Veritas
06 maggio 2006 00:00
cattolicesimo religione dei fascisti.
Quanto sopra è un'ulteriore prova (qualora ve ne fosse bisogno) che la Chiesa è ed è sempre stata un mero strumento di potere nelle mani del cinico e spietato potere secolare. La casta sacerdotale cattolica nulla ha di diverso dalle caste sacerdotali pagane, dal momento che il fine è esattamente lo stesso: controllare le coscienze dei propri fedeli facendo ricorso alla superstizione ed alla "paura" del peccato, il quale "comprometterebbe" la salita in paradiso del fedele plagiato.
I cardinali che esprimono il capo supremo di tutta la struttura clericale nel passato sono sempre stati espressione delle classi aristocratiche e quindi le più reazionarie. Ciò era una garanzia per il potere secolare affinchè non vi fossero inquietanti "sterzate" da parte di qualche papa eletto da siffatti cardinali. Oggi un certo numero di essi ha origini più popolari: tuttavia essi vengono formati dal nucleo più reazionario del corpo cardinalizio, affinchè diano le necessarie garanzie di "continuità".
Ego sum veritas
cittadino
08 maggio 2006 00:00
Malgrado tutto ciò, ci sono dei crociati qui nel forum che si sperticano nel ricordare quanto buona e quanto santa sia la Chiesa cattolica! Se tanto mi dà tanto, apriamo con serenità le porte ai musulmani: sono di gran lunga più tolleranti!
Un cittadino nauseato.
Cronista
18 maggio 2006 00:00
dal sito: http://www.eretico.com/index.php?s=2&a=10&i=23
Le macellerie cattoliche nella "Grande Croazia"
Il testo che segue è la traduzione letterale di quello presentato da Karlheinz Deschner il 26/12/1993 in occasione dell'ultima puntata della sua serie televisiva sulla politica dei Papi nel XX secolo. Questa serie è stata trasmessa in Germania da Kanal 4.
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I^ PARTE:
Il Papato di Roma - divenuto grande attraverso la guerra e l'inganno, attraverso la guerra e l'inganno conservatosi tale - ha sostenuto nel XX secolo il sorgere di tutti gli Stati fascisti con determinazione, ma più degli altri ha favorito proprio il peggior regime criminale: quello di Ante Pavelic in Jugoslavia.
Questo ex-avvocato zagrebino, che negli anni '30 addestrò le sue bande soprattutto in Italia, fece uccidere nel 1934 a Marsiglia il re Alessandro di Jugoslavia in un attentato che costò la vita anche al ministro degli Esteri francese. Due anni più tardi celebrò con un libello le glorie di Hitler, "il più grande ed il migliore dei figli della Germania", e ritornò in Jugoslavia nel 1941, rifornito da Mussolini con armi e denari, al seguito dell'occupante tedesco. Da despota assoluto Pavelic si pose nella cosiddetta Croazia Indipendente a capo di tre milioni di Croati cattolici, due milioni di Serbi ortodossi, mezzo milione di Musulmani bosniaci nonché numerosi gruppi etnici minori. Nel mese di maggio cedette quasi la metà del suo paese con annessi e connessi ai suoi vicini, soprattutto all'Italia, dove con particolare calore fu accolto e benedetto da Pio XII in udienza privata (benché già condannato a morte in contumacia per il doppio omicidio di Marsiglia sia dalla Francia che dalla Jugoslavia). Il grande complice dei fascisti si accommiatò da lui e dalla sua suite in modo amichevole e con i migliori auguri, letteralmente, di "buon lavoro".
Così ebbe inizio una crociata cattolica che non ha nulla da invidiare ai peggiori massacri del Medioevo, ma piuttosto li supera. Duecentonovantanove chiese serbo-ortodosse della "Croazia Indipendente" furono saccheggiate, annientate, molte trasformate persino in magazzini, gabinetti pubblici, stalle.
Duecentoquarantamila Serbi ortodossi furono costretti a convertirsi al cattolicesimo e circa settecentocinquantamila furono assassinati. Furono fucilati a mucchi, colpiti con la scure, gettati nei fiumi, nelle foibe, nel mare. Venivano massacrati nelle cosiddette "Case del Signore", ad esempio duemila persone solo nella chiesa di Glina. Da vivi venivano loro strappati gli occhi, oppure si tagliavano le orecchie ed il naso, da vivi li si seppelliva, erano sgozzati, decapitati o crocifissi. Gli Italiani fotografarono un sicario di Pavelic che portava al collo due collane fatte con lingue ed occhi di esseri umani.
Anche cinque vescovi ed almeno 300 preti dei Serbi furono macellati, taluni in maniera ripugnante, come il pope Branko Dobrosavljevic, al quale furono strappati la barba ed i capelli, sollevata la pelle, estratti gli occhi, mentre il suo figlioletto era fatto letteralmente a pezzi dinanzi a lui. L'ottantenne Metropolita di Sarajevo, Petar Simonic, fu sgozzato. Ciononostante l'arcivescovo cattolico della città di Oden scrisse parole in lode di Pavelic, "il duce adorato", e nel suo foglio diocesano inneggiò ai metodi rivoluzionari, "al servizio della Verità, della Giustizia e dell'Onore".
Le macellerie cattoliche nella "Grande Croazia" furono così terribili che scioccarono persino gli stessi fascisti italiani; anche alti comandi tedeschi protestarono, diplomatici, generali, persino il servizio di sicurezza delle SS ed il ministro degli Esteri nazista Von Ribbentrop. A più riprese, di fronte alle "macellazioni" di Serbi, truppe tedesche intervennero contro i loro stessi alleati croati.
E questo regime - che ebbe per simboli e strumenti di guerra "la Bibbia e la bomba" - fu un regime assolutamente cattolico, strettamente legato alla Chiesa Cattolica Romana, dal primo momento e sino alla fine. Il suo dittatore Ante Pavelic, che era tanto spesso in viaggio tra il quartier generale del Führer e la Berghof hitleriana quanto in Vaticano, fu definito dal primate croato Stepinac "un croato devoto", e dal papa Pio XII (nel 1943!) "un cattolico praticante".
