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Alex 10 maggio 2006 00:00
Nessuna differenza.
Eroe è colui che consapevolmente va incontro alla morte, oppure mette seriamente e repentaglio la propria vita, per salvare le altrui vite.
Chi è stato ucciso a Nassirya è stato vittima di un attentato mentre stava compiendo il proprio mestiere, non ha compiuto alcun atto eroico.
Altrimenti, vorrebbe dire che tutti quelli che muoiono sono eroi.
Xman 11 maggio 2006 00:00
Ma sai che hai veramente ragione! Lo stesso ragionamento l'ho sempre fatto anch'io. Ha molta più dignità e rispetto un muratore Marocchino non in regola perchè sfruttato, che cade dall'impalcatura di una casa. Dopo che il suo padrone per risparmiare, gli aveva dato quell'impalcatura scadente e costruita male. A uno così dorebbero fare un funerale tipo quello di Rosevelt. Dire che i nostri soldati siano là a fare una missione di pace poi è estremamente paradossale. Ma la gente ci crede! e ci crede proprio perchè è stata rincoglionita per bene dai film di Hollywood. Così pensa che i nostri soldati in missione là ogni giorno, non facciano altro che sparare con precisione chirurgica a tutti quei convinti e stronzi integralisti islamici o a quei convinti sostenitori del laico Saddam. Un po' come fa Arnold Schwarzanegger in Terminator. E come Silvester Stallone alla fine riescono sempre a mantenere la calma e la lucidità giusta in ogni situazione, anche caotica; presente in qualsiasi guerra che "si rispetti". Non hanno insegnato niente gli attacchi da parte agli americani alla popolazione inerme e innocente Vietnamita. E anche quegli americani spediti là erano chiamate forze di pace. E come vedo non hanno insegnato niente neanche le torture di Abu Grahib. E chissà quanti episodi simili che salteranno fuori nei prossimi decenni...
Xman 11 maggio 2006 00:00
Noi così come molti altri eserciti contingenti alleati nostri e degli Stati Uniti siamo assolutamente inutili in Iraq. Si spende un sacco di soldi per mantenere due soldati rifugiati nella zona meridionale più remota e dove non succede mai niente dell'Iraq. Per tanto non facciamo la differenza ne militare (le poche volte che ci può scappare) perchè gli attacchi dei nemici sono veloci fatti di imboscate, kamikaze o bombe fatte esplodere a distanza.
italiano 11 maggio 2006 00:00
Così pensa che i nostri soldati in missione là ogni giorno, non facciano altro che sparare con precisione chirurgica a tutti quei convinti e stronzi integralisti islamici o a quei convinti sostenitori del laico Saddam.

I nostri soldati di colpi ne hanno sparati veramente pochi!
Non sono lì a fare la guerra a nessuno, al massimo devono difendersi agli attacchi.
Ma non sono eroi, sono militari di carriera che volontariamente hanno scelto di andare là.
Roberto 11 maggio 2006 00:00
L'eroe secondo quanto ho recepito durante la mia vita, dovrebbe essere colui che sacrifica la sua vita (consapevolmente e non perchè cade in un'imboscata) per un atto degno di tale sacrificio (per salvare un altro uomo o cose simili). Una volta era eroe chi dava la vita per recuperare la bandiera su un campo di battaglia, ora potrebbe essere considerato un pirla.
...ma per essere eroi è necessario morire?
Cos'è chi si fa un culo tanto per 40 anni lavorando solo per pagare tasse, affitti e mantenere moglie e figli? ...anche lui un pirla? ...o eroe?
Mah...
antonio lucenti 11 maggio 2006 00:00
signor Xman, credo che lei stia cercando di cambiare discorso......
Enrico Falcinelli 11 maggio 2006 00:00
Secondo l'etimologia del termine "eroe", per precisione, non è errato chiamare "eroe" un soldato morto in guerra, come anche chiunque rischi la vita, consapevole del pericolo. Questo non si può dire riguardo un muratore, in quanto ciò che di male possa accadergli, va considerato un incidente, ossia, un fatto non previsto.

