xxx
31 dicembre 2005 00:00
Fare impresa non è mai stato facile,fare previsioni è sempre stato sbagliato.Io propongo all'autore ,pur dicendo qualcosa di giusto,di impiccarsi,perchè attendere una malattia certa per morire,meglio farlo subito.I COMPAGNI cinesi prima o poi dovranno pur loro pagare la manodopera,allora saremmo nel mercato alla pari.Perchè i ns sindacati impegnati negli investimenti ETICI non propongono di boicottare i prodotti cinesi,di aziende che sfruttano la manodopera? Che sito di proletari furbastri e ignoranti!!!
curioso
01 gennaio 2006 00:00
Hei,COGUARO: ma almeno sei Eugenio Benetazzo o sei solo un furbastro copione?
Se sì vuoi dirci quando cazzo arriva di preciso il nuovo '29?
bancario
01 gennaio 2006 00:00
I dati di bilancio non sono così male, tranne per Fiat (indebitata ed in perdita, oltre che situata in un mercato saturo e pieno di concorrenza a basso costo).
Il debito non sempre è un problema, purchè si riesca a fare fronte agli impegni presi. Mi spiego: se una famiglia ha un reddito annuo di 40000 è grave avere un mutuo da 40000 euro? Direi proprio di no (anzi la realtà è ben peggiore!). L'importante, per un'azienda, è riuscire a pagare il debito ed avere un bilancio in utile, cosa che avviene per Enel e Telecom (non per Fiat). Anzi, la leva finanziaria spesso suggerisce il debito, se con questo riesco a guadagnare più di quanto mi costa il denaro a prestito.
Riguardo al monopolio Enel.. si diceva così anche di Telecom anni fa ma non è poi cambiato molto, la telefonia fissa ha subito concorrenza ma sono nati altri servizi a valore aggiunto. Telecom è vero che è molto indebitata.. ma soprattutto a monte della catena di controllo (per questo deve necessariamente distribuire quasi tutto l'utile di bilancio)
Sul rialzo dei tassi:
1) non è per nulla inevitabile anche da noi, visto che l'economia ristagna e l'inflazione è sotto controllo; un aumento costringerebbe le imprese a non indebitarsi più ed a non investire. Inoltre i paesi europei (Italia in testa) sono molto indebitati, ragion per cui ci penseranno molto prima di aumentare i tassi
2) i titoli a lungo termine adesso rendono pochissimo, cosa che non preannuncia rialzi consistenti dei tassi
3) se i tassi aumentano, le conseguenze ci sono tanto per i corporare che per i titoli di stato
COGUARO
01 gennaio 2006 00:00
Fino a ieri, i giornali finanziari anglo-americani non facevano che esaltare la continua salita delle borse, il «trionfo» e i «successi» del sistema capitalista globale, il «miracolo» della eterna ripresa americana, che si regge nonostante l'astronomico debito pubblico e privato.
Ciò è normale: bisogna attrarre gli ingenui alla giostra della finanza creativa e tenerli legati al Luna Park globale, perché i pescecani possano spolparli ancora un po'.
Solo, da alcune ore, il clima è cambiato.
Ora, non parlano più di «successi» né di «miracolo».
Anzi, il Financial Times ha un allarme esplicito: «chiudere le paratie stagne prima dell'uragano economico»
E questo non è normale.
Vuol dire che l'uragano in arrivo sarà così tremendo, che conviene ormai far passare agli ingenui il messaggio: ve l'avevamo detto.
Non vi abbiamo ingannato.
Se siete rovinati, è colpa vostra: non avete «diversificato».
Probabilmente, il crack mondiale sarà tale, da far temere rivolte di massa.
Un segno sinistro nei giorni scorsi: i frutti dei Buoni del Tesoro americano a scadenza decennale sono scesi sotto i frutti dei BOT USA biennali.
Di solito, sono i BOT decennali a «dover» rendere di più, a compenso del rischio e degli incerti di un prestito a tasso fisso prolungato nel tempo.
Quando accade il contrario, quando sono i tassi dei bond a breve a salire, vuol dire che gli speculatori si aspettano che i tassi d'interesse crollino: ciò che avviene in caso di recessione e, perciò, di bassa inflazione.
A prima vista ciò è impossibile: la Federal Riserve è obbligata a retribuire chi presta all'America con tassi d'interesse crescenti, quanto più cresce il debito USA, a scanso di una rovinosa fuga di capitali dal dollaro.
Ma questa tendenza al rialzo è anche insostenibile, e bisogna che i tassi americani, ora altissimi (5%) prima o poi scendano.
Ecco qui un esempio lampante dei vicoli ciechi, delle contraddizioni impossibili, in cui si è avvolto il capitalismo finanziario terminale.
Il mercato dei «prodotti derivati» crescerà vorticosamente fino a raggiungere la cifra di mezzo quadrilione di dollari (mille trilioni, una cifra con 14 zeri).
Ciò rappresenta dieci volte il prodotto interno lordo del pianeta.
