in un certo momento, ed il numero di programmi che riusciva a far girare insieme dipendeva da vari fattori…
Secondo gli “Operatori di Console” anche dall’umore della bestia…
Fu un colpo duro, quello. Allora capimmo davvero, dovemmo ammetterlo, che la situazione ci era sfuggita di mano.
Il Computer, (si chiamavano ancora Elaboratori Elettronici, ed il PC non c’era ancora) decideva da solo se l’attività di paginazione era troppo elevata, e per non affaticare la sua capoccia virtuale metteva in attesa il tuo programma più urgente per riposarsi un po’.
Con il “generatore di numero casuale” e l’RND perdemmo l’obiettività matematica del cervellone.
Infine, con i collegamenti via modem (degli scatoloni ronzanti grossi come una valigia) “Lui” uscì dal Centro Elettronico per andare a chiacchierare per il mondo.
Quindi gli schermi grafici cominciarono a sbeffeggiarci con pupazzetti e disegnini da terza elementare per dirci le cose (detti “le Icone”) e palesarci la bassa considerazione verso gli umani, mentre sistemi operativi sempre più sofisticati svolgevano tutte le funzioni di controllo che una volta furono nostre.
Ora solo qualche volta, in una elegante finestrella appare la scritta FFC0000BA0000800AA “errorre di pinco pallino che non sono riuscito ad aggiustare da solo: prova a ripartire e poi chiama il Tecnico”… e mi disegna i bottoncini… da toccare col “topo”!... manco se il mio dito fosse contaminato!!
A me!... capite?... “LUI”, fa cose del genere a me!... a Me!... Ed io devo sopportarlo!
E dovrei sopportare anche uno che esalta l’UNDO?... ma lo sapete cosa è l’infame freccettina strabuzzata all’indietro, lo sapete Io, come la sento questa sciagurata opzione?, come avverto il pugnale che mi entra nelle carni?...
Io lo vedo chiaramente, dentro lo scatolone bianco sudicio che sogghigna e mi sbertuccia e mi fa: «Non ti preoccupare se hai sbagliato tutto!... ci sono qua io che ti perdono per la tua imperfezione…schiaccia il bottoncino dell’UNDO e “IO”… ti rimetto le cose a posto proprio come erano prima e… tu puoi fare un altro tentativo!...».
Io lo odio, il PC!
Lucio Musto 31 ottobre 2005 parole 707
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Enrico Falcinelli
01 novembre 2005 00:00
Voglio proseguire il mio piccolo contributo con la spiegazione della “parabola” dell’UNDO estendendone i significati ed evitare malintesi.
Secondo la mia esperienza personale, ci sono tre modi di affrontare la vita.
Il primo è la modalità virtuale, dove ciascuno vive come se l’altro non esista veramente. Una realtà deresponsabilizzata in cui, forse per aver magari avuto un padre troppo protettivo, qualsiasi cosa dipende da sé stessi ed ogni scelta è lecita.
Ivi si vive come se tutto debba volerti e volerti bene e se così non fosse, quello, sarebbe un nemico da eliminare.
Nella modalità virtuale esiste anche l’errore – che dalla vita dell’uomo non si può escludere – ma la sorte dell’ errore, come tutte le altre cose, dipende da sé stessi e se si sbaglia si pretende il perdono e che tutto torni come prima.
Una vita comoda, insomma, in cui l’esistenza dell’UNDO coprirebbe tutte le esigenze: ciò sembrerebbe desiderabile.
Il secondo modo riguarda una modalità reale (mod/r) dove si vive la vita per come si presenta al freddo giudizio di ciò che si palesa. Ivi l’uomo guarda e impara ciò che vede al fine di potere dominare e determinare gli eventi. E’ la modalità umanistica più presente nella storia degli uomini ed il simbolo, spesso male interpretato, è l’uomo di Vitruvio.
E’ anche la mala interpretazione della centralità dell’uomo nel cosmo, quella per la quale nacque la celebre disputa tra i massimi sistemi all’epoca del Galilei: il sistema geocentrico e quello eliocentrico.