In centinaia di foto egli appare fra vescovi, preti, suore, frati. Fu un religioso ad educare i suoi figli. Aveva un suo confessore e nel suo palazzo c'era una cappella privata. Tanti religiosi appartenevano al suo partito, quello degli ustascia, che usava termini come dio, religione, papa, chiesa, continuamente. Vescovi e preti sedevano nel Sabor, il parlamento ustascia. Religiosi fungevano da ufficiali della guardia del corpo di Pavelic. I cappellani ustasa giuravano ubbidienza dinanzi a due candele, un crocifisso, un pugnale ed una pistola. I Gesuiti, ma più ancora i Francescani, comandavano bande armate ed organizzavano massacri: "Abbasso i Serbi!". Essi dichiaravano giunta "l'ora del revolver e del fucile"; affermavano "non essere più peccato uccidere un bambino di sette anni, se questo infrange la legge degli ustasa". "Ammazzare tutti i Serbi nel tempo più breve possibile": questo fu indicato più volte come "il nostro programma" dal francescano Simic, un vicario militare degli ustasa. Francescani erano anche i boia dei campi di concentramento. Essi sparavano, nella "Croazia Indipendente", in quello "Stato cristiano e cattolico", la "Croazia di Dio e di Maria", "Regno di Cristo", come vagheggiava la stampa cattolica del paese, che encomiava anche Adolf Hitler definendolo "crociato di Dio".
..........continua
Cronista
24 maggio 2006 00:00
dal sito: http://www.eretico.com/index.php?s=2&a=10&i=23
Le macellerie cattoliche nella "Grande Croazia"
Il testo che segue è la traduzione letterale di quello presentato da Karlheinz Deschner il 26/12/1993 in occasione dell'ultima puntata della sua serie televisiva sulla politica dei Papi nel XX secolo. Questa serie è stata trasmessa in Germania da Kanal 4.
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II^ PARTE:
Il campo di concentramento di Jasenovac ebbe per un periodo il francescano Filipovic-Majstorovic per comandante: egli fece ivi liquidare 40.000 esseri umani in quattro mesi. Il seminarista francescano Brzien ha decapitato qui, nella notte del 29 agosto 1942, 1360 persone con una mannaia.
Non per caso il primate del paradiso dei gangsters cattolici, arcivescovo Stepinac, ringraziò il clero croato "ed in primo luogo i Francescani" quando nel maggio 1943, in Vaticano, sottolineò le conquiste degli ustascia. E naturalmente il primate, entusiasta degli ustascia, vicario militare degli ustascia, membro del parlamento degli ustascia, era bene informato di tutto quanto accadeva in questo criminale eldorado di preti, come d'altronde Sua Santità, lo stesso Pio XII, che in quel tempo concedeva una udienza dopo l'altra ai Croati, a ministri ustascia, a diplomatici ustascia, e che alla fine del 1942 si rivolse alla Gioventù Ustascia (sulle cui uniformi campeggiava la grande "U" con la bomba che esplode all'interno) con un: "Viva i Croati!". I Serbi morirono allora, circa 750.000, per ripeterlo, spesso in seguito a torture atroci, in misura del 10-15% della popolazione della Grande Croazia - tutto ciò esaurientemente documentato e descritto nel mio libro La politica dei papi nel XX secolo [Die Politik der Pëpste im XX Jahrhundert, Rohwohl 1993 - non ancora tradotto in italiano].
E se non si sa nulla su questo bagno di sangue da incubo non si può comprendere ciò che laggiù avviene oggi, avvenimenti per i quali lo stesso ministro degli Esteri dei nostri alleati Stati Uniti attribuisce una responsabilità specifica ai tedeschi, ovvero al governo Kohl-Genscher. Più coinvolto ancora è solo il Vaticano, che già a suo tempo attraverso papa Pio XII, non solo c'entrava, ma era così impigliato nel peggiore degli orrori dell'era fascista che, come già scrissi trent'anni fa, "non ci sarebbe da stupirsi, conoscendo la tattica della Chiesa romana, se lo si facesse santo".
Comunque sia: il Vaticano ha contribuito in maniera determinante alla instaurazione di interi regimi fascisti degli anni venti, trenta e quaranta. Con i suoi vescovi ha sostenuto tutti gli Stati fascisti sistematicamente sin dal loro inizio. E' stato il decisivo sostenitore di Mussolini, Hitler, Franco, Pavelic; in tal modo la Chiesa romano-cattolica si è resa anche corresponsabile della morte di circa sessanta milioni di persone, e nondimeno della morte di milioni di cattolici. Non è un qualche secolo del Medioevo, bensì è il ventesimo, per lo meno dal punto di vista quantitativo, il più efferato nella storia della chiesa.
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POSTILLA: In occasione del viaggio in Croazia di Giovanni Paolo II, il quotidiano italiano la Repubblica ha scritto: "...Ma il contatto con la folla fa bene a Giovanni Paolo II. I fedeli lo applaudono ripetutamente. Specie quando ricorda il cardinale Stepinac, imprigionato da Tito per i suoi rapporti con il regime di Ante Pavelic, ma sempre rimasto nel cuore dei Croati come un'icona del nazionalismo. Woityla, che sabato sera ha pregato sulla sua tomba, gli rende omaggio, però pensa soprattutto al futuro..". (la Repubblica, 12/9/1994).
Fonte: www.ecn.org/est/balcani/jugo/jugo03.htm
massimo
24 maggio 2006 00:00
I francescani sono sempre stati degli accaniti inquisitori e non a caso.
Quel porco skifoso di Francesco d'Assisi che la vulgata ignorante e bastarda dei cattolici passa per galantuomo
-lasciò Regole che prevedevano l'incatenamento per quei frati che non pregavano come lui voleva
-pertecipò alle crociate AFFERMANDO il diritto di fare violenza contro chi non fosse cristiano
-istruì per bene i suoi confratelli bastardi che già venti anni dopo la sua morte cominciarono ad essere nominati Inquisitori
- per secoli sono stati i più sanguinari,skifosi e bastardi torturatori d'Europa, dovrebbero essere sciolti ed espropriati di tutti i lori beni ottenuti con violenza e tortura.