Anche ammesso che i fautori della finanza derivata abbiano ragione a dire che i loro fantasiosi «derivati» siano un bene per l'economia, e servano soprattutto ad assicurare contro i rischi finanziari e a disperderli fra masse di clienti (hedging), non si vede perché qualcuno voglia «coprirsi» dal «rischio» rappresentato dal prodotto lordo globale del pianeta più di una volta.
La verità è che questa finanza non ha più alcun rapporto con l'economia reale, ma è una minaccia reale per tutti: perché quell'enorme flusso di derivati da mezzo quadrilione è, in ultima analisi, un immenso debito, o accumulo di montagne debitorie, per nove decimi inesigibile.
Così, nel 2006, la speculazione globale sintetizzerà una nuova generazione di animali fantastici, chimere e OGM della finanza, per celare ancora per qualche settimana la sua insolvenza colossale. Spunteranno, per offrirli a risparmiatori e pensionati, «fondi d'investimento virtuali»: ossia fondi che non possiedono alcun attivo finanziario, né azioni né obbligazioni, ma usano i derivati
per «simulare» di averli.
Già sono nati in laboratorio due prodotti, i «portable alpha» e le «obbligazioni con collaterale a debito sintetico», che pretendono di replicare le rendite dei Buoni del Tesoro, senza possedere Buoni del Tesoro.
E già sono sul mercato gli «Ecaps», ibridi di azioni e obbligazioni: centauri, ircocervi e chimere inesistenti nel mondo reale, «scatole nere» illusioniste di effetti imprevedibili sui mercati.
Voi magari non li comprerete.
Ma li compreranno in tutto il mondo i fondi d'investimento e soprattutto i fondi pensione, e persino le Banche Centrali.
Istituzioni «tecnicamente in bancarotta», che vi fanno credere di essere ancora in grado di pagarvi la pensione, e per reggere l'illusione ancora per un po' acquistano questi cloni e ibridi: ciò che equivale a «fare scommesse a rischio crescente».
Come il giocatore rovinato, che aumenta le puntate alla roulette con denaro preso in prestito, nella illusione di «rifarsi».
La bolla immobiliare americana inoltre unita ai deficit pubblici produce una situazione «insostenibile», che mette a rischio «l'intero sistema commerciale».
La «fragilità finanziaria» (la colossale insolvenza mondiale) che è «l'elemento primario per cui collassi limitati (di qualche banca o fondo) possono diventare crisi macroeconomiche» (crack globale tipo '29).
Basta un rialzo anche piccolo dei tassi di altri Paesi, per far defluire dagli USA di colpo tutti i capitali prestati all'America.
Ciò può portare a «un istantaneo declino degli attivi» e «perciò del settore finanziario» (bancarotte a catena le Banche Centrali di USA, Europa e Giappone devono obbligare le banche ad accantonare maggiori riserve.
La Banca Europea dovrebbe premere a fondo sugli «stabilizzatori automatici»: insomma una più spietata applicazione del famigerato tetto del 3% del deficit pubblico, misura di per se recessionaria.
Ma il fatto è che i debiti sono già troppi, e i finanzieri consigliano di salvare i loro business, prima delle vite delle popolazioni.
Le Banche Centrali devono salvare gli speculatori, anzitutto, impedendo «eccessivi movimenti dei prezzi verso l'alto o vero il basso»; quanto alla gente comune, basterà approntare «sussidi di disoccupazione sufficienti» in USA e Giappone.
Dunque milioni di disoccupati dai primi mesi del 2006.
Selvagge fluttuazioni dei prezzi: o rincari (inflazione) o ribassi eccessivi (deflazione).
Il grave è che non si sappia prevedere la direzione dei movimenti.
Non lo sa nessuno.
Una recessione come quella che si aspettano i finanzieri, con milioni di nuovi disoccupati nei Paesi avanzati, provocherebbe mdeflazione, calo dei prezzi.
Ma c'è in giro tanta di quella massa monetaria, con i trilioni di dollari stampati dagli USA per pagare i suoi consumi a forza di carta straccia, che l'effetto probabile sarà l'inflazione. Un'inflazione esplosiva, tipo Germania anni 20, quando un francobollo costava 30 miliardi di marchi.
Potremmo vedere persino uno scenario inaudito di deflazione-inflazione contemporanea: calo (deflazione) dei prezzi immobiliari e rincaro (inflazione) del petrolio.
I poveri esseri umani, messi alla fame da pensioni tagliate e salari scomparsi, e in più senza risparmi (volatilizzati nel crac o, come in USA, da tempo sostituiti dai debiti per il consumo) non avranno più nemmeno il beneficio deflazionistico dei prezzi generalmente calanti.
Un paesaggio economico atroce, mai prima sperimentato.
La fine del capitalismo terminale.
Persino la Banca d'Inghilterra, tempio dell'ortodossia liberista, ritiene opportuno invitare alla prudenza, con parole inaudite: «l'affannosa caccia al profitto finanziario a breve (yeld) può indurre alcuni investitori a sottovalutare il rischio. Le mattuali condizioni possono aver generato un eccessivo ottimismo sul rischio sottostante certi prodotti finanziari».
Fuori di eufemismo: sotto quei prodotti non c'è nulla.
