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Giobbe 25 agosto 2006 00:00
Bravo... Lei è forte francesco... Continui così.
Il figlio del farmacista intanto deve essere farmacista, abilitato alla professione e con due anni di abilitazione all'esercizio.
Comunque con lei è inutile parlare. Invece di commentare i dati che potrebbero metterla in difficoltà si barrica dietro le sue verità. Una situazione si analizza in toto, non con una affermazione sporadica.. E' imparziale e fazioso e se non è in grado di affrontare il problema del sistema farmaceutico in toto, farebbe una figura molto più bella e onesta nel rimanere zitto e non intervenire nè iniziare forum come questi.
Con ciò non voglio difendere nessuno e me in particolare, se si può migliorare la situazione ben venga. Ma andando avanti così, sparando gratuitamente contro una professione, non si va avanti. Le ripeto il concetto e riassumo in poche parole: se il servizio farmaceutico è buono, anzi il migliore in europa, vuole dire che qualcosa di buono c'è ed è in essere, anche grazie ai titolari di farmaci. Inoltre se i prezzi delle medicine (ricetta e non) sono alti, non deve prendersela con i farmacisti che hanno il prezzo amministrato ma con le grandi aziende farmaceutiche, che contrattano con il governo il prezzo sia di quelli di fascia A (ciò quello del SSN), mantenendoli bassi per far pagare poco lo stato, alzando invece quelli di Fascia C (totalmente a carico del cittadino) che rappresentano il 93% (dati alla mano) della spesa procapite. I farmaci da banco rappresentano quindi solo il .....7% della spesa ed è su quelli che la legge Bersani agisce. Ora commenti se è in grado. Inoltre vorrei un suo pensiero su questo concetto: dunque i farmaci da banco, venduti in farmacia, erano soggetti, secondo il decreto Storace ad uno sconto dallo 0 al 20%.Ed in media, dati di Federfarma, le farmacie si stabilizzavano su uno sconto del 15-20% rispetto al prezzo di vendita.
Ora le COOP, che tanto hanno voluto gli OTC, avanzano con uno sconto del 25% rispetto al prezzo di vendita ( e non al prezzo scontato in farmacia).. La differenza è del 5% per il cittadino, ma mi lasci fare una domanda: se lei se ne intende un pò di economia, capirà subito che una farmacia può fare sconto senza andare in perdita, se riesce a contrattare con il grossista in base al numero di confezioni comprate (ma questo solo per alcuni OTC e farmaci da banco, non sui farmaci di fascia C). Facendo un esempio se ne compro 100 avrò uno sconto,se ne compro 50 sarà di sicuro minore. Ma allora perchè le COOP non hanno sconti maggiori, perchè è evidente che acquistino un numero molto molto maggiore rispetto alla farmacia???? La differenza dove va? Mah...
Forse si preparano per la prossima campagna elettorale dei DS...

Un saluto..

blaster 25 agosto 2006 00:00
e allora, che problema hai? forse non sai quanto costa comprare una farmacia... se uno si fa il culo x tutta la vita x comprarne una o se lo è fatto in passato, non vedo niente di male se la farmacia passa alle generazioni successive; è un investimento come un altro e il titolare deve comunque conseguire la laurea in farmacia.
Certo se uno vince una farmacia a concorso è come vincere alla lotteria o quasi, ma lo fa con pieno merito.
I veri privilegice li hanno altre categorie, come i politici, ma come si nota dagli altri tuoi interventi i farmacisti non ti stanno simpatici, pazienza
Francesco 25 agosto 2006 00:00
Risposta per Giobbe e Blaster.
Preciso che non è mia intenzione limitare la discussione alla questione farmacisti e che, soprattutto, non ho alcun interesse personale nel settore farmacia.
A Giobbe vorrei far notare che la questione della misura degli sconti non mi pare attinente: è una questione di mercato e non di privilegio.
Il privilegio sta nel fatto che il farmacista titolare trasmette all'erede non una azienda qualsiasi, valutabile con i normali criteri economici privatistici, ma una posizione giuridica che coinvolge interessi di natura pubblicistica, dei quali, a mio avviso, non dovrebbe disporre.
Il privilegio deriva principalmente dal fatto che esiste il numero chiuso. Nemmeno un'altra potente categoria privilegiata (quella dei notai) può vantare un privilegio così grande: il figlio del notaio non eredita un bel niente; se vuole diventare notaio deve vincere un concorso.
A Blaster dico semplicemente che il fatto di poter comprare una farmacia saltando a piè pari il concorso dimostra che l'aspetto sanitario della questione è molto, molto, molto secondario.
D'accordo, invece, sulla questione dei privilegi degli uomini politici; mi auguro che se ne discuta.
luca 25 agosto 2006 00:00
giobbe ci ha stufato con la solita tiritera delle coop che vendono farmaci da banco.
Quando in faracia venderanno solo FARMACI e non cremine, cremette, shampoo, doposole, giochi per bambini e tutte le cazzate possibili immaginabili allora vi potrete lamentare!
ORA SMETTETELA
grazie
blaster 25 agosto 2006 00:00
"Il privilegio sta nel fatto che il farmacista titolare trasmette all'erede non una azienda qualsiasi, valutabile con i normali criteri economici privatistici, ma una posizione giuridica che coinvolge interessi di natura pubblicistica, dei quali, a mio avviso, non dovrebbe disporre"

