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Paolo 1 17 febbraio 2006 00:00
Che relazione c'e' tra religione e pornografia?
Lucio Musto 17 febbraio 2006 00:00
Signor Lucenti chiedo scusa, ma non ho capito cosa sia esattamente successo.

Non potrebbe, a favore della mia preparazione evidentemente imperfetta, dettagliare meglio?

L'argomento da lei affrontato mi interessa particolarmente perchè, ai miei tempi, dovetti interessarmi anche di "sicurezza dei dati ed abuso degli strumenti ziendali o para-aziendali" (allora si diceva così).

La ringrazio
FABRIZIO 17 febbraio 2006 00:00
Capisco e comprendo la posizione del datore di lavoro.

Purtroppo però, o per fortuna però, la legge non ammette che il D.D.L. attui strumenti di spionaggio o sorveglianza occulta, ma che questi, laddove possibili, debbano essre concordati con i rappresentanti dei lavoratori.

Queste leggi mirano ad evitare abusi del D.D.L. che possano anche prefigurare reati peggiori degli stessi abusi dei dipendenti.

Il DDL può anche rivolgersi al magistrato, se lo ritiene, dichiarando i suoi sospetti ecc.

Nessuno negherà le responsabilità e le eventuali azioni risarcitorie se il dipendente avrà abusato degli strumenti a lui affidati per lavorare.

Ma nessun D.D.L. può mettere in atto strumenti occulti di spionaggio.

Si rischierebbe di arrivare alle telecamere nei gabinetti per spiare la durata delle funzioni fisiologiche dei dipendenti !!!!!!
ibogaino 17 febbraio 2006 00:00
tutto oramai e' vietato,tutto.anche l'acqua del rubinetto.questo paese e' un gran carcere....
antonio lucenti 20 febbraio 2006 00:00
http://www.miaeconomia.it/retrieval/home/articolo.aspx?idchannel=8&idcategory=225&idarticle=82972

Egregio signor Lucio, copio l'url perchè piè di pagina c'è scritto riproduzione riservata.
Io già troverei indecente se vi fossero giudici che fiancheggiano squallidi personaggi che rubano gli stipendi.Se poi , come pare, sarebbe addirittura la legge a difenderli, e non una distorta interpretazione del giudice.........
antonio lucenti 20 febbraio 2006 00:00
signor fabrizio, con le esagerazioni, le esasperazioni , i se ed i ma , non si arriva da nessuna parte.
se quello è lì per lavorare sul computer, deve lavorare sul computer, non navigare per fatti suoi.
Per "sgranchirsi" gli occhi, si alzi e si faccia un giro....
gianni 20 febbraio 2006 00:00
Sig. Lucenti, forse non ha capito bene: Usare il pc aziendale e le connessioni internet per i fatti propri è perseguibile ai sensi di legge come l'uso del telefono per scopi personali.
Mi dica una cosa: vorrebbe ascoltare quello che dicono i suoi dipendenti quando telefonano alla propria moglie o fidanzata?
Su via! Un poco di privacy non è male.
Lucio Musto 20 febbraio 2006 00:00
X antonio lucenti

Ho trovato l'articolo. Grazie.

Per voi giovanotti sarà semplice, visto che avete le menti fresche, ma per me è un c... diamine di problema complicato.

Ci penserò su stanotte ("la notte porta Consiglia" diceva Totò) e domani, se mi sarò fatta una qualche idea almeno accettabile, riferirò.

Per ora... è notte! (e senza Consiglia!)
FABRIZIO 21 febbraio 2006 00:00
Si. Lucenti,
lei mi ha frainteso.
Io non ho mai detto che sia lecito usare il PC aziendale per scopi personali e in questo sono perfettamente d'accordo col Sig. Gianni.

Ma se lei vede un automobilista che passa col rosso, gli fa la multa ?

Oppure se scopre un artigiano che dopo averle fatto una fattura, la strappa evadendo il fisco, gli manda a casa la finanza ?

Orbene, il datore di lavoro, se ritiene di aver subito degli ammanchi ed ha dei sospetti é libero di perseguire le vie che la legge gli mette a disposizione, ma non può diventare un Tom Ponzi !

Le leggi che glielo impediscono sono state messe allo scopo di evitare abusi da parte del DDL, specie di quelli che mettevano le telecamere nascoste nei cessi (magari delle donne).

A regolamentare luoghi di lavoro e a tutelare sia i lavoratori sia i DDL ci sono precise leggi.