La galileiana vittoria della verità provoca la frustrazione dell’umana impotenza: si piange davanti al proprio io piegato dall’evidenza senza l’intenzione di arrendersi nel vedersi parte di un progetto universale che non sia solo per la propria individualità. Allora c’è la rabbia e l’odio. Il tasto UNDO non c’è ma si vorrebbe e contemporaneamente se ne maledice l’esistenza perché, se anche ci fosse, non sarebbe per nostro merito la gratificazione risultante dal fatidico CLICK.
Il terzo modo irride gli altri due ed è quello che scrive la storiella dell’UNDO. Si vive la vita dentro la vita stessa, lasciandosi abbracciare da essa con tutto quello questa comporta: dolori e gioie, pregi, virtù e difetti, maledizioni e benedizioni, pugni e abbracci, torto e ragione, amore e odio… perché ciò che ci determina e ci definisce non siamo noi stessi ma la coscienza di un “io”, il nostro, davanti ad un “tu” divino a cui apparteniamo e da cui dipendiamo. Ivi è il luogo della libertà vera, quella dell’appartenenza del bambino ai propri genitori, in cui tutto viene perdonato a motivo della nostra consapevolezza e dove anche la punizione, per quanto pesante, è benevola. E’ anche il luogo della responsabilità consapevole, a misura d’uomo, in cui ogni croce, anche la più pesante, diventa un giogo leggero perché si intende che non sia per la nostra dannazione ed anzi ci accorgiamo di poter sostenere più di quanto immaginavamo perché sentiamo di non portar da soli quel peso.
Bene: nel terzo modo, che è la modalità del “vero”, si può sbagliare ed anche risbagliare responsabilmente e seppure si paga tutto serve alla propria crescita umana, ma la crescita vera. Nel terzo modo non serve l’UNDO.
Vorrei che questo fosse il mio modo di vivere la vita.
Saluti, Enrico Falcinelli.
Lucio Musto
02 novembre 2005 00:00
E’ con gioia che ringrazio, e non è la prima volta!, il signor Falcinelli per i suoi profondi interventi che arricchiscono qualche discussione del forum con analisi profonde ed acute interpretazioni.
Ben altro livello, lo riconosco con malcelata gelosia, che la mia caricatura sull’UNDO, da altre parole dello stesso Falcinelli ispirato.
Pagina di ottima filosofia quella, semplice tratteggio sarcastico questo, ed ahimé notevolmente autobiografico, dell’ “Homo technologicus” che non riesce a seguire l’evoluzione dei computer.
Da semplici calcolatrici infatti, utilissime ma banali, nel volgere di pochi anni si trasformano in sofisticati marchingegni accessibili solo alla preparazione di tecnici particolarmente specializzati.
E quello che negli anni sessanta era un misterioso ed irraggiungibile pensatore, il “Programmatore di Elaboratori Elettronici” tutto maiuscole e rispetto, si ritrova pian piano ad essere nient’altro che l’ “Utente Finale” di un potentissimo ma ridicolmente piccolo elettrodomestico.
Mi perdonerà, spero, il signor Falcinelli, dell’uso forse irriguardoso che ho forse fatto del suo precedente intervento, ma mi sono lasciato tentare per aver scritto già diversi bozzetti sull’argomento, riflessioni su aspetti a volte seri a volte tragicomici della mia vita lavorativa. Anche “Randomize” fa parte della stessa serie, quasi una collana di storielle, nostalgie leggere di un tempo passato, assolutamente esenti da qualsiasi intenzione di malizia o insolenza.
Tempo per il quale non c’è un tasto UNDO, ed è bene che non ci sia.
Se tornassimo indietro, non sarebbe più come era allora, quando avevamo l’innocenza della giovinezza, soprattutto non sarebbe come oggi abbiamo romanzato il ricordo quei nostri giorni verdi. E rimarremmo comunque delusi.