scusa Francesco, potresti essere più chiaro su cosa intendi con questa frase?
Esistono farmacie private e farmacie comunali: come ben sai i comuni non hanno problemi di ereditarietà. Pre quelle private, bhe sono ormai diventate piccole aziende e come tali non vedo grandi differenze tra una farmacia e una piccola azienda di computer tanto per farti un esempio. Quando il direttore/titolare va in pensione entrano gli eredi, funziona così un po dappertutto. Certo chiunque rilevi il precedente titolare deve essere laureato, questo è ovvio.
Per quanto riguarda il "numero chiuso" o meglio detto pianta organica, l'idea non è quella di barricarsi e proteggersi le chiappe e basta, ma è quello di assicurare un servizio continuo, capillare e organizzato su tutto il territorio nazionale, il 100%
Se non ci fosse la pianta organica, pensa il casino di farmacie che ci sarebbero nei grandi centri e il quasi deserto nei piccoli paesi. Se poi si vuole parlare di num di farmacie per abitanti, benissimo si può discutere, ma siamo comunque nella media europea.
Infine, preciso visto che forse non mi sono espresso bene: un farmacista laureato può acquistare una farmacia già esistente, non una farmacia in nuova apertura. Cioè per esempio, il titolare di una farmacia muore e i familiari non intendono proseguire con l'attività, la farmacia viene messa in vendita. Per le nuove sedi o altri casi di sedi vacanti, le farmacie vanno sempre a concorso. A parte questo, la professionalità del farmacista non è dipendente dalla disponibilità economica, ma dalle qualità personali, quindi l'aspetto sanitario come dici tu, non è assolutamente in secondo piano.
alfredo 25 agosto 2006 00:00
Vi è una spiegazione molto semplice alla questione sollevata da Francesco.
Cominciamo con il considerare la farmacia con il duplice aspetto
economico
professionale
Bene , è sempre stato cosi' e nata cosi' e cosi' si trova adesso.
Le origini avevano il duplice aspetto e lo conservano anche ai giorni nostri.
L'aspetto commerciale era in ogni caso prevalente per secoli .
Non si può insistere a ragionare limitandosi a voler tenere distinte le due cose.
Il legislatore attraverso i secoli, ( DA CENTINAIA DI ANNI ) si è sempre giustamente preoccupato di salvaguardare l'aspetto sanitario e sociale .
Infatti le norme che regolano il servizio farmaceutico sono talmente ferree che non basta una giornata per spiegarle.
Tutto quanto riguarda criteri come la pianta organica , la vigilanza , gli obblighi di detenzione di tutti i farmaci , i servizi che mano a mano si sono aggiunti con onere esclusivo delle farmacie , turni ed altre cose SONO A TUTELA DELLA SALUTE PUBBLICA .
Ora se insistiamo a voler vedere solo una parte dei problemi ( creme cremine ecc.. ecc.. ) e se vogliamo interpretare la plurisecolarità della farmacia come una sorta di previlegi medioevali senza considerare gli aspetti negativi ed antieconomici ( ripeto antieconomici nel senso che molti servizi prestati hanno costi che superano i possibili vantaggi economici ) oltre che limitativi al possibile sviluppo della parte economica sbagliamo tutto.
Le garantisco che se ( e sembra che ormai possa essere ) io posso fare commercio all'ingrosso oltre al dettaglio , se posso aprire altri punti vendita , se posso spostare la mia farmacia dove mi pare ( e la porto dove penso di guadagnare di più)e via discorrendo ... allora vuol dire che l'aspetto economico diventa sicuramente l'imperativo .
Quindi viene favorito l'aspetto economico a danno di quello professionale.
Guarda caso tutto quello detto prima ... come nuove opportunità economiche viene fatto adesso.
Solo le coop e le multinazionali hanno oggi già sul campo la possibilità offerta da Bersani.
Che caso vero?
Ne deduco che l'aspetto professionale a in poco tempo subirà un declino inevitabile.
Non trovi vergognoso il fatto che la farmacia si sia preoccupata di vendere anche altre cose.
Ora torniamo al punto in oggetto.
Perchè io che ho sgobbato una vita a far debiti per acquistare la mia farmacia non posso darla a mio figlio ( quando avrà assolto gli obblighi di legge e professionali ) dal momento che la parte commerciale e professionale non sono scindibili?
Devo regalare il lavoro di una vita a tizio che con lo zio deputato o la nonna troia che si fa quella cariatide che è in commissione di esame BARA anche nei concorsi ?
Ora se proprio vogliamo insistere bisognerebbe ( ... e non vedo come sia possibile ..) dividere i due aspetti della farmacia.
La parte economica IO LA VOGLIO DARE A CHI MI PARE come qualsiasi altre attività economica.
E non vedo nulla di anacronistico.
La parte professionale diamola allo stato.
Bene son pronto a scommettere che i bilanci dello stato andranno a puttane nel giro di 12 mesi .
Provi a pagare dei farmacisti che facciano tutti i servizi che fanno i titolari.
Ci sono le comunali?
Bene , a parte il fatto che le comunali vendono anche loro le cazzate che vi da tanto fastidio non mi sembra che abbiano bilanci tanto rosei.
Guardi a parte certe comunali che vantano vantaggi incredibili cone poliambulatori a spese del comune , ospedali al fianco , posizioni strategiche commerciali che hanno bilanci positivi.... le altre comunali perdono , ripeto perdono soldi , ogni anno.
Perchè?
Le volgiamo moltiplicare allora queste situazioni?
Lo stato è pronto a pagarmi solo l'aspetto professionale ?
Bene , dopo un tot di tempo gli restituisco la farmacia , incasso gli stipendi, non caccio una lira, ed accetto di non lasciare a mio figlio l'eredità.
Diversamente Le garantisco che se mi negheranno il diritto di lasciare il prezzo da me pagato a chi mi pare sono pronto a fare a schippettate .


forumista 25 agosto 2006 00:00
Pre quelle private, bhe sono ormai diventate piccole aziende e come tali non vedo grandi differenze tra una farmacia e una piccola azienda di computer tanto per farti un esempio

