Alex
11 luglio 2006 00:00
I fondi di categoria sono poco costosi e non chiedono spese accessorie. Non è vero che rendono meno del Tfr, ma dipende ovviamente dal tipo di gestione (l'offerta per ora è ancora un po' limitata).
Ci sono comunque i fondi pensione aperti: le banche e le assicurazioni non li pubblicizzano perchè a loro convengono poco.
Costano circa come un fondo comune ed hanno l'incentivo fiscale. Non serve avere un dossier titoli, con tutte le spese che ne conseguono.
Anche l'acquisto di semplici fondi comuni (con i quali si può gestire un Pac) non comporta l'apertura di un dossier titoli. Le offerte sono varie, tante non prevedono costi di entrata o di uscita se non le normali commissioni di gestione annue.
Paolo 1
12 luglio 2006 00:00
Oppure con petizioni e proposte di legge di iniziativa popolare (bastano 50.000 firme) chiedere che non solo si tolgano le spese di trasferimento titoli da una banca all'altra (argomento oggi molto discusso, perche' colpisce molti risparmiatori), ma tornare al sistema pre 1998, per cui si potevano acquistare titoli di stato direttamente dalle filiali della banca di Italia, senza passare da intermediari come banche e SIM, e quindi senza doverli foraggiare, lasciando l'unica modifica sensata, cioe' la smaterializzazione dei suddetti titoli, cosi' ti rilascierebbero uno specchietto dei titoli che hai, ma non avresti il problema e la spesa di custodire i "papiri" in una cassetta di sicurezza, perche' se te li rubavano erano guai, era quasi come contante.
Paolo
Romano Signorelli
14 luglio 2006 00:00
Si, in effetti molte banche non fanno pagare ne' bollo ne' tenuta titoli se compri fondi comuni.
Peccato che ti chiedano molto quando compri e quando vendi, nonchè sui dividendi (se ci sono). E poi ci sono le commissioni annuali del fondo...
Alex
14 luglio 2006 00:00
vero Signorelli, ma basta leggere con attenzione.
Il dossier titoli infatti non è necessario per acquistare i soli fondi comuni.
Questi fondi comuni in linea di massima non staccano dividendi (il che è anche positivo in un'ottica di accumulazione sul lungo periodo, altrimenti avrei anche "l'onere" di reinvestire i proventi).
Ovviamente bisogna verificare quanti e quali sono i costi, che possono essere:
1) costi di acquisto (in linea di massima oggi ormai superati)
2) costi di vendita (spesso solo se si rivende prima di una certa scadenza, ad es. 3 anni)
3) costi di gestione: qui basta leggere i fogli informativi o i prospetti dei fondi, si va da 1% per fondi obbligazionari fino al 2% per i fondi azioniari specializzati.
L'idea di fare da soli a volte è allettante ma oltre al tempo che manca ci espone anche a costi normalmente maggiori (almeno finchè si tratta di piccoli risparmi)
Romano Signorelli
14 luglio 2006 00:00
Mi riferivo alle commissioni applicate dall'intermediario (la banca).
Con molti titoli ci sono costi addizionali, solo per la banca.
Alcuni esempio con IW-BANK (da aggiungere alle commissioni del fondo):
AXA WF European Small Cap Equities A Acc
20Euro per sottoscrizione e rimborso
Carmignac Emergents Acc
0,15% per sottoscrizione e rimborso
Dexia Bonds Euro Inflation Linked Classic C Acc
35 euro per sott. e rimborso
Fidelity Funds - European Larger Companies Fund E Acc
0,15% su sott. e rimborso (min 12,5 euro max 35 euro)
World Invest - Eurostar Equity
35 € + 0,10% del controvalore per sottoscrizione e rimborso e 35 € per switch
Ne ho pescati solo alcuni, a caso, dal mucchio.
Alex
14 luglio 2006 00:00
Vero Signorelli, non volevo dire che i costi non ci sono, anzi li ho elencati come categorie.
Ovviamente ogni gestore fa la propria scelta su quanto e come applicarle.
Comunque ci sono fondi venduti senza intermediazione (tramite la propria banca oppure collocati tramite promotore finanziario... ma occhio a non farsi rifilare polizze!!).
Strider
17 luglio 2006 00:00
Caro Signorelli, mi pare strano che una sua cosi' approfondita conoscenza del problema previdenziale e del mondo bancario non riesca ad indirizzarla verso una "vera" soluzione integrativa.
Lasciando da parte i fondi pensione chiusi che, come detto giustamente da Alex non prevedono particolari costi, esistono sul mercato molti fondi pensione aperti a costi estremamente contenuti e che non richiedono particolari balzelli.
Il concentrarsi sui costi iniziali o di gestione fa molto spesso perdere di vista il vero nocciolo della questione che e' rappresentato dai "coefficienti di conversione" e cioe' da quei fattori attuariali che trasformano il montante formato dai versamenti degli aderenti e dai rendimenti ottenuti dal gestore in una vera e propria pensione.
Puo' accadere infatti che a parita' di capacita' del gestore un fondo con costi iniziali piu' alti corrisponda una pensione piu' bassa e viceversa. Per questo basta leggere il prospetto informativo guidati da un onesto consulente.
Riguardo alla costruzione di una pensione con acquisto di titoli o di fondi o etf non bisogna dimenticare che i fondi pensione godono di buoni benefici fiscali, che diventeranno ancora migliori quando andra' in vigore la riforma Maroni.
I vincoli che tali prodotti hanno sono a mio parere perfettamente giustificati dalla rigidita' di un' esigenza quale quella di integrazione pensionistica. Molte volte infatti ho assistito a sottoscrizioni di piani di accumulo o investimenti programmati in titoli che si interrompono prima della naturale scadenza per esigenze sopravvenute. Con questo non intendo dire che il fondo pensione e' una scelta migliore, ma semplicemente che si tratta di forme complementari tra loro eche magari piuttosto che accantonare 100 sia meglio fare 50 e 50. Saluti