xxx
08 gennaio 2006 00:00
E' da a comprendere tra i turisti a spese dei cittadini italiani in paesi a rischio la giornalista del MANIFESTO rapita e poi liberata: Cosa ci è andata a fare in Irak? Lasciamoli uccidere questi imbecilli.Ma già ,poi la sinistra,Il coglione di Fausto,Rizzo,D'Alema (io cittadino contribuisco a pagare loro lo stipendio) si ribellano e non condividono il ns intervento militare!!! E' ora di usare la bomba atomica contro i paesi ISLAM prima che i COMPAGNI europei diano loro la possibilità di farlo contro di noi!!! Sinistra italiana ,vigliacchi,sinistra italiana (DS,Verdi;Rifondazione comunista,Radicali,Socialisti ecc..maiali vari..)
superscocciato
08 gennaio 2006 00:00
Totalmente d'accordo con l'amico "scocciato" inoltre basta sentire le dichiarazioni degli ultimi sequestrati (torneremo nello Yemen perchè è una bella Terra), la prossima volta bisogna lasciarli nello "Yemen" visto che stanno bene.
saluti
Mario - strascocciato
08 gennaio 2006 00:00
chissà stavolta quanti milioni di euro ci è costato il riscatto per liberarli.
unica consolazione e che almeno stavolta non ci ha lasciato la vita un poveraccio al posto loro (come è successo in iraq), o almeno questo è quello che ci dicono alla tv.
Saluti
Mario
Reset
09 gennaio 2006 00:00
Condivido e sottoscrivo!!!
yyy
09 gennaio 2006 00:00
xxx quanto sei imbecille... non capisci proprio un cazzo.
peccato tu non possa fare servizio militare in iraq... almeno una vaga speranza potevamo ancora averla.
coglione!
Eldor
09 gennaio 2006 00:00
Ormai il nostro paese pullula di queste teste di cazzo con la smania dei viaggi, fatti solo x farsi notare dagli amici e non x una vera necessità di svago.
Non se ne può più in generale dei figli dell'Euro indebitati fino al collo che ti prendono x il culo tu che sei onesto e morigerato facendo queste e altre cazzate
Enrico Falcinelli
09 gennaio 2006 00:00
Se considero la logica di base della reazione emozionale, non potrei che essere d'accordo con il signor Scocciato, a patto che non si guardino i singoli colori di appartenenza dei malcapitati; però se penso a quanta veemenza alcuni impegnino nell'intenzione di amnistiare i detenuti, mi chiedo se non valga un "passo verso l'umanità" l'agire benevolo anche nei confronti di chi, nel senso di questo argomento, si è pericolato!
Saluti.
Scocciato
09 gennaio 2006 00:00
RE-a E.Falcinelli.
Questioni ben diverse fra loro quelle dei detenuti e dei turisti. Come da dichiarazione di volontà di ritorno sul luogo (e che dimostra una superindifferenza libertaria ed egoistica delle conseguenze create dall'esercizio spinto di quei diritti esagerati evocati da troppi come se tutto fosse loro dovuto senza neppure un proprio dovere, quantomeno di ringraziamento), evocata da "Superscocciato", da parte di qualche strafottente della combriccola scampata alla morte in Yemen, e grazie a Dio, di nessun altro soccorritore, vale ora la pena di ricordare ancora una volta che lo Stato detiene,sì, la prerogativa di tutelare il cittadino Italiano all'estero, ma quale cittadino? Tutti...si dirà da qualche parte demagogicamente! Come altre nazioni (USA,Francia, Germania ecc..) quando in un paese comincia a farsi DURA, c'è la totale evacuazione del personale e dei cittadini. Se uno se ne frega e resta, è a totale suo carico. Ci mancherebbe altro che lo Stato si mettesse a spender soldi e mettere a repentaglio la vita dei suoi funzionari al fine di salvare mercenari, avventurieri, farabutti, egoisti, e pure turisti sconsiderati, ecc. che vedono solo il proprio interesse e non riconoscono quale casino combinano allo Stato e ad altri(concittadini e/o forze del luogo)a causa del loro egoismo e delle loro voluttuarie pretese di portare a casa una documentazione fotografica.