Con una piccola differenza: c'è il libero mercato e se tu non mi vendi la tua azienda io posso aprire una mia senza aspettare il rilascio di nuove licenze dall'alto.
ZaZaan! 26 agosto 2006 00:00
Meno male che papà fa il Tabaccaio...
e nessuno ci trova niente da ridire, che io non so' laureato!
Francesco 26 agosto 2006 00:00
Chiarimenti per Blaster.
Spero di riuscire ad essere più chiaro, anche a costo di sembrare banale, premettendo, comunque, che il discorso riguarda solo le farmacie private.
La farmacia privata esiste come conseguenza di una manifestazione di volontà dell'ente pubblico (la regione che prevede l'istituzione di una nuova sede nella pianta organica di una provincia); segue il concorso per assegnarla.
L'azienda-farmacia, quindi, deve la sua esistenza principalmente a questo atto di natura pubblica. A mio avviso, quindi, non è corretto considerare la farmacia, una volta istituita, come un bene qualsiasi, alla stregua di un bar o di una macelleria.
Se il titolare mette in vendita la sua farmacia, non determina il suo valore soltanto in considerazione delle merci e delle attrezzature esistenti. Il suo valore deriva, in primo luogo, dal fatto che la farmacia opera in esclusiva su un determinato ambito territoriale. Ma questo non ha nulla a che vedere con l'attività precedentemente svolta dal titolare.
Se, come tu dici, non c’è differenza tra una farmacia ed un negozio che vende computer, allora bisogna trarne la conseguenza che il trattamento giuridico per l’apertura dei relativi esercizi deve essere identico. Questo è ciò che io sostengo.
Per quanto concerne la capillarità del servizio, dovresti riconosce che una eventuale abolizione del numero chiuso favorirebbe una maggiore diffusione di farmacie nel territorio.
Saluti.
Francesco 26 agosto 2006 00:00
Per il dott. Alfredo.
Per discutere non serve, per fortuna, far ricorso alle schioppettate.
Una precisazione preliminare:le leggi istitutive del servizio farmaceutico così come lo conosciamo non risalgono alla notte dei tempi, ma al periodo fascista (Regio Decreto 30 settembre 1938, n° 1706; T.U. sulle leggi sanitarie 27/7/1934, n° 1265). Tanto per non smentirsi il governo di allora aveva previsto, tra l'altro, che ai concorsi potessero partecipare soltanto gli iscritti al PNF (chissà, forse la tessera del partito garantiva una maggiore professionalità, visto che i fascisti si intendevano tanto di olio di ricino!).
Veniamo alle critiche. Il dott. Alfredo dice che "è sempre stato così" e, naturalmente, si augura che niente cambi.
Poiché sostiene che le leggi esistenti sono fatte a tutela della salute pubblica, vorrei fargli notare che la salute pubblica si tutela anche in altri settori (il settore alimentare, ad esempio) senza ricorrere a meccanismi protezionistici della categoria.
Mi piacerebbe sapere, comunque, quali sono i settori farmaceutici "antieconomici".
Anch'io, come il dott. Alfredo, trovo "vergognoso il fatto che la farmacia si sia preoccupata di vendere altre cose", ma questo dimostra soltanto che l'aspetto commerciale è quello prevalente (ma nessuna legge lo ha imposto).
Non sono d'accordo sul giudizio che lui dà sulla gestione delle farmacie comunali: basta dare uno sguardo ai bilanci delle aziende farmaceutiche comunali reperibili su internet per rendersi conto che non è vero.
Francesco 26 agosto 2006 00:00
Per ZaZaan.
Quella dei tabaccai è una riserva di caccia, che opera anche tramite punti di vendita dei veleni di Stato situati nei bar di stazioni ferroviarie, bar, ecc. ecc.; anch'essi devono gran parte delle loro fortune al numero chiuso. Provate a vedere se ne trovate in vendita qualcuna nel centro di Roma o Milano e, se la trovate, fatemi sapere quanto costa. E' vero, per far soldi a palate in questa riserva è sufficiente anche la terza media. Sarà forse perché con il numero chiuso si deve remunerare la grande professionalità dei tabaccai?.
blaster 26 agosto 2006 00:00
x Francesco

bhe il problema centrale, lette le tue ultime righe allora diventa la pianta organica che secondo te andrebbe abolita.
Mi spiace ma su questo ho una differenza di vedute notevoli, ma non per portare acqua al mio mulino, ma cerco di essere obiettivo. Principalmente ci sono due punti per cui credo che il sistema della pianta organica rappresenti una ottima soluzione.
non so se sei nel settore sanitario o farmacista o cos'altro, ma ti assicuro che aprire una farmacia non costa come aprire un negozio qualunque. Reg. di cassa, computer + sistema informatico, arredamento, farmacopea, apparecchiature minime per il laboratorio galenico obbligatorio, commercialista, e ancora tante altre spese. Tutti questi elencati sono costi fissi; è chiaro che questi costi incidono molto di più su una farmacia piccola con fatturato limitato che su una grande farmacia. Aprendo più farmacie, le farmacie medio-piccole e la nuova farmacia vicina, siamo sicuri che siano in grado di sopravvivere senza tagli di personale per la prima, e sopravvivere in primis per la seconda? Sarebbe una rivoluzione avente poco senso, visto che l'attuale sistema funziona perfettamente e che la soddisfazione generale è più che buona.
Il secondo motivo per cui la pianta organica è necessaria, è la protezione della farmacia come "azienda privata unitaria". Mi spiego: un titolare con grandi possibilità economiche potrebbe aprire una farmacia accanto ad uno o più concorrenti, anche in perdita magari all'inizio; ma se i "vicini" sono costretti a chiudere bottega il monopolio di una certa area diventa suo; questo può comportare la nascita di catene di farmacie che avrebbero il monopolio su queste aree. E siccome le farmacie devono offrire un servizio capillare studiato come nella pianta organica in una certa maniera, non è possibile stravolgerlo per interessi puramente economici.
Quindi come vedi l'abolizione della pianta organica è una grossa arma a doppio taglio e io ci vedo molti più aspetti negativi che positivi.
Se si vogliono rivedere gli indici di numero di farmacia per abitanti in alcune regioni o province in cui c'è uno squilibrio, se ne può discutere ed aprire nuove sedi.
alfredo 26 agosto 2006 00:00
x Francesco

