Scopiazzo e incollo
28 settembre 2006 00:00
tELEKOM-sERBIA
Chi doveva controllare non l’ha fatto. Perché?
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Perchè 893 miliardi di vecchie lire sono stati investiti dal Governo in carica nel 1997 nel modo peggiore possibile? Quei denari servirono per l’acquisto di una società di telefonia serba che solo due anni più tardi dovette essere venduta a poco più di un terzo del suo valore. Nonostante due anni di lavori di una Commissione di inchiesta parlamentare, indirizzata a individuare responsabilità politiche, ancora oggi nessuno è riuscito a dare una risposta precisa a quel quesito.
Eppure, l’articolo 95 della Costituzione prevede che «il presidente del Consiglio dei ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile», ed è inoltre deputato a mantenere la vigilanza sulla spesa pubblica. Se le cose stanno davvero come la Costituzione prevede, o Romano Prodi, che era premier allora come lo è adesso, ha commesso un errore di valutazione, gravissimo vista l’opposizione di tutti i suoi collaboratori diplomatici e tecnici, oppure c’è qualcos’altro che non è mai stato chiarito. Su questo argomento, cioè sulle responsabilità politiche, ha indagato la Commissione parlamentare Telekom-Serbia presieduta dall’allora deputato di Alleanza nazionale Enzo Trantino. E dalla relazione di quella Commissione emerge tutta una serie di incongruenze, di responsabilità disattese, di dichiarazioni dubbie, che non lasciano dubbi sul fatto che bisogna ancora fare chiarezza.
Un altro interrogativo, rimasto tale, è il comportamento dell’attuale segretario dei Democratici di sinistra Piero Fassino, nel 1997 sottosegretario agli Affari esteri con delega alle Politiche comunitarie. A Fassino furono inviati i dispacci dall’ambasciata di Belgrado in cui si dava sostanzialmente parere negativo su quella operazione. Ma Fassino «non venne mai ascoltato dalla Commissione» che indagava sull’acquisto di parte della compagnia telefonica serba, ha spiegato Trantino. E questo accadde perché «non ha mai accettato la convocazione, ma dichiarò, non all’organo istituzionale, ma alla stampa, ripetutamente, di nulla sapere di quei 14 dispacci dell’ambasciatore Bascone», ha detto l’ex parlamentare di An. In Commissione, ha aggiunto il presidente Trantino, Fassino «venne invece smentito dal capo della sua segreteria, il diplomatico Sannino». Un comportamento alquanto curioso per un rappresentante delle istituzioni che, chiamato a rispondere delle responsabilità che gli appartenevano durante lo svolgimento della sua funzione di sottosegretario, invece di spiegare davanti a chi di dovere, decide di parlare, «ripetutamente», attraverso la stampa.
Un altro aspetto inquietante sta nel comportamento double face tenuto nei due diversi momenti storici dal presidente del Consiglio Prodi. Recentemente il premier si è preoccupato di chiedere notizie al presidente di Telecom Marco Tronchetti Provera, sull’andamento della società telefonica italiana, «azienda a capitale privato», nonostante «non fosse obbligato», ha aggiunto Trantino. «Come mai nulla chiese sull’operazione Telekom-Serbia al suo “uomo” Tommasi di Vignano, presidente dell’Azienda, essendone obbligato, perché società mista con prevalente denaro pubblico?», si è chiesto l’ex parlamentare di Alleanza nazionale. Senza dire, aggiunge ulteriormente Trantino, «che lo stesso Tommasi dichiarò a L’Espresso che di quella sciagurata operazione “sapevano tutti”. E quindi...». Il ragionamento di Trantino, non fa una grinza, anche alla luce del fatto che fonti riservate presenti a Belgrado durante l’operazione finanziaria, confermano che da ambienti diplomatiche partirono, con direzione Roma, numerosi dispacci contenenti pareri profondamente negativi su quell’acquisto. La domanda è ovvia: quanto tempo ancora si dovrà aspettare per conoscere la verità sulle responsabilità politiche di quel fallimento finanziario che fu l’acquisto del 29 per cento di Telekom-Serbia?
[Data pubblicazione: 28/09/2006]