Per quanto concerne i detenuti ( e non appare quì la sede giusta per discuterne al fine di restare in tema), il problema della loro liberazione (e quì ci sono giustamente dei distinguo fra reati di un certo e di altro tipo) è puramente politico e finanziario al di là della morale etico-religiosa che pure ha un suo collocamento. In effetti il detenuto liberato (ovviamente deve essere giustamente condannato), comporta problemi per tutti, non ultimo la reiterazione o il compimento di nuovi reati.
Enrico Falcinelli
09 gennaio 2006 00:00
Caro signor Scocciato, la sua esposizione è estremamente ragionevole e ribadisco che non posso non essere in accordo con quanto dice, secondo la logica con cui comunemente affrontiamo le questioni della nostra vita, privata o sociale che sia.
Ma, aimé, mi duolgo di trovarmi in questo stato di anestesia per quanto riguarda il fattore umano. Vede, quello che intendo dire è che con la calcolatrice in mano i suoi conti tornano e senza virgola! Il fatto e che noi uomini non siam fatti di matematica ed anzi le virgole ci determinano! Può lei prevedere tutto per tutti in qualsiasi momento del nostro spazio e del nostro tempo? Si immagini il caso particolare; oggi, questo, si affronta notando se ci siano dei precedenti e si sta bene attenti a non crearne dei nuovi che compromettano i giudizi futuri! Le pare giusto questo? Certo, con la calcolatrice in mano, sì! E lo stesso sarebbe anche per me ma duolendomi quanto appena esposto, credo che saremmo più vicini alla nostra umanità rompendo questi schemi e muoversi a compassione per quello che siamo: miseri, egoisti, fallibili, nevrotici, meschini, tracotanti, sleali e chi più ne ha più ne metta. Ma siamo uomini capaci anche di tutto il rovescio di questa medaglia, se secondo il rovescio della medaglia della comune modalità di affrontare la vita decidiamo di muoverci!
Stimo la sua chiarezza e la sua intelligenza.
Saluti sinceri, Enrico.
xxx
10 gennaio 2006 00:00
Per YYY
Il mio msg è stato letto da un Rifindatore del Comunismo in Italia.Ma il signore non mi ha risposto:cosa ci è andata a fare in Irak la bella signora dipendente del Manifesto (quelli che non scioperano mai).Quanto al servizio militare lo ho già fatto,se fossi ora in servizio chiederei di andare in Irak,non sono un eroe Parlamentare o Sindacalista o Giornalista,cioè quelli che mandano avanti la folla per farsi le LORO ragioni,io combatto davanti alla folla ...povero sinistrozzo...
Scocciato
10 gennaio 2006 00:00
Egregio sig.Enrico Falcinelli,
effettivamente un certo pragmatismo non mi manca e la mia predisposizione a vedere tutto dal lato umano, non è proprio totale. Questo, data la non tenera età e quindi corredata di una certa esperienza, ovviamente non dovrebbe del tutto esimermi dal viraggio verso il "cuore" piuttosto che verso il "cervello" anteponendovi un senso di forzata"umanità" a tutti i costi; ma, pur nella certezza che ogni vicenda umana sia da esaminarsi con infinite cautele e da condirsi con tanti distinguo, ritengo opportuno che, quando possibile, ogni valutazione sulla persona ed ogni suo atteggiamento siano da ricondursi più all'esercizio di raziocinio, e meno all'impulso umano che, se non ben dosato, conduce a forti squilibri comportamentali e di giudizio.Per esempio, la "gola" è un vizio di cuore, che porta anche a guai, ma la giusta via è il calcolo del cervello raziocinante nel senso censorio.
Insomma, nel mezzo dovrebbe stare il giusto, ma è necessario comunque, per esserci proprio in mezzo, considerare e navigare in entrambe le polarità.