Vi è un momento storico nel quale i cambiamenti epocali e legislativi di conseguenza prendono forma.
Poi col passare del tempo subiscono adeguate variazioni ( anche in campo farmaceutico glielo assicuro ) senza stravolgere la bontà dell'impianto.
Non ci vedo nulla di strano.
Anche il nostro ordinamento giuridico in generale ha radici ben più lontane direi e l'impianto di base è mantenuto.
Vuol dire che qualche cosa di buono ha.
Se per il settore farmaceutico il periodo è quello fascista vuol dire che era una buona legge.
A meno che si voglia , in base ai suoi criteri , demolire l'insieme delle leggi che risalgono , come principi , al periodo degli antichi romani .....che non erano o sono oggi i campioni della democrazia.
E non sono fascista .. neanche simpatizzante.
Molte cose sono cambiate dal 1938 e nemmeno ci tengo a far si che nulla cambi.
Poi senza nulla togliere ad altri mestieri ritengo che i vincoli nel settore delle farmacie sono di gran lunga più volti al vantaggio dell'aspetto pubblico .. che a vantaggio dell'aspetto protezionistico.
Se Lei insiste a voler vedere solo un aspetto protezionistico non c'è santo che tenga a farle cambiare idea.
Guardi come in ogni altra attività umana vi sono casi clamorosi di discrepanza economica ... se a tizio " va grassa " vi è anche caio che soffre come una bestia.
Un esempio?
Ho conosciuto un collega che vivie in Toscana con una farmacia in un paese di 800 anime che dista solo 19 km da un centro ... a valle ... abbastanza grosso.
Lui ha la sfortuna di essere in cima ad una collina a 1200 metri di altitudine.
Sa che affari?
Una sola parola : svolge praticamente un servizio di turni no-stop tutti i giorni per 365 giorni all'anno perchè il sindaco non accetta che possa essere messo in turno con le farmacie del centro più grosso.
Il motivo?
Beh quelli del centro non possono andare in montagna per i loro bisogni... quindi fa il turno sempre.
Sa quanti casi come questo ci sono in italia?
Moltissimi glielo assicuro.
Perchè questo signore accetta tutto questo?
In nome di un valore economico " sulla carta " della " sua piccola azienda.
Crede che un farmacista pagato dallo stato ci stia laggiu'?
Forse si.... ma non mi dica che lo stato ci guadagna.
Questa è la pianta organica istituita nel 1938.
I settori antieconomici ?
Tutti i servizi ... che Lei non vede o non vuole vedere.
Guardi in genere il titolare guadagna perchè lavora per quattro, quindi ha 4 stipendi.
I bilanci delle comunali non li deve guardare in internet.
Se io ho un'azienda comunale e vendo per un bel gruzzolo di miliardi una farmacia ( e se non la potessi vendere non incasserei nulla....) porto il mio bilancio in attivo.
Se poi la farmacia io non la compero ( è prevista la prelazione ...aggratis da parte dei Comuni ) è tutto denare netto che realizzo.
Poi se ho ... come quasi sempre farmacie molto ben servite stia tranquillo che posso fare bella figura facendo vedere gli attivi.
Questi sono bilanci che Lei non deve considerare cristo.
Guardi nel dettaglio e nei comuni dove non ci sono queste realta.
Da sempre le comunali perdono soldi laggiu.
I titolari di farmacia no, loro si!!!
Differenza ?
Lavorano per 4 , fanno turni gratis, fanno tutte le incombenze burocratiche aggratis che sono una marea.
Sto attento all'aspetto anche economico ovviamente anche perchè nessuno lavora gratis o per perdere i soldi.
Ultima cosa.
L'aspetto economico ha interessato veramente solo bersani.
Questo è scandaloso.
Se invece fosse stato preoccupato della salute pubblica sto deficente poteva passare alle coop solo gli aspetti vincolistici e antieconomici del settore.
Mica sono scemi invece.
Ma sono delle merde ideologiche.
Passano una riforma in nome di..... ed invece è una riforma in nome del vile denaro.
Quello loro.
Voi tirate le fila della compagnia.
Ad ogni modo sono un tipo brillante...
Peccato che dopo una vita in cui praticamente mi si diceva ( .. si fa per dire ) questo non lo puoi fare , quello nemmeno ...ora mi si dica beh adesso si.. però la forza di fare ce l'abbiamo solo noi.
Tu no, perche? .. perchè no., non hai la forza economica.
Tu sei uno stronzo....
Gli affari grossi li facciamo solo noi.
... a voi solo l'osso... questo sta scritto nel vostro futuro.
Le leggi le facciamo noi , quindi .. pippa.
Facciamo fare i turni alle coop , diamogli anche tutto il resto... anche le ricette,.
Apriamo dei casini, lavoriamo meno ... lavoriamo tutti .. e guadagniamo di più.
Se poi ci viene mal di testa ... invece di prenderci un'aspirina ( .. al prezzo di acquisto scontato ) ci facciamo una bella scopata .. nella nostra azienda .. ci costa di meno e ci divertiamo di più.
Poi li voglio vedere anch'io i bilanci delle coop.
Pierino 26 agosto 2006 00:00
Caro Francesco ti dò pienamente ragione,
se bisogna liberalizzare bisogna andare sino in fondo.

