Commenti
Prima volta? Registrati in un minuto
Roberto 13 febbraio 2006 00:00
Caro Lucio, sei sempre il solito sognatore, credo che di qui possiamo uscire arricchiti solo di insulti, argomenti come politica, chiesa, religioni, tifo sportivo ed anche omosessualità, sono molto difficili da affrontare, credo che solo pochi possano discuterne apertamente senza preconcetti e senza scadere negli insulti e volgarità.
Ciao.
Lucio Musto 13 febbraio 2006 00:00
Caro Roberto,
ti ringrazio della premura nei miei confronti, che non sento di meritare, e ti esorto a non essere troppo severo nel giudizio del forum “Dì la Tua” che ci ospita.

Io, ad esempio, vi ho trovato anche elementi di una certa positività.
E non riferendomi a quelle eccellenti persone che ho avuto la gioia di contattare e che ora mi onorano della loro amicizia. Quelle sono il “valore aggiunto” della cosa, il “dono divino” come diciamo noi bigotti.

No, mi riferisco a tutti quelli che intervengono, presi nel loro insieme. E’ una fascia di società per me poco conosciuta, e che in questi mesi mi ha dato innumerevoli spunti di riflessione su modi diversi di porsi e manifestarsi, su differenti visioni delle cose, perfino su sconosciuti (per me) livelli di tolleranza e, per contro, aggressività.

Ma con questo non pretendo di aver scoperto l’acqua calda.
Ho la netta sensazione che nella massa eterogenea delle firme si nascondano anche persone acute di pensiero e di saggezza che usano questa sede come palestra di allenamento e sperimentazione e, per studio o per gioco non so, forse si domandano:
«Fammi provare se riesco nella parte del beota o del furbetto, il rivoluzionario o il pecorone… del saccente o dell’intellettuale… eccetera».

Per chi se ne tiene distaccato, è un osservatorio privilegiato per rilevare atteggiamenti forzati e, perché no?... anche la triste realtà di qualche autentico imbecille e di qualche matto giocherellone.

Con simpatia.
Pigiesse 13 febbraio 2006 00:00
come dire amiamoci teneramente....firmato..Lucio e Roberto.
Giuseppe P. 13 febbraio 2006 00:00
come dire "Non potevo mancare io, il cretino guastapost" firmato Pigiesse.
Lucio Musto 13 febbraio 2006 00:00
C V D
lalla 13 febbraio 2006 00:00
se nn ci fossero discriminazioni sessuali, e ognuno potesse esprimere liberamente la propria sessualità tutto lo schifo a cui si deve assistere ora nn ci sarebbbe e il concetto di normalità sarebbe diverso...
Pigiesse 14 febbraio 2006 00:00
Sto stronzetto finocchio di Giuseppe, ma entra in tutti i brodetti, non cercato, e si permette di offendere.Mezza figura umana...che non vale neppure la pena di leggere.Crede di essere dotto e simpatico. Fatti i c..zi tua che ti piacciono tanto e non scocciare più, anzi trovati un'altro passatempo che quello di inzozzare le opinioni della gente in questi forum.
Lucio Musto 14 febbraio 2006 00:00
PRIMA PARTE

Credo fosse Zsa Zsa Gabor quella che disse: «Lui?... sarebbe per me il marito perfetto, se sapessi cosa farmene nelle “altre” ventidue ore del giorno!».

Per “Dire la Mia” su coppie, omosessualità e lesbismo mi piace partire da qui.

Per costituzione fisica, mentale e culturale sono assolutamente eterosessuale, e di quelle “due ore” sottintese dalla grande attrice ho idee forse limitate e poco fantasiose, ma molto chiare.
(anche se per me ormai sono più che altro un eufemismo).

Per le altre ventidue ore, voi ed io ci confrontiamo con il resto del mondo senza che il sesso abbia una funzione preponderante.
Se il fruttivendolo che incontro al mattino, il consulente bancario, il libraio e il tassista sono rappresentati da belle e procaci sorridenti ragazze certamente è piacevole, ma secondario; soprattutto vorrei che, rispettivamente, mi rifornisse di ortaggi freschi e a buon mercato, mi facesse fare buoni investimenti, mi trovasse subito il libro che mi serve, e sapesse districarsi nel traffico senza andare a sbattere…. poi uomo o donna, omo- o etero-, mono-, bi-, o multi…. sono fatti suoi!

Sulle “persone” non ho altro da aggiungere: come la penso è chiaro. Ho da dire ancora invece sul sociale, sui rapporti interpersonali visti dalla comunità, dalla legge, e dal diritto.

Scopo unico della comunità civile è quello di proteggere equamente ogni suo componente ed assicurarne il più possibile benessere e dignità.
Equamente ed indistintamente significa che le leggi servono non tanto ad aumentare “lo spazio”, che è quello che è, quanto ad evitare che uno si “allarghi” troppo a scapito di un altro.

Ed allora cominciamo dal matrimonio primario e più antico rapporto di coppia che sembra sia oggi la pietra dello scandalo:

«Matrimonio è l’indissolubile unione di un uomo ed una donna teso alla formazione di una famiglia, con la procreazione l’assistenza e l’educazione di figli…».
Così recita la sua definizione classica.

Va ancora bene così e lasciamola stare. Anzi ribadiamola a maggior livello di dettaglio chiarendo la condizione dei figli come elementi della comunità civile, oltre che della famiglia.

Infatti anche i figli vanno tutelati dalle leggi in quanto membri della comunità civile.