Potranno non piacerci, potremmo ritenerle ingiuste ma queste sono.
Se riteniamo che vadano cambiate adopriamoci per farlo. ma nei canali del nostro ordinamento giuridico-parlamentare.

Ma non possiamo trasformarci in Tom Ponzi e disseminare gli uffici di radio spie o altro.

Ad ogni buon conto, vorrei spezzare una lancia contro qualche "navigata" in internet fatta durante la pausa:

Oggi tutte le aziende hanno connessioni flat a costo pressoché zero.
Allora mi chiedo:
Fa più danno un dipendente che porta a casa 2 o 3 biro, una gomma, o che fa quaklche fotocopia o uno che si fa una navigata ogni tanto ?

PS:
Per carità, non rubate le biro e soprautto non ricaricate il vostro cellulare alla presa del 220:
Potrebbero accusarvi di furto di corrente !
Marco 21 febbraio 2006 00:00
Il datore di lavoro può controllare quanto frequentemente e quanto tempo un proprio dipendente resta connesso, ma non può certo controllare cosa va a visitare.

Credo che quasi tutti i dipendenti dall'ufficio accedano saltuariamente al proprio conto corrente, a siti di giornali, alla propria casella di email privata etc, e trattandosi di una cosa che in genere non diminuisce la produttività di un dipendente, non vedo cosa ci sia di male.

Diversa ovviamente è la situazione in cui ci si accorge che un dipendente passa ore ed ore a cazzeggiare su Internet.
A questo punto è lecito che il datore di lavoro pretenda spiegazioni e prenda eventuali provvedimenti, ma non può andare a spiare che siti è andato a visitare il proprio dipendente, a meno che non si sospetti un crimine, ma anche in questo caso solo con l'autorizzazione delle autorità.

E' un po' come con le telefonate: se dai tabulati telefonici aziendali viene fuori uno spropositato elenco di chiamate verso numeri privati (dove parte del numero è sempre occultata), è lecito chiedere spiegazioni al dipendente, ma non ci si può certo mettere a spiare le conversazioni.
andrea 21 febbraio 2006 00:00
siamo alla frutta magari al delirio.
congratulazioni!!!!!
antonio lucenti 21 febbraio 2006 00:00
signor gianni, non che non vorrei, e non vorrei neppure che telefonassero dall'ufficio dove stanno per lavorare.
Lo facciano col loro cellulare, a spese proprie, nei momenti di pausa.
Per visitare siti di interesse "vario" consiglierei di portarsi il proprio pc e di utilizzarlo con adeguta riservatezza , negli stessi momenti di riposo.
Evitando magari di utilizzare le strutture aziendali per effettuare compravendite di strumenti finanziari, o per combinare appuntamenti.
Non ho dipendenti.
Suvvia, un po' di senso del dovere....signor gianni
Claudio Michelini 21 febbraio 2006 00:00
sono un DDl con 22 dipendenti di cui la metà lavorano al PC, se non accettassi l' utilizzo personale di internet da parte dei lavoratori non dovrei accettare i minuti, a volte ore, che passano al lavoro per risolvere problemi che gli vengono sottoposti senza chiedere nulla in cambio ( sono a stipendio mensile fisso ) non dovrei accettare lo svolgimento di mansioni che esulano dal loro livello contrattuale, dovrei pagare "fattori" o direttori strapagati che passano il tempo a controllare chi invece si controlla da solo solamente se responsabilizzato e gratificato ( e non solo con pochi soldi ), devo continuare?
antonio lucenti 22 febbraio 2006 00:00
signor michelini, non voglio far l'avvocato di nessuno, tuttavia una cosa ancora la vorrei dire: non pensa lei che il datore di lavoro del "povero" , se è arrivato a quel punto , vuol dire che non ne poteva più?

e al signor fabrizio: va bene , condanniamo il datore di lavoro per "eccesso di difesa", e licenziamo il dipendente che, dalle evidenze, si faceva i fatti suoi nelle ore di lavoro, invece dei fatti dell'azienda.
Così va meglio? Ognuno paga il suo.
gianni 22 febbraio 2006 00:00
Congratulazioni sig. Michelini: cosi si muove un imprenditore nel terzo millenio.
Intelligenza e buon senso miscelati con una parte di umanità, producono energia positiva.
Purtroppo ci sono anora imprenditori che confondono la propria azienda come un bene esclusivo, dipendenti compresi.