Via i previlegi,via i statali,(privatizzarli subito),bonus scuola a tutti,un genitore deve essere libero di sceglire quale scuola mandare i suoi figli,(eliminare le scuole statali).
Aprire la concorrenza all'inps anche con istituti stranieri,uno deve poter pagare chi vuole e quando vuole,non ci deve essere obbligo.
Liberalizzare tutti i servizi,acqua,luce ,gas,telefono.
Insomma libera concorrenza su tutto.
Le licenze comunque sono già libere.(se manca ancora qualcosa bisogna liberalizzare)
Naturalmente bisogna che ci siano delle regole che rispettino l'ambiente,il prossimo.
maurizio 26 agosto 2006 00:00
messaggio per tutti,
Io non sono esperto delle leggi che regolano le attivita' delle farmacie, pero' seguo un po la politica e penso che alcune cose, in italia, si possono fare, aime, solo con un governo di sinistra.
ammetto che sono proprio bravi ad occupare tutto, per il futuro le coop stanno già pensando alla distribuzione di energia, al settore telefonico e via dicendo, ergo, tutti questi discorsi saranno, purtroppo, superati-grazie
Francesco 26 agosto 2006 00:00
X Blaster.
Il problema della pianta organica (io preferisco chiamrlo "numero chiuso" perché rende meglio l'idea) è il problema dei problemi, perché da lì nascono i privilegi.
Permettimi di dirti che non ha senso mettere in campo la questione dei costi per l'apertura della farmacia, visto che sono costi che gravano su qualunque altro soggetto che intende avviare un'attività di commercio o di servizi. Anzi, a voler essere pignoli si potrebbe obiettare che per nessuna altra categoria diversa da quella dei farmacisti è prevista la possibilità che il Comune intervenga perfino fornendo loro i locali idonei all'esercizio dell'attività (legge 8/3/1968, art. 2, con riferimento alle farmacie rurali con popolazione residente fino a 3.000 abitanti. Roba da guinness dei primati!)
L'esistenza della pianta organica genera situazioni semplicemente odiose. Nelle grandi città ci sono farmacie nelle quali lavorano decine di farmacisti collaboratori. Perché consentire che un farmacista titolare possa guadagnare alcuni milioni netti di Euro all'anno, mentre i suoi collaboratori, professionalmente validi quanto il titolare, si devono accontentare soltanto 1.500 Euro al mese. Se ci fossero più farmacisti titolari avremmo un servizio più capillare e una più equa distribuzione delle opportunità di lavoro.
Francesco 26 agosto 2006 00:00
X Dott. Alfredo.
Caro dottore, visto il suo intervento chilometrico penso che sia pressoché impossibile rispondere a tutte le sue argomentazioni. Ci proverò esprimendo il mio punto di vista sulle questioni che mi sembrano più rilevanti e cercando di fornire concreti elementi di giudizio.
1) Lei dice che "Vi è un momento storico nel quale i cambiamenti epocali e legislativi di conseguenza prendono forma". Ebbene, perché ritenere assurda la liberalizzazione, eventualmente anche totale, del settore farmaceutico?
Quando lo Stato ha ritenuto opportuno abolire le Preture ed istituire i Giudici di Pace non è andato a chiedere ai Pretori se erano d'accordo.
2)Lei dice: "Guardi come in ogni altra attività umana vi sono casi clamorosi di discrepanza economica ... se a tizio " va grassa " vi è anche caio che soffre come una bestia". Ebbene io vorrei consentire a molti farmacisti disoccupati, sottooccupati o collaboratori di andare a rosicchiare qualcosa dalla torta dei colleghi ai quali "va grassa", certo che essi non andrebbero a togliere il pane di bocca a quelli che, come dice Lei, soffrono come bestie.
3)Lei dice: "Ho conosciuto un collega che vivie in Toscana con una farmacia in un paese di 800 anime che dista solo 19 km da un centro ... a valle ... abbastanza grosso. Lui ha la sfortuna di essere in cima ad una collina a 1200 metri di altitudine. Sa che affari?". Io le rispondo che esiste la legge 8/3/1968, n°221, che prevede agevolazioni per le farmacie rurali come quelle di cui lei parla. Le mie misere conoscenze legislative mi dicono che in virtù di quella legge le Regioni erogano contributi che possono arrivare a molte migliaia di Euro all'anno. Sarei curioso di sapere quale altra categoria ottiene dei contributi ad integrazione del reddito.
4) Lei dice che: "Guardi in genere il titolare guadagna perchè lavora per quattro, quindi ha 4 stipendi". Che significa? Visto che Lei non vende certamente i farmaci a chi non ne ha bisogno, devo presumere che il suo lavoro per 4 stia tutto nell'organizzare la vendita dei parafarmaceutici, dei dietetici e dei cosmetici. Si svolga, cioè, in un settore nel quale lei beneficia dell'insegna "Farmacia" e del fatto che la gente è obbligata a passarci per curarsi. Ciò significa che beneficia di una posizione di rendita a danno di chi ha aperto una attività per vendere i medesimi prodotti.
5) Lei dice: "Facciamo fare i turni alle coop , diamogli anche tutto il resto... anche le ricette". Se lei vuole conservare per forza tutto e ritiene che perdere una piccola percentuale del suo fatturato sia una tragedia, nessuno le impedisce di restituire la sua autorizzazione e magari passare a fare il farmacista dipendente. Forse ne trarrebbe beneficio la sua comprensione del problema-farmacia.
Saluti.



Francesco 26 agosto 2006 00:00
Per Pierino.
Distinguiamo, però, tra liberalizzazioni e privatizzazioni. La privatizzazione delle scuole non sarebbe un grande affare per la cultura. Avremmo un esercito di diplomati con diplomi inesistenti e un ristretto gruppo di famiglie che manderebbero i figli a studiare nelle scuole dove si studia davvero, alle quali si accede soltanto se si ha il portafoglio a fisarmonica.
Guarda, poi, che non tutte le licenze sono libere: prova un po' ad aprire una rivendita di tabacchi e te ne renderai conto.
Saluti.
Giobbe 27 agosto 2006 00:00
Per Francesco:
Le conoscenze giuridiche non associate alla conoscenza del problema o solo prevenuto dimostrano che le leggi solo solo parole che entrano ed escono dalla bocca di persone forse stolte.
Complimenti per la sua battaglia anti-titolari, se lei è un farmacista dipendente, la comprendo pienamente, ne avrà piene le palle del suo titolare che non le dà lo stipendio adeguato.. Che ricordo ha un minimo salariale.. Ma non un massimo.. quindi se uno è bravo e lavora perchè non pagarlo di più... E ci sono tanti modi per pagarlo di più.. CI sono anche i titolari avidi.. ma questo in ogni campo.. Guardi i suoi DS che si sono litigati il posto al parlamento perchè volevano più metri quadrati... Quindi se uno lavora bene, fa bene il suo mestiere, stia sicuro che anche il titolare medio lo sa apprezzare e dare il giusto. Se lei non lo prende, mi dispiace. Pensi sempre che il suo titolare sia avido, e mi raccomando non faccia un autopensiero, MAI....
Se non è farmacista, allora sarei curioso di sapere il suo lavoro, perchè non mi spiego la conoscenza di leggi, di sanità, se non per essere dentro ad un forum per mettere zizzania.