Da quando?... dal concepimento?... da quando cominciano a far spendere soldi a papà e mammà?... da quando hanno otto, o sedici o quarantaquattro settimane?... dalla nascita?... da quando cominciano ad andare a scuola?... dal primo spinello?... da quando vanno a votare o da quando cominciano a pagare le tasse?
Detto così è evidente quanto possa essere difficile da stabilire. Da ognuna di queste età c’è convenienza per qualche fascia di popolazione, e solo perché impopolari non ho menzionato la soglia minima di “vendibilità” o utilità nell’accattonaggio o per meretricio.
Questi momenti “cruciali di età” sono variabili o arbitrari.

L’unico momento vero di stacco, di cambiamento reale e tangibile, è quello in cui la mamma prende coscienza (perché lo sente o perché glielo dicono) di aspettare un figlio.

Per quella donna, e rappresentata da lei per tutta l’umanità, “prima” non c’era un nuovo essere umano, e da “ora” c’è. Dono atteso con ansia o sgradevole inconveniente, da “ora” c’è e ci sarà sempre fino alla sua morte; presenza utile e benedetta per qualcuno, ostacolo e motivo di disturbo per altri, sarà comunque uno di noi.

Sua madre lo sa, ed attraverso lei lo sappiamo tutti noi membri della stessa specie.

Che poi ci faccia comodo dire che non è vivo ma solo massa tumorale in crescita fino ad un certo convenzionale attimo prestabilito, che in certe circostanze è “meglio per lui” essere soppresso che continuare a vivere, che i “suoi diritti” si coagulino solo quando lo dice un legislatore a Roma, sono scuse belle e buone, utili a raccogliere consensi politici ed a null’altro.

Comunque, per tornare al nostro discorso, da quando il bambino viene considerato (finalmente!) parte del consesso civile, “deve” avere diritti e protezioni proporzionate ed adeguate al suo stato di membro più debole, indifeso e vulnerabile.

Mi piacerebbe un consesso civile in cui fosse la donna nella sua più alta dignità, quella di madre, che annunciasse pubblicamente, in una sorta di battesimo sociale:
«Sono incinta, da oggi ne siamo uno in più!».
Ma naturalmente questo è solo un mio sogno.

Per queste mie idee credo che il primo allucinante sconcio morale è che i “diritti” dei genitori vengano anteposti a quelli dei figli. Creando la prima insopportabile discriminazione.
Con tutte le innumerevoli conseguenze del caso, che esulano da questo nostro discorso.

Frutto primo di questa mia presa di posizione è che comunque andrebbero distinte le unioni, canoniche o meno, a seconda della presenza di figli. Legittimi, naturali, adottati o in affido che siano.
Infatti una cosa è considerare gli interessi, le libertà e le comodità di due persone libere da altri impegni, ed altra, ben altra è considerarla in soggezione di altri interessi,libertà e comodità tutt’altro che collaterali (come si tende a vederle oggi) ma aventi pari, se non superiore dignità e peso.

(continua… scusatemi, pigiesse&C.!)
Giuseppe P. 14 febbraio 2006 00:00
Pigiesse stai proprio alla frutta eh?
Stai proprio rosicando.
Avrei potuto scrivere offese, poi ho pensato che era un darti importanza di troppo, perchè tu non sei un nemico.
Devi lavorarci molto per essere un nemico.
Sei solo un poveretto, del quale però non provo nessuna pietà.
Enrico Falcinelli 15 febbraio 2006 00:00
Cara Lalla, son sicuro che non intendevi dire quello che traspare dalla tua affermazione ma hai solo formulato male la frase, perché se ognuno fosse libero di esprimere la propria sessualità così come l'hai messa giù tu, se permetti, sarebbe una vera schifezza!!!

Saluti cordiali.
Lucio Musto 15 febbraio 2006 00:00
SECONDA PARTE

Questa parte è ancora dedicata al matrimonio. E’ breve ed in qualche modo autobiografica.

Doverosamente ho già detto dei diritti dei minori, che sono i membri più deboli della comunità e quindi vanno difesi più degli altri, prima degli altri e meglio di tutti.

I bambini sono anche e soprattutto il futuro e la speranza dell’umanità. Sono sacri, qualunque sia il significato, religioso o laico che si voglia dare alla parola “sacro”.
Quindi non si toccano!...

Riaffermato questo, parliamo pure di matrimonio.
Il mio, è quello tradizionale dei nostri nonni e dei nostri padri, compreso abito scuro e cravatta argento, fiori, riso e Marcia Nuziale.
Mi ha dato innumerevoli problemi, dolori, fastidi, molestie, noie, crucci, beghe, grattacapi, disagi, disturbi, scomodità, rogne ed intralci vari. Frammisti a questi, qualche raro attimo di gioia.

Ebbene io sono geloso di questi e di quelli, sono geloso soprattutto della mia infinita eroicità che mi permette oggi, a mezzo secolo di distanza, di alzare le braccia ed urlare al mondo:

«Sono felice di essere riuscito a tener fede a quegli impegni assurdi che imprudentemente presi quando non sapevo ancora a cosa andassi incontro! Per orgoglio e dignità personale, per coerenza col mio intimo sentire ho lottato e ce l’ho fatta. Ce l’ho fatta pagando di persona, e non mi va di condividere quest’infinito calvario con nessun altro che non l’abbia patito sulla sua pelle!».

Ecco perché sono contrario a che il termine “matrimonio” venga associato a qualsiasi altro tipo di rapporto interpersonale che non sia comparabile al mio.

Ecco anche perché sono assolutamente rispettoso di ogni altra unione, di ogni altro patto, di ogni realtà di comunione, di ogni altra esperienza umana.
Immagino che se non è stata facile per me, che trovavo aiuto “esterno” nella mia fede, non deve essere stato uno scherzo nemmeno per loro!
Quindi, giù il cappello, anche se sono cose diverse!

(continua ancora… scusatemi, Pigiesse&C!)

⚠ segnala contenuto inappropriato