Flavio (RE)
08 febbraio 2006 00:00
Cara Tina&Bette
il problema sono molti 1 siamo in un paese bigotto,la chiesa il papa,e la politica influiscono troppo!e la gente bigotta cosidetta "normale" pensa che il PACS sia solo per i gay che si devono sposare e addottare i figli! io sono sempre in giro e la maggior parte degli italiani ti rispondono piu o meno così,ma invece non sanno che il PACS serve anche per le persone Etero che vogliono stare insieme e avere i diritti come una coppia sposata!! e poi non parliamo del sud che non vogliono nascere e a certa gente vuole rimanere ignorante...che fare speriamo ke almeno ci aiuti ad avere almeno qualche diritto,magari avessimo il livello della Spagna Zapattero si ke è un grande uomo..... ciao
Lucio Musto
08 febbraio 2006 00:00
Cortese signor Flavio,
prima di sparare a zero, si documenti.
Altrimenti fa la figura di quei bifolchi analfabeti dei primi anni cinquanta che sapevano solo quello che dicevano loro alla sezione del partito.
Lucio Musto
08 febbraio 2006 00:00
X Tina&Bette
nel mese di ottobre 2005(verso la metà) su questo forum ci fu un dibattito sui PACS e la chiesa valdese, partito da un articolo segnalato dalla signora Laldi.
In quella sede, a mio avviso, nei vari interventi furono fatte molte osservazioni interessanti che meriterebbero di essere rilette (naturalmente se non le avete già presenti).
Spero che questa mia segnalazione possa essere utile agli interessati a questo problema, anche perché in bibliografia erano indicati anche pareri di autorevoli personaggi.
Con simpatia
NESSUNO
08 febbraio 2006 00:00
da: Lucio Musto
Data: 8 Febbraio 2006
Cortese signor Flavio,
prima di sparare a zero, si documenti.
Altrimenti fa la figura di quei bifolchi analfabeti dei primi anni cinquanta che sapevano solo quello che dicevano loro alla sezione del partito.....
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....oppure in parrocchia.
NESSUNO
08 febbraio 2006 00:00
Tina &Bette per piacere, sono con voi, ma sforzatevi di scrivere in italiano. Grazie.
Lucio Musto
08 febbraio 2006 00:00
X NESSUNO
probabile.
Ma è opportuno documentarsi lo stesso.
Enrico Falcinelli
09 febbraio 2006 00:00
Carissime Tina&Bette, per chi vive una realtà diversa da quella "normale", in Italia c'è la Costituzione Italiana, che si rende garante anche per la difesa morale (bada bene: non del moralismo, inteso appunto come etica culturale umana!), ovvero quelle condizioni di diritto "naturale" che appartengono all'uomo, riconosciute in modo esperienziale dalla constatazione di ciò che "naturale" è per l'essere umano.
Infatti la famiglia naturale si intende formata dall'unione di un uomo e una donna nella loro naturale funzione di genitori di nuovi esseri umani. Questa cellula è di estrema importanza per la longevità di uno Stato e dietro a questo tipo di salvaguardia ci sono molte motivazioni razionali di economia sociale in cui il "moralismo" poco centra.
Personalmente, condivido l'umanità di chi, soggetto a una diversa natura, si trova a vivere gli stessi desideri di aspettativa di vita di qualunque essere. E' un problema serio che ritengo vada affrontato né più né meno di come andrebbe affrontato qualsiasi problema che metta in rilievo qualsiasi esigenza sociale che non sia pretesa soddisfazione di parte.
Infatti quello che critico sempre è la strumentalizzazione che inevitabilemente avviene e che sovverte gli ordini di coscienza delle persone. Pensate che nella Provincia dove abito, l'Amministrazione Comunale privilegia, nelle liste di attesa per l'assegnazione di contributi sia economici che per la casa, le coppie di fatto e gli extracomunitari. Immaginate come possono prenderla coloro che erano in lista in qualità di italiani e di "normali coppie"! Ciò provoca, infatti, un fermento nella mentalità già condizionata di tanta gente.
Affermando che credo nella possibile realizzazione di qualsiasi cosa sia esigenza umana, dentro l'ambito sensibile e sensatamente razionale (per il proprio vero bene e quello altrui - non dimentichiamo che ogni problema sociale non riguarda mai la singola persona ma tutta la comunità)di quanto tale esigenza possa richiedere, auguro a chiunque di vivere la propria umanità nel modo più "vero" e sincero possibile. Anche se non dovesse accadere quanto uno si aspetti dalla vita, il solo fatto di essere uomini fino in fondo non potrà mai far pentire a nessuno di averla vissuta, pur rinunciando a qualcosa.