Per Luca: Non so chi sei, usi il plurale maiestatis quindi forse sei il re delle COOP... Ti da tanto fastidio, ti annoiano i miei proclami anti-coop.. Beh a me hanno dato molto fastidio i proclami antifarmacisti.. Se ti danno noia i miei discorsi, sconnettiti e vai al parco o non leggere.
salut
blaster 27 agosto 2006 00:00
"L'esistenza della pianta organica genera situazioni semplicemente odiose. Nelle grandi città ci sono farmacie nelle quali lavorano decine di farmacisti collaboratori. Perché consentire che un farmacista titolare possa guadagnare alcuni milioni netti di Euro all'anno, mentre i suoi collaboratori, professionalmente validi quanto il titolare, si devono accontentare soltanto 1.500 Euro al mese. Se ci fossero più farmacisti titolari avremmo un servizio più capillare e una più equa distribuzione delle opportunità di lavoro"

bhe più o meno è quello che ho detto nel precedente intervento. Rivedere la pianta organica è una cosa e mi sta bene; ma perchè fare piazza pulita della pianta organica?, ci vuole sempre un controllo del sistema sul territorio.
A proposito delle paghe basse dei collaboratori sono altrettanto daccordo, è un altro punto da rivedere.
A proposito dei locali forniti dal comune, è vero ma guarda che il comune non è stupido e lo fa gratis, ovviamente chiede un affitto, e non una miseria, chiede un affitto equo con i prezzi di mercato.
Ultima cosa: i costi di apertura di una farmacia non sono minimamente paragonabili con quelli della stragrande maggioranza di attività, questo te lo assicuro.
Francesco 27 agosto 2006 00:00
Per Giobbe.
Mi scusi, dott. Giobbe, ma perché si irrita se faccio riferimento alle leggi che regolano la materia?
Mi spiega che cosa intende dire con la frase. "Le conoscenze giuridiche non associate alla conoscenza del problema o solo prevenuto dimostrano che le leggi solo solo parole che entrano ed escono dalla bocca di persone forse stolte"?
Io cerco di dare informazioni che facilmente possono essere verificate. Lei,invece, mi pare di capire, ritiene che i bravi farmacisti collaboratori debbano confidare nel buon cuore del loro datore di lavoro per stare meglio.
Capisco la sua curiosità di conoscere qual è il mio lavoro e perché conosco le leggi che riguardano la sanità. Le sembra così difficile reperire informazioni precise?. Facendo una ricerca su internet, per esempio, sono venuto a conoscenza del fatto che a Roma la farmacia Griego,situata in piazza della Repubblica, è stata venduta all'asta per 3.615.198 Euro (circa 7 miliardi di lire)mentre in periferia l'apertura di altri esercizi è sempre rinviata. Il sito internet fa riferimento ad un servizio apparso sul settimanale "Panorama" del 14 marzo. Come cittadino mi preoccupa la lettura dell'articolo a firma di Antonio Galdo, nel quale si afferma: "Tira e molla. alle porte del mercato blindato della pillola bussa l'esercito degli esclusi. I 40 mila iscritti all'ordine, ma non titolari, che ogni anno aumentano di circa 1.500 unità con i neolaureati. Sono giovani che invecchiano rincorrendo il miraggio del tesoro proibito e che, dopo aver partecipato a una decina di concorsi finti, si rassegnano a cambiare mestiere".
Provi a chiedere a questi 40.000 se diffondere la conoscenza delle leggi in materia di farmacie equivale a "mettere zizzania", come lei dice.
Francesco 27 agosto 2006 00:00
Per Blaster.
Le tue osservazioni mi sembrano ragionevoli e dimostrano che una disponibilità a discutere è auspicabile in ogni caso. Penso, infatti, che una totale chiusura della categoria dei farmacisti alle esigenze di altre categorie, come quella che si è avuta nelle scorse settimane, si ritorcerà sicuramente a loro danno.
alfredo 27 agosto 2006 00:00
x Sig Francesco

Sarò breve anche perchè ho la certezza che non cambierà mai idea.... e non ci tengo ulteriormente ad insistere.
Mi preme solo dire , ancora una volta e sempre , che la parola liberalizzazione non vuol dire automaticamente ..finalmente siamo giunti nel nuovo millennio.
Non è una parola magica!!!!!!
Provi a considerare invece la parola REGOLAMENTAZIONE.
Ecco la regolamentazione ( e su questo si può discutere ) dovrebbe effere effettuata ogni volta che in una attività vi è una forte componente di interesse Statale