Allegria, allegria, dice il Financial Times: dopotutto, la crisi imminente avrà almeno un vantaggio: toglierà di mezzo i fondi speculativi sui derivati «meno efficienti e che rendono meno».
Distruzione creativa, allegria.
Un accenno fuggevole al problema più preoccupante per lorsignori: l'enorme crescita, nell'ultimo anno, di fusioni e acquisizioni «finanziate dal debito».
Queste fusioni sono un bella cosa, le banche d'affari che le preparano, trovando il denaro a credito, ci guadagnano miliardi in commissioni.
Ma il troppo stroppia.
Comprare un'azienda concorrente con denaro preso in prestito prosciuga la cassa e può avere «un impatto deleterio nella diffusione e nella qualità del credito»; lo dice persino Standard & Poors.
Certo, tali debiti sono «coperti» dal valore delle aziende comprate, e che si possono rivendere a pezzi e bocconi.
«Ma non c'è patrimonio meno liquido di un'azienda che nessuno vuol più comprare», come accadrà quando la crisi sarà tra noi.
Insomma: i privati hanno comprato a carissimo prezzo case che varranno molto meno; e i grandi manager hanno strapagato aziende che fra poco varranno nulla.
E gli uni e gli altri, stanno pagando interessi sui debiti contratti per quelle operazioni
Debiti insostenibili, appena i tassi d'interesse saliranno.
Allegria, allegria.
Sta per crollare tutto?
«Non ancora, ma diversificate», consiglia la rivista Bloomberg in un articolo che vuole essere allegro
Cita una newsletter della finanziaria Liman-Gregory che dice, per rassicurare: «attualmente i rischi più grossi coinvolgono scenari di collasso economico assoluto (meltdown scenarios: dunque è vero, sta per crollare tutto), il più pericoloso dei quali è un periodo di prolungata e grave deflazione. Riteniamo questo rischio reale, ma abbastanza remoto da non doverci coprire contro di esso attivamente».
Per ora.
Cosa volete farci, sorride Bloomberg: «questa è la vita dell'investitore nel 21mo secolo, sempre sull'orlo del disastro».
Allegria, allegria.
La vera questione, per chi ha messo quattrini nei fondi d'investimento, «non è se questi rischi esistono, ma cosa fare. Per fortuna, esistono strategie che possono aiutarci».
Quali?
«Diversificare».
Un po' meno azioni e un po' più BOT e attivi monetari.
Anche oro, benché ormai sia caro.
Investire ancora in Cina?
«Economia cresciute troppo rapidamente sono suscettibili di crescenti dolori»: un po' tardi, ma finalmente lo si dice.
Non sembrano consigli particolarmente sagaci.
E non lo sono.
Il fatto è che nessuno sa cosa consigliare, di fronte al ciclone in arrivo.
«Diversificare» ormai, di fronte alla prospettiva di un crack del sistema complessivo, è un consiglio scemo, e persino Bloomberg se ne rende conto: «non esiste una copertura perfetta» da ogni rischio. E ricorda: «a volte, gli investitori più diversificati devono fronteggiare problemi simultanei in molti mercati diversi».
Crack contemporanei su tanti mercati diversi: è l'esatta descrizione del collasso sistemico, del «meltdown», della fusione del nocciolo di una centrale atomica, contro cui non si può far niente se non attendere l'inevitabile innesco della reazione a catena.
Se hanno cominciato a dirlo, vuol dire che sta per accadere.
Anzi che sta già accadendo, e lorsignori si sono messi in qualche modo al riparo; non restano scialuppe di salvataggio per le persone comuni.
curioso
01 gennaio 2006 00:00
COGUARO leggendo il tuo agghiacciante post tipo Apocalipse now,mi si sono drizzati tutti i peli del c...ollo!
A me però sembra più che altro un copia/incolla...se sei Benetazzo presentati e discuti seriamente e civilmente,se sei un citrullo imbecillotto che si fa le menate scopiazzando acriticamente gli scritti altrui le dita faresti meglio a metterle nel naso e sul mouse.
AMEN.
massimo
01 gennaio 2006 00:00
Coguaro,non so se hai copiato il secondo intervento così come hai copiato il primo, ma non importa.
Ciò che mi preme dire è che purtroppo concordo largamente.
Senza fare lunghe analisi e andando al sodo voglio ricordare che l'oro, che come dici è già caro, a prezzi deflazionati ha raggiunto livelli molto più alti all'inizio degli anni ottanta quindi secondo me è ancora uno degli investimenti migliori.
Seconda cosa: non è così improbabile che un giorno non lontano gli italiani si sveglino una mattina e trovino parte del loro conto corrente forzosamente tramutato in titoli di debito pubblico.
Okkio alla padella!
