Enrico Falcinelli
01 aprile 2006 00:00
Cara Angela,
non sono un prete, come potrebbe magari pensare, ma un laico che condivide la vita di tutti i giorni con tutte le problematiche che l'esistenza stessa ci propone quotidianamente, quelle problematiche che costantemente ci riconducono ad una perpetua sfida, tentando la nostra capacità e volonta di vivere nonché la nostra apertura e capacità di reazione alle probabilità della vita.
Quest'ultima, la vita, l'ha privata solo delle gambe, ma non ha intaccato la sua libertà e la sua indipendenza. Lo dimostra anche la sua voglia di vivere, perché il rimpianto per ciò che ha perso non l'ha privata del desiderio di provare a scoprire se si possa andare avanti così.
Lei scrive "...la vita si è ridotta al semplice livello di pietosa esistenza, che nulla ha a che fare con la vita nel senso che intendo io."
Il fatto di "intendere la vita" in un certo senso esclude tutti gli altri sensi e tutte le modalità che la vita possa avere e quindi penso che il fatto di "intendere" la vita diventi un'opzione più limitante del fatto di essere su una sedia a rotelle.
Ciò che ci definisce non è la condizione in cui ci troviamo, particolarmente quando questa dipende dalla corretta funzionalita della nostra "tuta biomeccanica" in cui siamo rinchiusi.
Innanzitutto abbiamo il dovere di godere della nostra "libertà".
Questa si identifica con lo stato di "soddisfazione" assoluta, in cui non c'è nulla da chiedere di più.
Tale bene, è una condizione che:
- è fuori di noi
- è per tutti
- non si concretizza tramite l'uso di qualcosa che ci appartiene
- manifesta la sua urgenza, per noi, tramite quel senso di insoddisfazione costante che proviamo, nonostante la piena disponibilità di tutti gli attributi del nostro essere: corpo, bellezza, ricchezza e via dicendo.
La libertà che noi viviamo ora, è una libertà imperfetta, ma lo sarebbe anche quando riusciremmo a realizzare le nostre piccole soddisfazioni, perchè continueremmo a cercare ulteriormente quanto ci possa essere di ancora meglio. Non esiste, quindi, qualcosa da noi "inteso" che possa essere così soddisfacente da spegnere definitivamente quella sete d'altro e quel costante desiderio acceso in noi:
quello a cui siamo tesi è quel qualcosa che desideriamo spenga quella sete di "infinito", qualcosa
che noi intuiamo sia il vero bene per il nostro destino.
Nella nostra ricerca siamo liberi di scegliere tra le opzioni della vita ma facendo bene attenzione a distinguere quello che è il nostro bene - ovvero il bene per il nostro "destino" - da quello che, per quanto attraente, può essere uno scandalo per la nostra vita.
Le strade per la ricerca della realizzazione di quanto più desideriamo per il nostro bene sono davvero infinite e, fortunatamente, non sono strade che abbisognano necessariamente di gambe per essere percorse.
La tensione del bene all' "infinito" che noi proviamo e di cui tutti possono esserne testimoni, non ammette come scandalo nemmeno l'invalidità fisica, tanto è che seppure invalidati continuiamo ad avvertirne l'urgenza.
Il fatto che Lei sia cristiana può facilmente aiutarLa a far coincidere quello che intendo come "vero bene" e "bene per il proprio destino" al fatto della dignità ed importanza che Dio ha dato al valore dell'essere uomini e quanto possa averci preso sul serio inviando una Sua parte a testimonianza di questo, Cristo, definitosi "l'Acqua Viva" destinata a spegnere definitivamente quella sete di infinito.
Ma quanto sopra - desiderio di "soddisfazione" e tensione all'infinito - avviene al di fuori dell' essere credente, tanto è vero che anche per l'ateo interviene la stessa dinamica.
E' necessario sfruttare la propria libertà senza mutilarsi ulteriormente, questa volta in modo grave, togliendosi la possibilità di godere di quanto meglio nella vita stessa (senza aspettare il naturale ricongiungimento a Dio) noi possiamo avere. Questo meglio, intanto, è l'affermazione della nostra umanità e della nostra persona nel modo più adeguato al bene per il nostro destino ultimo.
Per far ciò abbiamo infiniti modi per farlo secondo i nostri carismi e ogni nostra situazione può rivelarsi una posizione privilegiata per il raggiungimento di questo scopo.