Per il resto, come consigliato dall'amico Lucio, rimanderei alla più completa discussione già intrapresa nell'Ottobre 2005 su questi forum.
Saluti sinceri.
NESSUNO
09 febbraio 2006 00:00
da: Lucio Musto
Data: 8 Febbraio 2006
X NESSUNO
probabile.
Ma è opportuno documentarsi lo stesso.
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E' naturale, signor Musto.
E' una necessità e un bene per tutti.
Gianni
09 febbraio 2006 00:00
Una coppia che vuole vivere in maniera dignitosa comunque sia composta deve essere libera di farlo e deve avere gli stessi diritti delle coppie che i falsi moralisti definiscono normali, questo dovrebbe avvenire in un paese dove ci sia la libertà.
Gianni
Camerata Jo
09 febbraio 2006 00:00
Care bettina, visto come vi chiamo io siete già una coppia di fatto, anzi di parola e non di fatto, perchè il fatto consiste nel fare, cioè produrre, cosa che gli omosex non possono.Quindi inviterei ai suddetti, di non alzare le loro poche voci (quanti saranno in Italia?) e reclamare diritti, perchè sennò ognuno si chiede un proprio diritto e fate il conto 60 milioni di soggetti, 60 milioni di diritti.Ritornate al vostro silenzio come lo siete stati per lungo tempo, e ricordatevi che le soddisfazioni nella vita sono una famiglia e figli, procreare, mantenere le culture, rinnovare le forze.Un mondo di gay non porta da nessuna parte.
Per le coppie di fatto etero, beh se non siete capaci di supportare un matrimonio tanto vale che continuiate a fare i fidanzatini.
Per il carissimo Flavio
non ti permettere di dire e di pensare quello che hai scritto per quanto riguarda il Sud, perchè i valori che tu non conosci e che non reputi importanti sono quello che ci distinguono dagli animali come te.
ANNAPAOLA LALDI
11 febbraio 2006 00:00
Cara Tina e Bette, sono capitata da queste parti e mi ci fermo un momento, il tempo per riportare qui sotto un articolo comparso su NEV (Notiziario evangelico) del 21 settembre 2005.
E' un'intervista al prof. Sergio Rostagno, coordinatore della "Commissione per i problemi etici posti dalla scienza" nominata dalla Tavola valdese.
Come vedrete, se avrete la pazienza di leggere, anche partendo dalla fede cristiana si può tranquillamente rispettare e promuovere il diritto delle persone dello stesso sesso a vivere insieme e ad avere riconosciute alcune garanzie che rendano più sicuro lo stare insieme (per es. il diritto di essere assistiti, in caso di malattia, dal partner, e così via).
Un paio di altri interventi in questo senso, sempre della Chiesa valdo-metodista, si trovano a questo indirizzo:
http://www.chiesavaldese.org/pages/archivi/evidenza_commenti.php?scelta=laici.
Buona lettura.
Da "NEV"del 21 settembre 2005.
"Qualunque tipo di unione può essere benedetta agli occhi di Dio
di Gaëlle Courtens
Sul tema delle "unioni di fatto", dei "Pacs" ipotizzati da Romano Prodi e delle reazioni della CEI, abbiamo intervistato il prof. Sergio Rostagno, già docente di Teologia dogmatica alla Facoltà valdese di teologia, e coordinatore della Commissione della Tavola valdese sui "problemi etici posti dalla scienza".
In che senso, a suo avviso, lo Stato può o deve intervenire nella regolamentazione di una relazione d'amore?
Proprio perché le unioni di fatto (di ogni tipo) hanno caratteristiche loro proprie, occorre estendere loro riconoscimenti e diritti che proteggano e garantiscano il benessere dei partner. Questo scopo può essere raggiunto con apposite leggi. In nessun modo ci sarebbe un attentato alla famiglia. I valori positivi che in essa si possono trovare, li si troverà ovviamente ovunque e non dipendono certo dalla nostra etichetta (famiglia, unione, patto ecc.). La realtà conta, non il nome, e la realtà non la governa nessuno. Noi governiamo semmai rapporti di tipo giuridico.
