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mjguel 28 settembre 2006 00:00
Un'analisi completa e molto intelligente, complimenti.
Come tutte le cose, come ci sono le guerre buone e cattive, c'è la costituzione un giorno sacra un giorno ignorata.
Bispensiero si chiama, e i nostri sinistri sono dei maestri in questo.
Padano doc 28 settembre 2006 00:00
L’UCOII E LA IADL CONTRO IL REGISTA MARTINELLI
L’ISLAM “ATTACCA” IL MERCANTE DI PIETRE


roberto schena
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Richiesta di censura contro il film Il mercante di pietre del regista Renzo Martinelli. Raccontare la storia di un italiano convertito alla fede musulmana senza l’approvazione preventiva dei signori dell’islam non è consentito. I rappresentanti delle comunità in Italia sono infatti scesi in campo contro il film affermando addirittura che «ricorda la propaganda nazista».
È - testualmente - il giudizio espresso da Dacia Valent, portavoce della Islamic Anti-Defamation League, ora anche nella veste di critico cinematografico, autolaureatasi in nome della sua onnipotente religione. Ed ecco l’affondo, capolavoro di convinzioni democratiche: la Valent, con un occhio alle vicende dell’Idomeneo di Mozart a Berlino, annuncia che la sua associazione «potrebbe ricorrere alle vie legali per chiedere di ritirare il film dalle sale cinematografiche. Il ministro vagli la posizione del film e la sua qualifica come film non vietato ai minori». E a chi pensa di rivolgersi, con quel condizionale che dice già tutto? «Abbiamo scritto al ministro Francesco Rutelli».
Sentite ora con quali argomenti.
«Martinelli - afferma la Valent - spiega che il suo film è solo una provocazione culturale, una denuncia della cultura dell’odio e che all’integralismo non si risponde con l’integralismo. Ma Il mercante di pietre altro non è che l’adattamento dei vecchi film già proposti nell’infausta parentesi storica nazista. Sia la trama, sia la locandina sono identiche a quelle di “Jud Suss”, film che presentava gli Ebrei come gente corrotta e corruttrice, premiato con “l'Oscar nazista” dallo stesso Hitler». La Valent ha consultato il codice penale e ne ha tratto le sue conclusioni: «Stiamo presentando un ricorso ex-art. 700 (ricorso d’urgenza) al Tribunale di Roma, perché al film venga fatto precedere un disclaimer che spieghi il razzismo e l'antisemitismo insito nella pellicola, collegandola al film antisemita “Jud Suss”, o in subordine perché venga ritirato dalle sale».
In subordine, capito? Perché la prossima volta cadrà anche questo, si passerà direttamente alle vie di fatto.
Alle farneticazioni dell’ex deputata comunista risponde lo stesso Martinelli. «Mi sembrava strano che a dieci giorni dall’uscita del film nessuno si fosse ancora mosso. Ma forse una spiegazione c’è: l’attacco al Papa ha fatto passare il film in secondo piano». Il clima non è certo dei migliori: «La casa distributrice aveva qualche timore», rivela il regista. «La pellicola doveva uscire a marzo, ma la data è stata rimandata a settembre. Questo fa capire che non c’è un mese “buono” per la libertà di pensiero. Ormai si è ingenerata una sorta di autocensura verso il mondo musulmano, come dimostra anche la vicenda dell’Idomeneo di Mozat censurato a Berlino».
Ma è vero che Il mercante di pietre è ispirato a “Jud sass”, film antisemita prodotto dal regime nazista in Germania, come asserisce la Valent? «Il paragone è ridicolo. Al massimo del periodo nazista ricordo i film della Leni Riefenstahl. Come si fa ad accostare questa denuncia del fanatismo islamico a un film antisemita? Tutto quello che c’è nel film è vero, non l’ho inventato. Nel film, il discorso dell’imam, che fa una predica di una violenza agghiacciante, non è stato inventato di sana pianta: l’ho presa da una predica vera fatta da un imam nella moschea di Roma nel 2003, nel pieno centro della cristianità. Non ho cambiato una virgola».
Certo, vederla e ascoltarla da uno schermo fa impressione. «Anche i dialoghi fra terroristi sono presi di peso dalla cronaca, in particolare dalle intercettazioni della Digos. Mi sono anche letto i testi di Hassan al-Ban che nel 1928 ha fondato i fratelli musulmani: molte frasi inserite nei dialoghi del film le ho prese da lì. Si tratta di testi filosofici che possono essere riassunti nel suo stesso slogan: “Il Corano è la nostra sciabola, il martirio è il nostro desiderio”. Infine, c’è una chiara allusione alla violenza contro le donne: nella storia del film si seduce una donna e la si usa come strumento di distruzione».
Intanto, sul Forum dei giovani musulmani on line cresce la protesta della comunità islamica italiana al film. Non ha fatto mancare la sua opinione neppure Hamza Piccardo, portavoce dell’Unione delle Comunità ed organizzazioni islamiche in Italia (Ucoii): «In Il mercante di pietre il regista Martinelli si sforza di tradurre in film le sue convinzioni neocon su Islam e scontro di civiltà, ma il risultato è un disastro cinematografico». Forse è solo l’inizio di una baraonda prossima ventura.
Reagisce (prontamente) alle provocazioni Paolo Grimoldi, deputato della Lega Nord e coordinatore federale del movimento Giovani padani. «Ancora una volta Dacia Valent, portavoce dell'Islamic Anti-Defamation League, attacca la libertà di pensiero. Questa volta il Paese non si pieghi davanti ai ricatti del fanatismo islamico. Persone come Dacia Valent - afferma Grimoldi - pensano di stoppare la libertà di pensiero e di parola accusando tutti di essere nazisti o fascisti. Come Lega Nord e Giovani padani non ci piegheremo ai suoi ricatti - aggiunge - e inviteremo tutti a recarsi al cinema perché anche dal grande schermo passa la libertà. Le vili accuse della Valent devono essere l'esempio di cosa vuol dire piegarsi alle minacce e rassegnarsi alla sconfitta. Noi non ci arrendiamo e tramite i nostri rappresentanti studenteschi chiederemo che in ogni scuola venga trasmesso il film di Martinelli e organizzeremo dei cineforum sul territorio».