Ricordiamoci quanto è importante l'occasione della testimonianza di vita, specialmente oggi, nel momento in cui si avverte in maniera più forte la mancanza di riferimenti a modelli di vivere diversi da quelli comunemente imposti nella concezione attuale del vivere.
Il concetto della "diversità" andrebbe espanso e dovrebbe asser parte in tutti i programmi educazionali destinati ai responsabili dell'educazione popolare; "diversità" intesa come diversità di razza e quindi a livello puramente umano ma anche ed ancor più intesa come "diversità di vita", il che aiuterebbe molto a concepire come non esista un canone preciso in cui si possa definire "normale" la vita.
Tale normalità esiste in ogni caso in cui esista la vita, in qualsiasi forma essa si manifesti.
Noti che quanto Le scrivo sono solo semplici riflessione destinate non solo a Lei in quanto sofferente della situazione personale, ma coerentemente inerenti alla vita di ognuno, in quanto parlo di ciò che avviene indistintamente in tutti. Queste dinamiche umane e i relativi comportamente morali esulano infatti dall'essere integri nel proprio corpo o meno, dall'essere bianchi o neri e ricchi o poveri.
Siamo uomini, per tutti vale il medesimo massimo bene per il destino ultimo a cui tendiamo anche come emozione e tutti abbiamo il diritto/dovere di ottenere il massimo per ognuno di noi.
Le faccio i migliori auguri, convinto che capirà quello che ho inteso comunicarLe.
Intanto La saluto, Enrico Falcinelli.
Enrico Falcinelli
01 aprile 2006 00:00
Le lascio ulteriormente, un indirizzo e-mail a cui far riferimento nel caso voglia scrivermi privatamente.
[email protected]
Saluti ancora.
l.f.
02 aprile 2006 00:00
Cara Angela,
qualsiasi cosa esiste in questo Universo fa parte di una logica Divina che assegna in modo unico, a tutti , il proprio compito specifico affinché l'Universo continui nella sua trasformazione infinita la gloria di Se stesso. non vi è una sola particella (quark) che sia uguale ad un'altra. ogni goccia di pioggia caduta dall'inizio del tempo è ugulale alle sue sorelle, e così per i fiocchi di neve e per qualsiasi altra cosa esistente. la loro singolarità è unica e il suo compito anche. perché chi soffre, anche terribilmente, dovrebbe porre fine al suo compito che è quello, uguale per tutti, di lasciare dietro di se un mondo migliore? lasciamoci curare; laciamo che intervengano , su di noi, anche con accanimento terapeutico così che i medici imparino e scoprano terapie e metodi terapeutici cui potranno usufruire i posteri. solo in questo nostro sacrificio porteremo a termine il nostro compito assegnatoci che è uguale per tutte le cose esistenti in questo infinito Universo. avremo lasciato dietro di noi un mondo migliore. la nostra umiltà, nel porgersi a disposizione della ricerca per il bene del futuro, diventa olocausto al Divino che è il nostro contributo personale, diverso da qualsiasi altro, perché solo noi, così,in questo modo >(singolarmente mio, e solo io)< possiamo dare affinché il Suo disegno si realizzi.
(perché togliere a coloro che verranno dopo di noi la possibilità di non soffrire delle stesse nostre infermità)?
penserai certo:...se toccasse a te?
tutti abbiamo le nostre croci...
ciao Angela. con simpatia
luciano fioriani
Lucio Musto
02 aprile 2006 00:00
Grazie, Angela, per non aver dubitato di noi.
Grazie Enrico, la tua mano tesa è anche la mia.
ex credente
02 aprile 2006 00:00
Facile parlare sulle sofferenze altrui!
Avete mai visto soffrire maledettamente un vostro familiare?Spero tanto di no!
Io si, mio padre!
La pressione andava da 280 ai 300,diventava rosso come un peperone,il cuore gli batteva tanto forte e ansimava da non poter respirare,solo il medico con una morfina poteva calmarlo per alcune ore,dopo ricominciava e balbettando implorava la morte,datemi la morte chiedeva.
Facile per chi non soffre!
Ma quale piano divino?
Qual'è il piano divino su un bimbo appena con 18 mesi e preso a badilate?
Mettetevi nei panni(ma non basta) dei genitori! Si consoleranno invocando dio per onorare il suo olocausto?
Qual'è la giustizia? Quella divina?
Vi siete mai soffermati su qualche notizia data dai vari telegiornali quando in un incidente mortale di tutta una famiglia si è solo salvato il figlio di pochi anni?