Non teme che la possibilità di unirsi sulla base di un "patto" diverso dal matrimonio mini alla base la specifica istituzione del matrimonio?
Se il matrimonio regolamentato come lo conosciamo dall'evoluzione del diritto romano è un'istituzione, altrettanto lo possono essere altri tipi di unione. La coscienza religiosa può essere interessata unicamente dal modo con cui si vive il matrimonio o qualunque altro tipo di unione. Qualunque tipo può essere benedetto, agli occhi di Dio. Quanto ai problemi dei figli, ne hanno tutti. In ogni tipo di rapporto contano molti fattori che non sono regolamentabili. I problemi si affrontano se e quando sorgono, non preventivamente con esclusioni e condanne. È bene anzi valorizzare il concetto di patto all'interno della famiglia e del matrimonio. Del patto essi sono espressione, anche se il patto non esaurisce certo ogni aspettativa della convivenza familiare.
E quale dovrebbe essere la specificità che andrebbe salvaguardata?
Salvi restando i rapporti di tipo giuridico, che devono ispirarsi a criteri di giustizia e previdenza, la specificità da salvaguardare riguarda la coscienza di ognuno. Se la famiglia tradizionale è un modello positivo, tanto più può diffondere i suoi valori. Ma ogni modello positivo altro non è che un tentativo di tradurre in modo confacente l'affetto e la solidarietà, oltre che la responsabilità nei rapporti, cioè cose che non possono essere comandate o regolamentate, ma che si ottengono con l'educazione. Lo Stato deve essere imparziale e aiutare tutti a condurre una vita degna e ricca di relazioni positive. L'art. 29 della Costituzione ("La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare") non va interpretato in modo restrittivo, ma estensivo.
In passato su questo tema anche tra gli evangelici si era creata una polarizzazione. Come valuta i recenti sviluppi in seno al mondo "evangelical", rispetto a quello storico?
La confusione che troviamo nei recenti documenti dell'Alleanza evangelica e del cardinale Ruini, è la stessa. Biblicismo e diritto naturale arrivano a risultati quasi identici. Quanto a noi, siamo differenti da entrambi. Anche quando i testi biblici adoperano toni lontani dai nostri attuali criteri (per esempio il tono che riguarda le vedove in I Tim. 5), l'intenzione di fondo di simili testi è la difesa dell'assistenza per tutti. Sta a noi estendere tali principi secondo gli attuali bisogni e criteri di giustizia. Sarei d'accordo con l'Alleanza, quando afferma che "il riconoscimento delle unioni di fatto deve regolare il trasferimento di diritti tra le persone coinvolte in caso di eredità, di reversibilità delle pensioni, di intestazioni di contratti etc". Ed è già qualcosa. Il metodo che unisce Alleanza evangelica e il Cardinale li conduce in strade parallele, da respingere fermamente. Essi rendono metafisica la realtà, o addirittura la divinizzano. Difendono la loro teologia, noi la nostra".
Giuseppe P.
12 febbraio 2006 00:00
Ma Camerata Jo, non vi eravate dileguati dopo Salò?
Ti prego cambia quel nik orribile che è proprio un'offesa alla nostra REPUBBLICA DEMOCRATICA.
Alex
13 febbraio 2006 00:00
da: Gianni
Data: 9 Febbraio 2006
Una coppia che vuole vivere in maniera dignitosa comunque sia composta deve essere libera di farlo e deve avere gli stessi diritti delle coppie che i falsi moralisti definiscono normali, questo dovrebbe avvenire in un paese dove ci sia la libertà.
Gianni
E allora perchè parliamo solo di coppie? E la poligamia?
Oppure una coppia di una persona con un animale domestico?
Dai siamo seri.. è ovvio che un paletto va messo, e che le risorse non sono per tutti.
Oggi gli unici veramente discriminati sono le "coppie" gay, gli altri se non si sposano lo fanno per comodità (es. non perdere gli alimenti dell'ex coniuge) o perchè non interessati a farlo. Ma un istituzione per dare garanzia ai familiari c'è e si chiama matrimonio (va bene anche quello civile!); forse gli si vuole solo cambiare il nome per convenienza psicologica?
er metico
13 febbraio 2006 00:00
Signora Annapaola, premesso che l'esperienza di una vita mi ha insegnato che una cosa non è uguale a un'altra (così ha modo di inquadrarmi subito) e che essendo in un forum così, tale cosa, altamente opinabile ed ammesso oramai a larga scala che ogni cosa va trattata in modo utilitaristico, particolarmente da un Governo che alla fin fine non a nulla da regalare a nessuno se non, anzi, pretendere, provi a mettersi nei panni del governante legislatore: se uno Stato è costituto da unità che si desiderano rendere più produttive possibile e su tale produttività si investe anche in termini demografici, cosa otterò di vantaggioso da unioni che oltre quattro bacetti tra loro di più non possono dare?