Ma si sa,stupidi come sono i cattolici, bastano una poesiola sugli animali e un teatrino su gesù (fu Francesco ad nventare il presepio per fottersi tutti i creduloni cristiani)per accreditarsi como galantuomo!
UNA MERDA! QUESTO FU FRANCESCO E SONO SEMPRE STATI I FRANCESCANI!
Veritas
25 maggio 2006 00:00
CATTOLICESIMO RELIGIONE DEI FASCISTI!
Tutto ciò non fa che confermare quello che ho sempre sostenuto e cioè che il cristianesimo venne inventato dal potere per servire il potere, soggiocando le masse plagiate.
Papi, cardinali, vescovi e monsignori vari, godono di ricchezze immense per "ingrassare" a dovere le loro famiglie di provenienza e loro stessi. Tutto ciò è stato possibile grazie alla violenza dei regimi dittatoriali che hanno sempre protetto gli interessi di questa gente, la quale ha ringraziato convincendo i "fedeli" che bisognava sottomettersi serenamente al potere secolare in quanto tale potere interpreta la volontà di Dio! (vedi Mussolini, Hitler, Franco, Pinochet, Videla, Salazar, Marcos e tanti altri)
Ego sum veritas
Cronista
25 maggio 2006 00:00
da altro tread:
da: Roberto
Data: 24 Maggio 2006
Io credo fortemente nella nostra Chiesa, credo che abbiamo bisogno di guide che ci permettono di vivere in fratellanza e in armonia, specialmente quando vengono fuori dal nulla personaggi tipo Dan Brown o Pier Paolo Saba, che non si rendoco conto delle cazzate che fanno.
Guardiamo i nostri figli ... a 12 anni già hanno cambiato 2 fidanzati e se gli chiedi del sesso ti dicono che col profilattico risolvi il problema dell'Aids ... come se il problema di fare sesso a 12 anni sia l'Aids è basta.
Serve un freno morale... oggi più che mai ... e penso che nè Dan Brown e nè Pier Paolo Saba siano in grado di darlo...
Veritas
25 maggio 2006 00:00
Cattolicesimo religione di fascisti.
da: massimo
Data: 24 Maggio 2006
I francescani sono sempre stati degli accaniti inquisitori e non a caso.
Quel porco skifoso di Francesco d'Assisi che la vulgata ignorante e bastarda dei cattolici passa per galantuomo
-lasciò Regole che prevedevano l'incatenamento per quei frati che non pregavano come lui voleva
-pertecipò alle crociate AFFERMANDO il diritto di fare violenza contro chi non fosse cristiano
-istruì per bene i suoi confratelli bastardi che già venti anni dopo la sua morte cominciarono ad essere nominati Inquisitori
- per secoli sono stati i più sanguinari,skifosi e bastardi torturatori d'Europa, dovrebbero essere sciolti ed espropriati di tutti i lori beni ottenuti con violenza e tortura.
Ma si sa,stupidi come sono i cattolici, bastano una poesiola sugli animali e un teatrino su gesù (fu Francesco ad nventare il presepio per fottersi tutti i creduloni cristiani)per accreditarsi como galantuomo!
UNA MERDA! QUESTO FU FRANCESCO E SONO SEMPRE STATI I FRANCESCANI!
Condivido pienamente!
Ego sum veritas
Cronista
31 maggio 2006 00:00
«Dio è con noi!»
Marco Aurelio Rivelli. «Dio è con noi!». La Chiesa di Pio XII complice del nazifascismo. Kaos Edizioni, Milano 2002, pp. 416, ISBN 88-7953-104-2
Questo libro è un utile compendio per capire le responsabilità storiche e politiche del Vaticano durante la II Guerra Mondiale. L’autore analizza una lunga serie di documenti emessi da Eugenio Pacelli durante la sua lunga attività, prima come nunzio apostolico in Baviera, poi come segretario di Stato e alla fine, dal 1939 fino alla morte avvenuta nel 1958, come papa con il nome di Pio XII.
Il ritratto di Eugenio Pacelli (Roma 2/3/1876 - Città del Vaticano 9/10/1958) è quello di un esponente tipico dell’aristocrazia cosiddetta «nera», reazionaria e immobilista diffusa a Roma negli anni del papato e tuttora presente in certi ambienti della Capitale. Benché attualmente la famiglia Pacelli si fregi del titolo principesco, sarà bene ricordare l’origine di tale onorificenza, peraltro di relativamente fresca data: essa fu concessa da Pio IX al nonno paterno - originario del Viterbese - di Eugenio, in virtù dei suoi meriti - come viceministro dell’Interno - nella repressione di patrioti italiani dopo la breve esperienza della Repubblica Romana del 1848.
Germanofilo per formazione, reazionario per tradizione, antisemita per vocazione, il giovane Pacelli, fin dal suo insediamento come nunzio apostolico in Baviera, non aveva mai mancato di lamentarsi della sconfitta della Germania nella I Guerra Mondiale e della conseguente occupazione tedesca da parte delle truppe anglo-francesi: a suo dire, la cristianissima Germania era l’unico bastione contro il comunismo e l’ateismo e l’indebolimento della nazione tedesca avrebbe aperto la strada ai disegni della cospirazione «giudeo-bolscevica» [sic] che partendo dalla presa del potere in Russia si adoperava per distruggere il sacro connubio tra Trono ed Altare.