Silvano
01 gennaio 2006 00:00
Riguardo al declino della FIAT, credo che Coguaro sia fin troppo ottimista: nell'attesa dei cinesi, ci pensano già ora i sud-coreani ad assestare duri colpi alla FIAT (e non solo). Sono spesso per lavoro nella zona del porto di GE-Voltri: Qui arrivano giornalmente due tipologie di navi:
> enormi portacontenitori da migliaia di unità, in gran parte dall'Asia, Cina soprattutto (China shipping Line, ecc.), che impestano di container e merci prima le strade, poi i mercati quindi le case e infine le discariche di tutta Italia;
> enormi navi per il trasporto specifico di auto (di compagnie scandinave, a giudicare dai nomi sulle fiancate), che scaricano quantità impressionamti di auto, solo ed esclusivamente coreane (matiz, getz, ecc.): ci sono degli enormi piazzali completamente vuoti la mattina alle 8 e pieni zeppi a mezzogiorno, di migliaia di auto, con dei caroselli altrettanto impressionanti di bisarche per il carico e lo smaltimento delle vetture. Un bus da 50 posti fa in continuazione la spola tra i piazzali e le navi portando gli autisti addetti al trasferimento delle auto dalle stive ai piazzali. Tutto questo si ripete in continuazione. Chi vede con i propri occhi, non ha il coraggio di pensare ad una qualche possibile concorrenza (se non giusto quella cinese).
COGUARO
02 gennaio 2006 00:00
Parliamo ancora anche del sistema bancario di casa nostra ?
Potete credere nelle promesse ed aspettative che vi trasmettono ?
Chi vi assicura che quello che vi consigliano agli sportelli faccia veramente i vostri interessi ?
Il sistema capitalistico italiano, ormai un capitalismo senza capitali, un fragile castello di carte tenuto in piedi da prestiti obbligazionari e debiti con il mercato è strettamente collegato e contiguo al sistema bancario italiano, un intreccio di banche private che ha dimostrato e sta dimostrando a tutto il mondo la sua marcia consistenza.
Il Titanic Italia ormai ha da tempo iniziato ad imbarcare acqua, le sue stive ormai si stanno riempiendo, vana sarà la ricerca per quegli illusi che attendono una scialuppa di salvataggio per se e per la propria vita.
Il nostro paese, un debole organismo ormai morente colpito da una emorragia senza precedenti di posti di lavoro, ha al suo interno un grande cancro purtroppo terminale: il suo stesso sistema bancario, la bomba con la miccia accesa che deve ancora scoppiare, ma che sta facendo vedere solo qualche scintilla.
A chi pensa che questo momento sia solo passeggero, ahimé non mi resta che dargli l'estrema unzione.
Duri e puri si diventa e non si nasce. Come posizionarsi sul mercato o come ristrutturare i propri risparmi sulla minaccia (ormai sempre più concreta) di un nuovo 1929 mi permetto di elencare qui sotto alcuni dei punti chiave per sperare di uscirne indenni:
- fuga dal dollaro: scappate dagli assets quotati in USD;
- via dai BOT o qualsiasi altro prodotto emesso dal Ministero del Tesoro;
- uscite dai mercati azionari italiani e non (anche se potrebbe esserci ancora qualche mese di rialzo);
- fuga dall'immobile: la bolla è già scoppiata (tranne che per il tetto che avete sulla testa);
- scappate dai corporate bond (specialmente quelli emessi dalle Telecom, Enel, Fiat & Company);
- puntate in prodotti a capitale protetto e rendimento garantito;
- frammentate le vostre disponibilità in più istituti di credito (ma solo quelli di piccole dimensioni);
- liquidità in CHF (franchi svizzeri) e chi se lo può permettere sull'oro fisico;
- state alla larga dalle majors (Capitalia, Unicredito, San Paolo, Intesa) e dai loro promotori;
- non fidatevi dei mass media e delle istituzioni: la festa è finita, e adesso qualcuno dovrà pagare il conto;
- basta con i debiti, cominciate a risparmiare e ad accantonare qualcosa ogni mese;
- prendete in considerazione anche le banche on-line degli altri paesi comunitari;
- chi ha terreni se li tenga stretti: chi se lo può premettere li comperi, specie se agricoli;
- mutui: fatevi erogare solo quelli a tasso fisso per durate superiori a 20 anni;
Inoiltre a vostro modo di vedere, è preferibile spendere qualche centinaio di euro per ristrutturare il proprio patrimonio per renderlo immune il più possibile da eventuali (e molto possibili) scenari monetari e borsistici ribassisti oppure è più conveniente non fare nulla, aspettare che cosa succederà e poi agire di conseguenza ? Prevenire è meglio che curare: il problema è che questa volta potrebbe non esserci né il tempo e né i modi per curare (vedasi la serrata bancaria in Argentina).
A voi, ora, le sorti del vostro destino (finanziario ma non solo): e cercate per una volta tanto di essere simili un po’ ai giapponesi ovvero cercate di trasformare una crisi in un'opportunità. Buoni investimenti e buona sorte a tutti.
curioso
02 gennaio 2006 00:00
da: massimo
Data: 1 Gennaio 2006
Coguaro,non so se hai copiato il secondo intervento così come hai copiato il primo, ma non importa.
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MA CERTO CHE E' COPIATO.DA:
Duri e Puri - Aspettando un nuovo 1929
Un libro che forse alcuni definiranno "fuori dal coro". Ed in effetti il saggio di Eugenio Benetazzo fornisce una chiave di lettura del futuro non omologata alle opinioni prevalenti.