L'amore e l'affetto sono belli e leciti ma quando si chiede qualcosa, la matematica vuole il suo tornaconto. Legge spietata? Tutte le vicende hanno due faccie e di questa medaglia credo che abbia senso considerare quella relativa al male minore, visto che, e dico purtroppo, agli altri dei bacetti nostri non gliene frega nulla!!!
Saluti distinti.
ANNAPAOLA LALDI
14 febbraio 2006 00:00
Signor Er metico, con Lei è la seconda volta che mi capita una cosa che trovo singolare. Io metto in rete su questo forum un documento sull'argomento che mi sembra interessante come contributo alla conoscenza e, quindi, alla discussione, e un lettore, in questo caso Lei, risponde a me invece che all'autore del pezzo o dell'intervista, come nel caso del documento postato qualche giorno fa, che, fra l'altro è persona d'età, di notevole spessore culturale e spirituale. Forse non meno di Lei.
Per quanto riguarda me, che condivido solo in parte, il contenuto di quell'intervista, posso dirLe che anch'io ho una discreta esperienza di vita e anch'io so che una cosa non è uguale all'altra; ritengo anche di sapere che ciascuno di noi è altrettanto diverso da chiunque altro, e inoltre è infinitamente più grande di qualsivolgia definizione o inquadratura (sia pure la più nobile). Ragion per cui non intendo inquadrarLa affatto, ma restare al fatto che Lei è una persona che esprime la Sua opinione, che ha la stessa dignità della mia.
Oltre tutto, anche se volessi provare a inquadrarLa, non mi riuscirebbe perché è cosa aliena dal mio carattere.
Per quanto riguarda la sostanza del Suo intervento, non sono sicura di averlo ben capito. Il primo periodo, infatti, è troppo lungo e intricato; (un po' di punteggiatura in più non avrebbe guastato). Tuttavia mi sembra di capire che Lei dice questo: a) le coppie formate da persone dello stesso sesso non possono procreare; b) lo Stato ha interesse che le coppie procreino; c) ergo: allo Stato delle coppie di persone dello stesso sesso non gliene importa niente e non perderà tempo con esse.
Benissimo. E allora qualche domanda: dove e come si situano, in un'ottica del genere, le coppie di persone di sesso diverso che NON SE LA SENTONO avere figli? Dove e come si situano le coppie di persone di sesso diverso che NON POSSONO avere figli? E segnatamente, le coppie in cui la donna è già in menopausa, e quindi ormai incapace di procreare?
Non so se la forma sillogistica che ho dato io corrisponde a quello che Lei voleva dire.
Se ho frainteso, La prego di spiegarsi meglio.
Saluti.
Er metico
15 febbraio 2006 00:00
Grazie, cara signora Laldi.
Ho sbagliato a rivolgermi a lei? Be', mi scusi, però oramai l'ho "acchiappata" e approfitto della sua disponibilità.
Credo che abbia sommariamente ben capito quello che intendevo, che tra l'altro non è una polemica su quanto sia giusta o ingiusta un'opzione.
Per evitare le opinabilità, infatti, devo constatare la razionalità utilitaristica che "per tendenza" deve portare a una promozione della famiglia classica, con l'opportunità della procreazione.
Il restante che rientra in quella "omogeneità" contemplata dalle norme, seppure non in grado di procreare godrà, ovvio, ugualmente degli stessi diritti.
Quello che difficilmente si può favorire è "l'apertura" ad un diverso metodo d'"investire" sulla formazione delle coppie che per caratteristica originaria non abbiano potenzialità generatrice, perché nell'ambito di questa tendenza sociale, non è contemplato l'incremento demografico.
Logicamente, non costituendo quindi immediata necessità governativa, tali problematiche è inevitabile che rientrino nell'ambito della moralità e della politica ed è solo in questi ambiti che ha senso pronunciarsi.