Quei benedetti genitori,dal paradiso,saranno contenti nel vedere e sapere che il proprio figlio verrà messo in una comunità religiosa oppure statale e su di lui calerà l'oscurità e l'infelicità per tutta una vita.Unica cosa certa ci speculeranno sopra come hanno sempre fatto con tutti i bambini.
Ma quale piano divino può escogitare una vita cosi?
Ogni essere umano è padrone della propria e ne deve fare quello che vuole non intaccando quella degli altri!
Anche se ateo vi voglio bene,ciao
Dubbioso
03 aprile 2006 00:00
Mi viene un dubbio... paradossale. Legalizzare la morte del sofferente porrebbe una questione immensa: il legislatore creerebbe cittadini di seria A, quelli che a causa delle sofferenze del corpo possono chiedere la fine di tutto, e cittadini di serie B, coloro che sono vittime della loro psiche debole e vorrebbero anch'essi farla finita, ma non possono perché la loro sofferenza non è catalogabile nella sfera del dolore... Questi sarebbero costretti a suicidarsi nelle solite maniere. Capite che sarebbe un gran casino?
Angelo
03 aprile 2006 00:00
Sono d'accordo con Angela ma non del tutto con Andrea perchè ritengo la vita, più che un dono prezioso, una gran disgrazia. Il referundum andrebbe fatto. Nell'attesa, chi vuole morire con dignità è meglio che cominci a procurarsi, come ho già fatto io, gli indirizzi delle cliniche estere dove ciò è possibile.
Auguri Angela
er metico
03 aprile 2006 00:00
Pensate come siete messi male: vi preoccupare tanto di morire con dignità quando nella vita i più vivono da far vergogna! Credo che sia meglio educarci a vivere dignitosamente, che quando dovremo morire possono anche pisciarci sopra!
Non ho parole!
Angela
08 aprile 2006 00:00
Grazie ad Angelo e ad "ex credente" che mi hanno capita e condividono il mio modo di pensare. Angelo, mi forniresti per cortesia gli indirizzi delle cliniche estere di cui parli? Il mio indirizzo e-mail è
[email protected] (prego tutti gli altri di non intasarmi la casella... solo cose che possano interessarmi ai fini delle mie idee, grazie!)
Quanto a Luciano Fioriani... non volermene, ma... quale logica divina, quale compito, quale disegno? Ok all'accanimento terapeutico??? Tu sei matto, si vede che non hai mai sofferto veramente. Chi soffre sul serio desidera la morte come una liberazione: personalmente non permetterei mai ad alcuno di accanirsi su di me con cure inutili che prolungano solo la sofferenza e il dolore (per quanto non condivida affatto il modo orribile in cui hanno lasciato morire Terry Schiavo. Un'iniezione, e via!). Non ho alcuna intenzione di prestarmi ad esperimenti per ché possano salvare chissà chi in chissà quale futuro. Non realizzeremo nessun disegno di una qualche utilità nè renderemo il mondo migliore con le nostre sofferenze, fidati. Tu credi ancora alle favole.
E ad Enrico... mi scusi, ma non condivido il suo pensiero. E' da tempo ormai che, avendo appreso molte cose sul divino tramite la frequentazione di associazioni (NON sette, badi bene, ma gruppi seri regolarmente registrati e riconosciuti) e letture di libri molto illuminanti in materia, ho potuto sfatare molti miti e vedere la realtà per quello che è, cioè niente di miracoloso, niente che non ci siamo guadagnati vita dopo vita con le prove cui ci siamo sottoposti. Però, a questo punto, io ho detto basta. Se è questo il modo di evolvere per guadagnarci i livelli più alti, non me ne frega niente. Così come non me ne frega niente se uccidendomi ritornerò a livello zero. Perlomeno così, se deciderò di tornare sulla terra, avrò una vita forse misera dal punto di vista spirituale ma certamente molto più facile. E nel momento in cui, in una delle mie vite successive - qualora continuassi a tornare -, mi trovassi nuovamente di fronte a sofferenze insopportabili, rifarei tutto daccapo ogni volta. Non mi interessa più di tanto arrivare vicino al trono di Dio, mi creda. Mi consideri pure superficiale, ma dopo le tante delusioni ricevute in questi ultimi anni, con Dio ci litigo e basta. Se ha tempo, e voglia, le lascio l'indirizzo del mio sito Internet, che ho finito di recente di aggiornare. abyh.interfree.it. Ci troverà altri dettagli interessanti che motivano il mio desiderio di morire, e magari, dopo, mi comprenderà meglio.