Eugenio Benetazzo
Duri e Puri – aspettando un nuovo 1929
Edizioni La Riflessione
Recensione a cura di Mauro Introzzi
Forse dovrebbero leggerlo gli ottimisti ad oltranza. O coloro che pensano di trovare nei mercati finanziari un forziere ricco di inestimabili tesori o una via breve all’arricchimento facile. Oppure, più probabilmente, il saggio di Eugenio Benetazzo “Duri e Puri – aspettando un nuovo 1929” dovrebbero leggerlo tutti, per conoscere un’opinione alternativa a quelle prevalenti.
Intanto va segnalato come il libro goda di una grande dote, quella di essere, allo stato attuale, di grande attualità, specie dopo la brusca correzione registrata dai mercati internazionali nel mese di ottobre. Un periodo che ha visto Piazza Affari tra le peggiori borse mondiali, in un momento in cui i rialzisti la facevano da padroni.
Del resto il saggio, che si prefigge di spiegare “come salvare i propri risparmi e sopravvivere a un mutamento di scenario epocale senza precedenti”, sviluppa le sue argomentazioni partendo da dati attuali ed oggettivi. Dati che l’autore, trader professionista ed operatore di borsa indipendente, analizza ed elabora giungendo a una conclusione forte, sia nella sua asprezza che nella sua esibizione.
Secondo Benetazzo siamo alla vigilia di un nuovo crash sui mercati. Un crollo equiparabile a quello vissuto dall’economia mondiale alla fine degli anni trenta dello scorso secolo, le cui conseguenze si sono avverte per diversi anni.
E basta scorrere i titoli dei capitoli per capite il tenore degli argomenti trattati e il loro contenuto. “Aspettando un nuovo 1929” analizza lo scenario macroeconomico mondiale, senza dimenticare di volgere uno sguardo ai principali problemi della locomotiva statunitense, all’incognita petrolio e alle minacce in arrivo dalle economie a più rapido sviluppo.
Nella parte “Sayonara Wall Street” si confrontano le situazioni vissute nel 1929 e nel 1987 con quella attuale, mentre nel capitolo “La teoria finanziaria del Titanic” l’autore ci presenta una sua personale visione sul declino dell’economia del nostro paese, dove sempre più persone stanno vivendo oltre le proprie possibilità, incoscienti del fatto che l’Italia potrebbe essere “La nuova Argentina” (capitolo 4) e che corre il “Rischio di congelamento dei BOT” (capitolo 5).
Non si salva neanche il mercato del mattone, ormai “A rischio di bolla immobiliare” (capitolo 6). E nessuna ciambella di salvataggio non è lanciata neppure ai principali attori che recitano sul palcoscenico della finanza, “Banche e promotori: la triste verità”.
Un cammino, senza giri di parole, attraverso quello che potrebbe essere uno degli scenari possibili nel futuro dell’economia, di certo il più buio e tragico. Per tenere sempre presente che il passato fornisce all’uomo insegnamenti importanti e dovrebbe servire a non commettere nuovamente gli stessi errori. Perché errare è umano, ma perseverare, alla lunga, diventa “autodistruttivo”...
Buona lettura!
Per suggerimenti e segnalazioni, scrivete a:
[email protected]
Luciano Ligabue
02 gennaio 2006 00:00
Che or'è, scusa ma che or'è
Che non lo posso perdere l'ultimo spettacolo
Fine del Mondo in Mondovisione, diretta da San Pietro per l'occasione
La borsa sale, i maroni no, Ferri batte il record di autogol
Le liste del Giudizio Universale saranno trasmesse dai telegiornali
A reti unificate e poi sulla pagina 666
Prima però su Canale 9 ci sarà il terzo Festival del dolore
Con la finale dei casi umani meno meno umani che mai
I puttanieri ci diano dentro, che là di là niente ciccia, niente
Niente ma tu giri più leggero, bruciando le tue scorte di preservativi
Fiorin fiorello, l'amore è bello se ci sei tu
A che ora è la fine del Mondo?
A che ora è la fine del Mondo?
A che ora è la fine del Mondo, che rete è?
Destra, sinistra, su, giù, centro, fine del Mondo con palle in giramento
Che chi è fuori è fuori e chi è dentro è dentro, e fuori TV non sei niente
Ultimo appello per i merdaioli, finitevi la merce che di là non funziona
Altro girone, altro regalo, niente caramelle per i leccaculo
OK, il girone è giusto, OK!
A che ora è la fine del Mondo?
A che ora è la fine del Mondo?
A che ora è la fine del Mondo, che rete è? Che ora è? Che rete è? Che ora è?
A che ora è la fine del Mondo?
A che ora è la fine del Mondo?
A che ora è la fine del Mondo, che rete è?
Forse là di là mancherà qualcosa: casa, chiesa, tele e cosa?
Serial killers, serial politici, morti in diretta, i migliori casi clinici
Cazzi vostri in onda, OK!
A che ora è la fine del Mondo?
