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onu 04 febbraio 2006 00:00
Saddam negava e non tutti erano d'accordo; il presidente iraniano invece conferma ed anche la russia ha abbandonato i negoziati.
fabio 04 febbraio 2006 00:00
Caro vallanzasca
(già il nome un programma)ma se tu mi dici che certifiche che stai costruendoti un cannone in giardino puntato sulla mia casetta è il caso che mi preoccupo?
Se è lo stesso folle premier iraniano a dire che si vogliono fare l'atomica, o meglio lui dice che vuole farsi l'uranio arricchito per scopi pacifici, produzione di energia elettrica!!!(col petrolio che ha potrebbe far andare centrali termoelettriche per i prossimi 2000 anni)....peccato che l'uranio arrichito sia la base con la quale si fà una bomba nucleare.
concludo, se si organizzasse un raid tipo quello israeliano del 1980 sulla centrale nucleare in costruzione di saddam in irak, mi sentirei più tranquillo
FABRIZIO 05 febbraio 2006 00:00
Veramente, Saddam, per anni non negava mica tanto !! Anzi !

Non ricordate una conferenza da lui tenuta circa 10 anni fa, verso il 96 o 97 quando mostrando al popolo un detonatore nucleare in mano, affermò che ormai non avevano più paura di nessuno e con i missili SS20 avrebbero potuto lanciare testate nucleari a 3000 Km raggiungendo e superando Israele ?

Credo che molti occidentali soffrano di amnesia, ma io me lo ricordo bene !

Se poi fosse una Bufala o no (parrebbe di si) resta il fatto che gli SS20 li aveva, e non solo, gli aveva anche già lanciati sul territorio israeliano nella guerra del golfo, superando d'un balzo la Giordania e raggiungendo il territorio appunto israeliano.

Infatti, anche se molti degli SS20 poi furono successuvamente intercettati in volo dai Patriot americani schierati a difesa, diversi SS20 arrivarono a segno e con quale carico non si é mai saputo, anche se resta il fatto che gli israeliani si dotarono tutti di maschere !

Dunque, da un nemico che prima mi mostra le parti principali che compongono una atomica, poi mi costruisce una centrale di arricchimento, poi dice di avere missili da 3000 Km e li lancia pure....

Beh, se poi fa retromarcia e dice che sherzava e che non possiede nulla di tutto ciò, voi che fareste ?

Adesso tocca al presidente iraniano, blefferà anche lui ?

Anche Hitler, nel 39 diceva che voleva solo qualche chilometro quadrato dei cosidetti territori polacchi del corridoio di Danzica che ospitavano pacifiche famiglie tedesche !

E pensare che Deladier e Chamberlain gli avevano pure creduto !!!

Sulle armi giocattolo, é obbligatorio mettere il tappo rosso.

Se uno mi punta un'arma giocattolo alla quale ha tolto il tappo rosso, .... beh, se io sono armato, cerco di sparare per primo, e questa é legittima difesa !

Voi come la chiamereste ?

