Enrico Falcinelli
31 marzo 2006 00:00
Contro il ControAppello.
… «una grande parte del clero» che «tace o marcia per la pace come se non fosse affare suo difendere la civiltà europea cristiana» . (dal contro-appello)
E’ vero! Questo è l’indice di veridicità di quanto afferma il Santo Padre riguardo i malanni dell’Europa: che anche parte della Chiesa, ne è affetta!
Non si dice, per non offendere; non si accusa per non patirne… quindi si marcia per la pace. Quale pace?
La pace che cerchiamo non è lo “strasene in pace”, ed allora è il momento di tirar fuori quello che abbiamo dentro!
O meglio, tiriamo fuori ciò che ci appartiene, manifestandoci per quello che siamo, avendo tanto da mostrare di noi che la miglior parte coprirebbe quella peggiore!
Il desiderio di cambiamento è prerogativa di questa nostra cultura poliedrica, quella stessa cultura che si vorrebbe rinnegare! La tensione al bene è mossa dall’etica in corso ma di questo, così pare, ne siamo inconsapevoli.
Infatti le altre culture non avvertono il bisogno di cambiare perché non hanno, probabilmente, quella apertura che spinge al positivo.
Ognuno, oggi, vive come se il mondo dipendesse da lui, mentre in realtà non abbiamo creato nulla e quello che abbiamo è trovato e non ci spetta il diritto di distruggerlo ma di migliorarlo nel nostro turno di contributo alla storia.
Inoltre, l’ostentata apertura mediante l’abbatimento coatto delle così dette “preclusioni etiche”, per accogliere tutto e tutti è una palese contraddizione: significherebbe, in realtà, accogliere benevolmente solo coloro che la pensano in modo analogo, contestando però tutti gli altri. Alla faccia dell’ecumenismo sociale! Ecco perché, nell’ambito particolare della testimonianza cattolica cristiana di quanto segue, non si può prescindere da un’apertura di cuore che accolga fin da ora la realtà presente sfruttandone al massimo il positivo.
Solo così si avrà l’universalità agognata, al patto del rifiuto netto di tutto ciò che in coscienza riconosciamo come negativo (annichilente) per noi e per la positività della nostra esperienza!
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Questa riflessione l'ho spedita tra i commenti al ControAppello, nel relativo sito, oltre una riflessione ogni proposizione dello stesso.
Sia chiaro, però, che stare nell'area della conservazione della cultura e della storia europea, non vuol dire rendere la massima fiducia all'appello dell'On Pera.
Infatti,a mio personale avviso, tale Appello ha un aspetto un po' troppo unilaterale e manca di quell'apertura di cuore prerogativa principale del cristianesimo. Probabilmente, se l'On Pera fosse veramente cristiano piuttosto che "filo-cristiano", questo Appello avrebbe avuto un tono un po' diverso!
Saluti, Enrico.