A che ora è la fine del Mondo?
A che ora è la fine del Mondo, che rete è?
scienziatopazzo
02 gennaio 2006 00:00
Fra i misteri ancora insoluti che continuano ad affascinare l'uomo abbiamo quello legato alla scomparsa dei dinosauri. Vissuti circa 65 milioni di anni fà, essi sono stati fra i primi esseri viventi a popolare il nostro pianeta, poi scomparsi in massa, dopo averlo dominato per milioni di anni.
Quale sia stata la causa che ha provocato la loro estinzione è ancora tutta da scoprire, ma gli studiosi sono quasi tutti concordi nel supportare l'ipotesi di una catastrofe di livello planetario che sconvolse l'intero ecosistema del pianeta. E' da verificare anche la provenienza di tale evento, ossia se esso sia stato provocato da circostanze terrestri, oppure se sia da ricercare in cause esterne provenienti dallo spazio.
Quello che appare certo è che dev'essersi trattato veramente di un evento apocalittico di breve durata, visto che i resti di questi enormi animali si vanno ritrovando tutti riuniti negli stessi luoghi come se essi, consci della loro fine ormai prossima, si siano aggregati per fronteggiare un pericolo comune.
Dicevamo delle cause che sono dunque da ricercarsi o nel nostro pianeta o nello spazio esterno. Nel primo caso si potrebbe parlare di variazione dell'inclinazione dell'asse terrestre con conseguente sconvolgimento dell'ambiente e del clima, o ancora di un eccezionale incremento dell'attività vulcanica della Terra con produzione di immense quantità di gas e fumi che, per l'effetto serra da essi causato, avrebbero poi impedito il normale processo della vita.
Ma questi sono eventi che avrebbero avuto bisogno di tanto tempo per provocare un tale sconvolgimento, per cui l'ipotesi piu' probabile è da ricercarsi in cause esterne al nostro pianeta, considerando anche la globalità della catastrofe che toccò l'intera specie animale. Infatti la Terra, come tutti gli altri pianeti, è stata in passato, e lo è ancora oggi, probabile bersaglio di meteoriti, asteroidi, comete e radiazioni cosmiche di particolari intensità. Ciò in passato, essendo il sistema solare in via d'assestamento, si verificava abbastanza spesso, prova ne sono i crateri disseminati sulla superficie di Mercurio, della Luna e di altri corpi planetari. Pensiamo ad esempio alla cometa Shoemaker-Levy 9 disintegratasi su Giove, evento che se verificatosi sulla Terra avrebbe potuto scatenare immani conseguenze per l'uomo.
E' probabile dunque che similmente, all'epoca dei dinosauri sia avvenuto qualcosa del genere. Infatti, analizzando le stratificazioni del terreno, allo stesso modo degli anelli del tronco di un albero, gli studiosi hanno rinvenuto in diversi posti del mondo delle zone particolarmente ricche di iridio che risalirebbero proprio a 65 milioni di anni fà.
La pluralità dei ritrovamenti, ed il fatto che tale elemento è abbastanza raro sulla Terra, ed invece presente nello spazio interplanetario, fanno pensare ad un impatto con un corpo celeste che potrebbe essere un meteorite, un'asteroide o anche, come nel caso di Giove, una cometa. Un simile impatto avrebbe causato allora mutamenti irreversibili facendo innalzare la temperatura per l'effetto serra, a causa del pulviscolo atmosferico creato da un tale scontro, oppure modificato i parametri orbitali della Terra, con successivi cambiamenti climatici, anche se quest'ultima ipotesi rientra anche se indirettamente nell'ambito delle cause terrestri e perciò da scartare perchè troppo lenta.
Si sarebbe potuto trattare inoltre di una supernova, che esplosa nei paraggi del sistema solare abbia irradiato per secoli il nostro pianeta con malefiche radiazioni cosmiche, in maniera tale da superare lo schermo protettivo fornito dall'atmosfera.
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Se invece stavolta scomparissero solo i gufi, i menagramo e quelli che "io l'avevo detto"???
Se invece l'obiettivo fosse diffondere il panico per trarne profitto? Ricordiamoci che dopo il 2001 in tanti hanno fatto i soldi grazie al cosiddetto "panic selling".
Occhio!!
Il Profeta
02 gennaio 2006 00:00
Penso che se vogliamo che questo paese diventi normale La Fiat debba essere lasciata fallire, anzi lo spero fortemente e in fondo in fondo spero fortemente anche nella fine di questo sistema di cose come profetizzato nei post dell'ottimo COGUARO
delirium
02 gennaio 2006 00:00
THREE DEAD WALKING MEN???
Mi ricorda la canzone dell'Osteria n...
Osteria numero zero...paraponzi,ponzi,pò!
E' successo al cimitero...paraponzi,ponzi,pò!
Tre cadaveri putrefatti si inculavano come matti...dammela a me biondina,dammela a me biondà!
Silvano
02 gennaio 2006 00:00
A parte il copyright, l’analisi riportata a più riprese in questa discussione per me è ben fatta e, soprattutto, realistica. Così come gli interventi che la integrano.
