intraprendente
06 giugno 2006 00:00
.... e allora Jon disse a Ton : "...passami le cartine che ci rulliamo n'altra canna"
Autrice
06 giugno 2006 00:00
L'isola, in cui approdarono, era l'isola nell'arcipelago greco: l'isola di Nasso.
intraprendente
06 giugno 2006 00:00
x Autrice
Come fai a dire qual'era l'isola se l'ultima cartina l'hanno usata appena sbarcati per farsi na canna?
Autore
06 giugno 2006 00:00
... "sconvolti, ma ancora in piedi ... mentre cercavano di orientarsi ... cominciarono a sentire un macabro rullo di tamburi che proveniva dalla foresta vicina ...."
intraprendente
06 giugno 2006 00:00
x Autore
Sicuro che il "RULLO" che sentirono era un rullo di tamburi?
Autrice
06 giugno 2006 00:00
Era un uomo vestito con pelle d'animale con in pugno un bastone a mò di scetro, circondato da molte donne rumorose.
Ugo Fantozzi
07 giugno 2006 00:00
.... era il famigerrato duca conte tranvanti d'altavilla destro vien dal mar nella sua veste abominevole con tutte le sue concubine pronte a mangiare i suoi scarti ....
Romano Prodi
08 giugno 2006 00:00
... sti signori le pagano le tasse?
Autore
08 giugno 2006 00:00
... sul volto portava i segni della sua tribù ... a fianco c'era un'altro trono vuoto uguale al suo ... però nessuno di quello donne era la sua regina.
Autrice
10 giugno 2006 00:00
Mon si voltò e vide i suoi amici Jon Ton che fumavano beatamente la loro canna di cioccolato nero.
Avevano appena distrutto la cartina utile a ritrovare la strada, utile a capire il percorso e le motivazioni di perché si erano perduti; ma a quei due sembrava non gliene fregassero niente della loro sorte, segno che avevano tutta l'intenzione di perdersi per sempre.
Quei due, avevano tutta l'intenzione di perdere consapevolmente e con coscienza, avevano appena distrutto un prezioso documento, la cartina, indispensabile a ritrovare il percorso perduto, solo per fumarsi il cervello.
Si vergognò dei loro due amici che adesso sghignazzavano come dei cretini, persi nei loro fumosi discorsi senza fondamenta in cui dimostravano in modo palese che il loro cervello era ormai inutile.
A poco a poco si stava distruggendo completamente e loro ne erano lieti e felici.
Quei due avevano fatto la loro scelta e Mon non voleva arrivare a fare la loro fine.
Gli offrirono un tiro, passarono la canna a lei affinché si unisse ai loro deliri..
Aveva da scegliere; avevo un libero arbitrio che si riassumeva in due possibilità:
scegliere di seguire i loro amici ormai perduti, oppure, scegliere la strada nuova che si stava offrendo davanti a lei.
Ci pensò su un attimo e si voltò verso quel uomo, apparso tra la nebbia e la foschia del suo animo.
Erano bastati pochi sguardi per capire che quell’uomo era l’alternativa alla sua salvezza.
I suoi occhi dai mille riflessi, dai mille giochi di colori, in cui riusciva a guardarti con immensa passione, penetrandoti nell’anima e che già sedeva su un trono, nell'attesa che la sua regina torni a lui per sedersi al suo fianco, l’avevano ormai incantata a tal punto che non poteva più fare a meno del suo sguardo.
Si voltò verso i suoi due amici che si burlavano di quell’uomo, provò una lieve pietà per la loro sorte, ma ormai aveva preso la sua scelta… rifiutò la canna, si alzò e piano piano si avvicinò a quell’uomo misterioso perché sapeva con assoluta certezza che era l’unico a cui poteva chiedere se conosceva il percorso perduto per raggiungere la sua meta.
Si avvicinò e chiese al re pescatore:
"Qual'è la strada che devo percorrere affinché il cerchio si chiuda definitivamente?"
er metico
11 giugno 2006 00:00
Ma proprio in quell'attimo un gran frastuono proveniente dalla strada svegliò Mon...
Autrice
12 giugno 2006 00:00
Ora le era tutto chiaro.
Ora sapeva dare interpretazione ai suoi sogni.
Ora capiva tutto.
Ma le mancava la sua metà mancante, quella in cui si sarebbe chiuso il cerchio.
"Amore torna da me! So cosa vuole dire chiudere il cerchio! So perchè nel sogno sono stata inghiottita e morsa al collo dall'enorme serpente colorato!"