Il termine eroe, come tutti i termini ricorrenti e di significato concettuale esteso, si presta facilmente alla strumentalizzazione, cioè a renderlo servo per significati impliciti a un proprio intento. E' giusta, quindi, anche la posizione del signor Lucenti, che affronta un tema charificatorio riguardo l'intenzione reale nel ritenere "eroi" i caduti di Nassiria.

Per me, al di là di ogni polemica, come dal significato del termine, sono eroi per il fatto di prestar servizio come operatori ad alto rischio della vita.

Saluti a tutti.
Enrico Falcinelli 11 maggio 2006 00:00
Per l'etimologia di "eroe", anche un pilota di Formula 1o merita!

Grazie e saluti.
Xman 11 maggio 2006 00:00
La nostra presenza in Iraq e quella di un sacco di altri eserciti alleati è veramente inutile. Poichè noi come molti altri siamo stati "cacciati" dagli U.S.A. nella zona meridionale del paese, che è quella più relativamente tranquilla. Quindi di colpi come dice "Italiano" noi ne spariamo (così come altri eserciti) veramente pochi. (Quella mia frase, da lei citata era ironica. Era per spiegare il modo estremamente stereotipato con cui gli Italiani che sono qua vedono la guerra in Iraq). La nostra presenza così come quella di altri che "corrono" sempre dietro agli americani, non fa la differenza neanche in campo umanitario, oltre che militare, dato che non vi sono i mezzi. A parte dare due cioccolatini ad un bambino, ma quello lo posso fare anch'io tutti i giorni. Quindi la nostra presenza là non fa altro che prestare "ragioni" ai terroristi per considerarci e descriverci agli occhi di tutti come occupanti. E ciò provoca ovviamente molti problemi sia a noi qui in Italia che ai nostri soldati in Iraq. Mi spaice deludere alcuni di voi ma la realtà è questa, noi là non serviamo a niente siamo ingombranti. Per il Sud dell'Iraq bastano molti meno eserciti, e non è che se noi ce ne andassimo scopierebbe con certezza una guerra civile dichiarata. Ma un eventuale e completa guerra civile può scoppiare anche nel Sud dell'Iraq solo se noi (così come molti altri) continuamo a rimanere lì. Noi siamo ingombranti, bisogna lasciare spazio alle "Associazioni non governative" di volontariato umanitario quelle sono veramente utili, in questo ambito. Ma si sa che se lasciassimo là i nostri soldati, dopo la gente del luogo un po' per ignoranza e propaganda deviante da parte dei terroristi, si fiderebbe molto meno anche delle associazioni di volontariato nostrane.
Alex 11 maggio 2006 00:00
Per me, al di là di ogni polemica, come dal significato del termine, sono eroi per il fatto di prestar servizio come operatori ad alto rischio della vita.

Un pilota di F1 è un eroe? E un minatore?
E' eroe chi accetta una missione all'estero solo perchè guadagna di più? Forse non è più corretto il termine mercenario?
In fin dei conti sono morti a seguito di attentato nel corso di una missione militare ma di pace, non durante una guerra dichiarata.
Il problema è che forse erano abituati, ben pagati, ad andare a suonare la chitarra e distribuire le caramelle ai bambini.
Xman 11 maggio 2006 00:00
Comunque, secondo me questi che sono morti non sono eroi perchè di fatto stavano semplicemente facendo il loro lavoro, e nel loro lavoro (scelto da loro volontariamente) la morte è prevista. Io intendevo che può essere motlo più eroe un muratore che muore in quelle condizioni. Perchè un muratore serve molto di più lo stato, nel fare il proprio lavoro. Poi come ha detto qualcuno qua sotto: (ma forse era una frase "negatoria a se stessa", adesso non ricordo più) se consideriamo eroi coloro che mettono a repentaglio la loro vita allora anche uno che fa paracadutismo estremo o addirittura il kamikaze sarebbe un eroe. Le pare!?
Enrico Falcinelli 12 maggio 2006 00:00
Caro Xmen, secondo l'etimo, appunto, sarebbero eroi anche quelli. Capisco come però, secondo il proprio giudizio di fronte al comune valore che si dà al concetto di "eroe", più che degli eroi, quelli che si fracassano il cranio facendo jumping siano solo dei poveri stronzi!