Quello che però mi pare di poter constatare è che non si leggono mai spunti o suggerimenti convincenti su come salvaguardarsi dalle crisi economiche:
> o non c’è via di scampo (per quelli come noi);
> o ci sono solo rimedi molto parziali;
> o non conosciamo per tempo le vere opportunità.
Mi spiego meglio qui di seguito. Diversificare, nell’ambito degli investimenti più o meno tradizionali, privilegiare il CHF piuttosto che il dollaro, questa piuttosto che quella banca, anche se spesso motivato, mi pare come distribuirsi tra l’attico e la cantina di un edificio destinato a crollare…
Guardare all’oro, considerato che la parità con una qualche cartamoneta è roba da preistoria; non solo, dopo che tutte le banche centrali lo hanno preso a calci (compresi gli svizzeri che, senza batter ciglio, lo hanno scaricato sul libero mercato, come tutti gli altri), mi lascia perplesso: è vero che è sempre stato il bene rifugio per eccellenza, ma chi mi dice che lo sarà anche in futuro e che non lo sarà piuttosto il petrolio o qualcos’altro? Chi lo ha comprato negli anni ottanta, dopo più di 20 anni, è ancora lì a leccarsi le ferite (non certo gli speculatori, di ieri come quelli di oggi).
Se è vero che le crisi sono, in qualche misura, selettive, nel senso che colpiscono prima di tutto i soggetti più deboli e i bidonari dell’economia, possibile che non ci sia modo di individuare paesi, settori, aziende, prodotti durevoli, di consumo, ecc. sui quali poter investire per evitare di trovarci con un pugno di mosche in mano?
Capisco che se tutti quanti sapessero cosa fare e tutti facessero le stesse “giuste scelte”, saremmo al punto di partenza, ma non mi capita mai di sentire idee intelligenti, condivisibili e praticabili proposte da gente con i piedi per terra, un po’ fuori dai luoghi comuni. Nemmeno chi mi suggerisce l'acquisto di terreni agricoli mi convince ed ho le mie ragioni che non sto qui a dire.
Circa i tempi del crack per me ci siamo già dentro: i nostri risparmi, nella migliore delle ipotesi, cioè quando non erano costituiti da titoli spazzatura (Parmalat, Cirio, ecc., ecc.) si sono, come per incanto, già dimezzati di valore (grazie al gioco delle “due tavolette”: 1 euro = 1936 Lire al momento della conversione; 1 euro = 1000 lire oggi). Alzi la mano chi non è vittima di questa frode (di quelle che qui da noi a Genova, fino a qualche decennio fa, erano praticate solo in Via Pré e dintorni, a discapito di quei malcapitati polli che vi si imbattevano). Il che vuol dire che, sempre nella migliore delle ipotesi, siamo già a metà strada del crack totale (almeno quello che coinvolge i ns. risparmi). Se poi nel crack globale si prefigurano anche fame, carestie e rivolte e chi più ne ha più ne metta, allora la “sofferenza” è ben altra e tutta di là da venire…
Alex
03 gennaio 2006 00:00
coguaro fornisce tante soluzioni ma praticamente per i piccoli risparmiatori sono tutte non percorribili.
In pratica, chi ha i soldi guadagna, gli altri si arrangino!
A far guadagnare chi è già ricco sono capaci tutti.
Ci sono alcune affermazioni che lasciano davvero molto perplesso e fanno pensare ad un copia/incolla acritico:
"puntate in prodotti a capitale protetto e rendimento garantito;"
Tutte quelle analisi e poi se ne esce con un'affermazione del genere?? Chi lo garantisce il capitale ed il rendimento (enti nazioniali o aziende private, tipo assicurazioni)? Se il sistema fa crash il capitale è ancora garantito? Ed in che divisa?
Io diffido dai consigli dei faciloni perchè "a sbagliare sono bravissimo da me".
E soprattutto sto lontano dai gufi che dicono che andrà tutto male ma loro hanno la soluzione in tasca.
Già il passato ha dimostrato che la sfera di cristallo non ce l'ha nessuno, quindi meglio come sempre diversificare i propri investsimenti ed i propri risparmi ma senza piangersi addosso dal mattino alla sera, flagellandosi in attesa di chissà cosa.
Alex
03 gennaio 2006 00:00
"mutui: fatevi erogare solo quelli a tasso fisso per durate superiori a 20 anni"
E questo?? Che consiglio è mai questo? Sulla base di cosa?
Mah....
bond
03 gennaio 2006 00:00
certo che invece di parlare nei forum di promozione finanziaria, o in quello sulla nascita di Cristo,
sarebbe più interessante portare avanti questi argomenti pre sommossa...
COGUARO
03 gennaio 2006 00:00
Parliamo un pochetto anche del caro Mario Draghi che è stato nominato governatore di Bankitalia (e cosi capiamo in quale palta siamo eravamo e saremo), al posto del dimissionario Antonio Fazio. Mario Draghi è vicepresidente della Goldman Sachs per l’Europa, la cui sede centrale ha gli uffici nel miglio quadrato più ricco (e potente) del mondo: la City di Londra! Questa cittadella grande all’incirca 2.6 km quadrati, è certamente piccola di dimensione ma non per influenza, visto che nelle sue street hanno sede le più importanti multinazionali e/o banche del globo!