Addirittura le sue ossessioni raggiunsero il parossismo quando la repubblica tedesca vide l’avvento al governo di una maggioranza socialista nel 1919: siccome per lui, da nunzio apostolico, sarebbe stato «indecoroso» chiedere udienza al presidente della Repubblica dei Consigli di Monaco di Baviera (in quanto ebreo bolscevico), mandò il suo uditore. E dopo l’anticamera che il suo collaboratore dovette fare per essere ricevuto, Pacelli scrisse a Roma che «...a capo di questo gruppo [...] vi è [...] una giovane russa, ebrea, divorziata, che comanda da padrona. Ed a costei la Nunziatura ha dovuto purtroppo inchinarsi per avere il biglietto di libero passaggio!». Non stupisce che un uomo di tal fatta arrivasse a tollerare - se non a caldeggiare apertamente - l’avvento di un Hitler al potere, purché fossero salvaguardati i diritti dei cattolici tedeschi e si ponesse un argine al comunismo avanzante nonché all’eccessivo potere che gli ebrei avevano conseguito.
Le prove generali di joint-venture Vaticano-nazismo si tennero nel 1936, quando la Chiesa Cattolica si schierò contro la Repubblica spagnola e a favore del golpe del caudillo Francisco Franco, aiutato militarmente anche dal governo fascista italiano e quello nazista tedesco. Aiuto del quale lo stesso Hitler ebbe a pentirsi ben presto, di fronte allo squallido spettacolo che di loro stessi diedero sia Franco che la Chiesa spagnola: il dittatore tedesco definirà quello spagnolo «un regime di plutocrati sfruttatori in combutta con i preti» per arrivare a dire alfine «In Spagna, tra i cosiddetti “rossi” c’erano pochissimi comunisti [...] Se fossi stato al corrente della realtà dei fatti non avrei mai consentito che nostri aerei venissero usati per uccidere degli affamati e per ripristinare i privilegî medievali dell’aristocrazia e del pretume spagnolo». Ulteriore testimonianza del fatto che, lungi dal subire il nazismo, il Vaticano lo cavalcò per conseguire i suoi più turpi obiettivi.
Nel 1939, mentre Pacelli diventava papa con il nome di Pio XII, Hitler dava avvio a quella che sarebbe diventata la II Guerra Mondiale. I Paesi circostanti il Reich, qualora non annessi come l’Austria o la Repubblica Ceka, vedevano alla guida governi fantoccio, vedi la Slovacchia, Polonia, Croazia, Francia meridionale (Governo di Vichy), Ungheria. E in tutti questi territorî - a grande maggioranza cattolici - i governanti furono i principali collaborazionisti nel rastrellamento e nell’invio di ebrei nei campi di sterminio tedeschi. E incontrando il pressoché totale e incondizionato appoggio delle conferenze locali dei vescovi cattolici.
Pacelli sistematicamente ignorò i messaggi che arrivavano da quei pochi coraggiosi sacerdoti che denunciavano gli orrori compiuti ai danni degli ebrei. Rimase insensibile alle richieste dell’ambasciatore inglese Francis Osbourne a Roma perché egli levasse la sua voce contro gli abusi compiuti dai tedeschi. Rispose infastidito a chi gli chiedeva di intervenire dicendo che «non v’erano prove di veri abusi». Diede la sua benedizione a monsignor Tiso, prelato slovacco a capo dello Stato, che fu tra i più fedeli esecutori del disegno hitleriano contro gli ebrei. Nulla ebbe a dire delle stragi compiute dai religiosi cattolici croati nei confronti dei serbi ortodossi e degli ebrei. Addirittura, un ufficiale dell’esercito italiano in Croazia racconterà in seguito di aver ordinato di passare per le armi quei religiosi croati che più si stavano distinguendo per l’efferatezza dei loro crimini. Nulla di tutto ciò mosse l’inerzia del papa, preoccupato solo di non indebolire il morale delle truppe tedesche, unico bastione contro il comunismo, a suo dire. Né valsero a smuoverlo le testimonianze di ebrei fuggiti ai campi di concentramento slovacchi rilasciate ai servizi d’intelligence dell’esercito inglese, i rapporti dell’ambasciatore polacco in esilio, le pressioni che riceveva da gran parte del corpo diplomatico. La sconfitta del comunismo poteva ben valere anche il sacrificio di parecchi «innocenti» cattolici polacchi (non di ebrei, di quegli non gli interessava nulla).
Quanto all’Italia, egli ebbe a dire che la responsabilità di molte stragi naziste erano dovute ai partigiani che invece di rispettare l’ordine, si producevano in atti di guerriglia contro le forze occupanti. Emblematico il caso delle Fosse Ardeatine, nel quale egli, pur sapendo in anticipo che 335 italiani sarebbero stati assassinati per ritorsione alla bomba di via Rasella, non mosse un dito.
In compenso, quando le sorti della guerra erano ormai saldamente in mano alle forze anglo-americane e l’esercito sovietico stava marciando verso il Reich distrutto, egli si spese con l’ambasciatore inglese Osbourne perché «la Germania non venisse umiliata, viste le virtù cristiane del popolo tedesco, unico bastione contro l’ateismo bolscevico». Cosa questa che non impedì all’Armata Rossa di piantar bandiera a Berlino e agli inglesi di radere al suolo Dresda, come contrappasso dei feroci bombardamenti tedeschi su Londra e Coventry.
A guerra finita, finalmente egli si mosse. Prima di tutto per chiedere un trattamento umano per il monsignore presidente slovacco Tiso. Le autorità della ricostituita repubblica cecoslovacca lo avevano infatti messo sotto processo per crimini di guerra e collaborazionismo, e Pacelli rivendicò che egli fosse trattato «come il suo rango di monsignore imponeva». Poco caritatevolmente, Tiso fu condannato a morte e impiccato.
Dopodiché, si mosse per favorire la fuga in Sudamerica di religiosi che avevano appoggiato più o meno apertamente i governi fantoccio filonazisti, e anche di numerosi gerarchi e ufficiali tedeschi e collaborazionisti. Tra di essi, il famoso Eric Priebke, poi ritrovato in Argentina 50 anni dopo, il dittatore ustascia Ante Pavelic, l’Angelo della Morte dottor Josef Mengele, famoso per i suoi esperimenti parascientifici sui prigionieri torturati, il boia Adolf Eichmann (poi «prelevato» dal Mossad israeliano a Buenos Aires, processato, condannato a morte e impiccato a Tel Aviv nel 1962), Franz Stangl, uno dei maggiori serial killer della storia, comandante del lager di Treblinka e responsabile diretto dello sterminio di 750.000 prigionieri, in gran parte ebrei. Nel corridoio dei topi (The Rat Channel, così lo chiamarono gli anglo-americani), passarono i peggiori assassini matricolati della Seconda Guerra Mondiale, e tutto con la benedizione di Pacelli e i salvacondotti del Vaticano.