In una cosa concordo: la mancanza della prerogativa della procreazione, riguardo le coppie di uguale sesso è comunque motivo tangibile per non poter considerare, nel modo concettualmente umano, quel genere di unione al pari di una unione eterogenea, sopratutto per quel che riguarda l'affidamento eventuale di bambini per i quali natura vuole che vi sia un'ambiente di crescita umanamente più consono possibile.
Riguardo l'affettività, invece, resta ai legislatori "normalizzare" le intese, come afferma anche il Prof. Rostagno, intervenendo giuridicamente, considerando la libertà di vita delle persone, se consideriamo che non si può imporre l'altrui moralità a chicchessia.
Personalmente credo nelle naturali differenze, per il semplice fatto di constatare la natura, quindi, per un fatto oggettivo. Son disposto a lasciare la libertà di scegliere la propria vita a chiunque ma non educherei un bambino, per il futuro, nel vedere come sia "normale" un rapporto diverso da quello uomo-donna bensì cercherei di fargli capire come tale rapporto sia possibile e il perché, semmai, seppur non normale.
Riguardo l'ambito religioso ritengo che quanto riflesso dal Prof. Rostagno sia un'interpretazione nella sua appartenenza alla Chiesa valdese, perché la morale cristiana può rispettare la libertà, alfine perdonare ma non favorire in alcun modo una unione che non sia tra uomo e donna. Cosa possiamo farci? E' così e qualsiasi discorso sarebbe solo opinione personale.
Detto tutto, la ringrazio per la disponibilità, mi scuso per la rottura di maroni che le ho provocato e avendomi fatto capire che mettendo lo scritto di un'altro su codesto forum non intende sbandierarlo come sua fonte di verità, la prossima volta cercherò di non disturbarla, andando a rompere i maroni direttamente all'autore dello scritto.
Però può anche darsi che le tornerò a rompere i maroni, perché... mi andrà di farlo!
La saluto caramente.
ANNAPAOLA LALDI
15 febbraio 2006 00:00
Caro signor Er metico, grazie della correttezza nella risposta. Continuo a non capire dei passaggi, ma ho visto che la sostanza l'avevo colta.
Mi piacerebbe però che mi spiegasse meglio perché secondo Lei è così importante per lo Stato l'investimento procreativo. Non dia per scontato che sia una cosa ovvia e così chiara per chiunque. Per me, per es, non lo è. Quindi mi piacerebbe che Lei approfondisse l'argomento, se la cosa non La disturba.
Per quanto riguarda la "rottura", beh, posso cavarmela con una battuta? Come può rompermi ciò che non ho?
Ricambio i saluti.
er metico
19 febbraio 2006 00:00
Gentile signora Laldi, rispondo tardivamente, non essendomi possibile dedicarmi più di quel poco alla rete.
La ringrazio per la sua positività riguardo le argomentazioni postele innanzi e Le assicuro che la cosa non mi disturba affatto, quando si tratta di proporre delle riflessioni su argomenti contingenti, visto che ci riguardano direttamente.
La demografia nell’organizzazione di uno Stato è uno studio che necessità l’ottenimento di risultati razionali e alcune sue conclusioni possono risultare spietate.
Matematicamente possono essere ineccepibili e quel senso di “spietatezza” ne proviene, quindi, non dalle operazioni fatte per ottenere la risultante ma da quello che è il nostro senso etico e morale.
Il fattore demografico è chiamato in atto , quindi, anche quando si debba intervenire nella legislazione riguardo la regolamentazione comportamentale davanti a problemi del tipo eutanasia, accanimenti terapeutici, regolazione delle nascite e tutto quello che riguarda la vita dell’uomo.
Capita che la convenienza sia quella di “eliminare” i casi malati in vantaggio del benessere di altri e provvedere alla regolamentazione delle nascite e delle morti, in modo razionale nonché avanzare sul terreno della ricerca genetica onde selezionare tutte le caratteristiche che portino alla generazione di un miglior popolo, sia intellettualmente che fisicamente.
Riguardo la questione delle coppie omogenee non credo si possa ragionare differentemente.
In Europa, c’è una stasi procreativa che, per ora, ha portato ad un invecchiamento della popolazione e alla necessità di estendere l’età lavorativa prima di arrivare alla meta pensionistica. Tutto questo, oltre alla costituzione unitaria dell’Europa, ha portato al progredire delle immigrazioni di cui, malgrado il pensiero di molti, non si può fare a meno per la copertura di necessità lavorative in cui i giovani europei si impegnerebbero solamente loro malgrado.