Oppure dovrei prima farmi ammazzare per essere sicuro che l'arma fosse vera e che quindi avrei potuto sparare per primo, mentre se fosse stata fasulla non avrei dovuto sparare ?
Lauretta 05 febbraio 2006 00:00
In fondo al Golfo Persico, oltre lo Stretto di Hormuz, d'estate la temperatura raggiunge i 50 gradi, l'aria trasuda umidità, la sabbia raschia la gola e l'atmosfera inala nei polmoni una miscela micidiale di metano e Corano: questo è Assaluyeh, il complesso industriale di South Pars, il più grande giacimento di gas del mondo dove sventola la bandiera della repubblica islamica. L'Iran "atomico" di Ahmadinejad custodisce, secondo l'autorevole Oil & Gas Journal, il 16% delle riserve mondiali di gas e l'11% di quelle di petrolio. L'influenza degli ayatollah sui mercati dell'energia è indiscutibile: questa è la vera arma di distruzione di massa dell'Iran per spaventare i suoi nemici.
La crisi tra l'Iran e l'Occidente sta emergendo come la questione geopolitica del 2006. È possibile un'altra guerra del Golfo? Sarebbe la quarta dopo il conflitto Iran e Irak dall'80 all'88, quello per il Kuwait nel '91 e l'invasione americana dell'Irak nel 2003. Guerre di potenza e petrolio che non hanno risolto l'instabilità del Medio Oriente, dove l'Arabia Saudita possiede un quarto delle riserve mondiali accertate di oro nero e l'intera regione, dall'Irak, all'Iran, dal Kuwait agli Emirati, estrae il 40% della produzione globale. L'ipotesi di un altro conflitto, come dimostra la storia antica e recente, non è da scartare: da quando Churchill nel 1908 decise di convertire l'alimentazione della flotta da carbone a oro nero, le nazioni vanno in guerra con il petrolio e per il petrolio.
La maggior parte degli osservatori finora ha escluso la possibilità di una nuova tempesta d'acciaio nello Shatt el-Arab: il rischio di un'impennata dei prezzi è troppo grande, l'Iran può bloccare le sue esportazioni e quelle degli altri Paesi del Golfo, un bombardamento aereo e missilistico potrebbe dare risultati non decisivi, scatenando un'altra ondata di risentimenti anti-occidentali sui quali fanno leva i movimenti islamici. Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad è passato all'offensiva sull'atomica proprio perché conta su questi fattori, così almeno sostiene Farad Khosrokhavar, direttore della Scuola di alti studi sociali di Parigi, uno dei maggiori esperti di Iran e Medio Oriente. Il parere di Khosrokhavar è condiviso da molti altri analisti, anche americani.

Eppure il pericolo di un conflitto esiste, condotto magari su scala regionale e non, almeno ufficialmente, dagli americani: Ahmadinejad si comporta come se la guerra fosse già iniziata e teme, secondo i diplomatici iraniani, che Israele, potenza nucleare non dichiarata del Medio Oriente, intenda ricorrere alla forza. «In fondo - sottolinea Khosrokhavar - nessuno in Occidente ha mai fermato la mano di Israele quando voleva colpire un obiettivo».


Prima di piombare nel coma, il premier israeliano Ariel Sharon aveva fatto capire che l'Iran potrebbe essere nel mirino di un'operazione "Osirak Plus", dal nome dell'impianto atomico iracheno distrutto nell'81 dai caccia di Tel Aviv. Troppi i bersagli da centrare, troppo pochi gli aerei disponibili, dicono i critici dei piani di attacco. Uno "strike" israeliano parziale assesterebbe comunque un duro colpo non soltanto alle velleità atomiche dei pasdaran, ma a tutto l'Iran. E in Medio Oriente, grazie anche all'ascesa di Hamas, si sta creando un clima internazionale meno sfavorevole alla giustificazione di un attacco preventivo.


Le conseguenze di un'azione militare però possono essere devastanti: un conflitto può mandare in crisi le forniture e, soprattutto, non esiste più da un pezzo una capacità di produzione petrolifera inutilizzata. I grandi produttori, dalla Russia all'Arabia Saudita, stanno pompando a pieno ritmo per approfittare dei prezzi elevati. In passato è stata l'Arabia Saudita, l'amica del cuore del mondo industriale, a calmare i mercati nei momenti difficili con supplementi di milioni di barili quando Saddam nel '90 invase il Kuwait, dopo l'11 settembre e nel periodo precedente l'invasione dell'Irak. Le riserve strategiche, americane ed europee, oggi coprono una domanda limitata, e se la spia del serbatoio comincia a segnare rosso anche gli indici della crescita si abbatteranno.