Ha ragione quando afferma, se ho ben afferrato il concetto, che il senno di poi è padrone nei futuri comportamenti; purtroppo si agisce solo quando si realizza il danno effettivo e si tenta di opporvisi spesso quando è troppo tardi. Ma è pur vero che nelle nostre debolezze umane ma anche nelle nostre ecletticità, per non esporsi a futureggiamenti , spesso ci si crogiuola.....nel NON fare. Il grosso problema è porre la giusta separazione fra il libertario spinto ed il severo integrale, fra l'interpretazione delle regole e la loro applicazione, al posto dell'autogiustificazione al non rispetto di esse. L'umana pietà, ancorchè appena esistente nella quotidianità(ma certuni dicono che sotto sotto è un atto di interesse personale), non è potuta, non può e non potrà mai storicamente prendere il posto del cinismo, della prepotenza, e dell'istinto individuale(che si estrinseca spesso in interazione di gruppo) all'ancestrale necessità di sopravvivenza, intesa come autodeterminazione e salvaguardia di se stessi ad ogni costo per senso di autodifesa.
Se NON si ragiona in termini religiosi, etici, morali, ecc. i primi posti dei sentimenti non sono certo occupati da quelli che conducono ad una "cordialità" ma sono, invece, più terricoli, egoistici, e di tornaconto.
Un pò di calcolatrice, spesso non guasta.
Molti saluti.*Scocciato*.
Paolo 1
10 gennaio 2006 00:00
Sono assolutamente contrario all'obbligo di assicurazione per chi va in paesi a rischio, sarebbe solo un regalo alle compagnie di assicurazione.
I "premi" li incassano, quando c'e' da pagare gli assicurati si inventano delle scuse per non pagare.
Accade a tanti, automobilisti, ma anche gente che si e' assicurata contro i furti, o per avere assistenza sanitaria (un certo Negri di Parma ha sollevato il problema a Laradioneparla), o i beffati dalla Carige, pagata dal Comune di Parma, che poi non da' un cent ai cittadini (vedi articolo sulla Gazzetta di Parma), ...
Per inciso, se e' vero quanto afferma il Governo, che non hanno pagato mai alcun riscatto, questi rapimenti all'Italia non costano praticamente nulla: l'ambasciatore in loco c'e' comunque e lo stipendio lo prende comunque, cinque minuti di conversazione telefonica per dire agli Yemeniti di non fare colpi di testa sono qualche euro, il viaggio di ritorno per i rapiti se lo sono gia' pagato alla partenza, quindi dove sarebbero queste grandi spese?
Ma queste associazioni di consumatori lavorano per noi consumatori o per le compagnie di assicurazione?
Quanto all'elenco dei paesi pericolosi c'e' dentro quasi tutto il mondo, se non si tratta di terrorismo c'e' qualche malattia o, come nel caso degli USA, tornado e terremoti a volonta', per non parlare della criminalita' che sta almeno alla pari con quella del Brasile.
Paolo
Enrico Falcinelli
10 gennaio 2006 00:00
La ringrazio Signor Scocciato. Non immagina nemmeno quanto valgano le sue ammissioni contro quelle dominanti in modo tale da diventare luoghi comuni. A questo mondo c'é bisogno di cuore ma anche di bastone e credo che il modo corretto di agire comporti la giusta misura dell'uno e dell'altro; è importante, poi, riconoscere che si possa anche sbagliare e tutto dovrà essere ragione di esperienza futura, altrimenti "quel giorno", anziché fare qualcosa, sarebbe stato meglio rimanere a letto.
Ok così. La ringrazio per le riflessioni e le auguro, per il futuro, di essere sempre meno... scocciato!
Saluti sinceri.
xxx
11 gennaio 2006 00:00
Per yyy,
tu mio caro intelligente ROSSO,ti arruoleresti nell'armata rossa?quella che ha fatto oltre 20 milioni di morti dal 1945 ad oggi,difendendo il regime comunista URSS,ma già tu sei intelligente io,mi hai detto che sono scemo!! WW gli intelligenti..(P.S. sei dipendente statale iscritto alla CGIL? no sarai un pensionato statale dall'età di 39 anni)
Giovan
11 gennaio 2006 00:00
E' vero sono proprio stati degli sciocchi turisti in cerca di emozioni.