Si sa, inoltre, che un popolo contenuto numericamente ma ben organizzato può arrivare a livelli di benessere non indifferenti se confrontati con realtà diverse a livello mondiale (vedi Cina, India, e altre), ma dipende dai progetti organizzativi di chi governa lo stabilire il numero approssimativamente ideale delle braccia occorrenti per il raggiungimento degli obiettivi che si prepongono.
La Costituzione Italiana è nata in un periodo di forte ripresa sociale ed economica e la famiglia classica, quella procreante, era un elemento fondamentale per la creazione di uno Stato forte economicamente e socialmente. Sicuramente, nonostante la caduta del Fascismo, la mentalità non si era diversificata in favore di ideologie distanti, per cui, dal punto di vista della famiglia non poteva mancare l’iniziativa della promozione nel costituirla.
Oggi le cose sono cambiate; uno Stato che ecceda il numero di “anime” sarebbe sicuramente sprovvisto di tutte quelle prerogative necessarie al conseguente benessere dello stesso ma c’è l’incognita (relativa) della conseguente immigrazione che concerne, più che altro, popoli provenienti da culture troppo diverse da essere facilmente assimilabili e con convinzioni etiche e morali molto più “forti” delle nostre, a causa del progressivo rammollimento relativistico a cui siamo stati tutti esposti negli ultimi trent’anni.
Posso capire ed essere concorde, quindi tenendo conto di tutto quanto esposto sopra, con la decisione eventuale di mantenere centrale la promozione della coppia classicamente costituita, al fine di preservarsi la sorgente di forza umana disponibile, che sia di origine nazionale.
Ora, però, andrebbe affrontata una questione che fin’ora ho debitamente tenuto fuori dalle considerazioni fatte ma che in realtà vi è fortemente correlata: quella del fattore etico e morale.
Se si dovesse ragionare razionalmente non sarebbe difficile, da parte di chi governa, decidere produttivamente riguardo il benessare del paese, ma la questione etico-morale, essendo intrinseca all’uomo, non permette di prescindere da sé stessa.
Allora nascono mille difficoltà che son dovute alla disgregazione del tessuto etico-morale della nostra nazione; una frammentazione probabilmente voluta, utile per chi, forse, si è proposto per l’imposizione della propria etica e morale, come sembra evidente dall’analisi cronologica e attuale dei fatti che si susseguono. Chi ne fa le spese siamo noi europei che viviamo abbagliati da vasi di Pandora di cui non ne scopriremo il contenuto fino a che non sarà il momento di aprirli; ma allora sarà troppo tardi per tornare indietro.
L’Europa, nella sua realtà, aveva già cominciato a costituirsi, come afferma lo storico Jaques Le Goff, con cui concordo nelle sue analisi storiche, fin dal Medioevo, a partire dai movimenti commerciali del XI secolo. Qualsiasi elemento culturale e sociale, era investito dalla presenza forte della cristianità. In base alle etiche e alla morale diffusa dalla Chiesa in qui tempi, veniva regolata la vita politica e commerciale dei paesi europei stabilendo i vantaggi e gli svantaggi relativi delle varie corporazioni commerciali e dei centri di potere, nonché le basi di vita del semplice popolo in modi e maniere che, oggi, possiamo anche criticare ma non possiamo esimerci dal confermare l’evidenza che – nonostante tutto – l’unica etica e la riconosciuta morale comune proveniente da quella cristiana, sono stati i valori determinanti che hanno portato l’accrescimento sociale ed economico dei paesi europei fino ai giorni nostri, in cui si è (finalmente?) sancita l’unione di tutti questi Stati.
Quella omogeneità di intenti, impastata di errori, di un’etica spesso suggestionata da credenze popolari puerili, di abusi di potere, anche da parte delle gerarchie della Chiesa commistionate con i poteri temporali, ecc., - quella omogeneità, dicevo - è stata il carburante che ha sospinto nei secoli gli Stati europei fino alla loro unità attuale, senza ingerenze da parte di quei paesi stranieri di abitudini e mentalità troppo diverse e che fino ad oggi non hanno – come si evidenzia proprio in questi tempi - ottenuto affatto la loro unità.