"Amore so tutto!! Torna da me!!"
er metico
14 giugno 2006 00:00
Con quel pensiero fisso e lo sguardo vacuo Mon scese dal letto e infilatasi di fretta i jeans che aveva gettato quella sera sulla sedia, prese le chiavi dell'auto e corse in strada. Salì in macchina, girò la chiave convulsamente ma non riuscì a mettere in moto.
Tentò di nuovo, quei secondi sembravano minuti, girò e girò ancora la chiave ma il motore non partì.
Cazzo, cazzo, cazzo! diceva Mon, digrignado i denti e prendendo a pugni il volante.
Autore
14 giugno 2006 00:00
.... dall'angolo vide sbucare 2 fari.
Era la Jeep di Leopold.
Sorpreso dal vederla a quell'ora Leo gli chiese cos'era accaduto....
Mon non rispose alla domanda... anzi gli chiese se gli poteva prestare l'auto.
Leo non insistette .... conosceva Mon da quando era nata e non ricordava di averla mai vista in quello stato .... scese subito e gli consegnò la macchina.
Leo le voleva tanto bene. Era la figlia del suo migliore amico Frank e in lei Leo riviveva i bei momenti trascorsi col padre.
Frank e Ann erano morti in un incidente stradale 18 anni fa .... Mon aveva solo 5 anni.
Leopold si era preso cura del funerale dei suoi genitori e aveva pagato quel poco di debiti che Frank aveva accumulato negli anni dopo il matrimonio.
Nessuno ha mai saputo chi abbia coperto quelle spese e perchè ....
Autrice
15 giugno 2006 00:00
Mon accesse il motore e partì.
Fece un lieve saluto con la mano a Leopold che ricambiò riamendo esterefatto da tanta frenesia di Mon.
Lei aveva la luna girata perchè ora capiva e riusciva a vedere nettamente molte cose che la riguardavano.
Lo stava capendo adesso che ormai la sua dolce metà non era più con lei.
Avevo così tanto da dirgli che il cuore le prese martellare dentro al suo petto, spinto da un' ansia inspiegabile e da quella rabbia per la consapevolezza di aver perduto un occasione importante con lui.
Ma veramente ha perso quell'occasione? L'occassine di andare fino in fondo al punto?
Sapeva che era sola lei destinata a chiudere il cerchio. Nessun altra poteva fare tutto ciò.
Ora lo sapeva e ne era consapevole.
La storia con Gaetano era finita perchè lui aveva deciso di ultimare il suo master andando a vivere con le sue tre bellissime amiche del corso.
Mon, per sua la fuocosa gelosia, ha deciso di troncare con una delle sue solite esplue..
Lo mandò decisamente a fanculo.
Lui preferiva vivere con quelle invece che con lei?? ... Era un bastardo nell'anima questo lo sapeva bene..
Ma ora era tutto diverso.
Finalmente riusciva ad interpretare i suoi sogni e sapeva che lui era la sua parte mancante a completare il cerchio per salvare questo cazzo di mondo.
Come poteva ritrovarlo adesso?
Aveva cancellato il suo cellulare e non sapeva dove era andato ad abitare. Non lo vedeva dal giorno in cui lui decise di andare a vivere con quelle tre zoccole di sue amiche, fighe e troie.
Provò a girare per la città per vedere se lo riusciva a trovarlo... ma nulla.
Come cavolo faceva adesso che aveva le soluzioni?
Ad un certo punto si fermò ad un semaforo ed una vecchia suora si avvicinò al suo finestrino.
Mon prontamente le apri lo sportello della macchina capendo che le stava per chiedere un passaggio.
Entrò in macchina e le chiese se la poteva accompagnare 100 metri più in là, vicino alla fermata della metropolitana.
Mon accettò sorridendo alla vecchia.
La suora chiuse la portiera e Mon ripartì subito.
Che strano incontro con questa suora che non faceva altro che ringraziare promettendo che le avrebbe dedicato una sua preghiera alla Madonna quasi da far capire che lei conosceva il modo di intercedere con la Santa.
La radio era accessa e ora stava trasmettendo la canzone dei Rolling Stone e sulle note della canzone più controversa e sconcia per la Chiesa, la suora promise una sua preghiera alla Madonna per ricambiare il gentil favore.
Una forte sensazione, Mon l'ebbe al cuore.
Una fitta indescrivibile le sopraggiunse al petto con tale intensità da comprendere che venisse direttamente da quella suora.
Gli ricordò Gaetano e il loro strano incontro tra le nebbie notturne di Corsico.
Per un attimo provò lo stesso mancamento che Gaetano era solo capace di fare.
A quel punto non potè che sorridere lieta che il suo Gaetano potesse cambiare le sue sembianze umane a proprio piacimento.