Invece è fin troppo chiaro il concetto che ha di liberalizzazione.
Diamo a tutti i laureati abilitati alla professione di poter svolgere il lavoro per quello che hanno studiato.
Provi qualche volta anche a guardare altrove
Grazie!!!
Diamo un'occhiata ai Medici di base?
Se uno ha studiato medicina ed è abilitato perchè non puo' esercitare come tutti gli altri?
Perchè il Medico incassa dallo Stato un tot per paziente dal momento che nasce e senza che lo veda quasi mai?=
Le sembra una cosa moderna o medievale?
Liberalizzi anche da qualche altra parte .
Napoli 27 agosto 2006 00:00
Avevo un amico che votava sempre comunista,anche contro le mie rimostranze,adesso ha ereditato un patrimonio dalla nonna materna,e guarda il caso è passato nell'altra sponda,la prima cosa che a detto :cazzo non vorranno mica mangiarmi la propietà?io gli ho risposto: sei fortunato che non hai pagato la tassa di sucessione altrimenti adesso dovevi lavorare il doppio per avere la tua eredità.
Come cambia la gente.
Con Prodi dovevano diventare tutti ricchi i loro elettori.Ma la benzina costa 30 centesimi in più in tre mesi e nessuno dice niente,Vergognatevi coglioni.preciso chi ha votato sinistra.
alfredo 27 agosto 2006 00:00
per Francesco


Scusi sa , ma la frase ....restituisca la licenza e faccia il collaboratore... sarà ad effetto , ma decisamente stupida.
Io ho fatto il collaboratore, non ho ereditato nulla , sapevo benissimo quali erano le regole quando mi sono iscritto a farmacia ( giuste o meno ) NON HO ROTTO I COGLIONI ... mi sono fatto montagne di debiti e mi sono " tirato su le maniche ".
I Sigg Collaboratori se non avevano una farmacia in vista non lo sapevano che dovevano fare i salti mortali ?
Troppo semplice " mangiare nel piatto degli altri... " !!!
Questa E' LA TIPICA MENTALITA' COMUNISTA !
Quella dei parassiti, un posto statale .. oppure ... voglio anch'io quello li....!!!
E no egregio Signore.
Pensi che non mi sono mai occupato di politica ... ma non mi sono mai lasciato cadere " nei lamenti sociali .."
Di molte cose si può discutere anche di farmacie , piante organiche .. e da giardino.
Ma per chi non vuol capire , anzi chi credere di sapere .. perchè usa internet , ritengo infruttuosa l'ulteriore discussione.
Anch'io ho provato con i concorsi e ne ho vinto uno.
Anch'io ho chiesto al Comune un aiuto per i locali appellandomi alla legge ecc.. ecc..
Mi ha sparato una cifra ( .. sindaco e giunta comunista .. ) da strozzini.
I tempi sono cambiati ...mi dicevano e forse giustamente e nonostante i contributi alle farmacie sfigate non ci avrei " cavato il pranzo con la cena.
Un tempo quella legge era buona e serviva per permettere a certi Paesucoli di avere " la farmacia ".
Oggi i costi di gestione sono tali da non poter sempre accettare simili situazioni.
E nessun Comune ti regale nulla.
Ci sono , questo è vero , molte cose " da sistemare " come per esempio concorsi che non si fanno ( mezza Italia almeno ... ) Quorum da abbassare , ecc.. ecc..
Guardi che tutte le leggi che riguardano le farmacie compresi i criteri di apertura di nuove sedi anche in deroga alle leggi sono tutte improntate alla tutela della parte Statale senza mai considerare assolutamente la parte privatistica dei farmacisti titolare.
Vuol dire che Lo stato , se vuole , viene sempre prima del privato.
Quindi ogni legge da Lei citata consente al tempo stesso di essere capovolta a favore della parte sociale.
E tutto questo è giustissimo e sacrosanto ... prima l'aspetto sociale .. per ultimo ( anzi nemmeno ultimo ) l'aspetto privatistico!!!!!!!
Ora questo governo ( con la g minuscola.. ) che fa?
Pensa a fare affari PRIVATISTICI alla faccia dell'interesse pubblico.
Questo vuol dire andare contro le leggi!!!
Già ... ma loro sono il governo e le leggi le cambiano.
Per me è una cagata e che poi sia in buona parte interessato non lo trovo scandaloso.
Ripeto vi hanno fatto tirere le fila in nome di " una liberalizzazione " che non vuol dire una mazza.
Ogni tanto le riforme vanno fatte e si fanno.
Anche adesso si possono fare.
Ma questo sistema è una vigliaccata.
Si diano anche " le rogne " alla coop, insisto.
Chi si era iscritto a farmacia sapeva benissimo come stavano le cose.
Zitti e lavorare !!!!!!!!
Chiudo la discussione salutando cordialmente.