Pio XII continua a suscitare imbarazzi ancora adesso. Preliminarmente alla sua causa di beatificazione, una commissione di storici costituita nel 1999 appositamente per giudicare l’operato di Pacelli durante il nazismo e la II Guerra Mondiale, composta da tre studiosi cattolici e tre ebrei, aveva chiesto l’accesso agli archivi del Vaticano. Richiesta respinta e accuse alla commissione di spargere notizie false e tendenziose su Pio XII, con gravi accuse alla professionalità degli studiosi, tra cui una serissima teologa cattolica di New York.
Insomma, un libro da leggere con attenzione, che magari in certi punti non «scorre» per via della sua struttura più affine al saggio storico-documentaristico che non al romanzo, ma che si consiglia per avere un quadro storico preciso di certi avvenimenti dei quali i libri di storia raramente - se non mai - ci parlano.
L’AUTORE
Marco Aurelio Rivelli è nato a Genova nel 1935. Ha dedicato parte dei suoi studi alle vicende della Seconda Guerra Mondiale. Ha scritto, tra l’altro, Le Génocide Occulté (L’Age d’Homme 1998) e L’Arcivescovo del Genocidio (Kaos 1999) la cui recensione è presente in questa sezione.
Cronista
13 giugno 2006 00:00
Un'allucinante performance dell'alto clero, in perfetta coerenza con la sua incoerenza comportamentale, dettata dalle convenienze del momento piuttosto che da onestà intellettuale (del tutto assente in quelle lande).
Fidando sul fatto che ormai è trascorso più di un anno dal referendum sulla procreazione assistita e sull'uso degli embrioni in eccesso per la produzione delle importantissime cellule staminali, oggi il clero si veste di "legalità" e di senso etico dello Stato (sic!). Vediamo cosa dice il Sir, l'agenzia di stampa episcopale;
"I vescovi richiamano gli italiani al proprio dovere civico di elettori invitandoli ad andare alle urne per il referendum sulla Costituzione"
Secondo i vescovi, non conta tanto quale dei due schieramenti prevarrà, l'importante è la partecipazione che "in caso di referendum confermativo" spiega la Sir "è un dovere civico ancora più rilevante, un'espressione di 'fedeltà alla Repubblica', per riprendere il deposito etico dell'articolo 54, di cura ed attenzione per le istituzioni, che sono di tutti".
Un dovere civico quello al quale i vescovi richiamano gli italiani, temendo l'astensionismo.
Ovviamente i lettori più attenti non hanno dimenticato che proprio al referendum di un anno fa essi, i vescovi, invitarono gli elettori a non andare a votare!!...
Questo è il VERO volto del clero e della Chiesa: non ne esistono altri! Secoli e secoli di malafede e di falso ideologico, insieme ai crimini contro l'umanità, hanno caratterizato il percorso del clero cattolico nei suoi 20 secoli di storia!
Ma perchè questa sortita dei vescovi? Perchè arrischiare tanto platealmente la propria condotta all'insegna della malafede di fronte ai credenti di buon senso? (gli sciocchi fondamentalisti tutto ciò non lo percepiranno mai!)
Il motivo è puramente, spudoratamente politico: i vescovi sanno perfettamente, come lo sanno quelli di destra, che l'astensionismo finisce con l'avvantaggiare la sinistra, specialmente in questo referendum in cui non è previsto il quorum! Insomma, il clero cattofascista cerca di "sdebitarsi" con Berlusconi per tutti i benefici avuti nella passata legislatura, soprattutto attraverso la Moratti! Ancora una volta i credenti, quelli meno stupidi, devono prendere atto dell'assoluta simbiosi, come anche i secoli precedenti stanno a dimostrare, che lega il Vaticano0 alla destra immorale e fascista. Non c'è dubbio che per il clero Berlusconi è un altro inviato di Dio, al pari di Mussolini, Hitler, Carlomagno, Costantino I e tutti gli imperatori che vennero dopo di lui e che consolidarono il potere temporale del Vaticano!
L'aspetto più sconvolgente in tutto ciò è che non ci sono limiti al comportamento "disinvolto" del clero, per quanto esso possa essere immorale e decisamente criminale, come la persecuzione di milioni di non allineati sta a dimostrare. Qualunque cosa facciano i clericali, essi si sentono pienamente e moralmente giustificati in quanto per essi tutto viene fatto per la "maggior gloria di Dio"! Che poi questa "maggior gloria" si identifichi con il maggior benessere del clero è cosa puramente "casuale"!
cronista
Cronista
17 giugno 2006 00:00
<b>Cos’è questo Dio? Io so dove è Dio, signor Joseph </b>
Dio è ateo perché non crede in se stesso
di Ennio Montesi
:
<b>«Dov’era Dio ad Auschwitz? Dio, perché hai taciuto?»</b> Si lamenta l’uomo dal cappuccio rosso e gonna svolazzante, come fossimo una massa di deficienti dai cervelli lobotomizzati.
:
Io so perché Dio ha permesso che milioni di uomini, donne e bambini fossero uccisi e trucidati dalla Chiesa col tribunale dell’Inquisizione. Persone sbudellate, sgozzate, bruciate, torturate, annegate, strangolate, impalate, squartate, fatte e pezzi. La Chiesa del passato è la stessa del presente, la Chiesa cattolica. Dov’era Dio, signor Joseph, quando la Chiesa compiva questi olocausti disumani come la tragedia di Auschwitz? Dov’era Dio – il tuo Dio - quando con le crociate cristiane della Chiesa si sono compiuti genocidi immani, trucidando e massacrando tutto il trucidabile e il massacrabile che si parava davanti? Fatti anche questa domanda Joseph e soprattutto dacci una risposta. I nazisti hanno subìto un processo, il Processo di Norimberga, per i gravi crimini perpetrati contro l’Umanità. E sono stati giudicati.