Ma ora che potremmo sfruttare la nostra unità nella corporazione forte di Stati di avanzata cultura e potenziale tecnologico, forse unico nel suo genere per le sue prerogative tipicamente europee, proprio ora – dicevo – siamo minati alle fondamenta da una situazione civile e politica, etica e morale di una portata unica nella storia umana, talmente gravida di malignità da essere capace di sovvertire più di undici secoli di storia in pochi decenni.
E’ proprio questo che mi preoccupa profondamente.
Quel qualcuno di cui parlavo prima, ha ben capito che l’unico modo per sovvertire una potenza umana come quella dell’Europa è relativizzare la sua cultura, ponendo false morali ed etiche che non ci appartengono così da parcellizzare il nostro pensiero e renderci vulnerabili all’avvento di qualsivoglia pensiero diverso; questo perché, non va dimenticato, tutto quanto avviene nella nostra vita e nella nostra storia, prende origine da una posizione di pensiero.
Proprio in questi giorni stiamo subendo minacce sempre più appariscenti di assoggettamento da parte di quanti nessuno vorrebbe come guida per il proprio progredito modo di vivere e pensare, tanto distante è la differenza di etica relativa.
Allora mi domando: chi ci governa, oltre fare i conti a tavolino sulle convenienza legislative che ci riguardano, terrà veramente alla salvaguardia della nostra eticità e moralità come potrà magari tenere alla nostra salvaguardia corporale? Eppure non può decidere, in questo caso, di dicotomizzare, essendo corpo e spirito intimamente legati e co-dipendenti.
E se la risposta fosse sì mi domando se, sempre chi ci governa, sia intriso ormai di quel relativismo che, come una benda agli occhi, non gli permette più di vedere chiaro per quanto riguarda la nostra vera salvaguardia!
Come ricercatore cattolico aderisco in pieno alla morale cristiana per tutto quello che sono gli insegnamenti del Cristo.
Non va dimenticato che, nell’esigenza di laicità che nasce oggi (anche se questa “attualità” è un falso, perché gli aspetti laici – per come si intendono – sono stati argomenti dibattuti fin dal medioevo) Cristo stesso è stato il primo a suggerirne il concetto (quello dell laicità), pienamente riconosciuto e non contestabile dal cristiano informato e non bigotto; il concetto è quello del famoso: “…dai a Cesare quel che è di Cesare…” .
Per me significa scindere le questioni strettamente logistiche, per la vita del paese, da quelle che costituiscono la nostra riserva morale e la coscienza di quanto percepiamo e riconosciamo sia utilmente buono per l’uomo.
Tale posizione consente la libertà di vita ed espressione per chiunque, perché è giusto che la vita della persona sia aderente al pensiero della persona stessa.
Ma la salvaguardia dell’etica grazie al nutrimento morale di cui possiamo disporre anche nell’esperienza di secoli di nostra storia – la salvaguardia dell’etica, dicevo – è proprio quella che potrà guidare la persona, sempre nella sua libertà al modo più opportuno di disporre della propria vita in modo unitario e concorde con i più.
Tale etica e morale è quella che ci ha difeso per secoli dalle invasioni anche musulmane, cosa che non sta avvenendo oggi, e questa, mio malgrado, non è una posizione mia opinionale ma la realtà visibile degli eventi.
Addirittura, come si conviene studiandone la storia, sia può arrivare a condividere addirittura le Crociate, se analizzate attentamente dal punto di vista cronologico e con la mente e la coscienza dell’epoca.
Ma lungi da voler aprire un dibattio d’opinione, intendo soffermare quanto esposto come una sorta di “pulce nell’orecchio”, anche se tali argomentazioni non esattamente si affiancano dimensionalmente alla proporzione della pulce.
La scelta di vivere della cultura propria è un diritto fondamentale; cultura, etica e morale, vanno di pari passo e sono, nella sintesi del pensiero, i fattori primi della nostra storia. Solo la difesa di questi valori fondamentali potrà preservare l’integrità della nostra unità nel progresso raggiunto, con il proposito di migliorare le nostre consapevolezze di fondo sempre reitegrando e ricucendo quello che tende a strapparsi e mai buttando via tutto sfidando la “fortuna” di ritrovare, casualmente, qualcosa di migliore.
Con questo ultimo pensiero la saluto e la ringrazio dell’opportunità avuta di esprimermi nel mio pensiero.
Mi auguro di poter condividere con Lei altri miei pensieri, allo scopo di poter maturare sempre più nei rapporti interpersonali per il proprio e l’altrui beneficio.