Il sig. Lucenti continua a non capire.
Alex 22 febbraio 2006 00:00
beh forse i dipendenti preferirebbero essere pagati per quello che fanno in più.
Meglio il contentino, no?
FABRIZIO 23 febbraio 2006 00:00
"""" al signor fabrizio: va bene , condanniamo il datore di lavoro per "eccesso di difesa", e licenziamo il dipendente che, dalle evidenze, si faceva i fatti suoi nelle ore di lavoro, invece dei fatti dell'azienda.
Così va meglio? Ognuno paga il suo""""

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Sig. Lucenti, lei continua a fraintendermi.
In Italia, patria del diritto, tutto é anche troppo regolamentato.

Basta applicare le leggi, i contratti nazionali, quelli aziendali, i regolamenti e, soprattutto, il buon senso che mi pare traspare molto bene dal Sig. Michelini.

Purtroppo, abbiamo invece (é successo nella mia città) casi come quello di un lavoratore dell'USL che é stato citato in giudizio, processato e condannato, per "furto di corrente" perché era stato scoperto a ricaricare il proprio cellulare personale col quale, a sua discolpa, egli disse che gli capitava spesso anche di dover fare chiamate dall'esterno verso l'azienda.

Azienda che, peraltro, più volte sollecitata, si rifiutava di fornire un cellulare aziendale in dotazione, rispondendo al dipendente:

" Se deve telefonare per servizio, da fuori, si cerchi una cabina telefonica, si compri una scheda e si faccia fare la fattura di acquisto della scheda.
E se vuole che le vengano rimborsati i soldi, all'atto della richiesta del rimborso si ricordi di presentare la scheda usata e la lista delle telefonate che ha fatto con il numero chiamato, la data, l'ora e, possibilmente, con chi ha parlato" !!!!!!!

2 pesi e 2 misure ????

Nooooooooo !!!

Ah, il lavoratore é stato sospeso e si é appellato al TAR.
Siamo in attesa di vedere come va a finire !!
E sopratutto quanto costerà tutto ciò al contribuente !!!!
claudio 23 febbraio 2006 00:00
Io mi chiedo se qualcuno ambisce ancora a trovare in un mondo di schiavi il senso della vita. Oltre a tener conto che gran parte della nostra esistenza si passa nel luogo di lavoro non è chiaro quale sia il problema. Durante la giornata ci sono varie esigenze: così come andare in bagno o fare una telefonata anche informarsi su cosa succede nel mondo tramite internet è una esigenza che può essere svolta senza impattare sulla produttività (ovviamente senza esagerare), ma anzi rendendo il luogo di lavoro piacevole e gratificante. Quindi riconoscersi parte dell'azienda, meno assenze per malattie, più disponibilità a svolgere mansioni non strettamente legate al proprio ruolo, maggiore disponibilità a fermarsi oltre l'orario in caso di emergenze, ecc. ecc.
Che poi ci possa essersi qualcuno che ne approfitta nulla toglie al fatto che un ambiente meno formale facilità il lavoro.
Se poi qualcuno che non ha la fortuna di vivere in un siffatto ambiente parla per invidia ed invece di cercare che anche il suo luogo di lavoro diventi migliore vorrebbe che tutti si tornasse a vivere nella sopraffazione e nell'intolleranza allora è un'altro discorso.
Complimenti invece ai datori di lavoro che sanno creare un ambiente idoneo a lavoravi con piacere.
antonio lucenti 24 febbraio 2006 00:00
signor Fabrizio, se volessi far fuori la situazione con una battuta, potrei rispondere che, se le piace il genere, potrei raccontarle la storia di Cappuccettorosso, mangiato dal lupo cattivo, e poi vomitato per intervento del buon cacciatore.
I personaggi sono ben identificati: il lupo cattivo alias il bieco datore di lavoro, cappuccettorosso, alias l'ingenuo e volenteroso lavoratore, il buon cacciatore alias il giudice probo ed inflessibile.