Ho sentito dire che un altro Stato ai sequestrati ha fatto pagare il riscatto per la loro liberazione.
Lucio Musto
12 gennaio 2006 00:00
Precauzioni
Anch’io vorrei unire la mia voce a quella autorevole di “Scocciato” e di altri, ma da posizioni, diciamo così, forse più morbide.
Io ritengo infatti che lo Stato debba farsi carico comunque di ogni suo singolo cittadino, fermo restando che nessuno debba approfittare della comunità e dello Stato.
Per cui mi piacerebbe una soluzione intermedia, per esempio di questo tipo:
1) Organi statali valutano la situazione politica e sociale internazionale e stilano, rendendola pubblica, una lista di paesi “a rischio”. Meglio se a vari “tipi” di rischio ed a vari livelli di pericolosità.
2) Il cittadino che ha interesse a recarsi in uno di quei paesi (o l’azienda che manda suo personale) è assolutamente libero di andare, ma deve essere obbligato a coprire il rischio con opportune adeguate assicurazioni capaci di risarcire lo Stato per gli interventi che malauguratamente si rivelassero necessari.
3) Gli interventi li dovrebbe coordinare sempre la “Farnesina”, per motivi di dignità nazionale, trattandosi comunque di cittadini italiani all’estero.
4) Per personaggi pubblici (personale d’Ambasciata, militari in missione, agenti speciali ecc.) la “Azienda” responsabile sarebbe lo Stato stesso, e dovrebbero essere palesi i risarcimenti previsti in caso di incidente o accidente.
5) Dopo di che, mi perdonino “gli Eroi Immolati Nel Nome della Pace”, un soldato di pattuglia in un paese estero è un signore che sta svolgendo un lavoro rischioso tal quale come quello che fa ricerche petrolifere in mare o il carabiniere che insegue il ricercato nei bassifondi della grande metropoli. Corre il rischio reale di morire o essere ammazzato, e lo sa. A noi dispiacerà comunque molto, ma non per questo lui avrà diritto agli altari.
Scusate la durezza delle mie parole; io preferirei che ci volessimo tutti bene e ci scambiassimo poesie, ma purtroppo non è sempre possibile.
Lucio Musto 12 gennaio 2005 parole 297
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Scocciato
13 gennaio 2006 00:00
Condivido alcuni punti di pensiero-proposta di Lucio Musto ma mi sento di asserire che il risultato che conduce eventualmente ad un'etichettatura di eroismo per qualcuno dei protagonisti di queste vicende variegate, vada esaminato in altro modo e con spirito diverso. Anche Radioanchio(Mensurati) ha ierl'altro discusso il problema, ovviamente più se ne discute e più diventa problema. Il mio assioma è evidentemente quello di porre delle semplici regole che stabiliscano, informaticamente parlando, "aperto" o " chiuso",cioè o SI o NO senza confusioni e senza possibilità delle enormi sfumature che spesso ne emargono. Giustamente, in paesi definiti a rischio, NON si deve andare, almeno per sfizio. Chi è comandato ad andare, il comandante(intendo il committente) se ne deve assumere(sotto qualsiasi reale forma di tutela) la completa propria responsabilità senza interessare lo stato ed in esso il Popolo e la sua sovranità, fino ad arrivare all'assunto che quando debbansi interessare forzatamente organi dello stato, allora lo stato stesso deve essere risarcito. Ma quando non ci sia solo la parte economica, ma per le motivazioni esposte, ci caschi anche il o i morti, si deve cominciare a capire che se non sono santi quelli che vanno spregiudicatamente incontro ai pericoli in Italia, non lo devono diventare per forza coloro che i pericoli se li vanno a cercare all'estero.
Negli USA per esempio, non mi risulta che esista un rischio, ma tanti turisti che vanno, che so io, in Florida, o nel Bronx ecc. restano rapinati, uccisi ecc. e non per questo, penso che gli Italiani vengano chiamati a contribuire solidarmente alle loro perdite; tanto più se si va in paesi a rischio dichiarato!