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guido 18 ottobre 2006 00:00
a me una cosa che ha dato fastidio sono stati gli immediati commenti di compiacimento per la prontezza dei soccorsi, quasi pavoneggiarsi di una cosa che dovrebbe essere considerata "normale"...
massimo 19 ottobre 2006 00:00
Sì, il romaegocentrismo è uno dei grossi problemi che abbiamo in Italia. Conosco bene Roma, purtroppo vi passo molto del mio tempo. Più che una città è solamente un paesone, ma del paese non ha neanche la laboriosità: è un paesone di piagnoni e parassiti, arroganti e incapaci, la dignità là è merce rara, e chi ha capacità e dignità è sottomesso ai leccaculi che lì imperano. Mai visto un posto in cui viga minor meritocrazia.
E’ veramente la città del papa, e senza il Nord sarebbe conciata peggio di Napoli.
Purtroppo fino a quando gli italiani crederanno nella Lupa che lercia e grassa lautamente si pasce in Vaticano non si riuscirà a riequilibrare le cose e saremo costretti a sopportare il romaegocentrismo.

Finita la Guerra, sostenuta dagli americani, la chiesa ha preso possesso tramite la dc dell’Italia e ne ha scientemente spostato il baricentro politico nella sua storica sede-fogna: roma appunto.
Gli Italiani però non vogliono capire che come paesone roma non ha niente da offrire: anzi tutto ciò che va a roma marcisce. Tutto ciò che ha è solo la velenosa chiesa romana. E’ l’unica “capitale” al mondo che fu conquistata anziché aver conquistato. Non ha industrie. Non ha cultura: da buon paesone parla ancora dialetto. Non riesce neanche nello sport. Non ha tradizioni gastronomiche, teatrali, musicali paragonabili a quelle delle altre citta’.
. E’ un peso, ma è la sede della Chiesa Romana, quella a cui gli americani appaltarono l’Italia, consci di collocare al potere una poltiglia corrotta e corrompibile, ricattata e ricattabile che mai avrebbe avuto la capacità di creare sviluppo.
Così adesso ci dobbiamo sorbire e dobbiamo pagare la romana poltiglia, ci dobbiamo sorbire la retorica dialettale romana che vorrebbe convincerci che roma sia una città importante.

La verità è che se domani roma sprofondasse, il Pil italiano si alzerebbe. Questa è l’infame condizione della cosiddetta “capitale”.
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