Questa volta lui si era trasformato in una suora, quasi a volerle dire che lui era lì presente e mai si era allontanato da lei.
Arrivarono alla metro e la suora scese dalla macchina ringraziando e ringraziando.
Se si sarebbe fermata un attimo in più l'avrebbe smascherato il mio amore che si celava tra le forme di una vecchia suora.
er metico
16 giugno 2006 00:00
Mon guarda l'orologio da taschino che Gaetano aveva lasciato in casa sua e che lei portava nella tasca dei jeans: erano ormai le sei e dieci del mattino e il rumore stridente delle saracinesche dei bar lungo la via riportarono Mon alla realtà, quella di un nuovo giorno in cui doveva decidere cosa fare della sua vita.
L'odore dell'umidità del mattino penetrava le narici e scendeva giù fino ai polmoni, i ricordi dei tempi passati le davano un senso di annoiata lontananza mentre desiderava qualcosa di nuovo che le stravolgesse l'esistenza.
Quella mattina non sarebbe andata a lavorare, non in quello stato, almeno. Quel giorno, pensava, doveva essere importante, l'ultimo della sciocca vita che aveva condotto fino allora...
Girò lo sterzo con decisione e si diressa verso casa.
moon
16 giugno 2006 00:00
Torno a casa, si tolse le scarpe buttandole vicino alla scarpiera e corse in camera. Vide il suo letto e vi si buttò sopra a peso morto.
Sentì caldo e prontamente ai primi segni di sudore si spogliò completamente rimanendo in slip.
Spalancò la finestra e mantenne le tapparelle basse in modo che il sole non filtrasse troppo per non accaldare troppo con le sue temperature di 30 gradi estivi.
Si ributtò sul letto a pancia in giù e si lasciò cullare da quella lieve ebbrezza che con dolci movimenti le accarezzò le spalle e le gambe.
Si addormentò e il sogno non si fece attendere.
Eccolo di nuovo nel suo sogno!! Eccolo che ricompare nuovamente!! Sta facendo la muta, ma è sempre più grosso. Meno brillante, i colori un pò spenti, forse perchè era in processo di cambio pelle e quindi essendo un pò umidaticcio i suoi colori erano meno accesi.
In ogni modo era sempre lui, sempre lo stesso enorme serpente che incontrò giorni addietro in altri sogni.
Mon alla vista di quel serpente che ormai incominciò a conoscere bene, provò la stessa paura avuta negli altri sogni e incominciò a scappare via da lui. Ma il serpente, anche se era nella fase finale della muta, accelerò il suo processo di trasformazione e prontamente corse dietro a Mon perchè non la voleva perdere nuovamente.
Mon capì che doveva smettere di correre o altrimenti lui l'avrebbe fermata di nuovo magari mordendola ancora al suo collo.
Rallentò il suo passo e lui fermò il suo attacco e strisciò al suo fianco.
Era difficile contenere l'emozione, ma, Mon doveva imparare a superare le sue paure e quel sogno serviva a quello scopo.
Autore
20 giugno 2006 00:00
... è proprio in quell'istante che la porta sbattì ed entro un uomo col vestito nero ....
Prese lei per i capelli e la tirò giù. Le butto addosso un lenzuolo .... uscì la magnum dalla fondina e sparò un colpo a nel letto.
Si vide qualcosa che ruppe la finestra e fuggì fra i cortili del vicinato.
Non era un sogno!
Mon scioccata non riusciva a capire che stava accadento.....
L'uomo di nero saltò giù dalla finestra. In quel momento entro Leopold che afferrò Mon e la condusse subito fuori dalla stanza .... "tutto ok ... e tutto finito" come se sapesse tutto ......
Autore
21 giugno 2006 00:00
..... dalla trasmittente di Leopold .... si senti una voce che diceva ...."l'ho perso!...... Non riesco ad individuarlo .... il segnale è basso!" ....
Leopold:"Rientra ed azzera il generatore!"
.... Mon guardò Leo .... non riusciva a capire niente .... ma chi era Leopold?
Autrice
31 luglio 2006 00:00
Chi era Leopold ?
AA VV
17 agosto 2006 00:00
Lepold non rispose.
Mon era rattristata parecchio perchè il suo Leopold non le parlava e sembrava intenzionato a non volerle rivelare niente sulla sua reale attività.
Eppure Mon aveva appena subito un aggressione, era appena scampata da un aggressione tale da metterle grossa agitazione, dove la sua adrenalina trasparira da ogni poro della sua pelle. Da quel grosso pericolo appena scampato, Mon pensò che dopotutto, se Leopold sapeva qualcosa, qualche spiegazione le era dovuta.