Quello su cui intendo porre l'accento, con questa faccenda dell'etimo di cui in realtà non me ne importa molto, è il fatto che purtroppo, per mentalità ed abitudine ad un individualismo spinto si tende a giudicare un fatto secondo l'etica dell'ideologia. SBAGLIATISSIMO! Con questo sistema ci perdiamo di umanità! Solo perché nella vita si sbaglia (se si sbaglia) non si merita una punizione contro il diritto umano come la morte.
Infatti, tanti che criticano la morte degli "eroi" in questione, si getterebbero a pesce per salvare un delinquente assassino inchiodato su una sedia elettrica. Cosa fa muovere a questo?
Compassione?

Anche io mi muoverei in tal senso, ma l'intento non è onestamente puro, se tale atteggiamento non si estende a tutti i casi di diritto umano, che implicano l'impegno di cui la maggior parte delle persone sono ancora incapaci: quello di rapportarsi positivamente con la realtà contingente e con quell'amorevole apertura che spinge alla "commozione" (nota bene: non compassione!) nei confronti di chi si trova a dover fare i conti con la propria vita (e con la propria anima, per chi crede) al di là del fatto che possa essere giudicato un "eroe" o un povero diavolo.

Questo, ad esempio, è un intento tipicamente cristiano, ma guarda caso, è estremamente coerente con la mentalità liberalista del laico! Difatti, chi si trova a voler approvare diritti talvolta anche inesistenti pur di "soddisfare" l'animo umano, se vuol essere un vero "laico" in modo serio ed umanamente equilibrato, deve essere il primo a saper dimostrare quella apertura positiva al rapporto umano che tanti, invece, non hanno.

Quindi, ne consegue che non possiamo giudicare, decidendo l'altrui destino: a quale libertà aneleremmo se fossimo i primi a voler decidere come devono andare le cose per tutti? Però, attenzione: questo non vuol dire che non esiste un giudizio. Bene, quel giudizio ci serva a toglierci il "trave dall'occhio" e se siamo veramente per i diritti umani, poi, vedendoci bene, aiuteremo a togliere quello nell'occhio di chi ci capita a tiro, SOLO SE EGLI VUOLE.

Saluti cari.
FABRIZIO 12 maggio 2006 00:00
Non entro nel merito della leggimità o della convenienza di avere soldati in missioni estere, di ciò si sono versati fiumi di inchiostro e non sarò io ad alimentarne il flusso.

Detto questo, la domanda che spesso mi faccio é:

Soffrirei di più se mio figlio, andato in missione (volontaria) all'estero, ben pagato e ben cosciente dei rischi, morisse di attentato, oppure se morisse semplicemente cadendo da un gradino e battendo la testa ?

E mi chiedo, nel secondo caso, quali articoli leggerei sui giornali e quali onoreficenze egli riceverebbe ?

E se invece mio figlio morisse semplicemente sbattendo in macchina perché chi guidava era sbronzo o addormentato ?

Sempre morto sarebbe !

Il problema é che le cerimonie e le onoreficenze non sono in funzione della morte ma sopratutto dell'immagine nazionale.

Un soldato ucciso é un grave atto verso lo stato che lo ha mandato là.
E' un atto fatto da una nazione (o da chi pretende di rappresentare una nazione) contro un'altra nazione.

Un soldato che inciampa, cade e si rompe la testa, é "sfortunato" !
Un soldato che si spara su un piede per errore, o peggio si ammazza, é solo maldestro.