[Data pubblicazione: 28/09/2006]
Camerata 28 settembre 2006 00:00
Io credo che ci siano personalità ragionevoli nel mondo arabo-musulmano ma sono individualità isolate che spesso scappano dai loro luoghi per rifugiarsi nei paesi occidentali proprio perché da loro non è consentita alcuna libertà di pensiero, parola, espressione.

Quindi, se l'Occidente, del tutto impreparato a fronteggiare queste maree di ferocia umana, conta su di loro, fa davvero male i suoi conti.

Siamo NOI che dobbiamo difendere strenuamente i nostri valori, criteri e capisaldi.

Siamo NOI che dobbiamo far quadrato intorno a ciò che ci è più caro.

Siamo NOI che non dobbiamo cedere nemmeno un brandello di sovranità e di identità territoriale.

Siamo NOI che dobbiamo mettere con chiarezza i paletti dei nostri invalicabili confini.

Siamo NOI che dobbiamo applicare in modo coerente (e all'occorrenza, stringente) le norme dello stato di diritto.

E siamo ancora noi che dobbiamo prevenire e reprimere sul nascere ogni fanatismo e intolleranza.
Scurrile 28 settembre 2006 00:00
X padano doc

Si chiama Dacia Valent ma non vale un cazzo. Ha gioito per la morte di Oriana Fallaci è la scritto nel suo sito.
Spero quanto prima di poter ricambiare la cortesia e vederla stesa sul tavolo di un obitorio.
Fatti inculare dai tuoi amici islamici...bastarda....
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