Grazie comunque per il suo commento, accetto con piacere qualsiasi risposta.
Un caro saluto a tutti.
Angela
Enrico Falcinelli
08 aprile 2006 00:00
Cara Angela, non mi stupisce il fatto che non condivida quanto esposto, considerando la premessa al suo modo di considerarsi nella sua infermità, quando non sia affetta da depressione, la quale sarebbe bene curare in primo luogo, per affrontare poi i successivi problemi.
La sua lucidità non mi fa pensare, però, a una persona depressa, in quanto riflette tutta la dinamica psicologica della cultura di morte, per cui antiliberale che appartiene alla categoria di pensiero comune di questo periodo sociale.
Quanto esposto nel mio intervento, comunque, al di là del suo sapore cristiano, riassume fondamentalmente aspetti di fondo del modo umano e razionale, validi principalmente a livello dell’essere qualunque tipo di fede o agnosticità professi, o meglio, all’infuori di queste.
Infatti il concetto della accettazione della diversità di vita intesa sia come condizione che come differenza sociale e umana, per quanto dal “sapore” cristiano, è una “pretesa”, invece, straordinariamente “laica” , per cui attinente al suo posizionamento di pensiero e non credo possa trascurarla per il suo stesso bene.
Nessuno può criticarle il suo “scoramento” né la mancanza di forza per reagire, però accetti, per il suo bene, il rimprovero nel modo di concepire sé stessa.
Se lei fosse per sempre obbligata a vivere in queste condizioni, ma fosse in grado di comprendermi sull’argomento della “diversità”, sarebbe in grado di cambiare anche il modo di concepirsi.
Io, per le mie disgrazie, ringrazio Dio, per avermi messo in condizioni di approfondire talmente la riflessione sull’essere uomo, da poter sfidare apertamente ogni tipo di controconcezione che non parta dalla considerazione di cosa significa essenzialmente essere uomini.
Attinente al mio campo di lavoro (comunicazione sociale), poi - le parlo quindi come professionista - stia molto attenta alla tendenziosità di tutto ciò che di “liberale” la realtà del momento le vorrà vendere, compreso il modo di pensare, che pagherà a caro prezzo.
Se considera che nulla si inventa da zero e ogni cosa ha un’origine precedente, sappia che il cambio dei “valori” che oggi si propone (quindi anche quello della vita) poggia la sua origine sulla precedente tradizione morale, alterandone le origini allo scopo di sostituire a livello psicologico quello che costituisce certezza e mito, con un sottoprodotto di esso che conserva la validità degli stessi valori etici privati, però, dei fondamenti esperienziali su cui essi sono fondati, gestendoli con il metodo venduto come “nuovo”, quello, appunto, della proposta liberale attuale.
Questo è un’operazione pericolosa, perché si priva la coscienza e la forza di una cultura popolare per esporla all’incertezza e al conflitto psicologico personale, nonché all’ingerenza della forza di personalità e di culture esterne a quella da cui abbiamo finora dipeso.
Le siano di esempio come prova, infatti, le forme di conflitto sociale attuale, il malessere psicologico generale e diffuso, e lo “scontro” con le diverse culture, contrasto che non avrebbe presupposti per essere, se non in quello che ho appena descritto sopra.
Del resto, capisco come una cultura che ripari da tutto ciò e difficile averla per la specializzazione in materia che occorrerebbe avere; a maggior ragione valga l’incoraggiamento alla fiducia e l’attenzione ai “segni” che la realtà immancabilmente propone.
Poi, resta lei, con la sua libertà di decidere e la sua intelligenza.
Sappia che scrivo per il mio quotidiano impegno a combattere la falsità e il pregiudizio malevolmente o ingenuamente venduto oggi e non ho alcun interesse, altro che non sia quello per la sua persona, per scriverle ancora questa volta.
Spesso è preferibile avere a sostegno qualcuno che non veda ragioni per provare pietà, accanto, piuttosto che altri che piangano il suo dolore e la sostengono nel crogiuolo della sua disgrazia.
Le auguro tutto il coraggio che le sarà utile e la saluto con amicizia.