Un ragazzo che si schianta con l'auto, invece, é solo uno dei tanti "imbecilli" (o perlomeno così li considerano la massa del popolino) che la notte, invece di dormire, vanno in giro a bagordare.

Questa é almeno la filosofia che pare essere in vigore.

Ci sono poi i "funerali di stato anomali" di cui vi racconto un episodio accaduto nella mia città:

Anni fa morì un ragazzo schiantato contro un muro (non si sa come ma pare che il muro marciasse nella stessa direzione del ragazzo o così lasciavano intendere i rilievi fatti !!).

Il ragazzo ricevette funerali cittadini con corteo di motociclisti, staffette della polizia urbana, sindaco con fascia, assessori, articolo in prima pagina sul quotidiano locale, ecc.

Io mi chiesi come mai..... e mi dissero che era figlio di ..... un vigile !

qualche settimana dopo, un altro ragazzo si schiantò contro un altro muro, ma pare che questa volta il muro tenesse correttamente la sua mano (!!!).
Vi su solo un piccolo trafiletto in 8^ pagina (quella dei necrologi).
Era solo figlio di un normale e qualunque contribuente.
antonio lucenti 12 maggio 2006 00:00
signor Xmen, mi pare un po' forzata la "gerarchia" dell'eroismo che lei propone.....

A me pareva che gli eroi fossero quelli che volontariamente corrono un rischio anche mortale, in una situazione occasionale, per correre in aiuto del prossimo. O che si sacrificano per un bene comune, ma sempre in condizioni di scelta personale, e di situazione particolare.
Chi fa il proprio lavoro , anche rischioso, è una persona che fa il proprio lavoro. E basta.
Dispiace la morte, ma la morte è l'unica certezza che abbiamo noi viventi.

Delle responsabilità che lei cita, se ne occuperà il magistrato, per la questione legale.
Quella morale riguarda i responsabili, cosa c'entra lo Stato?
Per un soldato in guerra valgono altre considerazioni.
Tuttavia il nostro esercito non partecipa ad operazioni offensive, ma alla ricostruzione e all'addestramento: non sono operazioni di guerra, signor Xmen.

Xman 12 maggio 2006 00:00
Secondo me eroe e morte non sono necessariamente collegati tra loro. Secondo me gli eroi sono quei personaggi che cercano in tutti i modi di migliorare la civiltà mettendo a repentaglio la loro pelle perchè vanno contro-corrente. E con questo è ovvio che rischiano la loro vita. Ma non come lo può fare un kamikaze. Nel senso che la morte di questo individuo che io considero eroe può essere solo una delle tante conseguenze delle sue azioni. Anche se sarebbe la più probabile ma non certa come nel caso del kamikaze. Quindi anche un pilota di formula uno ad esempio non è certo un eroe perchè alla fin fine non migliora in nessun modo la società. Inoltre sono eroi coloro che svolgono tale lavoro in una maniera estremamente controcorrente, rispetto a come "corrono" i tempi. Non so come dire ma per fare un esempio Gandhi è davero un eroe perchè è riuscito a raggingere giusti principi di libertà, senza la violenza. Un anomalia per l'epoca così come per adesso soprattutto se vediamo il contesto in cui viveva Gandhi. Oppure Gesù è un eroe così come il Buddha, Lao Tse ecc.ecc.
Xman 12 maggio 2006 00:00
Comunque dicevo che è molto di più un eroe un muratore per quello che che fa rispetto ai soldati italiani in iraq, perchè non credo a quello che ci raccontano i media rispetto a come si svolgono realmente i fatti riguardo i contigenti militari cosidetti forze di pace, spediti in iraq.
Alex 12 maggio 2006 00:00
Fabrizio, che le vite umane contino per quanto rappresentano è sempre stato così. Investire il figlio di un muratore o di un avvocato non è la stessa cosa.
Ma quando si parla di atto di eroismo, come può essere considerato eroe chi è andato incontro ad un attentato, che come tale non può essere previsto?
Quindi, non scomodiamo i veri eroi.
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