Francesco 28 agosto 2006 00:00
Risposta ad Alfredo.
Probabilmente ad Alfredo è sfuggito il mio assunto iniziale. Io ho esordito dicendo che "Nel nostro Paese le situazioni di privilegio sono numerosissime. Ne indico una ......", dando per scontato che non intendevo limitare la discussione alla categoria dei farmacisti.
Sono perfettamente d'accordo con quanto egli afferma a proposito dei medici di base, ai quali è riservata una fetta del territorio della riserva di caccia dei vari comuni rigidamente predeterminata, che porta anche all'assurdo che, se mi trovo in vacanza da qualcha altra parte ed ho bisogno del medico, devo mettere mano al portafogli per avere assistenza.
Essi continuano, infatti, ad essere medici privati, anche se convenzionati con il SSN. Nessun sano criterio economico suggerisce di limitare il numero delle convenzioni. Non penso di dire nulla di nuovo se affermo che il numero chiuso spesso costringe il cittadino ad una scelta obbligata: se, infatti, il medico che intendo scegliere ha già raggiunto il numero massimo di assistiti sono costretto a scegliere il medico del quale non ho fiducia, che è rimasto a 500 assistiti soltanto perché i cittadini lo ritengono un asino. Il principio che anima questo mondo è "chi tardi arriva, male alloggia". Nel frattempo molti bravi medici restano a guardare e ad accumulare specializzazioni nella speranza di entrare nel mercato.
Aggiungo, per finire, che mi pare perfino incredibile che la categoria dei medici in generale tolleri che un medico di base, grazie alla sua fetta di assistiti mediamente pari a 1500, debba guadagnare almeno il triplo di un medico ospedaliero.
Una considerazione finale: i medici di base spesso si danno alla politica, specialmente nei comuni medio-piccoli, sfruttando la base elettorale costituita dai loro assistiti.
Una volta eletti, poiché non rinunciano a nulla, fanno danni sia ai loro pazienti, sia agli enti pubblici. Nel mio paese negli venti anni ci sono stati soltanto sindaci-medici di base. Come vanno le cose è facile immaginare.
Saluti
Francesco 28 agosto 2006 00:00
Per Alfredo
Allora, se ho ben capito, lei è un farmacista collaboratore che, alla fine, è arrivato sull'Olimpo.
Sostiene che, nonostante i contributi alle farmacie sfigate, non si riesce a mettere insieme il pranzo con la cena. Le cose non stanno affatto come lei dice e le faccio un esempio, convinto che altri ne potrà reperire per qualunque regione.
Regione Abruzzo, legge regionale 16/3/2001, n. 9: Provvedimenti in favore dei titolari di farmacie rurali ubicate in località con popolazione fino a 3000 abitanti.
Art. 1. Al fine di incentivare la presenza dei Servizi di farmacie rurali nei piccoli comuni con popolazioni fino a 3000 abitanti, a decorrere dal 1° gennaio 2001 l'indennità annuale di residenza, prevista dalla legge 8.3.1968, n° 221, per i titolari, i direttori responsabili e i gestori provvisori di farmacie rurali ubicate in località con popolazione fino a 3000 abitanti è fissata nelle seguenti misure:- £. 5.000.000 per popolazione fino a 1000 abitanti; - £. 2.000.000 per popolazione fino a 2000 abitanti; - £. 1.000.000 per popolazione fino a 3000 abitanti......
Art. 2 In aggiunta al contributo di cui all'art. 1, ai titolari, ai direttori responsabili ed ai gestori provvisori di farmacie rurali ubicate in località con popolazione fino a 3000 abitanti è corrisposto, a decorrere dal 1° gennaio 2001, un ulteriore contributo annuo di £. 25 milioni fino ad un numero di 500 abitanti; ...
Caro farmacista, mi aiuti a fare quattro conti: 5.000.000 + 25.000.000 fanno 30.000.000. Diviso per i dodici mesi sono 2.500.000, che corrisponde, più o meno, allo stipendio di un collaboratore.
Traduca pure il tutto in Euro ed aggiorni le cifre dal 2001 ad oggi secondo gli incrementi ISTAT, come prevede la legge.
Il contributo va ad incrementare il reddito delle farmacie che hanno un imponibile IVA non superiore a 490.000.000 di lire.
Un imponibile IVA di questa misura genera un reddito annuo di 122.500.000 (applicando la percentuale di legge di circa il 25%, ma lei sa che il ricarico per parafarmaceutici ed affini è molto più alto). Aggiungo che la Regione Abruzzo riconosce ai titolari di farmacie rurali un fortissimo abbattimento dell'aliquota IRAP.
Mi dica se questi sono o no privilegi. Poi se vuole abbandonare il forum perché non ha argomenti, non intendo trattenerla, ma non se la prenda con i posti statali, dove per avere un reddito di 30 milioni all'anno bisogna andare a lavorare e non basta restare seduti nella farmacia ed aspettare la manna dal cielo.
Ricambio, comunque, i cordiali saluti.
Francesco 28 agosto 2006 00:00
Per Napoli.
Anch'io avevo un amico collaboratore farmacista. Ha conseguito numerose idoneità ed ha trascorso gran parte della sua vita a scrivere proteste ai giornali e lettere agli onorevoli per parlare dell'assurdità del numero chiuso delle farmacie e della ingiustificata differenza di punteggio per servizio dei titolari di farmacia rispetto ai collaboratori (quello dei titolari vale il doppio).
Poi, alle soglie della pensione, ha vinto una sede farmaceutica ed oggi il suo sport preferito è quello di fare il tiro a segno contro il decreto Bersani. Se poi si apre il discorso dell'abolizione del numero chiuso, apriti cielo!.
alfredo 28 agosto 2006 00:00
Per Francesco
Credo che abbandonerò il forum ... perchè ho da lavorare , non certo per avere finito le argomentazioni.
Le cifre esposte .. tradotte in euro andrebbero benissimo se ..... e dico se io incassassi 2500 euro senza spese e senza cacciare una lira.
Peccato che dovessi cacciare parecchie centinaia di migliaia di euro " per mettere su bottega " , per pagare tasse ( ridotte ) luce , commercialista echi più ne ha più ne metta.
Guardi non dico di eesere arrivato all'Olimpo ... ma un bel infernuccio l'ho passato.
Le discrepanze come in ogni altra attività umana ci sono questo è vero.
Ci sono farmacie uniche in centri con - di 3000 abitanti che hanno contributi ed agevolazioni detti prima e che incassano 7 volte di più del sottoscritto.
Ci sono troppe cose da considerare.
Si finisce per deviare il discorso iniziale.
Bersani e collaboratori hanno usato lo Stato NON PER DARE QUALCOSA IN PIù AL CITTADINO MA PER I LORO ( COOP COMUNISTE ) SPORCHI INTERESSI ECONOMICI.
Questo è ragionare da maiali.
Sputare in faccia a tutta una categoria in nome " di una liberalizzazione " che non dice nulla alla fine se non quello che ho esposto prima lo trovo schifoso.

Francesco 31 agosto 2006 00:00
La resa di Alfredo.

Alfredo ci ha comunicato di voler abbandonare il forum perché ha da lavorare.
Non intendo trattenerlo e gli auguro buon lavoro. Agli altri 40.000 farmacisti che non hanno la fortuna di avere una propria farmacia e che non hanno alle spalle una famiglia in grado di sborsare qualche milione di Euro per acquistarne una auuguro, invece, che il governo Prodi faccia il passo decisivo per quella categoria, cioè l'abolizione della pianta organica e la liberalizzazione completa del settore.
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