Angela
10 aprile 2006 00:00
Caro Signor Enrico,
ancora una volta apprezzo le sue parole, e sono qui a garantirle che le mie idee non sono influenzate da alcuna tendenza, non mi sono mai lasciata influenzare da niente e da nessuno. Quello che penso è solo "mio". Ho un carattere molto forte, ma, mi creda, depressa lo sono proprio tanto. Tanto da meditare di uccidermi. Se non mi curassi con delle medicine specifiche, a quest'ora lo avrei già fatto da un pezzo. Perché, vede, io la vita la amo, la amo con un'intensità straordinaria, l'ho sempre amata e vissuta più "forte" che potevo, cogliendone ogni attimo. Solo che non amo QUESTA vita, perché mi sta uccidendo lentamente. Perché ricambia in questo modo il mio amore?
Enrico Falcinelli
11 aprile 2006 00:00
Se è depressa, curi la depressione! Ho un po' di esperienza in questo e le potrei indicare un'ottimo studio, discepoli di un famoso professore in campo internazionale, nemmeno poi tanto costosi. Devo essere vago, ma se mi lascia un e-mail (sul suo sito non riesco ad andarci; non ho privilegi di accesso con le coordinate che mi ha fornito) posso darle indicazioni più precise.
Non so di dove è, ma sarei disposto anche a accompagnarla se avesse bisogno.
Se la sua malattia ha un origine psicosomatica, deve avere tanta pazienza e tutta l'affezione a sé stessa. Essere egoisti con sé non è assolutamente un peccato. Se non siamo padroni del nostro essere cosciente, non possiamo dare nulla agli altri.
Io sono un cattolico impegnato contro le ipocrisie e i luoghi comuni e le assicuro che un sano egoismo personale, nel suo caso, è la miglior medicina. Infatti, proprio nel tentativo umano del superamento delle proprie difficoltà, quando ci si concentra sulla propria sofferenza, paradossalmente si entra in uno stato esperienziale in cui si riesce ad essere più coscienti anche della vita degli altri, perché l'attenzione e il bene a sé stessi, quando questo bene corrisponde alla propria essenza, coincide con il ritrovare il rapporto con il proprio io e i suoi bisogni fondamentali, dimenticati dalla routine quotidiana e dai barlugini del benessere, e quindi anche la capacità di comprensione per la vita del prossimo.
Lei, nel suo rimpianto del non vivibile, ha bisogno di ritrovarsi.
Il suo corpo la obbliga a farlo. Colga questa occasione e si renderà conto di quanto il dolore, se ben affrontato, diventi una fortuna.
Non si guardi dall'esterno, ma dal suo interno.
Se da fuori vede una persona su una sedia a rotelle, inabile, da dentro vedrà una persona tutta integra con capacità superiori a quello che lei possa credere.
E' su questa persona che deve puntare.
Con una buona cura (medicinale, sopratutto!!!) e con un po' di esercizio nel volersi bene, vedrà che riuscirà a superare anche i suoi problemi fisici.
Se vuole, può scrivermi direttamente al mio indirizzo.
La ringrazio per darmi modo di esprimermi e le faccio i miei migliori auguri per l'imminente Pasqua.
Enrico Falcinelli.
Angela
13 aprile 2006 00:00
Caro Signor Enrico,
detesto tornare sulle stesse cose, ma se lei ha letto bene quello che ho scritto la scorsa volta, la depressione la sto curando con delle medicine, prescrittemi dal neurologo (e cmq ormai + che depressione è cinismo...). x quanto riguarda il resto, non ho intenzione di recarmi presso altri medici in quanto la psicoterapeuta che mi segue attualmente è molto brava, ha anni di esperienza e diverse specializzazioni. Come vede, non mi manca nulla... sta a me reagire una volta x tutte e rimettermi a camminare.
Trovo strano che non riesca ad accedere al mio sito, nessuno mi ha mai detto di non avere "privilegi di accesso", anzi, non ne avevo proprio mai sentito parlare! Forse dovevo precisare che il www. non va messo, l'indirizzo dell'url è esattamente quello che le ho scritto.
Ricambio con piacere gli auguri di buona Pasqua, che estendo a tutti.
Enrico Falcinelli
14 aprile 2006 00:00
Cara Angela, ho provato, ma questo è quanto mi compare:
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Apache/1.3.27 Server at virtual.interfree.it Port 80
Sarei contento di poter avere in futuro ragguagli sulla sua situazione. Le sarò grato di aver occasione d'esserle utile, se ne avrà bisogno, anche se le auguro sinceramente la piena autonomia di sé.
Ancora auguri sinceri.