:
Perché, Joseph, la tua Chiesa non ha mai subìto un vero processo storico dinanzi all’Umanità per i massacri perpetrati nella storia? Perché Joseph? facci capire. Perché la Chiesa non è mai stata giudicata in un processo dentro un tribunale? La risposta la puoi dare subito, qui non serve interpellare Dio, ma la Chiesa che ha sede a casa tua.
:
Ti domandi, perché Dio ha taciuto per Auschwitz, sapendo bene che nessun Dio risponderà mai. Tu piuttosto rispondi: perché la Chiesa non ha mai subìto un processo storico? Su questo puoi rispondere, tu non sei Dio e non lo sarai mai, sei esattamente come tutti gli uomini e hai la bocca per parlare. Quindi dillo alla gente, dillo all’angelus, dillo alle cerimonie nelle quali ti pavoneggi, dillo in televisione, dillo attraverso i tuoi giornali, dillo in radio, di modi e canali mediatici per rispondere alla domanda ne hai. Quindi datti una mossa. E’ facile puntare il dito sugli altri per le colpe e domandare a chi non esiste del perché delle cose e dei fatti. Piuttosto punta il dito anche sulla tua Chiesa che di colpe ne ha eccome e dato che tu puoi rispondere, rispondi! Se non rispondi, Joseph, significa che la domanda che hai posto ad Auschwitz è una domanda retorica, ipocrita e demagogica che hai usato solo per rilanciare la tua dottrina, per fare una manciata in più di proseliti. Ci sarebbero da dire molte cose dei rapporti tra Nazismo e Chiesa, troppe. Dico solo che se io fossi ebreo o avessi un familiare morto nell’olocausto mi sentirei molto offeso dalla tua domanda.
:
Insomma di questo Dio, che cosa ci dici Joseph? Dovresti sapere un mucchio di cose su di lui, ogni giorno ne parli come fosse tuo grande amico che frequenti assiduamente, ma non sei il solo a sapere di Dio.
:
Io so dove è Dio e dove abita.
Io so perchè Dio è impotente e pusillanime dinanzi a ogni cosa.
Io so perché Dio non va a messa.
Io so qual è il mistero di questo Dio miserevole e poveraccio.
Io so perché Dio tace e se ne frega di fronte alle grandi tragedie dell’umanità.
Io so perché Dio non interviene sulle faccende dell’uomo.
Io so perché Dio lascia che gli uomini muoiano a migliaia, a milioni tra sofferenze atroci.
Io so perché Dio fa nascere bimbi malati di cancro per farli subito morire.
Io so qual è il disegno di Dio.
Io so che Dio non sa dei dogmi inventati dagli uomini.
Io so perché Dio non fa miracoli e non ha creato nulla e non saprebbe creare nulla.
Io so perché Dio non è capace di fare i cerchietti e le aste benchè gli sia stato insegnato per anni e poi ci hanno rinunciato.
Io so perché Dio lascia che la Chiesa utilizzi il suo nome per i propri interessi di soldi e di potere.
Io so perché Dio non si incazza mai e non capisce su cosa dovrebbe incazzarsi.
Io so perché Dio non scende in campo per dire come stanno le cose.
Io so perché Dio permette che un ceto sociale domini un altro ceto sociale in suo nome.
Io so perché Dio non si è mai fatto vedere benchè non abbia nulla da fare, né amici, né conoscenti, ma è sempre solo come un cane.
Io so perché Dio non sa nulla di teologia, la scienza del nulla.
Io so perché Dio non cambia nome, ma sono le teste della follia umana a cambiare.
Io so perché Dio asseconda le stupidaggini dette dagli uomini in gonna e dai volponi in sottana.
Io so perché Dio è contro la castità e la considera una cosa contro natura e depravata.
Io so perché Dio rifugge e abiura preti, vescovi, cardinali e papi.
Io so perché Dio desidera che tutti facciano sesso con felicità e piacere.
Io so perché Dio non ha nulla in contrario affinchè gay, lesbiche e transessuali vivano la loro vita.
Io so perché Dio non perdona poiché non c’è niente da perdonare.
Io so che Dio sa che il peccato è un’invenzione della Chiesa, poiché il peccato non esiste.
Io so perché il nome Dio è contenuto nella parola “odio”.
Io so perché “agnello di Dio” si può dire e altri animali no.
Io so perché Dio è razzista, anzi non lo è.
Io so perché Dio rinnega le religioni, chi le propaganda e chi le pratica.
Io so cosa pensa e vuole Dio in ogni momento.
Io so cosa farà domani Dio e cosa ha fatto ieri.
Io so che Dio è malato e vuole farsi curare con le cellule staminali embrionali, ma non può e deve morire come gli altri oppure va all’estero.
Io so che Dio apprezza il preservativo.
Io so che Dio utilizzzerebbe la pillola abortiva RU486.
Io so che Dio è gay nei giorni pari, lesbica in quelli dispari e eterosessuale al sabato e ama tutti allo stesso modo e si lascia amare con passione.
Io so perché Dio non è cannibale e non mangia carne umana.
Io so che Dio odia la confessione perché preferisce farsi i cazzi suoi.
Io so perché Dio è ateo, perchè non crede in se stesso.
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Queste cose, suvvia, le sappiamo tutti. Non c’è nulla che gli uomini in gonna sappiano di più di quanto sappiamo noi uomini normali. Quello che dicono i preti su Dio lo può dire tranquillamente chiunque, il barista, il benzinaio, l’ingegnere, l’impiegata. Le chiacchiere senza alcun fondamento fatte attorno a Dio valgono allo stesso modo delle chiacchiere fatte da me, da te e da tutti. “Dio ci ama” dice il prete. “A Dio stiamo sui coglioni” possiamo dire noi. Noi non possiamo smentire il prete su quanto - secondo lui - pensa Dio. Lo stesso vale per quanto - secondo noi - Dio sta pensando. I preti sono molto abili nei sofismi, anzi, vivono la loro vita e si intromettono nelle vite altrui con arroganza, lavorando coi sofismi imbeccati agli sprovveduti. I concetti esposti in maniera di sofismo sono difficili da identificare ma, una volta capito il sofismo, si smonta in quattro e quattr’otto.