Ma preferisco di no.
Può darsi che io non intenda bene il suo pensiero, m a voglia prendere in considerazione anche la possibilità che il mio non sia da lei compreso compiutamente.
Quando c'è armonia e corretto rapporto di reciprocità, conflitti non ce ne dovrebbero essere. Non c'è dubbio.
Mi sembra che il signor Michelini, che chiede ai suoi impiegati prestazioni straordinarie "pagandole" con l'uso impproprio dei computer dell'azienda non rappresenti un grande esempio di correttezza imprenditoriale, ma piuttosto di furbizia all'italiana applicata. Finchè non ci saranno attriti, le rivendicazioni sindacali rimarranno sottocoperta.
Secondo me, ognuno dovrebbe compiere il proprio lavoro, e mantenere i propri diritti, e non scambiare le "scappatelle" con la cessione dei diritti stessi.
Io sono stato dipendente e datore di lavoro, ed oggi indipendente da dipendenti, in 40 anni di attività ho visto lavoratori angariati e lavoratori lavativi. Lei no?
Lucio Musto 24 febbraio 2006 00:00
X antonio lucenti

sono manchevole di non essere interenuto, dopo averla sollecitata ad indicarmi l'articolo, ma l'ho fatto a ragion veduta.

Il dibattito infatti ora inquadra il problema da un'ottica assai diversa da quella che pensavo io, ed il mio intervento sarebbe fuori luogo.

Mi scusi, sarà per un altra occasione, magari con tema più specifico.
FABRIZIO 24 febbraio 2006 00:00
.....Io sono stato dipendente e datore di lavoro, ed oggi indipendente da dipendenti, in 40 anni di attività ho visto lavoratori angariati e lavoratori lavativi. Lei no?.....

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Sig, Lucenti,
Certo che li ho visti, ed ho compreso benissimo la sua chiarissima posizione.
E posso anche permettermi di essere d'accordo con lei, tutto sommato.

Ho conosciuto infatti, dipendenti "normali", "ladri" e "materassi", ma ho anche conosciuto tanti DDL.

Alcuni seri ed inflessibili ma anche molto corretti, altri un pò "farabutti" e che, con imitazioni di "buonismo" celavano maniere "disinvolte" di gestire l'impresa (e con essa i dipendenti), ma devo dire nessun "pacioccone" come li chiameremmo.

Probabilmente, per riuscire a fare l'imprenditore, occorre quel palmo di pelo in più che fa la differenza tra chi rischia il proprio e chi rischia "solo" il posto di lavoro.

Ed infatti tanto di cappello all'imprenditoria italiana che, nonostante tutto, tiene duro e resiste all'invasione gialla sforzandosi di mantenere posizioni qui in Italia.

E chi ha mai detto che gli imprenditori sono solo "sporchi padroni" ?

Non certamente io che ringrazio tutti i DDL che mi hanno voluto avere come collaboratore ma che, peraltro, non mi hanno mai regalato nulla.
Io ho dato loro un servizio e loro mi hanno pagato per quello.

Non una lira in più.

Purtroppo, però, non erano tutti "seri inflessibili e corretti" e in qualche "ribaldo" ci sono incappato anch'io.

Gente che ti mandava dal cliente a 500 KM con la tua auto e poi, solo dopo varie richieste, ti pagava "la benzina" !

(e se mi centro con l'auto ?)

Oppure gente che sapendo che tu avevi il cellulare, ne approfittava a dismisura:

"Mi chiami quando arriva dal cliente" (salvo poi tenerti parcheggiato in linea in attesa di poter parlare).

Gente che ti chiedeva:

"Lei che ha una station wagon bella capiente, mi porta questo bancalino dal cliente tal dei tali ?

E tu a malapena dicevi un si, storcendo il naso e pensando al velluto del pianale della tua auto su cui il muletto appoggiava il bancale stesso (bello sporco) senza tanta delicatezza.

Per sentirsi dire:
Cosa fa, ci mette anche un cartone ?
Ma non sia schiavo della macchina !!

E poi:
"per andare in città a far compere mica mi metterà fuori il rimborso kilometrico no vero ? sono 3 km in croce ! "

Nella penultima ditta presso la quale ho lavorato 4 anni ho calcolato che mi sono stati "scroccati" circa 10.000 km pari a 10 Km al giorno (minimo), per 250 gg anno, per 4 anni.

Praticamente la distanza a/r per andare ogni giorno a far "compere o consegne" in città.

E ogni mese mi sentivo dire:

Non vorrà mica mettere fuori 4 km in croce no ?

Non sarà mica un morto di fame ?

No che non sono un morto di fame, ma a 700 lire al Km x 10.000 km mi sono stati scroccati 7 milioni di vecchie lire in 4 anni.

E se mi fossi rifiutato ?
sare stato additato alla gogna come "lavativo" !

Cosa ne dice ?

