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Pigiesse 01 novembre 2005 00:00
Ma non sarai un pò esaltato?
Lucio Musto 01 novembre 2005 00:00
No, sensibile al bello.
Pigiesse 02 novembre 2005 00:00
Non è bello ciò che è bello.. è bello ciò che piace.
Lucio Musto 02 novembre 2005 00:00
Vero anche questo.

Così siamo tutti esaltati, perché tutti abbiamo una idea di bello, ed a tutti ci piace qualcosa.

O solo il "mio" bello è da esaltati?
Ma poi chi lo stabilisce, "quale bello" è quello degli esaltati e "quale" quello dei normali?
Enrico Falcinelli 03 novembre 2005 00:00
"E' bello ciò che è bello ed è bello ciò che piace, ma piace ciò che è bello".

I greci non ci hanno scherzato sopra come ho fatto io adesso ma per loro, quello del bello, era uno studio sporto ai limiti del divino. Nelle massime accezioni era il divino stesso della filosofia aristotelica, l'espressione di ciò che di meglio del bello ci potesse essere. Ovviamente l'immagine di un Dio così perfetto continuava ad essere puramente umana, perché la filosofia dei greci non sforava, almeno in questo, l'ipotesi del mistero.
E di buon grado ringraziamo questa prova, che ci dimostra come il concetto del bello sia così legato al concepire umano.
In effetti esistono equilibri matematici che i sensi percepiscono e che non a caso si manifestano in proporzioni adeguate nelle espressioni d'arte sia figurative che musicali. Sono equilibri perfetti, logaritmicamente fluidi, tanto da meritarsi l'aggettivo di "aurei".
E davanti a questi la sensibilità umana prova stupore ed il senso del mistero di qualcosa che è immanente. Ecco perché le abbazie, come quella tra le selve del Catria tipicamente benedettina, non priva di quello stupore chi la visita; ma così, con le stesse grazie, sono architettate tutte le strutture religiose e spirituali di un tempo, quando tra quelle mura di proporzioni auree quello che risuonava era il sentore della presenza del divino.
Essendo tale senso comune a tutti coloro che si espongono a questa irradiazione di bellezza e di armonia, ed essendo queste forme d'esempio nella reiterazione per la comunicazione di quei contenuti, da professionista della Comunicazione visiva sono portato a pensare, per esperienza, che il bello reale per noi esiste ed è meno relativo di quello che si pensa:in poche parole, esso è oggettivabile.
Ringrazio Lucio per avermi dato modo di dire questa mia.

Saluti cari.
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