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“Dio non esiste” ha lo stesso valore e fondatezza di “Dio esiste”. Per entrambe le affermazioni è impossibile dimostrare che rispondono al falso oppure al vero. Anche se affermare che “Dio non esiste” ha molta più razionalità ed energia che l’altra ipotesi. Basta esaminare il famoso concetto di Epicuro che dimostra la non esistenza di Dio, rimasto inconfutabile per quanto i credenti si siano accaniti per secoli cercando di smontarlo. Eccolo perfetto e inossidabile:
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“Il male esiste, quindi di due cose l’una: o Dio ne è a conoscenza o lo ignora.
1) Dio sa che il male esiste, può sopprimerlo ma non vuole... un tale Dio sarebbe crudele e perverso, dunque inammissibile.
2) Dio sa che il male esiste, vuole sopprimerlo ma non può farlo... un tale Dio sarebbe impotente, dunque inammissibile.
3) Dio non sa che il male esiste... un tale Dio sarebbe cieco ed ignorante, dunque inammissibile”.
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L’ago della ragione è indirizzato sul fatto che “Dio non esiste”. Discutere su Dio, seppure sia un argomento stimolante e intellettualmente piacevole, non si arriverà mai a nulla di fatto. Ce lo possiamo cantare, suonare e ballare senza però arrivare ad alcuna conclusione.
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Ti farò, Joseph, un’altra domanda molto importante: approfitto prima che ti dilegui. Una domanda che non ha a che fare con Dio. La domanda è su Cristo uomo.
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Joseph, potresti rispondere a questa cosa importante che sto per domandarti, così dormiremo tutti sonni tranquilli sia noi atei che i credenti, anzi soprattutto i credenti. Certamente tu Joseph saprai del caso di Luigi Cascioli, lo studioso… sì dài che ti ricordi di lui, chiedi al tuo segretario… Cascioli studiò anche in seminario dai preti… ah ecco ora ti ricordi. Dunque. Stavo dicendo Cascioli ha scritto, dopo anni di ricerche e approfonditi studi, un documento molto importante, il libro denuncia “La favola di Cristo – Inconfutabile dimostrazione della non esistenza di Gesù”. Sì, certo, quel libro che dimostra che Gesù detto il Cristo non è mai esistito. Sì, il Cristo in carne ed ossa come lo sei tu Joseph. Bene.
Quel Cristo che la tua Chiesa propaganda, ebbene Cascioli afferma e dimostra che non è mai esistito, ma è stato inventato come fosse la favola di Pinocchio. Ora, Joseph, Cascioli potrebbe avere torto oppure ragione. Tu comunque Joseph, la Chiesa, ci vuoi dare per cortesia una prova concreta, storica, inconfutabile e ammissibile che Cristo è esistito? Non dovrebbe esserti difficile. Se è 2.000 anni che voi uomini in gonna parlate di questo Cristo, “Cristo ha detto”, “Cristo ha fatto” Cristo a destra e Cristo a manca, certamente una prova ce l’avete da qualche parte. Anzi, è curioso il fatto che non l’abbiate mai tirata fuori per mostrarla all’Umanità. E no… Joseph, lascia stare i vangeli, le scritture e la sindone e altri falsi, sai meglio di me che i vangeli non provano nulla che Cristo sia esistito. Siamo seri, non commettere l’errore di considerarci idioti. Collodi ha scritto Pinocchio, ma ciò non dimostra che è esistito un burattino trasformatosi poi in carne ed ossa. Su, Joseph, forza, consulta i tuoi gesuiti, i domenicani… Sì, vogliamo una prova che Cristo è esitito. Tutto qui. Perché dovresti sapere che questo Cascioli… anzi dovresti leggere il suo libro… ah, l’hai già letto… che ne pensi? Ti è piaciuto quindi. Di prove che Cristo non è mai esistito ce ne sono a centinaia e centinaia! Ecco perché ti chiediamo, Joseph, di tirare fuori una prova di Cristo storico. Ricordati però che la prova deve essere storica e concreta, quindi lascia perdere le chiacchiere della fede e del catechismo.
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Appello a tutti i credenti in Cristo.
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Invito tutti i credenti a togliersi questo sfizio ponendo al proprio parroco la seguente domanda esattamente così:
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“Signor parroco, mi mostri per cortesia una prova concreta che Cristo è esistito storicamente. Una sola prova, ma che sia una prova concreta e storica”.
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Se il parroco comincia a sfogliare il vangelo dite tranquillamente che il vangelo non dimostra nulla e che lo può chiudere. Dite che non volete spiegazioni teologiche, ma prove concrete. Se il parroco prende tempo o attacca con argomenti nebulosi, se dice che lì, su due piedi, non si ricorda, che le prove ci sono e sono tante. Chiedetene sempre una, “una sola”, ma concreta. Mettete il parroco alle corde ed esigete la prova! Se il parroco attacca la tiritera della fede, ditegli che la fede non prova nulla. Per l’esistenza di Garibaldi o di Napoleone, non serve la fede: sono esistiti con tanto di prove inconfutabili. Se i parroci, cari credenti, non vi danno una prova dell’esistenza di Cristo, significa che vi hanno preso per il culo. Vi hanno indotto a credere a un personaggio mai esistito, a una favola, a cui molti hanno dedicato, non di rado, una bella fetta della propria vita e molto altro.
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Attendiamo, Joseph, che la prova dell’esistenza di Cristo venga esibita all’umanità. In quella occasione richiederemo una Commissione internazionale di esperti. Credenti e atei attendono.
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Ennio Montesi,
autore di “L’uomo a metà” (Il Ventaglio Editore, 1986 esaurito), “Meloe” (Alfredo Guida Editore, 1995).