Tutti santi i DDL e tutti diavoli i dipendenti ?
Claudio Michelini 25 febbraio 2006 00:00
Sig. Lucenti

non sono ne un furbo italiano ne un italiano furbo, e soprattutto non sono io che chiedo prestazioni straordinarie ai miei dipendenti, semplicemente non è previsto un orario fisso nel nostro contratto ( il cartellino viene timbrato una sola volta al giorno per provare la presenza a chi fa le buste paga ) è semplicemente previsto che si lavori e che si realizzino i progetti in tempi ragionevoli.

Ho 46 anni forse da "piccolo"sono stato fortunato ho frequentato un istituto tecnico dove non erano previste le giustificazioni in caso di assenza, i Prof. facevano lezione e chi era presente andava avanti, chi si ammalava veniva aiutato al rientro dai compagni e dai Prof. chi faceva il lavativo beh... zzi suoi, cambiava istituto.

Sto solo mettendo in pretica quello che mi hanno insegnato.
Sorpresa! era un istituto Provinciale parificato gestito dalla Provincia di Modena e dal Sindacato.

Per rispondere ad altri, lo stipendo non è mai il minimo contrattuale ed in caso di uscita dalla sede c' è uma maggiorazione media del 30 - 50% per il periodo.
antonio lucenti 26 febbraio 2006 00:00
signor Fabrizio, vuol dire che ci siamo accalorati per dire le stesse cose, come per giocare a tennis: stesso gioco, campi diversi. Ma, quel che conta, regole comuni.

Il signor Michelini è fortunato, i suoi dipendenti si sacrificano per lui, spontaneamente....il signor fabrizio non ha avuto queste belle opportunità , non si è sacrificato, è stato sacrificato...
Nell'arena c'è posto per tutti: toro, banderilleros, toreador, clown e spettatori..
gianni 26 febbraio 2006 00:00
sig. lucenti lei come si sente?
Toro o banderilleos?
Toreador o clown?
Fascista?

Sia sincero.
Attendo sua risposta.
Lucio Musto 27 febbraio 2006 00:00
Signor lucenti,

interverrò un attimo per spezzare una lancia in favore del signor Claudio Michelini.

I dipendenti ed i collaboratori sono normali persone umane con alle spalle interessi e problemi personali, aspirazioni e coscienza. Soprattutto con intelligenza.

E’ possibile naturalmente qualche eccezione deviante, ma nessuno si sacrifica spontaneamente, e demente è il manager (o il politico) che chiede “sacrifici gratuiti”.

Ognuno di noi, salvo i pochissimi veri lavativi (da considerare patologie lavorative) è pronto a sgobbare e “sacrificarsi”, ma in funzione di preciso obiettivo economico, finanziario o di soddisfazione personale.
Ammazzarsi di lavoro per l’Azienda equivale in definitiva farlo per il miglioramento del benessere personale presente e/o futuro.

Dove sono gli inghippi, dunque?

Nel datore di lavoro miope ed in quello prodigo, egualmente inadeguati a fare il difficile mestiere di manager e guida affidabile e serena per i collaboratori. Il primo esaspererà gli animi creando una perniciosa atmosfera di diffidenza e rivalità, astio e disinteresse a quel bene comune che è l’azienda; il secondo delapiderà potenzialità e patrimonio rendendo infruttifera e fallimentare quell’impresa.

E nei sindacati, o meglio in quei sindacalisti (e purtroppo ne erano molti, ai miei tempi) che considerano il loro come un mestiere a sé stante del tutto avulso dalla realtà lavorativa in cui stanno mediando e rimangono del tutto indifferenti alle sorti della stessa. Per questi signori conta solo la propria personale visibilità, il numero di ore di sciopero e le manifestazioni che riescono ad indire, i miglioramenti salariali che riescono ad estorcere. Se poi queste rivendicazioni portano all’asfissia ed al collasso dell’azienda, è cosa per loro del tutto irrilevante, o per lo meno non ne avvertono alcuna responsabilità.

Queste cose le affermo a ragion veduta, e non solo per sentito dire.
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antonio lucenti 28 febbraio 2006 00:00
spettatore.
le rispondo malvolentieri ed esclusivamente per fredda cortesia, perchè lei ha inserito un attore che non c'entra.
lei si qualifica politicamente, e così squalifica il suo intervento.
antonio lucenti 28 febbraio 2006 00:00
signor Musto,
concordo pressochè totalmente con quello che ha esposto, ma, e sarà un mia miopia, non son risuscito a trovare i resti della lancia spezzata per il signor Michelini.

Le ricordo volentieri che anche i sindacalisti hanno un santo protettore, si tratta di San Guisuga....
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