Quale sbocco può avere la crisi sul piano diplomatico? Se l'escalation contro Teheran si concretizzasse con eventuali sanzioni, gli iraniani potrebbero utilizzare l'arma del petrolio come già fecero gli arabi nella guerra del Kippur del '73 e dopo l'ascesa di Khomeini nel '79. La maggior parte degli osservatori fa notare che al Consiglio di Sicurezza si potrebbero opporre a sanzioni la Russia, la Cina che conta per il 25-30% delle sue importazioni petrolifere dall'Iran, l'India, membro non permanente del Consiglio, che da Teheran acquista buona parte del suo greggio e vuole fare un gasdotto delle meraviglie con gli ayatollah.


Un terzo dell'umanità dipende e dipenderà dalle potenzialità energetiche iraniane: un buon motivo per evitare una guerra o per farla, a seconda dei punti di vista. Il petrolio costituirebbe insomma una patente di immunità per l'Iran. È un ragionamento razionale, ma gli Stati Uniti stanno esercitando forti pressioni proprio su Cina e India, facendo intravedere la possibilità di alternative energetiche e strategiche. Gli Usa hanno in mano la carota ma anche il bastone perché controllano gli Stretti delle petroliere, da Hormuz a Malacca.


Quale potrebbe essere una via di uscita? La soluzione, avanzata dal direttore dell'Aiea Mohammed el-Baradei, è di aprire un negoziato sul nucleare in Medio Oriente per arrivare a un patto di sicurezza regionale. Israele, con le sue 200 testate atomiche, ha espresso una certa disponibilità. Si fa poi notare che gli Stati Uniti e l'Iran hanno interessi convergenti in Iraq, dove gli sciiti, vincitori delle elezioni, sono interessati a stabilizzare il Paese. Gli Usa accerchiano l'Iran in Afghanistan e Iraq ma hanno anche liberato Teheran da due nemici: Saddam e i talebani.


C'è però un'altra faccia della medaglia: iraniani e iracheni controllano il petrolio del Golfo. Una "Mezzaluna sciita" ricca di risorse che preoccupa i sunniti, ma anche Stati Uniti e Israele. In fondo al Golfo, dove spesso oro nero e gas evaporano all'orizzonte insieme alle speranze di pace, quasi sempre ci sono più motivi per fare una guerra che per evitarla. Resiste, per il momento, una sorta di "equilibrio della paura" dettato dai timori per le riserve e le forniture energetiche mondiali, che sembra ipotecare altre iniziative militari dopo quella, impegnativa e irrisolta, in Irak. La quarta guerra del Golfo, per il momento, si consuma in una battaglia negli ovattati corridoi della diplomazia, e nel freddo calcolo degli interessi economici e strategici.
Vallanzasca 05 febbraio 2006 00:00
Caro Fabio
intanto porta rispetto per Vallanzasca (eheh), comunque se io mi faccio una bomba in giardino e la devo usare contro di te, faccio di tutto per non fartelo capire, sai com'è l'effetto sorpresa (eheh).
Giuseppe P. 05 febbraio 2006 00:00
Non è stato mai detto dall'Iran una cosa del genere. Quindi Fabio, non t'inventà niente.

Ok per l'esempio petrolio/energia nucleare.
FABIO 06 febbraio 2006 00:00
Giuseppe l'hai letto il mio intervento?
te lo riporto nella frase più saliente:
"Se è lo stesso folle premier iraniano a dire che si vogliono fare l'atomica, o meglio lui dice che vuole farsi l'uranio arricchito per scopi pacifici, produzione di energia elettrica!!!(col petrolio che ha potrebbe far andare centrali termoelettriche per i prossimi 2000 anni)....peccato che l'uranio arrichito sia la base con la quale si fà una bomba nucleare"
Ora io ho scritto ciò che lui ha detto!!!
roberto bergamini 09 febbraio 2006 00:00
Perchè gli USA non danno il buon esempio invece di continuare a produrre nuove armi di distruzione di massa?
Gesù 16 marzo 2006 00:00
Miei fedeli, Preghiamo:

Padre Nostro,
che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra,
dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti,
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male,
AMEN
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