Come mai un uomo legato e stipendiato molto bene da una banca privata così potente viene nominato direttore della Banca più influente d’Italia? Quella banca, per intenderci, che s’incamera il Signoraggio monetario nazionale e una parte del Signoraggio europeo?
Ma chi è questo Mario Draghi? Facciamo un passo indietro.
Il professor Draghi è stato dal 1991 al 2001 Direttore Generale del Tesoro e presiede dal 1993 il Comitato per le Privatizzazioni, egli infatti è l’artefice delle grandi privatizzazioni statali (dall’IRI alla Telecom, Enel, Eni e altre grandi aziende dello Stato).
Quindi un personaggio di tutto rispetto!
Talmente di rispetto che fu uno dei privilegiati ospiti alla colazione (non da Tiffany) ma a bordo del panfilo reale della regina Elisabetta, il “Britannia”. Siamo nel 1992, e ci troviamo al largo di Civitavecchia, ma non su territorio italiano ma inglese. Qui vennero decise le sorti economiche dell’Italia.
Il 1992 fu un anno molto particolare: crisi Prima Repubblica, uragano Tangentopoli, attacco alla lira da parte del filantropo George Soros che Carlo Azeglio Ciampi non riuscì o non volle impedire. E non è tutto, sentite a tal proposito cosa disse in quegli anni Reginald Bartholomew (ambasciatore americano a Roma e futuro presidente di Merril Lynch Italia): «Continueremo a sottolineare ai nostri interlocutori italiani la necessità di essere trasparenti nelle privatizzazioni, di proseguire in modo spedito e di rimuovere qualsiasi barriera per gli investimenti esteri»
Avete capito? Rimuovere ogni barriera per gli investimenti esteri!!! E’ proprio quello che hanno fatto Draghi & C.
Ha talmente lavorato bene, che oggi Draghi è stato premiato con la direzione della Banca d’Italia. «Una scelta di alto profilo» dice Romano Prodi in merito al nuovo capo di Palazzo Koch!
E ci credo: il leader della sinistra è stato (e forse lo è ancora) consulente guarda caso proprio della Goldman Sachs (nonché presidente dell’Iri per ben due volte), e uno dei protagonisti della svendita italiana. In tredici anni decine e decine di grosse aziende nostrane passarono in mani straniere (per esempio Buitoni, Invernizzi, Locatelli, Ferrarelle, e moltissime altre).Quindi non è poi strano che Mario Draghi piaccia tanto a Prodi, anche perché sembrerebbe, e qui il condizionale è d’obbligo, che la campagna elettorale di Romano sia finanziata da una certa Linda Costamagna una privata signora. Fin qui nulla di male. Ma se venisse fuori che questa signora è la moglie di Claudio Costamagna, Amministratore delegato della Goldman Sachs per l’Europa la cosa cambierebbe? Certo che sì.
Ma allora…non è che questo colosso - membro della potentissima lobbies bancaria internazionale - ha tutte le intenzioni di privatizzare l’intero Stato, aprendo ulteriormente all’estero (alle sorelle) e controllando il sistema monetario del nostro paese? Questa preoccupazione non è campata in aria, visto che dopo l’incontro sul “Britannia” (tra le cui banche ospiti c’erano proprio i vertici della Goldman) sono iniziate quelle mega privatizzazioni e acquisizioni che hanno depredato e svenduto i patrimoni pubblici. E poi come non preoccuparsi, se il nuovo controllore del sistema monetario e/o bancario (governatore di Bankitalia) italiano e il capo del governo (prossimo) sono finanziati e controllati dalla stessa banca d’affari privata?
L’unica cosa certa è che i vertici delle lobbies bancarie internazionali, gli stessi che stanno controllando le economie planetarie, avranno un altro ottimo motivo per festeggiare con questo nuovo anno.
Alex
04 gennaio 2006 00:00
"Ma allora…non è che questo colosso - membro della potentissima lobbies bancaria internazionale - ha tutte le intenzioni di privatizzare l’intero Stato, aprendo ulteriormente all’estero (alle sorelle) e controllando il sistema monetario del nostro paese? "
Fazio è stato attaccato ed alla fine costretto a dimettersi per aver difeso ad oltranza "l'italianità" delle banche.
Ora qui ci sono i presupposti per l'opposto... e non va bene lo stesso!
Per criticare la professionalità di una persona ci vogliono fatti e non supposizioni. I fatti dicono che è una persona di elevato profilo internazionale e di indubbie capacità.
La soluzione prospettata sarebbe invece quella di chiuderci a riccio e puntare all'indipendenza assoluta?? Mi ricorda la battaglia del grano di Mussolini..e sappiamo tutti come è andata a finire!
I capitali esteri arriveranno qui ed i nostri potranno andare all'estero. Libera circolazione dei capitali, niente di più utile per il mercato.
Se poi sotto c'è del marcio bisogna dimostrarlo.