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Chi è Ennio Montesi:
Autore di soggetti per il cinema e la televisione. “Racconti per non impazzire” sono stati scritti su richiesta di Federico Fellini. Egli ebbe uno scambio epistolare con lo scrittore statunitense Henry Roth. Roth il quale scrisse e dedicò a Montesi il racconto "Prose-writer’s Threnody". Il carteggio, valutato dalla migliore critica internazionale come rilevante evento letterario, è stato recensito e discusso su testate giornalistiche europee ed americane. American Jewish Historical Society, New York.
Cronista
22 giugno 2006 00:00
Quanto sotto dovrebbe indurre ad una seria riflessione tutti i cattolici che militano nel centrosinistra, a cominciare dai responsabili più importanti.
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I VERBALI. Monsignor Ruppi assicurava a Fitto il suo impegno
in campagna elettorale: stiamo recuperando, eh...
Il vescovo e la caccia ai voti
"Raffaé, ci vuole molto olio"
BARI - Raffaele Fitto avrebbe ottenuto un sostegno politico dal presidente dei vescovi pugliesi monsignor Cosmo Francesco Ruppi, assicurandogli i finanziamenti per la costruzione degli oratori. Lo dimostrerebbero alcune intercettazioni allegate al fascicolo depositato a Roma, negli uffici della giunta per le autorizzazioni a procedere.
Le rassicurazioni
E' il 4 marzo 2005, manca un mese alle elezioni regionali. Il presidente dei vescovi pugliesi è fiducioso sul risultato.
Mons. Ruppi: Sono stato ieri a Bari, per il congresso eucaristico... ho visto altri vescovi... stiamo camminando...
Fitto:.. no... va bene... va bene...
Mons. Ruppi:... stiamo recuperando... eh...
Fitto: ... al di là...
L'impegno
Monsignor Cosmo Francesco Ruppi dava spesso consigli a Fitto. Eloquente una conversazione intercettata il primo marzo. Il prelato parla dell'inaugurazione degli studi di una emittente privata.
Ruppi: Eh... tu sei stato invitato... io ho chiamato oggi una squadra... come ti dissi ieri sera di tre... quattro persone colte che devono... rintuzzare sui giornali... sei stato invitato in tv domani pomeriggio all'inaugurazione degli studi? Perché io ci vado... e porto anche il vescovo di Conversano... vabbè se non ti ha invitato a te... io pensavo che poteva essere... io sto facendo un buon lavoro con quella tv.
Fitto: Mmh... quello è importante. ..
Ruppi:... l'ho rifatto e vado domani alle cinque... va anche Al Bano...
Fitto:... che ha un carattere quello...
Ruppi:. .. e lo so... che dobbiamo fare?. .. eh... Raffaé... oggi ci vuole molto olio...
Fitto:... sì, ma lo so... lo so...
Ruppi:... ma stiamo crescendo eh...
Fitto: No, va bene... va bene...
Le strategie
L'ex governatore e il presidente della Conferenza episcopale pugliese ragionano sulla tenuta della coalizione di centrosinistra. Ecco una conversazione, intercettata l'11 marzo.
Ruppi: un altro fatto buono è che io sto ricevendo, sto percependo che la Margherita comincia ad entrare in difficoltà...
Fitto: no, ma la Margherita ha fatto delle liste debolissime..
Ruppi: sì ma sta trovando delle difficoltà, non la votano...
Fitto: Sì, è chiaro...
Ruppi: Qui avremo il voto disgiunto...
Fitto: Ma il voto disgiunto lo quantificano già in 7/8 punti percentuale.
Ruppi: Qui avremo il voto disgiunto ché alcuni me l'hanno detto a me chiaramente... io l'altra sera stavo all'aeroporto di ritorno dalla Cei, parecchi alti, alti, alti Ds... volevo dire: ma che avete combinato...
Fitto: Sono i primi che hanno il terrore di fare questa cosa.
Ruppi: Loro hanno paura, io poi questa mattina ho ricevuto una persona ma adesso non posso dirti nulla, se ci vediamo...
Le promesse
L'arcivescovo Ruppi assicura a Mario De Donatis, capo di gabinetto dell'allora presidente della Regione Puglia, di un suo interessamento per sostenere Raffaele Fitto. Come dimostra una telefonata intercettata il 9 marzo del 2005.
Ruppi: Io sono qui alla Cei e sto qui facendo un buon lavoro, anche alle spalle, e sto convincendo l'arcivescovo di Torino a tirare un po' di gomito a don Ciotti, perché Ciotti ha fatto quella.... eh, che però io non mi trovo. Tu me la puoi recuperare? E' una lettera di don Ciotti.
De Donatis: Ma quella che fece a dicembre addirittura?
Ruppi: C'è una lettera nella quale dice: caro Nichi eccetera, tu la puoi recuperare? Me la devi recuperare... perché...
De Donatis: Quella che uscì su Repubblica tanto tempo fa.
Ruppi: Non lo so, non lo e poi è stata utilizzata nel sito di Nichi c'è. Se tu me la fai e me la mandi a Lecce, domani mattina la mando a Torino.
La delibera
E' il 6 aprile. L'esponente del centrodestra è stato sconfitto dallo sfidante Nichi Vendola. Ruppi chiama De Donatis per conoscere l'esito dei provvedimenti sui finanziamenti agli oratori.
Ruppi: ... quella delibera che è stata assunta, adesso diventa esecutiva nelle mani del direttore generale, o no? O può essere revocata?
De Donatis: Sì, no, quella, c'è la delibera, il coordinatore dei lavori pubblici, deve procedere a fare la determina sulla base appunto di quelle, di quello che è stato stabilito dalla delibera, quindi.
Ruppi: Bisogna dire se la fa subito...
Mario De Donatis: E beh certo, certo... comunque il Presidente rimarrà in carica almeno trenta, quaranta giorni altri, quindi, non ci sono problemi, penso.
BUBI
22 giugno 2006 00:00
Allora non ci sono soltanto i cattofascisti.